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30/03/2018 09:22
Assicurazioni, Rc Auto, Ramo Vita, conciliazioni, mediazioni e convenzioni.
Guida n° 3.1 - Assicurazioni, Rc Auto, Ramo Vita, conciliazioni, mediazioni e convenzioni.



PROCEDURA DI CONCILIAZIONE RELATIVA ALLE CONTROVERSIE R.C. AUTO



La conciliazione è una soluzione semplice e rapida, studiata come via alternativa a quella giudiziaria per risolvere un’eventuale controversia sorta a seguito di un incidente d’auto. La procedura di conciliazione può essere richiesta dai consumatori esclusivamente in caso di controversie che riguardano sinistri r.c. auto con richiesta di risarcimento fino a 15.000 euro. Il consumatore può ricorrere alla procedura di conciliazione dopo aver presentato una richiesta di risarcimento del danno e dopo aver fornito all’impresa assicuratrice competente tutte le informazioni necessarie per il suo accertamento e la sua valutazione. La procedura si attiva se si verificano i seguenti casi: il consumatore non ha ottenuto risposta da una impresa entro i termini previsti dalla legge; - l’impresa ha rifiutato la sua richiesta di risarcimento; - in caso egli non abbia accettato, se non a titolo di acconto, l’offerta di risarcimento da parte della compagnia. Inoltre, la procedura di conciliazione può essere avviata a condizione che il consumatore: - non abbia già incaricato altri soggetti a rappresentarlo ovvero, in caso di incarico già conferito a terzi, abbia ritirato tale incarico prima di avviare la procedura di conciliazione; - abbia inoltrato la richiesta di risarcimento all’assicuratore del proprio veicolo per i danni materiali e le lesioni del conducente e all’assicuratore del veicolo vettore se trasportato (nei sinistri rientranti nell’ambito della procedura per il risarcimento diretto). La procedura di conciliazione ha una durata massima di 30 giorni: in caso di esito positivo, le parti (conciliatore della compagnia e conciliatore) sottoscrivono un verbale di conciliazione che ha efficacia di accordo transattivo. In caso di esito negativo, viene redatto, invece, un verbale di mancato accordo.



Glossario



A) Assicurazione furto - Contratto di assicurazione con il quale l'assicuratore si impegna a indennizzare l'assicurato per i danni materiali e diretti derivanti dal furto dei beni assicurati.

Assicurazione incendio - Contratto di assicurazione con il quale l'assicuratore si impegna a indennizzare l'assicurato per i danni materiali e diretti derivanti dall'incendio dei beni assicurati.

Assicurazione Kasko - Contratto di assicurazione con il quale l’assicuratore si impegna a indennizzare l’assicurato per i cosiddetti "guasti accidentali", ossia i danni materiali e diretti subiti dal veicolo assicurato in conseguenza di collisione, urto, uscita di strada non dovuti alla responsabilità di terzi. Possono essere compresi nella garanzia anche i danni dovuti ad atti vandalici o ad eventi atmosferici.

Assicurazione obbligatoria R.C. Auto - Contratto di assicurazione obbligatoria per tutti i veicoli a motore ed i natanti che garantisce il conducente nonché, se persona diversa, il proprietario del mezzo contro il rischio di dover risarcire a terzi i danni provocati dalla circolazione del veicolo o del natante. Nell’assicurazione obbligatoria R.C. Auto , a differenza di quanto avviene generalmente nelle assicurazioni della responsabilità civile, il danneggiato può rivolgersi direttamente all’assicuratore del responsabile per ottenere il risarcimento del danno (azione diretta).

Attestato di rischio - Nell’assicurazione obbligatoria R.C. Auto è il documento consegnato all’assicurato alla scadenza del contratto di assicurazione. Esso contiene, tra l’altro, l’indicazione del numero dei sinistri verificatisi negli ultimi 5 anni, nonché, nel caso che si applichi la clausola bonus-malus, la classe di merito di provenienza, quella di assegnazione e la classe di assegnazione in base all’ultima tariffa CIP approvata prima della liberalizzazione tariffaria del 1994.

B) Beneficiario - Persona alla quale deve essere corrisposta la prestazione dell’assicuratore qualora si verifichi il rischio assicurato. Nelle assicurazioni sulla vita, la figura del beneficiario può non coincidere con quella del contraente e/o con quella dell’assicurato. Nelle assicurazioni contro i danni, regolate dal principio indennitario, le figure del beneficiario e dell’assicurato debbono coincidere, salvo il caso dell’assicurazione cauzioni.

Bonus / Malus - Clausola del contratto di assicurazione obbligatoria R.C. Auto che prevede la variazione del premio in funzione del verificarsi o meno di sinistri provocati dall’assicurato nel corso di un certo periodo di tempo predeterminato. Tale sistema prevede una serie di classi di merito, diverse da impresa a impresa, a ciascuna delle quali corrisponde un livello di premio. Chi si assicura per la prima volta è inserito nella cd. classe di ingresso cui corrisponde un livello di premio intermedio; negli anni successivi, il premio varierà in aumento o in diminuzione a seconda che l’assicurato abbia o meno provocato sinistri.

C) Certificato di assicurazione - Nell’assicurazione obbligatoria R.C. Auto è il documento, rilasciato dall’assicuratore, che attesta l’adempimento dell’obbligo di assicurazione. Dal certificato deve risultare, tra l’altro, il periodo di assicurazione per il quale l’assicurato ha pagato il premio. È obbligatorio tenerlo a bordo del veicolo a disposizione per eventuali controlli.

Constatazione amichevole di incidente - Meglio conosciuto con il nome di "Modulo Blu", è il documento con il quale è possibile effettuare la denuncia di un sinistro nell’assicurazione obbligatoria R.C. Auto.

Contraente - Soggetto che stipula il contratto di assicurazione con l’assicuratore e si obbliga a pagare il premio. Il contraente può non coincidere con l’assicurato. Le due figure coincidono quando il contraente assicura un interesse di cui è titolare (ad esempio, un bene di sua proprietà o la propria vita).

D) Danno - Pregiudizio subito dall’assicurato o, nelle assicurazioni della responsabilità civile, dalla vittima del fatto illecito (terzo danneggiato) in conseguenza di un sinistro. Il danno può essere di natura patrimoniale, se incide sul patrimonio o sulla salute (danno biologico), oppure di natura non patrimoniale (danno morale).

Denuncia di sinistro - Avviso che l’assicurato deve dare all’assicuratore o all’agente a seguito di un sinistro. Salvo diversa previsione contrattuale, l’avviso deve essere dato entro tre giorni dalla data in cui il sinistro si è verificato, o dalla data in cui l’assicurato ne è venuto a conoscenza.

Disdetta - Comunicazione che il contraente deve inviare all’assicuratore, o viceversa, entro un termine di preavviso fissato dal contratto, per evitare la tacita proroga del contratto di assicurazione.

F) Fondo di garanzia per le vittime della strada - Fondo avente lo scopo di provvedere alla corresponsione dell’indennizzo in caso di danni provocati da autoveicoli o natanti non identificati, non assicurati o assicurati presso imprese che si trovino in liquidazione coatta amministrativa al momento del sinistro o che vi vengano poste successivamente.

Franchigia assoluta - La franchigia si dice assoluta quando il suo ammontare rimane in ogni caso a carico dell’assicurato, qualunque sia l’entità del danno che egli ha subito.

Franchigia relativa - In questo caso, a differenza di quello della franchigia assoluta, l’applicazione o meno della franchigia dipende dall’entità del danno, nel senso che se il danno è inferiore o uguale all’ammontare della franchigia l’assicuratore non corrisponde l’indennizzo, ma se il danno è superiore l’assicuratore lo indennizza senza tener conto della franchigia.

Franchigia/Scoperto - Clausole contrattuali che limitano, sul piano quantitativo, la garanzia prestata dall’assicuratore facendo sì che una parte del danno rimanga a carico dell’assicurato. La franchigia, di regola espressa in cifra fissa o in percentuale, si applica sulla somma assicurata, ed il suo ammontare è quindi definibile a priori. Essa si differenzia proprio per questo dallo scoperto, in quanto quest’ultimo, espresso in percentuale, si applica sul danno, ed il suo ammontare non è quindi definibile a priori.

Indennizzo - Somma dovuta dall’assicuratore a titolo di riparazione del danno subito da un proprio assicurato a seguito di un sinistro.

ISVAP - OGGI ISVASS - Istituto di vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo. Ente di diritto pubblico cui spetta il controllo sulle imprese di assicurazione, nonché sugli intermediari di assicurazione (agenti e i broker) e sui periti per la stima dei danni ai veicoli.

L) Liquidatore - Collaboratore autonomo o dipendente di un’impresa di assicurazione incaricato di quantificare sul piano economico il danno verificatosi in conseguenza di un sinistro.

M) Massimale - Somma massima liquidabile dall’assicuratore a titolo di risarcimento del danno nelle assicurazioni del patrimonio o di spese. Il massimale si applica, in particolare, nelle assicurazioni della responsabilità civile in quanto per esse, non essendo di regola possibile riferire il danno ad un bene determinato, non esiste un valore assicurabile.

Mutua assicurazione - Impresa di assicurazione che esercita l’attività assicurativa in forma di società mutualistica, il che vuol dire che solo gli assicurati possono assumere la qualità di socio.

N) Nota informativa - Documento che l’assicuratore deve consegnare al contraente prima della conclusione del contratto di assicurazione. La nota informativa contiene informazioni relative all’impresa di assicurazione e informazioni relative al contratto (garanzie ed opzioni, durata del contratto, modalità di versamento dei premi, regime fiscale, legislazione applicabile, reclami in merito al contratto, ecc.).

P) Periodo di assicurazione - Periodo di tempo per il quale opera la garanzia assicurativa a condizione che sia stato pagato il premio corrispondente.

Perito - In genere, libero professionista incaricato dall’impresa di assicurazione di stimare l’entità del danno subito dall’assicurato o, nelle assicurazioni della responsabilità civile, dal terzo danneggiato in conseguenza di un sinistro. I periti sono iscritti in un apposito albo professionale tenuto dall’ISVAP.

Polizza di assicurazione - Documento comprovante l’esistenza ed il contenuto di un contratto di assicurazione. La polizza, sottoscritta da entrambe le parti, viene emessa dall’assicuratore e consegnata al contraente. Nella polizza sono trascritte tutte le condizioni contrattuali, sia quelle generali sia quelle particolari.

Premio - Il premio rappresenta il prezzo che il contraente paga per acquistare la garanzia offerta dall'assicuratore. Il pagamento del premio costituisce, di regola, condizione di efficacia della garanzia.

Principio indennitario - Principio fondamentale nelle assicurazioni contro i danni. In base a tale principio, l’indennizzo corrisposto dall’assicuratore deve svolgere la funzione di riparare il danno subito dall’assicurato e non può rappresentare per quest’ultimo fonte di guadagno.

Q) Quietanza - Ricevuta attestante l’avvenuto pagamento di una somma e rilasciata dal percettore della stessa. L’assicuratore rilascia quietanza del pagamento del premio da parte del contraente; l’assicurato o il terzo danneggiato rilasciano quietanza del pagamento dell’indennizzo da parte dell’assicuratore.

R) Risarcimento - Somma che il responsabile di un danno è tenuto a versare per risarcire il danno causato. Se il danneggiante è coperto da un’assicurazione della responsabilità civile, è l’assicuratore che, nei limiti del massimale convenuto, versa al terzo danneggiato il risarcimento dovuto.

Rischio - Probabilità che si verifichi un evento futuro e incerto in grado di provocare conseguenze dannose (nelle assicurazioni contro i danni) o attinente alla vita umana (nelle assicurazioni sulla vita).

S) Sinistro - Il verificarsi del rischio per il quale è prestata la garanzia (ad esempio, in una polizza contro gli incendi, il sinistro è rappresentato dall’incendio che colpisce la cosa assicurata).

T) Terzo danneggiato - Nelle assicurazioni della responsabilità civile, è la vittima del fatto illecito il cui risarcimento, nei limiti del massimale, viene garantito dall’assicuratore.

V) Valore a nuovo - Nelle assicurazioni della responsabilità civile, è la vittima del fatto illecito il cui risarcimento, nei limiti del massimale, viene garantito dall’assicuratore.

Valore assicurabile - Rappresenta la misura dell’interesse esposto ad un rischio.

Valore assicurato - Rappresenta la misura dell’interesse sottoposto ad assicurazione.



Accesso agli atti dell’assicurazione



A norma dell’art. 3 della legge n. 57/2001, il contraente, l’assicurato e il danneggiato ha diritto di accedere agli atti della Compagnia di assicurazione che abbiano rilievo ai fini della liquidazione del danno causati da incidenti stradali.

Tale richiesta può essere fatta

- se il danneggiato ha già avuto un’offerta di risarcimento
- se la compagnia di assicurazione comunica che non intende fare offerta e ne precisa i motivi
- se la compagnia di assicurazione non ha fatto alcun genere di offerta.


In conformità al D.M. n. 74/04 il richiedente può fare richiesta di accesso mediante raccomandata A.R. o a mezzo fax con conferma di invio oppure consegnata a mano e gli uffici riceventi devono comunicare entro 15 giorni se la richiesta è irregolare o incompleta e devono indicare il responsabile a cui è stato assegnato la trattazione del sinistro.

L’assicurato o il danneggiato deve avere la possibilità di accedere agli atti entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta da parte dell’impresa di assicurazione: in caso contrario può rivolgersi all’ISVAP.





Interruzione dei termini di prescrizione richiesta risarcimento danni



Per evitare che la richiesta di risarcimento danni vada in prescrizione (un anno, salvo per RC Auto che è di 2 anni) inviare alla compagnia di assicurazione una raccomandata A.R.



Lettera tipo n. 3.1

Accesso agli atti dell’assicurazione





Lettera tipo n. 3.2

Interruzione dei termini di prescrizione della richiesta risarcimento danni



Assicurazione Auto



Risarcimento diretto



La procedura che consente di richiedere il risarcimento diretto alla propria Compagnia di Assicurazione, si applica nei seguenti casi:

L’incidente deve aver coinvolto soltanto due veicoli, escludendo le macchine agricole.
Se uno dei due veicoli (o entrambi) è un ciclomotore, deve essere targato secondo il nuovo regime di targatura entrato in vigore il 14 luglio 2005.
Eventuali lesioni riportate dal conducente nell’incidente non devono essere gravi, vale a dire che non comportano invalidità superiore al 9%.
Se su uno dei due veicoli coinvolti nell’incidente altre persone hanno subito lesioni anche gravi (cioè superiori al 9%.


La richiesta di risarcimento può essere consegnata a mano al proprio assicuratore, oppure inviata a mezzo raccomandata a.r., o telegramma, o fax, oppure , se non escluso dal contratto, a mezzo e-mail.



Per i danni alle cose e/o al veicolo, l’assicuratore deve formulare un’offerta di risarcimento entro 60 giorni dal ricevimento della domanda. Per i danni alla persona entro 90 giorni.

Se i due conducenti hanno sottoscritto congiuntamente il modulo di constatazione amichevole (C.A.I.), il termine di 60 giorni si riduce a 30 giorni.

Il modulo di constatazione amichevole (C.A.I.) può essere firmato anche da un solo conducente, ma in questo caso il tempo di offerta di risarcimento rimane di 60 giorni.



Se la richiesta è incompleta di qualche elemento essenziale, l’assicuratore è tenuto a richiedere l’integrazione della richiesta.



Se si dichiara l’accettazione dell’offerta, la compagnia di assicurazione deve effettuare il pagamento entro 15 giorni.

In caso di mancato accordo sull’offerta del proprio assicuratore, si potrà agire per via giudiziaria solo nei suoi confronti.



Per tutti i gli incidenti che non rientrano nei casi sopraindicati, si dovrà chiedere il risarcimento alla compagnia di assicurazione del veicolo responsabile.

In caso di veicolo non assicurato o non identificato, la richiesta andrà fatta all’impresa designata ed al Fondo di garanzia per le vittime della strada presso Consap.



Se il terzo trasportato subisce lesioni personali, dovrà fare richiesta di risarcimento alla compagnia di assicurazione del veicolo sul quale viaggiava. Questa indennizzerà il danno negli stessi tempi sopra indicati ( 60,30 o 90 giorni a seconda dei casi) fino all’importo del massimale minimo di legge (€. 774.685,35) a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti.

Se il danno supera il massimale minimo di legge, il terzo trasportato ha diritto di richiedere la parte eccedente alla compagnia di assicurazione del responsabile, sempre che questi sia assicurato per un massimale superiore.



In caso di incidente, è bene compilare sempre il modulo blu di constatazione amichevole. E’ bene, inoltre, informare sempre la propria compagnia di assicurazione, anche quando si ritiene di aver ragione (denuncia cautelativa).



In caso di concorso di colpa o, comunque, nel caso che la compagnia accantoni una quota per far fronte ad eventuale richiesta di risarcimento danno della controparte, scatterà automaticamente alla scadenza annua successiva il “malus” con conseguente maggiorazione del premio.

Tuttavia, se non ci sarà alcun risarcimento e quindi il sinistro verrà eliminato come “senza seguito” la compagnia di assicurazione deve provvedere al rimborso del maggior premio pagato, alla riattribuzione della corretta classe di merito e inviare al contraente l’attestato rettificato, anche se nel frattempo questi ha cambiato compagnia.



L’indennizzo diretto non riduce alcun diritto dell’assicurato; se ritiene non adeguata o congrua la proposta di risarcimento, sono fatti salvi tutti i diritti di ricorso ai professionisti.



Per conservare la classe di merito è consigliabile rimborsare alla compagnia di assicurazione i sinistri di modesta entità, in modo da evitare il “malus” e il conseguente maggior premio.





Contestazione aumento premio



Quando è previsto il rinnovo tacito della polizza, in genere la compagnia di assicurazione comunica all’assicurato l’aumento del premio entro 60 giorni prima della scadenza. Se la compagnia non dà comunicazione dell’aumento del premio oppure lo comunica oltre i termini previsti in contratto, la polizza si rinnova alle vecchie condizioni.



Disdetta Polizza RC Auto



Il termine di disdetta è di 15 giorni.

Qualora sia previsto un rinnovo tacito, la disdetta deve essere inviata a mezzo raccomandata A.R. o fax.

Se l’aumento del premio (purché non sia dovuto per l’applicazione del Malus) risultasse superiore al tasso programmato di inflazione, la disdetta può essere fatta fino al giorno di scadenza della polizza.

Per i contratti stipulati via internet, in genere non è necessario inviare la disdetta in quanto l’assicurazione cessa alle ore 24 del giorno della scadenza.

Da tener presente che in tal caso non è prevista la proroga della copertura per ulteriori 15 giorni.



Lettera tipo n. 3.3

Richiesta di risarcimento danni al responsabile del sinistro (in mancanza dei requisiti per il risarcimento diretto).





Lettera tipo n. 3.4

Contestazione aumento premio





Lettera tipo n. 3.5

Disdetta Polizza R.C. Auto





Lettera tipo n. 3.6

Disdetta Polizza RC Auto per ritardata comunicazione dell’aumento del premio





Assicurazione Vita



Recesso dalla proposta polizza vita



Si può recedere dalla proposta di polizza vita entro 30 giorni dal momento in cui il contraente viene informato dalla compagnia che la sua richiesta è stata accettata (Art.111 del D.Lgs. n. 174/95)

La richiesta di revoca deve essere fatta a mezzo raccomandata A.R.

Eventuali somme anticipate devono essere restituite dalla compagnia di assicurazione entro 30 giorni dalla notifica della revoca.





Riscatto contratto polizza vita



Generalmente per i contratti a premio annuale è consentito richiedere il riscatto dopo il pagamento di almeno 3 annualità. Per i contratti a premio unico è possibile richiedere il riscatto dopo un anno dalla decorrenza.

Il contraente può richiedere alla Compagnia di assicurazione chiarimenti circa la quantificazione della somma cui ha diritto e l’impresa deve rispondere entro 10 giorni.

Da tener presente che il valore del riscatto può risultare inferiore ai premi pagati.

Se le annualità di premio pagate non raggiungono il numero sufficiente per avere diritto al riscatto, non verrà rimborsata alcuna somma.







Riduzione del contratto polizza vita



Se l’assicurato cessa il pagamento dei premi e non richiede il riscatto della polizza, questa rimane in vigore per un capitale assicurato, ridotto rispetto a quello iniziale.

La riduzione è regolata dalle condizioni del contratto che deve precisare i diritti di riscatto e di riduzione delle somme assicurate in modo che l’assicurato possa conoscere, in ogni momento, il valore della sia polizza.





Richiesta di pagamento del capitale assicurazione vita



L’impresa è tenuta a corrispondere al beneficiario della polizza di assicurazione vita, una volta maturato il diritto, la somma dovuta entro 30 giorni dalla presentazione della documentazione necessaria per dar corso alla liquidazione.



Lettera tipo n. 3.7

Recesso dalla proposta polizza vita



Lettera tipo n. 3.8

Riscatto contratto polizza vita



Lettera tipo n. 3.9

Riduzione del contratto polizza vita



Lettera tipo n. 3.10

Richiesta di pagamento del capitale assicurazione vita
 
30/03/2018 09:18
``Rc auto, Consumatori: “No alle clausole vessatorie che limitano risarcimenti”
No alle clausole vessatorie che limitano i risarcimenti in cambio di sconti. Questa la posizione espressa dalle associazioni dei consumatori durante un incontro con l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) e l’Antitrust. Le associazioni hanno espresso “un no comune alle clausole vessatorie in rc auto e nelle garanzie collegate, a fronte del proliferare di clausole contrattuali che limitano i risarcimenti in RC auto e nelle garanzie accessorie (grandine, vandalici e kasco) in cambio di sconti sulle polizze”. Dai tavoli di lavoro con le Autorità di settore è dunque emersa “l’univoca e assoluta contrarietà a questo genere di pattuizioni contrattuali”.

A ribadirlo, un insieme di associazioni – Adusbef, Assoutenti, Casa del Consumatore, Codici, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino – chechiedono a Ivass e ad Antitrust di vigilare. “Si tratta di clausole illegittime – affermano in una nota – perché in contrasto con il Codice del Consumo (che all’art.33 n. 2 lettera T vieta limitazioni al diritto di contrarre con terzi) oltre che con la Legge Concorrenza, recente normativa che ha ribadito il diritto del danneggiato ad ottenere l’integrale risarcimento del danno. I consumatori hanno chiesto ad entrambe le Autorità di vigilare e di intervenire affinché venga rispettato il Codice del Consumo ed hanno proposto interventi per portare maggiore trasparenza nei rapporti tra consumatori e imprese riequilibrando le asimmetrie informative”.

I Consumatori chiedono poi al Ministero dello Sviluppo economico e al Ministero dei Trasporti di emanare al più presto le regole necessarie per rendere l’installazione delle scatole nere indipendente dalle assicurazioni, “operando affinché i dati siano effettivamente nella disponibilità del consumatore, anche mediante l’introduzione di garanzia di terzietà su tutta la filiera, con l’utilizzo di tecnologie affidabili che possano prevedere anche sistemi di security cam”.

Le associazioni, proseguono i Consumatori, “chiedono con forza un intervento affinché sia abbandonata la prassi di alcune compagnie di assicurazione di inserire le clausole limitative del diritto al risarcimento integrale o all’indennizzo dovuto e che le Autorità vigilanti intervengano in tempi stretti con ogni opportuno strumento sanzionatorio oltre che attraverso pubbliche comunicazioni che abbiano un effetto di moral suasion, nei confronti delle imprese assicurative al fine di rimuovere dalla contrattualistica simili illegittime previsioni”.
 
20/12/2017 18:03
``Agricoltura Bio: ecco il testo unico

“Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico”: è questo il titolo della proposta di legge approvata nei giorni scorsi dalla Commissione agricoltura della Camera dei Deputati e che apre le porte alla nascita di un testo unico sull'importante dell'Agricotura Bio.

Lo scopo principale della legge è quello di fornire una regolamentazione completa su un settore in grande espansione: sono tantissime le attività agricole che si stanno orientando verso la coltivazione di prodotti biologici. Non a caso, l'Italia è il primo paese in Europa per numero di attività legate al mondo del Bio ed è il settimo a livello mondiale, per quel che concerne i consumi.

Sempre in tema di numeri va aggiunto che l’Italia è il sesto Paese al mondo per superficie sottratta all’uso della chimica in agricoltura, il nono per incidenza dell’agricoltura biologica rispetto a quella complessiva e per tasso d’incremento delle superfici biologiche. Ancora: l’Italia si pone al primo posto per la produzione di agrumi biologici, al secondo posto al mondo per l’apicoltura e per la produzione di ortaggi, di uva e di olive, al terzo posto per la produzione di frutta, al quarto posto per le leguminose.

Forti apprezzamenti per l'atteso passo in avanti in termini di legge sul comparto dell'agricoltura biologica, sono giunti dall'associazione di consumatori FederBio: “Esprimiamo il nostro apprezzamento in merito al fatto che una legge dello Stato definisca l’agricoltura biologica come attività di interesse nazionale, non fosse altro perché ciò costituisce il riconoscimento dell’impegno di oltre 60.000 aziende agricole che si prendono cura dell’ambiente e del territorio, senza utilizzare nei loro campi nemmeno un grammo di concimi e pesticidi chimici di sintesi, e delle oltre 8.000 imprese che trasformano la materia prima prodotta da più di un milione e mezzo di ettari (oltre il 12% della superficie agricola complessiva italiana), un settore virtuoso con circa 250mila addetti, in gran parte composto da giovani e donne istruiti, dinamici e fortemente impegnati.”

All'interno del testo unico sarà l'aggiornamento annuale dei prodotti biologici e del Piano d’azione nazionale per l’agricoltura bio a cui FederBio è pronta a dare il proprio contributo. L’obiettivo è quello di portare sempre più imprese agricole e agroalimentari verso il biologico, di rafforzare l’organizzazione della filiera, di incentivare i consumi e di investire su ricerca e innovazione.
 
20/12/2017 18:02
Lotta ai contratti non richiesti
: protocollo d'intesa tra Eni e Consumatori
Prevenire il fenomeno delle attivazioni contrattuali non richieste. E questo l'obiettivo principale che avrà l'Osservatorio congiunto tra Eni e associazioni dei consumatori del Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti (CNCU).
In particolare, l'intesa firmata nei giorni scorsi sancisce la nascita di un organo congiunto di controllo che ha lo scopo, come si legge in una nota dell'Eni, di "prevenire e monitorare al meglio il fenomeno delle attivazioni non richieste grazie a strumenti quali un modulo online per le segnalazioni sul sito eni.com Area Consumerismo, le testimonianze dirette delle Associazioni nella formazione dei partner commerciali di Eni e un sistema di monitoraggio che consente il miglioramento continuo della qualità nell’offerta commerciale di Eni”.
L'azienda specializzata nella fornitura energia, negli ultimi mesi, ha puntato molto su alcune azioni a tutela dei propri clienti. “Con questa firma - si legge ancora nella nota - Eni, che crede al dialogo costante con gli stakeholder del mondo consumeristico, mette a disposizione delle Associazioni dei Consumatori, in modo trasparente e condiviso, uno strumento in più per tutelare i diritti dei consumatori/clienti”
 
19/08/2017 10:36
COMUNICATO STAMPA DELL'8 AGOSTO 2017 CRISI IDRICA SUD PONTINO
Organismo Tutela Utenti e Consumatori dell’ATO4 Latina
COMUNICATO STAMPA
Crisi idrica: i giorni passano, il problema resta, anzi si aggrava La crisi idrica, complice l'assoluta mancanza di piogge, si complica anche per effetto degli incendi boschivi appiccati quasi sempre da sconsiderati delinquenti. Così accade che a Cisterna un incendio ha messo fuori uso il dearsenificatore. In conseguenza buona parte della zona nord della provincia è tornata a rifornirsi con le autobotti. Al sud l'acqua arriva a mancare per giornate intere. In tutta l'ATO4 l'arsenico torna a crescere in maniera preoccupante in quanto manca una adeguata diluizione nelle sorgenti a secco. Gli utenti giustamente non ci stanno e le manifestazioni di protesta, con contorno di esposti vari, si moltiplicano. Acqualatina viene accusata di non aver tenuto in alcun conto la situazione del tutto analoga degli anni passati e di aver totalmente trascurato la manutenzione e il potenziamento della rete di distribuzione con il risultato di una dispersione anomala dell'acqua. Quello che riteniamo del tutto sbagliato è il mancato coordinamento dei vari soggetti interessati al problema, l’azione coordinata tra Sindaci, ATO4, Acqualatina, Associazioni e comitati avrebbe certamente le migliori possibilità di riuscita. Invece i sindaci si sono accorti del problema con anni di ritardo, Acqualatina ha seguito priorità diverse ottenendo ottimi risultati con i depuratori e l'arsenico ma lasciando a secco nel frattempo nel periodo estivo mezza ATO4. Incomprensibile poi il comportamento di alcuni Sindaci che sembrano disinformati totalmente sull'operato delle Associazioni dell'OTUC, ne disconoscono le attività evidentemente influenzati da comitati più o meno spontanei molto spesso poco informati i cui consigli di frequente nelle aule dei tribunali si ritorcono a danno degli utenti che li hanno ascoltati. Sia chiaro che siamo ben coscienti che ci sono comitati ben strutturati e informati, ma non sono certo la regola!
OTUC LATINA
VILLANO ANTONIO
 
02/08/2017 10:34
esposto denuncia amm.re acqua latina

Comunicato stampa
Formia,02 agosto 2017
La Lega Consumatori con alcuni abitanti di Formia si sono recati presso la stazione dei carabinieri di Formia per presentare un esposto denuncia nei confronti dell’Amministratore p.t. di acqua latina per interruzionne del servizio di fornitura della risorsa idrica nella localita’ di Gianola di Formia . A partire da sabato 30 luglio si e’ verificata il bloco della fornitura idrica e decine di famiglie sono rimaste per 3 giorni senza acqua, numerose segnalazione sono giunte al pronto intervento di acqua latina ma della presenza del personale non si e’ avuto traccia. Solo nella mattinata di lunedì il presidente della Lega consumatori si recava presso gli uffici di acqua latina per reclamare e sollecitare un intervento immediato nella zona di Gianola, ma solo nel tardo pomeriggio e’ arrivata un squadra di acqua latina che ha constatato la gravità del problema ed e’ stato richiesto dai tecnici di inviare con urgenza un autobotte per tamponare l’emergenza, purtroppo solo il giorno successivo ovvero al quarto giorno senz’acqua finalmente e’ arrivato l’autobotte. Riteniamo grave la lentezza dell’intervento,che, solo su insistenza di un’associazione dei consumatori e con notevole ritardo, lasciando intere famiglie senz’acqua per 3 giorni.
Questo modo di operare del gestore lascia riflettere come funziona il servizio di pronto intervento, che invece di dare un impulso per risolvere il problema in tempi rapidi così come richiamato nella carta dei servizi approvata dalla conferenza dei sindaci dove alla tabella 1 “livelli specifici di qualità contrattuale del S.I.I.” si dice chiaramente che il gestore deve intervenire nell’arco delle tre ore successive alla chiamata di pronto intervento e in caso di non rispetto il Gestore corrisponde all’utente, in occasione della prima fatturazione utile, un indennizzo automatico .
Abbiamo l’impressione che il gestore approfitta di questo stato di emergenza per creare ulteriore emergenza.
Altra nota dolente e’ l’immobilismo dei Sindaci deol Sud della Provincia di latina e nello specifico del Sindaco di Formia che seppur soci di maggioranza di questa societa’ sono completamente assenti ovvero non si spiega come mai non forniscono nessun tipo di informazione neanche sul sito, non mettono a disposizione un numero di telefono a cui gli utenti possono comunicare i gravi disservizi del gestore, inoltre non si comprende perchè il comune non effettua controlli sugli interventi che mette in atto acqua latina sul territorio, come ad esempio ci sono zone dove non manca mai l’acqua e zone dove non si rispetta l’ordinanza di chiusura e di apertura. E’ possibile che il gestore possa operare indisturbato e senza un minimo di controllo da parte del socio pubblico che ha la maggioranza dell’azioni?
La lega consumatori continua a vigilare e a denunciare le inefficienze del gestore ma anche dalla parte pubblica di questa società che non vigila sui comportamenti non sempre trasparenti del gestore.
Invitiamo tutti gli utenti a segnalarci presso la sede della lega consumatori o tramite e mail, disagi e disservizi causati dal gestore acqualatina.

Presidente Provinciale
Antonio VILLANO
 
30/07/2017 08:53
``HC Istruzioni per l’uso.Società recupero crediti: 10 espedienti a danno dei clienti
Per la rubrica “HC Istruzioni per l’uso”, ospitiamo il contributo che ci è stato inviato da Piano Debiti, start up a vocazione sociale, composta da professionisti specializzati sul tema della L 3/2012 sul sovra indebitamento.
Sempre più spesso le società di recupero crediti incaricate dalle banche mettono in atto comportamenti al limite del lecito, esponendo al cliente possibili “minacce” per convincerlo a pagare: si va dalla semplice bugia a comportamenti al limite della truffa, che vengono spesso utilizzati per forzare il cliente a pagare.
Va premesso che l’attività di recupero crediti è legittima e che la maggior parte delle società finanziarie e di recupero crediti si comporta correttamente attenendosi a principi di buona fede. Si tratta pur sempre di qualcuno che fa legittimamente gli interessi della banca. Quando il problema viene affrontato con serietà e collaborazione sicuramente è possibile risolvere la situazione a vantaggio di tutte le parti. La stragrande maggioranza degli operatori di recupero crediti, che siano agenti o avvocati, si comporta correttamente, al limite pecca di un’eccessiva e fastidiosa insistenza, ma si può sopportare considerando che in realtà siamo noi a non onorare il contratto.
Non sono rari però comportamenti di singoli operatori che pur di guadagnare le provvigioni che vengono loro assegnate su ogni singolo recupero, vessano il debitore con espedienti illegittimi o raccontando storie completamente fasulle al fine di spaventare il debitore.
Chiaramente chi non paga i propri debiti corre diversi rischi, tra cui quello di vedersi pignorare i propri beni o una quota del proprio stipendio. Inoltre, qualora la finanziaria attivi eventuali procedure giudiziarie di recupero crediti, dopo il giudizio, tutti i costi verranno addebitati al cliente, aggravando così ancora di più la sua posizione debitoria. Per questo motivo quando è possibile, è una buona idea onorare i propri debiti, a volte anche a costo di qualche sacrificio.
Può accadere per diversi motivi (perdita del lavoro, troppe rate, imprevisti, malattie etc) che si finisca nell’impossibilità di pagare. In questi casi è bene sapere quanto i rischi siano reali e quanto invece la società di recupero sta omettendo o esagerando al fine di spaventarci e “spingerci” a pagare.
Ecco quindi un “bestiario” dei casi più frequenti che abbiamo riscontrato nella nostra attività di assistenza ai clienti riassunto nella lista dei dieci principali espedienti utilizzati dalle società di recupero crediti.
1) Il debitore insolvente rischia il carcere!
L’informazione di questo tipo è palesemente falsa in quanto non pagare i propri debiti è un reato di natura civile e non penale e quindi non si rischia mai il carcere. Al limite il creditore si può rivolgere al Tribunale in sede civile per ottenere la vendita di un bene per rientrare dei propri debiti. Mai però il debitore insolvente rischia il carcere solo per non essere riuscito a pagare i propri debiti.
2) Il finto decreto ingiuntivo
I decreti ingiuntivi finti sono solleciti di pagamento che nelle forme e fattezze potrebbero ricordare un atto del Tribunale. Al contrario di un reale decreto ingiuntivo, quello finto non arriva al cliente tramite notifica di atto giudiziario, ma con raccomandata o posta ordinaria, oppure è lasciato a mano nella cassetta. Il finto decreto spesso viene inserito in una busta verde, simile per colore a quella degli atti giudiziari, in modo da confondere più facilmente il cliente. All’interno della busta si trova un facsimile, compilato con i dati del cliente. Manca però il timbro di deposito in tribunale e nel documento notificato sono presenti i recapiti del recupero crediti (agenzia o avvocato) per il pagamento. In alcuni casi abbiamo visto riportati anche sul facsimile di atto dei timbri poco leggibili, che non erano del tribunale, ma semplici sigilli senza nessun valore. Si tratta chiaramente di un comportamento illegittimo, al limite della legalità che andrebbe segnalato al Garante della privacy.
3) Un saldo e stralcio con la sorpresa finale
In questo caso vanno distinti comportamenti positivi da possibili raggiri. Infatti molto spesso le finanziarie pur di chiudere la posizione insolvente accettano pagamenti parziali per chiudere l’intera posizione (il cosiddetto saldo e stralcio, o saldo a stralcio), e questa è certamente un’ottima cosa, ma abbiamo personalmente verificato casi di raggiro in questo senso.
4) L’esattore e la confisca dei beni
Non esiste in Italia una figura di esattore privato. Solo l’ufficiale giudiziario può procedere con il sequestro dei beni, a seguito di pignoramento. Inoltre, prima di arrivare al pignoramento, il creditore deve affrontare un passaggio in Tribunale chiedendo, se non in possesso di titoli come cambiali o assegni, prima il decreto ingiuntivo, poi il precetto e infine il pignoramento. Tutti atti che devono essere notificati al debitore e che per essere complessivamente portati a termine richiedono diversi mesi.
5) La chiamata al datore di lavoro ed ai parenti
La posizione del debitore in difficoltà è tutelata dalla privacy ed è quindi tassativamente vietato mettere a conoscenza terzi dei problemi del cliente. Qualora il recupero crediti procedesse in tal senso, sarebbe passibile di denuncia. L’unico soggetto che la società di recupero crediti può contattare è un eventuale garante o fideiussore.
6) Il pignoramento lampo dello stipendio o pensione
In questo caso la minaccia è potenzialmente reale, ma è l’indicazione dei tempi che è palesemente fuorviante. Infatti le tempistiche di un pignoramento, partendo dal mancato pagamento delle prime rate, variano da alcuni mesi per arrivare a casi limite di alcuni anni. Questo a seconda del tribunale e dei tempi di avvio della pratica da parte del creditore. Indicare scadenze così brevi è solo un modo di spaventare il debitore cercando di convincerlo a pagare almeno parzialmente. Spesso viene raccontato che se non si pagherà entro qualche giorno partirà l’azione giudiziaria che sarebbe irrevocabile. Cosa non vera, in quanto per il debitore è sempre possibile pagare in ogni momento prima del giudizio definitivo.
7) Mettiamo all’asta la casa
È una variante alternativa della minaccia di sequestrare i beni mobili o lo stipendio, molto utilizzata con le persone di una certa età, particolarmente attaccati alla loro abitazione. Anche in questo caso la minaccia è reale, ma è bene sapere che come per il pignoramento mobiliare, le tempistiche per ottenere il pignoramento dell’immobile e la successiva vendita all’asta, sono lunghe. Il tempo medio di un’esecuzione immobiliare in Italia è di circa sei anni. Quindi prima di muoversi su questa lunga e complessa strada il creditore proverà qualsiasi altra strada. Per la vendita all’asta dell’immobile il creditore deve sostenere costi importanti, che poi verranno addebitati al debitore. La minaccia di attaccare la casa è quindi reale se parliamo di debiti di una certa dimensione. Per i piccoli debiti (come ad esempio le carte revolving) è raro che il creditore attivi una procedura di esecuzione immobiliare. In ogni caso se si è proprietari di un immobile è bene porre molta attenzione perché dopo molto tempo il creditore potrebbe aggredire il bene immobiliare e venderlo all’asta.
8) La segnalazione come cattivi pagatori
Se vi chiama un recupero crediti, molto probabilmente siete già segnalati come cattivi pagatori. Infatti chi aderisce alle banche dati come Crif o Experian o CTC, segnala automaticamente i mancati pagamenti, quando questi superano un determinato numero di mensilità. In qualche modo si gioca sul lessico “cattivo pagatore” per farci sentire a disagio. Le conseguenze di questa iscrizione non sono altro che la impossibilità di ottenere nuovi crediti.
9) Lo stalking delle società di recupero crediti
Una certa insistenza degli addetti al recupero crediti è tollerabile, ma in alcuni casi si arriva allo stalking. Nei casi in cui si supera il limite, è bene diffidare il recupero crediti dal proseguire con queste attività, indicando anche che si informerà il Garante sulla privacy, che come accennavamo all’inizio ha posto regole precise a tutela del debitore in difficoltà.
10) L’approccio amichevole per ottenere informazioni
Quando chiama il recupero crediti e fa la voce grossa, di norma ha poche armi a disposizione per aggredire la vostra posizione. Altre volte l’approccio amichevole, è mirato a ottenere informazioni per migliorare le possibilità di recupero del credito. L’accortezza da usare sarà dunque di non date informazioni personali se non per lo stretto necessario
 
30/07/2017 08:53
``HC Istruzioni per l’uso.Società recupero crediti: 10 espedienti a danno dei clienti
Per la rubrica “HC Istruzioni per l’uso”, ospitiamo il contributo che ci è stato inviato da Piano Debiti, start up a vocazione sociale, composta da professionisti specializzati sul tema della L 3/2012 sul sovra indebitamento.
Sempre più spesso le società di recupero crediti incaricate dalle banche mettono in atto comportamenti al limite del lecito, esponendo al cliente possibili “minacce” per convincerlo a pagare: si va dalla semplice bugia a comportamenti al limite della truffa, che vengono spesso utilizzati per forzare il cliente a pagare.
Va premesso che l’attività di recupero crediti è legittima e che la maggior parte delle società finanziarie e di recupero crediti si comporta correttamente attenendosi a principi di buona fede. Si tratta pur sempre di qualcuno che fa legittimamente gli interessi della banca. Quando il problema viene affrontato con serietà e collaborazione sicuramente è possibile risolvere la situazione a vantaggio di tutte le parti. La stragrande maggioranza degli operatori di recupero crediti, che siano agenti o avvocati, si comporta correttamente, al limite pecca di un’eccessiva e fastidiosa insistenza, ma si può sopportare considerando che in realtà siamo noi a non onorare il contratto.
Non sono rari però comportamenti di singoli operatori che pur di guadagnare le provvigioni che vengono loro assegnate su ogni singolo recupero, vessano il debitore con espedienti illegittimi o raccontando storie completamente fasulle al fine di spaventare il debitore.
Chiaramente chi non paga i propri debiti corre diversi rischi, tra cui quello di vedersi pignorare i propri beni o una quota del proprio stipendio. Inoltre, qualora la finanziaria attivi eventuali procedure giudiziarie di recupero crediti, dopo il giudizio, tutti i costi verranno addebitati al cliente, aggravando così ancora di più la sua posizione debitoria. Per questo motivo quando è possibile, è una buona idea onorare i propri debiti, a volte anche a costo di qualche sacrificio.
Può accadere per diversi motivi (perdita del lavoro, troppe rate, imprevisti, malattie etc) che si finisca nell’impossibilità di pagare. In questi casi è bene sapere quanto i rischi siano reali e quanto invece la società di recupero sta omettendo o esagerando al fine di spaventarci e “spingerci” a pagare.
Ecco quindi un “bestiario” dei casi più frequenti che abbiamo riscontrato nella nostra attività di assistenza ai clienti riassunto nella lista dei dieci principali espedienti utilizzati dalle società di recupero crediti.
1) Il debitore insolvente rischia il carcere!
L’informazione di questo tipo è palesemente falsa in quanto non pagare i propri debiti è un reato di natura civile e non penale e quindi non si rischia mai il carcere. Al limite il creditore si può rivolgere al Tribunale in sede civile per ottenere la vendita di un bene per rientrare dei propri debiti. Mai però il debitore insolvente rischia il carcere solo per non essere riuscito a pagare i propri debiti.
2) Il finto decreto ingiuntivo
I decreti ingiuntivi finti sono solleciti di pagamento che nelle forme e fattezze potrebbero ricordare un atto del Tribunale. Al contrario di un reale decreto ingiuntivo, quello finto non arriva al cliente tramite notifica di atto giudiziario, ma con raccomandata o posta ordinaria, oppure è lasciato a mano nella cassetta. Il finto decreto spesso viene inserito in una busta verde, simile per colore a quella degli atti giudiziari, in modo da confondere più facilmente il cliente. All’interno della busta si trova un facsimile, compilato con i dati del cliente. Manca però il timbro di deposito in tribunale e nel documento notificato sono presenti i recapiti del recupero crediti (agenzia o avvocato) per il pagamento. In alcuni casi abbiamo visto riportati anche sul facsimile di atto dei timbri poco leggibili, che non erano del tribunale, ma semplici sigilli senza nessun valore. Si tratta chiaramente di un comportamento illegittimo, al limite della legalità che andrebbe segnalato al Garante della privacy.
3) Un saldo e stralcio con la sorpresa finale
In questo caso vanno distinti comportamenti positivi da possibili raggiri. Infatti molto spesso le finanziarie pur di chiudere la posizione insolvente accettano pagamenti parziali per chiudere l’intera posizione (il cosiddetto saldo e stralcio, o saldo a stralcio), e questa è certamente un’ottima cosa, ma abbiamo personalmente verificato casi di raggiro in questo senso.
4) L’esattore e la confisca dei beni
Non esiste in Italia una figura di esattore privato. Solo l’ufficiale giudiziario può procedere con il sequestro dei beni, a seguito di pignoramento. Inoltre, prima di arrivare al pignoramento, il creditore deve affrontare un passaggio in Tribunale chiedendo, se non in possesso di titoli come cambiali o assegni, prima il decreto ingiuntivo, poi il precetto e infine il pignoramento. Tutti atti che devono essere notificati al debitore e che per essere complessivamente portati a termine richiedono diversi mesi.
5) La chiamata al datore di lavoro ed ai parenti
La posizione del debitore in difficoltà è tutelata dalla privacy ed è quindi tassativamente vietato mettere a conoscenza terzi dei problemi del cliente. Qualora il recupero crediti procedesse in tal senso, sarebbe passibile di denuncia. L’unico soggetto che la società di recupero crediti può contattare è un eventuale garante o fideiussore.
6) Il pignoramento lampo dello stipendio o pensione
In questo caso la minaccia è potenzialmente reale, ma è l’indicazione dei tempi che è palesemente fuorviante. Infatti le tempistiche di un pignoramento, partendo dal mancato pagamento delle prime rate, variano da alcuni mesi per arrivare a casi limite di alcuni anni. Questo a seconda del tribunale e dei tempi di avvio della pratica da parte del creditore. Indicare scadenze così brevi è solo un modo di spaventare il debitore cercando di convincerlo a pagare almeno parzialmente. Spesso viene raccontato che se non si pagherà entro qualche giorno partirà l’azione giudiziaria che sarebbe irrevocabile. Cosa non vera, in quanto per il debitore è sempre possibile pagare in ogni momento prima del giudizio definitivo.
7) Mettiamo all’asta la casa
È una variante alternativa della minaccia di sequestrare i beni mobili o lo stipendio, molto utilizzata con le persone di una certa età, particolarmente attaccati alla loro abitazione. Anche in questo caso la minaccia è reale, ma è bene sapere che come per il pignoramento mobiliare, le tempistiche per ottenere il pignoramento dell’immobile e la successiva vendita all’asta, sono lunghe. Il tempo medio di un’esecuzione immobiliare in Italia è di circa sei anni. Quindi prima di muoversi su questa lunga e complessa strada il creditore proverà qualsiasi altra strada. Per la vendita all’asta dell’immobile il creditore deve sostenere costi importanti, che poi verranno addebitati al debitore. La minaccia di attaccare la casa è quindi reale se parliamo di debiti di una certa dimensione. Per i piccoli debiti (come ad esempio le carte revolving) è raro che il creditore attivi una procedura di esecuzione immobiliare. In ogni caso se si è proprietari di un immobile è bene porre molta attenzione perché dopo molto tempo il creditore potrebbe aggredire il bene immobiliare e venderlo all’asta.
8) La segnalazione come cattivi pagatori
Se vi chiama un recupero crediti, molto probabilmente siete già segnalati come cattivi pagatori. Infatti chi aderisce alle banche dati come Crif o Experian o CTC, segnala automaticamente i mancati pagamenti, quando questi superano un determinato numero di mensilità. In qualche modo si gioca sul lessico “cattivo pagatore” per farci sentire a disagio. Le conseguenze di questa iscrizione non sono altro che la impossibilità di ottenere nuovi crediti.
9) Lo stalking delle società di recupero crediti
Una certa insistenza degli addetti al recupero crediti è tollerabile, ma in alcuni casi si arriva allo stalking. Nei casi in cui si supera il limite, è bene diffidare il recupero crediti dal proseguire con queste attività, indicando anche che si informerà il Garante sulla privacy, che come accennavamo all’inizio ha posto regole precise a tutela del debitore in difficoltà.
10) L’approccio amichevole per ottenere informazioni
Quando chiama il recupero crediti e fa la voce grossa, di norma ha poche armi a disposizione per aggredire la vostra posizione. Altre volte l’approccio amichevole, è mirato a ottenere informazioni per migliorare le possibilità di recupero del credito. L’accortezza da usare sarà dunque di non date informazioni personali se non per lo stretto necessario
 
30/07/2017 08:50
buoni fruttiferi postali, possono cambiare interessi

I buoni postali fruttiferi sono titoli di investimento finanziario sottoscrivibili (anche per piccoli importi) e rimborsabili presso ciascun ufficio postale. Essi garantiscono al sottoscrittore rendimenti crescenti che vengono riconosciuti al momento del rimborso insieme al capitale sottoscritto.
Buoni postali fruttiferi: come funziona il rimborso? Le condizioni dell'emissione dei buoni sono prestabilite e durano fino a quanto il portatore non ne richiede il rimborso, assicurandogli: - la restituzione dell’intero capitale investito in qualunque momento: si tratta dunque di un investimento che non presenta margini di rischio, - oltre a un rendimento (interessi predeterminati o maggiorazioni diverse) variabile in base alle caratteristiche del tipo di buono e alla data della richiesta di rimborso.
Interessi sui buoni postali fruttiferi: devono risultare dal titolo? La legge [1] prevede che i saggi di interesse dei buoni postali fruttiferi possano variare con decreto del Ministro per il Tesoro da pubblicarsi in Gazzetta Ufficiale. Tali variazioni valgono per i buoni di nuova serie emessi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, e possono essere estese ad una o più delle serie precedenti. Gli interessi vengono corrisposti sulla base della tabella riportata sul retro dei buoni. Tuttavia, relativamente ai titoli i cui tassi siano stati modificati dopo la loro emissione, tale tabella va «integrata con quella che è a disposizione dei titolari dei buoni stessi presso gli uffici postali» [2]. Attenzione quindi: è sempre possibile la modifica retroattiva dei tassi di interesse in quanto un buono postale può essere rimborsato alla scadenza in base al tasso di interesse stabilito da un decreto ministeriale successivo alla sua sottoscrizione!
Veniamo dunque al caso descritto dal nostro lettore.
Buoni postali del 1986: quali interessi? Proprio nel 1986 è intervenuto un Decreto ministeriale [3] che ha modificato i saggi di interesse su libretti e buoni postali di risparmio, istituendo una nuova serie di buoni postali fruttiferi (distinta con la lettera Q). Tale decreto precisa che, oltre ai buoni postali fruttiferi contraddistinti con la lettera Q, sono titoli di nuova serie ordinaria:
- i buoni della precedente serie P emessi dal 1° luglio 1986: per questi è prevista l’apposizione, da parte degli uffici postali, di due timbri (uno sulla parte anteriore con la dicitura Q/P) e l’altro su quella posteriore recante la misura dei nuovi tassi (come da foto sotto);

- per i buoni della serie P emessi dal 1° gennaio 1986 al 30 giugno 1986, i nuovi saggi decorreranno dal 1° luglio 1987 e si applicheranno sul montante maturato a quest’ultima data. Dunque, anche a questi buoni serie P (emessi prima della entrata in vigore del D.m.) è applicabile la modifica sui tassi; modifica che, anche se non risultante da alcun timbro, si presumerà però conosciuta dai portatori dei titoli. In tali casi, infatti, gli importi da corrispondere al momento del pagamento, saranno calcolati non più in base alla tabella posta sul retro degli stessi titoli, bensì al rendimento previsto dal successivo decreto; ciò in quanto le variazioni ai tassi «sono state rese note mediante pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e dunque con modalità idonee a tutelare il risparmiatore» [4].
Cosa verificare prima di riscuotere un buono É quindi importante che chi possiede un buono accerti se: - dopo la sottoscrizione sia intervenuto un successivo decreto di modifica delle originali condizioni a lui note; - il titolo riscosso (o da riscuotere) sia di data anteriore alla entrata in vigore dell'eventuale decreto che ne modifica gli importi da corrispondere; - qualora sia successivo ad un nuovo decreto, le poste vi abbiano apposto il prescritto timbro con la indicazione dei nuovi tassi di interesse. Ora, stante la generica indicazione da parte del lettore dell’anno (1986) di emissione del buono, è necessario procedere ad analizzare le diverse situazioni possibili.
Caso 1: Buono con data di emissione antecedente al 30 giugno 1986 In tale ipotesi, come già anticipato, sul buono non può essere stato apposto alcun timbro, essendo il decreto successivo alla sua emissione. Per questo tipo di buono spetteranno al portatore, al momento della riscossione, i tassi di interesse (che si presumono conosciuti dai risparmiatori) secondo le condizioni riportate nel decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale [3]; decreto che - come abbiamo detto - ha efficacia retroattiva «per i buoni della serie P emessi dal 1° gennaio 1986 al 30 giugno 1986».
Caso 2: Buono emesso in data successiva al 30 giugno 1986 In tal caso bisogna fare due importanti distinzioni: a) Sul titolo risulta il timbro stabilito dal decreto: in tal caso è legittima
l’applicazione dei nuovi e diversi tassi di interesse per come modificati dall’intervenuto decreto ministeriale. In altre parole il timbro attesta l’applicabilità dei nuovi tassi di interesse di cui al D.m. e va a modificare quelli originariamente stabiliti. b) Sul titolo non risulta nessun timbro (in quanto erroneamente non apposto dal funzionario addetto alle poste): in questo caso il lettore ha pieno diritto al rimborso del capitale ed interessi per come risultanti dal titolo originario. E il fatto che egli abbia già riscosso, in buona fede, il buono con tasso di interesse ridotto, non gli preclude la possibilità di chiedere il rimborso sulla differenza non pagata dalle Poste.
Buoni postali fruttiferi: che succede se manca il timbro con i nuovi tassi di interesse? Per i casi di contrasto tra le condizioni risultanti dal titolo e i tassi di interesse effettivamente riconosciuti dalle Poste, è intervenuta alcuni anni fa la Cassazione con una importante pronuncia a Sezioni unite [5] che ha definitivamente risolto i molti dubbi in materia, costituendo fino ad oggi un precedente per moltissimi tribunali e corti [6]. La Corte suprema ha infatti chiarito che «Nella disciplina dei buoni postali fruttiferi [7], il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli, si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti; ne deriva che il contrasto tra le condizioni, in riferimento al saggio di interessi, apposte sul titolo e quelle stabilite dal D.M. che ne disponeva l’emissione, deve essere risolto dando la prevalenza alle prime, essendo contrario alla funzione stessa dei buoni postali – destinati ad essere emessi in serie, per rispondere a richieste di un numero indeterminato di sottoscrittori – che le condizioni alle quali l’amministrazione postale si obbliga, possano essere, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note all’atto della sottoscrizione del buono».
Buoni postali fruttiferi: come vanno rimborsati gli interessi? La stessa pronuncia precisa che gli interessi dei buoni devono essere corrisposti in base ad una tabella riportata a tergo e che tale tabella, per i titoli i cui tassi fossero stati modificati dopo la loro emissione per effetto di un decreto ministeriale sopravvenuto, va integrata con quella messa a disposizione dei sottoscrittori presso gli uffici postali.
In altre parole, le poste devono provvedere a rimborsare gli interessi: - sulla base della tabella riportata sul retro dei buoni sottoscritti dal risparmiatore - oppure, qualora sia intervenuta una modifica di quei tassi (attraverso un successivo decreto), sulla base della modifica contrassegnata con timbro sul retro del buono. La suprema Corte, infatti, sottolinea come il fatto che il sottoscrittore sappia che il tasso di interesse sui propri buoni potrebbe variare dopo la sottoscrizione non implica in automatico anche la consapevolezza che le condizioni dell'emissione siano, al momento della riscossione, diverse da quelle che gli venivano illustrate alla consegna dei titoli.
Buoni postali fruttiferi: che fare se manca il timbro coi nuovi tassi? Se dunque sul titolo non è apposto il timbro con i nuovi tassi, il possessore del buono è legittimato a richiedere il pieno rimborso degli interessi alle condizioni originali.
Non è detto, dunque, che il lettore sia vittima di uno degli abusi delle Poste spesso denunciati tra le pagine del nostro portale. Sarà bene invece che egli verifichi a quale delle su enunciate ipotesi sia riferibile il suo caso. Perché, solo ove si trovi nella ipotesi 2 b) prima descritta (buono privo di timbro ma successivo al decreto), avrà pieno titolo per richiedere la differenza sugli interessi maturati, anche rivolgendosi al giudice qualora non gli venga bonariamente (anche a seguito di messa in mora di un legale) riconosciuta dagli uffici postali di competenza.
Note: [1] Art. 1 D.l. 30 settembre 1974, n. 460. [2] 173 ult. co. del T.U. Postale modificato con d.l. n. 460/1974. [3] D.M. 13 giugno 1986 pubblicato in Gazzetta Ufficiale 28 giugno 1986 n.148. [4] Così l’ABF (Arbitro bancario finanziario) con decisione n. 1307 dell’8.03.2013. [5] Cass. Sez. Un., sent. n. 13979 del 15.06.2007. [6] Cfr. Trib Benevento 22.01.2008; Trib. L’Aquila 26.05. 2010; C.A. Palermo 20.12.2011; Trib. Monza 15.02.2012; Trib. Milano 17.05. 2013; C.A. Palermo 8.03.2016. [7] Dettata dal testo unico approvato con d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156.



 
30/07/2017 08:50
buoni fruttiferi postali, possono cambiare interessi

I buoni postali fruttiferi sono titoli di investimento finanziario sottoscrivibili (anche per piccoli importi) e rimborsabili presso ciascun ufficio postale. Essi garantiscono al sottoscrittore rendimenti crescenti che vengono riconosciuti al momento del rimborso insieme al capitale sottoscritto.
Buoni postali fruttiferi: come funziona il rimborso? Le condizioni dell'emissione dei buoni sono prestabilite e durano fino a quanto il portatore non ne richiede il rimborso, assicurandogli: - la restituzione dell’intero capitale investito in qualunque momento: si tratta dunque di un investimento che non presenta margini di rischio, - oltre a un rendimento (interessi predeterminati o maggiorazioni diverse) variabile in base alle caratteristiche del tipo di buono e alla data della richiesta di rimborso.
Interessi sui buoni postali fruttiferi: devono risultare dal titolo? La legge [1] prevede che i saggi di interesse dei buoni postali fruttiferi possano variare con decreto del Ministro per il Tesoro da pubblicarsi in Gazzetta Ufficiale. Tali variazioni valgono per i buoni di nuova serie emessi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, e possono essere estese ad una o più delle serie precedenti. Gli interessi vengono corrisposti sulla base della tabella riportata sul retro dei buoni. Tuttavia, relativamente ai titoli i cui tassi siano stati modificati dopo la loro emissione, tale tabella va «integrata con quella che è a disposizione dei titolari dei buoni stessi presso gli uffici postali» [2]. Attenzione quindi: è sempre possibile la modifica retroattiva dei tassi di interesse in quanto un buono postale può essere rimborsato alla scadenza in base al tasso di interesse stabilito da un decreto ministeriale successivo alla sua sottoscrizione!
Veniamo dunque al caso descritto dal nostro lettore.
Buoni postali del 1986: quali interessi? Proprio nel 1986 è intervenuto un Decreto ministeriale [3] che ha modificato i saggi di interesse su libretti e buoni postali di risparmio, istituendo una nuova serie di buoni postali fruttiferi (distinta con la lettera Q). Tale decreto precisa che, oltre ai buoni postali fruttiferi contraddistinti con la lettera Q, sono titoli di nuova serie ordinaria:
- i buoni della precedente serie P emessi dal 1° luglio 1986: per questi è prevista l’apposizione, da parte degli uffici postali, di due timbri (uno sulla parte anteriore con la dicitura Q/P) e l’altro su quella posteriore recante la misura dei nuovi tassi (come da foto sotto);

- per i buoni della serie P emessi dal 1° gennaio 1986 al 30 giugno 1986, i nuovi saggi decorreranno dal 1° luglio 1987 e si applicheranno sul montante maturato a quest’ultima data. Dunque, anche a questi buoni serie P (emessi prima della entrata in vigore del D.m.) è applicabile la modifica sui tassi; modifica che, anche se non risultante da alcun timbro, si presumerà però conosciuta dai portatori dei titoli. In tali casi, infatti, gli importi da corrispondere al momento del pagamento, saranno calcolati non più in base alla tabella posta sul retro degli stessi titoli, bensì al rendimento previsto dal successivo decreto; ciò in quanto le variazioni ai tassi «sono state rese note mediante pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e dunque con modalità idonee a tutelare il risparmiatore» [4].
Cosa verificare prima di riscuotere un buono É quindi importante che chi possiede un buono accerti se: - dopo la sottoscrizione sia intervenuto un successivo decreto di modifica delle originali condizioni a lui note; - il titolo riscosso (o da riscuotere) sia di data anteriore alla entrata in vigore dell'eventuale decreto che ne modifica gli importi da corrispondere; - qualora sia successivo ad un nuovo decreto, le poste vi abbiano apposto il prescritto timbro con la indicazione dei nuovi tassi di interesse. Ora, stante la generica indicazione da parte del lettore dell’anno (1986) di emissione del buono, è necessario procedere ad analizzare le diverse situazioni possibili.
Caso 1: Buono con data di emissione antecedente al 30 giugno 1986 In tale ipotesi, come già anticipato, sul buono non può essere stato apposto alcun timbro, essendo il decreto successivo alla sua emissione. Per questo tipo di buono spetteranno al portatore, al momento della riscossione, i tassi di interesse (che si presumono conosciuti dai risparmiatori) secondo le condizioni riportate nel decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale [3]; decreto che - come abbiamo detto - ha efficacia retroattiva «per i buoni della serie P emessi dal 1° gennaio 1986 al 30 giugno 1986».
Caso 2: Buono emesso in data successiva al 30 giugno 1986 In tal caso bisogna fare due importanti distinzioni: a) Sul titolo risulta il timbro stabilito dal decreto: in tal caso è legittima
l’applicazione dei nuovi e diversi tassi di interesse per come modificati dall’intervenuto decreto ministeriale. In altre parole il timbro attesta l’applicabilità dei nuovi tassi di interesse di cui al D.m. e va a modificare quelli originariamente stabiliti. b) Sul titolo non risulta nessun timbro (in quanto erroneamente non apposto dal funzionario addetto alle poste): in questo caso il lettore ha pieno diritto al rimborso del capitale ed interessi per come risultanti dal titolo originario. E il fatto che egli abbia già riscosso, in buona fede, il buono con tasso di interesse ridotto, non gli preclude la possibilità di chiedere il rimborso sulla differenza non pagata dalle Poste.
Buoni postali fruttiferi: che succede se manca il timbro con i nuovi tassi di interesse? Per i casi di contrasto tra le condizioni risultanti dal titolo e i tassi di interesse effettivamente riconosciuti dalle Poste, è intervenuta alcuni anni fa la Cassazione con una importante pronuncia a Sezioni unite [5] che ha definitivamente risolto i molti dubbi in materia, costituendo fino ad oggi un precedente per moltissimi tribunali e corti [6]. La Corte suprema ha infatti chiarito che «Nella disciplina dei buoni postali fruttiferi [7], il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli, si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti; ne deriva che il contrasto tra le condizioni, in riferimento al saggio di interessi, apposte sul titolo e quelle stabilite dal D.M. che ne disponeva l’emissione, deve essere risolto dando la prevalenza alle prime, essendo contrario alla funzione stessa dei buoni postali – destinati ad essere emessi in serie, per rispondere a richieste di un numero indeterminato di sottoscrittori – che le condizioni alle quali l’amministrazione postale si obbliga, possano essere, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note all’atto della sottoscrizione del buono».
Buoni postali fruttiferi: come vanno rimborsati gli interessi? La stessa pronuncia precisa che gli interessi dei buoni devono essere corrisposti in base ad una tabella riportata a tergo e che tale tabella, per i titoli i cui tassi fossero stati modificati dopo la loro emissione per effetto di un decreto ministeriale sopravvenuto, va integrata con quella messa a disposizione dei sottoscrittori presso gli uffici postali.
In altre parole, le poste devono provvedere a rimborsare gli interessi: - sulla base della tabella riportata sul retro dei buoni sottoscritti dal risparmiatore - oppure, qualora sia intervenuta una modifica di quei tassi (attraverso un successivo decreto), sulla base della modifica contrassegnata con timbro sul retro del buono. La suprema Corte, infatti, sottolinea come il fatto che il sottoscrittore sappia che il tasso di interesse sui propri buoni potrebbe variare dopo la sottoscrizione non implica in automatico anche la consapevolezza che le condizioni dell'emissione siano, al momento della riscossione, diverse da quelle che gli venivano illustrate alla consegna dei titoli.
Buoni postali fruttiferi: che fare se manca il timbro coi nuovi tassi? Se dunque sul titolo non è apposto il timbro con i nuovi tassi, il possessore del buono è legittimato a richiedere il pieno rimborso degli interessi alle condizioni originali.
Non è detto, dunque, che il lettore sia vittima di uno degli abusi delle Poste spesso denunciati tra le pagine del nostro portale. Sarà bene invece che egli verifichi a quale delle su enunciate ipotesi sia riferibile il suo caso. Perché, solo ove si trovi nella ipotesi 2 b) prima descritta (buono privo di timbro ma successivo al decreto), avrà pieno titolo per richiedere la differenza sugli interessi maturati, anche rivolgendosi al giudice qualora non gli venga bonariamente (anche a seguito di messa in mora di un legale) riconosciuta dagli uffici postali di competenza.
Note: [1] Art. 1 D.l. 30 settembre 1974, n. 460. [2] 173 ult. co. del T.U. Postale modificato con d.l. n. 460/1974. [3] D.M. 13 giugno 1986 pubblicato in Gazzetta Ufficiale 28 giugno 1986 n.148. [4] Così l’ABF (Arbitro bancario finanziario) con decisione n. 1307 dell’8.03.2013. [5] Cass. Sez. Un., sent. n. 13979 del 15.06.2007. [6] Cfr. Trib Benevento 22.01.2008; Trib. L’Aquila 26.05. 2010; C.A. Palermo 20.12.2011; Trib. Monza 15.02.2012; Trib. Milano 17.05. 2013; C.A. Palermo 8.03.2016. [7] Dettata dal testo unico approvato con d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156.



 
30/07/2017 08:50
buoni fruttiferi postali, possono cambiare interessi

I buoni postali fruttiferi sono titoli di investimento finanziario sottoscrivibili (anche per piccoli importi) e rimborsabili presso ciascun ufficio postale. Essi garantiscono al sottoscrittore rendimenti crescenti che vengono riconosciuti al momento del rimborso insieme al capitale sottoscritto.
Buoni postali fruttiferi: come funziona il rimborso? Le condizioni dell'emissione dei buoni sono prestabilite e durano fino a quanto il portatore non ne richiede il rimborso, assicurandogli: - la restituzione dell’intero capitale investito in qualunque momento: si tratta dunque di un investimento che non presenta margini di rischio, - oltre a un rendimento (interessi predeterminati o maggiorazioni diverse) variabile in base alle caratteristiche del tipo di buono e alla data della richiesta di rimborso.
Interessi sui buoni postali fruttiferi: devono risultare dal titolo? La legge [1] prevede che i saggi di interesse dei buoni postali fruttiferi possano variare con decreto del Ministro per il Tesoro da pubblicarsi in Gazzetta Ufficiale. Tali variazioni valgono per i buoni di nuova serie emessi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, e possono essere estese ad una o più delle serie precedenti. Gli interessi vengono corrisposti sulla base della tabella riportata sul retro dei buoni. Tuttavia, relativamente ai titoli i cui tassi siano stati modificati dopo la loro emissione, tale tabella va «integrata con quella che è a disposizione dei titolari dei buoni stessi presso gli uffici postali» [2]. Attenzione quindi: è sempre possibile la modifica retroattiva dei tassi di interesse in quanto un buono postale può essere rimborsato alla scadenza in base al tasso di interesse stabilito da un decreto ministeriale successivo alla sua sottoscrizione!
Veniamo dunque al caso descritto dal nostro lettore.
Buoni postali del 1986: quali interessi? Proprio nel 1986 è intervenuto un Decreto ministeriale [3] che ha modificato i saggi di interesse su libretti e buoni postali di risparmio, istituendo una nuova serie di buoni postali fruttiferi (distinta con la lettera Q). Tale decreto precisa che, oltre ai buoni postali fruttiferi contraddistinti con la lettera Q, sono titoli di nuova serie ordinaria:
- i buoni della precedente serie P emessi dal 1° luglio 1986: per questi è prevista l’apposizione, da parte degli uffici postali, di due timbri (uno sulla parte anteriore con la dicitura Q/P) e l’altro su quella posteriore recante la misura dei nuovi tassi (come da foto sotto);

- per i buoni della serie P emessi dal 1° gennaio 1986 al 30 giugno 1986, i nuovi saggi decorreranno dal 1° luglio 1987 e si applicheranno sul montante maturato a quest’ultima data. Dunque, anche a questi buoni serie P (emessi prima della entrata in vigore del D.m.) è applicabile la modifica sui tassi; modifica che, anche se non risultante da alcun timbro, si presumerà però conosciuta dai portatori dei titoli. In tali casi, infatti, gli importi da corrispondere al momento del pagamento, saranno calcolati non più in base alla tabella posta sul retro degli stessi titoli, bensì al rendimento previsto dal successivo decreto; ciò in quanto le variazioni ai tassi «sono state rese note mediante pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e dunque con modalità idonee a tutelare il risparmiatore» [4].
Cosa verificare prima di riscuotere un buono É quindi importante che chi possiede un buono accerti se: - dopo la sottoscrizione sia intervenuto un successivo decreto di modifica delle originali condizioni a lui note; - il titolo riscosso (o da riscuotere) sia di data anteriore alla entrata in vigore dell'eventuale decreto che ne modifica gli importi da corrispondere; - qualora sia successivo ad un nuovo decreto, le poste vi abbiano apposto il prescritto timbro con la indicazione dei nuovi tassi di interesse. Ora, stante la generica indicazione da parte del lettore dell’anno (1986) di emissione del buono, è necessario procedere ad analizzare le diverse situazioni possibili.
Caso 1: Buono con data di emissione antecedente al 30 giugno 1986 In tale ipotesi, come già anticipato, sul buono non può essere stato apposto alcun timbro, essendo il decreto successivo alla sua emissione. Per questo tipo di buono spetteranno al portatore, al momento della riscossione, i tassi di interesse (che si presumono conosciuti dai risparmiatori) secondo le condizioni riportate nel decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale [3]; decreto che - come abbiamo detto - ha efficacia retroattiva «per i buoni della serie P emessi dal 1° gennaio 1986 al 30 giugno 1986».
Caso 2: Buono emesso in data successiva al 30 giugno 1986 In tal caso bisogna fare due importanti distinzioni: a) Sul titolo risulta il timbro stabilito dal decreto: in tal caso è legittima
l’applicazione dei nuovi e diversi tassi di interesse per come modificati dall’intervenuto decreto ministeriale. In altre parole il timbro attesta l’applicabilità dei nuovi tassi di interesse di cui al D.m. e va a modificare quelli originariamente stabiliti. b) Sul titolo non risulta nessun timbro (in quanto erroneamente non apposto dal funzionario addetto alle poste): in questo caso il lettore ha pieno diritto al rimborso del capitale ed interessi per come risultanti dal titolo originario. E il fatto che egli abbia già riscosso, in buona fede, il buono con tasso di interesse ridotto, non gli preclude la possibilità di chiedere il rimborso sulla differenza non pagata dalle Poste.
Buoni postali fruttiferi: che succede se manca il timbro con i nuovi tassi di interesse? Per i casi di contrasto tra le condizioni risultanti dal titolo e i tassi di interesse effettivamente riconosciuti dalle Poste, è intervenuta alcuni anni fa la Cassazione con una importante pronuncia a Sezioni unite [5] che ha definitivamente risolto i molti dubbi in materia, costituendo fino ad oggi un precedente per moltissimi tribunali e corti [6]. La Corte suprema ha infatti chiarito che «Nella disciplina dei buoni postali fruttiferi [7], il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli, si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti; ne deriva che il contrasto tra le condizioni, in riferimento al saggio di interessi, apposte sul titolo e quelle stabilite dal D.M. che ne disponeva l’emissione, deve essere risolto dando la prevalenza alle prime, essendo contrario alla funzione stessa dei buoni postali – destinati ad essere emessi in serie, per rispondere a richieste di un numero indeterminato di sottoscrittori – che le condizioni alle quali l’amministrazione postale si obbliga, possano essere, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note all’atto della sottoscrizione del buono».
Buoni postali fruttiferi: come vanno rimborsati gli interessi? La stessa pronuncia precisa che gli interessi dei buoni devono essere corrisposti in base ad una tabella riportata a tergo e che tale tabella, per i titoli i cui tassi fossero stati modificati dopo la loro emissione per effetto di un decreto ministeriale sopravvenuto, va integrata con quella messa a disposizione dei sottoscrittori presso gli uffici postali.
In altre parole, le poste devono provvedere a rimborsare gli interessi: - sulla base della tabella riportata sul retro dei buoni sottoscritti dal risparmiatore - oppure, qualora sia intervenuta una modifica di quei tassi (attraverso un successivo decreto), sulla base della modifica contrassegnata con timbro sul retro del buono. La suprema Corte, infatti, sottolinea come il fatto che il sottoscrittore sappia che il tasso di interesse sui propri buoni potrebbe variare dopo la sottoscrizione non implica in automatico anche la consapevolezza che le condizioni dell'emissione siano, al momento della riscossione, diverse da quelle che gli venivano illustrate alla consegna dei titoli.
Buoni postali fruttiferi: che fare se manca il timbro coi nuovi tassi? Se dunque sul titolo non è apposto il timbro con i nuovi tassi, il possessore del buono è legittimato a richiedere il pieno rimborso degli interessi alle condizioni originali.
Non è detto, dunque, che il lettore sia vittima di uno degli abusi delle Poste spesso denunciati tra le pagine del nostro portale. Sarà bene invece che egli verifichi a quale delle su enunciate ipotesi sia riferibile il suo caso. Perché, solo ove si trovi nella ipotesi 2 b) prima descritta (buono privo di timbro ma successivo al decreto), avrà pieno titolo per richiedere la differenza sugli interessi maturati, anche rivolgendosi al giudice qualora non gli venga bonariamente (anche a seguito di messa in mora di un legale) riconosciuta dagli uffici postali di competenza.
Note: [1] Art. 1 D.l. 30 settembre 1974, n. 460. [2] 173 ult. co. del T.U. Postale modificato con d.l. n. 460/1974. [3] D.M. 13 giugno 1986 pubblicato in Gazzetta Ufficiale 28 giugno 1986 n.148. [4] Così l’ABF (Arbitro bancario finanziario) con decisione n. 1307 dell’8.03.2013. [5] Cass. Sez. Un., sent. n. 13979 del 15.06.2007. [6] Cfr. Trib Benevento 22.01.2008; Trib. L’Aquila 26.05. 2010; C.A. Palermo 20.12.2011; Trib. Monza 15.02.2012; Trib. Milano 17.05. 2013; C.A. Palermo 8.03.2016. [7] Dettata dal testo unico approvato con d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156.



 
30/06/2017 18:13
parte la sanatoria per le utenze di Ponza Ventotene e Sezze
Grazie alla richiesta avanzata dall'Organismo Utenti e Consumatori della Provincia di Latina e la grande disponibilità della Segreteria Tecnica Operativa Ato4 nella persona dell'Ing. Angelica Vagnozzi che ha coordinato il tavolo tecnico con la presenza anche del gestore si è provveduti a concordare una moratoria per i comuni di Ponza Ventotene e Sezze che consiste nella possibilità di regolarizzare la posizione contrattuale con acqua latina senza l'applicazione di penali a partire dal 1 luglio 2017 e fino al 30 dicembre 2017.
Gli utenti possono rivolgersi direttamente presso gli sportelli di acqualatina, presso la sede comunale o presso le associazioni dei consumatori presenti sul territorio
 
15/05/2017 17:52
Abbanoa chiede danni ai consumatori, AACC: si è toccato il fondo

Abbanoa chiede 4 milioni di euro di danni ai Consumatori. La citazione per danni inviata dalla società delle acque Sarda a Giorgio Vargiu, presidente di Adiconsum Sardegna, rappresenta il momento di massimo impoverimento sociale e culturale per un’Impresa Commerciale, un’azione intimidatoria contro l’intero movimento consumerista, teso a mettere il bavaglio a chi ha osato contrapporsi a pratiche scorrette chiedendo un servizio adeguato.
Alla richiesta, le associazioni dei consumatori hanno reagito compatte e in una nota congiunta affermano: “L’azione di richiesta dei danni, così quantificata, sembra essere un’azione strumentale che Abbanoa prova a perseguire, agitandola come spauracchio a chiunque osasse contraddirla. Fermo restando che non entriamo nel merito della vicenda a cui ormai altri dovranno dare risposte, ci corre l’obbligo di sottolineare la prepotenza con cui l’azione è stata preordinata, una prepotenza a cui i Consumatori risponderanno con l’oggettività e la competenza che da sempre caratterizza il modus operandi delle nostre Associazioni, osservando oggi, come nel passato, ogni comportamento, ogni procedura, ogni risposta, sia meno che compatibile con il codice del consumo e denunciando alle autorità quanto rileveremo. Certamente nel modo migliore che possa caratterizzare chi i Consumatori li difende, nei confronti di chi ai Consumatori non concede neanche il confronto”.
 
15/05/2017 17:49
Energia elettrica, Antitrust contro Enel, A2A e Acea

In vista della fine del mercato tutelato dell’energia, le aziende si stanno “portando avanti” col lavoro e stanno cercando di acquisire clienti spostando al libero mercato i clienti serviti in maggior tutela. E per farlo, approfitterebbero della loro posizione di mercato, sfruttando le informazioni dei clienti già in loro possesso e vantando loro affidabilità e risparmi che altri operatori non potrebbero garantire. Questo il motivo per cui l’Antitrust ha aperto tre istruttorie nei confronti di Enel, A2A e Acea contestando loro condotte anticoncorrenziali nel mercato della vendita di energia elettrica.
L’Antitrust ha avviato verso Enel, A2A e Acea (i principali operatori integrati nella distribuzione e vendita di energia elettrica in Italia) altrettanti procedimenti istruttori volti a verificare la natura abusiva, in violazione dell’art. 102 TFUE, di “possibili strategie finalizzate, anche nella prospettiva prevista dal DdL concorrenza di un definitivo superamento del servizio di maggior tutela a prezzi regolati, a spostare al mercato libero la propria base clienti servita in maggior tutela e costituita da famiglie e piccole e medie imprese”.
All’orizzonte, come detto, c’è l’abolizione del regime di maggior tutela, che l’attuale ddl concorrenza ha previsto a partire dal primo luglio 2019. Ai tre operatori vengono contestate strategie di acquisizione clienti che, spiega l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, “sembrerebbero tutte caratterizzarsi per il possibile sfruttamento commerciale delle informazioni relative all’anagrafica e ai dati di fatturazione dei clienti serviti in maggior tutela nonché di generali vanti reputazionali legati alla loro natura integrata nell’attività di distribuzione, allo scopo di alterare a danno dei venditori di energia elettrica non integrati le future dinamiche concorrenziali conseguenti alla completa liberalizzazione del mercato”. Sono comportamenti che si fonderebbero su vantaggi competitivi che hanno solo gli operatori chiamati in causa dall’Antitrust, che ieri con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza ha svolto accertamenti ispettivi presso le diverse sedi di alcune società del Gruppo Enel, del Gruppo A2A e del Gruppo Acea.
I tre procedimenti sono stati avviati sulla base di segnalazioni arrivate da Aiget, l’associazione che riunisce più di 50 operatori grossisti di energia e trader in Italia, di consumatori e di altre aziende di energia.
Nel procedimento avviato verso Enel l’Antitrust scrive che anche sulla base delle segnalazioni dei consumatori, e in previsione della piena liberalizzazione con l’addio al mercato tutelato, Enel “starebbe tentando di far transitare il proprio parco clienti dal mercato tutelato al mercato libero”. Prosegue l’Autorità: “Rilevano in particolare una serie di segnalazioni dalle quali emergono, da parte di Enel Energia, condotte commerciali di acquisizione di clientela precedentemente servita in maggior tutela da Enel Servizio Elettrico/Servizio Elettrico Nazionale che sembrano presupporre un trasferimento da quest’ultima società di dati relativi a detta clientela”. Enel Energia avrebbe sfruttato l’appartenenza al gruppo Enel “anche accreditandosi quale fornitore in grado di garantire una specifica, oggettiva e maggiore affidabilità industriale ovvero una maggiore convenienza economica rispetto ai propri concorrenti attivi nella sola vendita di energia elettrica”. Contro l’Enel si è poi schierata Green Network, che denuncia la campagna di ri-acquisizione dei clienti. Come spiega l’Antitrust nel procedimento, “i clienti che hanno aderito all’offerta di Green Network verrebbero sistematicamente ricontattati da operatori che dichiarano di agire per conto di Enel Energia (o, genericamente, di “Enel”) i quali affermano tra l’altro che Green Network, a titolo esemplificativo ma non esaustivo: sarebbe fallita o in procinto di fallire, non avrebbe più l’autorizzazione a operare come venditore di energia elettrica, applicherebbe prezzi più elevati poiché straniera, avrebbe problemi giudiziari, avrebbe emesso fatture errate”.
Le segnalazioni nei confronti di A2A arrivano invece da Edison Energia. Questa contesta la campagna di acquisizione clienti fatta da A2A nell’area di Milano attraverso una proposta contrattuale personalizzata per la sottoscrizione di un nuovo contratto di fornitura di energia elettrica nel mercato libero. Spiega l’Antitrust nel relativo procedimento: “L’offerta, relativa alla vendita di energia nel mercato libero, appare riservata ai clienti di A2A in regime di maggior tutela (“riservata ai clienti di A2A Energia che non hanno ancora aderito al Mercato Libero”) e prevede il 15% di sconto sulla componente energia per il 1° anno (rispetto alle condizioni regolate dall’AEEGSI); inoltre, al termine della promozione, il contratto “premia” il cliente fedele con il proseguimento della fornitura sul mercato libero con “tariffe uguali a quelle stabilite dall’AEEGSI per i mercati tutelati”.
Per quanto riguarda invece le contestazioni mosse ad Acea Energia, dalle segnalazioni dei consumatori emergerebbe che Acea Energia “utilizzi i dati dei clienti, già registrati sul sito della società e serviti nella maggior tutela, per proporre l’adesione alle proprie offerte sul mercato libero”. Le proposte vanterebbero inoltre la possibilità di avere risparmi che altre aziende non potrebbero offrire. Scrive l’Antitrust: “In linea più generale, secondo quanto emerge dalle segnalazioni, ma anche da informazioni pubblicamente disponibili, Acea Energia avrebbe adottato una strategia commerciale finalizzata al complessivo spostamento della clientela in maggior tutela al mercato libero, in previsione della prossima abolizione del regime tutelato”. Le tre aziende hanno sessanta giorni di tempo per essere sentite e presentare le loro contro argomentazioni.
 
15/05/2017 17:45
TopNews/ Obbligo vaccini: Lorenzin va avanti. Miur: rispettare diritto allo studio

Vaccini obbligatori per l’iscrizione nelle scuole: la proposta del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin non finirà oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri – non è previsto in CdM l’esame di un testo di legge sul tema – ma c’è. Perché in Italia il calo delle vaccinazioni è stato consistente e il Ministero della Salute vuole correre ai ripari. Ci sono ora da contemperare due diritti: quello alla salute e quello all’istruzione. Tanto che dal Miur fanno sapere: “Si deve trovare il modo per garantire al contempo anche il diritto costituzionale all’istruzione”.
Si vedrà dunque come procederà la questione, quanto mai d’attualità, considerato il mix di fattori che sta alla base di questa proposta: il calo delle vaccinazioni, scese in molti casi sotto la soglia di sicurezza del 95%; il peso della diffusione del morbillo; la necessità delle istituzioni sanitarie di fronteggiare le ripercussioni dei movimenti antivaccino; l’azione delle Regioni, che finora si stanno muovendo in autonomia verso l’introduzione dell’obbligo vaccinale per iscrivere i bimbi al nido e alle materne. Del resto, l’obbligo vaccinale non è neanche una novità in Italia: è stato in vigore per oltre trent’anni, decadendo solo nel 1999.
In ogni caso, dopo lo sprint al provvedimento che sembrava dato dalle parole del Ministro, è arrivata una parziale frenata. Vale a dire: il provvedimento si sta studiando ma non sarà oggi sul tavolo del Governo. Lo stesso Ministero della Salute ha diffuso ieri una nota in cui si dice: “Con riferimento alle notizie stampa secondo cui al Consiglio dei Ministri di domani non è previsto un provvedimento urgente in materia di vaccinazioni il Ministro Lorenzin precisa di non ha mai detto che il provvedimento fosse all’Ordine​ del giorno ma che è sua intenzione aprire una discussione con i colleghi di governo, in ampio spirito collaborativo, sottoponendo loro una proposta normativa che condizioni l’accesso alla scuola dell’obbligo alle vaccinazioni ritenute necessarie a salvaguardare la salute della popolazione scolastica”.
“Ho pronto un testo di legge che prevede l’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’accesso alla scuola dell’obbligo, con un ampliamento delle vaccinazioni obbligatorie indicate dal nostro ministero – aveva detto il ministro Beatrice Lorenzin – Ho immaginato questo decreto che pone l’obbligatorietà per l’accesso alla scuola dell’obbligo, con il ministero della Salute che ogni anno dà la lista di quelle che sono le vaccinazioni obbligatorie, superando anche la dicotomia tra vaccinazioni obbligatorie e raccomandate. Tutte le vaccinazioni che sono nel piano vaccinale approvato nei Livelli essenziali di assistenza sono necessarie per la salute delle persone, poi ce ne saranno un gruppo che saranno obbligatorie per l’accesso alla scuola dell’obbligo. Ovviamente questa è una norma che può avere degli aspetti di complessità, per questo l’ho mandata alla presidenza del consiglio”. Intervistata dal Corriere della Sera, Lorenzin ha ribadito che “la popolazione non è adeguatamente protetta”, spiegando che il certificato di vaccinazione varrà per l’iscrizione alle scuole elementari. “L’obiettivo è dare sicurezza e proteggere i cittadini dal rischio di contagio da malattie infettive che nell’immaginario collettivo sono sparite – ha detto il Ministro – E lo erano davvero grazie alla profilassi. Poi si è falsamente creduto che immunizzarsi fosse inutile e i casi sono tornati a salire. Guardiamo quel che sta succedendo per il morbillo”.
Diritto all’istruzione: questo l’altra faccia della medaglia. Tanto che una nota del Ministero dell’Istruzione riferisce di un incontro che c’è stato a febbraio fra Lorenzin e il ministro Valeria Fedeli, precisando che “la Ministra Fedeli si è espressa per la tutela di bambine e bambini, e quindi per l’obbligatorietà delle vaccinazioni, sottolineando però che si deve trovare il modo per garantire al contempo anche il diritto costituzionale all’istruzione. Su questo il Miur e il Ministero della Sanità stanno lavorando da oltre due mesi, perché è evidente che per la Ministra Fedeli, come per la Ministra Lorenzin, i due diritti costituzionali, quello alla salute e quello all’istruzione, devono essere entrambi garantiti”.
In ogni caso dalle Regioni arriva apprezzamento per la mossa del Ministero della Salute. “Valuto positivamente l’iniziativa del Ministro della Salute di presentare a breve un provvedimento che preveda l’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’accesso alla scuola dell’obbligo – ha detto il Coordinatore della Commissione Salute per la Conferenza delle Regioni, Antonio Saitta – Ovviamente guarderemo nel dettaglio in Conferenza delle Regioni le norme proposte non appena il testo sarà trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni. Credo però che si sia intrapreso un percorso giusto che in una logica di prevenzione deve essere sostenuto. I dati dimostrano che alcune patologie, come il morbillo, si stanno diffondendo nuovamente e le istituzioni hanno il dovere di agire per evitare vere e proprie epidemie. Occorre considerare poi – ha concluso Saitta – che molte Regioni si sono già attivate a cominciare dall’Emilia-Romagna a cui hanno fatto seguito iniziative in Toscana, Piemonte e Lombardia, il provvedimento può quindi contribuire a dare maggiore omogeneità applicativa su tutto il territorio nazionale”.
Le Regioni finora si sono infatti mosse per conto proprio. L’Emilia Romagna è stata la prima ad aver varato una norma sull’obbligatorietà dei vaccini per iscriversi agli asili nido e ha introdotto l’obbligo vaccinale (antipolio, antidifterica, antitetanica e antiepatite B) per l’iscrizione agli asili nido e ai servizi educativi e ricreativi, pubblici e privati, a partire dall’anno scolastico 2017/2018. Il Comune di Trieste, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana hanno varato provvedimenti che prevedono l’obbligatorietà delle vaccinazioni per iscrivere i bambini ai nidi comunali e convenzionati, e la Toscana sta esaminando una norma che prevede la possibilità di allargare l’obbligo per la fascia 0-5 anni anche alle vaccinazioni che oggi il Ministero qualifica come “raccomandate”, fra cui meningite, morbillo, pertosse, parotite, rosolia e varicella. In Piemonte è stato proposto l’obbligo vaccinale per i bambini che si iscrivono al nido e alla materna, nella fascia d’età 0- 5 anni. In Lombardia entro giugno saranno approvate le nuove regole sugli asili nido. Nel Lazio l’iter della legge è partito a gennaio. Le Regioni insomma si stanno muovendo.
Ed è a metà giornata che arriva un timing più preciso da parte del Ministero. In una nota il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, dichiara: “Come annunciato ieri ho presentato all’attenzione del Consiglio dei Ministri il testo base di decreto legge sull’obbligo vaccinale nelle scuole. Durante la seduta ho avuto conferma dal Presidente Gentiloni circa la volontà di avviare subito un approfondimento collegiale, che è già iniziato tra i tecnici della Salute, del Miur e della presidenza del Consiglio, per arrivare a varare il decreto entro la prossima settimana. Diamo tutti insieme una risposta concreta alla popolazione per la tutela della loro salute, dei loro figli e delle famiglie a fronte del drammatico calo della copertura vaccinale”.
 
15/05/2017 17:43
TopNews/ Antitrust: multa WhatsApp per 3mln €. Dati condivisi dati con Facebook

L’Antitrust multa WhatsApp per 3 milioni di euro. I suoi utenti sono stati indotti a credere che se non avessero condiviso i loro dati con Facebook, proprietaria dell’app, non avrebbero potuto usufruire dell’applicazione. Allo stesso tempo, l’Autorità ha rilevato la vessatorietà di numerose clausole contenute nel contratto che WhatsApp Messenger sottopone ai consumatori. L’Autorità garante della concorrenza ha così chiuso le due istruttorie avviate a ottobre dello scorso anno per presunte violazioni del Codice del Consumo.
Nel primo procedimento, col quale l’Antitrust ha deciso una sanzione di 3 milioni di euro per a WhatsApp Inc., l’Autorità ha accertato che la società “ha, di fatto, indotto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi Termini di Utilizzo, in particolare la condivisione dei propri dati con Facebook, facendo loro credere che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione – informa una nota dell’Autorità – Coloro che erano già utenti alla data della modifica dei Termini (25 agosto 2016) avevano, invece, la possibilità di accettarne “parzialmente” i contenuti, potendo decidere di non fornire l’assenso a condividere le informazioni del proprio account WhatsApp con Facebook e continuare, comunque, a utilizzare l’app”.
L’Antitrust spiega che la condotta contestata è stata attuata attraverso “una procedura in-app di accettazione dei nuovi Termini caratterizzata dall’informazione sulla necessità di tale accettazione, entro 30 giorni, a pena di dover interrompere la fruizione del servizio; l’inadeguata evidenziazione della possibilità di poter negare il consenso alla condivisione dei dati con Facebook, la pre-selezione dell’opzione (opt-in) e la difficoltà, infine, di poter esercitare concretamente tale opzione una volta accettati integralmente i termini”.
La seconda istruttoria avviata verso WhatsApp Inc. riguardava le clausole del contratto sottoposto ai consumatori che vogliano usare l’app WhatsApp Messenger e si è concluso con l’accertamento della vessatorietà di numerose disposizioni. Fra queste rientrano, spiega l’Antitrust, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità ampie e assolutamente generiche poste in capo a WhatsApp, la possibilità di interruzioni del servizio decise unilateralmente da WhatsApp senza motivo e senza preavviso e il diritto generico che WhasApp può esercitare nel risolvere il contratto o recedere da esso in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo e di non permettere all’utente l’uso dei servizi.
Non finisce qui. Viene infatti considerato vessatorio il diritto esercitabile da WhatsApp di introdurre modifiche, anche economiche, dei Termini di Utilizzo senza che nel contratto vengano preventivamente indicate le motivazioni sulla base delle quali la società si vincola ad apportare le modifiche e senza neppure prevedere modalità per informarne in maniera adeguata l’utilizzatore, unitamente alla previsione del meccanismo di “silenzio assenso” che fa discendere l’accettazione dei nuovi Termini anche solo dalla mera inerzia inconsapevole dell’utente. Viene considerata vessatorio, ancora, il fatto che la legge applicabile al contratto e alle controversie sia quella dello Stato della California e quali unici fori competenti per la risoluzione delle controversie ci siano il Tribunale Federale degli Stati Uniti della California settentrionale o il Tribunale dello Stato della California. Per l’Antitrust è vessatoria anche la generale prevalenza del contratto scritto in lingua inglese, in caso di conflitto con la versione tradotta in lingua italiana (accettata dall’utente), senza prevedere la prevalenza dell’interpretazione più favorevole al consumatore, a prescindere dalla lingua in cui la clausola è redatta.
 
15/05/2017 17:42
Canone Rai, Consumatori: alzare la soglia di esenzione per gli over 75

Canone Rai: è tempo di innalzare la soglia di esenzione di reddito per gli over 75 anni. La richiesta viene dalle associazioni dei consumatori e fa seguito ai dati diffusi dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, che in audizione alla Commissione di vigilanza sull’Anagrafe tributaria ha detto che con il canone in bolletta gli abbonamenti alla Rai sono aumentati di 5,5 milioni in un anno, passando dai 16,5 milioni del 2015 ai 22 milioni del 2016. Il gettito del 2016 si è attestato a 2,1 miliardi di euro. Oltre mezzo milione di italiani dichiara di non possedere la tv. Nel 2016, ha detto Orlandi, sono state accolte circa 547 mila dichiarazione di non detenzione dell’apparecchio tv, mentre nel 2017 ci sono state circa 485 mila dichiarazioni. Nel 2016 si sono contati circa 131 mila over 75 esenti per reddito.
canone“Se prendiamo per buoni questi dati, allora significa che nel 2016, nonostante la riduzione del canone da 113,50 a 100 euro, c’è stato un extragettito di 327 mln – dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – Questo implica, se non si vuole fare cassa come promesso, che il canone dovrebbe scendere ad 85 euro e non a 90 come avvenuto nel 2017. Ora chiediamo che questi soldi vadano finalmente a finanziare l’impegno di innalzare la soglia di esenzione da 6.713,98 euro a 8000 euro per chi ha un’età pari o superiore a 75 anni, restituendo i soldi a chi, nel frattempo, è stato costretto a pagare”. L’associazione ricorda, infatti, che l’innalzamento era già previsto per l’anno 2016, ma andava finanziato con “le eventuali maggiori entrate“. “Ora che le maggiori entrate sono arrivate va immediatamente emanato il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze previsto dalla Legge di stabilità 2016”, conclude Dona.
Anche Federconsumatori lancia la stessa proposta. “Ci pare realizzato l’obiettivo per cui è stato predisposto l’inserimento del canone in bolletta, cioè la battaglia contro l’evasione e l’aumento delle relative entrate. E’ quindi ora possibile, così come previsto dalla Legge di Stabilità 2016, procedere all’ampliamento dagli attuali 6.713,98 euro a 8.000,00 euro della soglia di reddito per l’esenzione dal pagamento per gli ultrasettantacinquenni. Tale ipotesi – spiega l’associazione – è stata ampiamente pubblicizzata all’entrata in vigore della nuova norma mentre ora sembra essere caduta nel dimenticatoio. E’ inaccettabile che si trascuri una questione di tale portata, soprattutto in una fase di grave crisi economica come quella che, purtroppo, stiamo ancora attraversando e che vede le famiglie vivere situazioni di estremo disagio: Federconsumatori chiede pertanto che si provveda al più presto a rendere operative le modifiche previste per legge, per ampliare la platea degli utenti aventi diritto all’esenzione innalzando il limite oggi previsto che, oltre ad essere bloccato da tanti anni, è veramente irrisorio”.
 
15/05/2017 17:41
Manifestazione iostoconipasseggini

Lega Consumatori Regione Lazio





Roma, 15 maggio 2017 Prot. 17/2017

Oggetto: Partecipazione alla manifestazione “Io sto con i passeggini”



Il 14 maggio 2017, in occasione della festa della mamma, il Forum nazionale delle famiglie ha organizzato una grande manifestazione a Roma, davanti all’Arco di Costantino con vista sul Colosseo, con circa un migliaio di passeggini vuoti per evidenziare il calo enorme delle nascite come da dati Istat letti anche dalle mamme durante l’iniziativa, alla presenza di televisioni, giornalisti e fotografi di numerose testate. Anche la Lega Consumatori Regione Lazio ha partecipato con alcuni passeggini, come evidenziato anche dalle foto allegate. Le iniziative fatte dal Forum sono sempre più attuali e significative e colgo l’occasione per invitare i dirigenti della Lega Consumatori ai vari livelli, ad aderire e partecipare attivamente ai Forum provinciali e regionali. Si allega comunicato stampa del Forum nazionale corredato da foto.

Cordialmente,
Lega Consumatori Regione Lazio
 
10/04/2017 17:52
Europa: in arrivo nuove etichette energetiche per gli elettrodomestici Cambiano le etichette energetiche degli elettrodomestici.
Europa: in arrivo nuove etichette energetiche per gli elettrodomestici
Cambiano le etichette energetiche degli elettrodomestici. Dall’attuale etichettatura, che va da A+++ a G, si passerà a un’etichetta più chiara e semplice da usare, con una scala che andrà da A a G. I negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio hanno infatti trovato un accordo sulla revisione dell’etichettatura energetica degli elettrodomestici che permetterà di passare a etichette più chiare per i consumatori. “Questo renderà le etichette energetiche più comprensibile per i consumatori e li aiuterà a fare scelte di acquisto meglio informate”, afferma una nota della Commissione europea.
“La misura sarà accompagnata dall’introduzione di una banca dati pubblica che renderà più facile per i cittadini confrontare l’efficienza energetica degli elettrodomestici”.
etichetta energeticaIndagini di mercato hanno messo in evidenza che l’85% dei cittadini europei guarda e valuta le etichette energetiche al momento di acquistare un elettrodomestico, ma la classificazione usata finora – che può andare da A+ ad A+++ a seconda dei prodotti – finiva per risultare ingannevole e per nascondere potenziali grandi differenze nelle performance energetiche dei prodotti. Con informazioni più accessibili sul consumo di energia, invece, e con una chiara distinzione, diventerà più facile – questa la promessa della revisione – identificare davvero gli elettrodomestici più efficienti.
Si torna dunque alla classificazione su una scala che andrà da A a G, rimuovendo le ingombranti classi di etichette energetiche che andavano da A+ ad A+++. E viene previsto un database pubblico che conterrà tutte le etichette di efficienza energetica e offrirà ai consumatori uno strumento migliore per confrontare l’efficienza energetica degli elettrodomestici. Il testo dovrà essere formalmente approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio per poi essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione. Commenta il Commissario per l’Azione per il clima e l’energia, Miguel Arias Cañete: “Questo accordo è una buona notizia per i consumatori europei e per le imprese, per le nostre bollette energetiche e per il clima. L’etichetta sull’efficienza energetica così rivista, insieme all’ecodesign, può permettere alle famiglie di risparmiare quasi 500 euro l’anno”.
 
10/04/2017 17:50
Liberalizzazione farmaci di fascia C: occorre più trasparenza nei prezzi

“Curarsi non dovrebbe essere un lusso” è lo slogan che accompagna la campagna di ‘Liberalizziamoci’, la piattaforma creata da Conad che ha raccolto 170.000 firme per chiedere la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C con obbligo di ricetta. Le firme sono arrivate in Senato e rappresentano la parziale vittoria di una battaglia che, da tempo, è stata intrapresa da Conad insieme alla Federazione nazionale parafarmacie italiane e Altroconsumo. L’obiettivo è ambizioso perché si tratta di ottenere che i farmaci di fascia C, ovvero quelli a carico dei cittadini e che in Italia sono circa 3800 tra antidolorifici, antidepressivi, anticoncezionali ecc, vengano venduti anche nelle parafarmacie e nei corner degli ipermercati come Conad.
farmaci-sanitaMa in Italia, si sa, quando si parla di associazioni professionali ci si scontra con un sistema dove la concorrenza è limitata, l’offerta è monopolizzata e le rendite protette, a discapito delle famiglie costrette ad affrontare costi elevati. Commercializzare i farmaci di fasca C al di fuori delle farmacie significa una maggiore concorrenza, un freno alla corsa dei prezzi e un notevole risparmio per i cittadini. È stato calcolato infatti che per questi farmaci, secondo l’ultimo rapporto di Assosalute, le famiglie spendono in media 11,8 euro cadauno e cioè 3,7 euro in più rispetto a quelli già liberalizzati. Questi ultimi sono i farmaci di automedicazione: i Sop, ovvero quelli per lievi patologie che non hanno obbligo di ricetta e gli Otc ovvero i farmaci da banco che possono essere oggetto di campagne pubblicitarie. La loro liberalizzazione è avvenuta grazie al decreto Bersani del 2006. Analizzando i prezzi di 24 medicinali tra i cinquanta tipi più venduti di farmaci da banco e senza obbligo di prescrizione, è emerso che acquistando nelle parafarmacie il risparmio, rispetto all’acquisto in farmacia è tra il 5,7% e il 10,4%. Prendiamo una confezione di analgesico. In farmacia costa 8,93 euro, mentre nell’angolo specializzato di un ipermercato lo si può trovare a 7,55 euro. (Fonte: Liberalizziamoci/Altroconsumo).
Il decreto Bersani, se da una parte ha innescato dinamiche competitive tra i vari canali di vendita favorendo il contenimento dei prezzi dei farmaci e un risparmio di 1,8 miliardi per i cittadini, non ha modificato le abitudini di acquisto dei consumatori. Secondo i dati dell’indagine condotta annualmente da IMS Health, in Italia a 8 anni dalla liberalizzazione le farmacie continuano a vendere ancora il 90% dei farmaci senza obbligo di ricetta. Ecco perché è necessario che, accanto alla liberalizzazione, si sviluppi anche un’attività di trasparenza nella comunicazione per aiutare il consumatore a orientare meglio le sue scelte d’acquisto.
 
10/04/2017 17:48
Ecommerce, Europa: 24 mila consumatori hanno usato la piattaforma ODR

Le controversie collegate ad acquisti online si possono risolvere anche online. Se infatti ottenere un rimborso può diventare complicato, specialmente a livello transfrontaliero, da qualche tempo c’è uno strumento in più a livello europeo per arrivare a una soluzione: la piattaforma per la risoluzione delle controversie online (ODR) lanciata nel 2016 dalla Commissione europea. Finora sono arrivati 24 mila reclami da parte dei consumatori. Più di un terzo riguarda acquisti transfrontalieri all’interno dei confini Ue. AI primi posti per reclami ci sono gli acquisti di abbigliamento e calzature, di biglietti aerei e di prodotti relativi a tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
ecommercePer la fine dell’anno la Commissione preparerà una relazione dettagliata sul funzionamento della piattaforma, lanciata nel febbraio 2016, e organizzerà nel corso iniziative per promuovere meglio questo strumento fra consumatori e professionisti. I risultati ci sono: consumatori che hanno fatto acquisti online in altri stati Ue e che, attraverso la segnalazione via piattaforma, sono riusciti a ottenere un rimborso attraverso il coinvolgimento dell’organismo di risoluzione delle controversie competente. Ma anche questioni che si sono risolte direttamente attraverso la piattaforma e il contatto bilaterale fra consumatore e professionista. Per dire: un consumatore belga si è lamentato per mesi di un asciugacapelli difettoso con un professionista belga, invano, ma dopo aver ricevuto il reclamo tramite la piattaforma il professionista ha contattato il consumatore e gli ha proposto di sostituire l’asciugacapelli con un prodotto nuovo.
Con gli acquisti online, ricorda la Commissione europea, i consumatori dovrebbero poter risolvere online anche problemi e reclami. Che sia il caso di un venditore che si rifiuta di riparare un laptop difettoso ancora in garanzia o di un’agenzia di viaggio che non vuole risarcire una vacanza rovinata, un prodotto di tlc acquistato online e difettoso o il noleggio di un’automobile online, le controversie che oppongono consumatori e professionisti possono dunque essere risolte in modo più veloce, economico e senza il ricorso alle via legali attraverso la piattaforma ODR. Un’opportunità sia per i consumatori che i professionisti, ha sottolineato Vĕra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere: “Questo nuovo strumento è ancora in fase iniziale, ma possiamo già affermare che la piattaforma per la risoluzione delle controversie online è stata accolta favorevolmente dai consumatori. Notiamo anche che il semplice utilizzo della piattaforma da parte di un consumatore è spesso un incentivo sufficiente affinché i professionisti risolvano la controversia. Stiamo offrendo ai consumatori uno strumento pratico per aiutarli a godere concretamente dei propri diritti. Anche i professionisti hanno molto da guadagnare da questa piattaforma e dovrebbero utilizzarla di più. Soprattutto i professionisti online hanno tutto l’interesse a essere considerati affidabili dai potenziali consumatori”
 
10/04/2017 17:17
Banche, ABI: clienti sempre più evoluti, si accentua la concorrenza su web e social

È abituato a navigare assiduamente in Internet e usa il web anche per accedere ai servizi bancari, sia da pc che, sempre più spesso, da smartphone. Per il cliente bancario evoluto, che ha ormai familiarizzato con l’Internet banking, la nuova frontiera è la sempre più spiccata tendenza a muoversi anche in Rete con attitudine proattiva, in cerca di offerte e soluzioni migliori, sia della propria banca sia di operatori concorrenti. Tale attività, definita “shopping around”, coinvolge oltre la metà dei clienti evoluti (54%) e si traduce, nel 62% dei casi, nell’effettivo acquisto di un prodotto finanziario.Questa la fotografia aggiornata che emerge dall’ultima indagine ABI-GfK sulle nuove tendenze dei clienti bancari che usano i canali on line per entrare in contatto con le banche e navigano con regolarità in Internet. La rilevazione verrà presentata in occasione dell’imminente edizione 2017 del convegno Dimensione Cliente, che si terrà a Roma il 6 e 7 aprile presso il Teatro Eliseo.
L’attività di ricerca e raccolta di informazioni sui prodotti e servizi bancari e finanziari maggiormente adatti alle proprie esigenze non si realizza più solo andando in filiale ma si attua ormai anche grazie alla Rete: nel segmento degli evoluti che si attivano per individuare le migliori offerte finanziarie due clienti su tre (il 66%) ricercano le informazioni sul sito Internet o sui profili presenti nelle reti ‘social’ della propria banca. Una percentuale più ridotta (il 30%) raccoglie dati, opinioni, recensioni e analisi comparative su prodotti e servizi anche presso altre fonti ovvero siti web di banche concorrenti o di altri soggetti. L’agenzia resta comunque per il 60% dei casi un punto di riferimento anche per i clienti evoluti.
Allo stesso tempo i clienti evoluti, che hanno ormai familiarizzato con le modalità di contatto ‘fai da te’, sono i primi interessati a comprendere le caratteristiche del servizio di consulenza automatizzata (cosiddetto “robo-advisory”): circa un quarto di coloro che hanno investimenti lo sottoscriverebbe.
 
10/04/2017 17:15
Telefonia, Parlamento Ue elimina ultimo ostacolo: dal 15 giugno niente più roaming
Con la votazione di questa mattina, il Parlamento europeo ha rimosso l’ultimo ostacolo sulla via della definitiva abolizione del roaming per la telefonia mobile in Europa. L’abolizione del sovrapprezzo per le comunicazioni in roaming, programmata per il 15 giugno 2017, consentirà ai consumatori di telefonare, inviare messaggi e utilizzare dati della rete mobile mentre si trovano in altri Stati dell’UE senza pagare tariffe aggiuntive.roaming“Questa è una grande vittoria per i consumatori europei”, ha dichiarato la relatrice Miapetra Kumpula-Natri (S&D, FI). “Possiamo celebrare il fatto che dal 15 giugno non ci saranno più tasse sul roaming. Gli utenti europei in viaggio potranno controllare le proprie e-mail, usare le mappe, caricare foto sui social media, telefonare e scrivere messaggi a casa senza costi aggiuntivi”.
Nell’accordo informale tra il Parlamento e il Consiglio sui tetti ai prezzi all’ingrosso si stabiliscono i limiti sui costi che gli operatori telefonici potranno addebitarsi reciprocamente per l’utilizzo delle loro reti al fine di effettuare chiamate transfrontaliere in “roaming”. Tali prezzi all’ingrosso del roaming influenzeranno indirettamente i costi finali dei consumatori.
In pratica, stando a quanto stabilito nel mese di febbraio, il 15 giugno 2017 il tetto dei prezzi all’ingrosso per i dati scenderà dall’attuale 50 euro a Gigabyte a 7,7/GB, e poi proseguirà a scendere in diverse fasi: dal 1 gennaio 2018 il tetto sarà 6 euro a Giga, dal 1 gennaio 2019 4,5/GB, dal 1 gennaio 2020 3,5/GB, dal 1 gennaio 2021 3/GB e dal 1 gennaio 2022 2,5/GB. I limiti per il trasferimento dati consentiranno ai consumatori europei di accedere a un maggiore numero di dati, tipo i contenuti audiovisivi, mentre viaggiano da un Paese all’altro. Ciò potrà inoltre aprire i mercati ai piccoli operatori e agli operatori di telecomunicazioni virtuali.
Sempre in base a tale accordo, si stabilisce che le tariffe all’ingrosso saranno il 90% più basse delle attuali, consentendo agli operatori di offrire il roaming ai loro clienti senza aumentare i costi delle telefonate nazionali. Allo stesso tempo però devono essere abbastanza elevate in modo che gli operatori dei Paesi visitati possano recuperare i loro costi senza aumentare i prezzi al dettaglio. Inoltre, il tetto deve consentire di proseguire con gestione e l’ammodernamento delle reti in modo che i cittadini europei possano avere connessioni stabili dappertutto in Europa.
 
10/04/2017 17:11
Prenotazione di vacanze online, Commissione Ue interviene sui siti ingannevoli

In un’epoca in cui prende sempre più piede l’abitudine di prenotare alberghi e voli online, i consumatori si trovano ad affrontare crescenti difficoltà legate ai servizi di viaggio online che, secondo i centri europei dei consumatori, figurano ormai tra le più frequenti cause di reclamo da parte dei consumatori.Nell’ottobre 2016 la Commissione europea e le autorità dell’UE preposte alla tutela dei consumatori hanno avviato una verifica coordinata di 352 siti web di confronto prezzi e prenotazione viaggi in tutta l’UE. Ne è emerso che i prezzi di 235 siti, ossia due terzi dei siti controllati, non erano affidabili. Ad esempio, costi supplementari venivano aggiunti in una fase conclusiva della procedura di prenotazione senza informare chiaramente il consumatore oppure i prezzi promozionali non corrispondevano a servizi disponibili.
viaggiLe autorità hanno invitato i siti web in questione ad allineare le loro pratiche alla normativa dell’UE in materia di protezione dei consumatori, che impone loro di garantire la piena trasparenza dei prezzi e di presentare chiaramente le offerte in una fase iniziale della procedura di prenotazione.
Vĕra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: “Internet offre ai consumatori una miriade di informazioni per preparare, confrontare e prenotare le proprie vacanze. Tuttavia, se le valutazioni contenute nei siti di confronto non sono imparziali o se i prezzi non sono trasparenti, tali siti traggono in inganno i consumatori. Le società interessate devono rispettare le norme europee in materia di protezione dei consumatori proprio come farebbe un agente di viaggio. Le autorità preposte alla tutela dei consumatori esigeranno che i siti web risolvano tali problemi. I consumatori hanno diritto alla medesima protezione online e offline.”
Quali sono state le principali irregolarità riscontrate nel monitoraggio? In un terzo dei casi il prezzo indicato all’inizio non corrisponde a quello finale; in un quinto dei casi le offerte promozionali non erano realmente disponibili; in quasi un terzo dei casi il prezzo totale o le sue modalità di calcolo non erano chiari.
La rete di cooperazione per la tutela dei consumatori contatterà i 235 siti web che presentano irregolarità e li inviterà a porvi rimedio. In caso di mancato rispetto delle norme, le autorità nazionali potranno avviare procedimenti amministrativi o giudiziari, direttamente o attraverso i tribunali nazionali in funzione del diritto nazionale applicabile.
Per il Codacons, che apprezza l’intervento della Commissione Europea nei confronti dei siti ingannevoli di prenotazione viaggi, “Occorre subito sanzionare i siti scorretti perché il loro comportamento crea un danno enorme ai consumatori e un illecito arricchimento per gli operatori”.
“Quando un utente si mette sul web alla ricerca di una vacanza, di un volo aereo o di un albergo, diventa preda di offerte finte, specchietti per le allodole e tariffe ingannevoli”, spiega l’Associazione, “Spesso i prezzi prospettati dai siti e dai motori di ricerca specializzati subiscono rincari fino al 50% al momento della prenotazione finale, a causa di commissioni, costi vari e balzelli assurdi che fanno lievitare ingiustamente la spesa per i consumatori”.
L’associazione fa però presente che l’opera di “moral suasion” annunciata dalla Commissione potrebbe essere insufficiente: “riteniamo indispensabile elevare da subito sanzioni nei confronti degli operatori scorretti, perché solo così sarà possibile rendere realmente trasparenti le offerte dei vari siti”.
“Alla virtualità degli operatori si sta affiancando anche quella dei diritti dei consumatori“, dicono dal Movimento Difesa del Cittadino. “L’indagine della Commissione e delle Autorità nazionali descrive un quadro desolante dell’e-commerce nella UE”, ha dichiarato Francesco Luongo, presidente dell’associazione, “i quasi 3/4 dei siti di prenotazione viaggi monitorati e risultati non affidabili confermano che alla virtualità degli operatori si sta affiancando anche quella dei diritti dei consumatori. In assenza di regole certe e di un enforcement adeguato da parte delle Autorità di tutela dei consumatori europei l’e-commerce rischia di trasformarsi in una trappola mangia soldi”.
 
10/01/2017 08:54
Emergenza Gelo: è attiva la task force di Acqualatina.

Potenziati le squadre tecniche e il personale di coordinamento operativo.
La Società consiglia di adottare ogni misura utile a isolare termicamente i contatori ubicati all'esterno.

Come noto, in questi ultimi giorni, il nostro territorio e l'Italia intera sono stati colpiti da un'anomala ondata di freddo che ha provocato numerosi disagi anche nella fornitura del servizio idrico, a causa del congelamento di contatori e tubature.
Numerose sono state le richieste pervenute: dal 06 gennaio scorso, circa 650 per sostituzione di contatori e circa 600 per interventi sulla rete.
Per fronteggiare tale emergenza, sin dalle prime ore di allerta, Acqualatina ha attivato una task force di tecnici specializzati e ha potenziato le squadre tecniche, operative sul territorio h24, anche fuori dall'orario di lavoro e nei giorni festivi, coinvolgendo il personale interno e personale esterno di supporto.
I tecnici, da un lato hanno lavorato per sostituire i contatori messi fuori uso dal gelo, dall'altro sono intervenuti su perdite idriche di rete che hanno richiesto interventi tempestivi e puntuali. A causa delle basse temperature, infatti, l'acqua fuoriuscita è ghiacciata e ha generato situazioni di pericolo stradale.
Grazie a questi interventi, in 2 giorni, è già stato possibile sostituire circa 200 contatori ed effettuare oltre 70 riparazioni di rete, su tutto il territorio, limitando notevolmente i disagi per le utenze.
Chiaramente, non tutte le richieste pervenute sono state soddisfatte in tempo reale, né poteva essere altrimenti, vista la mole di danni generati dal freddo, ma l'impegno profuso dalla task force messa in piedi dal gestore sta garantendo il contenimento dei danni e la riparazione dei danni più urgenti. Nelle prossime ore, verranno effettuati ulteriori interventi che permetteranno di operare sulle richieste ancora inevase.
Oltre ciò, Acqualatina si è attivata anche sul fronte della comunicazione, con informazioni dirette alla stampa e alle istituzioni, con la pubblicazione di aggiornamenti e consigli sulla pagina Facebook aziendale e con l'invio di oltre 200mila SMS a tutti gli utenti che hanno comunicato il proprio numero di cellulare.
Il personale Acqualatina ha provveduto, inoltre, a contattare direttamente molti utenti che hanno segnalato problematiche specifiche, sia attraverso la messaggistica di Facebook, sia tramite cellulare.
La task force di Acqualatina rimarrà attiva sino al termine dell'emergenza.
Tuttavia, le azioni preventive restano le migliori, per evitare l'insorgere di nuovi disagi.
Per questo motivo, Acqualatina ricorda agli utenti che, per evitare il congelamento dei contatori posti all'esterno, è necessario apporre coperte, panni o altro materiale che permetta un isolamento termico degli apparecchi.
Si ricorda che, per ricevere aggiornamenti in tempo reale, oltreché chiamare il Numero Verde Emergenze e Guasti 800 626 083, gli utenti possono seguire le news della pagina ufficiale Facebook di Acqualatina semplicemente mettendo "Mi piace" (https://www.facebook.com/acqualatina/) e possono inviare il proprio codice cliente e numero di cellulare all'indirizzo email sms@acqualatina.it, per essere informati anche tramite SMS.
 
19/12/2016 17:56
Turismo, il mercato digitale vale 14 mld: 4 vacanze su 5 si prenotano online

Il mercato digitale del turismo cresce del 22% e vale 14 miliardi di euro. Questo il giro d’affari al termine del 2016 calcolato da SpeedVacanze.it, il tour operator dei viaggi per single, considerando sia gli acquisti degli italiani lungo la Penisola o all’estero che quelli degli stranieri che vengono in Italia. Resta al palo il settore dei viaggi tradizionali che per il 2016 resta fermo a 36 miliardi di euro.
La ricerca ha inoltre evidenziato una netta divisione tra i consumatori finali di servizi turistici digitali, che si dimostrano molto attenti alle novità, dinamici e vivaci, sempre pronti ad adattarsi alle nuove opportunità offerte dal digitale, e i consumatori finali di servizi turistici tradizionali, che in generale non sono affatto attratti dalle novità e prediligono viaggi verso mete e strutture conosciute, rimanendo fedeli alle loro scelte del passato.
viaggi“La quota di mercato dei tour operator online passa dal 23% del 2015 al 25% del 2016”, osservano gli analisti di SpeedVacanze.it. Internet si conferma infatti estremamente pervasivo in questo settore, soprattutto nelle fasi che precedono il viaggio: “ispirazione”, fase che vede il 70% dei viaggiatori scoprire online il desiderio di conoscere una nuova destinazione, “ricerca”, tappa che vede l’82% dei viaggiatori cercare sul web informazioni sulle destinazioni e confrontare le proposte dei diversi tour operator prima di decidere, e “prenotazione”, processo anche questo molto digitale, che vede l’85% dei vacanzieri utilizzare Internet per prenotare.
“Se si prende poi come riferimento la popolazione italiana che ha accesso a Internet, il 95% ha prenotato almeno una vacanza breve o un week-end online negli ultimi 12 mesi” aggiungono gli analisti di SpeedVacanze.it.
Sempre più digitali stanno diventando anche le fasi durante e dopo il viaggio che vedono crescere la condivisione dell’esperienza dei viaggiatori (36%) e la scrittura di recensioni (35%) sui social network, blog e portali specializzati, con i giovani più attivi nel condividere l’esperienza: 42% rispetto al 36% sul totale, ma meno nella scrittura di recensioni: 24% rispetto al 35%.
“La ricerca SpeedVacanze.it 2016 conferma ancora una volta come il mercato del turismo italiano stia crescendo proprio grazie alla componente digitale (+22%) che ormai corrisponde a circa un terzo del transato totale”, è il commento finale di Giuseppe Gambardella, ideatore di SpeedVacanze.it.
 
24/11/2016 19:16
Ritardi Trenitalia: arriva il bonus per ritardi anche brevi


Rimborso anche nel caso di coincidenze con più tratte: la richiesta dopo tre giorni.

Cambiano le regole sui ritardi dei treni. Da due mesi a questa parte (e, in particolare dallo scorso marzo 2015), se hai acquistato un biglietto Trenitalia e il treno fa un ritardo da 30 a 59 minuti, hai diritto al bonus del 25%. Per poterlo richiedere non devi più attendere 20 giorni come in passato, ma ne bastano solo 3. Se però vuoi chiedere il “rimborso” appena arrivato alla stazione di destinazione non lo puoi fare. Tutto ciò che ti è consentito è ritirare il modulo del reclamo reperibile nelle biglietterie o negli uffici di assistenza clienti, presenti nelle stazioni più grandi. È chiaro che, così facendo, l’azienda gioca sull’inerzia e sulla dimenticanza degli utenti che, una volta usciti dalla stazione, difficilmente vi ritornano se non sono mossi da un interesse particolarmente forte. Trenitalia spiega questo divieto di anticipare i tempi dicendo che l’azienda deve registrare il ritardo del treno e per farlo ci mette tre giorni.


GLI SCAGLIONI DEL RITARDO E IL TIPO DI RISARCIMENTO
PUBBLICITÀ

Da quest’anno, solo per i treni Frecciarossa, Frecciargento eFrecciabianca è possibile ottenere un’indennità anche per ritardi tra 30 e 59 minuti. L’indennità è pari al 25% del biglietto ma viene riconosciuta solo nella forma del bonus e non del risarcimento in denaro.

Invece, per i ritardi tra 60 e 119 minuti, per tutti i treni (e non solo le tre Frecce) è prevista l’indennità in bonus o in denaro pari al 25% del biglietto.

Infine, per i ritardi superiori a 120 minuti, per tutti i treni è prevista l’indennità in bonus o in denaro pari al 50% del biglietto.

C’è inoltre una grande novità per chi deve cambiare spesso treno ed è soggetto a coincidenze: su pressione dell’Antitrust, Trenitalia ha esteso il diritto all’indennizzo anche ai biglietti relativi a due o più tratte, comprensivi di un servizio regionale e uno nazionale. Si tratta delbiglietto globale misto, un biglietto unico al posto di quello a più tratte, in modo da garantire al passeggero il bonus di rimborso sull’intero importo pagato.

Da marzo, inoltre, per gli acquisti effettuati sul sito internet di Trenitalia, l’indennità di ritardo è calcolata rispetto al prezzo complessivo dell’intera soluzione di viaggio, che può contemplare l’utilizzo di uno o più servizi del trasporto nazionale in combinazione tra loro e/o in combinazione con uno o più servizi del trasporto regionale, acquistati contestualmente. Sono esclusi i treni del servizio internazionale o di altra azienda ferroviaria, nonché le combinazioni di viaggio che contemplino esclusivamente servizi regionali.


CHE COS’É IL BONUS

Il riconoscimento del bonus dà diritto all’emissione di un nuovo biglietto per un importo pari al 25% del biglietto oppure il rilascio di un bonus valido per l’acquisto, entro 12 mesi dalla data del viaggio, di altri biglietti di viaggio.


COME CHIEDERE L’INDENNITÀ O IL BONUS

Chi ha subìto il ritardo del treno nazionale, dovrà conservare il biglietto che attesti la corsa. Quindi, dopo tre giorni dalla data di arrivo, potrà chiedere il bonus del 25 o del 50% (a seconda del ritardo) o (per i ritardi superiori a 59 minuti anche) l’indennità in denaro in qualsiasibiglietteria o all’agenzia di viaggi che ha emesso il biglietto (il modulo è reperibile presso le biglietterie e sul sito di Trenitalia).

Per i biglietti acquistati con carta di credito ci si può rivolgere solo al sito e al call center.

Per i biglietti regionali la richiesta va invece inviata per posta, entro un anno dalla data di effettuazione del viaggio, alla Direzione Regionale/Provinciale competente per la località di destinazione del viaggio (indirizzi reperibili sul sito www.trenitalia.com), allegando il biglietto in originale, timbrato alla partenza e all’arrivo.
Entro un mese dal ricevimento della richiesta, sarà inviato al viaggiatore, a sua scelta, un biglietto a fascia chilometrica o un modulo per il ritiro di denaro.


ARIA CONDIZIONATA NON FUNZIONANTE

L’utente ha diritto al bonus del 25% anche se, all’interno del vagone, non funziona l’aria condizionata. Se però il treno arriva anche in ritardo, i due benefici non si cumulano e si ha diritto solo all’indennizzo per ritardo.

Attenzione: la richiesta di bonus per l’aria condizionata va presentata non prima di 20 giorni dall’arrivo. Il termine massimo, invece, è di 12 mesi.
Si può verificare il diritto al bonus tramite biglietterie, agenzie di viaggio, il sito internet di Trenitalia e il call center. Il rimborso si chiede presso le biglietterie o l’agenzia di viaggio emittente, previa consegna del biglietto originario.


RIMBORSO DEL BIGLIETTO NON UTILIZZATO

Se dovevi partire e poi, all’ultimo, il viaggio è saltato o vi hai rinunciato per qualsiasi ragione puoi ottenere un rimborso solo se il prezzo del biglietto è superiore a 10 euro. Trenitalia applicata una trattenutasull’importo del biglietto che è diversa a seconda del tipo di biglietto acquistato. Per esempio, per un biglietto base, il 20% del prezzo fino all’orario di partenza del treno.
 
19/11/2016 11:38
``Numeri truffa: quali sono, cosa fare, modulo segnalazione AGCOM
L’Autorità Garante per le Comunicazioni ha aperto un’inchiesta sui numeri truffa che abbiamo segnalato. Ecco come difendersi e il modello da inviare

Ti chiamano, tu rispondi, non c’è nessuno in contatto, richiami, nessuno risponde. Ma il tuocredito è esaurito.
Abbiamo detto tante volte di questa truffa, ma non si riesce a venirne a capo. Si tratta probabilmente della più rilevante truffa telefonica degli ultimi anni. Tanto rilevante che l’AGCOM ha deciso di aprire un’inchiesta.
“A quanto risulta dalle prime indagini che stiamo conducendo con gli operatori, succede così dopo che l’utente richiama. Un box dei truffatori fa cadere la chiamata e ne fa partire subito un’altra, a carico dell’utente, verso un numero estero o ad alto prezzo. I proventi arrivano nelle tasche di chi ha architettato questo stratagemma“.
Questo quanto dichiarato dai responsabili dell’Autorità Garante delle Comunicazioni che pur avendo preso molto seriamente la questione non è riuscita ancora a venire a capo del problema.


Come difendersi dalla truffa telefonica
Il nostro sito ha ricevuto la segnalazione da fonti interne di come procedere per denunciare la truffa. Vi riportiamo nella sezione in pratica il modello che può essere inviato alla mail ufficiale dell’Autorità.
Anche gli informatici non sanno che pesci prendere. La Polizia che si è subito interessata della cosa con il suo profilo “una Vita da Social”, interrogata da ultimo da Repubblica non ha saputo aggiungere ulteriori elementi rispetto a quanto vi abbiamo noi stessi riportato nel tempo.
Anche gli operatori telefonici non hanno ancora chiaro come sia possibile violare la sicurezza delle reti a danno degli utenti.
Da parte nostra quanto possiamo fare per difenderci? Mandare una segnalazione con il modulo che trovate nella sezione in praticaall’indirizzo ufficiale dell’AGCOM.


Quali sono i numeri truffa?
I numeri truffa cambiano di giorno in giorno, la truffa è iniziata con dei numeri di Milano, ad oggi abbiamo segnalazioni di truffa dai seguenti numeri:

• +39 02 692927527;
• +39 02 22198700;
• +39 0280887028;
• +39 0280887589;
oltre all’originario: +39 02 80886927

Abbiamo avuto inoltre segnalazione dai nostri utenti rispetto ai numeri seguenti:
• +39 0294754521
• +39 0294755305
• +39 05221685413
• +39 0819793001;
• +39 08119342;
• +39 0287367280;
• +39 0294326005;
• +39 0289730050;
• +39 0917934001;
• +39 0242101130;
Precisiamo che alcuni di questi potrebbero essere semplicemente call center.
IN PRATICA
01| Scarica il Modulo D AgCom per la segnalazione della truffa azzeramento credito;
02| Invia la segnalazione via mail all’indirizzo info@agcom.it;
03| Ai sensi della delibera n. 410/14/CONS, le denunce ritenute valide, vengono aggregate in modo da procedere a una valutazione d’insieme delle fattispecie segnalate e comportano l’avvio di una fase c.d. preistruttoria di approfondimento nei confronti dell’operatore che si svolge con richieste di chiarimenti e di documentazione o anche con ispezioni
 
05/11/2016 20:06
``Agcm, doppia istruttoria su Whatsapp-Facebook



“L’operazione non solleva preoccupazioni di concorrenza”: con queste parole, nel 2014, la Commissione Europea dava il via libera al matrimonio tra Facebook e Whatsapp. A distanza di due anni, l’unione tra i due colossi del mondo social generale dubbi e perplessità su diversi aspetti. L’ultima pronuncia arriva dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha avviato due procedimenti istruttori nei confronti di WhatsApp Inc. per presunte violazioni del Codice del Consumo. Un primo procedimento è diretto ad accertare se la società americana abbia di fatto costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi Termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook, facendo loro credere, con un messaggio visibile all’apertura dell’applicazione, che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione medesima. L’effetto di condizionamento sarebbe stato, peraltro, rafforzato dalla prespuntatura apposta sull’opzione “Facebook” in una schermata di secondo livello alla quale l’utente accedeva, dal messaggio principale, tramite apposito link.



L’altro procedimento istruttorio è diretto ad accertare la vessatorietà di alcune clausole inserite nei “Termini di utilizzo” di WhatsApp Messenger riguardanti, in particolare, la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il Professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del Foro competente sulle controversie che, ad oggi, è stabilito esclusivamente presso Tribunali americani.



Alla fine del mese di settembre, anche il Garante per la protezione dei dati personali aveva avviato un’istruttoria a proposito del cambiamento di alcune impostazioni sulla privacy che avrebbero permesso a Facebook di accedere ad alcuni dati per finalità commerciali. In quell’occasione, il Garante della Privacy aveva invitato le due piattaforme social a fornire tutti gli elementi utili alla valutazione del caso (la tipologia di dati che WhtasApp intende mettere a disposizione di Facebook; le modalità per la acquisizione del consenso da parte degli utenti alla comunicazione dei dati; le misure per garantire l’esercizio dei diritti riconosciuti dalla normativa italiana sulla privacy, considerato che dall’avviso inviato sui singoli device la revoca del consenso e il diritto di opposizione sembrano poter essere esercitati in un arco di tempo limitato).



“Se le due istruttorie confermeranno i rilievi sollevati dall’Antitrust”, afferma Davide Cecchinato, Presidente Adiconsum Verona, “si tratta di violazioni molto gravi che limitano fortemente la libertà di scelta dei consumatori”. “Confidiamo pertanto in una veloce definizione del procedimento per fare così chiarezza su un tema che coinvolge milioni di consumatori italiani e, fra questi, migliaia di veronesi”.
 
05/11/2016 19:52
```convegno
Organismo di Tutela Utenti e Consumatori Provincia di Latina
Servizio Idrico Integrato EATO-04 Latina Consulta Provinciale Utenti e Consumatori
______________________________________________________________________________________
Segreteria: Massimo Cusumano OTUC Via Costa, 1 04100 Latina www.otuclatina.it

Latina, 04 novembre 2016 COMUNICATO STAMPA INCONTRO CON LA CITTADINANZA ACQUA PUBBLICA: QUALE FUTURO? LUCI E OMBRE SULLA GESTIONE DEL BENE COMUNE Otuc e Consulta dei Consumatori organizzano un incontro con i cittadini allo scopo di fornire l’occasione di incontrare i responsabili del Sistema Idrico approfondendo in pubblico dibattito le criticità del servizio sia dal punto di vista gestionale sia da quello normativo tenendo presente le varie prospettive future. Sarà un incontro informale sulla gestione dell'acqua intesa come un bene comune, un diritto universale che non può essere negato. La richiesta di rendere pubblico il servizio è generalizzata, ma gli ostacoli relativi sono molto difficili da superare. Sotto esame anche la proposta di legge 2212, già approvata dalla Camera ma che presenta varie criticità, il Decreto che regolamenta la morosità e relativi distacchi, le modifiche ipotizzate alle EATO, il subentro di ACEA come socio privato. L’incontro avrà luogo a Latina, Circolo Cittadino, venerdì 11 novembre 2016 dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Sono invitati l’Autorità Sistema Idrico, la Presidente dell’Eato, i Sindaci, il Garante Regionale, la Segreteria Tecnica, Acqualatina, i parlamentari pontini, organizzazioni rappresentative di cittadini, i Comitati civici, esperti del settore.
Info: Massimo Cusumano 338.1662399
Consulta Provinciale Utenti e Consumatori Latina OTUC Organismo Tutela Consumatori ATO4 Latina
Antonio Bottoni Antonio Villano
Presidente Presidente
 
05/11/2016 19:49
``Mons. Balconi
Ai presidenti dei Got, Provinciali e Regionali



Cari Amici



Come è noto la Lega Consumatori è un Movimento Educativo e Sociale di Ispirazione Cristiana fatto di persone e famiglie . Come tale fa parte del Forum delle Associazioni Familiari ed è impegnato da sempre nella Cultura e nella Formazione Sociale Cristiana. Sapete anche che da tanti anni disponiamo della Guida, quale consulente ecclesiale della Lega Consumatori, di Mons . Giovanni Balconi Direttore dei Centri Culturali Cattolici della Diocesi di Milano fino a pochi mesi orsono per raggiunti limiti di età. Proprio per alimentare il percorso culturale e formativo cristiano della nostra esperienza Mons. Balconi ha scritto un libro che sostanzialmente tratta della Donna e della Famiglia nella Bibbia. Il sottoscritto e Maria Rosa Discacciati ci siamo limitati a curare la presentazione. In chiave economica, in assenza voluta di diritti di autore, il problema è di recuperare almeno una parte dei soldi spesi per la fattura della Editrice Ancora. Non fidandoci del nostro giudizio facciamo riferimento a quello di chi il libro lo ha già letto , interni alla nostra associazione ed anche esterni e di livello elevato. Tutti lo hanno trovato vivo e sorprendente. Data la ragione per la quale è stato scritto riteniamo opportuno farvi la seguente proposta anche a motivo dell’approssimarsi del Natale . Infatti il libro si presta a rappresentare un regalo utile anche per la reputazione di chi lo dona. Il costo di copertina è di €. 13.00, ci sembra sostenibile farvi due offerte: l’invio di n. 5 libri per €. 60.00 e l’invio di 10 libri per €. 100.00 quindi con un costo che si aggira sui 10 euro la copia. So bene che la prassi per libri proposti nel rapporto associativo è quella del prodotto gratis. A parte il fatto che non abbiamo le risorse per seguire questa abitudine invitiamo a fare un pensiero sulla opportunità di fare scelte che certo hanno un costo, ma che rispondono a preziose domande di senso . Ringrazio della attenzione e porgo fraterni saluti . Pietro Praderi





Modulo di Acquisto :



Il/la sottoscritto/a ………………………………………………………………………………….Rappresentante del Got di………………………………………………………..con indirizzo ……………………………………………………………………………………………………….................



Chiede l’invio di pacco di n……………(5 o 10) libri LA DONNA SIMBOLO E STORIA AL SEGUENTE INDIRIZZO…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….



ALLEGA COPIA BONIFICO EFFETUATO CON IL SEGUENTE RIFERIMENTO: BANCA PROSSIMA –IBAN IT 59Q033 5901 6001 000000 19656 NATURALMENTE DI €. 60.00 PER 5 LIBRI E DI €. 100.00 PER 10 LIBRI . Grazie
 
05/11/2016 19:46
``
Organismo di Tutela Utenti e Consumatori Provincia di Latina
Servizio Idrico Integrato EATO-04 Latina Consulta Provinciale Utenti e Consumatori

Latina, 04 novembre 2016 COMUNICATO STAMPA INCONTRO CON LA CITTADINANZA ACQUA PUBBLICA: QUALE FUTURO? LUCI E OMBRE SULLA GESTIONE DEL BENE COMUNE
Otuc e Consulta dei Consumatori organizzano un incontro con i cittadini allo scopo di fornire l’occasione di incontrare i responsabili del Sistema Idrico approfondendo in pubblico dibattito le criticità del servizio sia dal punto di vista gestionale sia da quello normativo tenendo presente le varie prospettive future. Sarà un incontro informale sulla gestione dell'acqua intesa come un bene comune, un diritto universale che non può essere negato. La richiesta di rendere pubblico il servizio è generalizzata, ma gli ostacoli relativi sono molto difficili da superare. Sotto esame anche la proposta di legge 2212, già approvata dalla Camera ma che presenta varie criticità, il Decreto che regolamenta la morosità e relativi distacchi, le modifiche ipotizzate alle EATO, il subentro di ACEA come socio privato. L’incontro avrà luogo a Latina, Circolo Cittadino, venerdì 11 novembre 2016 dalle ore 16.30 alle ore 19.30. Sono invitati l’Autorità Sistema Idrico, la Presidente dell’Eato, i Sindaci, il Garante Regionale, la Segreteria Tecnica, Acqualatina, i parlamentari pontini, organizzazioni rappresentative di cittadini, i Comitati civici, esperti del settore.
Info: Massimo Cusumano 338.1662399
Consulta Provinciale Utenti e Consumatori Latina OTUC Organismo Tutela Consumatori ATO4 Latina
Antonio Bottoni Antonio Villano
Presidente Presidente
 
24/10/2016 17:15
``Informaturisti
Associazione Tutela Consumatori - Lega Consumatori Lazio
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Sei qui: HomeArea Stampa ComunicatiProgetto Informaturisti"Informaturisti": per un turismo ecosostenibile e responsabile
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"Informaturisti": per un turismo ecosostenibile e responsabile
Turismo ecosostenibile e responsabile nel Lazio
Il Progetto INFORMATURISTI nasce con lo scopo di organizzare per la prima volta una mappatura delle attività, delle strutture e dei servizi relativi al turismo ecosostenibile e responsabile presenti nella regione Lazio offrendo tutela ai turisti/consumatori in visita nel territorio.

www.informaturisti.it

Cos'è Informaturisti
Tutto quello che c'è da sapere sul progetto "Informaturisti": dati, finalità, organizzazione e obiettivi.

News e Approfondimenti
Presentato a Latina il progetto InformaTuristi
A lezione di "ecosostenibilitá" nell'Istituto Alberghiero "Angelo Celletti" Formia
InformaTuristi: certifica la tua struttura ricettiva ecosostenibile
Turismo: in Italia è sempre più eco e sempre più sostenibile
L'ape di "Informaturisti" nuova icona del turismo ecosostenibile nel Lazio
 
27/07/2016 11:23
``L'ape di "Informaturisti" nuova icona del turismo ecosostenibile nel Lazio

Turismo, ecosostenibilità e diritti: sono questi i tre elementi fondamentali su cui si fonda il progetto "Informaturisti" presentato giovedì 14 luglio 2016 da Lega Consumatori Lazio, Assoutenti Lazio e CODICI Lazio presso il Forum delle Associazioni Familiari.

L'obiettivo dell'iniziativa è quello di favorire la crescita nel Lazio del turismo ecosostenibile e responsabile. Dal rispetto dell'ambiente alla legalità, quindi, dai consigli per i viaggiatori alla tutela in caso di disservizi e violazioni, il Green Tourism dovà essere la linea guida per il futuro. In questo senso, nell'ambito del progetto "Informaturisti", sarà ceramente importante l'attività di promozione e di sensibilizzazione nei confronti dei giovani e degli operatori settore che saranno i principali attori della nuova cultura ispirata ad un "Viaggio Lento" attento all'ambiente.

Lega Consumatori Lazio, Assoutenti Lazio e CODICI Lazio, dunque, attraverso questa idea intendono rivolgersi ad un pubblico, diverso sì per età e interessi, ma accomunato da un forte interesse per il rispetto dell'ambiente. Anche per questo motivi è stata scelta un'ape come simbolo del progetto.

L'ape, del resto, è uno degli animali più conosciuti soprattutto dai bambini. E' sinonimo di ecosostenibilità, di qualità ambientale, ma anche di viaggio visto il suo incessante volo di fiore in fiore. Può parlare tutte le lingue a persone di tutte le età, può diventare un fumetto, un emoticon, un gadget e tanto altro. L'ape, insomma, deve diventare da qui ai prossimi anni una vera e propria icona simbolo e testimonial del turismo ecosostenibile e responsabile del Lazio.

La figura dell'Ape è fondamentale anche dal punto di vista di comunicazione in inglese, visto che la traduzione è Bee, termine molto vicino e assonante a "to be": essere. Riprendendo il dilemma di Amleto, sempre per restare in tema anglosassone, il progetto "Informaturisti" vuole portare i viaggiatori e gli operatori del settore del Lazio a chiedersi se "Essere un'Ape o Non Essere" o meglio "Essere o Non Essere un Escursionista Ecosostenibile?".

L'icona dell'ape, simbolo del progetto, sarà presente in tutte le strutture che aderiscono all'iniziativa e che soprattutto garantiscono tutte le norme in fatto di Ecosostenibilità
 
27/07/2016 11:13
Agenzia delle Entrate più "social" e più vicina ai cittadini con la nuova pagina Facebook

L'utilizzo dei cosiddetti social network ed in particolare di Facebook ha raggiunto ormai livelli altissimi. Non soltanto i privati, ma anche le aziende, le attività commerciali e gli enti pubblici ne fanno uso per comunicare costantemente con il proprio pubblico.
E' anche per questo motivo, dunque, che di recente l'Agenzia delle Entrate ha deciso di creare una propria pagina Facebook. Si tratta di un passo importante che ha lo scopo, soprattutto, di avvicinare l'ente che si occupa di fisco e tributi ai cittadini. Di instaurare, quindi, in modo diretto e sicuramente più informale, un vero e proprio dialogo tra contribuenti e Fisco.

In particolare, per l'apertura di questo sportello online attraverso Facebook, l'Agenzie delle Entrate ha deciso di dare uno spazio primario ad un tema di grande attualità come quello del pagamento del Canone Rai in bolletta.
E' possibile, quindi, attraverso una conversazione privata (tramite Messenger) richiedere tutte le informazioni necessarie sull'argomento. L'Agenzia delle Entrate risponderà entro 24 ore, o in casi particolarmente complessi entro 5 giorni dalla richiesta.


Oltre alla questione del canone Rai in bolletta, nel corso del tempo l'assistenza sarà dedicata anche agli altri temi di grande attualità e in generale alle richieste che verranno dai cittadini stessi.
Cittadini, la cui privacy verrà certamente salvaguardata visto che non verrà richiesto alcun dato personale. Le informazioni scambiate non saranno rese pubbliche ma verranno utilizzate solo allo scopo di informare i cittadini sulle novità in tema di Fisco. Attraverso la pagina Facebook. insomma, l'Agenzie delle Entrate intende soprattutto instaurare un canale di dialogo e un rapporto di vicinanza con il contribuente che fino a questo momento non sempre c'è stato.
 
27/07/2016 11:12
``Rimborso obbligazionisti banche liquidate: sul sito del Fondo Interbancario il modulo per la richiesta

Dopo diverse settimane di attesa arrivano finalmente importanti novità sulla questione dei rimborsi per i titolari delle obbligazioni subordinate delle quattro banche liquidate nel novembre scorso (Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFe).

Sul sito web del Fondo Interbancario, infatti, (www.fitd.it) é possibile scaricare il modulo per il rimborso. Rimborso forfettario che arriverà ad un massimo dell'80% di quanto è stato perduto.

I risparmiatori di Banca Etruria e delle altre tre banche liquidate avranno 6 mesi di tempo per inviare la richiesta di rimborso mentre il Fondo Interbancario avrà un periodo di 60 giorni per valutare e procedere alla liquidazione di ogni singola pratica. Nei prossimi giorni, inoltre, verranno pubblicati nel dettaglio tutti criteri attraverso i quali si valuteranno le singole richieste di rimborso.

Sarà possibile seguire l'iter della propria richiesta in ogni momento accedendo all'Area Riservta del sito del Fondo Interbancario.


Come effettuare la richiesta di rimborso per liquidazione delle obbligazioni subordinate
Dopo averlo scaricato dal sito del Fondo Interbancario, il modulo richiesta di rimborso per la liquidazione delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFe, può essere inviato tramite il sito stesso oppure per posta raccomandata (destinatario la gestione del Fondo di Solidarietà del Fondo Interbancario) oppure ancora tramite posta elettronica certificata all'indirizzo fondo.solidarieta@legalmail.it.

Insieme al modulo per la richiesta di rimborso, che si chiama "Modulo standard di richiesta di indennizzo forfettario", devono essere presentati oltre al documento d'identità anche una serie di altri documenti fra cui: il contratto d'acquisto delle obbligazioni, i moduli di sottoscrizione, l'attestazione degli ordini eseguiti e una dichiarazione di consistenza del patrimonio immobiliare.

Qualora il risparmiatore si rivolga ad un'associazione di consumatori (tra cui Lega Consumatori) per lo svolgimento dell'iter di rimborso, è necessario allegare anche la copia del mandato conferito.
 
06/07/2016 09:53
``L’AUTORITA’ PER L’ENERGIA DEVE TUTELARE IL CITTADINO CONSUMATORE E NON TANTO IL MERCATO E LA BUROCRAZIA
L’AUTORITA’ PER L’ENERGIA DEVE TUTELARE IL CITTADINO CONSUMATORE E NON TANTO IL MERCATO E LA BUROCRAZIA
Il forte intervento del nostro Responsabile Nazionale del progetto Acqua Bene Comune e il suo esito positivo
Il Consigliere Nazionale incaricato per l’energia idrica e progetto acqua bene comune nella Direzione Na-zionale Lega Consumatori Antonio Villano ha partecipato alla consultazione della Autorità sulla Delibera 655 sui servizio idrico integrato prendendo posizione e facendo proposte.
Ecco il suo Report.
Il giorno 14 aprile 2016, alle ore 10.30 presso gli Uffici dell’Autorità di Milano, in piazza Cavour 5 si è svol-ta una riunione per i chiarimenti riguardo alle modalità applicative di alcune disposizioni contenute nella deliberazione 655, “ applicazione degli obblighi e degli standard riguardanti lo sportello fisico, con partico-lare riferimento alla diffusione, all’orario di apertura e al monitoraggio degli standard per gli sportelli ulte-riori (rispetto allo sportello provinciale) e per gli sportelli partecipati presso gli uffici degli enti pubblici.
Tale delibera all’art. 52 all'art.52 afferma di tenere aperto almeno uno sportello in ogni provincia rispet-tando l'orario di almeno otto ore tutti i giorni e di 4 ore il sabato.
Questa misura minimale poteva avere un forte effetto penalizzante in quanto costituiva lo stimolo per ri-durre anche drasticamente la rete degli sportelli a disposizione degli utenti.
Convinto di tale possibile effetto ho duramente contestato la delibera ed ho proposto modifiche atte a mi-gliorare il servizio da parte dei gestori del s.i.i..
Ho sostenuto che in quelle realtà dove il servizio già funziona in modo ottimale di far rimanere gli sportelli con gli stessi e intervenire invece nelle realtà dove il servizio palesa carenze oggettive . Ora a distanza di qualche settimana le nostre contestazioni hanno sortito effetti positivi e il 5 maggio l'autorità con delibera 217 all'Articolo 1 ha apportato integrazioni alla deliberazione 655/2015/R/IDR, nello specifico L’Articolo 52 dell’Allegato A alla deliberazione 655/2015/R/IDR è integrato con i seguenti commi: “52.5 Gli Enti di governo dell’ambito competenti per il relativo territorio, d’intesa con il gestore e le As-sociazioni dei consumatori, possono presentare motivata istanza di deroga dal rispetto degli obblighi concernenti l’orario minimo di apertura degli sportelli provinciali di cui ai precedenti commi 52.3 e 52.4”.
“52.6 Nel caso in cui l’Autorità accolga l’istanza di cui al precedente comma 52.5 lo sportello deve comun-que rispettare gli standard di qualità di cui ai successivi articoli 53 e 68 .”
RITENGO ESTREMAMENTE SIGNIFICATIVO ED IMPORTANTE QUANTO VIENE DETTO ALL'ART.1 DELLA DELI-BERA 217 OVVERO CHE LE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI D'INTESA CON L'ATO E IL GESTORE POSSONO AVANZARE PROPOSTE MIGLIORATIVE DI APERTURA DI NUOVI SEDI CON ORARI DIVERSI DA QUELLI PROPO-STI DALLA 655.
Ora in qualità di componente la Direzione Nazionale della Lega Consumatori, responsabile del Progetto. Acqua Bene comune, mi rivolgo alle nostre sedi perché prendano l’iniziativa presso i loro ATO di apparte-nenza per esercitare il nostro DIRITTO DI PROPORRE COME RAPPRESENTANTI DEI CONSUMATORI INSIEME ALL'ATO E AL GESTORE LA FLESSIBILITA' DI DECIDERE IL NUMERO DEGLI SPORTELLI CON IL RELATIVO ORA-RIO DA METTERE A DISPOSIZIONE DEI CONSUMATORI.
Antonio Villano
 
15/06/2016 17:26
Via libera dell' Autorità per l’Energia per sostituzione contatori Enel

L’ Autorità per l’Energia ha dato il via libera all’Enel per sostituire i contatori digitali con altri contatori digitali, ma della stessa generazione. Sono circa trenta milioni le abitazioni interessate. Le caratteristiche del nuovo contatore 2G versione 2.0 prevedono la rilevazione del consumo ogni 15 minuti e consentono letture via web con scarto temporale di 24-30 ore utilizzando però ancora la rete elettrica per farlo. Sono quindi modelli più evoluti, ma comunque tradizionali in linea con quelli già installati a partire dal 2001 che dovranno essere dismessi entro il 2017. Il tutto per rendere fruibile il servizio soprattutto nelle letture effettive, promessa però già fatta e non mantenuta con i vecchi contatori che dovevano svolgere la stessa funzione. La storia dovrebbe insegnare, ma non lo fa. Siamo alle solite: costo dell’operazione di circa trenta miliardi con costo approssimativo tra i 70€ e i 110€ circa a contatore a carico del consumatore. Monopolio Enel per l’impianto. Proprio in vista di una ulteriore evoluzione verso la versione 2.1 che dovrebbe invece dialogare con tecnologie avanzate come cellulari e diversi apparati digitali con invio di letture effettive in tempo reale su fibra e tecnologia wireless e non su cavi elettrici, è stato riunito un collegio guidato proprio da Guido Pier Paolo Bortoni (Presidente dell'Autorità per l'Energia). Il quale, dopo aver autorizzato l’Enel per l’attuazione del cambio dei contatori versione 2.0, si è riservato di riaggiornare la valutazione degli stessi in vista di nuove tecnologie alle quali adeguare il sistema di rilevazione. Una valutazione che non ha tempistiche certe, se non quella di riesaminare il tutto entro la data di scadenza del collegio stesso, cioè prima della scadenza del suo mandato nel 2018. Prima di allora cioè saremo costretti in realtà a fare i conti con la stessa tecnologia che abbiamo oggi: i cavi elettrici e non la fibra o il wireless. Ma l’autorizzazione al cambio ha l’effetto di sollecitare un’operazione congiunta del gruppo Enel assieme a Wind e Vodafone per presentare un piano per allargare la banda larga ed estendere la fibra. Incontri in tal senso ci sono stati anche con Fastweb e la Olivetti. Come a dire, intanto cambiamo i contatori installati nel 2001, pur sapendo che non ci sono ancora le tecnologie giuste per installare una versione supertecnologica 2.1, e se riusciamo entro il 2018 ad estendere la fibra, possiamo intervenire nuovamente per metterci le mani su. Ricordiamo che i costi gravano sul consumatore e che probabilmente anche questa volta, a dispetto delle promesse, ci saranno ancora le fatidiche letture stimate, origine principale di disagi e sovra stime che producono super conguagli e reclami. L’Autorità, nonostante la storia dovrebbe insegnare, ha autorizzato questo cambio quasi alle stesse condizioni sia rispetto al monopolio di distribuzione sia rispetto alla tecnologia impiegata, e sempre, repetita iuvant, con i soldi dei consumatori. Per ulteriori informazioni ed eventuali consulenze scrivere a conciliazioni@legaconsumatorilazio.it
 
15/06/2016 17:24
``L’utilizzo dell’olio di palma e i rischi per la salute.

Si parla di olio di palma e dei suoi rischi per la salute da molto tempo ormai. Molte marche si sono affrettate a specificarne l’assenza mettendo in bella vista la scritta “senza olio di palma” su confezioni di merende, biscotti, snack vari. La letteratura scientifica sull’argomento è molto più tecnica e cauta: la pericolosità dell’olio di palma sembrerebbe legata soprattutto alla eccessiva presenza di grassi saturi (siamo nell’ordine del 50%) e alla tossicità di alcune sostanze che si sprigionano durante il processo di raffinazione come conferma l’Efsa, acronimo di European Food Safety Authority . Così infatti si esprime anche Marco Silano, direttore del Reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità. «Queste sostanze, se eccessive, aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, perché abbassano il colesterolo buono nel sangue e aumentano il cattivo. Un processo inverso a quello attuato dai grassi polinsaturi e monoinsaturi che costituiscono l’olio extravergine d’oliva». Ma c’è un allarmismo generale e diffuso che ne demonizza l’uso industriale. L’olio di palma infatti sembrerebbe adatto agli usi alimentari in quanto essendo quasi insapore non altera il gusto degli alimenti, è ricco di grassi saturi e soprattutto costa meno rispetto ad altri oli da alimentazione. Innegabili risultano essere però i rischi per l’ambiente. Proprio per il suo largo impiego alimentare l’importazione è aumentata del 19% negli ultimi anni (dati Coldiretti), suscitando un allarme ambientale: nel solo Sudest asiatico (in particolare in Indonesia e Malesia), 250.000 chilometri quadrati di ecosistema sono stati dati alle fiamme e trasformati in piantagioni di palme. Le conseguenze sono tutte connesse con la distruzione dell’habitat di numerose specie vegetali e animali, come l’orango, abbattendo le foreste tropicali per far spazio alle nuove piantagioni di monocoltura di palme; l’impennata dei gas serra; lo stravolgimento dell’assetto idrogeologico. Forse proprio per questi motivi ambientali si critica l’olio calcando la mano sui motivi nutrizionali. Rimane il fatto che una concentrazione così elevata di grassi saturi non si consiglia ad un adulto, figuriamoci ad un bambino o peggio ad un neonato. Non tutti sanno infatti che l’olio di palma è presente anche nel latte artificiale che si somministra ai neonati. Non tutte le aziende lo hanno tolto dai loro ingredienti anzi, per alcune aziende è addirittura il secondo ingrediente dopo il principale. Per conoscere i prodotti che utilizzano olio di palma nel latte artificiale clicca qui; per sapere i pochi prodotti che invece non lo utilizzano clicca qui.
 
15/06/2016 17:23
Conciliazione obbligatoria dal 2017 per controversie energia (elettrica e gas).




L’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Servizio Idrico Integrato (AEEGSII) informa che da gennaio 2017 i clienti di energia elettrica e gas, domestici e non, inclusi anche i prosumers (ovvero chi produce e consuma energia), in caso di controversie legate a problemi di energia elettrica, gas e acqua, in via extragiudiziale, possono attivare varie forme di procedure ADR (Risoluzione Alternativa della Disputa), cioè quelle regolate dai Protocolli di Conciliazione Paritetica presso gli esercenti che li hanno sottoscritti, e quelle presso le Camere di Commercio, oppure la Conciliazione attivabile presso la stessa Autorità. Si tratta tuttavia di due itinerari alternativi, che, una volta avviati, non consentono sovrapposizioni. Infatti una volta esperito e fallito quello della Conciliazione Paritetica presso i vari Esercenti che l’hanno sottoscritta, o quello presso le Camere di Commercio, ci si può rivolgere soltanto alla giustizia ordinaria, e non a quella dell’Autorità. Così come una volta esperita e fallita quella con l’Autorità, resta solo il ricorso alla giustizia ordinaria, con il verbale di mancato accordo. Per quanto riguarda l’accesso alla Conciliazione presso l’Autorità, condizione indispensabile è di aver scritto prima un reclamo contro i disservizi dell’Esercente. Se si ottiene una risposta parziale o non soddisfacente, si può attivare la procedura, entro il termine di massimo 1 anno dall'invio del reclamo. Se invece al reclamo non viene data risposta, si può attivare la procedura conciliativa dopo soli 50 giorni dall'invio. Gli esercenti, dal canto loro, saranno obbligati a parteciparvi. L'incontro conciliativo dovrà avvenire entro 30 giorni dalla richiesta di attivazione e non prima comunque di 10 giorni dalla relativa comunicazione alle parti. Viene considerato in ogni caso “tentativo di conciliazione” il primo incontro fissato davanti al conciliatore, anche se si concludesse con un mancato accordo o con la mancata comparizione della controparte, fermo restando eventuali procedimenti sanzionatori nei confronti dell'esercente inadempiente. La conciliazione inoltre non blocca eventuali provvedimenti giudiziari urgenti e cautelari da parte del giudice in favore del cliente. Inoltre si avranno tempi più rapidi se la fornitura risulta sospesa, quando in essere vi sia già una fattura contestata con reclamo inviato tempestivamente nei termini. In tal caso la fissazione del primo incontro dovrà avvenire entro 15 giorni dalla richiesta anziché 30 e non prima di 5 dalla comunicazione alle parti anziché 10. In questo caso la parte non potrà chiedere un rinvio dell'incontro, facoltà invece possibile nei casi standard.
 
15/06/2016 17:23
Conciliazione obbligatoria dal 2017 per controversie energia (elettrica e gas).




L’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Servizio Idrico Integrato (AEEGSII) informa che da gennaio 2017 i clienti di energia elettrica e gas, domestici e non, inclusi anche i prosumers (ovvero chi produce e consuma energia), in caso di controversie legate a problemi di energia elettrica, gas e acqua, in via extragiudiziale, possono attivare varie forme di procedure ADR (Risoluzione Alternativa della Disputa), cioè quelle regolate dai Protocolli di Conciliazione Paritetica presso gli esercenti che li hanno sottoscritti, e quelle presso le Camere di Commercio, oppure la Conciliazione attivabile presso la stessa Autorità. Si tratta tuttavia di due itinerari alternativi, che, una volta avviati, non consentono sovrapposizioni. Infatti una volta esperito e fallito quello della Conciliazione Paritetica presso i vari Esercenti che l’hanno sottoscritta, o quello presso le Camere di Commercio, ci si può rivolgere soltanto alla giustizia ordinaria, e non a quella dell’Autorità. Così come una volta esperita e fallita quella con l’Autorità, resta solo il ricorso alla giustizia ordinaria, con il verbale di mancato accordo. Per quanto riguarda l’accesso alla Conciliazione presso l’Autorità, condizione indispensabile è di aver scritto prima un reclamo contro i disservizi dell’Esercente. Se si ottiene una risposta parziale o non soddisfacente, si può attivare la procedura, entro il termine di massimo 1 anno dall'invio del reclamo. Se invece al reclamo non viene data risposta, si può attivare la procedura conciliativa dopo soli 50 giorni dall'invio. Gli esercenti, dal canto loro, saranno obbligati a parteciparvi. L'incontro conciliativo dovrà avvenire entro 30 giorni dalla richiesta di attivazione e non prima comunque di 10 giorni dalla relativa comunicazione alle parti. Viene considerato in ogni caso “tentativo di conciliazione” il primo incontro fissato davanti al conciliatore, anche se si concludesse con un mancato accordo o con la mancata comparizione della controparte, fermo restando eventuali procedimenti sanzionatori nei confronti dell'esercente inadempiente. La conciliazione inoltre non blocca eventuali provvedimenti giudiziari urgenti e cautelari da parte del giudice in favore del cliente. Inoltre si avranno tempi più rapidi se la fornitura risulta sospesa, quando in essere vi sia già una fattura contestata con reclamo inviato tempestivamente nei termini. In tal caso la fissazione del primo incontro dovrà avvenire entro 15 giorni dalla richiesta anziché 30 e non prima di 5 dalla comunicazione alle parti anziché 10. In questo caso la parte non potrà chiedere un rinvio dell'incontro, facoltà invece possibile nei casi standard.
 
10/05/2016 11:46
TTIP: apertura dei mercati o salute?

Si continua a parlare del TTIP. Noi avevamo già trattato il tema nel suo complesso nell’ articolo n°55 del 14/12/2015 al quale si rimanda per un’idea generale. Adesso affrontiamo gli sviluppi più recenti che sono di ordine politico e alimentare. Da un lato Italia, Spagna e Francia spingono per un accordo che effettivamente dia libero accesso ai mercati americani che dal canto loro non vogliono rinunciare alla norma che li tutela: il “buy amercan” ovvero l’obbligatorietà di utilizzare almeno il 50% dei prodotti americani per ogni appalto pubblico. Per esempio, se un’impresa europea dovesse vincere l’appalto per costruire un’autostrada, dovrebbe utilizzare solo cemento americano. L’altro nodo spinoso è costituito dalle norme in materia di alimentazione. Per fare solo un altro esempio: la produzione di carne di maiale europea non solo è il doppio di quella americana, ma ha delle regole più severe soprattutto sul benessere degli animali. I maiali “made in USA” sono trattati tra il 60% e l’80% con un ormone, la ractopamina, vietato nella Unione Europea proprio per gli effetti negativi sul sistema endocrino umano. A ciò aggiungiamo il forte rischio di vedere scomparire i marchi DOP e DOC: la proposta USA infatti prevede la tutela di 200 marchi, mentre in Europa se ne preservano oltre 1500. I leak pubblicati da Greenpeace puntano anche su un altro tema spinoso: l’ambiente. Non vi è nessun accenno alla tutela ambientale, presente peraltro in precedenti accordi sul commercio né alla protezione del clima. Il TTIP non è neanche una forma di rilancio dell’economia europea e nello specifico di quella italiana in quanto se è vero che 2/3 delle nostre aziende esportano in USA, quelle che lo fanno tuttavia esportano pochissimo. Allora per quale motivo dovremmo essere interessati ad un accordo che immetta nel nostro mercato ormoni vietati e prodotti OGM? E fino a che punto gli Stati Uniti si spingeranno per avere la meglio sull’Europa? Chi la spunterà: le Multinazionali o la comunità civile? I primi timidi “no “sembra siano stati detti da Francia, Italia e Germania. Così si esprime infatti Hollande: "non siamo per un libero scambio senza regole. Mai accetteremo la messa in discussione dei principi essenziali per la nostra agricoltura, la nostra cultura, per la reciprocità all'accesso dei mercati pubblici". Bisogna solo capire se è una presa di posizione oppure una mossa politica. Più pratico il vice-cancelliere e ministro dell'Economia tedesco Sigmar Gabriel : "Gli Usa devono essere pronti a mettere al centro della questione il motivo per cui un tale trattato si firma, l'apertura dei mercati". Lo spiraglio c’è se gli USA cedono su questo punto. Paolo De Castro, già ministro delle Politiche agricole aggiunge: "Il Parlamento europeo non accetterebbe un accordo al ribasso, per l'Italia l'intesa sull'agricoltura sarebbe importantissima, soprattutto per contrastare il fenomeno dell'italian sounding”( ndr: cioè la vendita negli USA di prodotti che portano nomi di marchi che suonano italiani ma che non sono prodotti in Italia). Basti pensare che negli Usa nove prodotti su dieci venduti come italiani in realtà non lo sono. Ma se pure riuscissimo ad ottenere profitto dall’apertura dei mercati, potrebbe mai questo avvenire importando OGM ed ormoni vietati e per il clima e l’ambiente? E dovremmo poi accontentarci di fare tanti altri inutili summit di circostanza? Mentre dovremmo assistere ad un ulteriore attacco alla nostra salute anche da parte delle Multinazionali americane? Riteniamo che siano sufficienti quelli alla nostra salute che già ci arrivano da varie parti nel nostro continente e da cui dobbiamo continuamente difenderci!
Ufficio Stampa Lega Consumatori Lazio
 
10/05/2016 11:39
``Via libera dell' Autorità per l’Energia per sostituzione contatori Enel

L’ Autorità per l’Energia ha dato il via libera all’Enel per sostituire i contatori digitali con altri contatori digitali, ma della stessa generazione. Sono circa trenta milioni le abitazioni interessate. Le caratteristiche del nuovo contatore 2G versione 2.0 prevedono la rilevazione del consumo ogni 15 minuti e consentono letture via web con scarto temporale di 24-30 ore utilizzando però ancora la rete elettrica per farlo. Sono quindi modelli più evoluti, ma comunque tradizionali in linea con quelli già installati a partire dal 2001 che dovranno essere dismessi entro il 2017. Il tutto per rendere fruibile il servizio soprattutto nelle letture effettive, promessa però già fatta e non mantenuta con i vecchi contatori che dovevano svolgere la stessa funzione. La storia dovrebbe insegnare, ma non lo fa. Siamo alle solite: costo dell’operazione di circa trenta miliardi con costo approssimativo tra i 70€ e i 110€ circa a contatore a carico del consumatore. Monopolio Enel per l’impianto. Proprio in vista di una ulteriore evoluzione verso la versione 2.1 che dovrebbe invece dialogare con tecnologie avanzate come cellulari e diversi apparati digitali con invio di letture effettive in tempo reale su fibra e tecnologia wireless e non su cavi elettrici, è stato riunito un collegio guidato proprio da Guido Pier Paolo Bortoni (Presidente dell'Autorità per l'Energia). Il quale, dopo aver autorizzato l’Enel per l’attuazione del cambio dei contatori versione 2.0, si è riservato di riaggiornare la valutazione degli stessi in vista di nuove tecnologie alle quali adeguare il sistema di rilevazione. Una valutazione che non ha tempistiche certe, se non quella di riesaminare il tutto entro la data di scadenza del collegio stesso, cioè prima della scadenza del suo mandato nel 2018. Prima di allora cioè saremo costretti in realtà a fare i conti con la stessa tecnologia che abbiamo oggi: i cavi elettrici e non la fibra o il wireless. Ma l’autorizzazione al cambio ha l’effetto di sollecitare un’operazione congiunta del gruppo Enel assieme a Wind e Vodafone per presentare un piano per allargare la banda larga ed estendere la fibra. Incontri in tal senso ci sono stati anche con Fastweb e la Olivetti. Come a dire, intanto cambiamo i contatori installati nel 2001, pur sapendo che non ci sono ancora le tecnologie giuste per installare una versione supertecnologica 2.1, e se riusciamo entro il 2018 ad estendere la fibra, possiamo intervenire nuovamente per metterci le mani su. Ricordiamo che i costi gravano sul consumatore e che probabilmente anche questa volta, a dispetto delle promesse, ci saranno ancora le fatidiche letture stimate, origine principale di disagi e sovra stime che producono super conguagli e reclami. L’Autorità, nonostante la storia dovrebbe insegnare, ha autorizzato questo cambio quasi alle stesse condizioni sia rispetto al monopolio di distribuzione sia rispetto alla tecnologia impiegata, e sempre, repetita iuvant, con i soldi dei consumatori.
 
29/03/2016 18:21
Canone Rai 2016: come pagare e non pagare

Abbonamento TV: chiarimenti contro errori, luoghi comuni e false informazioni sul pagamento del canone Rai in bolletta per l’anno 2016.

Abbonamento TV, imposta sulla televisione o canone Rai: comunque lo vogliamo chiamare, la storia inizia con il Regio Decreto 1938 [1]. E lì si ferma: perché – caso forse unico nella storia del nostro Paese – la legge che regola la tassa sulla detenzione della tv, oltre a essere una tra le più vecchie dell’ordinamento italiano, è anche una delle poche mai toccate dal legislatore. Questo, almeno, fino alla legge di Stabilità 2016. Che, in verità, non ha cambiato l’imposta in sé, i soggetti passivi o le condizioni di pagamento (ciò che, nel diritto tributario, viene comunemente detto “presupposto d’imposta”). A mutare sono esclusivamente le modalità di riscossione (che, solo per alcuni contribuenti, non avverranno più tramite bollettino e in un’unica soluzione, ma con addebito sulla bolletta della luce, in “dieci comode rate mensili” da 10 euro l’una, ripartite in 5 bollette bimestrali) e l’importo (solo per il 2016 sceso a 100,00 euro).
Tutto il resto – ed è bene sottolinearlo per quanto a breve si dirà – rimane invariato: stessi principi, dunque; stesse esenzioni; stessi soggetti obbligati; stesse conseguenze in caso di mancato versamento.
Ma allora, perché tutta questa confusione? Le ragioni sono diverse e quasi tutte dovute alla scarsa informazione nei confronti del cittadino.

Innanzitutto la Rai ha da sempre alimentato, con i suoi fuorvianti messaggi pubblicitari, la bufala dell’esistenza di un “canone”, da un lato usando tale impropria definizione (quasi si trattasse della controprestazione per un servizio reso dalla tv di Stato), dall’altro prevedendo concorsi a premi (ma avete mai visto l’Agenzia delle Entrate promettere una vincita a chi paghi l’IRPEF?).

A ciò si aggiunge anche il pasticcio creato dal recente messaggio congiunto Rai-Agenzia delle Entrate che, in una pessima lingua italiana, ha ancor di più gettato incertezze nei contribuenti.
Cerchiamo allora di chiarire tutti i punti essenziali della famosa imposta sulla televisione, per capire cosa cambia e cosa bisogna fare a partire da quest’anno. Ma, prima di tutto, alcune fondamentali premesse.


Non è un canone
Innanzitutto il Canone Rai non è un canone, ma una comunissima imposta. Le istituzioni farebbero bene a dargli un nome diverso.
Canone è tutto ciò che viene pagato a fronte di un servizio e che, pertanto, può essere evitato non usufruendo del servizio stesso. L’imposta, invece, è dovuta a prescindere dall’utilizzo che si fa di un determinato servizio (così si paga l’Irpef anche se il contribuente non utilizza una serie di servizi pubblici come le scuole o gli ospedali).

Il cosiddetto “Canone Rai” è solo un’imposta che non è collegata ad alcun servizio, tantomeno a quello della Rai, ma è subordinata a un altro presupposto: la detenzione di una televisione o di altro apparecchio capace di captare onde audio/video. Ragion per cui bisogna pagarla anche se la tv resta chiusa e conservata in soffitta, al pari dell’obbligo di versamento dell’imposta sulla casa che va comunque adempiuto qualora l’abitazione venga lasciata chiusa per un inverno intero.


Non è collegato alla Rai
La diretta conseguenza del precedente punto è che l’imposta non è collegata al servizio della Rai, e neanche alla visione di qualsiasi altra rete privata. L’imposta è dovuta sull’apparecchio in sé, inteso come bene fisico e materiale a condizione che sia collegato a uno strumento che la renda capace di ricevere frequenze audio/video. Ecco perché bisogna pagare tanto nell’ipotesi in cui si guardino solo i canali satellitari, via cavo, ecc., tanto nell’ipotesi in cui la TV serva solo per abbellire l’appartamento (sempre che sia collegata a un antenna o ad altro ricevitore di frequenze audio/video).
Quando si utilizza il computer e, in particolare, internet, per vedere i canali televisivi in streaming non bisogna pagare perché il pc non è collegato al sintonizzatore. Invece, se il video del computer è collegato a un’antenna di qualsiasi tipo, bisogna pagare il Canone Rai.


Non è un’imposta sul possesso
Altro equivoco ingenerato da sempre sul cittadino è il fatto che si tratti di un’imposta sul possesso della televisione. Non è così. Il presupposto è, invece, una situazione molto più precaria: la detenzione. La differenza non è un sofismo giuridico: si ha detenzione ogni volta in cui un soggetto si trovi, di fatto, a utilizzare un determinato bene proprio o altrui. Si pensi all’inquilino che abbia preso casa ammobiliata e dentro vi trovi la tv del padrone di casa: in tal caso il pagamento è dovuto dal conduttore e non dal locatore. Si pensi alla badante che presti servizio stabilmente dentro l’abitazione dell’assistito: anche lei dovrà corrispondere il canone Rai. Ed ancora, a pagare sono i conviventi, sebbene la Tv sia stata acquistata solo da uno di essi: ognuno di costoro dovrà versare un autonomo importo.


Non è vero che il bollettino scompare
Il comunicato congiunto Rai-Agenzia delle Entrate, pubblicato il 13 gennaio scorso, crea diversi equivoci. Sembra più uno spot pubblicitario che non un chiarimento. Eppure l’Agenzia delle Entrate sa essere particolarmente pignola e precisa quando vuole. Perché, questa volta, ha dimenticato l’utilizzo corretto della lingua italiana? Cerchiamo allora di fare le opportune precisazioni.

Il comunicato esordisce così:
“Niente più bollettini postali nelle case degli italiani. Pagare il canone tv è adesso facile come accendere la luce: dal 2016 il costo sarà incluso nella bolletta elettrica e sarà più conveniente”.

Attenzione: stiamo parlando di un’imposta e non di un servizio, per cui il pagamento non può essere più “conveniente” rispetto a un servizio alternativo. L’imposta è unica e non ha “concorrenti”. Perché allora utilizzare l’aggettivo “conveniente”? È la stessa logica di quando la Rai prospettava ricchi premi e cotillon a chi avesse pagato.

Il comunicato prosegue:
“Il canone è dovuto una sola volta, per ogni famiglia o per gruppo di persone residenti nella stessa casa”.

Anche questa affermazione è sbagliata. Il canone è dovuto una sola volta dalle persone che:

– risiedono nella stessa casa

– e a condizione che facciano parte dello stesso nucleo familiare.

Pertanto, se le persone non costituiscono lo stesso nucleo familiare o risiedono in luoghi diversi, devono pagare un canone distinto per ciascuno anche se hanno la stessa residenza e vedono la stessa tv. È il caso dei conviventi “more uxorio” (le cosiddette coppie di fatto) o gli studenti universitari che abbiano spostato la residenza nella nuova abitazione. Anche la badante, come detto, deve pagare il canone Rai.

Tali soggetti pagheranno:
– attraverso la bolletta elettrica, se hanno intestato il contratto della luce;
– con il bollettino postale, se non hanno intestato il contratto della luce.

È anche sbagliato affermare che “il canone è dovuto una sola volta per ogni famiglia”. Nel caso, infatti, di coniugi facenti parte della stessa famiglia, ma con residenze fissate in immobili diversi, è dovuto un pagamento autonomo per ciascuno di essi.

Proseguiamo nella lettura del comunicato:
“Per tutte le altre abitazioni non ci sarà inoltre alcun addebito”.

Questa espressione è eccessivamente generica. Sarebbe più corretto dire che “Per tutte le altre abitazioni, appartenenti allo stesso nucleo familiare, ove i membri abbiano la medesima residenza, non ci sarà alcun (altro) addebito oltre a quello che avviene con il contratto della luce sull’abitazione principale”.

Ed ancora:
“Il canone Rai è oggi più vantaggioso: l’importo per il 2016 è stato ridotto a 100 euro, diviso in rate e comincerà ad essere integrato nella bolletta elettrica di luglio.
Niente più bollettino da pagare entro il 31 gennaio: il canone verrà addebitato nella bolletta elettrica della casa di residenza a prescindere dalla persona a cui è intestata. Scompare anche il rischio di dimenticare il versamento e di incappare nelle sanzioni per il ritardato pagamento”.

Anche questa affermazione non è corretta. Già la lingua italiana imporrebbe di usare il soggetto. “Niente bollettino da pagare” è una frase impersonale, il che farebbe pensare – come tutte le volte in cui non c’è un soggetto – che gli interessati sono tutti i cittadini italiani. E invece non è così. Il bollettino resta, come detto, per tutti coloro che, non appartenenti allo stesso nucleo familiare di colui che già paga il canone con il contratto della luce, detengono una televisione. È sempre il caso dei conviventi.


2016: da quando si paga?
Anche qui c’è un profondo equivoco. Per chi riceverà l’addebito del canone con la bolletta della luce, il pagamento parte dal 1° luglio (per via della difficoltà ad aggiornare il sistema di pagamento già dal 1° gennaio; dal 2017, invece, il nuovo sistema sarà a regime e il canone sarà diviso in ragione delle bollette che arriveranno per l’energia elettrica). Per tutti gli altri, invece, stante l’assenza di norme diverse, deve ritenersi ancora in vigore l’obbligo di pagamento entro il 31 gennaio. Dunque, i conviventi e tutti coloro che non hanno un contratto della luce intestato, ma che detengono una televisione, dovranno utilizzare il vecchio sistema con il bollettino.


Chi paga il canone Rai?
È tenuto a pagare chi detiene un apparecchio adatto a ricevere le trasmissioni o comunque ha un’utenza elettrica nel suo luogo di “residenza anagrafica”: infatti, il semplice possesso del televisore, in questo caso, è presunto, salvo che l’interessato presenti, ogni anno, un’autocertificazione all’Agenzia delle Entrate, Ufficio Torino 1, in cui comunichi che, pur possedendo un contratto della luce, non detiene alcun televisore. In assenza di tale dichiarazione, il contribuente riceverà l’addebito in bolletta.


Come e quando si paga
Il pagamento avverrà in 10 rate uguali, insieme alla bolletta elettrica (dove gli importi saranno indicati a parte). Nel caso le bollette che arrivano in un anno siano meno di dieci (come capita spesso, infatti, ne arriva una a bimestre), le rate saranno addebitate sulla prima bolletta utile in arrivo. Non esiste più, quindi, una scadenza unica e uguale per tutti ma sarà variabile a seconda della politica seguita dal fornitore di energia elettrica.

Chi già paga la bolletta elettrica sul conto corrente bancario continuerà a farlo in automatico, compreso quindi il canone tv.


Controlli e sanzioni
Chi non paga solo l’importo del canone Rai nella bolletta non potrà vedersi tagliata la corrente elettrica, ma potrà essere oggetto di controllo fiscale, con applicazione di sanzioni pari a 5 volte l’importo del canone evaso. A tal fine verrà inviata la cartella di pagamento di Equitalia che ha prescrizione di 10 anni.
Restano comunque in vigore le vecchie norme, che prevedono, di base, la sanzione amministrativa da 200 a 600 euro per il 2016; ma se si paga prima che arrivi l’accertamento è solo il 20% del canone, quindi, per il 2016, 20 euro.


Se il canone è intestato al marito e il contratto della luce alla moglie (o viceversa)
In tal caso, il marito non riceverà più il bollettino, ma l’addebito del canone avverrà sulla bolletta intestata alla moglie, senza che sia necessaria alcuna comunicazione. Dunque se il marito non paga entro il 31 gennaio non sarà considerato evasore.


Se la famiglia ha una seconda casa
Per la seconda casa appartenente a una o più persone dello stesso nucleo familiare non avverrà l’addebito sulla bolletta della luce, in quanto la società elettrica sarà resa in grado, già all’atto di sottoscrizione del contratto, di sapere se l’utenza è destinata ad abitazione di residenza o meno.
Per formare una famiglia anagrafica servono la coabitazione e la dimora abituale nello stesso Comune.
È dovuto il pagamento del canone sulla seconda casa se uno dei membri della famiglia vi sposta la propria residenza. In tal caso, sarà quest’ultimo a pagare con la bolletta della luce.


Addio suggellamento
Scompare il suggellamento che, in passato, ha consentito a numerosi contribuenti di evitare il versamento del canone. Pertanto, chi non ha pagato negli anni scorsi per aver presentato la relativa dichiarazione, a partire da quest’anno dovrà pagare oppure dovrà completamente disfarsi dell’apparecchio.


Il mancato possesso della TV
Chi è intestatario di una utenza elettrica ma non ha la tv, può evitare il versamento automatico del canone in bolletta inviando un’autocertificazione allo sportello Sat dell’agenzia delle Entrate (le modalità saranno definite da un provvedimento direttoriale) dichiarando di non possedere l’apparecchio televisivo. La dichiarazione vale per l’anno di presentazione e va rifatta ogni anno.


Chi è esentato dal canone?
Non sono tenuti a versare il canone, per la Tv della casa di residenza, i contribuenti di età pari o superiore a 75 anni con un reddito proprio e del coniuge che non supera complessivamente 6.713,98 euro all’anno, senza conviventi. Una parte delle maggiori entrate del canone dovrebbe essere destinata, dal 2016 al 2018, a innalzare a 8mila euro la soglia di esenzione.


La TV usata come monitor
Chi usa l’apparecchio televisivo come monitor per il computer o solo per vedere videocassette o Dvd, deve pagare il canone. Infatti, l’obbligo di pagare deriva dalla detenzione dell’apparecchio televisivo. La sua destinazione a un uso diverso (visione di nastri, uso come terminale o come monitor per i videogiochi) non ne esclude l’adattabilità alla ricezione delle trasmissioni tv.


L’inquilino di casa arredata
L’inquilino che abita in un appartamento ammobiliato dove è presente una tv, deve pagare il canone, anche se l’apparecchio non è di sua proprietà ma è stato acquistato dal locatore. È lui, infatti, il «detentore» dell’apparecchio secondo la definizione di legge.


La tv via satellite
Deve pagare il canone anche chi ha un contratto per la visione di trasmissioni tramite satellite o via cavo. L’obbligo di pagare deriva dalla detenzione di uno o più apparecchi adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive. Dunque, anche chi non guarda mai la Rai, ma ad esempio guarda tv private o straniere, deve pagare il canone.


Il pagamento del canone speciale per il locale pubblico
Chi è titolare di un bar o di un ristorante e della relativa utenza elettrica, non pagherà il canone in bolletta. Infatti, la presunzione di possesso della Tv legata alla fornitura di energia elettrica si applica solo per le utenze domestiche. Tutti coloro che detengono una tv in locali o esercizi pubblici devono comunque pagare il canone speciale (ma non nella bolletta elettrica).
 
29/03/2016 18:21
Canone Rai 2016: come pagare e non pagare

Abbonamento TV: chiarimenti contro errori, luoghi comuni e false informazioni sul pagamento del canone Rai in bolletta per l’anno 2016.

Abbonamento TV, imposta sulla televisione o canone Rai: comunque lo vogliamo chiamare, la storia inizia con il Regio Decreto 1938 [1]. E lì si ferma: perché – caso forse unico nella storia del nostro Paese – la legge che regola la tassa sulla detenzione della tv, oltre a essere una tra le più vecchie dell’ordinamento italiano, è anche una delle poche mai toccate dal legislatore. Questo, almeno, fino alla legge di Stabilità 2016. Che, in verità, non ha cambiato l’imposta in sé, i soggetti passivi o le condizioni di pagamento (ciò che, nel diritto tributario, viene comunemente detto “presupposto d’imposta”). A mutare sono esclusivamente le modalità di riscossione (che, solo per alcuni contribuenti, non avverranno più tramite bollettino e in un’unica soluzione, ma con addebito sulla bolletta della luce, in “dieci comode rate mensili” da 10 euro l’una, ripartite in 5 bollette bimestrali) e l’importo (solo per il 2016 sceso a 100,00 euro).
Tutto il resto – ed è bene sottolinearlo per quanto a breve si dirà – rimane invariato: stessi principi, dunque; stesse esenzioni; stessi soggetti obbligati; stesse conseguenze in caso di mancato versamento.
Ma allora, perché tutta questa confusione? Le ragioni sono diverse e quasi tutte dovute alla scarsa informazione nei confronti del cittadino.

Innanzitutto la Rai ha da sempre alimentato, con i suoi fuorvianti messaggi pubblicitari, la bufala dell’esistenza di un “canone”, da un lato usando tale impropria definizione (quasi si trattasse della controprestazione per un servizio reso dalla tv di Stato), dall’altro prevedendo concorsi a premi (ma avete mai visto l’Agenzia delle Entrate promettere una vincita a chi paghi l’IRPEF?).

A ciò si aggiunge anche il pasticcio creato dal recente messaggio congiunto Rai-Agenzia delle Entrate che, in una pessima lingua italiana, ha ancor di più gettato incertezze nei contribuenti.
Cerchiamo allora di chiarire tutti i punti essenziali della famosa imposta sulla televisione, per capire cosa cambia e cosa bisogna fare a partire da quest’anno. Ma, prima di tutto, alcune fondamentali premesse.


Non è un canone
Innanzitutto il Canone Rai non è un canone, ma una comunissima imposta. Le istituzioni farebbero bene a dargli un nome diverso.
Canone è tutto ciò che viene pagato a fronte di un servizio e che, pertanto, può essere evitato non usufruendo del servizio stesso. L’imposta, invece, è dovuta a prescindere dall’utilizzo che si fa di un determinato servizio (così si paga l’Irpef anche se il contribuente non utilizza una serie di servizi pubblici come le scuole o gli ospedali).

Il cosiddetto “Canone Rai” è solo un’imposta che non è collegata ad alcun servizio, tantomeno a quello della Rai, ma è subordinata a un altro presupposto: la detenzione di una televisione o di altro apparecchio capace di captare onde audio/video. Ragion per cui bisogna pagarla anche se la tv resta chiusa e conservata in soffitta, al pari dell’obbligo di versamento dell’imposta sulla casa che va comunque adempiuto qualora l’abitazione venga lasciata chiusa per un inverno intero.


Non è collegato alla Rai
La diretta conseguenza del precedente punto è che l’imposta non è collegata al servizio della Rai, e neanche alla visione di qualsiasi altra rete privata. L’imposta è dovuta sull’apparecchio in sé, inteso come bene fisico e materiale a condizione che sia collegato a uno strumento che la renda capace di ricevere frequenze audio/video. Ecco perché bisogna pagare tanto nell’ipotesi in cui si guardino solo i canali satellitari, via cavo, ecc., tanto nell’ipotesi in cui la TV serva solo per abbellire l’appartamento (sempre che sia collegata a un antenna o ad altro ricevitore di frequenze audio/video).
Quando si utilizza il computer e, in particolare, internet, per vedere i canali televisivi in streaming non bisogna pagare perché il pc non è collegato al sintonizzatore. Invece, se il video del computer è collegato a un’antenna di qualsiasi tipo, bisogna pagare il Canone Rai.


Non è un’imposta sul possesso
Altro equivoco ingenerato da sempre sul cittadino è il fatto che si tratti di un’imposta sul possesso della televisione. Non è così. Il presupposto è, invece, una situazione molto più precaria: la detenzione. La differenza non è un sofismo giuridico: si ha detenzione ogni volta in cui un soggetto si trovi, di fatto, a utilizzare un determinato bene proprio o altrui. Si pensi all’inquilino che abbia preso casa ammobiliata e dentro vi trovi la tv del padrone di casa: in tal caso il pagamento è dovuto dal conduttore e non dal locatore. Si pensi alla badante che presti servizio stabilmente dentro l’abitazione dell’assistito: anche lei dovrà corrispondere il canone Rai. Ed ancora, a pagare sono i conviventi, sebbene la Tv sia stata acquistata solo da uno di essi: ognuno di costoro dovrà versare un autonomo importo.


Non è vero che il bollettino scompare
Il comunicato congiunto Rai-Agenzia delle Entrate, pubblicato il 13 gennaio scorso, crea diversi equivoci. Sembra più uno spot pubblicitario che non un chiarimento. Eppure l’Agenzia delle Entrate sa essere particolarmente pignola e precisa quando vuole. Perché, questa volta, ha dimenticato l’utilizzo corretto della lingua italiana? Cerchiamo allora di fare le opportune precisazioni.

Il comunicato esordisce così:
“Niente più bollettini postali nelle case degli italiani. Pagare il canone tv è adesso facile come accendere la luce: dal 2016 il costo sarà incluso nella bolletta elettrica e sarà più conveniente”.

Attenzione: stiamo parlando di un’imposta e non di un servizio, per cui il pagamento non può essere più “conveniente” rispetto a un servizio alternativo. L’imposta è unica e non ha “concorrenti”. Perché allora utilizzare l’aggettivo “conveniente”? È la stessa logica di quando la Rai prospettava ricchi premi e cotillon a chi avesse pagato.

Il comunicato prosegue:
“Il canone è dovuto una sola volta, per ogni famiglia o per gruppo di persone residenti nella stessa casa”.

Anche questa affermazione è sbagliata. Il canone è dovuto una sola volta dalle persone che:

– risiedono nella stessa casa

– e a condizione che facciano parte dello stesso nucleo familiare.

Pertanto, se le persone non costituiscono lo stesso nucleo familiare o risiedono in luoghi diversi, devono pagare un canone distinto per ciascuno anche se hanno la stessa residenza e vedono la stessa tv. È il caso dei conviventi “more uxorio” (le cosiddette coppie di fatto) o gli studenti universitari che abbiano spostato la residenza nella nuova abitazione. Anche la badante, come detto, deve pagare il canone Rai.

Tali soggetti pagheranno:
– attraverso la bolletta elettrica, se hanno intestato il contratto della luce;
– con il bollettino postale, se non hanno intestato il contratto della luce.

È anche sbagliato affermare che “il canone è dovuto una sola volta per ogni famiglia”. Nel caso, infatti, di coniugi facenti parte della stessa famiglia, ma con residenze fissate in immobili diversi, è dovuto un pagamento autonomo per ciascuno di essi.

Proseguiamo nella lettura del comunicato:
“Per tutte le altre abitazioni non ci sarà inoltre alcun addebito”.

Questa espressione è eccessivamente generica. Sarebbe più corretto dire che “Per tutte le altre abitazioni, appartenenti allo stesso nucleo familiare, ove i membri abbiano la medesima residenza, non ci sarà alcun (altro) addebito oltre a quello che avviene con il contratto della luce sull’abitazione principale”.

Ed ancora:
“Il canone Rai è oggi più vantaggioso: l’importo per il 2016 è stato ridotto a 100 euro, diviso in rate e comincerà ad essere integrato nella bolletta elettrica di luglio.
Niente più bollettino da pagare entro il 31 gennaio: il canone verrà addebitato nella bolletta elettrica della casa di residenza a prescindere dalla persona a cui è intestata. Scompare anche il rischio di dimenticare il versamento e di incappare nelle sanzioni per il ritardato pagamento”.

Anche questa affermazione non è corretta. Già la lingua italiana imporrebbe di usare il soggetto. “Niente bollettino da pagare” è una frase impersonale, il che farebbe pensare – come tutte le volte in cui non c’è un soggetto – che gli interessati sono tutti i cittadini italiani. E invece non è così. Il bollettino resta, come detto, per tutti coloro che, non appartenenti allo stesso nucleo familiare di colui che già paga il canone con il contratto della luce, detengono una televisione. È sempre il caso dei conviventi.


2016: da quando si paga?
Anche qui c’è un profondo equivoco. Per chi riceverà l’addebito del canone con la bolletta della luce, il pagamento parte dal 1° luglio (per via della difficoltà ad aggiornare il sistema di pagamento già dal 1° gennaio; dal 2017, invece, il nuovo sistema sarà a regime e il canone sarà diviso in ragione delle bollette che arriveranno per l’energia elettrica). Per tutti gli altri, invece, stante l’assenza di norme diverse, deve ritenersi ancora in vigore l’obbligo di pagamento entro il 31 gennaio. Dunque, i conviventi e tutti coloro che non hanno un contratto della luce intestato, ma che detengono una televisione, dovranno utilizzare il vecchio sistema con il bollettino.


Chi paga il canone Rai?
È tenuto a pagare chi detiene un apparecchio adatto a ricevere le trasmissioni o comunque ha un’utenza elettrica nel suo luogo di “residenza anagrafica”: infatti, il semplice possesso del televisore, in questo caso, è presunto, salvo che l’interessato presenti, ogni anno, un’autocertificazione all’Agenzia delle Entrate, Ufficio Torino 1, in cui comunichi che, pur possedendo un contratto della luce, non detiene alcun televisore. In assenza di tale dichiarazione, il contribuente riceverà l’addebito in bolletta.


Come e quando si paga
Il pagamento avverrà in 10 rate uguali, insieme alla bolletta elettrica (dove gli importi saranno indicati a parte). Nel caso le bollette che arrivano in un anno siano meno di dieci (come capita spesso, infatti, ne arriva una a bimestre), le rate saranno addebitate sulla prima bolletta utile in arrivo. Non esiste più, quindi, una scadenza unica e uguale per tutti ma sarà variabile a seconda della politica seguita dal fornitore di energia elettrica.

Chi già paga la bolletta elettrica sul conto corrente bancario continuerà a farlo in automatico, compreso quindi il canone tv.


Controlli e sanzioni
Chi non paga solo l’importo del canone Rai nella bolletta non potrà vedersi tagliata la corrente elettrica, ma potrà essere oggetto di controllo fiscale, con applicazione di sanzioni pari a 5 volte l’importo del canone evaso. A tal fine verrà inviata la cartella di pagamento di Equitalia che ha prescrizione di 10 anni.
Restano comunque in vigore le vecchie norme, che prevedono, di base, la sanzione amministrativa da 200 a 600 euro per il 2016; ma se si paga prima che arrivi l’accertamento è solo il 20% del canone, quindi, per il 2016, 20 euro.


Se il canone è intestato al marito e il contratto della luce alla moglie (o viceversa)
In tal caso, il marito non riceverà più il bollettino, ma l’addebito del canone avverrà sulla bolletta intestata alla moglie, senza che sia necessaria alcuna comunicazione. Dunque se il marito non paga entro il 31 gennaio non sarà considerato evasore.


Se la famiglia ha una seconda casa
Per la seconda casa appartenente a una o più persone dello stesso nucleo familiare non avverrà l’addebito sulla bolletta della luce, in quanto la società elettrica sarà resa in grado, già all’atto di sottoscrizione del contratto, di sapere se l’utenza è destinata ad abitazione di residenza o meno.
Per formare una famiglia anagrafica servono la coabitazione e la dimora abituale nello stesso Comune.
È dovuto il pagamento del canone sulla seconda casa se uno dei membri della famiglia vi sposta la propria residenza. In tal caso, sarà quest’ultimo a pagare con la bolletta della luce.


Addio suggellamento
Scompare il suggellamento che, in passato, ha consentito a numerosi contribuenti di evitare il versamento del canone. Pertanto, chi non ha pagato negli anni scorsi per aver presentato la relativa dichiarazione, a partire da quest’anno dovrà pagare oppure dovrà completamente disfarsi dell’apparecchio.


Il mancato possesso della TV
Chi è intestatario di una utenza elettrica ma non ha la tv, può evitare il versamento automatico del canone in bolletta inviando un’autocertificazione allo sportello Sat dell’agenzia delle Entrate (le modalità saranno definite da un provvedimento direttoriale) dichiarando di non possedere l’apparecchio televisivo. La dichiarazione vale per l’anno di presentazione e va rifatta ogni anno.


Chi è esentato dal canone?
Non sono tenuti a versare il canone, per la Tv della casa di residenza, i contribuenti di età pari o superiore a 75 anni con un reddito proprio e del coniuge che non supera complessivamente 6.713,98 euro all’anno, senza conviventi. Una parte delle maggiori entrate del canone dovrebbe essere destinata, dal 2016 al 2018, a innalzare a 8mila euro la soglia di esenzione.


La TV usata come monitor
Chi usa l’apparecchio televisivo come monitor per il computer o solo per vedere videocassette o Dvd, deve pagare il canone. Infatti, l’obbligo di pagare deriva dalla detenzione dell’apparecchio televisivo. La sua destinazione a un uso diverso (visione di nastri, uso come terminale o come monitor per i videogiochi) non ne esclude l’adattabilità alla ricezione delle trasmissioni tv.


L’inquilino di casa arredata
L’inquilino che abita in un appartamento ammobiliato dove è presente una tv, deve pagare il canone, anche se l’apparecchio non è di sua proprietà ma è stato acquistato dal locatore. È lui, infatti, il «detentore» dell’apparecchio secondo la definizione di legge.


La tv via satellite
Deve pagare il canone anche chi ha un contratto per la visione di trasmissioni tramite satellite o via cavo. L’obbligo di pagare deriva dalla detenzione di uno o più apparecchi adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive. Dunque, anche chi non guarda mai la Rai, ma ad esempio guarda tv private o straniere, deve pagare il canone.


Il pagamento del canone speciale per il locale pubblico
Chi è titolare di un bar o di un ristorante e della relativa utenza elettrica, non pagherà il canone in bolletta. Infatti, la presunzione di possesso della Tv legata alla fornitura di energia elettrica si applica solo per le utenze domestiche. Tutti coloro che detengono una tv in locali o esercizi pubblici devono comunque pagare il canone speciale (ma non nella bolletta elettrica).
 
29/03/2016 18:18
Per non pagare il canone Rai, autocertificazioni entro il 30 aprile

L’unico modo per non pagare il Canone Rai resta quello dell’autocertificazione di non possesso della televisione, che andrà inviata entro e non oltre il 30 aprile. Diversamente, almeno per l’anno in corso, il contribuente subirà l’addebito sulla bolletta della luce. Non solo: la comunicazione andrà ripetuta ogni anno, avendo valore solo per 365 giorni, sempre che, ovviamente, nel frattempo il dichiarante non abbia acquistato un apparecchio televisivo
Il chiarimento è stato fornito dalla stessa Agenzia delle Entrate mentre, in questi giorni, dovrebbe uscire il tanto atteso decreto che attuerà le nuove regole sul canone Rai introdotte dalla legge di Stabilità 2016 [1]. In buona sostanza, essendo stato ormai abolita la possibilità di disdire l’abbonamento tv tramite la pratica del suggellamento, gli unici contribuenti che non pagheranno (salve ovviamente i beneficiari dell’esenzione perché over 75 anni e con un reddito inferiore a 6.713,98 euro) saranno coloro che non posseggono un televisore, a patto però che lo comunichino all’Agenzia delle Entrate entro il 30 aprile. Il modello della dichiarazione di “non detenzione” dell’apparecchio non è stato ancora diffuso anche se quello precedente deve ritenersi, nel frattempo, ancora idoneo (viene riportato a termine dell’articolo).

Leggi anche: “Canone Rai: come evitare di pagare l’imposta sulla TV”

La legge, come noto, stabilisce un’automatica presunzione di detenzione della tv per chi ha intestato, all’interno dell’immobile principale, ove cioè è residente, un contratto della luce. La presunzione fa scattare l’addebito automatico del canone Rai sulla bolletta della luce e il pagamento copre anche tutti gli altri immobili posseduti dal soggetto nonché tutti gli altri componenti lo stesso nucleo familiare. L’unico modo per superare la presunzione legale è quella di dichiarare la non detenzione della tv. Ma qui si pone un ulteriore inghippo: chi non presenterà l’autocertificazione non potrà, in una seconda sede, sollevare tale eccezione. Insomma, stando al tenore letterale della legge, se il contribuente riceverà, dopo qualche anno, un accertamento per il mancato pagamento del Canone, non potrà dimostrare la mancata detenzione della televisione, non avendolo comunicato all’Agenzia per tempo. Pertanto gli sarà precluso ogni diritto di difesa sia in via amministrativa che davanti al giudice. Una situazione inaccettabile e, per certi versi, incostituzionale, come abbiamo detto in “Canone Rai: impossibile opporsi alla sanzione”.
 
29/03/2016 18:02
La Lega Consumatori della Provincia di Latina , nel leggere il documento di consultazione 42/2016 ha effettuato alcune osservazioni che vengono riportate di seguito



DOCUMENTO PER LA CONSULTAZIONE
42/2016/R/IDR


REGOLAZIONE DEL SERVIZIO DI MISURA
NELL’AMBITO DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO
NEL SECONDO PERIODO REGOLATORIO
Orientamenti in ordine alla misura di processo e d’utenza


4.9 La figura 1 dà rappresentazione grafica alla tassonomia delle fasi e delle sotto-fasi del servizio di misura declinate per il SII.
Figura 1 – Fasi e sotto-fasi del servizio di misura

OSSERVAZIONE:Manca la certezza del minimo di pressione che il gestore deve garantire,e, il limite Massimo di pressione al fine di evitare guasti all’impianto interno e ad eventuali macchinari all’interno della proprietà privata, nonché perdite occulte dopo il misuratore.

OSSERVAZIONE: Quale tutela viene data all’utente che a causa di una pressione bassa è costretto ad istallare autoclave, serbatoio, pompa e ovviamente consumo di energia? Questi costi ulteriori, che gli utenti devono sopportare, come vengono considerati?

5.27 L’Autorità intende approfondire la possibilità di soluzioni ove il gestore possa
avvalersi di specialisti della determinazione puntuale dei consumi qualora non
opti per l’installazione di misuratori singoli d’utenza e permanga quello centrale
condominiale. Ferma restando la responsabilità della determinazione dei
consumi delle singole unità abitative in capo al gestore e il criterio di efficienza

OSSERVAZIONE: Come già avevo auspicato nella delibera 655, di differenziare l’uso promiscuo e l’uso condominiale, nel caso condominiale non necessita di istallare I misuratori singoli, cosa utile, invece, per l’uso promiscuo

5.37 L'efficacia dell'attività di raccolta dei dati è direttamente dipendente dal tasso di

successo dei tentativi di raccolta effettuati. Al fine di incrementare l'efficacia
della raccolta dei dati presso i misuratori non accessibili o parzialmente

accessibili21, si intende proporre, nel caso in cui il tentativo di raccolta sia andato
fallito almeno due volte consecutive nel medesimo periodo temporale di
riferimento e non vi sia una autolettura, l’obbligo di effettuazione di un ulteriore
tentativo di raccolta da effettuarsi al più tardi nel mese successivo a quello nel
quale il secondo tentativo è andato fallito, anche prendendo in considerazione

fasce orarie diverse da quelle nelle quali solitamente è pianificato il passaggio

OSSERVAZIONE: Non sarebbe più corretto contattare l’utente e fissare un appuntamento al 3° tentativo?

5.41 Beneficiando dell’esperienza maturata dall’Autorità in materia di misura negli
altri settori regolati, si intende proporre l’introduzione di una nota informativa
cartacea che il personale incaricato della raccolta delle misure è tenuto a rilasciare
al l’utente nei casi di fallimento del tentativo di raccolta della misura.
La nota è finalizzata a informare l’utente della possibilità di effettuare

l’autolettura in una finestra temporale stabilita


OSSERVAZIONE: Oltre a lasciare l’avviso è preferibile effettuare un contatto telefonico o inviare una comunicazione al domicilio. Spesso per le utenze 2^ abitazione o le utenze che hanno il misuratore interno o in un luogo molto distante dall’abitazione, difficilmente l’utente riesce a trovare l’avviso lasciato dall’operatore. Inoltre proprio per lo spirito di ottimizzare I consumi, qualora il letturista nel rilevare la lettura e verifica una anomalia nel consumo l’azienda deve informare l’utente tempestivamente, in modo tale che l’utente possa celermente far riparare eventuali perdite occulte


5.57 L’Autorità intende stabilire l’obbligo di conservazione dei dati di misura ottenuti
nelle modalità di cui ai punti precedenti di questo capitolo (Raccolta,
Autolettura) ed opportunamente validati per un periodo di 5 anni.
L’archiviazione dei dati di misura è volta ad assicurare una erogazione efficace
della misura (quale ad esempio la determinazione del Consumo medio annuo di
cui al punto 5.55 alla ricostruzione in caso di guasto del misuratore) e per le
successive attività di verifica e controllo dell’applicazione dei meccanismi
tariffari vigenti svolte dall’Autorità.

OSSERVAZIONI : Non sempre I consumi degli anni precedenti sono utili o attendibili per ricostruire in caso di guasto del misuratore o per perdite occulte, ad esempio le attività commerciali che fanno uso di acqua come bene primario varia a seconda della mole di lavoro, potrebbe invece risultare efficace per gli utenti ordinari prima abitazione in alcuni casi in quanto la composizione del nucleo familiare può mutare. Inoltre la conservazione di cinque anni credo non siano sufficienti in quanto si può verificare un contenzioso allo scadere dell’ultimo anno e quindi non può andare distrutto, serve come prova.

5.62 Con riferimento ai titolari delle unità abitative con misuratore condominiale,
oltre a non esserci la possibilità di determinazione dei consumi effettivi, non è
nemmeno garantita dal gestore in monopolio la messa a disposizione dei propri
dati di consumo, seppur stimati e convenzionali. L’utente finale propriamente
detto è cioè “cieco”, venendo così a essere sostanzialmente poco sensibilizzato ai
propri consumi e così al proprio impatto ambientale.



OSSERVAZIONI :non sono d’accordo l’uso condominiale con un unico misuratore, i mc di acqua consumata viene suddivisa tra i condomini e si ha un consumo medio procapite, se invece si vuole un consumo per ogni utenza si possono mettere dei sotto contatori dove l’amministratore ripartirà per ciascuno il proprio consumo reale.


5.65 Più nello specifico sono ravvisabili due modalità di disaggregazione della misura
aggregata nei singoli consumi, partendo dal presupposto che le utenze aggregate
sono caratterizzate da profili di consumo similari per via di configurazioni
abitative tipicamente analoghe. Precisamente in base a:

.il numero di abitanti per unità abitativa;

la dimensione catastale di ciascuna unità abitativa.


OSSERVAZIONI aggiungerei anche la tipologia dell’utenze (ad esempio condominio con utenze seconde case e condominio con utenze abitazione principale) è invece più complessa quando il condominio oltre ad avere le utenze ordinarie sono allacciati anche le utenze commerciali ecc.

5.89 In relazione agli obblighi di conservazione dei dati di misura, in linea con le

indicazioni recate con il DCO 515/2015/R/IDR conservazione dei dati validati per 5 anni.

OSSERVAZIONI credo che debba essere allungato il periodo di conservazione in quanto l’utente entro i cinque anni può effettuare contestazioni
Distinti Saluti
Vice Presidente Regionale Lega Consumatori
Presidente Provinciale lega consumatori
Prof. Antonio VILLANO


FORMIA,08\03\2016
 
29/03/2016 18:02
La Lega Consumatori della Provincia di Latina , nel leggere il documento di consultazione 42/2016 ha effettuato alcune osservazioni che vengono riportate di seguito



DOCUMENTO PER LA CONSULTAZIONE
42/2016/R/IDR


REGOLAZIONE DEL SERVIZIO DI MISURA
NELL’AMBITO DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO
NEL SECONDO PERIODO REGOLATORIO
Orientamenti in ordine alla misura di processo e d’utenza


4.9 La figura 1 dà rappresentazione grafica alla tassonomia delle fasi e delle sotto-fasi del servizio di misura declinate per il SII.
Figura 1 – Fasi e sotto-fasi del servizio di misura

OSSERVAZIONE:Manca la certezza del minimo di pressione che il gestore deve garantire,e, il limite Massimo di pressione al fine di evitare guasti all’impianto interno e ad eventuali macchinari all’interno della proprietà privata, nonché perdite occulte dopo il misuratore.

OSSERVAZIONE: Quale tutela viene data all’utente che a causa di una pressione bassa è costretto ad istallare autoclave, serbatoio, pompa e ovviamente consumo di energia? Questi costi ulteriori, che gli utenti devono sopportare, come vengono considerati?

5.27 L’Autorità intende approfondire la possibilità di soluzioni ove il gestore possa
avvalersi di specialisti della determinazione puntuale dei consumi qualora non
opti per l’installazione di misuratori singoli d’utenza e permanga quello centrale
condominiale. Ferma restando la responsabilità della determinazione dei
consumi delle singole unità abitative in capo al gestore e il criterio di efficienza

OSSERVAZIONE: Come già avevo auspicato nella delibera 655, di differenziare l’uso promiscuo e l’uso condominiale, nel caso condominiale non necessita di istallare I misuratori singoli, cosa utile, invece, per l’uso promiscuo

5.37 L'efficacia dell'attività di raccolta dei dati è direttamente dipendente dal tasso di

successo dei tentativi di raccolta effettuati. Al fine di incrementare l'efficacia
della raccolta dei dati presso i misuratori non accessibili o parzialmente

accessibili21, si intende proporre, nel caso in cui il tentativo di raccolta sia andato
fallito almeno due volte consecutive nel medesimo periodo temporale di
riferimento e non vi sia una autolettura, l’obbligo di effettuazione di un ulteriore
tentativo di raccolta da effettuarsi al più tardi nel mese successivo a quello nel
quale il secondo tentativo è andato fallito, anche prendendo in considerazione

fasce orarie diverse da quelle nelle quali solitamente è pianificato il passaggio

OSSERVAZIONE: Non sarebbe più corretto contattare l’utente e fissare un appuntamento al 3° tentativo?

5.41 Beneficiando dell’esperienza maturata dall’Autorità in materia di misura negli
altri settori regolati, si intende proporre l’introduzione di una nota informativa
cartacea che il personale incaricato della raccolta delle misure è tenuto a rilasciare
al l’utente nei casi di fallimento del tentativo di raccolta della misura.
La nota è finalizzata a informare l’utente della possibilità di effettuare

l’autolettura in una finestra temporale stabilita


OSSERVAZIONE: Oltre a lasciare l’avviso è preferibile effettuare un contatto telefonico o inviare una comunicazione al domicilio. Spesso per le utenze 2^ abitazione o le utenze che hanno il misuratore interno o in un luogo molto distante dall’abitazione, difficilmente l’utente riesce a trovare l’avviso lasciato dall’operatore. Inoltre proprio per lo spirito di ottimizzare I consumi, qualora il letturista nel rilevare la lettura e verifica una anomalia nel consumo l’azienda deve informare l’utente tempestivamente, in modo tale che l’utente possa celermente far riparare eventuali perdite occulte


5.57 L’Autorità intende stabilire l’obbligo di conservazione dei dati di misura ottenuti
nelle modalità di cui ai punti precedenti di questo capitolo (Raccolta,
Autolettura) ed opportunamente validati per un periodo di 5 anni.
L’archiviazione dei dati di misura è volta ad assicurare una erogazione efficace
della misura (quale ad esempio la determinazione del Consumo medio annuo di
cui al punto 5.55 alla ricostruzione in caso di guasto del misuratore) e per le
successive attività di verifica e controllo dell’applicazione dei meccanismi
tariffari vigenti svolte dall’Autorità.

OSSERVAZIONI : Non sempre I consumi degli anni precedenti sono utili o attendibili per ricostruire in caso di guasto del misuratore o per perdite occulte, ad esempio le attività commerciali che fanno uso di acqua come bene primario varia a seconda della mole di lavoro, potrebbe invece risultare efficace per gli utenti ordinari prima abitazione in alcuni casi in quanto la composizione del nucleo familiare può mutare. Inoltre la conservazione di cinque anni credo non siano sufficienti in quanto si può verificare un contenzioso allo scadere dell’ultimo anno e quindi non può andare distrutto, serve come prova.

5.62 Con riferimento ai titolari delle unità abitative con misuratore condominiale,
oltre a non esserci la possibilità di determinazione dei consumi effettivi, non è
nemmeno garantita dal gestore in monopolio la messa a disposizione dei propri
dati di consumo, seppur stimati e convenzionali. L’utente finale propriamente
detto è cioè “cieco”, venendo così a essere sostanzialmente poco sensibilizzato ai
propri consumi e così al proprio impatto ambientale.



OSSERVAZIONI :non sono d’accordo l’uso condominiale con un unico misuratore, i mc di acqua consumata viene suddivisa tra i condomini e si ha un consumo medio procapite, se invece si vuole un consumo per ogni utenza si possono mettere dei sotto contatori dove l’amministratore ripartirà per ciascuno il proprio consumo reale.


5.65 Più nello specifico sono ravvisabili due modalità di disaggregazione della misura
aggregata nei singoli consumi, partendo dal presupposto che le utenze aggregate
sono caratterizzate da profili di consumo similari per via di configurazioni
abitative tipicamente analoghe. Precisamente in base a:

.il numero di abitanti per unità abitativa;

la dimensione catastale di ciascuna unità abitativa.


OSSERVAZIONI aggiungerei anche la tipologia dell’utenze (ad esempio condominio con utenze seconde case e condominio con utenze abitazione principale) è invece più complessa quando il condominio oltre ad avere le utenze ordinarie sono allacciati anche le utenze commerciali ecc.

5.89 In relazione agli obblighi di conservazione dei dati di misura, in linea con le

indicazioni recate con il DCO 515/2015/R/IDR conservazione dei dati validati per 5 anni.

OSSERVAZIONI credo che debba essere allungato il periodo di conservazione in quanto l’utente entro i cinque anni può effettuare contestazioni
Distinti Saluti
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NELL’AMBITO DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO
NEL SECONDO PERIODO REGOLATORIO
Orientamenti in ordine alla misura di processo e d’utenza


4.9 La figura 1 dà rappresentazione grafica alla tassonomia delle fasi e delle sotto-fasi del servizio di misura declinate per il SII.
Figura 1 – Fasi e sotto-fasi del servizio di misura

OSSERVAZIONE:Manca la certezza del minimo di pressione che il gestore deve garantire,e, il limite Massimo di pressione al fine di evitare guasti all’impianto interno e ad eventuali macchinari all’interno della proprietà privata, nonché perdite occulte dopo il misuratore.

OSSERVAZIONE: Quale tutela viene data all’utente che a causa di una pressione bassa è costretto ad istallare autoclave, serbatoio, pompa e ovviamente consumo di energia? Questi costi ulteriori, che gli utenti devono sopportare, come vengono considerati?

5.27 L’Autorità intende approfondire la possibilità di soluzioni ove il gestore possa
avvalersi di specialisti della determinazione puntuale dei consumi qualora non
opti per l’installazione di misuratori singoli d’utenza e permanga quello centrale
condominiale. Ferma restando la responsabilità della determinazione dei
consumi delle singole unità abitative in capo al gestore e il criterio di efficienza

OSSERVAZIONE: Come già avevo auspicato nella delibera 655, di differenziare l’uso promiscuo e l’uso condominiale, nel caso condominiale non necessita di istallare I misuratori singoli, cosa utile, invece, per l’uso promiscuo

5.37 L'efficacia dell'attività di raccolta dei dati è direttamente dipendente dal tasso di

successo dei tentativi di raccolta effettuati. Al fine di incrementare l'efficacia
della raccolta dei dati presso i misuratori non accessibili o parzialmente

accessibili21, si intende proporre, nel caso in cui il tentativo di raccolta sia andato
fallito almeno due volte consecutive nel medesimo periodo temporale di
riferimento e non vi sia una autolettura, l’obbligo di effettuazione di un ulteriore
tentativo di raccolta da effettuarsi al più tardi nel mese successivo a quello nel
quale il secondo tentativo è andato fallito, anche prendendo in considerazione

fasce orarie diverse da quelle nelle quali solitamente è pianificato il passaggio

OSSERVAZIONE: Non sarebbe più corretto contattare l’utente e fissare un appuntamento al 3° tentativo?

5.41 Beneficiando dell’esperienza maturata dall’Autorità in materia di misura negli
altri settori regolati, si intende proporre l’introduzione di una nota informativa
cartacea che il personale incaricato della raccolta delle misure è tenuto a rilasciare
al l’utente nei casi di fallimento del tentativo di raccolta della misura.
La nota è finalizzata a informare l’utente della possibilità di effettuare

l’autolettura in una finestra temporale stabilita


OSSERVAZIONE: Oltre a lasciare l’avviso è preferibile effettuare un contatto telefonico o inviare una comunicazione al domicilio. Spesso per le utenze 2^ abitazione o le utenze che hanno il misuratore interno o in un luogo molto distante dall’abitazione, difficilmente l’utente riesce a trovare l’avviso lasciato dall’operatore. Inoltre proprio per lo spirito di ottimizzare I consumi, qualora il letturista nel rilevare la lettura e verifica una anomalia nel consumo l’azienda deve informare l’utente tempestivamente, in modo tale che l’utente possa celermente far riparare eventuali perdite occulte


5.57 L’Autorità intende stabilire l’obbligo di conservazione dei dati di misura ottenuti
nelle modalità di cui ai punti precedenti di questo capitolo (Raccolta,
Autolettura) ed opportunamente validati per un periodo di 5 anni.
L’archiviazione dei dati di misura è volta ad assicurare una erogazione efficace
della misura (quale ad esempio la determinazione del Consumo medio annuo di
cui al punto 5.55 alla ricostruzione in caso di guasto del misuratore) e per le
successive attività di verifica e controllo dell’applicazione dei meccanismi
tariffari vigenti svolte dall’Autorità.

OSSERVAZIONI : Non sempre I consumi degli anni precedenti sono utili o attendibili per ricostruire in caso di guasto del misuratore o per perdite occulte, ad esempio le attività commerciali che fanno uso di acqua come bene primario varia a seconda della mole di lavoro, potrebbe invece risultare efficace per gli utenti ordinari prima abitazione in alcuni casi in quanto la composizione del nucleo familiare può mutare. Inoltre la conservazione di cinque anni credo non siano sufficienti in quanto si può verificare un contenzioso allo scadere dell’ultimo anno e quindi non può andare distrutto, serve come prova.

5.62 Con riferimento ai titolari delle unità abitative con misuratore condominiale,
oltre a non esserci la possibilità di determinazione dei consumi effettivi, non è
nemmeno garantita dal gestore in monopolio la messa a disposizione dei propri
dati di consumo, seppur stimati e convenzionali. L’utente finale propriamente
detto è cioè “cieco”, venendo così a essere sostanzialmente poco sensibilizzato ai
propri consumi e così al proprio impatto ambientale.



OSSERVAZIONI :non sono d’accordo l’uso condominiale con un unico misuratore, i mc di acqua consumata viene suddivisa tra i condomini e si ha un consumo medio procapite, se invece si vuole un consumo per ogni utenza si possono mettere dei sotto contatori dove l’amministratore ripartirà per ciascuno il proprio consumo reale.


5.65 Più nello specifico sono ravvisabili due modalità di disaggregazione della misura
aggregata nei singoli consumi, partendo dal presupposto che le utenze aggregate
sono caratterizzate da profili di consumo similari per via di configurazioni
abitative tipicamente analoghe. Precisamente in base a:

.il numero di abitanti per unità abitativa;

la dimensione catastale di ciascuna unità abitativa.


OSSERVAZIONI aggiungerei anche la tipologia dell’utenze (ad esempio condominio con utenze seconde case e condominio con utenze abitazione principale) è invece più complessa quando il condominio oltre ad avere le utenze ordinarie sono allacciati anche le utenze commerciali ecc.

5.89 In relazione agli obblighi di conservazione dei dati di misura, in linea con le

indicazioni recate con il DCO 515/2015/R/IDR conservazione dei dati validati per 5 anni.

OSSERVAZIONI credo che debba essere allungato il periodo di conservazione in quanto l’utente entro i cinque anni può effettuare contestazioni
Distinti Saluti
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29/03/2016 18:02
La Lega Consumatori della Provincia di Latina , nel leggere il documento di consultazione 42/2016 ha effettuato alcune osservazioni che vengono riportate di seguito



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42/2016/R/IDR


REGOLAZIONE DEL SERVIZIO DI MISURA
NELL’AMBITO DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO
NEL SECONDO PERIODO REGOLATORIO
Orientamenti in ordine alla misura di processo e d’utenza


4.9 La figura 1 dà rappresentazione grafica alla tassonomia delle fasi e delle sotto-fasi del servizio di misura declinate per il SII.
Figura 1 – Fasi e sotto-fasi del servizio di misura

OSSERVAZIONE:Manca la certezza del minimo di pressione che il gestore deve garantire,e, il limite Massimo di pressione al fine di evitare guasti all’impianto interno e ad eventuali macchinari all’interno della proprietà privata, nonché perdite occulte dopo il misuratore.

OSSERVAZIONE: Quale tutela viene data all’utente che a causa di una pressione bassa è costretto ad istallare autoclave, serbatoio, pompa e ovviamente consumo di energia? Questi costi ulteriori, che gli utenti devono sopportare, come vengono considerati?

5.27 L’Autorità intende approfondire la possibilità di soluzioni ove il gestore possa
avvalersi di specialisti della determinazione puntuale dei consumi qualora non
opti per l’installazione di misuratori singoli d’utenza e permanga quello centrale
condominiale. Ferma restando la responsabilità della determinazione dei
consumi delle singole unità abitative in capo al gestore e il criterio di efficienza

OSSERVAZIONE: Come già avevo auspicato nella delibera 655, di differenziare l’uso promiscuo e l’uso condominiale, nel caso condominiale non necessita di istallare I misuratori singoli, cosa utile, invece, per l’uso promiscuo

5.37 L'efficacia dell'attività di raccolta dei dati è direttamente dipendente dal tasso di

successo dei tentativi di raccolta effettuati. Al fine di incrementare l'efficacia
della raccolta dei dati presso i misuratori non accessibili o parzialmente

accessibili21, si intende proporre, nel caso in cui il tentativo di raccolta sia andato
fallito almeno due volte consecutive nel medesimo periodo temporale di
riferimento e non vi sia una autolettura, l’obbligo di effettuazione di un ulteriore
tentativo di raccolta da effettuarsi al più tardi nel mese successivo a quello nel
quale il secondo tentativo è andato fallito, anche prendendo in considerazione

fasce orarie diverse da quelle nelle quali solitamente è pianificato il passaggio

OSSERVAZIONE: Non sarebbe più corretto contattare l’utente e fissare un appuntamento al 3° tentativo?

5.41 Beneficiando dell’esperienza maturata dall’Autorità in materia di misura negli
altri settori regolati, si intende proporre l’introduzione di una nota informativa
cartacea che il personale incaricato della raccolta delle misure è tenuto a rilasciare
al l’utente nei casi di fallimento del tentativo di raccolta della misura.
La nota è finalizzata a informare l’utente della possibilità di effettuare

l’autolettura in una finestra temporale stabilita


OSSERVAZIONE: Oltre a lasciare l’avviso è preferibile effettuare un contatto telefonico o inviare una comunicazione al domicilio. Spesso per le utenze 2^ abitazione o le utenze che hanno il misuratore interno o in un luogo molto distante dall’abitazione, difficilmente l’utente riesce a trovare l’avviso lasciato dall’operatore. Inoltre proprio per lo spirito di ottimizzare I consumi, qualora il letturista nel rilevare la lettura e verifica una anomalia nel consumo l’azienda deve informare l’utente tempestivamente, in modo tale che l’utente possa celermente far riparare eventuali perdite occulte


5.57 L’Autorità intende stabilire l’obbligo di conservazione dei dati di misura ottenuti
nelle modalità di cui ai punti precedenti di questo capitolo (Raccolta,
Autolettura) ed opportunamente validati per un periodo di 5 anni.
L’archiviazione dei dati di misura è volta ad assicurare una erogazione efficace
della misura (quale ad esempio la determinazione del Consumo medio annuo di
cui al punto 5.55 alla ricostruzione in caso di guasto del misuratore) e per le
successive attività di verifica e controllo dell’applicazione dei meccanismi
tariffari vigenti svolte dall’Autorità.

OSSERVAZIONI : Non sempre I consumi degli anni precedenti sono utili o attendibili per ricostruire in caso di guasto del misuratore o per perdite occulte, ad esempio le attività commerciali che fanno uso di acqua come bene primario varia a seconda della mole di lavoro, potrebbe invece risultare efficace per gli utenti ordinari prima abitazione in alcuni casi in quanto la composizione del nucleo familiare può mutare. Inoltre la conservazione di cinque anni credo non siano sufficienti in quanto si può verificare un contenzioso allo scadere dell’ultimo anno e quindi non può andare distrutto, serve come prova.

5.62 Con riferimento ai titolari delle unità abitative con misuratore condominiale,
oltre a non esserci la possibilità di determinazione dei consumi effettivi, non è
nemmeno garantita dal gestore in monopolio la messa a disposizione dei propri
dati di consumo, seppur stimati e convenzionali. L’utente finale propriamente
detto è cioè “cieco”, venendo così a essere sostanzialmente poco sensibilizzato ai
propri consumi e così al proprio impatto ambientale.



OSSERVAZIONI :non sono d’accordo l’uso condominiale con un unico misuratore, i mc di acqua consumata viene suddivisa tra i condomini e si ha un consumo medio procapite, se invece si vuole un consumo per ogni utenza si possono mettere dei sotto contatori dove l’amministratore ripartirà per ciascuno il proprio consumo reale.


5.65 Più nello specifico sono ravvisabili due modalità di disaggregazione della misura
aggregata nei singoli consumi, partendo dal presupposto che le utenze aggregate
sono caratterizzate da profili di consumo similari per via di configurazioni
abitative tipicamente analoghe. Precisamente in base a:

.il numero di abitanti per unità abitativa;

la dimensione catastale di ciascuna unità abitativa.


OSSERVAZIONI aggiungerei anche la tipologia dell’utenze (ad esempio condominio con utenze seconde case e condominio con utenze abitazione principale) è invece più complessa quando il condominio oltre ad avere le utenze ordinarie sono allacciati anche le utenze commerciali ecc.

5.89 In relazione agli obblighi di conservazione dei dati di misura, in linea con le

indicazioni recate con il DCO 515/2015/R/IDR conservazione dei dati validati per 5 anni.

OSSERVAZIONI credo che debba essere allungato il periodo di conservazione in quanto l’utente entro i cinque anni può effettuare contestazioni
Distinti Saluti
Vice Presidente Regionale Lega Consumatori
Presidente Provinciale lega consumatori
Prof. Antonio VILLANO


FORMIA,08\03\2016
 
29/03/2016 18:00
``COMUNICATO STAMPA DICIAMO NO…ALL’INGRESSO DI ACEA NELLA GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO
E CHIEDIAMO CON FORZA AI SINDACI DELL’ATO 4 DI RITORNALE ALLA GESTIONE INTERAMENTE PUBBLICA
Tutte le associazioni dei consumatori si sono dichiarate contrarie a tale ipotesi vista la conoscenza diretta delle procedure Acea che possono vantare e il livello di qualità della gestione di Acea nell'ATO2- Roma e ATO 5-Frosinone che le ha meritato una multa di 1,5 milioni di euro da parte dell'Autority per pratiche commerciali scorrette.
Fa scalpore e suscita meraviglia l'assoluto silenzio ufficiale da parte della stragrande maggioranza dei 38 sindaci dell'ATO4 in merito e dell'assurdo progetto della Regione Lazio di unificare i 5 ATO regionali in un unico mega-Ato che, guarda caso, finirebbe molto probabilmente in mano ad Acea. Tale mega ATO sarebbe subito dopo suddiviso in 18 sub-ambiti con complicazioni immani e... tanti elettori da assumere!! Si porrebbe così la prima pietra di un mega ATO dell'Italia centrale su cui si stende da tempo l'ombra di ACEA.
E' vero che Acea è una società che fa capo al comune di Roma, ma la sua qualifica di "pubblica" non fa certo dormire sonni tranquilli ai suoi utenti.
Chi segue come l'OTUC le traversie del Sistema Idrico Regionale da anni non può non sorridere nel leggere nel sito ACEA quanto segue:
"In merito alle dichiarazioni positive rese dal Presidente dall’Agenzia per il Controllo e la qualità dei Servizi Pubblici Locali del Comune di Roma, Paolo Leon, sulla qualità del servizio idrico di Acea Ato 2 che emerge dall’indagine ''La qualita' del servizio idrico integrato di Acea Ato 2 s.p.a. Roma: la Carta dei Servizi, anni 2007-2009'', l’ing. Andrea Bossola, direttore area idrica di Acea Spa, esprime la massima soddisfazione..."
valutazioni che ricordano molto la famosa domanda all'oste sulla qualità del suo vino!! Peccato che la multa di oltre un milione e cinquecentomila euro, che ha colpito ACEA dica esattamente il contrario e sia stata comminata nello scorso dicembre a fronte delle innumerevoli proteste di utenti e Associazioni e delle segnalazioni del Garante Regionale del S.I.su pratiche scorrette nei confronti degli utenti su pratiche scorrette
• MARTEDI’ 15 c.m., presso la sala Loffredo della Provincia di Latina sita invia Costa 1, alle ore 15 si terrà la riunione dell’Otuc (Organismo di tutela dei consumatori sulla risorsa idrica,) alla presenza di tutte le associazioni dei consumatori della Provincia e sono stati invitati tutti i sindaci dell'Ato4, la Presidente dell'Ato4 avv. Della Penna, l'avv. Addessi e l'ing. Besson rispettivamente Presidente e AD di Acqualatina, l'ing. Vagnozzi a capo della Segreteria Tecnica, l'avv. Di Stefano Garante Regionale S.I.per ribadire con forza la tutela e la gestione della risorsa idrica che deve ritornare interamente pubblica e che i Sindaci una volta per tutte ,devono assumersi le loro responsabilità nei confronti degli utenti senza prenderli in giro ulteriormente. Confidiamo anche nella stampa locale ad informare in modo corretto i cittadini augurandoci di non continuare, come ha dimostrato di fare finora, a ignorare e sottovalutare le iniziative Otuc!!!


Latina,11/03/2016 IL PRESIDENTE DELL’O.T.U.C.
Prof. Antonio VILLANO
 
29/03/2016 18:00
``COMUNICATO STAMPA DICIAMO NO…ALL’INGRESSO DI ACEA NELLA GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO
E CHIEDIAMO CON FORZA AI SINDACI DELL’ATO 4 DI RITORNALE ALLA GESTIONE INTERAMENTE PUBBLICA
Tutte le associazioni dei consumatori si sono dichiarate contrarie a tale ipotesi vista la conoscenza diretta delle procedure Acea che possono vantare e il livello di qualità della gestione di Acea nell'ATO2- Roma e ATO 5-Frosinone che le ha meritato una multa di 1,5 milioni di euro da parte dell'Autority per pratiche commerciali scorrette.
Fa scalpore e suscita meraviglia l'assoluto silenzio ufficiale da parte della stragrande maggioranza dei 38 sindaci dell'ATO4 in merito e dell'assurdo progetto della Regione Lazio di unificare i 5 ATO regionali in un unico mega-Ato che, guarda caso, finirebbe molto probabilmente in mano ad Acea. Tale mega ATO sarebbe subito dopo suddiviso in 18 sub-ambiti con complicazioni immani e... tanti elettori da assumere!! Si porrebbe così la prima pietra di un mega ATO dell'Italia centrale su cui si stende da tempo l'ombra di ACEA.
E' vero che Acea è una società che fa capo al comune di Roma, ma la sua qualifica di "pubblica" non fa certo dormire sonni tranquilli ai suoi utenti.
Chi segue come l'OTUC le traversie del Sistema Idrico Regionale da anni non può non sorridere nel leggere nel sito ACEA quanto segue:
"In merito alle dichiarazioni positive rese dal Presidente dall’Agenzia per il Controllo e la qualità dei Servizi Pubblici Locali del Comune di Roma, Paolo Leon, sulla qualità del servizio idrico di Acea Ato 2 che emerge dall’indagine ''La qualita' del servizio idrico integrato di Acea Ato 2 s.p.a. Roma: la Carta dei Servizi, anni 2007-2009'', l’ing. Andrea Bossola, direttore area idrica di Acea Spa, esprime la massima soddisfazione..."
valutazioni che ricordano molto la famosa domanda all'oste sulla qualità del suo vino!! Peccato che la multa di oltre un milione e cinquecentomila euro, che ha colpito ACEA dica esattamente il contrario e sia stata comminata nello scorso dicembre a fronte delle innumerevoli proteste di utenti e Associazioni e delle segnalazioni del Garante Regionale del S.I.su pratiche scorrette nei confronti degli utenti su pratiche scorrette
• MARTEDI’ 15 c.m., presso la sala Loffredo della Provincia di Latina sita invia Costa 1, alle ore 15 si terrà la riunione dell’Otuc (Organismo di tutela dei consumatori sulla risorsa idrica,) alla presenza di tutte le associazioni dei consumatori della Provincia e sono stati invitati tutti i sindaci dell'Ato4, la Presidente dell'Ato4 avv. Della Penna, l'avv. Addessi e l'ing. Besson rispettivamente Presidente e AD di Acqualatina, l'ing. Vagnozzi a capo della Segreteria Tecnica, l'avv. Di Stefano Garante Regionale S.I.per ribadire con forza la tutela e la gestione della risorsa idrica che deve ritornare interamente pubblica e che i Sindaci una volta per tutte ,devono assumersi le loro responsabilità nei confronti degli utenti senza prenderli in giro ulteriormente. Confidiamo anche nella stampa locale ad informare in modo corretto i cittadini augurandoci di non continuare, come ha dimostrato di fare finora, a ignorare e sottovalutare le iniziative Otuc!!!


Latina,11/03/2016 IL PRESIDENTE DELL’O.T.U.C.
Prof. Antonio VILLANO
 
29/03/2016 17:59
OSSERVAZIONI 655/2015 inviate all'autorità


REGOLAZIONE DELLA QUALITÀ CONTRATTUALE DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO OVVERO DI CIASCUNO DEI SINGOLI SERVIZI CHE LO COMPONGONO
(RQSII)
Titolo I DEFINIZIONI E AMBITO DI APPLICAZIONE
Articolo 1 Definizioni
1.1 Ai fini del presente provvedimento inerente la qualità contrattuale del servizio idrico integrato, ovvero di ciascuno dei singoli servizi che lo compongono, si applicano le seguenti definizioni:
Osservazione
NEL GLOSSARIO MANCA LA DEFINIZIONE DI:
1. MOROSO
2. SUBENTRO

1. utenza condominiale è l’utenza servita da un unico punto di consegna che distribuisce acqua a più unità immobiliari, anche con diverse destinazioni d’uso;

OSSERVAZIONE: AGGIUNGERE L’USO PROMISCUO : QUANDO L’UTENZA E’ SERVITA DA UN UNICO PUNTO DI CONSEGNAA CHE DISTRIBUISCE ACQUA A Più UNITA’ IMMOBILIARI, ANCHE CON DIVERSE DESTINAZIONI D’USO,
MENTRE L’USO CONDOMINIALE : E’ UN’UTENZA SERVITA DA UN UNICO PUNTO DI CONSEGNA CHE DISTRIBUISCE ACQUA A PIU’ UNITA’ IMMOBILIARI, SOLO UTENZE ORDINARIE


38.2 Ai fini dell’individuazione della relativa fascia di consumo per l’applicazione del precedente comma 38.1, i consumi medi annui delle utenze condominiali devono essere determinati riproporzionando il consumo medio annuo totale per le unità immobiliari sottostanti.
OSSERVAZIONE:NON RITENIAMO CHE SIA CORRETTO IN QUANTO UNA STRUTTURA DI 7 UNITA’ IMMOBILIARE CON UN CONSUMO MEDIO PER CIASCUNA UNITA’ DI 200 MC ANNUI ANDRA’ NELA FASCIA C OVVERO TRE BOLLETTE L’ANNO CON IMPORTI ABBASTANZA SOSTENUTI, PERTANTO CREDIAMO CHE NON DEBBA ESSERE RIPROPORZIONATO IL CONSUMO ANNUO PER LE UNITA’ IMMOBILIARI ,MA PRENDERE IN CONSIDERAZIONE IL CONSUMO COMPLESSIVO ANNUO E POSIZIONARE SULLA FASCIA DI CONSUMO CORRISPONDENTE
38.3 Nelle more della definizione della regolazione della misura, qualora non dovessero essere disponibili i dati relativi ai consumi medi annui delle ultime tre annualità, al fine di individuare la fascia di consumo dell’utente finale, il gestore:
a) utilizza quelli a disposizione, purché relativi ad un periodo non inferiore a 12 mesi consecutivi ricompreso nelle ultime tre annualità;
b) procede ad una stima dei consumi nel caso in cui i dati a disposizione non superino i 12 mesi.
OSSERVAZIONE . PERCHE’ NON AGGIUNGERE: c) l’utente inizia a pagare in base ai consumi stimati per categoria , IL GESTORE rileva le letture per 12 mesi e al termine dell’anno, ricalcola l’intero periodo in base al consumo reale .
Articolo 42 Modalità per la rateizzazione dei pagamenti
42.1 Il gestore è tenuto a garantire all’utente la possibilità di rateizzare il pagamento qualora la fattura emessa superi del 100% il valore dell’addebito medio riferito alle bollette emesse nel corso degli ultimi 12 mesi in conformità a quanto disposto dal precedente Articolo 38.
Osservazione: riteniamo che sarebbe opportuno tutelare le utenze ordinarie prima abitazione dove possono chiedere la rateizzazione con rate da 100 euro mensili e 50 per le persone con agevolazione /bonus e persone indigenti
Articolo 50 Contenuti minimi della risposta motivata ai reclami scritti, richieste scritte di informazione e di rettifica di fatturazione
Osservazione: Nella casistica dei reclami manca quella relativa a perdite occulte
L’utente deve produrre la fattura di riparazione, la relazione del tecnico, oppure lo scontrino del ferramenta e la dichiarazione dell’utente che ha eseguito i lavori di riparazione in economia
Articolo 52 Diffusione e orario degli sportelli
52.1 Il gestore garantisce agli utenti l’apertura di almeno uno sportello per provincia presso il quale è possibile effettuare la stipula e la risoluzione dei contratti, presentare reclami, richieste di rettifiche di fatturazione e di rateizzazione dei pagamenti, richieste di informazioni, richieste di preventivazione ed esecuzione di lavori e allacciamenti, richieste di attivazione, disattivazione, voltura, subentro nella fornitura, richieste di appuntamenti, di verifiche del misuratore e del livello di pressione.
Osservazione: dire almeno uno sportello per provincia vuol dire dare un disservizio all’utente, prendiamo la Provincia di Latina che è molto estesa, circa 130Km, o la provincia di Roma, che ci sia uno sportello aperto ha senso solo per gli utenti del posto o pensate che uno prende la macchina e si fa 80/100 km per cercare di risolvere un problema. Non sarebbe opportuno specificare che il numero degli sportelli deve essere proporzionato al numero delle utenze e alla distanza chilometrica e magari ridurre le ore di apertura al pubblico , tutti i giorni 8 – 13 e solo due volte a settimana orario 08- 18
Articolo 54 Obblighi e contenuti minimi dello sportello online
54.1 Il gestore mette a disposizione dell’utente finale un sito internet attraverso il quale pubblica: la Carta dei servizi, il regolamento d’utenza, gli orari di apertura al pubblico degli sportelli fisici e del servizio telefonico, i riferimenti e i numeri verdi gratuiti per contattare il gestore.
Osservazione: perché non inserire la modulistica per i reclami e per la domanda di conciliazione? Come pure comunicare l’autolettura?
Articolo 67 Standard specifici di qualità contrattuale del SII
67.1 Gli standard specifici di qualità contrattuale del SII, calcolati per ogni singola gestione, sono definiti in Tabella 1:
Tabella 1 - Livelli specifici di qualità contrattuale del SII
Tempo massimo di preventivazione per l’esecuzione di allacci fognari senza sopralluogo di cui all’Articolo 6 10 giorni lavorativi
Osservazione: siamo molto scettici. Come si fa a preventivare l’esecuzione dell’allaccio fognario senza sopralluogo? Riteniamo che il sopralluogo vada comunque fatto per dare indicazione all’utente delle pendenze che occorre realizzare all’interno della loro proprietà
Tempo massimo di esecuzione di allacci idrici che comportano l’esecuzione di lavori semplici di cui all’Articolo 8
Osservazione: stesso discorso vale per l’allaccio idrico il gestore è tenuto ad indicare all’utente la posizione della cabina, la posizione dei tubi per l’innesto del misuratore
Tempo massimo di riattivazione o subentro nella fornitura di cui all’Articolo 11 5 giorni lavorativi
Osservazione: credo che siano troppi 5 giorni, credo che siano più che sufficienti al massimo 3 giorni lavorativi

Tempo massimo di esecuzione della voltura di cui all’Articolo 17 5 giorni lavorativi

Osservazioni: credo che 3 gg lavorativi siano più che sufficienti

Tempo massimo di intervento per la verifica del misuratore di cui all’Articolo 28
Osservazione: 7gg lavorativi 10 giorni lavorativi

Tempo massimo di comunicazione dell’esito della verifica del misuratore effettuata in loco di cui all’Articolo 29
Osservazione: 7gg lavorativi

10 giorni lavorativi
Tempo massimo di sostituzione del misuratore di cui all’Articolo 30 10 giorni lavorativi
Osservazione: 7gg lavorativi

Tempo massimo di intervento per la verifica del livello di pressione di cui all’Articolo 31
Osservazione: 7gg lavorativi
10 giorni lavorativi
Tempo massimo di comunicazione dell’esito della verifica del livello di pressione, di cui all’Articolo 32 10 giorni lavorativi
Osservazione: 7gg lavorativi

Manca : tempo massimo di risposta all’utente per la conciliazione
40 giorni lavorativi




Il Presidente O.T.U.C. Latina
Antonio VILLANO

 
20/02/2016 19:23
TRENITALIA RIDUCE I TEMPI DI INDENNIZZO PER RITARDO E/O PER MANCATA


Confortante notizia per i consumatori. Trenitalia riduce i tempi di indennizzo per ritardo e/o per mancata climatizzazione. Il punto certo è che la richiesta può essere effettuata già dopo 24 ore. Il tempo massimo per avviare la procedura è di 12 mesi. Vediamo nel dettaglio cosa ha previsto Trenitalia: per i clienti dei treni nazionali, le Frecce e Intercity viene previsto un indennizzo sotto forma di bonus pari al 25% del biglietto a partire da ritardi tra i 30 e i 59 minuti. Dai 60 minuti fino a 119 minuti l’indennizzo può essere scelto anche con l’opzione in denaro e non solo il bonus. Dai 120 minuti in su la percentuale sale al 50% del prezzo del biglietto.
L’indennizzo per i clienti in abbonamento AV può scattare già dopo 24 ore dalla scadenza dell’abbonamento e sarà calcolato sulla base delle singole prenotazioni effettuate in appoggio al proprio abbonamento.
Anche per le soluzioni di viaggio con “biglietto globale” o “biglietto globale misto” ovvero soluzioni che, nel primo caso, prevedono l’utilizzo di più treni di trasporto nazionale in combinazione fra loro, nel secondo combinazioni sia di treni nazionali che regionali, acquistabili contestualmente come da proposta di sistema.
Le richieste di rimborso per ritardo e per mancata climatizzazione (mancato funzionamento dell’impianto di condizionamento) possono essere fatte a qualsiasi biglietteria, alla agenzia di viaggio che ha emesso il biglietto, oppure tramite apposito modulo scaricabile dal sito di Trenitalia e tramite call center.
Ricordiamo anche che i rimborsi sono previsti anche per i treni regionali.
Casistica n° 1. Per mancata effettuazione del viaggio per fatto imputabile alle Ferrovie dello Stato Italiane o per ordine dell’Autorità Pubblica: In caso di mancata effettuazione a causa di: - soppressione del treno o partenza ritardata superiore a 60 minuti; - sciopero del personale delle Ferrovie dello Stato Italiane (dalla dichiarazione dello sciopero stesso e entro le 24 ore lavorative successive al termine); - ordine dell’Autorità Pubblica; - mancanza di posto disponibile nella classe di validità del biglietto; si effettua un rimborso integrale del biglietto in tutte le biglietterie anche nel caso in cui sia già stato convalidato.
Casistica n°2. Per mancata effettuazione del viaggio per rinuncia da parte del viaggiatore: Dalla somma da rimborsare viene sempre dedotta una trattenuta del 20%, salvo quanto diversamente previsto dalle singole tariffe. Non si procede al rimborso se la somma da corrispondere, dopo l’applicazione della trattenuta a titolo di penale, è pari o inferiore a €8,00 a viaggiatore. Per gli abbonamenti il rimborso è previsto solo per l’abbonamento annuale regionale che può essere rimborsato, prima dell’inizio di validità, con applicazione di una trattenuta a titolo di penale del 5%.
Casistica n°3. Rimborso per errato acquisto: E’ ammesso il rimborso per acquisto di due abbonamenti o di due biglietti di corsa semplice intestati alla stessa persona, validi sulla stessa relazione e per lo stesso periodo.
Per maggiori approfondimenti circa le casistiche e per gli “esclusi dal rimborso” invitiamo i consumatori e clienti di Trenitalia a visionare il sito di Trenitalia alla voce “condizioni di trasporto ” e/o “informazioni e assistenza” e cliccare su “Indennità e rimborsi”.
Continuate a segnalarci disservizi ed eventuali rifiuti di indennizzi o ritardi nell’emissione. Al contempo ricordiamo che Lega Consumatori si avvale di una convenzione con Trenitalia.
 
20/02/2016 19:23
TRENITALIA RIDUCE I TEMPI DI INDENNIZZO PER RITARDO E/O PER MANCATA


Confortante notizia per i consumatori. Trenitalia riduce i tempi di indennizzo per ritardo e/o per mancata climatizzazione. Il punto certo è che la richiesta può essere effettuata già dopo 24 ore. Il tempo massimo per avviare la procedura è di 12 mesi. Vediamo nel dettaglio cosa ha previsto Trenitalia: per i clienti dei treni nazionali, le Frecce e Intercity viene previsto un indennizzo sotto forma di bonus pari al 25% del biglietto a partire da ritardi tra i 30 e i 59 minuti. Dai 60 minuti fino a 119 minuti l’indennizzo può essere scelto anche con l’opzione in denaro e non solo il bonus. Dai 120 minuti in su la percentuale sale al 50% del prezzo del biglietto.
L’indennizzo per i clienti in abbonamento AV può scattare già dopo 24 ore dalla scadenza dell’abbonamento e sarà calcolato sulla base delle singole prenotazioni effettuate in appoggio al proprio abbonamento.
Anche per le soluzioni di viaggio con “biglietto globale” o “biglietto globale misto” ovvero soluzioni che, nel primo caso, prevedono l’utilizzo di più treni di trasporto nazionale in combinazione fra loro, nel secondo combinazioni sia di treni nazionali che regionali, acquistabili contestualmente come da proposta di sistema.
Le richieste di rimborso per ritardo e per mancata climatizzazione (mancato funzionamento dell’impianto di condizionamento) possono essere fatte a qualsiasi biglietteria, alla agenzia di viaggio che ha emesso il biglietto, oppure tramite apposito modulo scaricabile dal sito di Trenitalia e tramite call center.
Ricordiamo anche che i rimborsi sono previsti anche per i treni regionali.
Casistica n° 1. Per mancata effettuazione del viaggio per fatto imputabile alle Ferrovie dello Stato Italiane o per ordine dell’Autorità Pubblica: In caso di mancata effettuazione a causa di: - soppressione del treno o partenza ritardata superiore a 60 minuti; - sciopero del personale delle Ferrovie dello Stato Italiane (dalla dichiarazione dello sciopero stesso e entro le 24 ore lavorative successive al termine); - ordine dell’Autorità Pubblica; - mancanza di posto disponibile nella classe di validità del biglietto; si effettua un rimborso integrale del biglietto in tutte le biglietterie anche nel caso in cui sia già stato convalidato.
Casistica n°2. Per mancata effettuazione del viaggio per rinuncia da parte del viaggiatore: Dalla somma da rimborsare viene sempre dedotta una trattenuta del 20%, salvo quanto diversamente previsto dalle singole tariffe. Non si procede al rimborso se la somma da corrispondere, dopo l’applicazione della trattenuta a titolo di penale, è pari o inferiore a €8,00 a viaggiatore. Per gli abbonamenti il rimborso è previsto solo per l’abbonamento annuale regionale che può essere rimborsato, prima dell’inizio di validità, con applicazione di una trattenuta a titolo di penale del 5%.
Casistica n°3. Rimborso per errato acquisto: E’ ammesso il rimborso per acquisto di due abbonamenti o di due biglietti di corsa semplice intestati alla stessa persona, validi sulla stessa relazione e per lo stesso periodo.
Per maggiori approfondimenti circa le casistiche e per gli “esclusi dal rimborso” invitiamo i consumatori e clienti di Trenitalia a visionare il sito di Trenitalia alla voce “condizioni di trasporto ” e/o “informazioni e assistenza” e cliccare su “Indennità e rimborsi”.
Continuate a segnalarci disservizi ed eventuali rifiuti di indennizzi o ritardi nell’emissione. Al contempo ricordiamo che Lega Consumatori si avvale di una convenzione con Trenitalia.
 
20/02/2016 19:21
LA RIFORMA DELLE TARIFFE DI ENERGIA ELETTRICA: A PARTIRE DAL 1 GENNAIO 2016. MA CONVIENE DAVVERO?




Dal 1 gennaio 2016 la riforma delle tariffe per l’energia elettrica prevede un graduale superamento della struttura progressiva delle tariffe di rete e degli oneri generali di sistema. Passaggio graduale che durerà due anni fino al 2018. Con la nuova riforma la tariffa di rete (i costi pagati per la trasmissione, distribuzione e misura dell’energia elettrica) e la tariffa per gli oneri di sistema (i costi per sostenere attività di interesse generale per il sistema elettrico) che incidono in bolletta per oltre il 40%, saranno uguali per tutti. Prima della riforma chi consumava tanto pagava tanto, chi consumava poco pagava poco. Le famiglie quindi che subiranno i disagi maggiori sono quelle che consumano poco come si evince dalla tabella di seguito:

117 € in più è la spesa prevista per quei consumatori non residenti che arrivano fino a 900 kwh/anno di consumo con disponibilità di 3 kw di potenza. Tenendo conto che la percentuale dei consumatori attuali si attesta su consumi inferiori a 2640 kwh/anno (sono circa l’80% del totale degli utenti ovvero sia circa 24 milioni su 30) possiamo ben dire che per quasi tutti c’è un cospicuo aumento. Non è di conforto sapere che sia stato previsto un potenziamento automatico (ovvero non da richiedere) del bonus sociale di sconto per il 2016, per quelle famiglie che già ne hanno diritto in base all’ISEE, né sapere che l’Autorità ha segnalato al Governo e al Parlamento la possibilità di estendere detto bonus dall’ attuale 20% all’ipotetico 35% e di ampliare la fascia degli aventi diritto elevando la soglia di ISEE che ne consentirebbe l’accesso e la fruizione. La riforma spingerà il consumatore finale a valutare le ottimizzazioni dei costi dell’energia per gli usi che ne fa o almeno è questo quello che pensa l’AEEGSI secondo cui possano essere favorite tutte quelle apparecchiature elettriche, come ad esempio le pompe di calore, le cui installazioni finora potevano essere ostacolate dal fatto che ad elevati consumi corrispondevano elevati costi per i servizi di rete. In sintesi il consumatore per risparmiare dovrebbe installare apparecchiature che permettano un minor consumo di energia. Legaconsumatori teme però un aumento dei costi soprattutto per quegli utenti che consumano poco, e su tutto teme la scomparsa del mercato tutelato che avverrà proprio nel 2018, a riforma cioè completamente in atto. Per saperne di più contattaci e clicca qui per aprire il testo integrale della delibera.
 
20/02/2016 19:15
EQUITALIA: I CONTI NON TORNANO.

1058 miliardi di euro(ovvero mezzo debito pubblico):questo è il valore dei crediti non riscossi da Equitalia negli ultimi 15 anni, dal 2000 al 2015. Fenomeno definito dallo stesso amministratore delegato, Ernesto Maria Ruffini, come “una patologia estrema. Debiti fiscali derivanti da evasioni Irpef, Iva, contibuti Inps, imposte varie, tasse comunali e bollo auto. Tutte evasioni accertate e passate ad Equitalia, ma mai riscosse per tre motivi almeno: fallimento delle aziende, morte dei creditori, nullatenenti di fatto o figuranti come tali in Anegrafe tributaria. A questi motivi si possono aggiungere anche le sentenze negative e ricorsi nei confronti di Equitalia che andavano a definire “non dovuto” il credito inizialmente vantato: stiamo parlando di un 20.5 % del totale. Uno sbaglio praticamente dell’ente creditore con tutti i costi che ne derivano per ottenere alla fine nulla di fatto.
Insomma a conti fatti, l’esigenza di riscossione si limiterebbe a soli 314 miliardi ed Equitalia ce l’ha messa tutta per riottenerli, anche con azioni esecutive ma senza esito. Forse per questo motivo che Equitalia torna ad essere cattiva forzando il sistema per l’invio delle cartelle. Da un po’ di tempo a questa parte infatti, anziché arrivare la solita raccomandata (dovrebbe di regola presentarsi l’ufficiale giudiziario, ma i costi sono troppo alti) ne arriva sempre una sì, ma al cui interno c’è un avviso di questo tipo: “Caro contribuente, siccome l’ufficiale giudiziario non ti ha trovato in casa, abbiamo affisso la tua cartella nell’albo pretorio del Comune”. In questo modo Equitalia si assicura che la cartella venga notificata a prescindere.
Non sarebbe il caso di ridefinire il sistema di riscossione che non porta benefici ad entrambi le parti? Il meccanismo adesso è farraginoso e molto dispendioso e ogni volta che si mette in moto ha dei costi elevati, sia per il cittadino che per l’intera società. Legaconsumatori ha stipulato una convenzione nei confronti di Equitalia che va a limitare i costi e ad abbreviare i termini con un doppio guadagno: da una parte il cittadino moroso può trovare un accordo (prevedendo anche la rateizzazione del debito) ed essere seguito da esperti del settore, e in caso risultasse non moroso definire la pratica in tempi brevissimi. Equitalia dal canto suo risparmierebbe inutili giudizi e costi esorbitanti da affrontare in caso di attestazione del debito o meno. Per ulteriori informazioni ed eventuali consulenze scrivere a conciliazioni@legaconsumatorilazio.it
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20/02/2016 19:07
ACQUA: AUMENTI E POCHE SCHIARITE.



Il nuovo metodo tariffario idrico 2016/2019 è già entrato in vigore dal 1 gennaio 2016. Il tutto per un solo scopo: migliorare servizi e investimenti. Sono esposte anche alcune regole precise sulle tempistiche cui dovranno attenersi tutte le Regioni. Per esempio l’allaccio alla rete idrica da parte di un privato deve avvenire entro 10 giorni dalla richiesta, l’attivazione o la voltura entro 5 giorni, un appuntamento entro 7 giorni e la verifica del contatore deve concludersi entro 10. Non devono passare più di due giorni feriali per la riattivazione della fornitura se l’utente moroso, a cui è stata tolta l’acqua, avrà saldato il suo debito. E se queste scadenze non vengono rispettate? Ci sarà solo un indennizzo per ogni infrazione di appena 30€, accreditato direttamente in bolletta. Novità sul fronte dei reclami e sulle rateizzazioni che dovrebbero essere facilitate. Questo è quello che si spera poiché vista la condizione non proprio rosea di cui gode il servizio, l’Autorità ha pensato bene di far partire dal 1° luglio 2016 questi standard qualitativi, sperando che entrino a pieno regime solo nel 2017. Il sistema idrico non gode di buona salute tanto che nell’anno in corso si attende una super mega sanzione dalla Commissione europea per i ritardi accumulati negli anni rispetto alla messa a norma dei sistemi fognari e di depurazione. La spesa sulla bolletta dell’acqua è già cresciuta rispetto al 2014 più del 6% (ovvero 16€ in più in bolletta) e ci attendono ulteriori aumenti, in vista di questi miracolosi interventi risanativi di un sistema idrico che, letteralmente, fa acqua da tutte le parti perché anche la percentuale di dispersione idrica è salita toccando il 37% in media. Quindi tocca ancora al consumatore mettere mano al portafogli per far fronte al dissesto. Aumenti in arrivo quindi, ma basteranno se solo i costi della manutenzione attualmente sono i due terzi della bolletta? E gli investimenti paventati e la super mega sanzione?
 
20/02/2016 19:05
`` DIRITTO DI ACCESSO AGLI ATTI: IMPORTANTI NOVITÀ E CAMBIAMENTI.


Il cittadino ha il diritto di “prendere visione ed estrarre copia” di tutti i documenti amministrativi che possono riguardarlo, non solo documenti cartacei ma anche di altra specie (rappresentazioni grafiche, foto cinematografiche, elettromagnetiche) in mano alle Pubbliche Amministrazioni e di interesse pubblico. E’ proprio sull’interesse del privato, a richiedere e ottenere dati e notizie dalle pubbliche amministrazioni, che si basa il cambiamento in atto. Cambiamento che sembrerebbe orientato in positivo in quanto si presume sempre esistente, ovvero non sarà più necessario esibire una motivazione, delle ragioni specifiche nell’istanza di accesso. Al contrario sarà la P.A. a dover dimostrare quali siano i propri interessi ad ostacolare l’accesso agli atti da parte del cittadino. E quali sono questi propri interessi? Uno su tutti la riservatezza nei confronti dello Stato (esigenze di pubblica sicurezza, relazioni internazionali, dati inerenti la stabilità finanziaria) ; la riservatezza nei confronti dei privati (dati personali relativi alla famiglia per esempio o ancora più intimi legati alla condizione di salute, oppure quelli inerenti agli interessi economici e commerciali come per esempio dati che possano riguardare brevetti e invenzioni). Per poter accedere, presenti queste condizioni ostacolanti, bisogna che il cittadino debba dimostrare un interesse superiore a quello della mera conoscenza delle sole informazioni. Maggiore agilità anche dal punto di vista della procedura. Sarà possibile fare richiesta di istanza tramite canali internet attraverso link dedicati. Se l’istanza di accesso subisce ritardi o è respinta si può informare l’Autorità anticorruzione e fare ricorso ( al costo di euro 300 al TAR entro 30 giorni) con sentenze molte più celeri in quanto è prevista la forma semplificata. In caso di ritardo è previsto un indennizzo pari a €30 per ogni giorno successivo al trentesimo di scadenza.
 
21/01/2016 17:27
``ACQUISTI ON-LINE, LE NUOVE REGOLE




La legge italiana sul commercio elettronico e sulle vendite a distanza si adegua alle direttive UE adottando una serie di nuove norme relative ai diritti dei consumatori che operano online.
Le ultime disposizioni hanno due obiettivi fondamentali: 1) permettere a ciascun consumatore di operare una scelta libera e consapevole quando effettua un acquisto on-line 2) consentire ai professionisti del settore di operare in maniera più trasparente e funzionale. Dal 13 giugno 2014 in tutta l’Unione Europea si applicano questi nuovi aggiornamenti in materia di diritti dei consumatori.

Il tema è scottante. Il numero delle persone che fanno shopping online, infatti, è in costante crescita. Solo in Italia su 30,5 milioni di individui che utilizzano Internet (sopra i 15 anni), 16,2 milioni hanno fatto un acquisto online negli ultimi 3 mesi, mentre quasi 11 milioni sono acquirenti abituali. Nel computo totale il giro di affari si aggira intorno ai 14 miliardi di euro. Le norme che regolano l’ambito degli acquisti on-line sono contenute nel decreto legislativo del 21 febbraio 2014, n. 21, che, in attuazione della direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori, modifica il CODICE DEL CONSUMO (decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206). In pratica viene esteso e rafforzato il ruolo dell’informazione e della trasparenza sulle trattative e sui prezzi. La nuova direttiva sui diritti dei consumatori europei è stata formalmente adottata dagli Stati membri nel Consiglio dei ministri Ue. Essa consoliderà lo schema già affermato che riguarda i diritti dei consumatori dell'Unione e garantirà condizioni comuni più chiare per le imprese concorrenti nel mercato unico in particolare per quanto attiene lo shopping on-line. Il nuovo regolamento sulle vendite in rete si prefigge l’obiettivo di garantire un migliore funzionamento del mercato tra imprese e consumatori.





LE PRINCIPALI NOVITÀ:


RECESSO. Aumenta di quattro giorni il tempo massimo per ripensarci e restituire il prodotto o il servizio acquistato. Inoltre, se il venditore non adempie all’obbligo di informativa al consumatore sul diritto di recesso al momento della vendita il limite viene prolungato di 12 mesi. Vengono garantiti diritti anche nel caso di vendite tranfrontaliere, sulle quali è prevista una riduzione dei costi alle imprese grazie al nuovo modello standard di recesso, valido in tutta la Unione Europea.
I consumatori hanno, dunque, maggiore tempo a disposizione per restituire un prodotto di cui non sono soddisfatti: 14 giorni contro i 10 previsti in precedenza. Dopo aver comunicato di voler restituire la merce, l’acquirente digitale ha altre due settimane a disposizione per spedirla.
Il commerciante online dovrà rimborsare le somme di denaro entro 14 giorni dal giorno in cui ha ricevuto notizia della restituzione della merce dal cliente. I consumatori potranno avvalersi di un modulo di recesso europeo da utilizzare se cambiano idea e decidono di rescindere un contratto stipulato a distanza o anche da un venditore porta a porta. La consegna dovrà essere effettuata entro al massimo 30 giorni, pena la possibilità di annullare l'ordine ed eventuali perdite o danni durante il trasporto saranno di piena responsabilità del venditore.



TRASPARENZA. Il negoziante è obbligato a dichiarare i costi che il consumatore dovrà sostenere in caso di restituzione della merce. Se le spese non sono state rese noto in anticipo, allora i costi di restituzione saranno tutti esclusivamente a carico del venditore.



FASE PRECONTRATTUALE E INFORMATIVE. Il soggetto che vende beni o servizi on-line deve comunicare obbligatoriamente all’acquirente la propria identità e tutte le caratteristiche dei beni o servizi, il prezzo totale, il costo di spedizione, il diritto di recesso, le modalità di pagamento e la durata della garanzia che, se dovessero mancare, darebbero un potere immediato di rivalsa al consumatore.



RESTITUZIONE DELLA MERCE. Dovrà essere indicata chiaramente la possibilità per il consumatore di restituire la merce, specificando anche le modalità per esercitare tale diritto (condizioni, termini e procedure). Il consumatore può restituire il bene anche se deteriorato, essendo responsabile solo della eventuale diminuzione di valore in determinati casi. La direttiva UE prevede la responsabilità del consumatore solo se legata ad una manipolazione dei beni diversa da quella necessaria per il loro utilizzo. Nel caso manchi l’informativa sul diritto di recesso, il consumatore può restituire il bene senza alcuna responsabilità.



CONTRATTI A DISTANZA. Questa sezione riguarda le vendite a catalogo e quelle telefoniche: prima di spedire un prodotto o abilitare un servizio, il venditore dovrà mandare un contratto in forma cartacea da far firmare al cliente. Solo allora la vendita potrà intendersi valida a tutti gli effetti. In base alle nuove regole i commercianti non potranno applicare un costo troppo elevato per le operazioni di pagamento con carta di credito. Il costo aggiuntivo praticato ai consumatori non potrà superare la spesa che grava sul commerciante per l'offerta di tali mezzi di pagamento.



TARIFFE BASE PER I NUMERI TELEFONICI DEDICATI. Al consumatore non può essere imposto di pagare un costo superiore alla tariffa base della linea telefonica utilizzata dall’impresa per essere contattato dal consumatore per avere informazioni sul contratto concluso (ad esempio numeri dedicati all’assistenza post-vendita). La tariffa base è stabilita da ciascun operatore telefonico in relazione alla linea utilizzata. I venditori che gestiscono linee telefoniche che consentono al consumatore di contattarli in relazione al contratto non potranno applicare prezzi superiori all'effettivo costo della chiamata.



MAGGIORE PROTEZIONE NELL’ACQUISTO DI CONTENUTI DIGITALI. Per coloro che acquistano contenuti digitali (film, musica, programmi software) le nuove regole prevedono dei meccanismi di informazioni più trasparenti: il venditore dovrà illustrare eventuali limiti di compatibilità con i dispositivi hardware e software e gli eventuali limiti di riproducibilità dei contenuti stessi. I consumatori, secondo lo schema delle nuove norme, potranno recedere dall'acquisto di beni digitali come file musicali, file video o applicazioni, ma solo prima di iniziare il processo di download.



SANZIONI. Il commerciante che non rispetta le nuove regole andrà incontro a una sanzione che può variare da un minimo di 5mila euro (50mila in caso di gravi violazioni) a un massimo di 5 milioni di euro.



CHIAREZZA CONTRO FURBIZIA. Tra le novità introdotte spicca la maggiore tutela contro quegli addebiti praticati dai venditori che vendono i loro servizi come gratuiti e invece costringono i consumatori a pagare. Al termine del processo di acquisto di beni e servizi sarà obbligatoria una casella indicante il prezzo finale, inclusivo di tutte le spese, che il compratore dovrà spuntare per completare il pagamento. Eventuali costi aggiunti saranno a totale carico del venditore. È vietato inserire nel sito web delle caselle pre-flaggate per vendere automaticamente anche altri beni o servizi diversi da quello scelto dal consumatore. I servizi e gli abbonamenti non potranno più essere pubblicizzati come gratuiti salvo poi nascondere costi aggiuntivi. I consumatori dovranno confermare esplicitamente di avere compreso che l’offerta è a pagamento. In caso contrario, il consumatore non è vincolato al contratto e, dunque, non è più obbligato a pagare.





PICCOLE AVVERTENZE E CONSIGLI DI AUTODIFESA



Un senso di insicurezza sta attraversando la vita di tutti i giorni, le ragioni di tale fenomeno sono tante, la precarieta’ del lavoro, le difficoltà ‘ di reddito, eroso dall’aumento del costo della vita, i servizi sociali mal funzionanti,.la crisi drammatica che stiamo vivendo sta aggravando tutti i problemi, di occupazione di reddito , di condizione sociale, crescono la diseguaglianza sociale e l’ingiustizia, e il malessere è destinato a crescere soprattutto nelle medie e grandi citta’ dove si accentuano le difficolta’ e la solitudine.

In questo contesto, crescono e continuano a crescere i reati contro il patrimonio, come le truffe, i raggiri, i furti,borseggi

Le truffe possono presentarsi in tanti modi, tradizionali e come vedremo moderni con l’utilizzo della tecnologia informatica.

BANCOMAT E CARTE DI CREDITO
Utilizzare i mezzi elettronici di pagamento come le carte di credito , carte prepagate e i bancomat è comodo, veloce , e riduce il rischio di portare contanti all’interno dei portafogli, MA ATTENZIONE ALLE TRUFFE

Ci sono alcune regole di comportamento che dovrete tenere e consigliare di tenere alle persone che verranno allo sportello per chiedere aiuto.

-NON AFFIDATE IL BANCOMAT E LA VOSTRA CARTA DI CREDITO A NESSUNO

-NON COMUNICATE A NESSUNO IL CODICE PIN DEL BANCOMAT E DELLA CARTA DI CREDITO E CERCATE DI CONSERVARE IL PIN LONTANO DAL BANCOMAT O DALLA CARTA DI CREDITO

-IN CASO DI FURTO DEGLI STESSI, BLOCCARLI IMMEDIATAMENTE, TELEFONANDO AI NUMERI PREDISPOSTI A TAL FINE DALLA VOSTRA BANCA E A SEGUIRE FARE LA DENUNCIA ALLA POLIZIA DI STATO O AI CARABINIERI-

-UNA COPIA DELLA DENUNCIA DOVRA’ DI SOLITO ESSERE INOLTRATTA ALLA BANCA

-QUANDO PRELEVATE AGLI SPORTELLI BANCOMAT , VERIFICATE SEMPRE CHE NELLE IMMEDIATE VICINANZA NON CI SIANO PERSONE FERME IN ATTEGIAMENTO SOSPETTO,

-I PRELIEVI BANCOMAT FATELI POSSIBILMENTE IN QUELLE STRUTTURE A RIPARO DALLA STRADA E IN ORARI DIURNI

-PRESTATE MOLTA ATTENZIONE ALLO SPORTELLO, QUALORA PRESENTASSE DELLE ANOMALIE, TIPO FORI, MANOMISSIONI , RIALZI DELLA TASTIERA,

I rialzi della tastiera , sono appositamente studiati per collacarvi delle microtelecamere e SKIMMER, apparecchi in grado di carpire i codici bancomat e delle carte di credito.

-MENTRE SI DIGITA IL CODICE COPRIRE L’OERAZIONE CON L’ALTRA MANO O CON QUALCHE OGGETTO CHE SI HA A DISPOSIZIONE

-SE LO SPORTELLO NON DOVESSE RESTITUIRE LA CARTA BANCOMAT , CHIAMARE SUBITO IL NUMERO VERDE DELLA BANCA PER BLOCCARLA, SENZA ALLOTANARSI DALLO SPORTELLO PER EVITARE CHE LA CARTA POSSA ESSERE RITROVATA E CLONATA

-QUALORA VI SIA UN FORTE SOSPETTO DI MANOMISSIONE DELLO SPORTELLO, CHIAMARE IL 112 E ATTENDERE SUL POSTO L’ARRIVO DELLE FORZE DELL’ORDINE.

-NEI NEGOZI E ESERCIZI PUBBLICI NON LASCIARE LA CARTA DI CREDITO A CAMERIERI O ALTRI ADDETTI, MA RECARSI DI PERSONA ALLA CASSA PER IL PAGAMENTO,ASSICURARSI CHE LA CARTA VENGA PASSATA UNA VOLTA SOLA NELL’APPARECCHIO SCANNER

-CONTROLLARE PERIODICAMENTE IL PROPRIO CONTO CORRENTE,in questo modo sara’ possibile accorgersi tempestivamente di ammanchi di denaro o movimenti sospetti e denunciarli alle autorita’.Per evitare molte banche hanno messo a disposizione dei servizi si sms anticlonazione bancomat e carte di credito. Tutte le volte che verra’ fatto un prelievo con il bancomat o un pagamento , il titolare della carta ricevera’ un sms di conferma e cosi’ puo’ verificare in tempo bloccando operazioni sospette.

I criminali hanno inventato un hardwere che viene chiamato SKIMMER, un oggetto che puo’ avere le dimensioni di un pacchetto di sigarette che viene alimentato a batterie e arriva ad immagazzinare , tramite una memoria , diverse decine di bande magnetiche.Successivamente l’apparecchio viene collegato ad un computer munito di un programma di gestione di bande magnetiche e vengono trascritti i dati, presi illecitamente, su un supporto plastico con le caratteristiche identiche alla carte di credito , bancomat.Invece per appropriarsi dei codici Pin , visto che questi non sono rilevabili dalla banda magnetica, utilizzano una microtelecamera nascosta. Un nuovo servizio per rendere le operazioni di transazioni via internet piu’ sicure e’ il cosidetto BANKPASS che crea un cosidetto portafoglio elettronico dove depositare i dati della carta di credito, presso la propria banca, che assegna un codice identificativo e una password, che deve essere cambiata al primo accesso.

Attraverso questo servizio non si forniscono i dati della carta ma solo l’identificativo e la password fornite, oppure si puo’ chiedere alla banca un numero virtuale di carta di credito , numero valido solo per una solo transazione.

Se si possiede un computer a casa , è decisivo avere una sistema aggiornato come antivirus , per proteggersi da quei virus che permettono all’insaputa dell’utente del pc, di immagazzinare tutti quei dati della carta di credito necessari al momento della transazione.

TRUFFE VIA INTERNET
Le truffe on-line sono in continuo aumento e utilizzano sistemi sempre piu’ sofisticati.I Truffatori conquistano la fiducia introducendosi nei siti che frequenti abitualmente e inviando falsi messaggi, tichiedono i tuoi dati personali, con il pretesto di una verifica o di un aggiornamento in corso.

La frode informatica cosi’ come evidenziata costituisce un reato autonomo a quello di truffa, con pene distinte.

L’articolo 640 ter del c.p. è un delitto commesso da chiunque , alternando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalita’ sui dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti , procura a se’ o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.

Le condotte fraudolente poste in essere attraverso tale reato sono tre:

La prima condotta consiste nell’ALTERAZIONE DEL FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA TELEMATICO O INFORMATICO,ossia in una modifica del regolare svolgimento di un processo di elaborazione o di trasmissione dati.
La seconda condotta coincide con l’INTERVENTO SENZA DIRITTO, CON QUALSIASI MODALITA’, SU DATI , INFORMAZIONI O PROGRAMMI CONTENUTI NEL SISTEMA, e pertanto ogni interferenza diversa dall’alterazione del funzionamento del sistema, normalmente questa seconda condotta costituisce il presupposto dell’alterazione del sistema informatico
Terza condotta , è L’INTERVENTO SULLE INFORMAZIONI, ovvero sulle correlazioni fra i dati contenuti in un elaboratore o in un sistema. Le alterazioni possono cadere sia sul programma, facendo compiere al computer operazioni diverse da quelle programmate , ad esempio cambiando la funzione dei tasti di addizione o di sottrazione? Cosi’ come puo’ avere ad oggetto le informazioni contenute nel sistema informatico.


L’HACKING è una attivita’ fraudolenta che consente all’haker di violare i database dei venditori di servizi e prodotti attraverso internet,in tale modo il soggetto che compie questa attivita’ è in grado di conoscere tutti gli estremi delle carte di credito dei clienti.

BOXING - La frode cosi’ denominata, si riferisce al caso di intercettazione della carta di credito da parte da parte di criminali nel tragitto postale fra l’emittente e l’utilizzatore finale ( ad esempio carta di credito sottratta nel buca delle lettere del condominio). E’ bene anche dire che la Banca normalmente utilizza due spedizioni , la prima per inviare la carta, la seconda per inviare il codice Pin, in questo modo si limita la possibilita’ di questo tipo di frode.

SNIFFING - Consiste nell’attivita’ di intercettazione dei darti che viaggiano in rete. Grazie a questa tecnica sofisticata il malintenzionato puo’ impossessarsi dei dati relativi ad una carta di credito.I dati carpiti in questo modo possono essere utilizzati per canali remoti , dove è possibile acquistare dei beni senza la presentazione fisica della carta di credito.

IL PHISHING è un tipo di truffa realizzata attraverso internet, essa consiste nell’inviare e-mail del tutto simili nell’aspetto grafico a quelle provenienti da banche o siti dove è necessaria una registrazione.Nel testo della email s’invita l’utente , a causa di problemi di registrazione o di altra natura a validare l’identificativo utente , la relativa password e altri dati personali , a collegarsi ad uno specifico sito web, cliccando su un link segnalato sulla pagina stessa.Il collegamento in realta’ rimanda ad un sito molto simile all’originale, dove è chiesto di inserire i proprio dati, che in questo modo saranno carpiti dal truffatore, che poi li riutilizzera’ per compiere transazione fraudolente.
Ricordarsi che la banca o la posta non chiedono mai la conferma dei dati personali tramite email, ne ‘ tantomeno il numero di carta di credito, ma contatta i propri clienti direttamente per queste operazioni riservate.

-Se doveste ricevere una email , presumibilmente della vostra banca che vi chiede i dati personali, chiamate o recatevi personalmente presso di essa per chiedere spiegazioni.

- verificare sempre che nei siti web dove bisogna immettere dati ( account,password, numero di carta di credito e altri dati personali) la trasmissione degli stessi avvenga con protocollo cifrato

-installate sul vostro pc un filtro antispam

-Controllate che , posizionando il puntatore del mousse sul link presente nella email compaia l’indirizzo internet del sito indicato e non quello di un altro sito.

LA FRODE ELETTRONICA NELLE ASTE ON LINE

Le frodi elettroniche nelle aste on line , rappresentano il piu’ diffuso sistema di e-commerce ( commercio elettronico) quelle compravendite che avvengono sulla rete senza la presenza di un negozio fisico di riferimento.

Viene alla mente le aste di E-Bay , ma anche un canale televisivo via cavo il canale 32 di nome Qvc Italia srl, che sulla base di una lunga esperienza maturata prima negli Stati Uniti d’America e poi in altri Stati , che non vende per aste ma ha sviluppato una canale di vendita che si basa proprio sul commercio elettronico e sul negozio virtuale che offre pero’ delle reali garanzie a chi compra.

Per quanto riguarda le aste on line, appaiono strettamente e strutturalmente sensibili a possibili frodi elettroniche dal momento che ogni operazione si svolge a rischio e pericolo delle parti in un clima di reciproca fiducia a priori ed è per questo che solitamente si richiede per cautela una iscrizione che generalmente è gratuita.Prendendo ad esempio EBAY ( una delle piu’ importanti siti e-commerce fondato nel 1995) appare evidente come sia ovviamente preoccupazione del sito riuscire a fornire garanzie di sicurezza per le transazioni commerciali cercando di sostenere sia chi vende che chi compra.Tra le precauzioni possibili inanzitutto il sistema di FEDDBACK , che rappresenta una forma di auto- garanzia tra gli utenti anche se piu’ volte si è dimostrato un sistema di sicurezza poco attendibile e facilmente attaccabile , proprio per questo EBAY propone oltre alle guide a sostegno dell’utente che lo mettono in guardia dalle possibili frodi, anche un sistema di rimborso ( fino a 500 euro) per le transazioni effettuate con metodi di pagamento rintracciabili come ad esempio Paypall e anche altri modi di pagamento sicuri come il bonifico bancario o postale on line a discapito di modi di pagamento sconsigliati come Western Union o Moneygram.

Tra i tentativi di frode a danno degli acquirenti piu’ frequenti nelle aste on-line si ricorda:

-richiesta di pagamento tramite metodo non nominativo

-vendita di oggetti contraffatti o falsi

-invito a concludere la transazione al di fuori di EBAY

-invito a comprare oggetti simili a prezzi piu’ convenienti

-falsa comunicazione di EBAY o PAYPAL

Per fronteggiare il rischio della frode ,bisognerebbe attenersi ad una serie di accorgimenti pratici da intraprendere durante l’acquisto on-line, rivolgersi solo a siti riconosciuti per il servizio offerto,leggere sempre le clausole vessatorie, accertarsi delle modalita’ di sicurezza nelle transazioni, accertarsi delle modalita’ di consegna e del diritto di recesso, non usare mai la email personale per trasmettere i dati della carta di credito ma usare le form web appositamente preposte , controllare la presenza di certificati rilasciati da agenzie autorizzate e specializzate che accertano il grado di sicurezza.

Esistono poi dei canali di annunci nel web, si pensi a SECONDA MANO, KIJIJI,EBAY ANNUNCI,SUBITO.IT, dove degli inserzionisti da tutta Italia inseriscono degli annunci per la vendita di moltissime tipologie di prodotti, da autovetture , a motociclette, elettrodomestici, moda e accessori, ceramiche , mobili, vi sono anche annunci per la ricerca e l’offerta di posti di lavoro, vendita di immobili e terreni e capannoni e affitto di case vacanze,.

Le avvertenze nell’uso di questi canali, sono le stesse che abbiamo elencato prima, preferire sempre nel caso di beni materiali la consegna a mano , questo evita brutte sorprese, inoltre in caso di merce cosiddetta griffata , pretendere tutte le certificazione necessarie e se possibile anche lo scontrino di acquisto.





COME FARE UNA DENUNCIA PER TRUFFA ONLINE

Ricordarsi che che è un reato penale e che tali condotte devono essere denunciate. Questa precisazione è importante perche’le associazione dei consumatori possono intervenire con una lettera nei confronti del presunto truffatore per obbligarlo alla restituzione di quanto percepito, avvertendolo della presenza degli estremi di un reato. Questo puo’ costituire un primo deterrente, ricordarsi pero’che se si tratta di persona che vive dei proventi di questo tipo di condotta difficilmente potra’ restituirvi quanto vi è stato indebitamente sottratto .Per fare la denuncia , il primo passo è quello di raccogliere in maniera dettagliata tutto il materiale, le email, eventuali riferimenti di transazione, tutto il materiale che possa servire per la ricostruzione dei fatti, e recatevi negli uffici della POLIZIA POSTALE per depositare la denuncia. Ricordatevi di fare le fotocopie di tutta la documentazione da presentare , perche’ gli originali dovranno essere allegati alla denuncia stessa.

E’ possibile anche attraverso il sito della polizia postale, avere delle informazioni, e da casa propria o dall’ufficio fare uno schema di denuncia riassumendo i fatti da inoltrare via email.
 
21/01/2016 17:26
``Guida n° 6 - Comparto comunicazione, (conciliazione e coordinamento regionale conciliazioni telefoniche)
Guida n° 6 - Comparto comunicazione, (conciliazione e coordinamento regionale conciliazioni telefoniche)

Gli utenti che intendano proporre una causa in tribunale, in seguito alla violazione di un proprio diritto in materia di telecomunicazioni (da parte, per esempio, di operatori telefonici di telefonia mobilie, fissa, ecc.), devono prima promuovere un tentativo di conciliazione presso i Co.Re.Com. (Comitati Regionali per le Comunicazioni) o presso le Camere di Commercio (o altri enti abilitati). Tale tentativo (procedura stragiudiziale), tuttavia, può essere esperito anche se non si ha l’intenzione di agire in giudizio, ma si intende semplicemente trovare un punto di accordo con la Compagnia telefonica. L’attività di conciliazione ha l’obiettivo di risolvere le controversie tra utenti ed operatori delle telecomunicazioni (telecomunicazioni, internet, pay-tv) prima che queste siano presentate all’Autorità Giudiziaria. L’attività di conciliazione è una procedura completamente gratuita che deve essere intrapresa obbligatoriamente prima di ricorrere alla giustizia ordinaria: gli utenti che ritengano di aver subito la violazione di un proprio diritto o interesse possono tentare di risolvere amichevolmente la questione. Il procedimento di conciliazione si conclude entro 30 giorni dalla presentazione della richiesta. La presentazione dell’istanza di conciliazione sospende i termini per agire in sede giudiziaria, che riprendono a decorrere una volta chiuso il procedimento.

L’esperimento della conciliazione è condizione di procedibilità per il successivo avvio della fase giurisdizionale: in altri termini, non è possibile rivolgersi al giudice senza avere prima avviato questo procedimento davanti al conciliatore dei Co.re.Com. o della C.C.I.A.A..

Il tentativo di accordo tra le parti viene messo in atto attraverso un’udienza di conciliazione, condotta da un conciliatore professionista, che invita le parti ad esporre le rispettive ragioni al fine di chiarire i punti di contrasto e di individuare una soluzione reciprocamente accettabile.

Il cittadino può partecipare all’udienza di conciliazione personalmente, senza farsi assistere da un legale, o decidere di essere affiancato da un professionista, da una persona di sua fiducia o da un rappresentante delle associazioni dei consumatori. Se il cittadino a cui è intestata l’utenza non può presentarsi personalmente all’udienza di conciliazione, può farsi sostituire da un rappresentante (persona di fiducia, rappresentanti delle associazioni dei consumatori) munito di delega scritta corredata da fotocopia di documento di identità del delegante, oppure da un avvocato in possesso della procura alle liti. L’udienza si conclude con la sottoscrizione di un verbale che riporta gli esiti del tentativo di conciliazione, che viene sottoscritto dalle parti e dal conciliatore. Il verbale di conciliazione con esito positivo è titolo esecutivo degli impegni presi dalle parti e quindi, in caso di mancato rispetto dello stesso, ciascuna delle parti può farlo valere dinanzi all'Ufficiale Giudiziario (ai sensi dell’art. 2, comma 24, lettera b, della legge n.481 del 1995). Se l’udienza di conciliazione si conclude senza un accordo, o con un accordo solo parziale, le parti possono scegliere di rivolgersi all’Autorità Giudiziaria. Ecco come funziona questa procedura stragiudiziale:



1) il Co.Re.Com. competente è quello del luogo in cui si trova la postazione fissa ad uso dell’utente finale ovvero, negli altri casi, quello corrispondente al domicilio indicato dall’utente al momento della conclusione del contratto o, in mancanza, alla sua residenza o sede legale;



2) il termine per la conclusione della procedura conciliativa è di trenta giorni decorrenti dalla data di presentazione dell’istanza; dopo la scadenza di tale termine le parti possono proporre ricorso al giudice anche se la procedura non sia stata conclusa.



3) il tentativo di conciliazione sulla medesima questione si può proporre una sola volta;



4) l’utente, contestualmente alla proposizione dell’istanza per conciliazione (ma anche in corso di procedura) può chiedere al Co.Re.Com provvedimenti temporanei diretti a tutelare la continuità del servizio elettronico acquistato o volto a far cessare forme di abuso o di scorretto funzionamento del servizio da parte dell’operatore;



5) L’istanza di conciliazione, sottoscritta dall’utente a pena di inammissibilità, deve essere accompagnata dalla fotocopia di un documento di identità dell’interessato e deve indicare i fatti che sono all’origine della controversia tra le parti;



6) il Co.Re.Com, verificata l’ammissibilità della domanda, comunica alle parti, entro sette giorni lavorativi dal ricevimento dell’istanza, l’avviso di convocazione per l’esperimento del tentativo di conciliazione, da tenersi non prima di sette giorni lavorativi dal ricevimento della predetta comunicazione;



7) in udienza di conciliazione, le parti possono intervenire sia personalmente, che a mezzo di rappresentante munito di apposita procura;



8) le dichiarazioni e le offerte effettuate nel corso della procedura di conciliazione non possono essere riportate nell’eventuale successivo giudizio. Per cui, tutto ciò che avviene in sede conciliativa è, per così dire, “segreto”;



9) Se la conciliazione ha esito positivo, viene redatto un verbale in cui si indicano i punti controversi e si dà atto dell’accordo, specificandone il contenuto;



10) se non si raggiunge l’accordo, il responsabile della conciliazione (il conciliatore) redige un verbale in cui si annota esclusivamente l’oggetto della controversia ed il suo esito negativo;



11) se una delle parti non compare, il conciliatore redige verbale negativo.





Dopo il fallimento della procedura di conciliazione (che dinanzi al Co.Re.Com. è assolutamente gratuita), la parte che ha interesse a proseguire, può:



a) chiedere all’Autorità Garante per le Comunicazioni di definire la controversia, compilando un formulario disponibile sul sito www.agcom.it;



b) oppure rivolgersi al gi













Poste Italiane – La Conciliazione





Alla procedura di Conciliazione possono accedere, senza alcun onere, i singoli Clienti che abbiano presentato reclamo e abbiano ricevuto da Poste Italiane una risposta ritenuta insoddisfacente, ovvero non abbia ricevuto, entro 30 giorni dal reclamo, alcuna risposta.



Sono oggetto della conciliazione i reclami relativi alle spedizioni nazionali dei seguenti prodotti:

- Posta Raccomandata
- Posta Assicurata
- Postacelere 1 plus - Corriere Espresso
- Telegramma

- Raccomandata 1

- Pacco Ordinario

- Paccocelere 1 plus – Corriere espresso

- Paccocelere 3

- Paccocelere Maxi

- Pacco Ordinario Internazionale

- QPE e EMS (Quick Pack Europe e

- Paccocelere Internazionale

- Servizi al destinatario (quali Seguimi, Aspettami, Dimmi Quando)









Per BancoPosta sono oggetto di conciliazione i reclami relativi a:



- Spese e commissioni

- Valute versamenti e accreditamenti

- Valute prelevamenti e addebitamenti

- Termini di disponibilità

- Vidimazione assegni

- Servizi accessori

- Altre spese

- Oneri fiscali

- Carta Postamat Maestro



Attenzione ai tempi di presentazione della richiesta! Deve essere inviata entro 30 giorni lavorativi decorrenti dalla data di ricevimento della risposta di reclamo, oppure, in caso di mancata risposta entro i sessanta giorni previsti dalla Carta della Qualità, entro ulteriori trenta giorni lavorativi.



Il cliente può presentare domanda di Conciliazione compilando l’apposito modulo disponibile negli Uffici Postali o presso le Sedi della Lega Consumatori o scaricabile attraverso il sito www.poste.it.









L’accesso alla procedura è gratuito



Una volta accettata la domanda, viene istituita una Commissione composta da un Conciliatore delle Poste Italiane e da un Conciliatore delle Associazioni dei Consumatori che, sulla base della documentazione prova a formulare un’ipotesi di accordo che verrà sottoposta al Cliente. Se questi accetta, l’accordo verrà sottoscritto e varrà come atto transattivo, inappellabile e vincolante fra le parti.

In caso contrario verrà redatto un verbale di mancato accordo che lascerà libere le parti di adire le vie legali.



La Telefonia



Lettera tipo n. 6.1

Richiesta di risarcimento danni a TELECOM per ritardo nell’attivazione della linea telefonica



Lettera tipo n. 6.2

Richiesta di risarcimento danni a TELECOM per ritardo nel trasloco della linea telefonica



Lettera tipo n. 6.3

Richiesta di risarcimento danni a TELECOM per mancata riparazione della linea telefonica entro il secondo giorno dalla segnalazione del guasto



Lettera tipo n. 6.4

Richiesta di risarcimento danni a TELECOM per la sospensione della linea telefonica per errore



Lettera tipo 6.5

Richiesta a TELECOM di rimborso costi telefonate indirizzate verso codici a tariffazione speciale, con prefisso 709, 70x, 899, 0878 ……





Come arrivare alla conciliazione

Telecom



Chi può presentare il reclamo



I reclami a TELECOM vanno presentati da ogni singolo utente o con le associazioni dei consumatori nel senso che l’operatore dello sportello aiuta a scrivere la lettera. Questa viene firmata dal consumatore, inviata all’ufficio Reclami di Telecom (in genere a TELECOM ITALIA – Servizio Clienti Residenziali - Casella Postale n. 211 - 14100 ASTI) e per conoscenza alla Lega Consumatori.

Telecom si impegna a rispondere per iscritto entro un mese sia all’utente che allo sportello.

L’associazione (cioè l’operatore dello sportello o il conciliatore) non è tenuto a discutere con Telecom il reclamo dell’utente. Telecom deve rispondere se lo accetta e cosa propone o se lo respinge.

In ordine alla gestione del reclamo l’associazione (cioè il nostro sportello) ha diritto di ricevere entro un mese comunicazione dell’esito del reclamo e nell’attesa non tratta con la segreteria di conciliazione.

Se Telecom risponde in modo insoddisfacente o non risponde all’utente e/o all’associazione il nostro operatore- conciliatore, di intesa con l’utente, fa partire la domanda di conciliazione e questa deve essere discussa come tale. A meno che la domanda sia manifestamente infondata.



Quando e chi può presentare la domanda di conciliazione

La domanda di conciliazione la può fare anche direttamente l’utente.

Il regolamento di Conciliazione regolamento stabilisce che il procedimento di conciliazione deve concludersi entro 45 giorni. Questo termine può essere superato ma non deve diventare la regola ed in ogni caso il nostro sportello e il nostro conciliatore devono intervenire perché la procedura deve essere rispettata nei termini previsti.
Per avviare l'iter della Conciliazione è sufficiente compilare il modulo di "domanda di conciliazione", reperibile presso gli Uffici di Conciliazione nelle sedi di Telecom Italia o presso le sedi delle Associazioni dei Consumatori firmatarie la procedura, o scaricandolo direttamente dal sito.

La domanda di Conciliazione dovrà essere inviata alla Segreteria dell’Ufficio di Conciliazione competente per territorio, in funzione del luogo in cui si trova l’utenza .
La Segreteria, a cui è destinato personale Telecom Italia, ha il compito di istruire la pratica e ha l’obbligo di riservatezza sulle informazioni acquisite nel corso della procedura.

La procedura si esaurisce entro 45 giorni dal ricevimento della domanda, da parte dell’Ufficio di Conciliazione.

E' importante ricordare che, nel corso dello svolgimento della procedura di Conciliazione, Telecom Italia non intraprende iniziative di autotutela (quale la sospensione del servizio) fino a 15 giorni successivi al ricevimento del verbale della seduta di conciliazione. Al termine dei 15 giorni si applicano le ordinarie procedure di gestione del credito.





Lettera tipo n. 6.6

Domanda di conciliazione TELECOM





Come arrivare alla conciliazione Tim



Le segnalazioni/reclami per la Telefonia mobile TIM:



RESIDENZIALE MOBILE:



Per fax al numero 800 600 119
Per posta all’indirizzo : “Telecom Italia s.p.a. – Abramo Customer Care s.p.a. – Casella postale 333 - 88900 Crotone (Kr)”




BUSINES MOBILE:



Per fax al numero 800423131
Per posta all’indirizzo : “Telecom Italia s.p.a. – Abramo Customer Care s.p.a. – Casella postale 333 - 88900 Crotone (Kr)”


La TIM si impegna a dare riscontro a tali segnalazioni, per scritto, entro 30 giorni solari, come indicato nella carta dei servizi.



Per eventuali pratiche di Conciliazione rivolgersi a:



Nord – Laura Praderi milano@legaconsumatori.it



Centro – Franco Baldaccini pisa@legaconsumatori.it



Sud – Abramo Zecca legaconsumatori@libero.it



Come arrivare alla conciliazione H3G



I reclami vanno inviati tramite fax su carta semplice ( non intestata alla Lega Consumatori) ai seguenti numeri:



3910942845 – 3910942572



Non vanno inviate raccomandate, salvo che non siano richieste per altri motivi (es. richiesta di disdetta del contratto e/o richiesta di documentazione del traffico telefonico).



Ovviamente nel reclamo vanno inseriti i seguenti dati:

Numero telefonico oggetto della contestazione
Codice del cliente e/o Codice Fiscale (o Partita IVA) del cliente
Numero di cellulare alternativo.


Se il reclamo non ha avuto risposta entro 30 giorni, oppure ha avuto una risposta non soddisfacente, si avvia la procedura di conciliazione compilando il modulo su internet per privati – specificando che si vuole essere assistiti dalla Lega Consumatori .



Lettera tipo n. 6.7

Come fare i reclami a Wind



Il reclamo a WIND, se non è stato già fatto dall’associato, si puo’ fare su carta intestata della “Lega Consumatori “ ed inviarla al fax 06/83171094.



Se dopo 30gg, non c’è stata alcuna risposta, collegarsi al sito



www.windgroup.it



entrare nell’area “Consumatori” - scaricare il “modulo della domanda di conciliazione” e “l’autorizzazione al trattamento dei dati personali” e spedire tutto alla Sede Nazionale della Lega Consumatori.





Lettera tipo 6.8

Come fare i reclami a TeleTu

Per il reclamo degli associati a TeleTu è necessario andare sul sito

www.teletu.it/consumatori

cliccare “associazioni dei consumatori”

login: associazioniconsumatori

password: telefono



Una volta entrati nel sito, si aprirà una finestra come la seguente, che dovrà essere compilata in tutte le sue parti:

Associazioni Consumatori - Segnalazioni

Compila il modulo di segnalazione e poi fai clic sul pulsante “Invia”. Vedrai un messaggio di ringraziamento contenente il codice di riferimento assegnato alla tua pratica e riceverai un email di conferma.

I campi contrassegnati dall'asterisco sono obbligatori.

Inizio modulo

dati associazione

Nome associazione*

Indirizzo* Scrivere l’indirizzo completo di via, cap e città.

Persona da contattare*

Telefono Ufficio* I numeri telefonici devono essere inseriti senza spazi tra le cifre, il sistema è infatti in grado di segnalarvi se avete inserito un numero errato (con troppe o troppo poche cifre).

Telefono cellulare I numeri telefonici devono essere inseriti senza spazi tra le cifre, il sistema è infatti in grado di segnalarvi se avete inserito un numero errato (con troppe o troppo poche cifre).

Numero di fax* I numeri telefonici devono essere inseriti senza spazi tra le cifre, il sistema è infatti in grado di segnalarvi se avete inserito un numero errato (con troppe o troppo poche cifre).

Indirizzo email*



dati cliente

Nome*

Cognome*

Indirizzo* Scrivere l’indirizzo completo di via, cap e città.

Telefono attivo su TeleTu* I numeri telefonici devono essere inseriti senza spazi tra le cifre, il sistema è infatti in grado di segnalarvi se avete inserito un numero errato (con troppe o troppo poche cifre).

Altro telefono* I numeri telefonici devono essere inseriti senza spazi tra le cifre, il sistema è infatti in grado di segnalarvi se avete inserito un numero errato (con troppe o troppo poche cifre).

Telefono cellulare I numeri telefonici devono essere inseriti senza spazi tra le cifre, il sistema è infatti in grado di segnalarvi se avete inserito un numero errato (con troppe o troppo poche cifre).

Indirizzo email

Codice cliente TeleTu Lo trovi sulla fattura che ricevi da TeleTu

La segnalazione riguarda*


Tipo di segnalazione: * Seleziona una tra le opzioni per permetterci di identificare il tipo di problematica segnalata. Pur obbligandoti a scegliere solo un problema, sappiamo che possono esservi casi più complessi. Ti chiediamo però di scegliere quello più rilevante per questo caso, partiremo semplicemente da lì.

Attivazione servizi non richiesti/errati

Problemi tecnici bloccanti per il servizio

Fornitura servizi [es. oltre 30 giorni per attivazione/disattivazione ADSL]

Fatturazione

Altro:

Descrizione:* Mandaci una descrizione accurata. Sarà più facile per noi fornirti una risposta completa e risolvere questo caso il più velocemente possibile.

Allegati (max 2MB)



Lettera tipo n. 6.9

Richiesta del PIN per sbarramento selettivo chiamate a numerazioni speciali



Lettera tipo 6.10

Richiesta di disabilitazione permanente chiamate a numerazioni speciali



Lettera tipo 6.11

Telefonia - Contestazione di addebito per servizio non richiesto



Lettera tipo 6.12

Telefonia - Disdetta linea telefonica ADSL
 
21/01/2016 17:24
``Guida n° 6 - Comparto comunicazione, (conciliazione e coordinamento regionale conciliazioni telefoniche)
Gli utenti che intendano proporre una causa in tribunale, in seguito alla violazione di un proprio diritto in materia di telecomunicazioni (da parte, per esempio, di operatori telefonici di telefonia mobilie, fissa, ecc.), devono prima promuovere un tentativo di conciliazione presso i Co.Re.Com. (Comitati Regionali per le Comunicazioni) o presso le Camere di Commercio (o altri enti abilitati). Tale tentativo (procedura stragiudiziale), tuttavia, può essere esperito anche se non si ha l’intenzione di agire in giudizio, ma si intende semplicemente trovare un punto di accordo con la Compagnia telefonica. L’attività di conciliazione ha l’obiettivo di risolvere le controversie tra utenti ed operatori delle telecomunicazioni (telecomunicazioni, internet, pay-tv) prima che queste siano presentate all’Autorità Giudiziaria. L’attività di conciliazione è una procedura completamente gratuita che deve essere intrapresa obbligatoriamente prima di ricorrere alla giustizia ordinaria: gli utenti che ritengano di aver subito la violazione di un proprio diritto o interesse possono tentare di risolvere amichevolmente la questione. Il procedimento di conciliazione si conclude entro 30 giorni dalla presentazione della richiesta. La presentazione dell’istanza di conciliazione sospende i termini per agire in sede giudiziaria, che riprendono a decorrere una volta chiuso il procedimento.

L’esperimento della conciliazione è condizione di procedibilità per il successivo avvio della fase giurisdizionale: in altri termini, non è possibile rivolgersi al giudice senza avere prima avviato questo procedimento davanti al conciliatore dei Co.re.Com. o della C.C.I.A.A..

Il tentativo di accordo tra le parti viene messo in atto attraverso un’udienza di conciliazione, condotta da un conciliatore professionista, che invita le parti ad esporre le rispettive ragioni al fine di chiarire i punti di contrasto e di individuare una soluzione reciprocamente accettabile.

Il cittadino può partecipare all’udienza di conciliazione personalmente, senza farsi assistere da un legale, o decidere di essere affiancato da un professionista, da una persona di sua fiducia o da un rappresentante delle associazioni dei consumatori. Se il cittadino a cui è intestata l’utenza non può presentarsi personalmente all’udienza di conciliazione, può farsi sostituire da un rappresentante (persona di fiducia, rappresentanti delle associazioni dei consumatori) munito di delega scritta corredata da fotocopia di documento di identità del delegante, oppure da un avvocato in possesso della procura alle liti. L’udienza si conclude con la sottoscrizione di un verbale che riporta gli esiti del tentativo di conciliazione, che viene sottoscritto dalle parti e dal conciliatore. Il verbale di conciliazione con esito positivo è titolo esecutivo degli impegni presi dalle parti e quindi, in caso di mancato rispetto dello stesso, ciascuna delle parti può farlo valere dinanzi all'Ufficiale Giudiziario (ai sensi dell’art. 2, comma 24, lettera b, della legge n.481 del 1995). Se l’udienza di conciliazione si conclude senza un accordo, o con un accordo solo parziale, le parti possono scegliere di rivolgersi all’Autorità Giudiziaria. Ecco come funziona questa procedura stragiudiziale:



1) il Co.Re.Com. competente è quello del luogo in cui si trova la postazione fissa ad uso dell’utente finale ovvero, negli altri casi, quello corrispondente al domicilio indicato dall’utente al momento della conclusione del contratto o, in mancanza, alla sua residenza o sede legale;



2) il termine per la conclusione della procedura conciliativa è di trenta giorni decorrenti dalla data di presentazione dell’istanza; dopo la scadenza di tale termine le parti possono proporre ricorso al giudice anche se la procedura non sia stata conclusa.



3) il tentativo di conciliazione sulla medesima questione si può proporre una sola volta;



4) l’utente, contestualmente alla proposizione dell’istanza per conciliazione (ma anche in corso di procedura) può chiedere al Co.Re.Com provvedimenti temporanei diretti a tutelare la continuità del servizio elettronico acquistato o volto a far cessare forme di abuso o di scorretto funzionamento del servizio da parte dell’operatore;



5) L’istanza di conciliazione, sottoscritta dall’utente a pena di inammissibilità, deve essere accompagnata dalla fotocopia di un documento di identità dell’interessato e deve indicare i fatti che sono all’origine della controversia tra le parti;



6) il Co.Re.Com, verificata l’ammissibilità della domanda, comunica alle parti, entro sette giorni lavorativi dal ricevimento dell’istanza, l’avviso di convocazione per l’esperimento del tentativo di conciliazione, da tenersi non prima di sette giorni lavorativi dal ricevimento della predetta comunicazione;



7) in udienza di conciliazione, le parti possono intervenire sia personalmente, che a mezzo di rappresentante munito di apposita procura;



8) le dichiarazioni e le offerte effettuate nel corso della procedura di conciliazione non possono essere riportate nell’eventuale successivo giudizio. Per cui, tutto ciò che avviene in sede conciliativa è, per così dire, “segreto”;



9) Se la conciliazione ha esito positivo, viene redatto un verbale in cui si indicano i punti controversi e si dà atto dell’accordo, specificandone il contenuto;



10) se non si raggiunge l’accordo, il responsabile della conciliazione (il conciliatore) redige un verbale in cui si annota esclusivamente l’oggetto della controversia ed il suo esito negativo;



11) se una delle parti non compare, il conciliatore redige verbale negativo.





Dopo il fallimento della procedura di conciliazione (che dinanzi al Co.Re.Com. è assolutamente gratuita), la parte che ha interesse a proseguire, può:



a) chiedere all’Autorità Garante per le Comunicazioni di definire la controversia, compilando un formulario disponibile sul sito www.agcom.it;



b) oppure rivolgersi al gi













Poste Italiane – La Conciliazione





Alla procedura di Conciliazione possono accedere, senza alcun onere, i singoli Clienti che abbiano presentato reclamo e abbiano ricevuto da Poste Italiane una risposta ritenuta insoddisfacente, ovvero non abbia ricevuto, entro 30 giorni dal reclamo, alcuna risposta.



Sono oggetto della conciliazione i reclami relativi alle spedizioni nazionali dei seguenti prodotti:

- Posta Raccomandata
- Posta Assicurata
- Postacelere 1 plus - Corriere Espresso
- Telegramma

- Raccomandata 1

- Pacco Ordinario

- Paccocelere 1 plus – Corriere espresso

- Paccocelere 3

- Paccocelere Maxi

- Pacco Ordinario Internazionale

- QPE e EMS (Quick Pack Europe e

- Paccocelere Internazionale

- Servizi al destinatario (quali Seguimi, Aspettami, Dimmi Quando)









Per BancoPosta sono oggetto di conciliazione i reclami relativi a:



- Spese e commissioni

- Valute versamenti e accreditamenti

- Valute prelevamenti e addebitamenti

- Termini di disponibilità

- Vidimazione assegni

- Servizi accessori

- Altre spese

- Oneri fiscali

- Carta Postamat Maestro



Attenzione ai tempi di presentazione della richiesta! Deve essere inviata entro 30 giorni lavorativi decorrenti dalla data di ricevimento della risposta di reclamo, oppure, in caso di mancata risposta entro i sessanta giorni previsti dalla Carta della Qualità, entro ulteriori trenta giorni lavorativi.



Il cliente può presentare domanda di Conciliazione compilando l’apposito modulo disponibile negli Uffici Postali o presso le Sedi della Lega Consumatori o scaricabile attraverso il sito www.poste.it.









L’accesso alla procedura è gratuito



Una volta accettata la domanda, viene istituita una Commissione composta da un Conciliatore delle Poste Italiane e da un Conciliatore delle Associazioni dei Consumatori che, sulla base della documentazione prova a formulare un’ipotesi di accordo che verrà sottoposta al Cliente. Se questi accetta, l’accordo verrà sottoscritto e varrà come atto transattivo, inappellabile e vincolante fra le parti.

In caso contrario verrà redatto un verbale di mancato accordo che lascerà libere le parti di adire le vie legali.



La Telefonia



Lettera tipo n. 6.1

Richiesta di risarcimento danni a TELECOM per ritardo nell’attivazione della linea telefonica



Lettera tipo n. 6.2

Richiesta di risarcimento danni a TELECOM per ritardo nel trasloco della linea telefonica



Lettera tipo n. 6.3

Richiesta di risarcimento danni a TELECOM per mancata riparazione della linea telefonica entro il secondo giorno dalla segnalazione del guasto



Lettera tipo n. 6.4

Richiesta di risarcimento danni a TELECOM per la sospensione della linea telefonica per errore



Lettera tipo 6.5

Richiesta a TELECOM di rimborso costi telefonate indirizzate verso codici a tariffazione speciale, con prefisso 709, 70x, 899, 0878 ……





Come arrivare alla conciliazione

Telecom



Chi può presentare il reclamo



I reclami a TELECOM vanno presentati da ogni singolo utente o con le associazioni dei consumatori nel senso che l’operatore dello sportello aiuta a scrivere la lettera. Questa viene firmata dal consumatore, inviata all’ufficio Reclami di Telecom (in genere a TELECOM ITALIA – Servizio Clienti Residenziali - Casella Postale n. 211 - 14100 ASTI) e per conoscenza alla Lega Consumatori.

Telecom si impegna a rispondere per iscritto entro un mese sia all’utente che allo sportello.

L’associazione (cioè l’operatore dello sportello o il conciliatore) non è tenuto a discutere con Telecom il reclamo dell’utente. Telecom deve rispondere se lo accetta e cosa propone o se lo respinge.

In ordine alla gestione del reclamo l’associazione (cioè il nostro sportello) ha diritto di ricevere entro un mese comunicazione dell’esito del reclamo e nell’attesa non tratta con la segreteria di conciliazione.

Se Telecom risponde in modo insoddisfacente o non risponde all’utente e/o all’associazione il nostro operatore- conciliatore, di intesa con l’utente, fa partire la domanda di conciliazione e questa deve essere discussa come tale. A meno che la domanda sia manifestamente infondata.



Quando e chi può presentare la domanda di conciliazione

La domanda di conciliazione la può fare anche direttamente l’utente.

Il regolamento di Conciliazione regolamento stabilisce che il procedimento di conciliazione deve concludersi entro 45 giorni. Questo termine può essere superato ma non deve diventare la regola ed in ogni caso il nostro sportello e il nostro conciliatore devono intervenire perché la procedura deve essere rispettata nei termini previsti.
Per avviare l'iter della Conciliazione è sufficiente compilare il modulo di "domanda di conciliazione", reperibile presso gli Uffici di Conciliazione nelle sedi di Telecom Italia o presso le sedi delle Associazioni dei Consumatori firmatarie la procedura, o scaricandolo direttamente dal sito.

La domanda di Conciliazione dovrà essere inviata alla Segreteria dell’Ufficio di Conciliazione competente per territorio, in funzione del luogo in cui si trova l’utenza .
La Segreteria, a cui è destinato personale Telecom Italia, ha il compito di istruire la pratica e ha l’obbligo di riservatezza sulle informazioni acquisite nel corso della procedura.

La procedura si esaurisce entro 45 giorni dal ricevimento della domanda, da parte dell’Ufficio di Conciliazione.

E' importante ricordare che, nel corso dello svolgimento della procedura di Conciliazione, Telecom Italia non intraprende iniziative di autotutela (quale la sospensione del servizio) fino a 15 giorni successivi al ricevimento del verbale della seduta di conciliazione. Al termine dei 15 giorni si applicano le ordinarie procedure di gestione del credito.





Lettera tipo n. 6.6

Domanda di conciliazione TELECOM





Come arrivare alla conciliazione Tim



Le segnalazioni/reclami per la Telefonia mobile TIM:



RESIDENZIALE MOBILE:



Per fax al numero 800 600 119
Per posta all’indirizzo : “Telecom Italia s.p.a. – Abramo Customer Care s.p.a. – Casella postale 333 - 88900 Crotone (Kr)”
 
21/01/2016 17:21
``Assicurazioni, Rc Auto, Ramo Vita, conciliazioni, mediazioni e convenzioni.
Guida n° 3.1 - Assicurazioni, Rc Auto, Ramo Vita, conciliazioni, mediazioni e convenzioni.



PROCEDURA DI CONCILIAZIONE RELATIVA ALLE CONTROVERSIE R.C. AUTO



La conciliazione è una soluzione semplice e rapida, studiata come via alternativa a quella giudiziaria per risolvere un’eventuale controversia sorta a seguito di un incidente d’auto. La procedura di conciliazione può essere richiesta dai consumatori esclusivamente in caso di controversie che riguardano sinistri r.c. auto con richiesta di risarcimento fino a 15.000 euro. Il consumatore può ricorrere alla procedura di conciliazione dopo aver presentato una richiesta di risarcimento del danno e dopo aver fornito all’impresa assicuratrice competente tutte le informazioni necessarie per il suo accertamento e la sua valutazione. La procedura si attiva se si verificano i seguenti casi: il consumatore non ha ottenuto risposta da una impresa entro i termini previsti dalla legge; - l’impresa ha rifiutato la sua richiesta di risarcimento; - in caso egli non abbia accettato, se non a titolo di acconto, l’offerta di risarcimento da parte della compagnia. Inoltre, la procedura di conciliazione può essere avviata a condizione che il consumatore: - non abbia già incaricato altri soggetti a rappresentarlo ovvero, in caso di incarico già conferito a terzi, abbia ritirato tale incarico prima di avviare la procedura di conciliazione; - abbia inoltrato la richiesta di risarcimento all’assicuratore del proprio veicolo per i danni materiali e le lesioni del conducente e all’assicuratore del veicolo vettore se trasportato (nei sinistri rientranti nell’ambito della procedura per il risarcimento diretto). La procedura di conciliazione ha una durata massima di 30 giorni: in caso di esito positivo, le parti (conciliatore della compagnia e conciliatore) sottoscrivono un verbale di conciliazione che ha efficacia di accordo transattivo. In caso di esito negativo, viene redatto, invece, un verbale di mancato accordo.



Glossario



A) Assicurazione furto - Contratto di assicurazione con il quale l'assicuratore si impegna a indennizzare l'assicurato per i danni materiali e diretti derivanti dal furto dei beni assicurati.

Assicurazione incendio - Contratto di assicurazione con il quale l'assicuratore si impegna a indennizzare l'assicurato per i danni materiali e diretti derivanti dall'incendio dei beni assicurati.

Assicurazione Kasko - Contratto di assicurazione con il quale l’assicuratore si impegna a indennizzare l’assicurato per i cosiddetti "guasti accidentali", ossia i danni materiali e diretti subiti dal veicolo assicurato in conseguenza di collisione, urto, uscita di strada non dovuti alla responsabilità di terzi. Possono essere compresi nella garanzia anche i danni dovuti ad atti vandalici o ad eventi atmosferici.

Assicurazione obbligatoria R.C. Auto - Contratto di assicurazione obbligatoria per tutti i veicoli a motore ed i natanti che garantisce il conducente nonché, se persona diversa, il proprietario del mezzo contro il rischio di dover risarcire a terzi i danni provocati dalla circolazione del veicolo o del natante. Nell’assicurazione obbligatoria R.C. Auto , a differenza di quanto avviene generalmente nelle assicurazioni della responsabilità civile, il danneggiato può rivolgersi direttamente all’assicuratore del responsabile per ottenere il risarcimento del danno (azione diretta).

Attestato di rischio - Nell’assicurazione obbligatoria R.C. Auto è il documento consegnato all’assicurato alla scadenza del contratto di assicurazione. Esso contiene, tra l’altro, l’indicazione del numero dei sinistri verificatisi negli ultimi 5 anni, nonché, nel caso che si applichi la clausola bonus-malus, la classe di merito di provenienza, quella di assegnazione e la classe di assegnazione in base all’ultima tariffa CIP approvata prima della liberalizzazione tariffaria del 1994.

B) Beneficiario - Persona alla quale deve essere corrisposta la prestazione dell’assicuratore qualora si verifichi il rischio assicurato. Nelle assicurazioni sulla vita, la figura del beneficiario può non coincidere con quella del contraente e/o con quella dell’assicurato. Nelle assicurazioni contro i danni, regolate dal principio indennitario, le figure del beneficiario e dell’assicurato debbono coincidere, salvo il caso dell’assicurazione cauzioni.

Bonus / Malus - Clausola del contratto di assicurazione obbligatoria R.C. Auto che prevede la variazione del premio in funzione del verificarsi o meno di sinistri provocati dall’assicurato nel corso di un certo periodo di tempo predeterminato. Tale sistema prevede una serie di classi di merito, diverse da impresa a impresa, a ciascuna delle quali corrisponde un livello di premio. Chi si assicura per la prima volta è inserito nella cd. classe di ingresso cui corrisponde un livello di premio intermedio; negli anni successivi, il premio varierà in aumento o in diminuzione a seconda che l’assicurato abbia o meno provocato sinistri.

C) Certificato di assicurazione - Nell’assicurazione obbligatoria R.C. Auto è il documento, rilasciato dall’assicuratore, che attesta l’adempimento dell’obbligo di assicurazione. Dal certificato deve risultare, tra l’altro, il periodo di assicurazione per il quale l’assicurato ha pagato il premio. È obbligatorio tenerlo a bordo del veicolo a disposizione per eventuali controlli.

Constatazione amichevole di incidente - Meglio conosciuto con il nome di "Modulo Blu", è il documento con il quale è possibile effettuare la denuncia di un sinistro nell’assicurazione obbligatoria R.C. Auto.

Contraente - Soggetto che stipula il contratto di assicurazione con l’assicuratore e si obbliga a pagare il premio. Il contraente può non coincidere con l’assicurato. Le due figure coincidono quando il contraente assicura un interesse di cui è titolare (ad esempio, un bene di sua proprietà o la propria vita).

D) Danno - Pregiudizio subito dall’assicurato o, nelle assicurazioni della responsabilità civile, dalla vittima del fatto illecito (terzo danneggiato) in conseguenza di un sinistro. Il danno può essere di natura patrimoniale, se incide sul patrimonio o sulla salute (danno biologico), oppure di natura non patrimoniale (danno morale).

Denuncia di sinistro - Avviso che l’assicurato deve dare all’assicuratore o all’agente a seguito di un sinistro. Salvo diversa previsione contrattuale, l’avviso deve essere dato entro tre giorni dalla data in cui il sinistro si è verificato, o dalla data in cui l’assicurato ne è venuto a conoscenza.

Disdetta - Comunicazione che il contraente deve inviare all’assicuratore, o viceversa, entro un termine di preavviso fissato dal contratto, per evitare la tacita proroga del contratto di assicurazione.

F) Fondo di garanzia per le vittime della strada - Fondo avente lo scopo di provvedere alla corresponsione dell’indennizzo in caso di danni provocati da autoveicoli o natanti non identificati, non assicurati o assicurati presso imprese che si trovino in liquidazione coatta amministrativa al momento del sinistro o che vi vengano poste successivamente.

Franchigia assoluta - La franchigia si dice assoluta quando il suo ammontare rimane in ogni caso a carico dell’assicurato, qualunque sia l’entità del danno che egli ha subito.

Franchigia relativa - In questo caso, a differenza di quello della franchigia assoluta, l’applicazione o meno della franchigia dipende dall’entità del danno, nel senso che se il danno è inferiore o uguale all’ammontare della franchigia l’assicuratore non corrisponde l’indennizzo, ma se il danno è superiore l’assicuratore lo indennizza senza tener conto della franchigia.

Franchigia/Scoperto - Clausole contrattuali che limitano, sul piano quantitativo, la garanzia prestata dall’assicuratore facendo sì che una parte del danno rimanga a carico dell’assicurato. La franchigia, di regola espressa in cifra fissa o in percentuale, si applica sulla somma assicurata, ed il suo ammontare è quindi definibile a priori. Essa si differenzia proprio per questo dallo scoperto, in quanto quest’ultimo, espresso in percentuale, si applica sul danno, ed il suo ammontare non è quindi definibile a priori.

Indennizzo - Somma dovuta dall’assicuratore a titolo di riparazione del danno subito da un proprio assicurato a seguito di un sinistro.

ISVAP - OGGI ISVASS - Istituto di vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo. Ente di diritto pubblico cui spetta il controllo sulle imprese di assicurazione, nonché sugli intermediari di assicurazione (agenti e i broker) e sui periti per la stima dei danni ai veicoli.

L) Liquidatore - Collaboratore autonomo o dipendente di un’impresa di assicurazione incaricato di quantificare sul piano economico il danno verificatosi in conseguenza di un sinistro.

M) Massimale - Somma massima liquidabile dall’assicuratore a titolo di risarcimento del danno nelle assicurazioni del patrimonio o di spese. Il massimale si applica, in particolare, nelle assicurazioni della responsabilità civile in quanto per esse, non essendo di regola possibile riferire il danno ad un bene determinato, non esiste un valore assicurabile.

Mutua assicurazione - Impresa di assicurazione che esercita l’attività assicurativa in forma di società mutualistica, il che vuol dire che solo gli assicurati possono assumere la qualità di socio.

N) Nota informativa - Documento che l’assicuratore deve consegnare al contraente prima della conclusione del contratto di assicurazione. La nota informativa contiene informazioni relative all’impresa di assicurazione e informazioni relative al contratto (garanzie ed opzioni, durata del contratto, modalità di versamento dei premi, regime fiscale, legislazione applicabile, reclami in merito al contratto, ecc.).

P) Periodo di assicurazione - Periodo di tempo per il quale opera la garanzia assicurativa a condizione che sia stato pagato il premio corrispondente.

Perito - In genere, libero professionista incaricato dall’impresa di assicurazione di stimare l’entità del danno subito dall’assicurato o, nelle assicurazioni della responsabilità civile, dal terzo danneggiato in conseguenza di un sinistro. I periti sono iscritti in un apposito albo professionale tenuto dall’ISVAP.

Polizza di assicurazione - Documento comprovante l’esistenza ed il contenuto di un contratto di assicurazione. La polizza, sottoscritta da entrambe le parti, viene emessa dall’assicuratore e consegnata al contraente. Nella polizza sono trascritte tutte le condizioni contrattuali, sia quelle generali sia quelle particolari.

Premio - Il premio rappresenta il prezzo che il contraente paga per acquistare la garanzia offerta dall'assicuratore. Il pagamento del premio costituisce, di regola, condizione di efficacia della garanzia.

Principio indennitario - Principio fondamentale nelle assicurazioni contro i danni. In base a tale principio, l’indennizzo corrisposto dall’assicuratore deve svolgere la funzione di riparare il danno subito dall’assicurato e non può rappresentare per quest’ultimo fonte di guadagno.

Q) Quietanza - Ricevuta attestante l’avvenuto pagamento di una somma e rilasciata dal percettore della stessa. L’assicuratore rilascia quietanza del pagamento del premio da parte del contraente; l’assicurato o il terzo danneggiato rilasciano quietanza del pagamento dell’indennizzo da parte dell’assicuratore.

R) Risarcimento - Somma che il responsabile di un danno è tenuto a versare per risarcire il danno causato. Se il danneggiante è coperto da un’assicurazione della responsabilità civile, è l’assicuratore che, nei limiti del massimale convenuto, versa al terzo danneggiato il risarcimento dovuto.

Rischio - Probabilità che si verifichi un evento futuro e incerto in grado di provocare conseguenze dannose (nelle assicurazioni contro i danni) o attinente alla vita umana (nelle assicurazioni sulla vita).

S) Sinistro - Il verificarsi del rischio per il quale è prestata la garanzia (ad esempio, in una polizza contro gli incendi, il sinistro è rappresentato dall’incendio che colpisce la cosa assicurata).

T) Terzo danneggiato - Nelle assicurazioni della responsabilità civile, è la vittima del fatto illecito il cui risarcimento, nei limiti del massimale, viene garantito dall’assicuratore.

V) Valore a nuovo - Nelle assicurazioni della responsabilità civile, è la vittima del fatto illecito il cui risarcimento, nei limiti del massimale, viene garantito dall’assicuratore.

Valore assicurabile - Rappresenta la misura dell’interesse esposto ad un rischio.

Valore assicurato - Rappresenta la misura dell’interesse sottoposto ad assicurazione.



Accesso agli atti dell’assicurazione



A norma dell’art. 3 della legge n. 57/2001, il contraente, l’assicurato e il danneggiato ha diritto di accedere agli atti della Compagnia di assicurazione che abbiano rilievo ai fini della liquidazione del danno causati da incidenti stradali.

Tale richiesta può essere fatta

- se il danneggiato ha già avuto un’offerta di risarcimento
- se la compagnia di assicurazione comunica che non intende fare offerta e ne precisa i motivi
- se la compagnia di assicurazione non ha fatto alcun genere di offerta.


In conformità al D.M. n. 74/04 il richiedente può fare richiesta di accesso mediante raccomandata A.R. o a mezzo fax con conferma di invio oppure consegnata a mano e gli uffici riceventi devono comunicare entro 15 giorni se la richiesta è irregolare o incompleta e devono indicare il responsabile a cui è stato assegnato la trattazione del sinistro.

L’assicurato o il danneggiato deve avere la possibilità di accedere agli atti entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta da parte dell’impresa di assicurazione: in caso contrario può rivolgersi all’ISVAP.





Interruzione dei termini di prescrizione richiesta risarcimento danni



Per evitare che la richiesta di risarcimento danni vada in prescrizione (un anno, salvo per RC Auto che è di 2 anni) inviare alla compagnia di assicurazione una raccomandata A.R.



Lettera tipo n. 3.1

Accesso agli atti dell’assicurazione





Lettera tipo n. 3.2

Interruzione dei termini di prescrizione della richiesta risarcimento danni



Assicurazione Auto



Risarcimento diretto



La procedura che consente di richiedere il risarcimento diretto alla propria Compagnia di Assicurazione, si applica nei seguenti casi:

L’incidente deve aver coinvolto soltanto due veicoli, escludendo le macchine agricole.
Se uno dei due veicoli (o entrambi) è un ciclomotore, deve essere targato secondo il nuovo regime di targatura entrato in vigore il 14 luglio 2005.
Eventuali lesioni riportate dal conducente nell’incidente non devono essere gravi, vale a dire che non comportano invalidità superiore al 9%.
Se su uno dei due veicoli coinvolti nell’incidente altre persone hanno subito lesioni anche gravi (cioè superiori al 9%.


La richiesta di risarcimento può essere consegnata a mano al proprio assicuratore, oppure inviata a mezzo raccomandata a.r., o telegramma, o fax, oppure , se non escluso dal contratto, a mezzo e-mail.



Per i danni alle cose e/o al veicolo, l’assicuratore deve formulare un’offerta di risarcimento entro 60 giorni dal ricevimento della domanda. Per i danni alla persona entro 90 giorni.

Se i due conducenti hanno sottoscritto congiuntamente il modulo di constatazione amichevole (C.A.I.), il termine di 60 giorni si riduce a 30 giorni.

Il modulo di constatazione amichevole (C.A.I.) può essere firmato anche da un solo conducente, ma in questo caso il tempo di offerta di risarcimento rimane di 60 giorni.



Se la richiesta è incompleta di qualche elemento essenziale, l’assicuratore è tenuto a richiedere l’integrazione della richiesta.



Se si dichiara l’accettazione dell’offerta, la compagnia di assicurazione deve effettuare il pagamento entro 15 giorni.

In caso di mancato accordo sull’offerta del proprio assicuratore, si potrà agire per via giudiziaria solo nei suoi confronti.



Per tutti i gli incidenti che non rientrano nei casi sopraindicati, si dovrà chiedere il risarcimento alla compagnia di assicurazione del veicolo responsabile.

In caso di veicolo non assicurato o non identificato, la richiesta andrà fatta all’impresa designata ed al Fondo di garanzia per le vittime della strada presso Consap.



Se il terzo trasportato subisce lesioni personali, dovrà fare richiesta di risarcimento alla compagnia di assicurazione del veicolo sul quale viaggiava. Questa indennizzerà il danno negli stessi tempi sopra indicati ( 60,30 o 90 giorni a seconda dei casi) fino all’importo del massimale minimo di legge (€. 774.685,35) a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti.

Se il danno supera il massimale minimo di legge, il terzo trasportato ha diritto di richiedere la parte eccedente alla compagnia di assicurazione del responsabile, sempre che questi sia assicurato per un massimale superiore.



In caso di incidente, è bene compilare sempre il modulo blu di constatazione amichevole. E’ bene, inoltre, informare sempre la propria compagnia di assicurazione, anche quando si ritiene di aver ragione (denuncia cautelativa).



In caso di concorso di colpa o, comunque, nel caso che la compagnia accantoni una quota per far fronte ad eventuale richiesta di risarcimento danno della controparte, scatterà automaticamente alla scadenza annua successiva il “malus” con conseguente maggiorazione del premio.

Tuttavia, se non ci sarà alcun risarcimento e quindi il sinistro verrà eliminato come “senza seguito” la compagnia di assicurazione deve provvedere al rimborso del maggior premio pagato, alla riattribuzione della corretta classe di merito e inviare al contraente l’attestato rettificato, anche se nel frattempo questi ha cambiato compagnia.



L’indennizzo diretto non riduce alcun diritto dell’assicurato; se ritiene non adeguata o congrua la proposta di risarcimento, sono fatti salvi tutti i diritti di ricorso ai professionisti.



Per conservare la classe di merito è consigliabile rimborsare alla compagnia di assicurazione i sinistri di modesta entità, in modo da evitare il “malus” e il conseguente maggior premio.





Contestazione aumento premio



Quando è previsto il rinnovo tacito della polizza, in genere la compagnia di assicurazione comunica all’assicurato l’aumento del premio entro 60 giorni prima della scadenza. Se la compagnia non dà comunicazione dell’aumento del premio oppure lo comunica oltre i termini previsti in contratto, la polizza si rinnova alle vecchie condizioni.



Disdetta Polizza RC Auto



Il termine di disdetta è di 15 giorni.

Qualora sia previsto un rinnovo tacito, la disdetta deve essere inviata a mezzo raccomandata A.R. o fax.

Se l’aumento del premio (purché non sia dovuto per l’applicazione del Malus) risultasse superiore al tasso programmato di inflazione, la disdetta può essere fatta fino al giorno di scadenza della polizza.

Per i contratti stipulati via internet, in genere non è necessario inviare la disdetta in quanto l’assicurazione cessa alle ore 24 del giorno della scadenza.

Da tener presente che in tal caso non è prevista la proroga della copertura per ulteriori 15 giorni.



Lettera tipo n. 3.3

Richiesta di risarcimento danni al responsabile del sinistro (in mancanza dei requisiti per il risarcimento diretto).





Lettera tipo n. 3.4

Contestazione aumento premio





Lettera tipo n. 3.5

Disdetta Polizza R.C. Auto





Lettera tipo n. 3.6

Disdetta Polizza RC Auto per ritardata comunicazione dell’aumento del premio





Assicurazione Vita



Recesso dalla proposta polizza vita



Si può recedere dalla proposta di polizza vita entro 30 giorni dal momento in cui il contraente viene informato dalla compagnia che la sua richiesta è stata accettata (Art.111 del D.Lgs. n. 174/95)

La richiesta di revoca deve essere fatta a mezzo raccomandata A.R.

Eventuali somme anticipate devono essere restituite dalla compagnia di assicurazione entro 30 giorni dalla notifica della revoca.





Riscatto contratto polizza vita

Generalmente per i contratti a premio annuale è consentito richiedere il riscatto dopo il pagamento di almeno 3 annualità. Per i contratti a premio unico è possibile richiedere il riscatto dopo un anno dalla decorrenza.

Il contraente può richiedere alla Compagnia di assicurazione chiarimenti circa la quantificazione della somma cui ha diritto e l’impresa deve rispondere entro 10 giorni.

Da tener presente che il valore del riscatto può risultare inferiore ai premi pagati.

Se le annualità di premio pagate non raggiungono il numero sufficiente per avere diritto al riscatto, non verrà rimborsata alcuna somma.







Riduzione del contratto polizza vita



Se l’assicurato cessa il pagamento dei premi e non richiede il riscatto della polizza, questa rimane in vigore per un capitale assicurato, ridotto rispetto a quello iniziale.

La riduzione è regolata dalle condizioni del contratto che deve precisare i diritti di riscatto e di riduzione delle somme assicurate in modo che l’assicurato possa conoscere, in ogni momento, il valore della sia polizza.





Richiesta di pagamento del capitale assicurazione vita



L’impresa è tenuta a corrispondere al beneficiario della polizza di assicurazione vita, una volta maturato il diritto, la somma dovuta entro 30 giorni dalla presentazione della documentazione necessaria per dar corso alla liquidazione.



Lettera tipo n. 3.7

Recesso dalla proposta polizza vita



Lettera tipo n. 3.8

Riscatto contratto polizza vita



Lettera tipo n. 3.9

Riduzione del contratto polizza vita



Lettera tipo n. 3.10

Richiesta di pagamento del capitale assicurazione vita
 
31/05/2015 17:30
Alcol: Parlamento Ue chiede calorie e rischi in etichetta



Indicare il contenuto in calorie delle bevande alcoliche in etichetta e dare informazioni, con un’etichettatura comune, sui rischi della guida in stato di ebbrezza e sul consumo di alcol in gravidanza: questa la richiesta che il Parlamento europeo fa in una risoluzione, approvata ieri, in cui si chiede alla Commissione europea di presentare una proposta per introdurre un’etichettatura sul contenuto calorico delle bevande alcoliche al più tardi nel 2016. Chiesto anche più impegno per tutelare i giovani contro i pericoli del binge drinking.

alcolI deputati hanno chiesto anche una nuova strategia europea in materia di alcol, che si concentri sul consumo di alcol da parte dei minori, e hanno proposto di inserire, sempre sulle etichette dei prodotti, informazioni su rischi della guida in stato di ebbrezza e consumo durante la gravidanza. I deputati hanno invitato la Commissione europea a “avviare immediatamente i lavori sulla nuova strategia UE in materia di alcol (2016-2022)”, in modo da assistere i governi nazionali nell’affrontare i danni legati al consumo di alcol. Si stima che solo in Europa (dati 2010) il costo sociale, diretto e indiretto, dell’abuso di alcol sia pari a 155,8 miliardi di euro.

Secondo gli europarlamentari la Commissione dovrebbe dunque intervenire sulle etichette delle bevande alcoliche: “Il contenuto calorico delle bevande alcoliche dovrebbe essere chiaramente indicato e la Commissione dovrebbe presentare una proposta legislativa in tal senso entro la fine del 2016 al più tardi – informa una nota del Parlamento europeo – I deputati chiedono alla Commissione di prendere in considerazione anche un’etichettatura comune in tutta l’UE per informare i bevitori sui pericoli causati dalla guida in stato di ebbrezza e per scoraggiare le donne in gravidanza a consumare alcol”.

Uno dei fronti di intervento è rappresentato inoltre dalla protezione dei giovani: i deputati esortano dunque gli Stati ad aumentare gli sforzi per tutelare la popolazione giovanile dal consumo e dall’abuso di alcol, attraverso l’applicazione della legislazione sui limiti di età e il monitoraggio della pubblicità sugli alcolici e dei suoi effetti sui giovani. La Commissione dovrebbe inoltre affrontare, aggiungono gli europarlamentari, anche il tema delle vendite transfrontaliere di alcol via Internet. Gli Stati membri dovrebbero inoltre lanciare campagne di sensibilizzazione in merito ai pericoli del binge drinking (l’ubriacatura alcolica, particolarmente diffusa proprio fra i più giovani) destinate soprattutto ai minori e intensificare gli sforzi per ridurre gli incidenti stradali legati alla guida in stato di ebbrezza.
 
31/05/2015 17:28
Energia: al via piano controlli di Autorità e Guardia di Finanza

Autorità per l’energia e Guardia di Finanza hanno definito il “Piano dei controlli 2015”, che prevede circa duecento ispezioni a tutela dei consumatori. Oltre ai controlli tradizionali sulla continuità del servizio elettrico e sulla sicurezza nel gas, saranno esaminate le spese di investimento dichiarate dalle imprese per il calcolo delle tariffe, per evitare costi non dovuti in bolletta, e sarà verificata l’effettiva restituzione della quota di remunerazione del capitale investito nel settore idrico.

Nel 2015 saranno circa 200 le nuove ispezioni e controlli tecnici che l’Autorità per l’energia e il Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza svolgeranno insieme a tutela dei consumatori: si tratta di “un piano di vigilanza congiunto nei settori gas, energia elettrica e idrico che quest’anno dedicherà particolare attenzione anche alla verifica delle spese di investimento dichiarate dalle imprese per il calcolo delle tariffe, per evitare che nelle bollette degli utenti vengano riconosciuti costi non dovuti o non strettamente legati al servizio – informa una nota congiunta –Previsti anche nuovi controlli sulla qualità dei call center e sulla corretta applicazione dei bonus di sconto”. Oltre alle tradizionali attività di ispezione, dedicate ad esempio alla sicurezza gas, alla continuità del servizio elettrico e al settore idrico, la vigilanza si concentrerà quindi anche sull’analisi dei documenti presentati dalle imprese relativi agli investimenti per la realizzazione delle infrastrutture regolate (reti di distribuzione e trasporto di gas elettricità e acqua). L’Autorità e la Guardia di Finanza hanno deciso di incrementare le attività di verifica documentale e ispettiva utilizzando anche le risorse in precedenza impiegate nella vigilanza sulla Robin Hood Tax.

Sempre in materia tariffaria, informa l’Autorità, “nel Piano 2015 vengono confermati i controlli sugli incentivi riconosciuti per miglioramenti della qualità del servizio e particolare attenzione sarà dedicata alle tariffe applicate nel settore idrico, dove, oltre ai costi di investimento dichiarati, sarà verificata l’effettiva restituzione della quota di remunerazione del capitale investito nel periodo 21 luglio 2011 – 31 dicembre 2011, abolita dal referendum. Vengono poi confermate tutte le verifiche legate in particolar modo al rispetto della regolazione su potere calorifico, pressione e grado di odorizzazione del gas, così come l’effettiva funzionalità del pronto intervento gas. Al via anche la vigilanza congiunta sulla trasparenza e l’integrità dei mercati energetici all’ingrosso”.

Lo scorso anno sono state circa duecento le ispezioni fatte in collaborazione con le Fiamme Gialle e sono state irrogate sanzioni per oltre 11 milioni di euro.
 
31/05/2015 17:23
Expo 2015, Consumatori: prezzi spropositati



Dal caffè ai panini, i prezzi all’interno dell’Expo appena avviata a Milano sono spropositati: “Non vorremmo che, in attesa di nutrire il pianeta, intanto a nutrirsi siano solo gli speculatori”, dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Le due associazioni denunciano l’alto costo dei servizi legati alla manifestazione, dai biglietti di ingresso al prezzo di bibite e pasti. “Che senso ha promuovere i primati culinari di tutto il mondo se poi questi vengono proposti a prezzi inaccessibili?”.

“Siamo sempre stati e continuiamo ad essere convinti che l’Expo sia una grande opportunità di sviluppo e di rilancio per il nostro Paese. Alcune perplessità e preoccupazioni riguardano il dopo Expo. Come tutte le strutture e le aree interessate verranno utilizzate. Un così grande patrimonio non può essere perduto o abbandonato al degrado, per questo chiediamo un serio sforzo per programmare già da ora cosa ne sarà di questo complesso”, dichiarano le due associazioni. Un altro elemento di criticità è rappresentato dai prezzi praticati nei padiglioni per snack e pasti, nonché i prezzi di ingresso.

Per una giornata, per un adulto, il costo di ingresso senza riduzioni varia da 34 a 39 euro a seconda che sia una data fissa o aperta; per una famiglia di due adulti e un bambino si va da 73,00 euro a 84,50 euro. Quando si guarda ai costi di caffè e pasti, emerge che per un caffè si spendono 1,50 – 2,00 euro, dai 12 ai 14 euro per un primo, per uno snack con bibita si spendono dai 5 euro ai 15 euro. Le due associazioni chiedono quindi un “calmieramento generale” dei prezzi. “Siamo pronti, nel caso non avvenisse, anche ad avviare vere e proprie azioni di boicottaggio contro i costi spropositati dei cibi serviti all’interno dell’Expo – affermano Federconsumatori e Adusbef – Che senso ha promuovere i primati culinari di tutto il mondo se poi questi vengono proposti a prezzi inaccessibili?”.
 
31/05/2015 17:21
Tutela consumatori, in arrivo nuova legge regionale Lazio

Il Lazio sta per approvare una nuova legge regionale sulla tutela dei consumatori. A distanza di 23 anni dalla prima legge regionale su questa materia, si sta discutendo di una proposta tripartisan: ovvero un testo di legge che unifica 3 proposte (la n. 100 del 19/11/2013, la n. 154 dell’8/04/2014 e la n. 201 del 15/10/2014), presentate rispettivamente dal PD,M5S e NCD. Alla vigilia della discussione sui 50 emendamenti proposti, Help Consumatori ha intervistato Teresa Petrangolini, consigliera regionale PD, tra le principali propmotrici della legge.

“La prima cosa importante che vorrei sottolineare è che l’unica legge che abbiamo nel Lazio a tutela dei consumatori risale al 1992. La nostra proposta arriva quindi dopo 23 anni. Il Lazio era stata la prima regione italiana a fare una legge sulla materia ed eravamo stati molto bravi a capire l’importanza del tema, ma poi ci siamo fermati e la legge è diventata addirittura più obsoleta di tante altre. Un’altra cosa importante è che si tratta di una proposta tripartisan e ci tengo a ribadirlo poiché questo dimostra che su alcuni temi come quello della tutela dei consumatori la voglia di trovare un accordo prevale sulla voglia di litigare”.

Quali sono le principali novità di questa legge?

Innanzitutto il punto sulla rappresentanza. Nel Lazio abbiamo attualmente un enorme problema legato al fatto che le possibilità di accesso al registro regionale sono illimitate e ci troviamo con oltre 50 associazioni la cui natura, spesso, è anche difficile da verificare. Nel tempo si sono accreditate associazioni che poco avevano a che fare con il tema della tutela dei consumatori e non c’era modo di effettuare controlli. Dunque come prima esigenza avevamo quella della rappresentanza. E su questo punto c’è un dioibattito che riguarda i criteri di acceso. Noi abbiamo proposto di inserire due criteri, di cui è sufficiente soddisfarne uno. Il primo criterio prevede che ci siano almeno 3 sedi e lo 0,5 per mille degli iscritti (emendamento della maggioranza) che per il Lazio vuol dire avere un minimo di 2000 persone aderenti all’associaizone. Il secondo criterio, proposto dal M5S, non prevede alcun obbligo di sedi, ma io ho proposto che ci sia almeno l’1 per mille degli iscritti, (quindi il doppio rispetto a chi soddisfa l’altro criterio). Con questi due requisiti crediamo di contemperare le esigenze sia di chi ha avuto più facilità ad avere sedi fisiche, sia di chi si è dedicato di più ad attività online, garantendo però una certa rappresentatività. Sul primo criterio il M5S non è d’accordo perché sostiene che ormai la tutela dei consumatori sia tutta online. Io credo, invece, che questi criteri riescano a coprire quella che è la situazione attuale delle 37 Associazioni dei consumatori che attualmente risultano iscritte nel registro del Lazio, che avranno un anno di tempo per adeguarsi alle nuove regole.

Cos’altro cambierà?

Il secondo cambiamento è che vengono aumentati moltissimo gli strumenti di verifica sui progetti e sulla trasparenza delle attività: ad esempio è richiesto l’aggiornamento del sito e i siti devono essere veri e devono far capire l’attività dell’Associazione. Ci sarà l’obbligo di pubblicare online i rendiconti dei progetti. Ovviamente è richiesta la base democratica ed abbiamo inserito l’esclusività dell’attività di tutela dei consumatori, che va inserita nello statuto. Infine, tra gli obiettivi e le attività delle Associazioni dei consumatori abbiamo inserito l’attuazione di quella che è per noi una bandiera, ovvero il comma 461 della legge 244 del 2007, quel comma fortemente voluto dalle Associazioni stesse, che le inserisce nella verifica della qualità dei servizi pubblici locali e nella stesura delle carte servizi. L’assessore regionale ai trasporti Michele Civita sta costruendo un protocollo di intesa con le Associazioni proprio in attuazione di questa norma che è di livello nazionale, ma deve per forza di cose essere attuata a livello locale. Con questa legge noi vogliamo dare poteri alle Associazioni dei consumatori affinché possano applicare questa norma e prevediamo che nel contratto di servizio che l’ente locale sottoscrive con l’azienda, l’attività di rapporto con le Associazioni venga considerata come ordinaria e gli oneri derivanti da questa attività vengano inseriti già nel budget.

Come sono i tempi di approvazione?

Domani si inizia la discussione in Commissione II – Affari comunitari e internazionali, cooperazione tra i popoli e tutela dei consumatori. Ci sono una cinquantina di emendamenti, molti sottoscritti da tutti e tre i partiti. Credo che la Commissione riesca ad approvarla in un mesetto e, se riusciamo a lavorare bene, anche il lavoro dell’Aula sarà agevolato e l’approvazione definitiva potrebbe arrivare prima dell’estate. Per tenerci larghi diciamo che il Consiglio l’approva entro il 2015.

Le Associazioni dei consumatori saranno critiche rispetto alle nuove regole?

Io sono molto contenta del fatto che in questa proposta di legge non ci sia nessun protagonismo, ma sia davvero una legge condivisa da tanti e questo sta a significare che verso il tema c’è una grande sensibilità. Il mio timore è che le Associazioni abbiano paura di non riuscire ad adeguarsi. Ma la legge non fa che applicare il Codice del Consumo, cui peraltro ci siamo ispirati, che già le obbliga alla rappresentanza. Nel 1992, quando è stata fatta la legge regionale attuale, il Codice del consumo non c’era ancora. Diciamo che sarà una legge a garanzia dei cittadini che quando si affidano ad un’Associazione dei consumatori devono sapere che chi hanno di fronte è in grado di tutelarli.

Non c’è rischio di sovrapposizione con altre norme nazionali ed europee?

A questo abbiamo fatto molta attenzione ed abbiamo consultato l’Antitrust, l’Università e le stesse Associazioni per fare tutte le possibili correzioni. Il nostro ufficio legislativo ha lavorato per individuare e togliere tutte le eventuali sovrapposizione con le normative di altro livelo, sia nazionale che europeo, rispettando il principio di sussidiarietà che è molto importante nell’attività legislativa.

di Antonella Giordano
 
31/05/2015 17:18
Ddl concorrenza, Consumatori chiedono audizione vs abolizione mercato tutelato

C’è il rischio di “trasformare definitivamente il consumatore domestico in una mucca da mungere”: è quanto scrivono le associazioni dei Consumatori in una lettera inviata al presidente della Commissione Attività produttive della Camera Guglielmo Epifani e ai sui componenti per esprimere contrarietà verso il ddl concorrenza, nella parte sull’energia che prevede l’abolizione del mercato tutelato.

luce-gas-conciliazioneLe associazioni denunciano che conseguenza del provvedimento non potranno che essere un aumento dei prezzi dell’elettricità e del gas, un passo indietro dal punto di vista della concorrenza con la formazione di un oligopolio “con forti venature di monopolio” e una situazione di estrema fragilità soprattutto per i consumatori più vulnerabili e meno capaci di valutare i contratti e la clausole previste nel mercato libero, dove proliferano ancora pratiche commerciali scorrette e comportamenti aggressivi da parte delle aziende.

Sotto accusa dei consumatori c’è DDL sulla Concorrenza che prevede agli artt. 19 e 20, a partire dal 1 gennaio 2018, l’abolizione del Mercato Tutelato per i clienti domestici e le PMI del settore elettrico e del gas. Le associazioni, si legge nella lettera, “denunciano con forza il rischio che il principale effetto di questa misura sarà un aumento dei prezzi dell’elettricità e del gas, aggiustando così i conti delle aziende energetiche a spese dei consumatori domestici e delle piccolissime imprese. Vogliamo credere che non sia questa l’implicita intenzione del Governo”.

“Il superamento del Mercato Tutelato, infatti, eliminerebbe sia il meccanismo dei prezzi di riferimento fissati dall’Autorità per i consumatori domestici, che impedisce comportamenti collusivi fra gli operatori, sia l’azione dell’Acquirente Unico – prosegue la lettera – La fine del ruolo dell’Acquirente Unico che, per suo tramite, consente la partecipazione al mercato all’ingrosso anche dei clienti domestici del Mercato Tutelato, e che fino ad oggi ha comprato a prezzi concorrenziali assicurando una efficace tutela di prezzo ai piccoli clienti elettrici, determinerebbe quindi un significativo passo indietro dal punto di vista della concorrenza, con la facile previsione che la prima conseguenza sarà un aumento dei prezzi dell’elettricità per i clienti domestici. E saranno soprattutto i consumatori vulnerabili quelli più esposti, perché poco mobili e meno capaci di valutare tutte le clausole di un contratto sul Mercato Libero. Non v’è dubbio che saranno proprio questi che pagheranno il conto più caro: troppo grande è la loro disparità di potere contrattuale, non compensabile dal semplice monitoraggio di tali prezzi da parte dell’Autorità per l’energia e/o da quella per la concorrenza per un periodo di tempo limitato”.

bollette energiaI Consumatori argomentano che, dovendo scegliere un nuovo contratto di fornitura sul mercato libero, è facile prevedere che le famiglie si rivolgeranno allo stesso operatore che finora le ha fornite sul mercato tutelato: già nel settore dell’energia elettrica, per i consumatori domestici sia liberi che tutelati, circa l’83% dei volumi di vendita sono appannaggio dei primi 3 gruppi societari italiani, con il primo che raggiunge da solo addirittura il 76% (dati dalla Relazione dell’Autorità 2014). “Una situazione che va chiamata col suo vero nome: oligopolio con forti venature di monopolio – dicono i Consumatori –Pressappoco quello che c’era in Italia prima della liberalizzazione del 1999, con la differenza che all’epoca, almeno, il monopolio era pubblico. Una situazione analoga si verrebbe a determinare nel settore del gas metano”. In questo contesto dunque “è francamente incomprensibile quale potrebbe essere la ragione per cui si dovrebbe avviare la corsa al ribasso dei prezzi immaginata da alcuni teorici delle liberalizzazioni. Gli operatori potrebbero infatti fissare i propri prezzi senza confrontarsi con alcun benchmark e in assenza di serie misure antitrust, quali la separazione proprietaria tra generazione, vendita e distribuzione”.

La sorveglianza dei prezzi, in questo ambito, non rappresenterebbe un fattore deterrente, spiegano i Consumatori nella lettera, e una volta eliminato il prezzo di riferimento del mercato tutelato le aziende potrebbero benissimo attuare strategie di prezzo convergenti, e al rialzo, per le quali il consumatore potrebbe fare poco o nulla. “Nell’assetto attuale, una volta eliminato il prezzo di riferimento del Mercato Tutelato, che costituisce comunque un benchmark ben visibile, gli operatori potrebbero attuare accorte e graduali strategie di prezzo convergenti, volte ad alzarne il livello per il piccolo consumatore privo di potere contrattuale – denunciano i Consumatori – La manipolabilità dei prezzi e la mancata trasparenza della loro formazione rispetto all’assetto attuale è esattamente la preoccupazione che ci spinge a denunciare con forza il rischio di trasformare definitivamente il consumatore domestico in una mucca da mungere”.

Non lascia ben sperare l’esempio della Gran Bretagna, ricordato nella lettera: qui i primi sei operatori integrati hanno circa il 95% delle quote del mercato elettrico domestico e l’Autorità britannica per il settore energetico ha chiesto l’intervento dell’Antitrust proprio perché si sospetta una tacita coordinazione fra gli operatori.

Le associazioni denunciano inoltre che il mercato dell’energia è ancora costellato di pratiche commerciali scorrette e di scarsa trasparenza delle offerte, spesso ben lontane da una vera convenienza per i consumatori: l’ultima relazione dell’Autorità per l’energia dice che le famiglie passate al Mercato Libero hanno sottoscritto mediamente contratti più onerosi rispetto al mercato di maggior tutela, del +16,7% nel settore dell’energia elettrica (+42,5 euro annui per il consumo di una famiglia media) e del +7,9% nel settore del gas (+68,2 euro annui), per una maggior spesa complessiva di 121 euro annui. E molto spesso il passaggio al mercato libero è stato fatto con scarsa consapevolezza, frutto di pratiche aggressive adottate dalle aziende, tanto che i reclami per pratiche scorrette negli ultimi anni sono aumentate, incidono per il 18% sul totale dei 500 mila reclami scritti pervenuti alle aziende nel 2013 e il 70% del totale dei riguardano proprio il Mercato Libero, per cause spesso legate alla fatturazione elettrica.

“Non si può tacere, infine, che la prevedibile crescita dei prezzi fin qui argomentata, con trasferimento di ricchezza dal consumatore finale domestico alle Imprese, si aggiungerebbe ad una serie di gravami che già hanno trasformato la bolletta dei cittadini italiani in un bancomat per lo Stato – denunciano ancora i Consumatori – Oltre all’altissima incidenza del costo degli incentivi alle fonti rinnovabili, sino ai costi per il decommissioning nucleare che si trascinano ad oltre vent’anni dalla chiusura delle centrali, non possiamo non ricordare che diverse norme succedutesi nel corso degli anni hanno stabilito dei prelievi in bolletta destinati al bilancio dello Stato, che costituiscono vere e proprie imposte di dubbia costituzionalità. Se è già intollerabile che la bolletta degli italiani sia utilizzata come un bancomat, è ancor più inammissibile che si trasformi in un meccanismo di remunerazione per le imprese mascherato da libera concorrenza”.

Il disegno di legge è stato incardinato presso la Decima Commissione della Camera: i Consumatori chiedono dunque di essere audite per poter illustrare la loro contrarietà al provvedimento.
 
31/05/2015 17:00
Miscele chimiche pericolose, dal primo giugno le nuove etichette

Dal primo giugno arrivano le nuove etichette per le miscele chimiche pericolose. Queste dovranno essere immesse sul mercato applicando nuovi criteri di classificazione, etichettatura ed imballaggio. Sono sostanze spesso di uso quotidiano: si tratta ad esempio di detergenti e disincrostanti per l’igiene della casa, che contengono sostanze chimiche come l’acido solforico nei prodotti disgorganti, l’acido fosforico nei prodotti disincrostanti o l’ipoclorito di sodio nei prodotti sbiancanti.

etichetteLe nuove etichette saranno pittogrammi a forma di diamante rosso con sfondo bianco, e sostituiranno i vecchi simboli quadrati di colore arancione. Dal 1° giugno 2015 le sostanze e miscele devono essere etichettate secondo la nuova normativa, ma fino al 1° giugno 2017 sarà ancora possibile trovare sul mercato i vecchi pittogrammi poiché oggetto di deroga per le miscele già presente sul mercato prima del 1 giugno 2015. Nell’etichetta saranno anche presenti le indicazioni di pericolo H e le i consigli di prudenza P oltre ai nomi delle sostanze presenti nella miscela che la fanno classificare come pericolosa.

La nuova etichettatura è prevista dal Regolamento (CE) n.1272/2008 (CLP – Classification, labelling and packaging) del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele. Il regolamento disciplina le diciture nelle etichette con l’intento di renderle uniforme.

“L’applicazione del regolamento potrà comportare alcune criticità per le imprese coinvolte”, spiega l’Istituto superiore di Sanità che ha attivato un supporto di assistenza online: il Centro Nazionale Sostanze Chimiche (CSC) dell’Istituto Superiore di Sanità, istituito nel 2007 a supporto dell’Autorità Competente italiana per l’implementazione dei regolamenti europei REACH e CLP sulle sostanze e miscele pericolose, è il supporto attivo attraverso l’Helpdesk, un servizio nazionale di assistenza ai fabbricanti, agli importatori, ai distributori e utilizzatori che potranno ricevere informazioni sulle responsabilità e sui rispettivi obblighi del Regolamento per le sostanze chimiche. Il supporto è attuato attraverso la pagina web del CSC Centro Sostanze Chimiche dove si può porre la domanda nel “Form per quesiti” oppure consultare le “domande frequenti”. Il richiedente riceverà la risposta via mail.
 
15/03/2015 19:09
Portabilità c/c, CTCU: le banche hanno 13 giorni di tempo per trasferire il conto



Da qualche giorno è possibile trasferire il proprio conto corrente da una banca all’altra in un tempo massimo di 13 giorni. Lo prevede il decreto legge 24 gennaio 2015 n.3, che ha recepito la direttiva europea sui conti correnti 92/14 del 23 luglio 2014, che disciplina la portabilità dei conti correnti e stabilisce un termine massimo di 13 giorni, entro il quale le banche devono provvedere al trasferimento di un conto, dietro richiesta del cliente.

A ricordarlo è il Centro Tutela Consumatori e Utenti di Bolzano che precisa: se la banca non adempie entro tale termine, scatta l’obbligo di risarcire il cliente “in misura proporzionale al ritardo e alla disponibilità esistente sul conto al momento della richiesta di trasferimento”. Sempre il decreto prevede, inoltre, che in caso di richiesta di trasferimento del conto di pagamento unitamente alla richiesta di trasferimento di strumenti finanziari, di ordini di pagamento e di ulteriori servizi e strumenti ad esso collegati, la portabilità si conclude senza ulteriori oneri e spese per il consumatore. Il decreto prevede inoltre che il trasferimento non debba comportare né oneri, né spese a carico del cliente.

Come avviene in breve il trasferimento?
•Il cliente richiede alla nuova banca l’apertura del nuovo conto, a seguito di un’autorizzazione rilasciata dal cliente stesso alla banca;
•la nuova banca trasmette l’autorizzazione e la richiesta di trasferimento del conto alla vecchia banca;
•la vecchia banca provvede a trasferire tutti i bonifici in entrata, gli ordini permanenti e gli addebiti diretti da trasferire sul nuovo conto, nonché a trasferire l’eventuale saldo positivo del conto in essere sul conto di pagamento presso la nuova banca, alla data indicata dal consumatore;
•la vecchia banca provvede a chiudere il conto di pagamento detenuto presso la stessa, alla data indicata dal consumatore.
•Il tutto, come detto, deve avvenire entro tempi certi, al massimo 13 giorni.

Walther Andreaus, direttore del CTCU commenta: “Si tratta di una norma importante per i clienti bancari, che a seguito anche dei differenti costi dei conti correnti presenti sul mercato, potrà portare ad una maggiore concorrenza fra le banche. Con le nuove disposizioni i clienti avranno meno remore ad effettuare il trasferimento del proprio conto e del deposito titoli da una banca all’altra. Le banche dovranno inoltre risarcire eventuali ritardi nell’effettuazione del trasferimento. Il consiglio agli utenti bancari è quindi quello di seguire da vicino i tempi di effettuazione dei passaggi e di pretendere che non vi siano oneri e spese nel trasferimento dei conti da una banca all’altra”.
 
06/03/2015 18:47
``CONGRESSO PROVINCIALE LEGA CONSUMATORI DELLA PROVINCIA DI LATINA
LEGA CONSUMATORI DELLA PROVINCIA DI LATINA
ASSOCIAZIONE DI DIFESA DELLA FAMIGLIA, DEI CONSUMATORI ED UTENTI









AL PRESIDENTE NAZIONALE DELLLA LEGA CONSUMATORI MILANO
AL PRESIDENTE REGIONALE DELLA LEGA CONSUMATORI LAZIO ROMA
AI MEMBRI DEL CONSIGLIO DI PRESIDENZA PROVINCIALE LATINA




OGGETTO: convocazione del 3 congresso provinciale della Lega Consumatori della
Provincia diLatina.



E’ convocato il 3° Congresso Provinciale della Lega Consumatori della Provincia di Latina per il giorno 21 marzo 2015 alle ore 15,30 presso la sede Provinciale sita in via Don Luigi Sturzo nr.53 Formia.


Con il seguente ordine del giorno:
1) Elezione presidenza del congresso,
2) Nomina commissione verifica poteri elettorali – mozione – statuto;
3) Relazione del Presidente uscente,
4) Approvazione del Regolamento del Congresso provinciale e definizione del
Numero dei consiglieri provinciali da eleggere, e della presidenza;
5) Presentazione delle liste;
6) Approvazione documenti;
7) Elezione del presidente provinciale,
8) Elezione del consiglio provinciale;
9) Proclamazione degli eletti.
10) Delegati congresso regionale,
11) Delegati congresso nazionale.




Formia 05/03/2015 IL PRESIDENTE
Prof:Antonio VILLANO


 
22/01/2015 12:30
``Fisco, primi passi per il 730 pre compilato



A partire dal 15 aprile, le Agenzie delle Entrate metteranno a disposizione la dichiarazione precompilata direttamente sul sito internet www.agenziaentrate.it. Per accedere alla sezione del sito dedicata al 730, i contribuenti (lavoratori dipendenti e ai pensionati) dovranno disporre del codice pin. Una volta effettuato il login, i cittadini potranno accedere al proprio 730, all’esito della liquidazione e ai principali dati (redditi e spese) utilizzati per assemblare la Precompilata. Chi non dispone del codice pin potrà rivolgersi al proprio sostituto d’imposta, se presta assistenza fiscale, a un Caf o a un professionista abilitato.

Chi sceglie la dichiarazione precompilata può accettarla così com’è oppure modificarla online, rettificando i dati comunicati dall’Agenzia e/o inserendo ulteriori informazioni. In alternativa, potrà delegare il proprio sostituto d’imposta (se presta assistenza fiscale), un centro di assistenza fiscale o un professionista abilitato. Il contribuente può in ogni caso continuare a presentare la dichiarazione dei redditi con le modalità ordinarie, compilando il modello 730 cartaceo e presentandolo al proprio sostituto, ad un Caf o ad un professionista abilitato. In entrambi i casi la dichiarazione va trasmessa entro il 7 luglio. Da quest’anno, quindi, più tempo e una scadenza unica per il 730.

I nuovi modelli sono aggiornati con le ultime novità fiscali. Le principali riguardano il bonus Irpef riconosciuto in busta paga ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 26mila euro, la nuova misura della detrazione per le erogazioni liberali a favore delle Onlus elevata dal 24 al 26%, la deduzione del 20% sulle spese sostenute, fino a un massimo di 300mila euro, per l’acquisto o la costruzione di immobili abitativi da destinare alla locazione e il credito di imposta del 65% per le donazioni a sostegno della cultura (art-bonus).
 
22/01/2015 12:26
``Equitalia e Commercialisti: presto protocollo d’intesa per semplificare fisco


Nei prossimi giorni Equitalia e Commercialisti sottoscriveranno un protocollo d’intesa per collaborare nella semplificazione del fisco, con l’obiettivo di migliorare il rapporto con i contribuenti e di andare incontro alle esigenze di semplificazione degli adempimenti fiscali. Questo l’intento condiviso dai vertici di Equitalia e del Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili, che hanno avviato gli incontri operativi per mettere a punto nuovi strumenti di collaborazione. Le linee programmatiche condivise in un recente incontro prevedono di rafforzare i canali di dialogo tra professionisti e gli uffici di Equitalia, con particolare attenzione alle strutture dislocate sul territorio; di usare maggiormente gli strumenti informatici per condividere informazioni utili alla semplificazione degli adempimenti; di attuare canali di assistenza dedicati agli iscritti e incontri formativi. Sono inoltre previsti tavoli tecnici nazionali settoriali di coordinamento, anche con l’intervento degli Enti impositori, volti ad esaminare argomenti di interesse comune con cadenza periodica e tavoli di lavoro congiunti per individuare eventuali proposte migliorative del sistema fiscale. Nei prossimi giorni, attraverso la sottoscrizione di un protocollo di intesa, saranno formalizzati gli interventi attuativi da realizzare a livello nazionale e locale
 
22/01/2015 12:23
``Concussione alla Regione Lazio, Petrangolini: “Serve legge più trasparente”



Arrestato oggi per concussione un funzionario della Regione Lazio, che è stato trovato dai finanzieri del Comando provinciale di Roma con una tangente di 1000 euro ottenuta da una Onlus del Lazio. L’uomo, in servizio presso la direzione regionale per lo Sviluppo economico e le Attività produttive – Area commercio e servizi al consumatore avrebbe chiesto chiesto soldi direttamente al responsabile della Onlus che lo ha quindi denunciato alla Polizia.

Sull’episodio interviene Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Gruppo per il Lazio, promotrice di una proposta di legge sui consumatori che verrà discussa dal Consiglio nelle prossime settimane. “Episodi di concussione da parte di un funzionario pubblico come quello emerso oggi alla Regione Lazio nascono anche da norme inadeguate. Con la legge regionale vigente, infatti, basta riempire un modulo e autocertificarsi per potersi iscrivere al comitato regionale dei consumatori e utenti e così accedere ai contributi”.

“Nella Regione Lazio – spiega Petrangolini – fino alla precedente legislatura avevamo 51 associazioni iscritte quando nelle altre regioni italiane il numero di associazioni oscilla dalle 7 alle 19, mentre i controlli sono affidati esclusivamente agli uffici regionali. Ciò significa, in sostanza, abbassare il livello di valutazione della qualità del lavoro delle associazioni stesse. E significa pure dare a funzionari ‘infedeli’ l’opportunità di esercitare un potere eccessivamente discrezionale fino al punto di selezionare i beneficiari secondo il proprio interesse. In questo contesto è facile che proliferi un sottobosco di associazioni finte create ad hoc solo ed esclusivamente per acquisire fondi pubblici”.

“Nella proposta di legge depositata dalla maggioranza invece – aggiunge – abbiamo previsto requisiti molto più stringenti che ci metteranno in linea con la normativa nazionale e con quella delle altre Regioni. Aumentando il livello di trasparenza si punterà, inoltre, ad un controllo diffuso da parte dei cittadini. Prevediamo anche la pubblicazione online di un rapporto annuale che ospiterà la rendicontazione delle iniziative finanziate e dei contributi erogati e che permetterà così la valutazione del lavoro svolto, dei risultati ottenuti e delle risorse impiegate per raggiungerli. In questo modo saranno giustamente favorite le associazioni corrette e competenti come quella che oggi ha permesso la individuazione del funzionario concussore”.

“In questa occasione val la pena ricordare che si sta lavorando ad un testo unificato anche con le opposizioni – in particolare, con i consiglieri Santori (Gruppo Misto) e De Nicolò (Movimento Cinque Stelle) – in un clima di grande collaborazione: infatti l’intento di una maggiore selezione dei soggetti beneficiari dei fondi è comune a tutti. Adesso – conclude Petrangolini – è urgente accelerare il percorso della nuova legge affinché la nostra Regione sia pronta in vista del bando per i nuovi progetti finanziati dal Ministero delle Attività Produttive”.
 
22/01/2015 12:01
Cookie e Privacy, online il video tutorial del Garante



È online il video divulgativo realizzato dal Garante Privacy per difendersi dai cookie, quelle informazioni immesse sul browser quando si visita un sito web o si usa un social network con pc, smartphone o tablet. I cookie possono essere particolarmente invasivi per la privacy, soprattutto quelli di profilazione che studiano movimenti e abitudini di consultazione del web o di consumo per inviare pubblicità mirata e personalizzata.

Cosa sono i cookie? A cosa servono? Rappresentano dei potenziali rischi per la nostra privacy? Come possiamo tutelare i nostri dati personali quando navighiamo sul web? Queste le domande cui risponde il video tutorial realizzato dal Garante per la Privacy come parte di una campagna informativa che comprende anche una lista di risposte a domande frequenti (FAQ) in tema di informativa e consenso per l’uso dei cookie. “L’obiettivo della campagna – spiega l’Autorità in una nota – è quello di sensibilizzare gli utenti di Internet sull’invasività che i cookie, in particolare quelli di profilazione, possono avere nell’ambito della sfera privata, ma anche illustrare, in modo chiaro e sintetico, le misure di garanzia introdotte dall’Autorità con il provvedimento generale sull’uso dei cookie dello scorso maggio”. Il video è disponibile sia sul sito web dell’Autorità (www.garanteprivacy.it), sia sul canale YouTube aperto dal Garante (https://www.youtube.com/user/videogaranteprivacy), che già contiene altri filmati informativi su vari temi collegati alla tutela della privacy on line.

Come spiega il Garante, ci sono alcuni cookie che servono per eseguire autenticazioni informatiche, monitoraggio di sessioni e memorizzazione di informazioni specifiche sugli utenti che accedono ad una pagina web. Sono i cookie tecnici, che possono rendere più veloce e rapida la navigazione e fruizione del web, perché ad esempio intervengono a facilitare alcune procedure quando si fanno acquisti online o ci si autentica ad aree riservate. Altri cookie invece sono usati per monitorare e profilare gli utenti durante la navigazione, studiare i loro movimenti e abitudini di consultazione del web o di consumo (cosa comprano, cosa leggono), anche allo scopo di inviare pubblicità di servizi mirati e personalizzati (c.d. Behavioural Advertising): sono questi i cookie di profilazione, quelli che scattano ad esempio quando si accede alla propria web mail e si trova un banner pubblicitario legato alle ultime ricerche fatte online o all’ultimo acquisto su internet. Tali cookie possono avere una particolare invasività nella sfera privata dei cittadini e per questo le norme europee e italiane prevedono che gli utenti siano adeguatamente informati sull’uso dei cookie ed esprimano il proprio valido consenso all’inserimento dei cookie sul proprio terminale.
 
22/01/2015 12:01
Cookie e Privacy, online il video tutorial del Garante



È online il video divulgativo realizzato dal Garante Privacy per difendersi dai cookie, quelle informazioni immesse sul browser quando si visita un sito web o si usa un social network con pc, smartphone o tablet. I cookie possono essere particolarmente invasivi per la privacy, soprattutto quelli di profilazione che studiano movimenti e abitudini di consultazione del web o di consumo per inviare pubblicità mirata e personalizzata.

Cosa sono i cookie? A cosa servono? Rappresentano dei potenziali rischi per la nostra privacy? Come possiamo tutelare i nostri dati personali quando navighiamo sul web? Queste le domande cui risponde il video tutorial realizzato dal Garante per la Privacy come parte di una campagna informativa che comprende anche una lista di risposte a domande frequenti (FAQ) in tema di informativa e consenso per l’uso dei cookie. “L’obiettivo della campagna – spiega l’Autorità in una nota – è quello di sensibilizzare gli utenti di Internet sull’invasività che i cookie, in particolare quelli di profilazione, possono avere nell’ambito della sfera privata, ma anche illustrare, in modo chiaro e sintetico, le misure di garanzia introdotte dall’Autorità con il provvedimento generale sull’uso dei cookie dello scorso maggio”. Il video è disponibile sia sul sito web dell’Autorità (www.garanteprivacy.it), sia sul canale YouTube aperto dal Garante (https://www.youtube.com/user/videogaranteprivacy), che già contiene altri filmati informativi su vari temi collegati alla tutela della privacy on line.

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12/12/2014 13:01
``Trasporto bus, più tutele per i passeggeri



È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo 4 novembre 2014, n. 169 che definisce le sanzioni per le violazioni delle disposizioni del Regolamento UE n. 181/2011. Il provvedimento tende alla creazione di un sistema di tutela dei diritti dei passeggeri del trasporto mediante autobus in grado di dare risposta certa e nei tempi previsti alle aspettative dell’utenza, concorrendo contestualmente al miglioramento delle condizioni generali del trasporto su gomma anche in termini di qualità del servizio e rafforzando la sicurezza, la puntualità, i servizi per le persone con disabilità o mobilità ridotta.

Konsumer Italia ed ACU auspicano che tale provvedimento possa una volta per tutte creare un sistema di tutela universale dei diritti, in grado di dare risposta certa e nei tempi previsti alle aspettative dell’utenza, che da ora può pretendere anche di essere “informata quanto prima, anche a mobilità ridotta, delle cancellazioni e dei ritardi, comunque entro 30 minuti dalla partenza prevista e comunicando non appena possibile il nuovo orario previsto” (da 500 a 5.000 euro la multa per ciascun evento; art. 14).
 
12/12/2014 12:53
Contraffazione in aumento, allarme Antitrust: servono nuovi strumenti



Il 75% dei giovani acquista prodotti contraffatti e lo fa in modo consapevole, per scelta. Negli ultimi anni la contraffazione è aumentata in modo allarmante e servono nuovi strumenti per contrastarla. A dirlo è il Presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella in audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta su contraffazione e pirateria commerciale: bisogna insistere su educazione e informazione, per far comprendere come l’illusorio risparmio che deriva da un acquisto contraffatto colpisca al cuore il mercato e l’intera collettività. Le parole di Pitruzzella sono chiare: “Occorrono nuovi strumenti per rafforzare la possibilità di un intervento tempestivo contro le violazioni commesse a danno dei consumatori attraverso l’uso di Internet”. Il presidente dell’Antitrust ha ricordato alcuni numeri allarmanti sull’entità e sulla crescita del fenomeno negli ultimi anni, in particolare fra le nuove generazioni: “In base al Rapporto Censis 2014 su questa materia, il 75% dei soggetti giovani intervistati nell’indagine acquista consapevolmente prodotti contraffatti, per una scelta intenzionale e ripetuta”. Da qui la necessità di “altri interventi, soprattutto educativi e informativi per diffondere non solo una più ampia culturale della legalità, ma la conoscenza dei danni che un illusorio risparmio nel breve termine può determinare sulle condizioni economiche della collettività nel lungo termine“. “La contraffazione – ha spiegato Pitruzzella – è una prassi commerciale che colpisce al cuore il corretto funzionamento del mercato. Deprime gli incentivi ai miglioramenti, disorienta i consumatori, impedisce alla concorrenza di produrre i suoi benefici”.

Negli ultimi due anni, con il supporto della Guardia di Finanza l’Antitrust ha cercato di reagire a una “lacuna” di tutela per tutti quei consumatori che hanno il diritto di fare acquisti sicuri e consapevoli, svolgendo un ruolo di repressione grazie allo strumento sanzionatorio che ha anche una funzione di deterrenza.

Su segnalazione di diverse Associazioni dei consumatori – ha ricordato Pitruzzella – l’Autorità ha oscurato 20 siti online che commercializzavano prodotti con vari marchi, apparentemente originali, e facevano capo a una persona fisica residente in Cina. Poi ha avviato due procedimenti nei confronti di altri 33 siti che vendevano scarpe contraffatte, anche questi risalenti ad altri operatori cinesi: in alcuni magazzini all’ingrosso e opifici della Toscana, del Lazio, della Lombardia e della Puglia, sono state sequestrate 1 milione e 700mila calzature, per un valore di oltre 20 milioni di euro, che contenevano una sostanza cancerogena (il cromo esavalente) in percentuali allarmanti.

Nel 2012, inoltre, l’Antitrust era intervenuta nei confronti di due siti che offrivano online farmaci senza ricetta medica, per i quali invece è richiesta la prescrizione. In complesso, nel corso del 2013, l’Autorità ha proceduto a oscurare 165 siti relativi a prodotti di marca, riconducibili a persone residenti in Cina o in Malesia. L’attività di contrasto è continuata poi nel 2014, con l’avvio e la chiusura di altri 3 procedimenti che hanno portato all’oscuramento di 50 siti.

Quanto all’entità del fenomeno, nel corso dell’audizione parlamentare il presidente dell’Antitrust ha ricordato che, secondo lo studio del Censis svolto per conto del Ministero dello Sviluppo economico, nel 2012 il volume d’affari dei prodotti contraffatti in Italia è stato pari a 6,5 miliardi di fatturato. Il fenomeno ha provocato una diminuzione dei posti di lavoro che viene stimata intorno alle 100mila unità, con un minor gettito fiscale di circa 1,6 miliardi per le imposte dirette e 3,6 miliardi per quelle indirette. A livello europeo, infine, nel 2012 sono stati fermati alle dogane 40 milioni di prodotti per un valore di circa 1 miliardo di euro.
 
12/12/2014 12:49
Farmaci, Tar Lazio conferma multa Antitrust a Roche e Novartis



Il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi delle case farmaceutiche Roche e Novartis multate dall’Antitrust per 180 milioni di euro per aver fatto cartello nel favorire le vendite di un farmaco più caro per la cura delle patologie dell’occhio: è il caso del Lucentis, favorito dalle due aziende farmaceutiche a scapito del più economico Avastin. La battaglia si sposterà al Consiglio di Stato. Soddisfatto il presidente dell’Autorità Antitrust Giovanni Pitruzzella, per il quale il giudice amministrativo “ribadisce la bontà dell’esito dell’indagine approfondita condotta dall’Autorità, in difesa della concorrenza e dei consumatori”.

La questione si sposta ora nelle aule dei tribunali. La vicenda scatta a marzo scorso, quando l’Autorità Antitrust decide di infliggere una multa da oltre 180 milioni di euro alle due multinazionali farmaceutiche Roche e Novartis con l’accusa di aver fatto cartello per condizionare le vendite di Avastin e Lucentis, i due principali prodotti per la cura della vista: l’accordo ha ostacolato la diffusione dell’uso di Avastin (farmaco più economico), nella cura della più diffusa patologia della vista tra gli anziani e di altre gravi malattie oculistiche, a vantaggio di Lucentis (quasi 50 volte più costoso), differenziando artificiosamente i due prodotti. Per il Sistema Sanitario Nazionale l’intesa ha comportato un esborso aggiuntivo stimato in oltre 45 milioni di euro soltanto nel 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l’anno. Secondo l’Antitrust Roche e Novartis, “anche attraverso le filiali italiane, hanno concertato sin dal 2011 una differenziazione artificiosa dei farmaci Avastin e Lucentis, presentando il primo come più pericoloso del secondo, condizionando così le scelte di medici e servizi sanitari”. Avastin è un prodotto che è stato registrato per la cura del cancro ma dalla metà degli anni 2000 è stato utilizzato in tutto il mondo anche per la cura di patologie vascolari oculari molto diffuse; Lucentis è un farmaco basato su una molecola in tutto simile a quella di Avastin ma è stato appositamente registrato (da Genentech negli USA e da Novartis nel resto del mondo) per le patologie della vista fino a quel momento curate con Avastin.

Naturalmente le multinazionali si difendono e annunciano battaglia in Consiglio di Stato. In una nota stampa, Novartis “respinge fermamente le accuse di comportamento anti concorrenziale e ogni accusa di condotta anti-competitiva è priva di fondamento. Adotteremo i necessari provvedimenti al fine di appellare la decisione dinanzi al Consiglio di Stato – afferma l’azienda – Novartis opera secondo i più elevati standard e ha sempre agito nel rispetto della normativa italiana e del contesto regolatorio italiano ed europeo. Novartis ritiene che la decisione dell’Antitrust sia in contrasto con la normativa europea, fondamentale al fine di assicurare la sicurezza dei pazienti. Tutti i pazienti hanno diritto di accedere a farmaci che sono prescritti e utilizzati conformemente alle indicazioni approvate”.

Sul fronte opposto c’è la soddisfazione dell’Antitrust. Sostiene Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità: “Esprimo soddisfazione per la sentenza con cui il TAR Lazio ha integralmente respinto i ricorsi delle case farmaceutiche Roche e Novartis, confermando così la correttezza della decisione dell’Antitrust che aveva sanzionato l’illecito concorrenziale irrogando la multa di oltre 180 milioni di euro. Il Giudice amministrativo ribadisce così la bontà dell’esito dell’indagine approfondita condotta dall’Autorità, in difesa della concorrenza e dei consumatori, in un caso di particolare rilievo per gli interessi primari come quello alla salute. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato non può che riaffermare in questa circostanza il suo pieno rispetto per le sentenze della magistratura, sia per quelle favorevoli sia per quelle contrarie”.
 
12/12/2014 12:49
Farmaci, Tar Lazio conferma multa Antitrust a Roche e Novartis



Il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi delle case farmaceutiche Roche e Novartis multate dall’Antitrust per 180 milioni di euro per aver fatto cartello nel favorire le vendite di un farmaco più caro per la cura delle patologie dell’occhio: è il caso del Lucentis, favorito dalle due aziende farmaceutiche a scapito del più economico Avastin. La battaglia si sposterà al Consiglio di Stato. Soddisfatto il presidente dell’Autorità Antitrust Giovanni Pitruzzella, per il quale il giudice amministrativo “ribadisce la bontà dell’esito dell’indagine approfondita condotta dall’Autorità, in difesa della concorrenza e dei consumatori”.

La questione si sposta ora nelle aule dei tribunali. La vicenda scatta a marzo scorso, quando l’Autorità Antitrust decide di infliggere una multa da oltre 180 milioni di euro alle due multinazionali farmaceutiche Roche e Novartis con l’accusa di aver fatto cartello per condizionare le vendite di Avastin e Lucentis, i due principali prodotti per la cura della vista: l’accordo ha ostacolato la diffusione dell’uso di Avastin (farmaco più economico), nella cura della più diffusa patologia della vista tra gli anziani e di altre gravi malattie oculistiche, a vantaggio di Lucentis (quasi 50 volte più costoso), differenziando artificiosamente i due prodotti. Per il Sistema Sanitario Nazionale l’intesa ha comportato un esborso aggiuntivo stimato in oltre 45 milioni di euro soltanto nel 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l’anno. Secondo l’Antitrust Roche e Novartis, “anche attraverso le filiali italiane, hanno concertato sin dal 2011 una differenziazione artificiosa dei farmaci Avastin e Lucentis, presentando il primo come più pericoloso del secondo, condizionando così le scelte di medici e servizi sanitari”. Avastin è un prodotto che è stato registrato per la cura del cancro ma dalla metà degli anni 2000 è stato utilizzato in tutto il mondo anche per la cura di patologie vascolari oculari molto diffuse; Lucentis è un farmaco basato su una molecola in tutto simile a quella di Avastin ma è stato appositamente registrato (da Genentech negli USA e da Novartis nel resto del mondo) per le patologie della vista fino a quel momento curate con Avastin.

Naturalmente le multinazionali si difendono e annunciano battaglia in Consiglio di Stato. In una nota stampa, Novartis “respinge fermamente le accuse di comportamento anti concorrenziale e ogni accusa di condotta anti-competitiva è priva di fondamento. Adotteremo i necessari provvedimenti al fine di appellare la decisione dinanzi al Consiglio di Stato – afferma l’azienda – Novartis opera secondo i più elevati standard e ha sempre agito nel rispetto della normativa italiana e del contesto regolatorio italiano ed europeo. Novartis ritiene che la decisione dell’Antitrust sia in contrasto con la normativa europea, fondamentale al fine di assicurare la sicurezza dei pazienti. Tutti i pazienti hanno diritto di accedere a farmaci che sono prescritti e utilizzati conformemente alle indicazioni approvate”.

Sul fronte opposto c’è la soddisfazione dell’Antitrust. Sostiene Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità: “Esprimo soddisfazione per la sentenza con cui il TAR Lazio ha integralmente respinto i ricorsi delle case farmaceutiche Roche e Novartis, confermando così la correttezza della decisione dell’Antitrust che aveva sanzionato l’illecito concorrenziale irrogando la multa di oltre 180 milioni di euro. Il Giudice amministrativo ribadisce così la bontà dell’esito dell’indagine approfondita condotta dall’Autorità, in difesa della concorrenza e dei consumatori, in un caso di particolare rilievo per gli interessi primari come quello alla salute. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato non può che riaffermare in questa circostanza il suo pieno rispetto per le sentenze della magistratura, sia per quelle favorevoli sia per quelle contrarie”.
 
12/12/2014 12:29
Valutazioni immobile, CTCU spiega il servizio dell’agenzia delle entrate



Quanto vale il mio immobile? In pochi sanno che per dare un giusto prezzo al proprio immobile, rivolgersi ad un’agenzia immobiliare per una valutazione non è l’unica strada percorribile. Sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate c’è un servizio di consultazione delle quotazioni immobiliari completamente gratuito. A ricordarlo è il CTCU che spiega: “Collegandosi al sito internet dell’agenzia delle entrate (http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/documentazione/omi/banche+dati/quotazioni+immobiliari) e cliccando su “consultazioni quotazioni immobiliari” si accede alla scelta della Provincia e del Comune in cui é ubicato l’immobile oggetto di valutazione economica. Una volta scelto il Comune la ricerca procede selezionando la zona precisa in cui si trova l’immobile. Ora si potrà finalmente accedere alla tabella indicativa del valore di mercato (€./mq) o del valore di locazione (€/mq) del vostro immobile (abitazioni civile, box, posto auto coperto, posto auto scoperto, villini) a secondo dello stato di conservazione (normale – ottimo) in cui si trova”.
 
12/12/2014 12:29
Valutazioni immobile, CTCU spiega il servizio dell’agenzia delle entrate



Quanto vale il mio immobile? In pochi sanno che per dare un giusto prezzo al proprio immobile, rivolgersi ad un’agenzia immobiliare per una valutazione non è l’unica strada percorribile. Sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate c’è un servizio di consultazione delle quotazioni immobiliari completamente gratuito. A ricordarlo è il CTCU che spiega: “Collegandosi al sito internet dell’agenzia delle entrate (http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/documentazione/omi/banche+dati/quotazioni+immobiliari) e cliccando su “consultazioni quotazioni immobiliari” si accede alla scelta della Provincia e del Comune in cui é ubicato l’immobile oggetto di valutazione economica. Una volta scelto il Comune la ricerca procede selezionando la zona precisa in cui si trova l’immobile. Ora si potrà finalmente accedere alla tabella indicativa del valore di mercato (€./mq) o del valore di locazione (€/mq) del vostro immobile (abitazioni civile, box, posto auto coperto, posto auto scoperto, villini) a secondo dello stato di conservazione (normale – ottimo) in cui si trova”.
 
12/12/2014 12:19
``Poste-Consumatori, firmato accordo per migliorare qualità e trasparenza



Firmato oggi l’accordo quadro tra Poste Italiane e 19 Associazioni dei consumatori: al centro la qualità e la trasparenza di prodotti e servizi postali. L’intesa stabilisce modalità di relazione improntate alla trasparenza e condivisione preventiva di informazioni a beneficio del consumatore e fissa le priorità per il miglioramento costante della qualità di prodotti e servizi. Viene istituito il Cantiere consumatori, un tavolo di lavoro permanente che sarà composto da un rappresentante per Associazione ed analizzerà le più importanti iniziative aziendali con un impatto sulla clientela.

“La firma dell’accordo è un ulteriore passo importante nella relazione tra la più grande azienda di servizi del Paese e le Associazioni di rappresentanza degli interessi dei cittadini. Quest’intesa consolida il dialogo che in questi anni ha portato a risultati molto positivi per i consumatori e per Poste Italiane”, ha commentato Francesco Caio, ad di Poste Italiane.

“Aumentare la qualità dei prodotti e servizi postali, nonché la trasparenza, la correttezza e l’informazione verso gli utenti, è un imperativo – dichiara Lamberto Santini, Presidente dell’Adoc – e l’Accordo quadro siglato oggi dalle Associazioni dei consumatori con Poste Italiane si muove proprio in questa direzione. Come Adoc abbiamo particolarmente apprezzato il rilievo dell’Ad di Poste Francesco Caio sulla volontà di tagliare i servizi commerciali a favore di una maggiore efficacia e fruibilità, per gli utenti, dei servizi postali “core business”. Crediamo sia opportuno intervenire al più presto sul miglioramento della tracciabilità e della tracciatura della corrispondenza, in particolare per le fatture e le bollette destinate ai consumatori e per l’invio e ricezione dei pacchi postali, anche al fine di promuovere e garantire i servizi legati al commercio elettronico. Abbiamo apprezzato anche la volontà di prevedere una formazione più strettamente consumeristica per gli operatori postali che entrano in relazione con i consumatori, anche per avviare un percorso di recupero con il territorio servito”.
 
20/10/2014 11:12
``Multe arrivate dopo 90 gg, Altroconsumo: ecco come fare ricorso

Se la multa arriva 90 giorni dopo la data dell’infrazione è possibile contestarla. Una vecchia regola che torna attuale visto il caso eclatante di Milano, dove il Comune ha multato quasi 300mila vetture per eccesso di velocità (grazie all’autovelox). E i numeri sembrano destinati a crescere perché sono riferiti a un lasso di tempo di 50 giorni. In molti casi la sanzione viene inviata oltre il termine dei 90 giorni previsti dal Codice della Strada. Perché il Comune ha deciso di calcolare il termine dal giorno in cui la foto viene visionata dai funzionari, anziché dal giorno dell’accertamento fotografico.ALtroconsumo contesta quest’interpretazione della legge e spiega come fare ricorso.
“Sostenere, come sta facendo il Comune di Milano, che i 90 giorni decorrono da una data successiva a quella della violazione, è illegittimo – spiega l’Associazione – Anche perché, se così fosse, non si capisce a cosa serva il termine dei 90 giorni previsti dalla legge, che a questo punto sarebbe completamente nelle mani della pubblica amministrazione. Si tratta di una grave scorrettezza nei confronti dei cittadini, perché in tanti pagheranno convinti che non ci sia niente di irregolare.
Altroconsumo precisa che l’unico caso in cui si può fare eccezione è quando sono necessari ulteriori accertamenti per individuare il proprietario (per esempio se l’auto è intestata a una società di leasing, è stata venduta o il proprietario ha cambiato residenza): solo in questo caso i 90 giorni decorrono dall’accertamento.
Ecco come fare ricorso. Chi ha ricevuto una notifica dopo 90 giorni rispetto alla data di infrazione, può contestarla la lettera messa a disposizione dall’Associazione. Ci si può rivolgere al giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica del verbale o, in alternativa, al prefetto entro 60 giorni. In entrambi i casi non è necessario rivolgersi a un avvocato.
Se si sceglie la strada del giudice di pace, il ricorso deve essere presentato, a mano o tramite raccomandata a/r, al giudice del luogo in cui è stata commessa la violazione del codice della strada. Al ricorso è necessario allegare il proprio codice fiscale, il verbale di contravvenzione e eventuale documentazione aggiuntiva per sostenere le richieste. Contrariamente a quanto avviene con il prefetto, scegliendo la strada del giudice di pace bisognerà pagare un contributo fisso di 43 euro (per ricorsi fino a 1.033 euro).
Al prefetto si ricorre generalmente per i cosiddetti “vizi di forma”, vale a dire per gli errori di forma che non richiedono una valutazione concreta del caso (notifica arrivata dopo il termine previsto dalla legge, dati anagrafici del proprietario che non corrispondono a quelli della contravvenzione…). In questo caso il ricorso è gratuito e va presentato entro 60 giorni dalla notifica del verbale, in carta semplice, a mano o tramite raccomandata a/r al comando di polizia municipale o in prefettura. Se il prefetto respinge il ricorso, la multa da pagare sarà almeno doppia rispetto a quella iniziale. In questo caso, si potrà poi presentare ricorso al giudice di pace contro il provvedimento del prefetto.
 
20/10/2014 11:10
``Difendersi dai pericoli della rete, nel Lazio il progetto “Questione di privacy

Dall’accesso illecito al proprio profilo Facebook all’intercettazione delle coordinate bancarie: il furto d’identità è la pericolosa trappola da cui devono difendersi soprattutto i ragazzi che, sebbene siano nativi digitali, non sono sempre consapevoli dei pericoli della rete. Promuovere un uso sicuro e responsabile di internet e dei nuovi media da parte dei ragazzi da 11 anni in sù e renderli consapevoli sui reati informatici, in particolare sul furto di identità, sono gli obiettivi del progetto “Questione di privacy”, finanziato con i fondi della Regione Lazio -Programma 2014 Utenti e Consumatori- e realizzato dai comitati regionali di Unione Nazionale Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Codacons.
I nativi digitali della generazione 2.0 sono, infatti, le principali vittime del furto di identità sul web e sui social network: secondo una ricerca di Unicri e Cpp Italia la sicurezza dei dati sensibili è a rischio non solo per chi va sul web regolarmente (circa 55%) ma anche per chi non ci va mai (34%); l’82,5% degli intervistati rilascia abitualmente il nome e cognome; il 59% la data di nascita, il 48% l’indirizzo e il 33% il numero di cellulare ma anche carta di credito o il suo pin.
I materiali informativi saranno diffusi attraverso il canale tv del digitale terrestre Codacons Tv e soprattutto attraverso la pagina Facebook dell’iniziativa in modo da raggiungere più facilmente i giovanissimi e facilitare l’interazione. Inoltre saranno realizzate delle cartoline con utili decaloghi sul tema, distribuite negli sportelli territoriali delle associazioni e attraverso la rete di partner del progetto: Kreattiva, Zainet (Mandragola editrice), Telefono Azzurro e Res Castelli Romani in contatto con ragazzi delle scuole.
 
20/10/2014 11:09
Difendersi dai pericoli della rete, nel Lazio il progetto “Questione di privacy

Dall’accesso illecito al proprio profilo Facebook all’intercettazione delle coordinate bancarie: il furto d’identità è la pericolosa trappola da cui devono difendersi soprattutto i ragazzi che, sebbene siano nativi digitali, non sono sempre consapevoli dei pericoli della rete. Promuovere un uso sicuro e responsabile di internet e dei nuovi media da parte dei ragazzi da 11 anni in sù e renderli consapevoli sui reati informatici, in particolare sul furto di identità, sono gli obiettivi del progetto “Questione di privacy”, finanziato con i fondi della Regione Lazio -Programma 2014 Utenti e Consumatori- e realizzato dai comitati regionali di Unione Nazionale Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Codacons.
I nativi digitali della generazione 2.0 sono, infatti, le principali vittime del furto di identità sul web e sui social network: secondo una ricerca di Unicri e Cpp Italia la sicurezza dei dati sensibili è a rischio non solo per chi va sul web regolarmente (circa 55%) ma anche per chi non ci va mai (34%); l’82,5% degli intervistati rilascia abitualmente il nome e cognome; il 59% la data di nascita, il 48% l’indirizzo e il 33% il numero di cellulare ma anche carta di credito o il suo pin.
I materiali informativi saranno diffusi attraverso il canale tv del digitale terrestre Codacons Tv e soprattutto attraverso la pagina Facebook dell’iniziativa in modo da raggiungere più facilmente i giovanissimi e facilitare l’interazione. Inoltre saranno realizzate delle cartoline con utili decaloghi sul tema, distribuite negli sportelli territoriali delle associazioni e attraverso la rete di partner del progetto: Kreattiva, Zainet (Mandragola editrice), Telefono Azzurro e Res Castelli Romani in contatto con ragazzi delle scuole.
 
20/10/2014 11:07
Viaggi tutto compreso, Commissione europea: in Italia tutele viaggiatori insufficienti

Il Fondo nazionale di garanzia italiano ha risorse inadeguate a garantire il rimborso dei viaggiatori ed è incerto anche in caso di fallimento di tour operator di medie dimensioni: questo il rilievo mosso dalla Commissione europea che oggi ha inviato all’Italia un parere motivato in merito alla mancanza di protezione dei consumatori dell’UE che prenotano viaggi “tutto compreso”.
Secondo le norme dell’Unione sui viaggi “tutto compreso”, spiega Bruxelles, gli operatori devono disporre di una protezione in caso di insolvenza o di fallimento al fine di garantire che i consumatori ricevano il rimborso del prezzo corrisposto e siano rimpatriati in caso di fallimento dell’organizzatore del viaggio. “Il Fondo nazionale di garanzia istituito dall’Italia al fine di applicare la protezione in caso di insolvenza o di fallimento dispone di risorse inadeguate e non esiste un sistema affidabile per un aumento ad hoc dei finanziamenti ad esso destinati – spiega la Commissione europea – Il rimborso dei viaggiatori può pertanto richiedere diversi anni ed è incerto, persino in caso di fallimento di un operatore turistico di medie dimensioni”.
 
12/10/2014 19:39
Fisco amico, intesa Equitalia-Lega Consumatori

Equitalia e Lega Consumatori hanno sottoscritto un protocollo d’intesa, a carattere nazionale, attraverso la quale si pongono le basi per una capillare cooperazione sul territorio finalizzata a rendere più semplice e rapido il rapporto con i contribuenti. Infatti, con successive convenzioni territoriali, è prevista l’attivazione di sportelli telematici a cui gli associati potranno rivolgersi per ottenere una consulenza dedicata e fissare un appuntamento presso le sedi locali per risolvere le situazioni più complesse e delicate.
“Continua il percorso di Equitalia che intende accorciare le distanze tra il fisco e i cittadini – afferma l’amministratore delegato di Equitalia Benedetto Mineo – coniugando assistenza e semplificazione degli adempimenti con le richieste di pagamento degli enti creditori. Il miglioramento del rapporto con i contribuenti si basa anche sulla collaborazione con ordini e associazioni. Ad oggi, infatti, sono oltre 400 gli accordi siglati da Equitalia sul territorio che si pongono questi obiettivi “.
“La nostra associazione promuove la campagna permanente di promozione della cultura della legalità – dice il presidente nazionale di Lega Consumatori Pietro Praderi – per questo l’intesa con Equitalia, mentre rispetta i diritti dello Stato, contribuisce a creare le condizioni perché il contribuente possa compiere il suo dovere in maniera civile, corretta e sostenibile pur nella crisi che stiamo tutti attraversando”
 
12/10/2014 19:38
``Minicar, UNC: sono davvero da preferire ai ciclomotori?

Le vediamo sfrecciare in città e, talvolta, al centro di incidenti stradali anche gravi. Sono le minicar, le automobili con cilindrata 50, guidabili senza l’obbligo di patente. Ma quanto sono sicure? Sono davvero preferibili rispetto ai tradizionali ciclomotori? A rispondere a queste domande è Raffaele Caracciolo, esperto di automotive dell’Unione Nazionale Consumatori. Al centro della riflessione il fatto che queste minicar sono, spesso, guidate da adolescenti.
“E’ soprattutto a Roma che è evidente la controtendenza rispetto al mercato nazionale-afferma Caracciolo-se, infatti, generalmente, nel resto d’Italia la maggiore percentuale di utilizzatori di quadricicli è rappresentata da un’utenza matura, nella Capitale il rapporto cambia: il profilo dell’acquirente tipo è quello del giovane, per lo più minorenne, appartenente a famiglie con capacità di spesa medio alta che preferiscono la minicar al ciclomotore, considerandola più sicura e stabile di un veicolo a due ruote, anche grazie alla presenza di un abitacolo protettivo. Quello però che molti dimenticano è che spesso i giovani guidatori sono del tutto inesperti alla guida e possono essere pericolosi per se stessi e per gli altri: per questo motivo il rilascio del patentino ai minorenni dovrebbe verificare in profondità la conoscenza del codice e della segnaletica, con iniziative scolastiche specificatamente orientate al corretto comportamento alla guida, contribuendo così a farne i buoni guidatori di domani”.
“Non dobbiamo sottovalutare un altro dato -aggiunge l’esperto- il 35% degli incidenti delle minicar non coinvolgono altri mezzi e sono dovuti principalmente a comportamenti alla guida disinvolti, in alcuni casi, ma anche eccessivamente guardinghi, in altri. Aumentare la sicurezza passiva delle minicar, allineando i requisiti di omologazione di resistenza agli urti (crash test), metterebbe in pace le coscienze, ma non risolve il problema di fondo. Sarebbe più utile, invece, negare l’omologazione e la commercializzazione ai veicoli che rispettano i limiti di velocità massima mediante appendici facilmente rimovibili dopo l’acquisto per incrementare facilmente le prestazioni; inoltre, si dovrebbe controllare severamente la commercializzazione e l’esecuzione del tuning meccanico, la fornitura e l’installazione di apparati audio di grande potenza che dovrebbero poter essere utilizzati solo a veicolo fermo per non distrarre chi guida. Una maggiore severità nei confronti dei trasgressori, poi, disincentiverebbe ai comportamenti scorretti; così come andrebbe vietato l’uso di mezzi a motore a persone cui è stata ritirata la patente di guida per esaurimento punti o in seguito a provvedimenti dell’autorità giudiziaria”.
 
12/10/2014 19:36
Braccialetti colorati pericolosi, sequestrati 20 mln di pezzi a Milano

Braccialetti di plastica “fai da te” ad altissimo contenuto di ftalati tanto da essere potenzialmente cancerogeni. Questo il rischio che stava dietro il commercio di elastici colorati destinati ai bambini, imitazioni del marchio originale Rainbow Loom, sventato dall’Unità antiabusivismo del Sio-Polizia locale di Milano, che ha sequestrato 20 milioni di elastici colorati, del valore di tre milioni di euro, venduti illegalmente e fatti con materiale proveniente dalla Cina.
L’operazione, che si è svolta ieri, ha portato alla denuncia di tre donne di origine cinese, titolari di alcune attività per la vendita all’ingrosso: le indagini sono scaturite dopo alcune segnalazioni di cittadini e il monitoraggio fatto in alcuni mercati settimanali, in cartolerie, in edicole e online. Dalle indagini, informa la Polizia locale di Milano, è emerso che “i piccoli elastici colorati, solitamente contenuti in bustine e confezioni con gli accessori e telai che i bambini utilizzano per farsi i braccialetti e collanine, erano messi in vendita illegalmente. Le confezioni erano prive del marchio CE e non conformi ai requisiti di sicurezza richiesti dalla legge, in particolare non contenevano le indicazioni sulla composizione del materiale in esse contenuto”. Una società importava illegalmente dalla Cina il materiale, assemblava le confezioni e le rivendeva al dettaglio. Come spiega la Polizia locale di Milano, la merce sequestrata è potenzialmente pericolosa e nociva per i bambini perché può essere cancerogena.
Secondo un’agenzia britannica che ha analizzati prodotti simili made in China e distribuiti illegalmente, sembra che gli elastici colorati contraffatti contengano ftalati (sostanza chimica simile al benzene) in percentuale riferita al peso del prodotto pari al 45,50% laddove il limite di legge è dello 0,1%: col sudore della pelle, si scatena una reazione chimica che può essere cancerogena. Gli elastici cinesi sono l’imitazione del prodotto Rainbow Loom, l’unica società che produce gli originali, testati secondo le norme statunitensi sui giocattoli: il prezzo dei braccialetti originali è di circa 4 euro mentre quelli illegali si fermano a 80 centesimi.
Il rischio di falsificazione è conosciuto dalla Rainbow Loom che nel suo sito internet ha messo alcune indicazioni per identificare i prodotti contraffatti, insieme a un’avvertenza: “Ci sono molti prodotti, falsi o contraffatti, disponibili online e nei negozi. Alcuni hanno lo stesso nome degli originali Rainbow Loom. Questi prodotti contraffatti sono pericolosi per i bambini, non sono stati testati in conformità alle norme di sicurezza del giocattolo statuniensi (possono contenere piombo e altre sostanze pericolose), sono di qualità inferiore, e non sono dotati di garanzia Rainbow Loom”.
 
12/10/2014 19:35
Call center, Garante Privacy: stretta sulle “telefonate mute”

Squilla il telefono ma dall’altra parte non risponde nessuno. Non è un molestatore ma una “telefonata muta” dei call center, frutto di pratiche di telemarketing particolarmente aggressive vissute spesso dai cittadini come una sorta di stalking. Da oggi però i call center dovranno rispettare le regole fissate dal Garante Privacy per combattere questo fenomeno.
È infatti scaduto il termine di sei mesi concesso alle società di telemarketing per adottare tutti gli accorgimenti tecnici e organizzativi prescritti con un provvedimento dello scorso aprile, varato a conclusione di una consultazione pubblica avviata lo scorso anno. Sono stati numerosi gli abbonati che hanno segnalato al Garante Privacy la ricezione di telefonate nelle quali, una volta risposto, non si viene messi in contatto con alcun interlocutore. Una pratica che, in alcuni casi, ha comportato il disturbo degli utenti anche per dieci volte di seguito e che viene spesso vissuta come una forma di molestia. Da oggi si cambia e bisogna mettersi in regola con le norme varate dall’Autorità.
Come informa il Garante privacy in una nota, “sono numerosi gli abbonati che hanno protestato per la ricezione di telefonate nelle quali, una volta risposto, non si viene messi in contatto con alcun interlocutore”: Ma da cosa dipende il fenomeno? Nei fatti, è un modo usate dai call center per ottimizzare i tempi delle chiamate: “Per eliminare tempi morti tra una telefonata e l’altra, infatti, i sistemi automatizzati di chiamata possono generare un numero di telefonate superiore agli operatori disponibili: una pratica commerciale che, in alcuni casi, ha comportato il disturbo degli utenti anche per 10-15 volte di seguito e che è stata spesso vissuta addirittura come una forma di stalking”.
Da oggi però i parametri delle impostazioni di tali sistemi non saranno più decisi arbitrariamente dai call center ma dovranno seguire delle precise indicazioni, volte a tutelare maggiormente i consumatori che rispondono al telefono. Prima di tutto, i call center devono tenere una precisa traccia delle “chiamate mute”, che devono comunque essere interrotte trascorsi 3 secondi dalla risposta dell’utente. Non si potranno verificare più di tre telefonate mute ogni cento andate a buon fine e questo rapporto deve essere rispettato in ogni singola campagna di telemarketing. Arrivano inoltre i “rumori di fondo”: l’utente non può più essere messo in attesa silenziosa, ma il sistema deve generare una sorta di rumore ambientale, il cosiddetto “comfort noise” ( on voci di sottofondo, squilli di telefono, brusio), per dare la sensazione che la chiamata provenga da un call center e non da un eventuale molestatore. Ancora, stop alle telefonate mute continue: l’utente disturbato da una chiamata muta non può essere ricontattato per 5 giorni e, al contatto successivo, deve essere garantita la presenza di un operatore. I call center dovranno inoltre conservare per almeno due anni i report statistici delle telefonate “mute” effettuate per ciascuna campagna, così da consentire eventuali controlli. Chi non si adegua verrà sanzionato dall’Autorità.
 
12/10/2014 19:19
Sicurezza, Opel richiama 8000 Corsa e Adam

Opel sta richiamando circa 8.000 modelli di Adam e Corsa consegnate da maggio 2014 a causa di un problema al sistema sterzante. A segnalare il richiamo è Altroconsumo. Per verificare se l’auto è interessata da questo richiamo, è necessario controllare se il numero di telaio rientra in questi intervalli:
Opel Adam
Numero telaio (ultime 8 cifre) compreso tra: E6077301 – E6113446 o F6000001 – F6006544
Opel Corsa D
Numero telaio (ultime 8 cifre) compreso tra: E6071016 – E6118738 o E4181031 – E4308122
Se il numero di telaio non è compreso in uno di questi intervalli, la vettura non è interessata. L’azienda, che raccomanda ai possessori di non guidare le auto prima di averle fatte controllare, ha messo a disposizione il numero di telefono 06/54652000 e l’indirizzo email opel.italy@gm.com per avere maggiori informazioni.
 
12/10/2014 19:17
Equitalia firma protocollo con Ancit per migliorare assistenza ai cittadini

Equitalia lancia lo sportello telematico per i consulenti tributari. Equitalia e Ancit, l’Associazione nazionale dei consulenti tributari italiani, rafforzano la loro collaborazione sottoscrivendo il protocollo d’intesa a carattere nazionale per l’attivazione dello “sportello telematico”, l’apposito canale di assistenza al quale i professionisti possono rivolgersi per ottenere una consulenza mirata alle problematiche dei loro assistiti.
Come informa Equitalia in una nota, il protocollo “pone le basi per una capillare cooperazione sul territorio, nell’ottica di migliorare il rapporto con i contribuenti ed innalzare la qualità dei servizi offerti. Con la successiva sottoscrizione delle convenzioni a livello territoriale, infatti, oltre all’attivazione dello sportello telematico saranno avviati in tutte le regioni italiane incontri fra i direttori regionali di Equitalia e gli iscritti all’Ancit. Gli incontri saranno occasione utile anche per fare il punto sull’attività di Equitalia e sulle sulla normativa riguardante la riscossione. Obiettivo principale è quello di rilevare e risolvere eventuali problemi evidenziati a livello territoriale dai contribuenti, attraverso un’informazione capillare sugli strumenti di pagamento e le tutele previste per cittadini e imprese”. L’accordo durerà due anni.
 
12/10/2014 19:16
Mipaaf: sequestrati vini toscani per 420 mila euro

Vini venduti come di qualità ma privi di tracciabilità. L’ultima operazione dell’Ispettorato Repressione Frodi (ICQRF) e dei Carabinieri ha portato al sequestro di 7 mila ettolitri di vino appartenenti alle denominazioni di origine Morellino di Scansano DOCG, Maremma Toscana DOC e all’indicazione geografica Toscana, per un valore complessivo di 420mila euro.
Gli uffici della Toscana e dell’Umbria dell’ICQRF, insieme ai Nas, ai Nil Carabinieri di Livorno e Grosseto e ai militari della Stazione Carabinieri di Orbetello, hanno svolto verifiche presso due cantine di una delle più grandi aziende vinicole della provincia grossetana. Il sequestro è scaturito dall’assoluta mancanza di tracciabilità documentale dei mosti in fermentazione presenti nei vasi vinari al momento del controllo: l’azienda non aveva effettuato alcuna annotazione sui Registri Vitivinicoli. I mosti in fermentazione non erano identificabili per l’assenza delle indicazioni obbligatorie nei cartelli apposti sulle vasche e per la mancanza dei relativi documenti di accompagnamento. Inoltre sono state rilevate altre irregolarità amministrative di natura igienico sanitaria e urbanistica.
Il Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina ha sottolineato come l’operazione mostri l’efficacia dei sistemi di controllo attuati: “Dall’inizio dell’anno abbiamo fatto più di 60mila controlli, anche per tutelare i nostri prodotti a denominazione, come in questo caso – ha detto Martina – La reputazione e la sicurezza dei nostri vini d’eccellenza va salvaguardata attraverso operazioni sinergiche che vedano il coordinamento degli organismi di controllo e mettano fuori gioco chi viola la legge. È un tema sul quale siamo costantemente impegnati e che vogliamo rilanciare anche in ambito europeo con il Forum sulla lotta alla contraffazione agroalimentare che organizzeremo a Milano a marzo 2015, riunendo tutti gli organismi di controllo europei”.
 
12/10/2014 19:15
Efsa: Salmonella in meloni e pomodori con acqua e attrezzature contaminate

Fattori ambientali, acqua e attrezzature contaminate sono fra i fattori alla base della contaminazione dei meloni e dei pomodori con Salmonella. Un parere scientifico sui fattori di rischio che contribuiscono alla contaminazione di meloni e pomodori nelle varie fasi della filiera alimentare, redatto dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare, evidenzia che “fattori ambientali (come forti precipitazioni), l’utilizzo di acqua d’irrigazione contaminata o di attrezzature contaminate sono tra i fattori che provocano la contaminazione dei meloni con Salmonella e quella dei pomodori con norovirus e Salmonella”. Per ridurre la contaminazione, gli esperti dell’Autorità raccomandano ai produttori di osservare buone prassi agricole, igieniche e manifatturiere.
 
12/10/2014 19:12
Canone Rai, svolta in arrivo? Ipotesi: legato a reddito e consumi, fra 35 e 60 euro
Svolta in arrivo per il canone Rai? “ Per adesso sono solo indiscrezioni, sia pure fondate”, scrive il Sole 24 ore, comunque l’idea è sempre quella: andare a rivedere il canone Rai, una delle tasse meno amate (è un eufemismo) dagli italiani, che potrebbe subire una radicale revisione, essere legato al reddito e ai consumi delle famiglie e oscillare dai 35 ai 60 euro circa. Le modifiche sarebbero contenute in un decreto allo studio del Ministero dello Sviluppo economico.
Dice il Sole 24 ore: “Sarà creato un nuovo meccanismo legato ai consumi delle famiglie, che dovrebbe eliminare l’evasione, oggi stimata intorno al 27% delle unità famigliari, riducendo al contempo l’importo del canone. Il quale sarà finalmente – come si chiedeva da anni – adeguato al reddito e ai consumi delle famiglie”. L’importo dovrebbe oscillare dal valore più elevato di 60 euro a un valore minimo di circa 35 euro.
La notizia è ripresa anche dalla Cgia di Mestre, per la quale “il balzello, tra i più odiati in assoluto dai contribuenti italiani nonché tra i più elusi, potrebbe subire una radicale revisione. Al ministero dello Sviluppo economico, nel dipartimento Comunicazioni, si sta lavorando su un decreto relativo alle tv locali che potrebbe comportare la riduzione del canone”. La tassa potrebbe essere legata al reddito e ai consumi della famiglie e non consisterebbe più, dunque, in un importo fisso. Fra le ipotesi al vaglio c’è quella di determinarlo attraverso le bollette della luce; la Lotteria Italia, aggiunge la Cgia,“potrebbe contribuire al finanziamento delle spese Rai mentre il dimezzamento del canone si ripagherebbe, almeno nelle intenzioni, attraverso l’azzeramento della sua evasione che, attualmente, si aggira attorno ai 600 milioni di euro – si calcola, infatti, che è pagato dal 27 per cento delle unità familiari, nonostante il 98 per cento possieda un televisore”.
 
12/10/2014 19:07
Rc auto sempre più cara, Carrozzieri presentano proposta di legge

Negli ultimi 10 anni, tra marzo 2004 e marzo 2014, in Italia, i prezzi delle assicurazioni sui mezzi di trasporto sono aumentati del 27,9%, più del doppio rispetto al 13,6% di aumento medio registrato in Europa. Per i tedeschi i rincari si sono fermati all’8% e addirittura i francesi hanno speso soltanto il 6,6% in più. A denunciare la corsa delle tariffe Rc auto sono i Carrozzieri di Confartigianato, Cna e Casartigiani che, oggi, a nome delle 18.672 imprese artigiane di carrozzeria attive in Italia, hanno presentato una proposta di legge per modificare le norme in materia di Rc auto contenute nel Codice delle assicurazioni private.
“In questi anni – hanno sottolineato i Presidenti delle tre Associazioni, Silvano Fogarollo (Carrozzieri Confartigianato), Franco Mingozzi (Cna Autoriparazione), Mario Coltelli (Casartigiani Autoriparazione) – si sono susseguiti tentativi di introdurre norme in materia di Rc auto che avrebbero leso i diritti dei consumatori e alterato le regole della libera concorrenza nel settore dell’autoriparazione. E’ ora di cambiare per ristabilire, una volta per tutte, corretti rapporti tra cittadini, assicurazioni, imprese di riparazione. Chiediamo regole chiare per raggiungere una serie di obiettivi: abbassare le tariffe Rc auto, garantire ai consumatori il diritto di scegliere il carrozziere di fiducia per la riparazione dei danni, assicurare libertà di concorrenza nel mercato della riparazione, tutelare la qualità delle riparazioni e la sicurezza della circolazione stradale”.
Nel dettaglio, la proposta di legge di cui i Carrozzieri sollecitano la presentazione in Parlamento è composta da 5 articoli che puntano a riequilibrare il rapporto tra consumatori, assicurazioni, carrozzieri. Un rapporto oggi fortemente sbilanciato a vantaggio delle Compagnie di assicurazione.
Le Associazioni dei Carrozzieri chiedono quindi che, in caso di incidente, l’assicurato sia libero di scegliere la carrozzeria cui affidare la riparazione che deve essere eseguita nel rispetto della conformità con gli standard dei costruttori. Se l’incidente ha compromesso la sicurezza del veicolo, i carrozzieri chiedono che sia prevista la revisione dell’auto riparata.
Altro punto della proposta di legge riguarda l’obbligo della fatturazione di tutti gli interventi riparativi. La fattura deve essere analitica e deve specificare tempi e modalità di riparazione e ricambi utilizzati, anche al fine di poter ‘tracciare’ l’intervento per combattere le frodi assicurative.
Inoltre, nella proposta di legge si prevede l’utilizzo pieno della cessione del credito, inteso quale diritto e opportunità previsti dalle leggi vigenti. Con la cessione del credito si permette, inoltre, all’automobilista di ricevere la riparazione in forma specifica, recandosi presso la carrozzeria che ha scelto liberamente, senza esborso anticipato di danaro.
Per difendere la concorrenza nel mercato dell’autoriparazione, le norme sollecitare dalle Associazioni dei Carrozzieri prevedono che non sia concesso alcun vantaggio alle carrozzerie convenzionate con le assicurazioni né prevista alcuna penalizzazione per i carrozzieri indipendenti.
E, ancora, gli automobilisti dovranno ricevere il risarcimento integrale dei danni subiti, compresi i servizi aggiuntivi e complementari della riparazione quali, ad esempio, il soccorso stradale e l’auto di cortesia durante il periodo della riparazione.
La proposta di legge prevede altresì l’abrogazione della disciplina del risarcimento diretto e del suo Regolamento, in coerenza con la sentenza della Corte costituzionale n° 180/2009 che ne ha decretato la facoltatività e anche in considerazione del suo fallimento in termini di riduzione dei premi assicurativi. Infine, le Associazioni dei Carrozzieri chiedono che sia garantita la terzietà e indipendenza del perito assicurativo
 
01/10/2014 19:10
``Consumers’ Forum: Consumeeting 2014, l’evento è il 9 ottobre
Consumers’ Forum: Consumeeting 2014, l’evento è il 9 ottobre
Conto alla rovescia per Consumeeting 2014 – Il Consumatore consapevole nell’era digitale, l’evento organizzato da Consumers’ Forum il prossimo 9 ottobre. Con l’intento di stimolare il dibattito sulla figura del consumatore del futuro, un consumatore capace di interagire con le aziende ormai sempre di più anche grazie alle tecnologie e in grado di indirizzarne i comportamenti, Consumers’ Forum ha infatti organizzato la seconda edizione di Consumeeting, un’assemblea generale dei più importanti stakeholder consumeristi.
“Una nuova agenda europea per la protezione dei consumatori: un mercato unico più equo per i consumatori e per le imprese”: così Věra Jourová, neo-commissaria europea designata per giustizia, protezione dei consumatori e parità di genere, nel suo discorso di apertura alle audizioni presso il Parlamento Europeo. “More protection, more choice, more trust.” E ancora: “E’ possibile avere leggi che sono benefiche per entrambe le parti ( consumatori e imprese). Consumatori soddisfatti sono consumatori che riscelgono le aziende che se lo meritano.” È proprio questa la direzione cui da sempre guarda Consumers’ Forum, che riunisce imprese e associazioni di consumatori: l’obiettivo è di promuovere la cultura consumerista per un mercato più equo, per una cultura del consumo responsabile e per un confronto sempre più ampio tra imprese e consumatore, un modello dimostratosi vincente sia in Italia che in Europa.
L’appuntamento con Consumeeting è a Roma giovedì 9 ottobre presso il CNEL: si parte alle h 9,30 con tre workshop paralleli – Consumatore Consapevole / Europa Diritti e Garanzie / Conciliazioni Paritetiche – in cui specialisti, esperti di settore, istituzioni, associazioni di consumatori, media, imprese e loro rappresentanze si confronteranno su alcune tematiche consumeriste come l’uso consapevole dei farmaci, l’alfabetizzazione finanziaria, l’applicazione della Direttiva sulle ADR 2013/11/UE e la best practice delle Conciliazioni paritetiche, la Corporate Social Responsibility, il rapporto tra azienda e consumatori tramite la multicanalità e la customer satisfaction, l’e-payment, il settore food e la distribuzione, l’applicazione ai servizi locali del Regolamento 1371/2007 sui trasporti, le indicazioni europee in tema di roaming nel settore delle TELCO, per citarne alcune. Trasversale a tutti questi punti di vista, il digitale.
L’evento si chiuderà con la tavola rotonda in plenaria presso la Sala del Parlamentino: dopo la relazione di Nando Pagnoncelli – Presidente Ipsos Italia, che prosegue la proficua collaborazione con Consumers’ Forum nell’ambito dell’Osservatorio sugli stili e sulle tendenze di consumo dei consumatori, ne discuteranno Giovanni Calabrò – Direttore Generale per la Tutela del Consumatore Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Paolo Coppola – Onorevole deputato consigliere per l’Agenda Digitale presso Ministero della Funzione Pubblica, Alessandro Mostaccio – Segretario Generale Movimento Consumatori, Annarosa Racca – Presidente Federfarma.
 
01/10/2014 19:09
``Consumers’ Forum: Consumeeting 2014, l’evento è il 9 ottobre
Consumers’ Forum: Consumeeting 2014, l’evento è il 9 ottobre
Conto alla rovescia per Consumeeting 2014 – Il Consumatore consapevole nell’era digitale, l’evento organizzato da Consumers’ Forum il prossimo 9 ottobre. Con l’intento di stimolare il dibattito sulla figura del consumatore del futuro, un consumatore capace di interagire con le aziende ormai sempre di più anche grazie alle tecnologie e in grado di indirizzarne i comportamenti, Consumers’ Forum ha infatti organizzato la seconda edizione di Consumeeting, un’assemblea generale dei più importanti stakeholder consumeristi.
“Una nuova agenda europea per la protezione dei consumatori: un mercato unico più equo per i consumatori e per le imprese”: così Věra Jourová, neo-commissaria europea designata per giustizia, protezione dei consumatori e parità di genere, nel suo discorso di apertura alle audizioni presso il Parlamento Europeo. “More protection, more choice, more trust.” E ancora: “E’ possibile avere leggi che sono benefiche per entrambe le parti ( consumatori e imprese). Consumatori soddisfatti sono consumatori che riscelgono le aziende che se lo meritano.” È proprio questa la direzione cui da sempre guarda Consumers’ Forum, che riunisce imprese e associazioni di consumatori: l’obiettivo è di promuovere la cultura consumerista per un mercato più equo, per una cultura del consumo responsabile e per un confronto sempre più ampio tra imprese e consumatore, un modello dimostratosi vincente sia in Italia che in Europa.
L’appuntamento con Consumeeting è a Roma giovedì 9 ottobre presso il CNEL: si parte alle h 9,30 con tre workshop paralleli – Consumatore Consapevole / Europa Diritti e Garanzie / Conciliazioni Paritetiche – in cui specialisti, esperti di settore, istituzioni, associazioni di consumatori, media, imprese e loro rappresentanze si confronteranno su alcune tematiche consumeriste come l’uso consapevole dei farmaci, l’alfabetizzazione finanziaria, l’applicazione della Direttiva sulle ADR 2013/11/UE e la best practice delle Conciliazioni paritetiche, la Corporate Social Responsibility, il rapporto tra azienda e consumatori tramite la multicanalità e la customer satisfaction, l’e-payment, il settore food e la distribuzione, l’applicazione ai servizi locali del Regolamento 1371/2007 sui trasporti, le indicazioni europee in tema di roaming nel settore delle TELCO, per citarne alcune. Trasversale a tutti questi punti di vista, il digitale.
L’evento si chiuderà con la tavola rotonda in plenaria presso la Sala del Parlamentino: dopo la relazione di Nando Pagnoncelli – Presidente Ipsos Italia, che prosegue la proficua collaborazione con Consumers’ Forum nell’ambito dell’Osservatorio sugli stili e sulle tendenze di consumo dei consumatori, ne discuteranno Giovanni Calabrò – Direttore Generale per la Tutela del Consumatore Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Paolo Coppola – Onorevole deputato consigliere per l’Agenda Digitale presso Ministero della Funzione Pubblica, Alessandro Mostaccio – Segretario Generale Movimento Consumatori, Annarosa Racca – Presidente Federfarma.
 
10/08/2014 18:02
``COMUNICATO STAMPA Conferenza dei sindaci e autorità energia elettrica gas e risorsa idrica tutti contro gli utenti


Nella sala consiliare della Provincia di Latina si è tenuta la Conferenza dei Sindaci dei comuni serviti da Acqualatina, alla quale hanno partecipato 25 sindaci sui 38 comuni del territorio di competenza del gestore unico per l’ATO4.
I principali argomenti all’odg erano: l’articolazione tariffaria, la morosità, il deposito cauzionale, i fondi per la tariffa agevolata, tema in discussione per la seconda volta in quanto già trattato nella conferenza precedente e rinviato a quella attuale.
“Le Associazioni di Tutela dei Consumatori – si legge in una nota – visti i deludenti risultati raggiunti, esprimono amarezza e delusione poiché l’impressione ricavata è che pochi dei presenti avessero preventivamente approfondito gli argomenti in discussione sebbene essi avessero ricadute economicamente negative, anche notevoli, sulle rispettive cittadinanze. Ad esempio, relativamente alla rimodulazione della tariffa del sistema idrico, per la quale viene richiesto un adeguamento di circa il 20%, quasi nessuno dei presenti ha chiesto agli esponenti di Acqualatina presenti approfondimenti sulle morosità, quali da cosa derivino, il momento in cui un utente viene considerato effettivamente moroso, quali azioni siano state compiute per recuperare le morosità e se, una volta recuperate le morosità, vengano ri-distribuite sugli utenti virtuosi ai quali ora viene chiesto il sacrificio di pagare per gli altri.
Nessuno ha chiesto perché, sebbene Acqualatina abbia goduto di consistenti “premi” sulla tariffa per effettuare alcuni investimenti, il primo dei quali quello relativo al recupero della dispersione dell’acqua per tubature vetuste ed, invece, dopo che per tanti anni ben poco si sia fatto in merito, ora vengano inserite nel bilancio voci quali gli investimento per la dearsenizzazione, problema sorto solo tre anni fa, oppure la massiccia sostituzione dei misuratori, cioè operazioni che hanno consentito la lievitazione dei costi utilizzata per richiedere oggi un adeguamento così oneroso per cittadini e partite iva. Inoltre, quasi nessuno dei presenti ha chiesto ad Acqualatina come mai dopo 11 anni di gestione ancora non sappia quali siano gli utenti che hanno versato o no al precedente gestore il deposito cauzionale, tanto da richiederlo in maniera generalizzata a tutti coloro che utilizzano il sistema idrico pubblico.
D’altro canto, la Conferenza dei Sindaci non ha votato l’unica deliberazione che andava a vantaggio degli utenti, nel senso richiesto dalle associazioni rappresentative degli utenti in quanto riguardava la modifica in senso migliorativo di alcuni articoli del Regolamento di Acqualatina. In particolare, per evitare di agevolare i morosi, modificando l’art. 10 si poteva consentire ad Acqualatina di rifiutare il contratto ad utenti morosi che avessero richiesto l’attivazione del sistema idrico presso un’altra ubicazione, fino al saldo della morosità pregressa (con ciò facendo un bel regalo ai furbi). Oppure, modificando l’art. 58, si poteva evitare la duplicazione di costi e di penali per procedure sostanzialmente simili, ma definite in maniera differente.
Infine, ma solo per non dilungarci oltre, è stato proposto ed approvato dalla maggioranza dei presenti l’aumento della somma relativa al fondo sociale. Ebbene tale aumento, che apparentemente viene incontro alle difficoltà di molti cittadini, non ha tenuto conto né che, secondo quanto riferito dalla responsabile della Segreteria dell’ATO4, per il 2013 sui 700 mila euro sono rimasti inutilizzati 20 mila euro, per cui è da supporre che gli utenti in difficoltà economiche siano meno del previsto, né che il fondo sociale fa parte del Fondo Investimenti, per cui un aumento delle risorse da destinare al Fondo sociale significa, da un lato minori investimenti del gestore e, dall’altro, un regalo ad Acqualatina che si vede, di fatto, beneficiaria di una somma aggiuntiva, cioè quella sottratta al Fondo Investimenti”.
Inoltre, sempre a proposito del Fondo Sociale che a partire dal prossimo anno non verrà più corrisposto dalla Provincia di Latina, le associazioni chiedono che fine faranno i 700 mila euro non versati dalla Provincia? Saranno restituiti ai cittadini abbassando l’addizionale provinciale, oppure resteranno nelle casse dell’ente di via Costa ed i cittadini saranno chiamati ad un ulteriore esborso?
“Per terminare – concludono i consumatori – auspichiamo che prima della prossima Conferenza dei sindaci gli amministratori locali facciano un maggior approfondimento dei temi che verranno loro proposti. Le associazioni di tutela degli utenti e dei consumatori, che sono tutti i cittadini del rispettivo territorio, si dichiarano a disposizione di tutti i sindaci per effettuare preventivi approfondimenti dei temi da trattare, in maniera da consentire una più ampia panoramica degli argomenti che dovranno affrontare. Tuttavia, sia consentita una riflessione: alcune delle iniziative poste in essere da Acqualatina, trovano giustificazione in altrettante deliberazioni dell’Autorità Garante per l’Energia Elettrica, il Gas ed il Sistema Idrico (AEEGSI), la quale non si comprende bene se stia garantendo la parte debole, cioè i cittadini, oppure i poteri forti rappresentati dai diversi fornitori di servizi energetici ed idrici, spesso costituiti da grosse e potenti multinazionali”.
COMUNICATO STAMPA
Otuc - Consulta Provinciale
 
10/08/2014 18:01
`` Trasporto pubblico locale, Autorità Trasporti avvia consultazione

L’Autorità di regolazione dei trasporti volge la sua attenzione al Trasporto pubblico locale. In Italia si stima che ogni giorno siano circa 14 milioni e mezzo le persone che si spostano su treni regionali e locali, autobus, tram, metropolitane, pullman extraurbani e battelli, per un traffico annuo di oltre 5 miliardi di passeggeri. L’Autorità ha dunque pubblicato e avviato a consultazione sul proprio sito internet il documento contenente le questioni regolatorie sulle procedure di gara per l’affidamento in esclusiva dei servizi di Trasporto Pubblico Locale. L’Autorità ha convocato per il 31 luglio prossimo a Torino un’audizione dei soggetti interessati, nel corso della quale i partecipanti potranno illustrare le loro osservazioni su tale documento. Questi hanno a disposizione trenta giorni di tempo per esprimere, in forma scritta, opinioni e commenti, inviando entro il 5 agosto i propri contributi alla casella di posta elettronica certificata dell’Autorità pec@pec.autorita-trasporti.it.
• La consultazione, spiega l’Autorità, ha luogo nell’ambito dell’indagine conoscitiva avviata 16 gennaio scorso sui servizi di trasporto passeggeri con particolare riferimento ai servizi di TPL. Fra le funzioni che la legge attribuisce all’Autorità, spiega una nota, c’è quella di definire gli «schemi dei bandi delle gare per l’assegnazione dei servizi di trasporto in esclusiva e delle convenzioni da inserire nei capitolati delle medesime gare, nonché dei criteri per la nomina delle commissioni aggiudicatrici». Inoltre, con specifico riferimento al trasporto ferroviario regionale «l’Autorità verifica che nei relativi bandi di gara non sussistano condizioni discriminatorie o che impediscano l’accesso al mercato a concorrenti potenziali e, specificamente, che la disponibilità del materiale rotabile già al momento della gara non costituisca un requisito per la partecipazione ovvero un fattore di discriminazione tra le imprese partecipanti». In Italia prevalgono ancora affidamenti dei servizi di TPL senza gara, che nell’80% dei casi danno luogo ad aggiudicazioni a favore dell’incumbent.
 
10/08/2014 18:01
``Energia: da luglio bollette gas -6,3%, elettricità stabile

Dal 1° luglio le bollette del gas si ridurranno del 6,3% mentre rimarranno stabili quelle dell’energia elettrica. Per il consumatore-tipo servito nel mercato di maggior tutela, il prezzo del gas scenderà del 6,3% con un risparmio di 73 euro l’anno, mentre la bolletta dall’energia elettrica rimarrà invariata. Lo ha stabilito l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico che ha aggiornato le condizioni di riferimento per le famiglie e piccoli consumatori nel trimestre luglio-settembre.
Come spiega l’Autorità, da gennaio la spesa per il gas è diminuita del 10% e di oltre il 16% nell’ultimo anno e mezzo. Queste diminuzioni sono l’effetto della riforma del gas dell’Autorità che ha ancorato i prezzi della materia prima alle quotazioni spot sulle principali borse europee e non più ai contratti pluriennali indicizzati ai prodotti petroliferi. Aggiunge però l’Autorità che “parte dei benefici in termini di riduzione della bolletta dei clienti del servizio di tutela saranno controbilanciati dagli aumenti attesi con riferimento al trimestre ottobre-dicembre, come sempre accade per i maggiori consumi legati alla stagione invernale”. Per il gas naturale, la riduzione della bolletta si spiega con il calo dei prezzi della materia prima che si riflette sulla spesa del cliente finale con una riduzione del 6,4%. La necessità di un leggero incremento (+0,1%) a copertura degli oneri della morosità per i servizi di ultima istanza del fondo UG3UI, ha portando la riduzione complessiva a-6,3%.
Più complesso il caso dell’energia elettrica. In questo caso, spiega l’Autorità, “l’invarianza della bolletta elettrica dei clienti domestici deriva da un insieme di fattori: da un lato, infatti, il sensibile calo (-7,1%) della materia prima all’ingrosso – che rappresenta circa il 50% della bolletta- è stato in parte compensato dallecoperture assicurative contro il rischio di rialzo dei prezzi dei contratti di approvvigionamento dell’Acquirente Unico. Dall’altro, sono aumentati i costi di dispacciamento (+5,8%) e, in lieve misura, anche gli oneri derivanti dai meccanismi di perequazione della vendita e la necessità di gettito per gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate (componente A3 della bolletta). Sull’incremento del dispacciamento hanno influito i maggiori acquisti di energia elettrica ‘di riserva’ per garantire la sicurezza del sistema a fronte della crescente produzione da fonti rinnovabili non programmabili ed anche gli effetti attesi dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato sugli sbilanciamenti”.
Nel dettaglio, da luglio il prezzo di riferimento dell’energia elettrica sarà di 18,975 centesimi di euro per kilowattora tasse incluse. La spesa media annua della famiglia tipo sarà di circa 512 euro, dei quali 252 euro (pari al 49,25% del totale della bolletta) per i costi di approvvigionamento dell’energia e commercializzazione al dettaglio; 111 euro (21,61%) per gli oneri generali di sistema, fissati per legge; 81 euro (15,80 %) per i servizi di rete (trasmissione, distribuzione e misura); 68 euro (13,34%) per le imposte che comprendono l’IVA e le accise.
Per il gas naturale, da luglio, il prezzo di riferimento del gas sarà di 77,76 centesimi di euro per metro cubo, tasse incluse. Per il cliente tipo, ciò comporta una spesa di circa 1.088,70 euro su base annua, così suddivisa: 377,45 euro (pari al 34,67% del totale della bolletta) per l’approvvigionamento del gas naturale e per le attività connesse; 407,67 euro (37,45%) per le imposte che comprendono le accise (19,66%) l’addizionale regionale (2,61%) e l’IVA (15,18%); 168,18 euro (15,45%) per la distribuzione e la misura; 38,23 euro (3,51%) per il trasporto; 28,70 euro (2,63%) per la gradualità nell’applicazione della riforma delle condizioni economiche del servizio di tutela del gas naturale e per il meccanismo di rinegoziazione dei contratti pluriennali di approvvigionamento; 68,47 euro (6,29%) per la vendita al dettaglio
 
10/08/2014 18:00
``Farmaci antitumorali, Aifa: restano a carico del SSN, con prezzi allineati a media UE

Restano a carico del Servizio Sanitario Nazionale i farmaci antitumorali di cui il titolare delle Autorizzazioni all’Immissione in Commercio (AIC) aveva chiesto la riclassificazione alla fascia C (a carico dei cittadini). Si tratta di: PURINETHOL 50mg 25cpr, LEUKERAN 2MG X 25 CPR, ALKERAN 1fl 50mg + 1fl 10mg, ALKERAN 2mg 25cpr, TIOGUANINA 40mg 25cpr, MYLERAN 2mg 100cpr.
• L’Agenzia Italiana del Farmaco fa sapere che mantiene a carico del Servizio Sanitario Nazionale questi farmaci, tranne il MYLERAN che viene riclassificato il fascia C per la presenza sul mercato di valide alternative terapeutiche a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Al contrario, per gli altri farmaci, in considerazione dell’utilità nel trattamento di alcune gravi patologie oncologiche, l’AIFA ha ritenuto necessario garantirne la disponibilità in fascia A, a totale carico del SSN.
• Inoltre il Comitato Prezzi e Rimborso dell’AIFA, dopo aver respinto le proposte avanzate in prima istanza dall’Azienda, ritenute non sostenibili per il SSN, ha ottenuto l’allineamento dei prezzi a quelli più bassi praticati attualmente in Europa.
 
10/08/2014 17:59
`` Gas, Federconsumatori: attenzione ai nuovi contatori
600mila utenti domestici stanno ricevendo in questi giorni – o la riceveranno a breve – una lettera da parte di società di distribuzione del gas per la sostituzione, senza oneri per l’utente, dei contatori del gas con nuovi misuratori elettronici. Il piano di installazione ha diverse scadenze a seconda del contatore e della dimensione del distributore, ad esempio entro il 31 dicembre 2014 devono essere sostituito il 15% dei contatori con portata G10 (che includono anche i condomini) e del 3% dei contatori G6 o di portata inferiore (utenze domestiche). A darne notizia è la Federconsumatori che avverte: “Le famiglie devono essere informate almeno tre mesi prima e la data di esecuzione della sostituzione del contatore nell’abitazione deve essere comunicata con almeno 10 giorni solari di anticipo. L’operazione richiederà mediamente due ore e agli utenti e devono essere fornite le informazioni sulle funzioni del display che consentano la visualizzazione di data e ora, la totalizzazione dei consumi (complessiva e per fascia multioraria), la registrazione dei consumi su base giornaliera e degli ultimi 70 giorni e la garanzia sul salvataggio dei dati e sicurezza”.
• In caso il consumatore abbia dei dubbi sul funzionamento del vecchio contatore del gas sostituito ha diritto, entro 15 giorni dalla data di sostituzione, di richiedere alla sua società di vendita una verifica metrologica. Se dal controllo non si evidenziano errori nella misurazione dei m3 di gas del contatore, la spesa di tale verifica è a carico del consumatore. In caso contrario, il consumatore stesso non dovrà pagare.
• La Federconsumatori consiglia, al momento della sostituzione del vecchio contatore, di farsi consegnare o di fare una foto con i valori dei m3 dei consumi registrati dal contatore, al fine di avere piena contezza e trasparenza al momento della successiva fatturazione dei consumi.
• Da tempo denunciamo – conclude l’Associazione – che oltre il 20% dei 20 milioni di contatori del gas in Italia non sono letti da parte dei distributori almeno una volta all’anno, come invece prevedono le delibere dell’AEEGSI. Auspichiamo quindi che da qui al 2018 – quando il 60% dei contatori in servizio dovrà essere sostituito con i contatori digitali – si riduca in modo significativo il forte peso dei reclami registrati in questi anni, in particolare nel settore gas sia nel mercato libero che nel mercato tutelato riguardanti il tema dei consumi presunti e a conguaglio.
 
10/08/2014 17:58
``Contraffazione alimentare, NAC: tutti i sequestri tra il 2010 e il 2014

Circa 10.000 controlli di filiera, 35mila tonnellate di prodotti agroalimentari e 3 milioni di etichette sequestrate sul fronte della lotta alla contraffazione; 80 le segnalazioni ad Interpol di prodotti contraffatti di falso Made in Italy e 380 milioni di euro il valore complessivo delle illecite sovvenzioni accertate e dei beni/valori sequestrati.Sono solo alcuni dei numeri che descrivono le attività sviluppate dai NAC tra il 2010 e il 2014.
In questi giorni sono stati attivati anche il Desk anticontraffazione online e l’operazione “Estate sicura”.
Qualche giorno fa, presso la sede di via Torino del Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari, il Col.t.SFP Maurizio Delli Santi, designato ad un nuovo incarico presso il Ministero dello Sviluppo Economico, ha reso pubblicamente i suoi saluti, facendo un piccolo bilancio degli ultimi 4 anni di attività dei NAC nella lotta alla contraffazione alimentare (dal 21 luglio gli succederà il Col. Gianluca Dell’Agnello, attuale Comandante Provinciale di Viterbo).
Sono stati raggiunti risultati di ampio rilievo: 10.000 i controlli di filiera – su aziende, organizzazioni di produttori, enti di certificazione, consorzi, operatori sull’ import/export, linee produttive, piattaforme commerciali, catene della distribuzione, etc. – effettuati sia per vigilare sulla corretta destinazione dei finanziamenti UE sia per contrastare l’agropirateria (pratiche commerciali ingannevoli e violazioni alle norme su etichettatura, tracciabilità, disciplina del “Made in Italy” e dei marchi di qualità DOP/IGP/STG e Biologico).
Sul fronte delle frodi sui finanziamenti UE ammonta ad oltre 380 milioni di euro il valore complessivo delle illecite sovvenzioni accertate e dei beni immobili/conti correnti/titoli/fideiussioni sottoposti a sequestro, sottratti ai vari circuiti illegali del comparto. Tra i contesti più insidiosi, i NAC hanno individuato e disarticolato una complessa organizzazione responsabile di corruzione internazionale e frode nel sistema degli aiuti ai Paesi in Via di Sviluppo, arrestando gli ideatori di una truffa internazionale che, corrompendo alcuni addetti ai controlli nigeriani, avevano tentato di acquisire i finanziamenti UE sulle forniture di supporti logistici e strumentazioni sanitarie prodotte in Cina di scarsa qualità, risultate contraffate con marchi UE.
Attività investigative complesse hanno riguardato anche contesti di criminalità organizzata, con l’individuazione in particolare in Calabria, Campania, Sicilia, e Puglia di gruppi di interesse che hanno lucrato sul sistema degli illeciti finanziamenti UE con falsi inserimenti telematici nel Sistema Informativo Agricolo Nazionale, false fideiussioni, fittizie costituzioni di aziende agricole, false intestazioni di terreni e titoli alla conduzione, frodi anche sul sistema contributivo agricolo e per la fruizione delle agevolazioni sul carburante ad uso agricolo. In tali ambiti sono stati così individuati 3300 autori di reato con oltre 1600 segnalazioni inoltrate all’ autorità giudiziarie e amministrative.
Importanti, poi, le operazioni contro le frodi sull’olio extravergine d’oliva che hanno portato al sequestro di 3.000 tonnellate di olio “lampante” e di 9.000 litri di “olio deodorato”, e nel settore vitivinicolo con oltre 9.000 tonnellate di vino risultato alterato e non conforme ai disciplinari di produzione. Significativi sequestri e attività di verifica della filiera sono state effettuate anche negli altri settori produttivi: lattiero-caseario e zootecnico, ortofrutticolo, cerealicolo e seminativo, e dei preparati alimentari, etc.. Di rilievo i sequestri di 4.000 tonnellate di pomodoro falso Dop, falso Biologico e di concentrato di pomodoro cinese falsamente etichettato “Made in Italy” . Altra significativa operazione ha riguardato l’arresto di 20 appartenenti ad una associazione per delinquere transnazionale che ha commercializzato tra Spagna, Germania e Italia ingenti quantitativi di fitofarmaci contraffatti, particolarmente nocivi perché sottratti a qualsiasi controllo di sicurezza.
Di rilievo il rafforzamento della cooperazione internazionale di polizia sulla rete Interpol che ha visto le prime attivazioni internazionali per contrastare il “falso made in Italy” all’estero: sul circuito internazionale infatti i NAC hanno effettuato 80 segnalazioni di prodotti contraffatti o falsamente evocativi del Made in Italy, e tra questi sono stati individuati gli “italian cheese kit” commercializzati in Nuova Zelanda, Canada e Usa e in particolare i “wine kit” evocanti noti marchi nazionali che per la prima volta sono stati ritirati dal commercio in Gran Bretagna.
Sul sito del Ministero e dell’Associazione dei Consorzi di Tutela proprio in questi giorni i NAC hanno attivato il desk anticontraffazione online : si tratta di un importante strumento di informazioni condivise e di segnalazioni a disposizione degli operatori del settore e dei Consorzi di tutela che sarà reso fruibile anche sulla rete di cooperazione internazionale di polizia e doganale e sarà presentato ad Expo 2015 tra le best practices dell’Italia nelle azioni sviluppate a tutela della qualità e della sicurezza alimentare. E in questa settimana è partita anche l’ “Operazione Estate Sicura” che ha già visto il sequestro di 16 tonnellate di prodotti alimentari, 54.000 etichette, 4.000 prodotti fitosanitari contraffatti e l’individuazione di 1 milione di euro di finanziamenti UE illecitamente percepiti.
 
10/08/2014 17:58
``Vodafone e Tim, da oggi alcuni servizi diventano a pagamento

E’ giunta la data fatidica, ovvero il 21 luglio, in cui alcuni servizi finora gratuiti offerti da Vodafone e Tim diventano a pagamento. Lo ricorda Confconsumatori: si tratta dei servizi “Chiamami” e “Recall” di Vodafone e “Lo sai” e “Chiama ora” di Tim, utili ogni volta che il cellulare risulta spento o non raggiungibile per essere avvisati, tramite sms, di chi ha cercato di contattare e di quando la linea è il destinatario è nuovamente raggiungibile.
Si tratta di una decisione che riguarda solo questi due operatori di telefonia mobile, legittima purchè il consumatore venga allertato per tempo: essendo un servizio quasi sempre attivato automaticamente sulla Sim, sono in tantissimi ad aver ricevuto in questi giorni un sms che informa delle nuove tariffe applicate.
Il costo dei servizi nel caso di Vodafone passerà a 6 cent al giorno per ogni giorno in cui si utilizza il servizio (indipendentemente dal numero di sms di avviso ricevuti): chi non lo utilizza, quindi, non paga nulla, ma chi lo utilizza quotidianamente può arrivare a pagare circa 20 euro all’anno. Tim, invece, ha introdotto un importo fisso di 1,90 euro ogni 4 mesi, quindi in totale circa 7,60 euro all’anno.
Le modifiche delle tariffe riguardano anche chi ha sottoscritto un abbonamento: i servizi di avviso non sono inclusi nel pacchetto e verranno addebitati a parte rispetto al costo mensile pattuito.
Se si desidera mantenere i servizi da oggi a pagamento non occorre modificare nulla. Chi, invece, decide di farne a meno può disattivarli gratuitamente, ecco come:
• i clienti Vodafone possono disattivare i servizi “Chiamami” e “Recall” online sul sito www.vodafone.it effettuando il login nell’area 190 Fai da te e cliccando su La mia offerta > Servizi e promozioni attive. Diversamente è possibile disattivare i servizi contattando i numeri gratuiti: 42070 (per attivare o disattivare servizi a pagamento) e 42592 (per informazioni su servizi a pagamento).
• i clienti Tim possono disattivare i servizi “Lo sai” e “Chiama ora” solo telefonicamente chiamando il numero gratuito 40920.
 
10/08/2014 17:57
``Acquisti in-App, azione UE: Google si impegna per i consumatori (Apple ancora no)

Buone notizie sul fronte degli acquisti in-App (effettuati con smartphone e tablet tramite App all’interno di giochi online): tante le denunce di irregolarità, soprattutto per il rischio di acquisti inconsci effettuati facilmente dai bambini, cui questi giochi spesso sono indirizzati. A muoversi sono state le autorità dei Paesi Ue che, con la Commissione europea, hanno elaborato un’azione di enforcement; l’industria risponde con una serie di impegni a tutela dei consumatori.
“È la prima azione di enforcement di questo tipo che vede la Commissione europea e le autorità nazionali riunire i loro sforzi – ha dichiarato Neven Mimica, Commissario dell’UE responsabile per la Politica dei consumatori - Sono lieto di constatare che si stanno producendo risultati tangibili. Questo è un aspetto importante per i consumatori, e in particolare per i bambini che devono essere meglio protetti quando giocano online. Questa azione ha costituito inoltre una preziosa esperienza per la riflessione in corso su come organizzare meglio l’attuazione dei diritti dei consumatori nell’Unione. Essa ha dimostrato che la cooperazione si ripaga e contribuisce a migliorare la protezione dei consumatori in tutti gli Stati membri”,
Il Vicepresidente Neelie Kroes, responsabile per l’Agenda digitale, ha aggiunto: “La Commissione è estremamente aperta all’innovazione nel settore delle app. Gli acquisti all’interno di applicazioni sono un modello commerciale legittimo, ma è essenziale che i realizzatori di app comprendano e rispettino la normativa dell’UE allorché sviluppano questi nuovi modelli commerciali”.
Una posizione comune concordata dalle autorità nazionali nell’ambito della rete CTC e trasmessa a dicembre 2013 ad Apple, Google e all’Interactive Software Federation of Europe richiedeva che:
• i giochi pubblicizzati come “gratuiti” non devono fuorviare i consumatori sui costi reali in questione;
• i giochi non devono contenere inviti diretti ai bambini ad acquistare articoli nell’ambito di un gioco o persuadere gli adulti ad acquistarli per i bambini;
• i consumatori devono essere adeguatamente informati sulle condizioni di pagamento degli acquisti e non dovrebbero vedersi addebitare importi in base a un’impostazione predefinita di pagamento senza aver fornito il loro consenso esplicito;
• i commercianti devono fornire un indirizzo di posta elettronica per consentire ai consumatori di contattarli se hanno dubbi o rimostranze.
Attraverso il meccanismo di cooperazione per la tutela dei consumatori stabilito dalle norme comunitarie, Apple, Google sono stati invitati a predisporre in tutta l’UE soluzioni concrete alle obiezioni sollevate.
Google ha deciso di apportare diversi cambiamenti. L’implementazione in corso sarà completata entro fine settembre 2014. Ad esempio, non comparirà affatto l’espressione “gratis” quando i giochi contengono acquisti in-app, è previsto lo sviluppo di orientamenti mirati all’indirizzo degli sviluppatori di app per prevenire l’esortazione diretta ai bambini quale definita dalla normativa dell’UE e sono previste misure scaglionate nel tempo per contribuire a monitorare le palesi violazioni della legislazione consumeristica dell’UE. Google ha anche adattato le sue impostazioni predefinite per far sì che i pagamenti siano autorizzati prima di qualsiasi acquisto all’interno di applicazioni, a meno che il consumatore non scelga attivamente di modificare tali impostazioni.
Apple non ha finora prospettato soluzioni concrete e immediate per affrontare le preoccupazioni legate, in particolare, all’autorizzazione di pagamento, ma ha espresso il proponimento di affrontare tali problematiche. Tuttavia, per la realizzazione di questi eventuali cambiamenti futuri non sono stati forniti né un fermo impegno, né un calendario specifico. Le autorità CTC continueranno le discussioni con Apple per assicurare che l’azienda fornisca dettagli specifici sui cambiamenti richiesti e li ponga in atto conformemente alla posizione comune.
Le autorità di contrasto degli Stati membri e la Commissione europea hanno anche invitato le associazioni di sviluppatori di giochi online e le rispettive piattaforme a riflettere sulle misure concrete che potrebbero adottare per affrontare le questioni sollevate nella posizione comune, tra cui la possibilità di adottare linee guida o standard che tengano conto del regolamento sulla cooperazione in materia di tutela dei consumatori (CTC).
L’enforcement, tra cui le eventuali azioni legali, compete alle autorità nazionali che esamineranno ora come affrontare le eventuali questioni legali pendenti. La Commissione europea e gli Stati membri continueranno a monitorare la questione e in particolare a verificare in che misura gli impegni assunti vengono fatti valere nella pratica per rispondere alle preoccupazioni espresse in relazione alla posizione CTC
 
10/08/2014 17:56
``Fao-Oms: limiti più rigidi per piombo nel latte artificiale e arsenico nel riso

Norme più rigide per la presenza di piombo negli alimenti dei lattanti e per l’arsenico nel riso: il Codex Alimentarius – la Commissione congiunta della Fao (Organizzazione delle nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura) e dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) che gestisce gli standard alimentari – ha adottato questa settimana nuove norme per la tutela dei consumatori, fra le quali la definizioni dei livelli massimi accettabili di piombo nel latte artificiale e di arsenico nel riso.
Gestita congiuntamente dalla Fao e dall’Oms, la Commissione del Codex Alimentarius stabilisce gli standard internazionali di sicurezza alimentare e di qualità per promuovere alimenti più sicuri e più nutrienti per i consumatori. Le norme del Codex servono in molti casi come base per le legislazioni nazionali, e forniscono i parametri di riferimento per la sicurezza del commercio alimentare internazionale. Uno dei temi affrontati è stato il piombo: secondo la raccomandazione della Commissione del Codex, non più di 0,01 mg di piombo per kg dovrebbe essere consentito negli alimenti per lattanti. “I neonati e i bambini piccoli sono particolarmente vulnerabili agli effetti tossici del piombo, che possono causare conseguenze negative permanenti per la loro salute, in particolare per sistema nervoso e per il cervello, che possono far diminuire la loro capacità di imparare – spiega la Fao in una nota – Il piombo esiste nell’ambiente e tracce possono finire negli ingredienti che sono utilizzati nella produzione di latte artificiale. I livelli di piombo nel latte artificiale possono essere controllati approvvigionandosi di materie prime provenienti da zone in cui il piombo è meno presente”.
Altro tema riguarda l’arsenico nel riso. Il Codex, per la prima volta, ha stabilito il livello massimo di arsenico consentito nel riso stabilendolo a 0,2 mg per kg. L’arsenico è presente in natura e si trova a livelli elevati nelle acque sotterranee; assorbito attraverso acqua e terreno, può entrare nella catena alimentare e un’esposizione prolungata è dannosa. Questa infatti può causare tumori e lesioni della pelle. L’arsenico è stato anche associato a problemi dello sviluppo, alle malattie cardiache, al diabete, e a danni al sistema nervoso e al cervello. In particolare, rileva il Codex, il riso può assorbire più arsenico rispetto ad altre colture e può contribuire all’esposizione all’arsenico specialmente laddove si consideri che rappresenta l’alimento base per milioni di persone. Spiega la Fao: “La contaminazione da arsenico nel riso è particolarmente preoccupante in alcuni paesi asiatici, dove le risaie sono irrigate con acque sotterranee contenenti sedimenti ricchi di arsenico, pompate da pozzi tubolari poco profondi. Migliori sistemi d’irrigazione e pratiche agricole più efficienti potrebbero contribuire a ridurre la contaminazione, ad esempio coltivando il riso in letti rialzati piuttosto che in campi allagati”.
Nelle raccomandazioni del Codex rientra anche una riduzione dell’uso dei farmaci veterinari negli animali destinati al consumo alimentare, per evitare che residui di medicinali rimangano nella carne, nel latte, nelle uova e nel miele. In particolare ci sono otto farmaci (cloramfenicolo, malachite verde, carbadox, furazolidone, nitrofural, cloropromazina, stilbene e olaquindox), compresi gli antimicrobici e i fattori di crescita, che possono avere effetti negativi sulla salute umana e contribuire allo sviluppo di resistenza ai farmaci.
 
10/08/2014 17:55
Vacanze green, Tripadvisor lancia EcoLeader

Si chiama EcoLeader, il programma lanciato da TripAdvisor per aiutare i viaggiatori nel mondo a pianificare viaggi più green evidenziando gli hotel e i B&B impegnati in pratiche eco-friendly. A oggi sono più di 6.000 le strutture nel mondo ad aver raggiunto lo status di EcoLeader di TripAdvisor.Sviluppato in collaborazione con Habitech, Legambiente Turismo, United Nations Environmental Programme eInternational Tourism Partnership, il programma premia con il titolo EcoLeader di TripAdvisor gli hotel e i B&B qualificatisi sulla base delle pratiche green da loro adottate.
“Sappiamo che molti viaggiatori in Europa vogliono essere informati sulle scelte eco-friendly da fare in vacanza ma non sempre sanno dove trovare queste informazioni. Ciò che rende EcoLeader di TripAdvisor così utile è il fatto che ora forniamo ai viaggiatori un modo semplice di comparare le pratiche green degli hotel e B&B, che si affianca alle milioni di recensioni già presenti sul sito” ha dichiarato Jenny Rushmore, director of responsible travel di TripAdvisor.
I viaggiatori possono personalizzare la loro ricerca su TripAdvisor degli hotel che partecipano al programma EcoLeader di TripAdvisor e visualizzare una lista dettagliata delle pratiche eco-sostenibili adottate da ogni struttura. La comunità di viaggiatori di TripAdvisor sarà anche invitata a commentare le credenziali green di un hotel a seguito del soggiorno presso una delle proprietà che partecipano al programma e il commento sarà poi pubblicato sul sito.
Il programma EcoLeader di TripAdvisor prende in considerazione l’approccio olistico alle pratiche ambientali delle strutture e le classifica basandosi su quattro livelli di partecipazione – Bronzo, Argento, Oro e Platino – che verranno messi in evidenza sulla pagina della struttura su TripAdvisor. Ogni candidatura viene vagliata sulla base di una serie di criteri ambientali, dal riutilizzo di asciugamani e biancheria da letto al riciclaggio e compostaggio, dall’uso di pannelli solari e di stazioni per ricaricare le auto elettriche alla presenza di tetti verdi. Maggiore sarà il numero delle pratiche eco friendly adottate da hotel e B&B e più alto sarà il livello che queste strutture potranno raggiungere come EcoLeader di TripAdvisor
 
10/08/2014 17:55
``Consiglio Ue: conti di base per tutti e più trasparenza

Tutti i cittadini residenti in Europa potranno aprire un conto corrente bancario di base senza distinzione in base alla nazionalità e al luogo di residenza. L’apertura di un conto corrente in un altro Stato sarà più semplice e i costi dovranno essere più trasparenti. È quanto prevede la direttiva adottata oggi dal Consiglio dell’Unione europea: gli Stati avranno due anni di tempo per recepirla negli ordinamenti nazionali.
Alcuni studi dicono che circa 58 milioni di consumatori europei non hanno ancora un conto di pagamento e, in alcune situazioni, non sono in grado di aprire un conto corrente in uno Stato in cui non sono residenti, o non possono farlo se non hanno a disposizione sufficienti risorse finanziarie. Il Consiglio dell’Unione europea oggi ha adottato una direttiva “volta a garantire l’accesso ai servizi di pagamento di base e a migliorare le informazioni sulle commissioni relative ai conti di pagamento. La direttiva – informa il Consiglio Ue – permetterà ai consumatori di fare scelte consapevoli quando si apre un conto di pagamento, migliorando la trasparenza e la comparabilità delle informazioni sulle commissioni, pur eliminando la discriminazione basata sulla residenza”. La direttiva permetterà inoltre ai consumatori di cambiare più facilmente un conto corrente.
La direttiva rende più trasparenti i costi. Secondo le indagini e le consultazioni effettuate dalla Commissione e i reclami ricevuti, spiegano dal Consiglio Ue, molti consumatori europei devono affrontare difficoltà nell’apertura di un conto di pagamento a causa della mancanza di un indirizzo permanente nello Stato membro in cui si trova il prestatore di servizi. La direttiva stabilisce dunque le norme e le condizioni che garantiscono la fornitura di conti correnti di base per tutti i consumatori che risiedono legalmente in uno Stato membro dell’Unione europea. Dovrà inoltre essere adottato un documento informativo chiaro e standardizzato sulle tasse e sulle commissioni applicate e gli Stati dovranno garantire l’accesso gratuito ad almeno un sito internet di comparazione delle tariffe applicate dai fornitori di servizi. Sarà inoltre più facile aprire un conto corrente in un altro Stato membro.
Dalla Commissione europea arrivano parole di apprezzamento: “La direttiva favorirà la creazione di un reale Mercato Unico per i servizi finanziari al dettaglio che porterà numerosi benefici ai cittadini europei, fornendo loro il diritto a un conto di pagamento di base indipendentemente dal loro luogo di residenza o dalla situazione finanziaria. La direttiva consentirà inoltre di migliorare sostanzialmente la trasparenza delle commissioni di conto bancario e di rendere più facile cambiare conto corrente da una banca all’altra”. La direttiva sarà ora essere firmata dal Parlamento europeo e pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Gli Stati avranno poi due anni di tempo per recepire la direttiva nel loro diritto nazionale.
Ha detto il vicepresidente Michel Barnier, responsabile del Mercato interno e dei servizi: “Siamo molto contenti che il Consiglio abbia confermato il suo sostegno a una parte molto importante della legislazione. La direttiva aiuterà milioni di consumatori che spesso incontrano difficoltà nell’accesso a un conto bancario nell’Unione europea, permettendo loro di vivere al meglio i vantaggi del mercato unico in questo settore e di partecipare pienamente alla vita economica e sociale di una società moderna”. Ha aggiunto il Commissario per la politica dei consumatori Neven Mimica: “Fino ad ora, molti consumatori pagavano tasse eccessive per il loro conto in banca, nonostante l’esistenza di alternative migliori. Grazie alla nuova direttiva, i consumatori potranno ottenere informazioni più chiare sulle commissioni che devono pagare. Le persone saranno in grado di confrontare i costi di differenti conti e di passare più facilmente alla soluzione migliore”.
 
10/08/2014 17:54
Smartphone in viaggio, CTCU: attenzione ad app e tariffe extra Ue

Smartphone all’estero: telefonate e Internet sono ormai meno cari in Europa, perché il 1° luglio è scattato il nuovo taglio delle tariffe in roaming. Questo vuol dire che telefonare, ricevere telefonate o navigare in Internet quando si è in un altro Paese europeo costa meno: le nuove tariffe prevedono che, rispetto al 2013, per telefonare si passa da un massimale di 24 cent al minuto a 19 (-21%); per ricevere una telefonata si passa da 7 cent al minuto a 5 (-28,5%); per inviare un SMS si passa da 8 cent a 6 (-25%); infine per scaricare dati/navigare si passa da 45 cent per MB a 20 (-55,5%). Attenzione però se si viaggia in Paesi extra Ue: lo smartphone sotto l’ombrellone o in qualche località esotica può costare decisamente caro. Come spiega il Centro Tutela Consumatori Utenti, “quando si viaggia all’estero il cellulare si connette a reti diverse da quella della compagnia che ha emesso la sim. Il roaming ha costi variabili a seconda dell’operatore cui ci si appoggia e della nazione in cui ci si trova. Quando si è all’estero si paga anche per ricevere le chiamate, mentre non si paga nulla per ricevere gli sms. Quindi, è sempre meglio preferire i messaggi quando possibile”.
Come bisogna orientarsi per evitare bollette stratosferiche? Il CTCU ha diffuso una serie di indicazioni utili per chi viaggia all’estero.
Attenzione alle app che utilizzano internet. Viaggiando all’estero, se non si ha attivato un piano che includa l’uso della connessione dati, una delle maggiori fonti di spesa può diventare la connessione a internet che può arrivare a consumare in pochi giorni anche 200 euro di traffico. Diverse applicazioni, come WhatsApp o WeChat, si connettono periodicamente per controllare la presenza di nuovi messaggi o aggiornamenti. In questo caso può convenire disattivare la connessione dati in roaming e accedere a internet solo quando è presente una connessione WiFi, spesso offerta gratuitamente dagli hotel e nei principali luoghi pubblici.
Occhio alla Svizzera! L’Eurotariffa impone un costo massimo per la comunicazione in roaming. Non è legata ai paesi europei in genere, ma solo a quelli facenti parte dell’Unione europea. Paradossalmente, quindi, viene applicata in Martinica, nella Guyana francese e nell’isola di Réunion, tutte legate alla Francia, ma non necessariamente nella vicinissima Svizzera, in Albania o in Turchia. Le tariffe di roaming esterne all’Unione europea dipendono dagli accordi che il proprio operatore ha con quelli esteri e sono in genere piuttosto elevate. A livello di voce possono variare da un euro al minuto fino a 6 euro al minuto per i Paesi più esotici. Per la connessione dati le tariffe sono alquanto proibitive, variando da un euro per megabyte fino a quasi 30 euro per megabyte. Ecco perché, se si prevede di restare in un paese estero per un periodo prolungato e di chiamare i numeri di quel Paese (anche solo l’albergo), può convenire attivare una sim locale. Sarà possibile stipulare un contratto ricaricabile con minuti di conversazione, sms e dati a costo fisso. Per gli abbonamenti è invece necessario essere intestatari di un conto corrente o una carta di credito del paese ospite.
E se faccio una crociera? Avete in programma di passare le ferie in barca o in crociera? Quando si naviga, già a pochi chilometri dalla riva il segnale diventa troppo debole per chiamare. Su alcune navi da crociera e traghetti è possibile connettersi alla rete cellulare della nave, in roaming marittimo. Le tariffe dipendono dagli accordi tra il proprio operatore e quello presente sulla nave.
Opzioni “estero”. Se di desidera usare il telefono all’estero per periodi brevi, tutti i principali operatori propongono offerte per comunicare che, attivate in aggiunta al proprio piano, includono soglie di traffico ad un costo fisso che dipende dal Paese in cui ci si reca. Alcuni pacchetti valgono per l’Europa, altri anche per diverse zone del mondo. Attenzione però ad attivare la promozione giusta. Ogni operatore divide il mondo in zone, non necessariamente identiche a quelle geografiche: bisogna verificare prima sul sito dell’operatore quale sia quella in cui vi recherete.
Tempi. Attivare promozioni o condizioni speciali sulla propria utenza può comportare, soprattutto nei periodi di vacanza, tempi variabili. Meglio recarsi in un negozio del proprio operatore telefonico almeno una settimana prima di partire in modo che tutto sia pronto per il giorno in cui lascerete la vostra città.
 
10/08/2014 17:53
Farmaci, AIFA coordina filiera per sostenere donazioni medicinali ai più poveri

Verranno organizzate iniziative di comunicazione che possano contribuire ad aumentare la consapevolezza e la conoscenza di un bisogno sociale che colpisce migliaia di persone nel nostro Paese: la necessità di farmaci. La povertà sanitaria è un fenomeno in continuo aumento anche in Italia e il numero di cittadini che hanno difficoltà ad acquistare i medicinali (persino quelli con prescrizione medica) è cresciuto notevolmente negli ultimi anni. Su questo tema l’AIFA (Agenzia italiana del farmaco) ha coordinato nei giorni scorsi un incontro con i rappresentanti di Assogenerici, Assosalute, Farmindustria e della Fondazione Banco Farmaceutico onlus (in rappresentanza di 1500 enti assistenziali convenzionati) al fine di definire una serie di iniziative orientate ad aumentare la sensibilità alla donazione di farmaci alle fasce meno abbienti della popolazione.
Spiega l’Agenzia: “Qualche mese or sono era stato richiesto ad AIFA un supporto per reperire farmaci da inviare ad una Missione in Mozambico e la Direzione Generale AIFA a titolo personale aveva coinvolto il Centro Missionario di Firenze, convenzionato con il Banco Farmaceutico riuscendo a fare arrivare i farmaci richiesti in tempi utili nel Paese Africano. In seguito a tale fruttuosa attività il Banco Farmaceutico ha richiesto un incontro istituzionalizzato OpenAifa ed ha fatto presente come anche in Italia ci fosse bisogno di sensibilizzare la filiera del farmaco alla donazione”.
La povertà sanitaria è in aumento anche in Italia ed è cresciuto negli anni il numero di cittadini che ha difficoltà a comprare medicinali. Per questo l’Agenzia ha sottolineato la necessità di coinvolgere la filiera del farmaco in possibili percorsi per attuare iniziative congiunte e rendere più efficace la donazione di medicinali. “Attraverso iniziative condivise tra Onlus e Aziende ad esempio, si potrebbe permettere a queste ultime di semplificare la gestione della donazione dei medicinali all’interno dei sistemi di supply chain – spiega l’Agenzia – Un ulteriore intervento potrebbe riguardare la proposta di revisione del quadro legislativo per facilitare le attività di donazione dei medicinali. Infine, un altro nodo cruciale è quello della sensibilizzazione dei produttori e degli stessi cittadini, rispetto al problema della donazione dei farmaci, un fattore che potrebbe garantire il vero e proprio “salto di qualità” nelle quantità di confezioni messe a disposizione degli indigenti”. AIFA ha assicurato che verranno organizzate iniziative di comunicazione per aumentare la consapevolezza di questo problema.
 
10/08/2014 17:52
Contratti immobiliari, Antitrust: troppe clausole vessatorie

Troppe clausole vessatorie nei contratti immobiliari. E’ quanto sottolinea il bollettino settimanale dell’Antitrust che ha preso in esame una serie di ricorsi presentati da consumatori contro varie società del settore: Gabetti, Prelios, Frimm, Re/Max e Building Case. I ricorsi su cui si è espressa l’Authority – dopo aver ascoltato alcune associazioni dei consumatori – riguardano clausole inserite nei contratti su esclusività del mandato, durata dell’incarico, rinnovo tacito e penali. Per tutti i casi al termine dell’istruttoria, l’autorità ha ritenuto di individuare gli estremi delle clausole vessatorie, quelle condizioni in cui «il consumatore si trova in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto riguarda, sia il potere nelle trattative che il livello di informazione, situazione questa che lo induce ad aderire alle condizioni predisposte senza poter incidere sul contenuto delle stesse».
L’Antitrust ha obbligato i big del settore immobiliare a modificare la modulistica contrattuale e a pubblicare in evidenza sui siti aziendali il provvedimento: in caso contrario rischiano una multa che può arrivare a 50 mila euro.
 
10/08/2014 17:52
Contratti immobiliari, Antitrust: troppe clausole vessatorie

Troppe clausole vessatorie nei contratti immobiliari. E’ quanto sottolinea il bollettino settimanale dell’Antitrust che ha preso in esame una serie di ricorsi presentati da consumatori contro varie società del settore: Gabetti, Prelios, Frimm, Re/Max e Building Case. I ricorsi su cui si è espressa l’Authority – dopo aver ascoltato alcune associazioni dei consumatori – riguardano clausole inserite nei contratti su esclusività del mandato, durata dell’incarico, rinnovo tacito e penali. Per tutti i casi al termine dell’istruttoria, l’autorità ha ritenuto di individuare gli estremi delle clausole vessatorie, quelle condizioni in cui «il consumatore si trova in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto riguarda, sia il potere nelle trattative che il livello di informazione, situazione questa che lo induce ad aderire alle condizioni predisposte senza poter incidere sul contenuto delle stesse».
L’Antitrust ha obbligato i big del settore immobiliare a modificare la modulistica contrattuale e a pubblicare in evidenza sui siti aziendali il provvedimento: in caso contrario rischiano una multa che può arrivare a 50 mila euro.
 
10/08/2014 17:52
Pos obbligatorio, tavolo MISE: margini per abbassamento costi

Dai 25 ai 180 euro all’anno. A tanto ammonta l’onere medio che un esercizio commerciale o un professionista sostiene per dotarsi di un POS: i costi variano a seconda della tipologia delle apparecchiature prescelte. Si ritorna a parlare di POS e dei suoi costi dopo quasi 1 mese dall’entrata in vigore (il 1° luglio scorso) dell’obbligo di accettazione per esercenti e professionisti dei pagamenti di importo superiore ai 30 euro con carte di debito.
Come è noto, all’indomani dell’obbligo e sulla scia delle proteste da parte dei commercianti e dei liberi professionisti che mettevano in evidenza i costi, troppo alti, di gestione, il ministero dello Sviluppo Economico, insieme alla Banca d’Italia e al Ministero dell’Economia e delle Finanze, aveva avviato un tavolo di confronto. Dopo due riunioni, nel corso delle quali sono stati acquisiti dati utili per l’analisi dei costi che esercenti e professionisti devono sostenere per dotarsi di un terminale di accettazione (POS) di carte di debito, gli interlocutori coinvolti nelle discussioni del tavolo hanno manifestato la loro piena disponibilità a continuare a compiere ogni sforzo per rendere l’offerta di questa tipologia di servizio il più possibile flessibile e conveniente, in linea con le esigenze delle singole categorie interessate dal decreto. La crescita del numero delle transazioni che ci si attende come risultato dell’entrata in vigore del decreto consentirà lo sviluppo di economie di scala e l’intensificazione delle pressioni concorrenziali in grado di ridurre ulteriormente i costi.
I costi fissi coprono la disponibilità dell’apparecchiatura POS e dipendono dalle diverse funzionalità che il terminale può offrire e dal tipo di tecnologia utilizzata per il collegamento. I terminali più innovativi, il cui funzionamento è basato su un collegamento via internet o attraverso una rete mobile sono, di regola, meno costosi rispetto a quelli tradizionali, collegati alle reti interbancarie dedicate.
Il costo fisso per i terminali più innovativi si aggira in media intorno ai 2-5 Euro mensili, mentre per le apparecchiature più tradizionali la media è di 10-15 Euro mensili. L’onere che in media deve sostenere un esercente o un professionista per dotarsi di un POS è quindi mediamente intorno ai 25-60 Euro all’anno nel primo caso e a 120-180 Euro nel secondo.
I costi variabili sono, invece, legati al numero e all’ammontare delle transazioni effettuate dalla clientela e dipendono dal tipo di circuito utilizzato. L’utilizzo dei POS consente peraltro di ridurre l’impatto dei costi legati all’utilizzo del denaro contante, che sono complessivamente stimati intorno al 1-1,5% rispetto all’entità delle transazioni.
Spesso le due componenti di costo (fissa e variabile) sono fra loro collegate: a costi fissi più alti possono essere associati costi variabili più bassi (e viceversa). Su questi costi impattano anche il decreto che regola le commissioni applicate alle transazioni effettuate mediante carte di pagamento (cd. merchant fee) del 14 febbraio 2014 e gli interventi normativi europei in discussione a Bruxelles, inclusa la proposta di Regolamento comunitario sulle interchange fee degli schemi di carte.
Secondo quanto emerso negli incontri, esistono già oggi sul mercato soluzioni che offrono diverse combinazioni di servizi e condizioni, fra le quali ciascun esercente o professionista può scegliere quella più adatta alle proprie esigenze, in base alle sue previsioni di utilizzo e ai collegamenti disponibili. Alcuni operatori di mercato hanno anche lanciato delle offerte commerciali che prevedono, nell’ambito di un più ampio pacchetto di servizi, la disponibilità gratuita del POS
 
31/05/2014 18:18
Acqua: nasce il Network di autorità europee

Nasce un network di undici regolatori europei del settore idrico, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento europeo per la regolazione dell’acqua. Oggi a Milano, a un anno dall’Expo, presso la sede dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico si è riunito per la prima volta il Network Regolatori europei dei servizi idrici (WAREG), con undici authority di settore. L’intento è quello di “promuovere un coordinamento a livello europeo fra i regolatori del settore idrico, per creare un punto di riferimento e di scambio di best practices per favorire gli investimenti, un servizio efficiente e di qualità, la sostenibilità ambientale e la tutela dei consumatori”, spiega l’Autorità italiana in una nota stampa. Oltre all’Italia, fanno parte dell’iniziativa i regolatori del servizio idrico di Bulgaria, Irlanda, Malta, Portogallo, Scozia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Danimarca e Spagna. Già altri Regolatori europei stanno comunque valutando di aggregarsi a questo Network.
In particolare, ripercorrendo le esperienze di coordinamento internazionale realizzate nel settore energetico, il Network “vuole diventare un punto di riferimento europeo per la regolazione dell’acqua, un luogo di confronto sui modelli di regolazione del settore idrico; inoltre, attraverso il Network, i Regolatori potranno approfondire e preparare posizioni comuni, condivise a livello europeo, anche attraverso un dialogo istituzionale rafforzato solido con la Commissione ed il Parlamento europeo, sulle principali tematiche del servizio idrico e rafforzare il dialogo con altre organizzazioni regionali, nazionali e internazionali di settore”.
“L’avvio di WAREG – ha sottolineato il presidente dell’Autorità italiana Guido Bortoni- ha per la nostra Autorità un significato simbolico importante: si colloca infatti all’indomani dell’affermazione legittima – anche nell’ordinamento italiano – dei principi di regolazione “tutta europea”, che introduce in modo stabile i criteri UE del “pieno riconoscimento dei costi” e del “chi inquina di più paga di più”.
 
31/05/2014 18:17
Trasparenza banche, la nuova direttiva UE farà calare i costi?

Si avvicina il giorno in cui tutti i cittadini residenti in Europa avranno diritto ad aprire un conto corrente bancario di base, senza distinzioni di nazionalità o luogo di residenza. Questo sarà possibile grazie alla Direttiva sulla trasparenza dei conti correnti bancari, proposta dal Commissario UE al mercato interno Michel Barnier eapprovata qualche giorno fa dal Parlamento UE. La Direttiva riuscirà a far calare costi e commissioni che le banche impongono al cliente? Help Consumatori lo ha chiesto a Mario Nava, Direttore Istituti finanziari DG Mercato Interno e servizi.
Se la direttiva verrà adottata sarà possibile aprire un conto con zero spese? Quali sono gli altri vantaggi che avrà il consumatore europeo?
“La Direttiva lascia agli Stati Membri la possibilità di scegliere se il conto di base venga offerto gratis o ad un prezzo contenuto. L’obiettivo di queste misure è principalmente quello di permettere ai consumatori che non hanno accesso a un conto bancario di beneficiare di un insieme di servizi essenziali quali, ad esempio, ricevere fondi sul conto, ritirare denaro presso un bancomat ed effettuare pagamenti. La Direttiva non impedisce ai consumatori titolari di un conto corrente tradizionale di chiuderlo e passare ad un conto di base. Le nuove misure permetteranno, ad esempio, ai lavoratori transfrontalieri, ai pensionati e agli studenti che decidano di spostarsi all’estero di aprire un conto di base nel Paese in cui si trovano, anche qualora non dovessero avere la loro residenza permanente in quel Paese. L’obiettivo principale della Direttiva è quello di rinforzare la concorrenza attraverso il miglioramento dell’informazione fornita ai consumatori riguardo ai costi dei loro conti correnti. Ad esempio, gli Stati Membri dovranno creare una lista di tariffe per i servizi più rappresentativi a livello nazionale. Su questa base, una terminologia comune a livello europeo verrà creata per i servizi più rappresentativi nella maggioranza degli Stati Membri. Inoltre la Direttiva richiede che i consumatori abbiano accesso gratuito in ciascuno Stato Membro ad almeno un sito internet per la comparazione dei costi dei conti correnti che risponda a determinati requisiti qualitativi. Queste misure per aumentare la trasparenza, insieme all’obbligo per le banche di offrire un servizio di trasferimento del conto, faciliterà la mobilità dei consumatori e stimolerà la concorrenza. Questo dovrebbe contribuire a ridurre i costi dei conti correnti nel medio-lungo periodo”.
In Italia i costi per aprire e mantenere un conto corrente sono più cari della media europea; non sarebbe necessario che l’UE intervenga anche direttamente sui costi, mettendo dei tetti massimi di spesa e creando maggiore concorrenza tra gli istituti bancari?
“La Direttiva contiene delle misure per garantire che i costi dei conti di base siano contenuti. Questo avrà due effetti per i consumatori: in primo luogo, garantirà che essi possano accedere a dei conti correnti a prezzi accessibili in qualsiasi Stato Membro. Inoltre introdurrà un prodotto alternativo a basso prezzo che incentiverà, secondo la Commissione, le banche a ridurre i costi dei conti tradizionali. La Commissione ritiene che questo approccio sia preferibile alla diretta regolamentazione dei prezzi, comunemente considerata troppo intrusiva e contraria ai meccanismi di mercato. La regolamentazione dei prezzi viene utilizzata di rado e solo come ultima misura in caso di prolungato fallimento dell’economia di mercato. Inoltre, la regolamentazione dei prezzi di tutti i conti correnti risulterebbe in un’eccessiva ingerenza nella libertà contrattuale delle banche”.
Anche le imprese spesso pagano commissioni troppo elevate e in alcuni casi anacronistiche (ad esempio le commissioni di istruttoria veloce). Si prevedono misure per ridurre il carico sulle piccole imprese?
“La Direttiva è un primo passo verso l’introduzione di misure mirate a promuovere la crescita e ristabilire la fiducia nei mercati finanziari. In questo senso, la Commissione ritiene che il primo aspetto da affrontare sia quello di facilitare l’accesso dei consumatori ai servizi finanziari basilari. Ciò detto, riconosciamo l’importanza di aiutare anche le piccole imprese ad ottenere sufficiente accesso ai servizi finanziari e terremo in considerazione, anche alla luce delle priorità del nuovo Commissario, l’opportunità di adottare misure in questo senso”.
In breve, ci può spiegare come funzionerà l’Unione bancaria? Come si affronteranno le crisi degli istituti bancari?
“Sono tre i pilastri di questo regolamento. Il primo è che le banche devono preparare dei piani di risoluzione adeguati e validati dai supervisori. Il secondo è il dovere, in caso di risoluzione di una banca, di utilizzare il bail-in per almeno l’8% delle passività di bilancio dell’istituto stesso. Il terzo è la possibilità di avere accesso al fondo unico di risoluzione interamente finanziato, durante un periodo di otto anni, dalle banche stesse. Questo fondo parte con dei compatimenti nazionali che vengono via via fusi ad un tasso del 40% il primo anno, del 20% il secondo e poi del 6,6% ogni anno successivo, fino ad arrivare ad un fondo unico dopo otto anni”.
di Antonella Giordano (Twitter @Anto_Gior)
 
31/05/2014 18:17
Usura sopravvenuta, Abf: viola il principio di buona fede

Visto il trend degli ultimi mesi di continua riduzione del costo del denaro accade sempre più spesso che consumatori abbiano in essere contratti con tassi fissi che superano la soglia di usura. A lanciare l’allarme è il Centro di Ricerca e Tutela dei Consumatori e degli Utenti che cita una recente decisione dell’Arbitro Bancario e Finanziario su un caso di usura sopravvenuta.
Secondo l’Abf, nel caso in cui un intermediario “rifiuti di portare i tassi concordati al di sotto della soglia di usurarietà (…) in un contesto in cui i tassi concordati erano prossimi alla soglia del tempo e senza che sia percepibile un incremento del rischio individuale, non essendo contestato alcun ritardo nei pagamenti del prenditore, non si è adeguato al canone di buona fede contrattuale ed in ciò risiede l’antigiuridicità della sua pretesa”.
“La novità importante – spiega il CRTCU – sta nel fatto che l’ABF sanziona l’usura sopravvenuta non per violazione della legge sull’usura ma per violazione del principio generale di buona fede, che deve portare, “in caso di discesa dei tassi medi rilevati dalla Banca d’Italia tale che quelli pattuiti risultino superiori al tasso soglia ivi individuato per la specifica tipologia di credito in questione, sussiste la necessità di provvedere al ricalcalo degli interessi convenzionalmente pattuiti, in modo da ricondurli entro la soglia via via vigente nel corso del rapporto, non essendo comunque ammissibile che il cliente sia tenuto a versare gli interessi in una misura che, al momento in cui essi devono essere corrisposti, è considerata in termini di antigiuridicità”.
Nel caso di specie, il consumatore aveva chiesto all’Arbitro di verificare la legittimità del TAEG rispetto la normativa sull’usura di un prestito personale a tasso fisso con TAEG del 24,49%, stipulato in data 18 marzo 2008. L’intermediario si era difeso sostenendo che il tasso applicato era al di sotto della soglia limite vigente all’epoca del perfezionamento dell’operazione economica (pari al 25.335%) e che “non è possibile postulare un’usura sopravvenuta, perché sia la giurisprudenza di legittimità sia quella di merito, ai fini del relativo accertamento, hanno definitivamente assegnato rilievo solo al momento della pattuizione”.
Il CRTCU è a disposizione per consulenza e verifica dei tassi d’interesse applicati ai finanziamenti previo appuntamento telefonando allo 0461984751.
 
31/05/2014 18:16
Consumo e disabilità, al via progetto Unc e Lega Consumatori

“Le barriere da abbattere non sono solo architettoniche, ma anche culturali, sociali e tecnologiche”. E’ quanto ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, inaugurando la conferenza stampa di questa mattina “Consumatori senza barriere“, nell’ambito del progetto “Formazione e solidarietà”, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
L’obiettivo del progetto, realizzato da Unc e Lega Consumatori, è rendere accessibili le informazioni per i disabili sensoriali; aggiornare gli operatori delle associazioni sulle evoluzioni normative e formarli ad accogliere e prendere in carico i consumatori, in particolar modo quando sono portatori di disabilità sensoriali, fornendo loro anche strumenti utili per informare e comunicare.
“Le persone con disabilità – afferma Dona – in Italia sono circa due milioni e 824 mila, pari al 4,8 per cento della popolazione italiana, tra queste, coloro che hanno problemi nella sfera delle comunicazioni, come l’incapacità di vedere e sentire o parlare, sono circa 217 mila. A loro ci rivolgiamo in questo progetto, il primo realizzato da un’associazione di consumatori per i soggetti vulnerabili, per accrescere il loro grado di consapevolezza e diminuire il più possibile il gap informativo tra consumatori; per farlo abbiamo realizzato undatabase di video dedicati ai sordi e tradotti in lingua dei segni dalla Scuola Interpreti LIS, che la dottoressa Santarelli rappresenta: dai contratti alle vacanze rovinate, dal rapporto con le banche all’e-commerce, abbiamo fornito agli amici sordi brevi ‘pillole di consumo’ utili per il loro quotidiano”.
“Finalmente anche i sordi possono essere tutelati -afferma Laura Santarelli, Presidente Accademia Europea Sordi/Tg1 LIS- e nelle loro scelte hanno maggiore consapevolezza, non solo sui prodotti, ma anche sui servizi. Uno dei mezzi che l’Unione Nazionale Consumatori ha adottato, consentendo questo, è l’uso della lingua dei segni italiana: questo deve essere il protocollo corretto per rendere il mondo circostante accessibile. Un plauso alle associazioni per aver pensato di tutelare anche il mondo dei sordi”.
“Per la Lega Consumatori -commenta Pietro Praderi, Presidente Lega Consumatori- è stato fondamentale, attraverso questo progetto approvato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, agire sulla formazione degli operatori degli sportelli presenti sul territorio nazionale con l’intenzione di approfondire l’accoglienza e la tutela nell’ambito del consumo delle persone con disabilità sensoriale”.
 
31/05/2014 18:15
Polizze legate ai mutui, Ivass e Bankitalia incontrano i Consumatori

L’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) e la Banca d’Italia hanno incontrato le associazioni dei consumatori per fare il punto sulle polizze legate a mutui e finanziamenti: bisogna aumentare la trasparenza e la comparabilità nell’offerta di questi prodotti, rinforzare la consapevolezza dei clienti attraverso adeguate campagne educative e garantire vigilanza e sanzioni. Questi i principali risultati di un incontro che si è svolto ieri.
Oltre all’Ivass, per la prima volta ha partecipato anche la Banca d’Italia, che di recente ha istituito al suo interno il Servizio Tutela Clienti e Antiriciclaggio. All’incontro hanno preso parte, per l’Ivass, il Consigliere Riccardo Cesari e il Capo del Servizio Tutela del Consumatore Elena Bellizzi; per la Banca d’Italia, il Capo del Servizio Tutela Clienti e antiriciclaggio, Magda Bianco. Per le Associazioni hanno partecipato Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoutenti, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Konsumer Italia.
Al centro dell’incontro le polizze connesse a mutui e finanziamenti: è stato fatto il punto sulle iniziative di vigilanza realizzate e sono state valutate, con le associazioni, le ulteriori esigenze di intervento a tutela dei consumatori. In particolare, informa una nota stampa, è stata condivisa l’esigenza di “accrescere la trasparenza e la comparabilità nell’offerta di questi prodotti come fattori essenziali per garantire correttezza e quindi maggiore concorrenza nel mercato”, di “aumentare la consapevolezza della clientela attraverso campagne educative istituzionali, da sviluppare anche con il contributo delle associazioni dei consumatori, che si avvalgano di strumenti innovativi quali i social network e di un linguaggio più vicino al cittadino, e nello stesso tempo assicurare una maggiore assistenza della clientela da parte degli addetti alla vendita”, e di “mantenere alti i presidi di vigilanza e sanzionatori, a garanzia del rispetto della normativa vigente”.
Altro tema affrontato è l’indagine avviata dall’Ivass sui siti comparativi dei prezzi delle polizze rc auto: va valutato, questo il risultato dell’incontro, il grado di trasparenza e la correttezza sulla formazione delle graduatorie. Il prossimo incontro è in calendario per il 9 luglio.
 
31/05/2014 18:14
E-commerce, Antitrust multa Digitalia per 95 mila euro

Antitrust in azione contro le pratiche scorrette attuate a danno dei consumatori nel commercio online. Questa volta sotto i riflettori dell’Autorità è finita, per la mancata consegna dei prodotti e per aver ostacolato i diritti dei consumatori, la società Digitalia Srls, che opera attraverso il commercio online di prodotti non alimentari attraverso il sito risparmiodigitale.com: tre le sanzioni decise dall’Antitrust per 95 mila euro complessivi.
Le tre pratiche considerate scorrette sono state la diffusione di informazioni non veritiere in merito alla disponibilità e ai tempi di consegna dei prodotti offerti in vendita attraverso il sito web, l’opposizione di ostacoli all’esercizio di diritti contrattuali e la diffusione di informazioni non veritiere in merito ai contenuti e alle modalità di esercizio di diritti contrattuali.
La prima pratica contestata dall’Antitrust riguarda le informazioni relative alla disponibilità dei prodotti e ai tempi di consegna: numerose sono le consegne non effettuate nei termini previsti dal contratto e comunque entro i 30 giorni (come previsto dal Codice del Consumo). Spiega l’Autorità nell’odierno bollettino: “Il numero di operazioni non andate a buon fine (quasi cinquantacinque) appare significativo sia in assoluto, ove si tenga conto dell’arco temporale interessato, sia in considerazione del fatto che, stante il mancato riscontro della Parte alla richiesta di informazioni, è consentito supporre che le segnalazioni siano rappresentative solo di una parte dei casi di mancata consegna”. Non si tratta dunque di circostanze accidentali, ma dell’incapacità del professionista di rispondere alle domande. Il professionista, aggiunge l’Antitrust, “ha talvolta espressamente ammesso di non avere la materiale disponibilità del prodotto ordinato, ovvero ha indirettamente attestato tale situazione proponendo la consegna di beni diversi da quelli ordinati. La condotta in questione appare poi tanto più censurabile, ove si consideri la perdurante presenza online delle indicazioni circa la disponibilità “a magazzino” dei prodotti offerti”.
I consumatori che si sono rivolti all’Antitrust hanno inoltre segnalato la difficoltà di mettersi in contatto con l’azienda, che “ha poi opposto significativi ostacoli all’esercizio di diritti nascenti dal rapporto di consumo, in relazione a ciò che concerne la restituzione del prezzo pagato per effetto dell’omessa consegna. Il riferimento è, in primis, alla mancata corresponsione del rimborso”.
Sono inoltre scorrette le informazioni date ai consumatori sui diritti contrattuali. “La disciplina del diritto di recesso contenuta nelle “Condizioni d’uso” pubblicate dal professionista nel proprio sito web non è corretta sotto molteplici profili – spiega l’Antitrust –In primo luogo, essa condiziona l’utile esercizio del diritto, alla circostanza che il cliente «non sia soddisfatto dei prodotti acquistati»: tale vincolo può indurre il consumatore medio a ritenere che la propria decisione di esercitare il diritto de quo debba essere motivata, in contrasto con la disciplina di cui all’art. 64, comma 1, del Codice del Consumo, che espressamente sancisce ildiritto di recedere «senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo»”. Da qui la decisione di sanzionare l’azienda con tre multe pari, rispettivamente, a 40 mila, 35 mila e 20 mila euro.
 
31/05/2014 18:14
Telefono Azzurro: contro la pedofilia “Usciamo dal silenzio”

Davide ha 17 anni e sta male. Soffre di attacchi di panico e non riesce a vivere una vita “normale”, come quella dei suoi coetanei. Non sapendo a chi rivolgersi, decide di provare a contattare Telefono Azzurro e dopo qualche tempo riesce a raccontare la sua storia. Un evento orribile ha sconvolto la sua vita, segnandola per sempre. Davide, quando aveva solo 12 anni è stato abusato da un conoscente con il quale passava del tempo.
In onore di Davide, così come delle 558 altre vittime di pedofilia denunciate all’Autorità giudiziaria (dati Istat 2012), ieri notte il comune di Roma ha illuminato la propria sede istituzionale, il Campidoglio, con luci azzurre, il colore che da 27 anni è simbolo dell’associazione che si batte per la difesa dei diritti dei bambini e dei ragazzi. All’appello di Telefono Azzurro hanno risposto anche altri comuni italiani che con questo piccolo segnale hanno voluto dimostrare il loro impegno nella stessa lotta. La data scelta non è casuale: oggi, 5 maggio, è infatti la Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia.
Questa mattina presso una delle sedi del Senato, un convegno ha fatto il punto della situazione su questi temi in Italia come nel resto d’Europa e del mondo. I dati sono preoccupanti: alle già citate 558 vittime di abuso sessuale, si sommano 120 casi di denuncia per corruzione di minorenne e 380 per pedopornografia e detenzione di materiale pedopornografico. Ma c’è da pensare che i numeri siano in realtà molto più alti. Lo slogan della giornata, “Usciamo dal silenzio”, suona perciò come un vero e proprio appello a vincere la vergogna e la paura e denunciare l’abuso subito. Lo scorso anno, i casi di pedofilia presi in carico da Telefono Azzurro sono stati 240 (il 4,9% delle consulenze totali offerte dalle sue linee telefoniche). Tra gli abusi sessuali più frequenti vi sono quelli che appartengono alla categoria dei toccamenti, ma numerosi sono gli atti più gravi. Si conferma la tendenza secondo la quale ad essere più colpite sono le bambine e le adolescenti (oltre il 70% delle segnalazioni arrivate all’associazione) e tutta la fascia dei minori di 10 anni (40%). La maggior parte degli abusi viene messa in atto da persone conosciute (80% delle denunce all’19696 e il 70% di quelle arrivate al 114) per lo più appartenenti al nucleo famigliare. Da qui la sostanziale reticenza dei bambini a dichiarare di essere delle vittime: la prossimità familiare di chi abusa porta il bambino a non riconoscere la violenza, sebbene ne subisca gli effetti.
Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro, ha sottolineato che “questo quadro d’insieme, di per sé allarmante, potrebbe essere ancora più grave se si non si interviene velocemente sulla strada della convergenza dei provvedimenti legislativi e di prevenzione di questi reati”. La giurisprudenza italiana ha per lungo tempo ignorato il problema, nonostante già nella Costituzione, all’articolo 31, si sottolinea l’importanza di proteggere l’infanzia e la prima gioventù. Solo di recente vi sono stati degli adeguamenti normativi che hanno migliorato e integrato il quadro esistente, portando l’Italia tra i paesi che sono più avanti su questa strada.
La convenzione di Lazarote, ratificata nel 2012, ad esempio, ha introdotto le cosiddette “3P”, come le definisce Maud De BoerBuquicchio (Presidente MissingChildren Europe): Prevenzione, Protezione e Perseguimento. “A queste ne andrebbe forse aggiunta una quarta, quella della Partecipazione. Siamo tutti coinvolti, istituzioni, forze dell’ordine, organizzazioni internazionali, associazioni private, ma anche genitori, insegnanti e gli stessi bambini. Bisogna far passare il concetto che i minori hanno gli stessi diritti degli adulti e non dei mini-diritti”. Di particolare interesse è anche la posizione che la Chiesa cattolica ha preso da qualche anno a questa parte sull’argomento. “Innanzitutto”, spiega Fabrizio Mastrofini di Radio Vaticana, “una grande svolta si è avuta con la presa in carico direttamente da parte della Santa Sede dei casi di pedofilia, quando questi coinvolgano personale ecclesiastico. Un tempo questo compito era demandato ai vescovi che, agendo a livello locale, riuscivano più facilmente a mettere a tacere i fatti. La Chiesa ha bisogno di rinnovamento e di una maggiore sensibilizzazione su questi temi per mettere in pratica sia interventi di prevenzione sia di cura delle vittime e di chi commette il reato”.
E allora, l’appello di Telefono Azzurro mette in luce alcune priorità: l’applicazione effettiva della Convenzione di Lanzarote, specie nella parte riguardante l’istituzione di progetti finalizzati alla prevenzione e alla protezione dei bambini dall’abuso e dallo sfruttamento sessuale, l’adeguata formazione di professionisti di settore in grado di riconoscere i casi di abuso e il coordinamento delle iniziative. Peccato che occorra lavorare in condizione di risorse (economiche) scarse: gli ulteriori tagli previsti dalla legge di stabilità del 2014 hanno portato a 39.000 euro il “Fondo per il contrasto alla pedopornografia”. Troppo poco, forse, per un servizio chiamato a rispondere 24 ore al giorno e 7 giorni su 7.
 
31/05/2014 18:13
Mediazione, ministero Giustizia: circa 15mila mediazioni nei primi 6 mesi del 2013

La mediazione civile e commerciale stragiudiziale funziona. Lo dicono i dati statistici raccolti dal Ministero della Giustizia nell’anno 2013. Cittadini e imprese hanno svolto circa 15.000 mediazioni, tra Gennaio e Agosto 2013,su base esclusivamente volontaria e con risultati incoraggianti, nonostante l’abolizione della cosiddettamediazione obbligatoria, reintrodotta lo scorso Settembre dal Decreto del Fare. Le parti convocate nel corso dell’anno 2013 hanno aderito alla procedura nel 32,4% dei casi, rispetto al 27% registrato l’anno precedente: nel 42,4% dei casi è stato raggiunto un accordo, rispetto al 43,9% dell’anno 2012. I mediatori hanno perciò conciliato il 13,73% dei conflitti portati in mediazione.
Gli organismi di mediazione costituiti dagli avvocati conciliano nel 29,9% dei casi; camere di commercio, altri ordini professionali e privati conciliano invece tra il 40,2% e il 46,8% dei casi. Per quanto riguarda i tempi, il Ministero rileva che la mediazione produce un risultato in soli 82 giorni, rispetto ai 1.066 giorni necessari in tribunale per un procedimento di cognizione ordinaria.
 
31/05/2014 18:12
Camera: via libera al ddl sulla droga, che passa al Senato

Via libera della Camera al decreto sulle tossicodipendenze. Il disegno di legge di conversione del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 36, disposizioni urgenti in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nonché di impiego di medicinali meno onerosi da parte del Servizio sanitario nazionale, è stato approvato con 280 sì, 146 no e due astenuti, e ora passa all’esame del Senato.
Il decreto è stato presentato dopo che la Corte Costituzionale, lo scorso marzo, ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi ripristinando dunque per il reato di traffico illecito la distinzione prevista dalla Iervolino-Vassalli tra “droghe leggere” (da 2 a 6 anni) e ”droghe pesanti” (da 8 a 20 anni).
Come informa una utile scheda di Internazionale, il decreto prevede prevede l’introduzione di nuove tabelle (cinque in totale) per la classificazione delle droghe e reintroduce la distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere, abolita dalla legge Fini-Giovanardi. La I e III tabella raggruppano le droghe pesanti, la II e la IV quelle leggere. La V riguarda le droghe a uso terapeutico. Le tabelle regolano le circa 500 sostanze classificate dal 2006. La vendita di piccole quantità di droga prevede la reclusione da 6 mesi a 4 anni e una multa da mille a 15mila euro. L’arresto sarà possibile solo in caso di flagranza. Il reato non distingue tra droghe leggere e pesanti, spetterà al giudice decidere l’entità della pena in base alla qualità e alla quantità della sostanza e alle altre circostanze di ogni singolo caso. La riduzione della pena prevista per lo spaccio di droga permette di ricorrere alle pene alternative al carcere.
 
31/05/2014 18:11
Osservatorio: polizza per auto d’epoca a prezzo ridotto, in quali casi richiederla

Essendo un paese di automobilisti molto affezionati ai propri veicoli, gli italiani destinano molto tempo e soldi alla cura e alla gestione dell’automobile. Ma in tempi di ristrettezze economiche l’obiettivo è certamente risparmiare il più possibile nelle spese, magari decidendo di rifornirci alle pompe self service o ditrovare una assicurazione auto conveniente e che rispetti le nostre esigenze.
Molti dei ricordi degli automobilisti di oggi, però, più che all’attuale veicolo sono probabilmente legati alle vecchie auto di famiglia, lasciate poi in garage a impolverarsi o destinate alla rottamazione. Per i più fortunati che hanno ancora la vecchia Fiat delle gite al mare o che intendono acquistare un veicolo storico – complice un recente ritorno di fiamma del “vintage” – assicurare l’auto d’epoca è vantaggioso. Ma attenzione: per essere considerato storico un veicolo deve essere iscritto all’ASI,l’Automotoclub Storico Italiano.
Già, perché non basta la polvere e i pezzi di ricambio originali introvabili a fare di un’auto un veicolo storico. Per conquistarsi la categoria di veicolo storico e accedere così a tutte le agevolazioni previste per questo tipo di motori, un’auto deve avere almeno 20 anni (dalla data di costruzione e non di immatricolazione) e deve essere iscritto nel registro dell’ASI. L’iter da seguire per portare l’iscrizione a buon fine non è immediato, ma vanno rispettati alcuni passaggi.
Bisogna infatti rivolgersi a un’associazione di auto storiche che fa parte del network ASI e fornire delle foto o altri documenti che attestino le buone condizioni del veicolo. Nel caso in cui l’Autoclub accetti, bisogna corrispondere una quota d’iscrizione annuale di circa 41 euro più una quota da versare al club. L’iscrizione è vivamente consigliata, anche perché moltissime compagnie assicurative non accettano veicoli non registrati ASI.
I vantaggi per chi decide di assicurare un’auto storica sono, però, tantissimi: prima di tutto, il prezzo della polizza è ridotto fino al 70% rispetto a una normale assicurazione auto. Inoltre, la classe di merito non segue la logica bonus/malus ma resta invariata, con il vantaggio ulteriore della guida libera, ovvero la possibilità che chiunque guidi il veicolo senza che questo aumenti il prezzo della polizza. Per poter assicurare un veicolo storico bisogna aver compiuto 23 anni e il pacchetto di vantaggi offerto dalle assicurazioni espressamente dedicate a questo tipo di veicoli aumenta proporzionalmente al numero di auto storiche che si intende assicurare. Infatti, molte compagnie assicurative prevedono dei pacchetti garage che aumentano gli sconti sulle polizze per l’intero parco auto.
Inoltre, rispetto a una normale auto, non c’è bisogno di pagare il bollo, o meglio: per le auto comuni va pagato per il solo fatto di possedere un veicolo, per le auto d’epoca bisogna munirsi del bollo solo nel caso in cui il veicolo sia in circolazione. Insomma, che sia per collezionismo, passione o semplicemente per valorizzare un veicolo che è parte dei nostri ricordi familiari, assicurare l’auto d’epoca è sicuramente una spesa non molto ingente che può preservare lo status di auto che non saranno mai meno belle o di minore interesse storico.
 
31/05/2014 18:10
App giochi, Antitrust avvia istruttoria su Google, iTunes, Amazon e Gameloft

Google, Itunes, la filiale di Apple che gestisce gli iTunes store in Europa, Amazon e Gameloft sono finite nel mirino dell’Antitrust che ha deciso di avviare un’istruttoria nei loro confronti in merito alle app che appaiono gratuite ai consumatori e che invece richiedono acquisti successivi per poter continuare a giocare. Il procedimento dovrà verificare se questi comportamenti costituiscano pratiche commerciali scorrette.I consumatori, infatti, potrebbero essere indotti a ritenere, contrariamente al vero, che il gioco sia del tutto gratuito e, comunque, non sarebbero messi in grado di conoscere preventivamente gli effettivi costi dello stesso. Sussisterebbero, inoltre, carenze informative circa gli strumenti per escludere o limitare la possibilità di acquisti all’interno dell’App e le relative modalità di attivazione.
 
31/05/2014 18:10
Osservatorio: ecobonus per acquisti di condizionatori a pompa di calore

Grazie agli ecobonus è possibile acquistare un condizionatore a pompa di calore risparmiando il 50% della spesa. Questi elettrodomestici, infatti, rientrano nell’elenco delle “opere finalizzate al risparmio energetico” e il loro acquisto può dunque essere agevolato dalle detrazioni fiscali previste per legge. Per fare questo investimento una famiglia può informarsi sui prestiti online, solitamente più vantaggiosi dei prestiti tradizionali, per l’acquisto di elettrodomestici e si possono sfruttare gli ecobonus anche senza effettuare ristrutturazioni edilizie e risparmiare sull’energia.
È quanto si legge anche sul sito dell’Agenzia delle Entrate che nella Guida alle agevolazioni Irpef per le ristrutturazioni edilizie include anche la sostituzione di caloriferi e condizionatori sempre finalizzati al risparmio energetico. Alla detrazione fiscale del 50% per gli ecobonus, tra l’altro, c’è anche da aggiungere uno sconto sull’aliquota Iva che per questi interventi scende dal 20 al 10%, ma solo fino al valore della manodopera e l’acquisto di altri materiali.
È bene però sapere che non tutti i condizionatori possono godere degli ecobonus. Per ottenere la detrazione fiscale al 50% con tetto di spesa a 96 mila euro, infatti, è necessario acquistare condizionatori con pompa di calore. Questi moderni strumenti possono andare a sostituire il vecchio impianto di riscaldamento e quindi contribuire al risparmio energetico di una abitazione. Le pompe di calore, infatti, possono rinfrescare d’estate e riscaldare d’inverno.
Sostituire il vecchio impianto di riscaldamento con un condizionatore a pompa di calore è un’ottima soluzione per risparmiare sulla bolletta dell’energia e produrre meno emissioni di CO2. Tuttavia per ottenere le detrazioni fiscali degli ecobonus è necessario richiedere all’installatore una dichiarazione di conformità dell’impianto al conseguimento del risparmio energetico. In genere questo documento viene consegnato automaticamente insieme ai fogli informativi dell’apparecchio acquistato.
Ricordiamo agli interessati che gli ecobonus al 50% sono attivi fino al 31 dicembre 2014 ed è possibile estendere le detrazioni fiscali anche all’acquisto di nuovi mobili o elettrodomestici ad alta efficienza energetica. È importante quindi cominciare a prendere domestichezza con le varie etichette per capire a quale classe energetica appartiene un apparecchio elettrico. Ovviamente le detrazioni fiscali si applicano solo per gli elettrodomestici con classe A+ o superiori.
Le classi energetiche di un elettrodomestico come può essere un frigorifero, una lavatrice o un climatizzatore, variano a seconda dei kW consumati. I migliori apparecchi sono quelli appartenenti alle classi A, A+, A++, A+++. Come detto prima, uno dei modi per effettuare questo investimento è chiedere un prestito finalizzato che può permettere di trovare la liquidità necessaria a condizioni convenienti. Il consiglio per trovare i prestiti più convenienti è quello di confrontare le offerte online.
Internet, quindi, può essere un grande alleato per un consumatore che vuole risparmiare. Ad esempio per l’acquisto di un condizionatore a pompa di calore si possono visitare diversi siti web e chiedere dei preventivi di spesa. Attraverso i blog e i siti specializzati nel settore, poi, è possibile trovare le opinioni dei clienti su un determinato prodotto. Il consiglio che diamo agli interessati è quindi di informarsi e scegliere il prodotto più conveniente per le proprie esigenze.
 
31/05/2014 18:09
Diritti dei consumatori, nuove tutele dal 13 giugno

Più garanzie sul consenso all’acquisto, più trasparenza e tutela nei contratti a distanza, in particolare nelle vendite online e al telefono, un diritto di ripensamento che passa da 10 a 14 giorni e divieto di applicare al consumatore aumenti di costi per acquisti effettuati con carte di credito o bancomat: è ormai vicina la data del 13 giugno, quando entrerà in vigore la direttiva europea sui diritti dei consumatori. L’attività di vigilanza sull’applicazione delle norme e sulle sanzioni per le pratiche scorrette è affidata all’Antitrust.
Le nuove norme prevedono più garanzie sul consenso all’acquisto: nei contratti via telefono, ad esempio, il consumatore sarà vincolato solo dopo aver firmato l’offerta e averla accettata per iscritto. Il settore che più trarrà beneficio dall’aumento delle tutele sarà sicuramente quello dei contratti a distanza, delle vendite online e per telefono, di quelle negoziate al di fuori dei locali commerciali, come le vendite porta a porta e a domicilio.
Le novità potrebbero avere un impatto positivo sul commercio elettronico: secondo recenti dati di Netcomm, in Italia nel 2013 si conta 12 miliardi di euro di fatturato per il commercio elettronico con un tasso di crescita del 20%, alimentato soprattutto dagli acquisti via smartphone e tablet, cresciuti con percentuali a tre cifre attraverso l’uso delle app. L’Italia, ha evidenziato l’indagine, non è fra i primi paesi europei per diffusione del commercio elettronico ma ha forti potenziali di crescita. In questo contesto, ricadono positivamente le novità previste dall’entrata in vigore della direttiva europea 2011/83/UE sui diritti dei consumatori.
Come spiega il Ministero dello Sviluppo economico, dal 13 giugno – data di entrata in vigore della maggior parte delle nuove disposizioni – sono previste maggiori informazioni precontrattuali per i consumatori, in particolare, nei contratti a distanza e negoziati al di fuori dai locali commerciali. Tra le principali novità si segnala il diritto di ripensamento che il consumatore può esercitare entro un termine più ampio dagli attuali 10 giorni a 14 giorni. Nel caso in cui poi il consumatore non sia stato preventivamente informato sul diritto al ripensamento, il recesso viene esteso dagli attuali 60 e 90 giorni – rispettivamente dalla conclusione del contratto o dalla consegna del bene – a ben dodici mesi. In caso di recesso, il venditore ha meno giorni (dagli attuali 30 a 14 giorni) per restituire le somme versate dal consumatore. Quest’ultimo disporrà di più tempo – 14 giorni invece che 10 – per restituire il bene.
Altra importante novità riguarda il divieto di applicare al consumatore aumenti di costi per acquisti effettuati con carte di credito o bancomat. Un analogo divieto è previsto per la tariffa telefonica su linee dedicate e messe a disposizione del consumatore da parte del venditore, in caso di vendite dirette o a distanza.
 
31/05/2014 18:08
Anagrafe e c/c condominiale, Garante privacy chiarisce

Il condòmino non deve fornire prove documentali delle informazioni rese all’amministratore per la tenuta del “registro di anagrafe condominiale”. Può invece chiedere all’amministratore copia integrale, senza oscuramenti, degli atti e dei documenti bancari del conto corrente condominiale. Lo ha chiarito il Garante privacy in risposta ad alcuni quesiti rivolti da Confedilizia e da singoli cittadini sulle novità introdotte circa un anno fa dalla legge n. 220 del 2012, che ha modificato la disciplina del condominio.
Tra le tante novità della recente riforma del condominio c’e’ l’obbligo, infatti, per l’amministratore, di munirsi di determinati registri, tra cui il “registro dell’anagrafe condominiale” contenente -per ogni unità immobiliare- i dati catastali e le generalità dei proprietari e degli eventuali diversi titolari di diritti reali di godimento (uso, usufrutto, abitazione, etc.), nonché di eventuali conduttori (inquilini) di contratti di affitto; i dati comprendono anche il codice fiscale e la residenza -o domicilio- di ognuno. Se i dati in possesso dell’amministratore sono incompleti questi può chiederli al condomino inviandogli una richiesta formale, alla quale dev’essere data risposta entro 30 giorni; stessa cosa se l’inquilino non comunica l’eventuale variazione dei dati entro 60 giorni. In assenza di una risposta l’amministratore può procurarsi i dati da altre fonti, coinvolgendo anche terzi professionisti ed addebitando al condomino i costi.
L’Autorità ha ribadito innanzitutto che, in base alla disciplina privacy, l’amministratore può trattare solo informazioni pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità da perseguire. Può, dunque, acquisire le informazioni che consentono di identificare e contattare i singoli partecipanti al condominio – siano essi proprietari, usufruttuari, conduttori o comodatari – chiedendo le generalità comprensive di codice fiscale, residenza o domicilio. Può chiedere, inoltre, i dati catastali: la sezione urbana, il foglio, la particella, il subalterno e il Comune. Non può invece chiedere, perché risulterebbe eccedente, copia della documentazione: come, ad esempio, l’atto di compravendita in cui sono riportati i dati. Per quanto riguarda poi le informazioni relative alle “condizioni di sicurezza”, con l’entrata in vigore del “Decreto Destinazione Italia” i condòmini non dovranno più fornire alcuna informazione sulla propria unità immobiliare, perché i dati da raccogliere riguardano solo le parti comuni dell’edificio.
L’Autorità ha fornito ulteriori chiarimenti in merito al cosiddetto “conto condominiale”, che deve essere aperto e utilizzato dall’amministratore, e sul diritto di ciascun condomino di accedere alla relativa documentazione. In particolare, a seguito della riforma, il Garante ha chiarito che nonostante il conto sia intestato al condominio i singoli condòmini sono ora titolari di una posizione giuridica che consente loro di verificare la destinazione dei propri esborsi e l’operato dell’amministratore mediante l’accesso in forma integrale, per il tramite dell’amministratore, ai relativi estratti conto bancari o postali.
 
31/05/2014 18:07
Farmaci da banco, MEC e Konsumer Italia: “Tornano vendibili su ricetta”

I farmaci da banco tornano ad essere vendibili solo su ricetta. ” Questa piccola rivoluzione, apparentemente innocua e realizzata attraverso semplice decreto del ministero, su suggerimento dell’Agenzia del Farmaco, comporta un forte depotenziamento dei decreti Bersani anche sul fronte della liberalizzazione delle parafarmacie”. A denunciarlo sono le due nuove sigle dei consumatori Konsumer e MEC, che insieme ad altre associazioni, compongono la federazione iConsumatori. Si chiede un’indagine su AIFA.
“Questa decisione è un evidente regalo alle farmacie per recuperare incassi monopolistici ai danni delle tasche dei consumatori. In un’epoca in cui la capacità della spesa delle famiglie è in caduta e l’assistenza sanitaria è soggetta a tagli sempre più ampi, si deve fermare questo stillicidio silenzioso che fa letteralmente imbestialire i consumatori.” Questa la dichiarazione congiunta di Fabrizio Premuti e Claudio Melchiorre, rispettivamente presidenti di Konsumer e MEC.
Secondo le due associazioni, aggiornando i dati diffusi all’epoca dell’approvazione delle lenzuolate di Bersani,il danno per le famiglie è del 32%, per l’acquisto degli stessi farmaci in regime libero o protetto, mentre la cifra d’affari complessiva delle parafarmacie per i farmaci da banco è di poco più di due miliardi. “Dal punto di vista della salute e della spesa, l’erosione continua del numero e della qualità di questi farmaci che vanno dagli antinfiammatori agli antistaminici, promette un futuro sempre meno roseo.” Il portavoce della federazione iConsumatori (ACU-KONSUMER, MEC e DDC), Carlo Pileri ha chiesto un incontro urgente al Ministro della Salute per chiedere di eliminare l’obbligo di ricetta per tutti i farmaci della fascia C ripristinando la situazione preesistente per mantenere la libertà di vendita nei punti alternativi (parafarmacie, supermercati) come previsto dalle liberalizzazione. Pileri ha annunciato anche che intende chiedere al Ministro, a nome di iConsumatori, l’apertura di una inchiesta sulle decisioni prese dall’AIFA – l’agenzia del farmaco che hanno portato ad escludere dal ssn farmaci importanti e salvavita come quelli per il controllo del colesterolo e dei trigliceridi, molto costosi e prescritti nelle terapie post infarto, costringendo i consumatori a pagare in contanti, aumentando in tal modo l’incasso immediato delle farmacie di oltre 200 milioni di euro.
 
31/05/2014 18:07
Scadenze, il prof. Mastrocola spiega i perchè del “preferibilmente”

Il Termine Minimo di Conservazione indica il tempo entro il quale un prodotto alimentare, in adeguate condizioni di conservazione, conserva tutte le sue caratteristiche qualitative. Una sorta di indicatore di qualità che la Commissione UE sta valutando di eliminare per alcuni prodotti (pasta, riso, caffè e formaggi stagionati) al fine di ridurre lo spreco alimentare. Prof. Dino Mastrocola: “Si tratta di una informazione molto utile anche se ci troviamo di fronte a un prodotto che difficilmente potrà diventare rischioso per la salute”.
Il Professor Dino Mastrocola, docente presso la Facoltà di Bioscienze e tecnologie agro-alimentari e ambientali dell’Università di Teramo, spiega a Help Consumatori che il Termine Minimo di Conservazione è “un’informazione molto utile anche se ci troviamo di fronte a un prodotto che molto difficilmente potrà diventare rischioso per la salute”.
Il Termine Minimo di Conservazione (Tmc) dei prodotti interessati è molto lungo ad eccezione dei formaggi stagionati.
Pasta: 18 – 24 mesi
Riso: nella maggior parte dei casi 18 mesi
Caffè: in generale 18 mesi con casi di 12 e 24 mesi
Formaggi a pasta dura: il range è molto ampio e va dai 90 ai 180 giorni.

Ma chi stabilisce il Tmc?
“E’ il produttore o il confezionatore che stabilisce il Tmc. Se si indica un Tmc inferiore o uguale a 3 mesi è necessario indicare giorno mese ed anno. Alcuni formaggi possono rientrare in questa casistica. Da 3 a 18 mesi è sufficiente riportare mese e anno, oltre i 18 mesi scatta l’obbligo di indicare esclusivamente l’anno”. Il Tmc può essere utilizzato solo se durante la conservazione non possono insorgere problematiche per la salute come, ad esempio, lo sviluppo di microrganismi patogeni, possono, in definitiva, modificarsi solo le caratteristiche qualitative del prodotto”.
In base a cosa viene stabilito il Tmc?
“In base alla stabilità delle caratteristiche qualitative, ovvero gusto, aroma, colore, consistenza, fragranza, contenuto di vitamine ed antiossidanti, ecc.. Tali proprietà in alcuni casi si possono valutare a livello strumentale, in altri casi si ricorre all’analisi sensoriale. Ad esempio, il contenuto in acqua che porta un cracker a perdere fragranza può essere determinato sia con specifici controlli analitici che con un test sensoriale. La perdita degli aromi può essere valutata anche con test gas cromatografici, mentre per il gusto, che è difficilmente misurabile con metodi strumentali, si fa ricorso quasi esclusivamente all’analisi sensoriale. Gusto e aroma degli alimenti possono essere notevolmente influenzati da processi ossidativi a carico soprattutto della frazione lipidica, anche se presente solo in tracce. Tracce di lipidi sono riscontrabili in molti alimenti e, in caso di ossidazione, possono essere responsabili della comparsa di sapori e odori di rancido anche in crackers, snack, paste alimentari e farine derivanti da cereali non degerminati.
Quanto le modalità di conservazione influenzano la salubrità e la qualità di prodotti anche con Tmc molto lunghi?
“Le modalità di conservazione influenzano notevolmente la stabilità dei prodotti. L’aroma ad esempio è determinato dalla presenza di composti volatili caratterizzati da una elevata tensione di vapore che cresce all’aumentare della temperatura. Pertanto la conservazione a basse temperature riduce le perdite aromatiche, mentre se durante il consumo o l’assaggio si vuole percepire al meglio le caratteristiche aromatiche di un determinato prodotto è bene portarlo a temperatura ambiente”.
Quindi tenere il caffè in frigo è una scelta positiva?
“Esatto, perché la bassa temperatura fa diminuire la tensione di vapore degli aromi e di conseguenza la loro volatilità e la possibilità che si perdano nell’ambiente. Ovviamente la confezione va tenuta ben chiusa altrimenti il caffè, che è un materiale igroscopico e adsorbente, potrebbe arricchirsi di umidità e aromi estranei presenti nel frigo”.
E l’umidità, quanto è importante?
“Per quanto riguarda l’influenza dell’umidità, in generale all’aumentare del suo livello aumenta la deperibilità di un prodotto alimentare. Va comunque ricordato che il Tmc è valido per confezioni integre e i materiali impiegati nel packaging sono ad elevata barriera per il vapor d’acqua”.
Se è vero che una stessa tipologia di prodotto (ad esempio la pasta) può avere Tmc diversi, quest’ultimo potrebbe essere considerato un indicatore di qualità utile per il consumatore?
Il Tmc può variare per uno stresso prodotto anche in base alle modalità di produzione, alle caratteristiche compositive al tipo di materie prime utilizzate e alle modalità di confezionamento. Pertanto l’eliminazione del Tmc priverebbe il consumatore di un indicatore utile del livello di qualità di un prodotto alimentare.
L’eliminazione del Tmc potrebbe portare anche a rischi per la salute?
“Ad eccezione di alcuni formaggi a breve stagionatura possiamo dire che il rischio è pressoché nullo” .
Immaginiamo di consumare un pacco di pasta con un Tmc di 24 mesi dopo 48 mesi dalla produzione. Cosa rischia il consumatore?
“Il consumatore potrà avere a che fare con un prodotto privo del classico profumo di grano e, in alcuni casi, riscontrare la presenza di odori di ossidato o di rancido. In generale la comparsa di odori, sapori e colori anomali in un alimento dovrebbero portare il consumatore ad evitarne l’uso. Per i formaggi si può avere la comparsa di muffe anche in tempi relativamente brevi dopo il superamento del Tmc, in questo caso entrano in gioco problematiche legate alla sicurezza microbiologica che portano a consigliare un più rigido rispetto dei tempi di consumo indicati”.
A cura di Silvia Biasotto
 
31/05/2014 18:06
Autorità energia: conciliazione online compie un anno

Compie un anno il Servizio di Conciliazione online dell’Autorità per l’energia e conta questi numeri: più di mille richieste di intervento (con un aumento del 158% negli ultimi sei mesi) fatte soprattutto da clienti domestici per richieste che hanno riguardato in prevalenza il settore elettrico, seguito dal gas e da forniture congiunte. Nella metà dei casi il valore della controversia non ha superato i mille euro ma ci sono state conciliazioni anche per importi fino a 200 mila euro. Il bilancio del servizio è stato reso noto oggi dall’Autorità per l’energia.
I dati sono stati comunicati durante il convegno sul Servizio conciliazione energia dell’Autorità: the Alternative Dispute ReVolution organizzato dall’Autorità oggi a Milano con la partecipazione di giuristi, professori universitari, esperti, associazioni dei consumatori e operatori del settore. Spiega l’Autorità: “La conciliazione online è un servizio innovativo, introdotto dall’Autorità per affrontare e risolvere del tutto gratuitamente e con l’assistenza di un mediatore, formato sui temi energetici, eventuali controversie con i fornitori di luce o gas. Si attiva con un semplice click, utilizzando un computer, il telefonino, lo smartphone o il tablet per collegarsi al sito www.conciliazione.energia.it”. Il servizio di conciliazione si può attivare solo dopo aver presentato al proprio operatore un reclamo scritto che non abbia avuto risposta o abbia ricevuto risposta insoddisfacente, dopo cinquanta giorni dall’invio del reclamo.
Sono già 260 le conciliazioni andate a buon fine con la stipula di transazioni per rateizzazioni, rettifiche di fatturazione, restituzione di importi ed anche – ed è questa un’ulteriore caratteristica del servizio- compensazioni ai clienti finali. Oltre il 60% delle domande ha riguardato controversie sulla fatturazione, come ad esempio doppie bollette o maxi-conguagli consumi stimati, letture di switching e, in seconda battuta, problematiche contrattuali come morosità, distacchi e volture. Nel 50% dei casi il valore della controversia non ha superato i mille euro, ma ci sono state conciliazioni per importi fino a 200 mila euro. Al Servizio si sono rivolti soprattutto clienti domestici (79%) per richieste che hanno riguardato in prevalenza il settore elettrico (57%), per il 35% il settore gas e l’8% a forniture congiunte di luce e gas.
Il cliente finale può partecipare direttamente o farsi rappresentare da un delegato, anche appartenente a un’associazione di consumatori. Nello specifico, infatti, il 43% delle richieste di accesso al servizio di conciliazione dell’Autorità è stato fatto attraverso associazioni dei consumatori, il 27% da singoli clienti, il 30% attraverso delega a persone di fiducia. Gli ‘incontri’ fra le parti si svolgono via web in stanze virtuali o anche in chat room o videoconferenza; le parti hanno 90 giorni per trovare un accordo ma, nella realtà, i tempi sono stati molto inferiori, contando in media 60 giorni ma con punte particolarmente virtuose di 14 giorni.
La partecipazione al Servizio è volontaria ma alcuni operatori di energia si sono impegnati ad aderire per un biennio.
 
13/04/2014 21:18
CGUE: divieto di imporre spese al pagatore anche per gestore di telefonia mobile

Gli Stati possono vietare ai beneficiari di un pagamento di imporre spese al pagatore qualunque sia lo strumento di pagamento scelto, e questo divieto si può applicare anche a un gestore di telefonia mobile. È quanto stabilito oggi dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea. La Corte è intervenuta su una questione riguardante l’addebitamento di spese aggiuntive che un fornitore di telefonia mobile in Austria faceva pagare ai consumatori che pagavano attraverso bonifico online o bollettino cartaceo.
Nel dettaglio, la sentenza scaturisce dal fatto che la T-Mobile Austria, fornitore di servizi di telefonia mobile in Austria, prevedeva nelle sue condizioni generali di contratto l’addebito ai suoi clienti delle spese di gestione in caso di pagamento mediante bonifico online o per mezzo di bollettino cartaceo. Venivano così addebitate spese aggiuntive mensili pari a tre euro ai consumatori abbonati alla tariffa «Call Europe» che avevano optato per tali modalità di pagamento, mentre questo non avveniva per chi pagava con addebito automatico sul conto bancario o sulla carta di credito.
Il “Verein für Konsumenteninformation”, un’associazione austriaca di consumatori, ha ritenuto che tale pratica fosse contraria alla legge austriaca sui servizi di pagamento, che vieta ai beneficiari del pagamento di imporre spese qualunque sia lo strumento scelto. La T-Mobile, invece, si opponeva perché riteneva che la legge, e la direttiva europea sui servizi di pagamento, non si applicasse a un gestore di telefonia mobile. I tribunali austriaci di primo e secondo grado hanno inibito alla T-Mobile di inserire la clausola nei nuovi contratti e di farne uso nei contratti esistenti, ma il caso è arrivato alla Corte di Cassazione che si è dunque rivolta alla Corte di giustizia, chiedendole di interpretare la direttiva europea.
Nella sentenza odierna la Corte rileva che la direttiva conferisce espressamente agli Stati membri la facoltà di vietare o di limitare il diritto del beneficiario di richiedere spese al pagatore per l’utilizzo di uno strumento di pagamento determinato. Tale facoltà si applica all’utilizzo di strumenti di pagamento nell’ambito del rapporto contrattuale instaurato tra un gestore di telefonia mobile (beneficiario del pagamento) e il suo cliente (pagatore). La Corte considera dunque che un gestore di telefonia mobile e il suo cliente possono, quando ricevono o effettuano un pagamento, essere qualificati rispettivamente come «beneficiario» e «pagatore».
La Corte considera dunque che “il potere degli Stati membri non si limita a vietare di applicare spese per l’utilizzo di uno strumento di pagamento determinato. Al contrario, essa consente altresì agli Stati membri di vietare in maniera generale ai beneficiari di imporre spese al pagatore qualunque sia lo strumento di pagamento scelto, a condizione che la normativa nazionale, nel suo complesso, tenga conto della necessità di incoraggiare la concorrenza e di promuovere l’uso di strumenti di pagamento efficaci”. Detto questo, gli Stati dispongono nondimeno di un ampio margine di discrezionalità nell’esercizio di tale facoltà e sarà la Corte di Cassazione austriaca a verificare se la legge austriaca rispetti tale condizione.
 
13/04/2014 21:18
Telefonate mute, Garante Privacy vara regole contro telemarketing invasivo

Squilla il telefono, il consumatore risponde, ma dall’altra parte non c’è nessuno. La pratica si ripete anche per una decina di volte e il risultato può essere percepito come una forma di stalking: è la telefonata muta, frutto di pratiche di telemarketing particolarmente aggressive contro cui il Garante Privacy ha varato in via definitiva un provvedimento generale che impone agli operatori di adottare misure specifiche per ridurre questo tipo di disturbo, una promozione telefonica particolarmente fastidiosa per gli utenti.
Il provvedimento è stato varato a conclusione di una consultazione pubblica avviata lo scorso anno. Come evidenzia l’Autorità, sono stati numerosi gli abbonati che hanno segnalato al Garante la ricezione di telefonate nelle quali, una volta risposto, non si viene messi in contatto con alcun interlocutore.Una pratica che, in alcuni casi, ha comportato il disturbo degli utenti anche per 10-15 volte di seguito e che viene spesso vissuta addirittura come una forma di stalking, fino a configurarsi come un vero e proprio allarme sociale.
Cosa accade? La telefonata muta è frutto delle impostazioni dei sistemi centralizzati di chiamata dei call center, che vogliono massimizzare la produttività degli operatori. Spiega il Garante nell’odierna newsletter: “Per eliminare tempi morti tra una telefonata e l’altra, infatti, il sistema genera in automatico un numero di chiamate superiore agli operatori disponibili. Queste chiamate, una volta ottenuta risposta, possono essere mantenute in attesa silenziosa finché non si libera un operatore. Il risultato è appunto una “chiamata muta”, che può indurre comprensibili stati di ansia, paura e disagio nei destinatari”.
Il Garante ha dunque stabilito una serie di regole che le imprese di telemarketing dovranno rispettare, con sei mesi di tempo per mettersi in regola. Prima di tutto, i call center dovranno tenere precisa traccia delle “chiamate mute”, che dovranno comunque essere interrotte trascorsi 3 secondi dalla risposta dell’utente. Non potranno verificarsi più di 3 telefonate “mute” ogni 100 andate “a buon fine”. L’utente inoltre non dovrà essere messo in attesa silenziosa: il sistema dovrà creare un rumore ambientale di fondo, ad esempio con voci di sottofondo, squilli di telefono, brusio, per dare la sensazione che la chiamata provenga da un call center e non da un eventuale molestatore.
Ancora: l’utente disturbato da una telefonata muta non potrà essere ricontattato per cinque giorni e, al contatto successivo, dovrà parlare un operatore. I call center dovranno infine conservare per almeno due anni i report statistici delle telefonate “mute” effettuate per ciascuna campagna, così da consentire eventuali controlli.
 
13/04/2014 21:17
Toyota richiama oltre 6 milioni di auto (26 modelli) per problemi tecnici


Il richiamo di automobili che starebbe per fare Toyota Motor Corp è uno dei più grossi della storia automobilistica: la casa giapponese starebbe per richiamare 6,39 milioni di auto nel mondo coinvolgendo ben 26 diversi modelli, tra cui Yaris, Suv Rav4, Corolla oltre al Pontiac Vibe e Subaru Trezia. Alla base del richiamo ci sarebbero 5 diversi problemi tecnici, anche se non gravi, che riguardano lo sterzo, i sedili, e l’accensione. Alla diffusione della notizia, già ieri, il titolo Toyota ha perso il 3% sulla Borsa di Tokyo. I veicoli sono stati prodotti nell’ultimo decennio. Oltre 1 milione delle vetture coinvolte nel richiamo sarebbe stato venduto in Giappone, due milioni e mezzo negli Stati Uniti, 770 mila in Europa e le altre sono sparse nel mondo. La società dichiara di non essere a conoscenza di incidenti provocati dai difetti riscontrati.
Sempre Toyota, nel 2012, fece un altro mega richiamo di 7,4 milioni di auto, per potenziali rischi di incendio, mentre a febbraio scorso aveva richiamato 1,9 milioni di Prius. A marzo il gruppo automobilistico giapponese aveva accettato di pagare 1,2 miliardi di dollari per il settlement negli Usa dell’inchiesta penale relativa al noto caso dei difetti nel sistema di accelerazione.
 
13/04/2014 21:16
Integratori alimentari, la guida di Federsalus per chi li acquista online

Negli ultimi 12 mesi 250mila italiani ha acquistato su Internet integratori alimentari (vitamine/multivitaminici, integratori a base di erbe, sali minerali e fermenti lattici): una percentuale pari al 2,5% dei 10 milioni di consumatori che nello stesso periodo ha acquistato integratori. E’ quanto emerge da una rilevazione Eurisko. In attesa di una normativa che regolamenti in Italia la vendita online, FederSalus, Associazione Nazionale Produttori Prodotti Salutistici, ha realizzato un decalogo per un acquisto sicuro sul web.
Fare acquisti sul web è più comodo e a volte si risparmia, ma spesso si sottovalutano i potenziali rischi di un acquisto non garantito: sul web, infatti, si trovano prodotti provenienti da ogni parte del mondo, anche da Paesi con legislazioni diverse rispetto all’Italia e all’UE. Molti siti che vendono integratori alimentari, inoltre, sfuggono completamente ai controlli, con potenziali rischi per la salute visto che questi prodotti possono contenere sostanze e quantitativi diversi da quelli dichiarati, o addirittura sostanze dannose.
In Italia, la sicurezza degli integratori alimentari è garantita dalla normativa nazionale che regola ogni fase della produzione e commercializzazione: le sostanze ed i quantitativi in essi contenuti sono stabiliti nelle linee guida sugli integratori alimentari pubblicate dal Ministero della Salute. La produzione e il confezionamento degli integratori alimentari prodotti in Italia, inoltre, deve avvenire esclusivamente in stabilimenti autorizzati e controllati dalle ASL.
In attesa di una normativa che regolamenti in Italia la vendita online, FederSalus ha realizzato un decalogo per l’acquisto sicuro sul web: basato sulla normativa nazionale e comunitaria, il decalogo spiega cosa sono gli integratori alimentari e il loro ruolo nel mantenimento del benessere nell’ambito di un sano stile di vita ed alimentare.
“Gli integratori in Italia sono acquistati soprattutto in farmacia, quindi sotto la supervisione di personale qualificato e, come rilevano recenti studi di settore, per un numero crescente di consumatori anche il medico ha fortunatamente un ruolo importante nella scelta dell’integratore. Il web ha assunto tuttavia un ruolo pervasivo come fonte di informazione anche in ambito di salute, e seppure ancora marginale, l’e-commerce di integratori è una realtà ancora poco regolamentata e poco controllabile di cui prendiamo atto – sostiene Marco Fiorani, Presidente di FederSalus – La nostra Associazione è da sempre impegnata a favore di un uso corretto e consapevole degli integratori nell’ambito di un sano stile di vita ed alimentare e la pubblicazione di un decalogo per l’acquisto online nasce dalla nostra volontà di fornire uno strumento al consumatore per orientarsi nella scelta dei siti Internet e dei prodotti che offrono le migliori garanzie”.
Ecco le 10 regole:
1. Verifica che gli ingredienti funzionali, cioè i componenti, siano ammessi dalle normative europee ed italiane consultando il sito del Ministero della Salute dove si trovano gli elenchi delle sostanze autorizzate e le relative indicazioni per la salute.
2. Controlla i dosaggi corretti delle diverse sostanze presenti negli integratori. Sul sito del Ministero della Salute si trovano tutti i dosaggi giornalieri corretti di vitamine, minerali e di altre sostanze spesso utilizzate negli integratori alimentari.
3. No alle sostanze dopanti. Gli integratori alimentari non possono contenere sostanze dopanti. Le sostanze dopanti, pericolose per la salute, possono modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo. Prima di acquistare un prodotto online è bene verificare se le sostanze che lo compongono siano presenti o meno nella lista pubblicata sul sito della Word Anti Doping Agency (WADA).
4. Controlla l’etichetta: deve riportare i reali effetti fisiologici e/o nutrizionali. Attenzione in particolare ai prodotti per il controllo del peso che non possono promettere risultati eclatanti in un determinato arco di tempo e senza rinunce.
5. Chiedi un consiglio al medico quando necessario, ad esempio se si stanno assumendo dei farmaci. Alcune sostanze utilizzate negli integratori potrebbero infatti interagire con i medicinali. E’ consigliabile inoltre chiedere un consulto medico prima di assumere contemporaneamente diversi integratori. Verifica con attenzione le eventuali avvertenze riportate in etichetta.
6. Verifica che il prodotto sia nel registro nazionale del Ministero della Salute. In Italia è prevista dalla normativa vigente l’obbligatorietà della notifica del prodotto al Ministero della Salute. Per avere la certezza di acquistare un prodotto notificato in Italia (e quindi valutato dal Ministero della Salute) bisogna consultare il registro nazionale pubblicato sul sito del Ministero. In questo registro sono presenti tutti gli integratori che hanno concluso favorevolmente l’iter di notifica.
7. Identifica l’azienda produttrice. Il registro nazionale degli integratori alimentari comprende anche l’elenco, in ordine alfabetico, delle aziende che hanno notificato i prodotti al Ministero della Salute italiano.
8. Verifica l’identità del venditore. Prima di procedere con l’inserimento di dati sensibili (es. numero della carta di credito), verifica che siano presenti alcune informazioni riguardo, ad esempio, alle caratteristiche principali del prodotto, l’identità del venditore, l’indirizzo, il prezzo e le modalità di pagamento. E’ consigliabile verificare che, nel sito in cui si acquista il prodotto, figurino la sede legale dell’azienda, la partita iva, un eventuale numero verde e/o l’esistenza di un servizio post-vendita e di assistenza al consumatore.
9. Informati sulle modalità di trasporto. Gli integratori alimentari devono essere trasportati in adeguate condizioni igienico sanitarie, entro appositi contenitori ed in condizioni adeguate di temperature e di stoccaggio per non comprometterne il consumo sicuro. E’ importante, quindi, verificare le modalità di trasporto e consegna dei prodotti.
10. Non abbassare la guardia sugli effetti indesiderati. Anche per gli acquisti online è importante mantenere alta l’attenzione rispetto a possibili eventi indesiderati: i prodotti contenenti piante o altre sostanze naturali non devono indurre a far credere che solo per effetto di tale derivazione non vi sia il rischio di incorrere in effetti indesiderati. Segnala al tuo medico o al farmacista le eventuali reazioni avverse dovute a integratori acquistati sul web. Gli operatori provvederanno ad informare il sistema nazionale di fitovigilanza attraverso il modulo a disposizione sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità.
 
13/04/2014 21:15
Commercio online di giochi ed elettronica: Antitrust sanziona GIMA

Antitrust in azione nei confronti delle pratiche scorrette attuate nel commercio online. Questa volta nel mirino dell’Autorità è finita la società GIMA S.r.l.s., attiva nella vendita online di giochi, videogiochi e prodotti informatici in genere, attraverso i siti web tecnomirage.it e esseashop.it, posti ora sotto sequestro preventivo dalla Guardia di Finanza. La società è stata multata per complessivi 100 mila euro.
Tre le pratiche contestate: la diffusione di informazioni non veritiere in merito alla disponibilità ed ai tempi di consegna dei prodotti offerti in vendita; l’opposizione di ostacoli all’esercizio di diritti contrattuali; la diffusione di informazioni non veritiere in merito ai contenuti e alle modalità di esercizio dei diritti contrattuali.
L’ingannevolezza delle informazioni diffuse dal professionista sulla disponibilità dei prodotti e sui tempi di consegna, spiega l’Antitrust, è dimostrata dalla mancata consegna nei termini pattuiti e comunque entro il termine di trenta giorni, secondo quanto previsto dal Codice del Consumo in materia di contratti a distanza. Un primo problema riguarda il limitato periodo di attività della società: “i domini utilizzati per individuare i siti web del professionista – spiega l’Antitrust nell’odierno bollettino – sono stati registrati, rispettivamente, il 9 maggio 2013 (tecnomirage.it) e il 30 luglio 2013 (esseashop.it), mentre GIMA S.r.l.s. è stata posta in liquidazione l’11 ottobre dello stesso anno, da ciò potendosi ragionevolmente desumere che l’attività si sia protratta per circa un semestre”. C’è inoltre un numero considerevole di segnalazioni su operazioni non andate a buon fine e, di fronte alle contestazioni mosse dai consumatori per la mancata consegna dei prodotti, la stessa società “ha più volte ammesso di non avere la materiale disponibilità del prodotto ordinato, ovvero ha indirettamente attestato tale situazione, proponendo la consegna di beni diversi da quelli ordinati. La condotta in questione appare poi tanto più censurabile, ove si consideri che alcuni segnalanti hanno riscontrato la perdurante presenza online dell’indicazione di disponibilità, pur successivamente alle sostanziali smentite della stessa da parte del professionista”.
Molti consumatori hanno incontrato difficoltà a mettersi in contatto col professionista, che ha ostacolato l’esercizio di diritti contrattuali ad esempio per quanto riguarda la restituzione del prezzo pagato per effetto dell’omessa consegna: il riferimento è, in primo luogo, alla mancata corresponsione del rimborso. C’è poi la contestazione di una ulteriore pratica commerciale, in quanto la disciplina sulla garanzia presente nelle Condizioni di vendita non è corretta e manca di trasparenza. Non si capisce, ad esempio, se le informazioni date siano riferite alla garanzia legale o ad una garanzia convenzionale. L’Antitrust rileva, fra l’altro, “l’ingannevolezza della frase che, senza distinguere tra garanzie convenzionali e garanzia legale di conformità, così recita: «per usufruire di queste garanzie estese, il cliente dovrà fare riferimento direttamente al produttore e ai suoi centri di assistenza diretti», così inducendo il consumatore a ritenere che anche per la garanzia di conformità sia necessario rivolgersi al produttore” e non, come invece accade, al venditore. Da qui la decisione di tre sanzioni per un totale di 100 mila euro.
 
13/04/2014 21:14
Energia: firmato Protocollo Energetic Source-Consumatori

Piena tutela dei diritti dei clienti nel mercato energetico, impegno a prevenire ed evitare il fenomeno dei contratti non richiesti, semplificazione della gestione dei reclami scritti: sono i cardini sui quali si fonda il Protocollo di Autoregolazione Volontaria e di Gestione Reclami firmato dal gruppo Energetic Source, fra i principali operatori del mercato libero di energia e gas, e le principali associazioni dei consumatori. Il Protocollo fa seguito agli impegni sottoscritti nell’Accordo Quadro dello scorso giugno.
Come informa una nota, “obiettivo è quello di garantire la piena tutela dei diritti dei clienti nell’ambito del consumo energetico tramite uno stretto controllo della qualità dell’attività condotta dalle agenzie e partner di vendita con particolare attenzione a prevenire o evitare il fenomeno dei contratti e delle attivazioni non richieste di forniture di energia elettrica e gas naturale rafforzando quanto previsto dall’AEEG”. Allo stesso tempo, ci si impegna ad agevolare e semplificare la gestione dei reclami scritti dei clienti finali di Flyenergia, società del gruppo che si occupa del mercato retail, in merito a disservizi legati alla fornitura di energia elettrica e gas. A tale proposito, in concomitanza con la firma del Protocollo di Autoregolazione Volontaria, è stato sottoscritto anche il Protocollo per la Gestione di Reclami che regolamenta le modalità di classificazione e le tempistiche di risposta in caso di reclami legati a contratti e attivazioni non richieste. In base a questo Protocollo, il cittadino potrà contare sull’attivazione di un canale dedicato alle Associazioni dei Consumatori e di una riduzione dei tempi di risposta massima rispetto a quelli previsti dall’AEEG.
L’accordo prevede la condivisione con le agenzie e i partner di vendita del Codice di Condotta Commerciale e del Codice Etico del Gruppo Energetic Source e l’organizzazione di giornate di formazione, inaugurate il 20 febbraio scorso a Milano, per favorire la diffusione di un’informazione chiara e non fraintendibile verso il consumatore finale. È stato inoltre istituito un Osservatorio congiunto composto da 2 membri per il Gruppo Energetic Source e 4 membri per le Associazioni scelti tra le Associazioni firmatarie con criterio turnario.
Le associazioni firmatarie dell’accordo quadro sono: ACU, Adiconsum, ADOC, Adusbef, Assoconsum, AssoUtenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori e Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa Cittadino, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori.
 
13/04/2014 21:13
Intercity soppressi? Trenitalia smentisce (per ora)

Intercity soppressi da giugno? Trenitalia smentisce (ma neanche troppo). La società ha infatti comunicato che “ad oggi non è ancora prevista alcuna cancellazione a giugno dei 10 Intercity” finiti in un’interrogazione parlamentare i cui esiti hanno immediatamente sollevato la protesta dei consumatori. Allo stesso tempo, l’azienda conferma che i treni sono in perdita e che attenderà l’esito delle analisi del Ministero dei Trasporti.
Come si legge in una nota diramata nei giorni scorsi, “contrariamente a quanto diffuso dai media, per nessuno dei 10 Intercity “a mercato”, oggetto di un’interrogazione parlamentare, è stata programmata la cancellazione al cambio orario di giugno. Infatti, prima di intraprendere nuove iniziative in ordine ai suddetti treni, Trenitalia attenderà gli esiti delle analisi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – che verranno completate a breve – per valutare, successivamente, assieme alle Regioni interessate, le eventuali azioni conseguenti”.
Trenitalia precisa inoltre che “a differenza di tutti gli altri treni Intercity che rientrano nel Contratto di Servizio con lo Stato, per i quali la differenza tra costi di esercizio e ricavi da biglietti e abbonamenti è compensata da un apposito corrispettivo, i 10 Intercity in questione sono invece effettuati a mercato a totale carico di Trenitalia, che per questi treni ha registrato nel 2013 perdite per quasi 30 milioni di euro l’anno”
 
13/04/2014 21:12
Osservatorio: tariffe Rc auto, i dati Istat dicono che gli incidenti stanno calando

I dati Istat dimostrano chiaramente che in Italia gli incidenti stanno calando. Di conto, le tariffe Rc auto dovrebbero calare.
In Italia il mondo assicurativo è sempre in cambiamento e con questo anche i prezzi delle polizze. Risparmiare sull’assicurazione auto, infatti, è una delle necessità che accomuna tutti i consumatori italiani, che però devono essere consapevoli dei vari costi che compongono la polizza assicurativa: ecco perché lo strumento fondamentale per il confronto delle polizze è il preventivo di assicurazione auto, che riassume tutte le informazioni più importanti dell’assicurazione.
Trovare la polizza meno cara non sempre è facile proprio per via di tutti questi fattori che incidono inesorabilmente sul prezzo finale del premio che annualmente paghiamo per assicurare la nostra auto.Confrontare l’offerta di Quixa con quella di Generali, per esempio, potrebbe aiutarci a capire se optare per una polizza online o per una tradizionale.
Le polizze auto online, per esempio, rispetto a quelle tradizionali, sono più vantaggiose perché abbattono alcuni costi di apertura e di gestione della polizza: grazie al web, infatti, sarà possibile non solo assicurare la propria auto a prezzi più bassi, ma poter scegliere tra un ampio ventaglio di offerte online.
Ad ogni modo, un fattore significativo in questo senso è il rischio stradale: le strade italiane sono tra le più pericolose d’Europa per non parlare della percentuale di morti che ogni anno si contano sulle strade.
Avere un’assicurazione che ci tuteli in caso di incidente è molto importante ma è bene sapere che molte volte le compagnie assicurative lamentano i costi per gli incidenti, aumentando così il valore delle polizze.
L’Istat, però, sembrerebbe inchiodare le compagnie sotto questo punto di vista: dalle sue ultime indagini, infatti, è emerso che il numero degli incidenti stradali sia diminuito e che il fenomeno stia calando dal 2010 ad oggi.
In generale, tra motociclisti e ciclomotoristi, nel triennio 2010-2012 ci sono stati 3.178 morti e 213.854 feriti: ciò significa che ogni giorno sulle strade italiane muoiono tre persone e ne rimangono ferite altre 200.
Quello che si crede è che le nuove norme in materia di sicurezza stradale stiano dando i suoi frutti e che nel corso degli anni stiano progressivamente aiutando gli automobilisti e i motociclisti a mantenere una condotta migliore.
In particolare, nel 2012 le vittime sono state 822 tra i motociclisti, mentre 122 tra i ciclomotoristi: è un dato tragico, ma se si pensa che nei due anni precedenti questi numeri erano più alti allora c’è da sperare.
Nel 2011, per esempio, i motociclisti morti sono stati 923 mentre165 i ciclomotoristi; nel 2010 questi dati erano rispettivamente 943 e 203. Anche per i feriti il trend è lo stesso: 47.311 e 17.512 nel 2012, 54.175 e 20.890 nel 2011, 52.026 e 21.940 nel 2010.
In percentuale, dal 2010 al 2012 le vittime tra i motociclisti sono diminuite del 12,8% mentre tra i ciclomotoristi sono diminuite del 40%. I feriti, invece, sono diminuiti rispettivamente del -9% e del 20,2%.
L’Istat ha dato informazione anche sulle vittime pedonali: i pedoni morti del triennio 2010-2012, sono stati 1.767, quelli feriti 63.222. In media, ogni giorno perdono la vita 1,6 pedoni e 58 rimangono feriti.
Questi numeri confermano che le lobby assicurative molte volte aumentano i costi delle polizze per via degli incidenti in modo incongruente con i dati reali: che a questo punto, l’andamento e l’aumento dei costi dovranno essere rivisti e rimoderati.
 
13/04/2014 21:11
Finti autovelox? Assicurazioneauto.it: autorità contrarie, cittadini favorevoli


Quella dei finti autovelox è questione controversa e dibattuta: si tratta di “dispositivi costituiti da contenitori vuoti in materiale prevalentemente plastico di varia foggia e colorazione che vengono posti a margine della strada con il dichiarato intento di condizionare la velocità dei veicoli”. Cosa ne pensano le autorità e qual è, invece, l’opinione dei cittadini? Se ne parla in un articolo sul sito assicurazioneauto.it.Il 19 marzo scorso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha scritto al presidente dell’Anci, Piero Fassino, dichiarando di essere contrario ai finti “dissuasori di velocità” adottati ormai in diversi Comuni come intervento di sicurezza stradale. I motivi per cui il Ministero è contrario sono: i finti autovelox “non sono inquadrabili in alcuna delle categorie di dispositivo o di segnaletica previste dal vigente Codice della Strada” quindi “non sono suscettibili né di omologazione né di approvazione o autorizzazione”; potrebbero inoltre essere un pericolo, “la loro eventuale dislocazione a bordo strada dovrebbe considerare la possibilità che tali manufatti possano costituire ostacolo fisso, ancorché posti al di fuori della carreggiata”. Tesi avvalorata in una riunione tenuta il 27 marzo da il Ministro dei Trasporti, Ministro dell’Interno e il Presidente dell’Anci in cui è emerso parere favorevole esclusivamente sui dissuasori di velocità installati e operativi ma solo se dotati di effettivi dispositivi di controllo.
I cittadini, invece, sono favorevoli a questi dispositivi: secondo alcuni Sindaci intervistati, gli automobilisti, non sapendo se i contenitori nascondono o meno gli effettivi rilevatori di velocità, tendono a rallentare nelle loro vicinanze. E non esiste una normativa che proibisce ai Comuni di installare i finti autovelox nelle tratte più pericolose.
Confermano il risultato anche i Comandanti di Polizia Municipale che, a seguito del ricorso da parte di molti Comuni, hanno visto diminuire i casi di eccesso di velocità. I commerciali delle concessionarie hanno registrato l’opinione positiva dei loro clienti, i quali hanno ammesso che la sola vista del box condiziona la loro andatura spingendoli a rientrare subito nei limiti di velocità consentiti.
I finti autovelox, quindi, benchè non frutto di una regolamentazione ben precisa, hanno portato buoni risultati in termini di sicurezza stradale. Inoltre, non è esclusa la possibilità di caricarli con effettivi dispositivi di rilevazione della velocità omologati dal Ministero e in dotazione alle Forze di Polizia, con obbligo di segnaletica stradale come sancito dall’art. 142 comma 6-bis. L’ultima statistica ACI-CENSIS parla chiaro: su 38432 incidenti stradali in Italia, ben 25907 si sono verificati a causa dell’eccesso di velocità. Pertanto, è difficile pensare di abbandonare misure che hanno dimostrato la loro efficacia nell’immediato per attendere soluzioni più formali che chissà quando metteranno d’accordo le autorità competenti.
 
13/04/2014 21:10
Vinitaly 2014, Coldiretti denuncia due falsi vini ‘made in Italy’

Ha aperto i battenti ieri l’edizione 2014 di Vinitaly, il salone dei vini e dei distillati che ogni anno, a Verona, chiama a raccolta un folto numero di espositori e di visitatori. L’iniziativa, oltre a celebrare le perfomarnces del vino italiano – l’Italia del vino è il primo esportatore del mondo con una quota del 21% del mercato internazionale – è anche l’occasione per fare il punto sulla contraffazione che colpisce anche il settore vini come ha denunciato Coldiretti nell’ambito dell’incontro “La legalità nel bicchiere, il piano d’azione” organizzato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, dalla Coldiretti e dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare.
L’ultimo ‘ritrovato’ si chiama “Italian secco” e sull’etichetta è ben evidente la scritta in italiano “spumante secco” e il marchio “Gancia”, ma con una lente d’ingrandimento dietro la bottiglia si può leggere che è prodotto in Argentina. Il nome – denuncia l’Associazione – richiama il nostrano Prosecco, il vino nazionale che ha avuto il maggior incremento delle esportazioni, ma siamo di fronte a una bottiglia – denuncia la Coldiretti – che i consumatori identificano facilmente come italiana, ma che di italiano non ha niente perché le uve da cui proviene sono coltivate in Argentina, l’imbottigliamento avviene nel Paese sudamericano. Del resto lo scorso 7 agosto 2013 la Russian Standard, uno dei più grandi gruppi integrati produttori di liquori e vini, ha annunciato di aver aumentato al 94,1 per cento la sua quota di partecipazione in Gancia SpA, fondata nel 1850 da Carlo Gancia, creatore del primo spumante italiano Gancia e leader internazionale nella produzione di spumanti e vermouth.
Sul sito argentino www.gancia.com.ar nelle caratteristiche tecniche si legge che – riferisce la Coldiretti – “l’”Italian secco” è ottenuto dal 40 per cento viogner (40 per cento), chennin (25 per cento), chardonnay (25 per cento) e Ugni blanc (10 per cento) ed è uno spumante giallo verdastro che possiede un eccellente perlage, si annusano aromi da frutta come ananas, pesca e fiori di acacia, miele e lievito (pane appena sfornato)”.
Identica storia per “Fernet Mafiosi”, con tanto di gangster e pistola disegnati, che viene venduto in uno degli Stati europei dove la presenza degli italiani è maggiore, la Germania. Il nuovo esempio di prodotto che richiama una delle forme di criminalità organizzata più dolorose ed odiose per il nostro Paese.
Ma il “Fernet Mafiosi” non è l’unico esempio di prodotto alcolico che associa all’estero l’Italia alla mafia, ma c’è anche il vino Syrah “Il Padrino” prodotto nella Santa Maria Valley California da Paul Late “For those who dare to feel” (per quelli che osano sentirsi). Un business che coinvolge anche l’Italia dove a Corleone in Sicilia si imbottiglia il vino il “Padrino – Vito Corleone”, ma anche il liquore d’erbe “Don Corleone” a base di miscela d’erbe ed estratti naturali e con lo stesso nome si vende anche un limoncello, senza dimenticare l’amaro “Il Padrino” anch’esso nato da una antica ricetta corleonese per acchiappare qualche turista. Secondo una indagine Coldiretti/Ixe’ il 52 per cento degli italiani che si esprime non assaggerebbe mai una bottiglia di “Il Padrino” perchè la mafia è un grave danno all’immagine del Paese mentre il 38 per cento sorriderebbe ritenendolo un classico stereotipo dell’Italia.
 
13/04/2014 21:09
Recupero crediti, Antitrust: stop a pratiche scorrette di GE.RI.

Ai consumatori arrivavano pressanti solleciti di pagamento di presunti crediti, talvolta con la minaccia di azioni legali e addirittura l’annuncio di una visita da parte di un funzionario, a casa o sul posto di lavoro, per tentare la composizione bonaria del debito. L’Antitrust è intervenuta a tutela dei consumatori bersagliati da solleciti di pagamento fatti in modo aggressivo e relativi a presunti crediti, infondati o prescritti, e ha disposto la sospensione da parte della GE.RI. Gestione Rischi S.r.l. e della ELLIOT S.r.l. di ogni attività diretta al recupero crediti con modalità scorrette.
“La misura è stata adottata per impedire da subito, in attesa della conclusione dell’istruttoria, effetti negativi per i cittadini”, spiega l’Antitrust, che si è mossa su numerose segnalazioni arrivate da cittadini, dal Gruppo Antitrust del Nucleo Tutela Mercati della Guardia di Finanza e dalle associazione dei consumatori. Secondo tali segnalazioni “la GE.RI., in particolare nei primi mesi del 2014, avrebbe sollecitato via posta, con mail, telefonate e sms, il pagamento – su incarico di diversi committenti – di presunti crediti, non dettagliati o infondati o prescritti, anche minacciando azioni legali. In alcune comunicazioni veniva addirittura preannunciata la visita di un funzionario a casa o sul posto di lavoro per “ritentare la composizione bonaria del debito” – spiega l’Antitrust – Taluni consumatori, inoltre, sono stati invitati a contattare una numerazione a pagamento, “per eventuali comunicazioni” o per delle “verifiche amministrative”, con un costo della chiamata alquanto elevato. La società, tuttavia, ha comunicato di aver attualmente disattivato la relativa numerazione”.
Secondo quanto appurato nella prima fase del procedimento, il recupero di alcuni crediti sarebbe stato commissionato dalla ELLIOT S.r.l., società che ha acquistato, a prezzi irrisori rispetto all’importo nominale, la titolarità, dal marzo 2013, di crediti vantati da altri professionisti. “Il provvedimento – aggiunge l’Antitrust – rientra in un settore di particolare attualità, in relazione al quale l’Autorità ha già adottato numerosi provvedimenti, irrogando sanzioni per oltre 600 mila euro, in particolar modo nei confronti di società di recupero crediti responsabili di pratiche aggressive per l’inoltro di finte citazione in giudizio”.
Una delle segnalazioni sulla GE.RI è arrivata proprio a febbraio, quando l’Unione Nazionale Consumatori ha segnalato che la società stava inviando richieste di recupero crediti aggressive per ottenere il pagamento di importi dei quali non si era neanche sicuri. Per l’UNC si prospettava anche una violazione della privacy nel momento in cui la stessa GE.RI. preannunciava la visita di un funzionario per “ritentare la composizione bonaria” del debito.
 
13/04/2014 21:08
Arsenico nell’acqua, Medici per l’ambiente: interventi insufficienti nel Viterbese

L’arsenico nell’acqua continua a preoccupare. E gli interventi a tutela della salute delle popolazioni dell’Alto Lazio sono ancora inadeguati, incompleti e insufficienti, nonostante i solleciti continui fatti da medici ed esperti. Servono subito programmi di prevenzione, con screening gratuiti, relativi alle patologie correlate all’esposizione cronica all’arsenico e al fluoro e studi sullo stato di salute dei bambini. Il focus è sull’Alto Lazio e sul Viterbese e a chiedere nuovi interventi è l’Isde-Associazione italiana medici per l’ambiente, che da anni si batte per la tutela della salute nell’area.
Sono infatti passati due anni dalle drammatiche conclusioni dello studio “Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da Arsenico nelle acque potabili nelle popolazioni residenti nei comuni del Lazio”, realizzato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio, ma c’è ancora molto da far per intervenire realmente a tutela della salute dei cittadini. L’indagine, che ha valutato gli effetti sulla salute delle popolazioni residenti nei 91 comuni del Lazio sottoposti negli ultimi 10 anni a regime di deroga per i livelli di arsenico, aveva messo in evidenza che esposizioni croniche a livelli elevati di arsenico portano a un’incidenza maggiore di una lunga serie di patologie, che vanno dai tumori alle malattie ischemiche del cuore, dall’ictus alle malattie dell’apparato respiratoria e all’ipertensione arteriosa. Fra le aree a rischio, molti comuni della provincia di Viterbo dove le dove le concentrazioni medie stimate di arsenico nel periodo 2005-2011 sono state superiori a 20μg/L, laddove già nel 2001 l’Europa ha fissato (con la direttiva 98/83/CE) per l’arsenico nell’acqua il valore limite di 10 microgrammi per litro.
Lo studio riportava una situazione estremamente preoccupante per l’Alto Lazio, ricorda anche oggi l’Isde:“L’indagine evidenzia eccessi di incidenza e mortalità nei Comuni con livelli stimati per il periodo 2005-2010 per patologie associabili ad esposizione ad arsenico (tumori del polmone e della vescica, ipertensione, patologie ischemiche, patologie respiratorie, diabete)” . E nelle conclusioni si leggeva: “ I risultati indicano la necessità di un continuo monitoraggio dei livelli di contaminazione da As delle acque e di interventi di sanità pubblica per assicurare il rispetto dei limiti previsti dalla legislazione attualmente in vigore (direttiva 98/83/EC, As<10 μg/L)”.
Ebbene: a due anni di distanza dallo studio, che non è rimasto l’unico, l’Associazione italiana medici per l’ambiente di Viterbo “deve purtroppo continuare a denunciare l’inadeguatezza, l’incompletezza e l’insufficienza di interventi risolutivi a tutela della salute delle popolazioni dell’Alto Lazio – si legge in una nota – L’Isde di Viterbo pertanto torna a chiedere che si avviino subito programmi di prevenzione, con screening gratuiti, relativi alle patologie correlate all’esposizione cronica all’arsenico e al fluoro ed evidenziate dal succitato lavoro di ricerca, studi di tipo osservazionale dello stato di salute delle popolazioni e in particolare dello stato di salute dei bambini, anche per i noti effetti tossici e cancerogeni dell’arsenico sullo sviluppo neurocerebrale fetale e pediatrico”.
L’associazione ribadisce la necessità di rispettare il diritto costituzionale alla salute e chiede di “realizzare interventi efficaci e risolutivi per la completa dearsenificazione delle acque ad uso potabile e per l’avvio di una informazione corretta e diffusa rivolta a tutti i cittadini delle aree interessate e in particolare per quelli residenti nei Comuni dell’Alto Lazio interessati da questa problematica, e nelle scuole, negli ambulatori medici, nelle strutture militari e carcerarie
 
13/04/2014 21:07
Privacy, CGUE: direttiva UE su conservazione dati è invalida

La direttiva europea sulla conservazione dei dati è invalida perché comporta un’ingerenza di vasta portata e particolare gravità (non limitata allo stretto necessario) in due diritti fondamentali: il rispetto della vita privata e la protezione dei dati di carattere personale. Lo afferma la Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella sentenza odierna che interviene nella causa tra le autorità irlandesi e austriache da una parte e alcune società di comunicazioni elettroniche dall’altra.
La direttiva sulla conservazione dei dati ha per obiettivo l’armonizzazione delle disposizioni degli Stati membri sulla conservazione di determinati dati generati o trattati dai fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di una rete pubblica di comunicazione. Essa è quindi volta a garantire la disponibilità di tali dati a fini di indagine, accertamento e perseguimento di reati gravi,come quelli legati alla criminalità organizzata e al terrorismo. La direttiva dispone che i fornitori debbano conservare i dati relativi al traffico e all’ubicazione, nonché i dati connessi necessari per identificare l’abbonato o l’utente. La direttiva non autorizza, invece, la conservazione del contenuto della comunicazione e delle informazioni consultate.
Le Corti di Irlanda e Austria hanno chiesto alla Corte di giustizia di esaminare la validità della direttiva, alla luce di due diritti fondamentali garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ossia il diritto al rispetto della vita privata e il diritto alla protezione dei dati di carattere personale. In particolare la Corte austriaca è investita di vari ricorsi presentati da Governo del Land di Carinzia e da altri 11.128 ricorrenti che mirano ad ottenere l’annullamento della disposizione nazionale che attua la direttiva nel diritto austriaco.
Nella sua odierna sentenza, la Corte dichiara la direttiva invalida perché i dati da conservare consentono di sapere con quale persona e con quale mezzo un abbonato o un utente registrato ha comunicato, di determinare il momento della comunicazione nonché il luogo da cui ha avuto origine e di conoscere la frequenza delle comunicazioni dell’abbonato o dell’utente registrato con determinate persone in uno specifico periodo. Tali dati, considerati congiuntamente, possono fornire indicazioni assai precise sulla vita privata dei soggetti i cui dati sono conservati, come le abitudini quotidiane, i luoghi di soggiorno permanente o temporaneo, gli spostamenti giornalieri o di diversa frequenza, le attività svolte, le relazioni sociali e gli ambienti sociali frequentati.
La Corte ritiene che la direttiva, imponendo la conservazione di tali dati e consentendovi l’accesso alle autorità nazionali competenti, si ingerisca in modo particolarmente grave nei i diritti fondamentali al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati di carattere personale. Inoltre, il fatto che la conservazione ed il successivo utilizzo dei dati avvengano senza che l’abbonato o l’utente registrato ne siano informati può ingenerare negli interessati la sensazione che la loro vita privata sia oggetto di costante sorveglianza.
Questa ingerenza nei diritti fondamentali è giustificata? In parte sì perché non consente di prendere conoscenza del contenuto delle comunicazioni elettroniche in quanto tale e prevede che i fornitori di servizi o di reti rispettino determinati principi di protezione e di sicurezza dei dati. Inoltre, la conservazione dei dati ai fini della loro eventuale trasmissione alle autorità nazionali competenti risponde a un obiettivo di interesse generale, vale a dire la lotta alla criminalità grave nonché, in definitiva, la pubblica sicurezza.
Ma, secondo la Corte, il legislatore dell’UE, con l’adozione della direttiva sulla conservazione dei dati, ha ecceduto i limiti imposti dal rispetto del principio di proporzionalità: l’ingerenza vasta e particolarmente grave della direttiva nei diritti fondamentali in parola non è sufficientemente regolamentata in modo da essere effettivamente limitata allo stretto necessario.
La direttiva, infatti, si applica all’insieme degli individui, dei mezzi di comunicazione elettronica e dei dati relativi al traffico, senza che venga operata alcuna differenziazione, limitazione o eccezione in ragione dell’obiettivo della lotta contro i reati gravi. In secondo luogo, la direttiva non prevede alcun criterio oggettivo che consenta di garantire che le autorità nazionali competenti abbiano accesso ai dati e possano utilizzarli solamente per prevenire, accertare e perseguire penalmente reati che possano essere considerati, tenuto conto della portata e della gravità dell’ingerenza nei diritti fondamentali summenzionati, sufficientemente gravi da giustificare una simile ingerenza. Al contrario, la direttiva si limita a fare generico rinvio ai «reati gravi» definiti da ciascuno Stato membro nella propria legislazione nazionale. Inoltre, la direttiva non stabilisce i presupposti materiali e procedurali che consentono alle autorità nazionali competenti di avere accesso ai dati e di farne successivo uso. L’accesso ai dati, in particolare, non è subordinato al previo controllo di un giudice o di un ente amministrativo indipendente.
In terzo luogo, quanto alla durata della conservazione dei dati, la direttiva impone che essa non sia inferiore a 6 mesi, senza operare distinzioni tra le categorie di dati a seconda delle persone interessate o dell’eventuale utilità dei dati rispetto all’obiettivo perseguito. Inoltre, tale durata è compresa tra un minimo di sei ed un massimo di ventiquattro mesi, senza che la direttiva precisi i criteri oggettivi in base ai quali la durata della conservazione deve essere determinata, in modo da garantire la sua limitazione allo stretto necessario.
La Corte constata peraltro che la direttiva non prevede garanzie sufficienti ad assicurare una protezione efficace dei dati contro i rischi di abusi e contro qualsiasi accesso e utilizzo illeciti dei dati. Essa rileva, tra l’altro, che la direttiva autorizza i fornitori di servizi a tenere conto di considerazioni economiche in sede di determinazione del livello di sicurezza da applicare (in particolare per quanto riguarda i costi di attuazione delle misure di sicurezza) e non garantisce la distruzione irreversibile dei dati al termine della loro durata di conservazione.
La Corte censura, infine, il fatto che la direttiva non impone che i dati siano conservati sul territorio dell’Unione. La direttiva non garantisce, quindi, il pieno controllo da parte di un’autorità indipendente del rispetto delle esigenze di protezione e di sicurezza, come è invece espressamente richiesto dalla Carta. Orbene, un controllo siffatto, compiuto sulla base del diritto dell’Unione, costituisce un elemento essenziale del rispetto della protezione delle persone con riferimento al trattamento dei dati personali.
 
13/04/2014 21:06
Carta American Express – PayBack: intervista ai protagonisti

Una carta di credito e una raccolta punti insieme per dare più valore alle spese quotidiane. È questa l’essenza del nuovo prodotto che American Express e PayBack (compagine multi- branded che attraverso gli acquisti fatti presso i partner associati attribuisce sconti e promozioni ai clienti possessori della carta) hanno congiuntamente lanciato sul mercato. Lo scopo è quello di catturare l’attenzione di donne e giovani, ossia quelle fasce di mercato che non costituiscono al momento il core business di American Express ma che contribuiscono ampiamente nel processo decisionale degli acquisti familiari.
Nonostante il carattere innovativo dell’iniziativa che permetterà ai clienti American Express-PayBack di poter godere dei vantaggi di entrambe le società, alcuni aspetti, di natura per così dire “culturale” potrebbero incidere sull’effettivo successo di popolo.
È noto infatti che agli italiani piaccia sentire il peso del denaro nelle tasche e nei portafogli e che, per contro si tende ad avere un pessimo rapporto con le carte di credito e la moneta elettronica. Abbiamo quindi chiesto a Melissa Peretti, Vice Presidente, Head of Marketing, Partnership&Small Business di American Express, e a Luca Leoni, Amministratore Delegato di PayBack Italia, di spiegarci meglio in che modo questo nuovo prodotto potrà collocarsi sul mercato.
“Fortunatamente, stiamo crescendo da questo punto di vista. Tutti i dati dicono che negli anni futuri gli italiani utilizzeranno sempre di più la carta di credito per effettuare delle spese. Tra l’altro questo diventerà un aspetto fondamentale per il nostro Paese perché consente di raggiungere altri obiettivi collaterali quali la lotta al “nero” e all’evasione e quindi far crescere il Pil. La carta PayBack- American Express sarà un valore nelle mani dei consumatori, quindi lo sforzo di pagare con la carta anzicchè con le tanto amate monetine sarà ripagato dal fatto di poter estrarre vantaggi ulteriori dalle spese quotidiane accumulando punti sulla carta loyalty PayBack che saranno trasformati in sconti o premi”.
Un altro aspetto che blocca l’ ”italiano medio“ nell’usare il denaro elettronico è la diffidenza e i costi da dover sostenere per il servizio offerto. “Dal lato cliente/consumatore”, spiega Melissa Peretti, “per ovviare al problema dei costi di una carta di credito, American Express PayBack è stata concepita come “gratuita”, nessuna quota annuale da pagare e, per maggiore chiarezza, non è concepito nessun costo per le transazioni eseguite. Dal lato commercianti, pagando il costo per l’accettazione della carta possono beneficiare della protezione delle frodi ed eliminare i rischi derivati dal contante e dalle truffe. Inoltre, essendo American Express un close loop, cioè contemporaneamente issue (diamo la carta nelle mani dei clienti) e acquiring (detentori del circuito presso cui viene strisciata la carta. Questo ci consente di dare ai merchant con cui lavoriamo tantissime informazioni analitiche sul comportamento dei clienti che consente ad esempio di fare delle offerte dedicate per fidelizzarli maggiormente”.
“Inoltre”, aggiunge Leoni, “i commercianti potranno trarre ulteriori vantaggi. La nostra rete di partner non è solo un circuito di accettazione. Sono 6 i soci fondatori dell’iniziativa (Carrefour, Alitalia, Carrefour Banca, Mediaset Premium, Esso, 3 Italia- n.d.r.) che finanziano l’accumulo dei punti e fidelizzano la propria base clienti dando punti per gli acquisti effettuati presso i punti vendita dei partner stessi. Altro vantaggio per i partner che entrano nel programma PayBack è la possibilità di dialogare con i clienti degli altri partner”. L’acquisizione di PayBack da parte di American Express è avvenuta nel 2010, nel pieno di una crisi economico-finanziaria che ha interessato ed interessa l’Europa come il resto del mondo. Viene quindi da chiedersi se questo elemento abbia inciso sulla decisione di portare avanti un’iniziativa di questo tipo.
Secondo il Vice Presidente Peretti, “è stata un’acquisizione mondiale, la più grande di Amex al di fuori degli Stati Uniti e risponde ad obiettivi strategici più ampi rispetto agli anni di una congiuntura economica negativa: crescere nel mondo internazionale, in segmenti nuovi e generare nuove forme di revenue al di là dei servizi di pagamento. Poi, ovviamente si sposa anche ad un momento in cui la gente è più attenta a quello che è il valore delle spese di tutti i giorni e quindi, da un certo punto di vista, il lancio in Europa beneficia anche di questo”. “I risultati lo dimostrano”, conclude Leoni: “in due mesi 4 milioni di persone hanno pensato che avere una carta gratuita che dà valore alle spese sia un vantaggio per il budget familiare. In un periodo di boom economico, operazioni di questo tipo vanno invece ad agire sull’aspetto aspirazionale del consumatore”.
Elena Leoparco
 
13/04/2014 21:05
Contraffazione alimentare, Nac: tutti i sequestri del 2013

Aumentano i sequestri di etichette agroalimentari illegali : nel 2013 oltre 3,3 milioni di unità (634.000 nel 2012 + 431%) e i sequestri di prodotti irregolari pari a 9,7 mila tonnellate (7,1 mila nel 2012 + 34%). Lo rilevano i Nuclei Antifrodi Carabinieri (NAC) del Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari che hanno oggi reso noti i dati dei controlli nel corso dell’anno 2013. Un incremento quello delle etichette dovuto principalmente alla attività del Nac sempre più mirata al fenomeno della contraffazione. “Il dato relativo all’aumento dei sequestri e dei risultati può far considerare ai consumatori che nel nostro Paese i controlli ci sono e gli strumenti di contrasto sono fra i più efficaci. Il nostro Reparto sta concentrando sempre di più l’attenzione sulle etichette e la tracciabilità dei prodotti”, ha detto a Help Consumatori il Comandante del Corpo, il Colonnello Maurizio Delli Santi. Solo nel 2013 i Nac hanno effettuato oltre 3.100 ispezioni lungo la filiera.
I prodotti maggiormente presi di mira dai falsari sono proprio quelli più legati alla tradizione e alla economia agroalimentare del nostro Paese: “Le nostre attività più significative hanno riguardato i settori vitivinicolo, oleario, ortofrutticolo, lattiero caseario e zootecnico, e in generale anche i settori della trasformazione di paste alimentari, dei prodotti da forno”, ha aggiunto il Colonnello Delli Santi.
Altro comparto al centro del business dei contraffattori è quello degli agrofarmaci. Come ha spiegato a Help Consumatori Delli Santi “Una delle macro-frodi che ha richiamato l’attenzione internazionale è stata proprio quella sugli agrofarmaci contraffatti in un’indagine sviluppata in oltre 3 anni anche in vari Paesi dell’UE, fra cui Germania e Spagna. I Nac sono riusciti a disarticolare una pericolosa organizzazione criminale che era riuscita ad importare in Italia e a diffondere sul mercato ingenti quantitativi di agrofarmaci contraffatti o irregolari, con tutto ciò che ne conseguiva in termini di rischi per gli stessi agricoltori e per i consumatori finali. L’attività ha visto l’arresto dei 20 responsabili e la distruzione del prodotto illegale”.
E nel 2013 nascono nuove metodiche di contraffazione, come la vendita on line di kit di autoproduzione di prodotti falsamente Made In Italy. Ai navigatori della rete è stato possibile acquistare il cd “Wine-kit”, prodotti liofilizzati ottenuti con estratto di mosto posti in vendita in improbabili kit di fai da te, etichettati con noti marchi di vini nazionali. Il circuito illegale è stato bloccato, grazie anche alla collaborazione dell’Interpol. Stessa sorte per il “Cheese kit”, commercializzato sempre via web in Nuova Zelanda, Australia e Canada. Si trattava di confezioni contenenti anche in questo caso kit di autoproduzione che pretendevano di replicare prodotti caseari tipici italiani, come la Mozzarella, l’Asiago, la Ricotta, etc., commercializzati anche sul web con accattivanti confezioni richiamanti l’italianità e l’originalità dei prodotti (ricorrente è il richiamo al tricolore e alla denominazione “ITALIAN CHEESE”).
Due fatti eclatanti che ci rimandano al problema più generale dell’”Italian sounding”: “In questo caso il fenomeno non può essere contrastato solo con azioni di polizia ma grazie a una politica di accordi commerciali che lo stesso Ministero delle politiche agricole sta perseguendo”, ha concluso Delli Santi.
A cura di Silvia Biasotto
 
13/04/2014 21:04
L’Antitrust per il consumatore, nuove norme sulle offerte telefoniche

Quante volte siamo stati contattati per telefono dalle compagnie telefoniche che ci offrivano tariffe vantaggiose da accettare senza la possibilità di leggere alcun contratto? Ad alcuni sarà anche capitato di dare il proprio assenso a queste offerte telefoniche, trovandosi poi a godere di tutta una serie di costosi servizi non richiesti. Da ora in poi il consumatore non potrà più semplicemente accettare al telefono le offerte di Telecom, Infostrada o di qualunque altra compagnia telefonica, sarà sempre e comunque necessaria la firma su un contratto.
Questo vale anche per tutte le offerte stipulate sul web, attraversi i portali delle compagnie telefoniche. In realtà questo riguarda ogni genere di servizio venduto tramite linea telefonica o via internet e tocca quindi un gran numero di aziende nei settori più svariati: dalle forniture energetiche all’acquisto di biglietti aerei, alle tariffe di Fastweb, Alice adsl o Vodafone Casa per la connessione internet, fino, appunto, alle tariffe telefoniche. La firma potrà essere fisica o elettronica, tuttavia senza questa, si parli di offerte telefoniche, applicazioni, biglietti aerei, ecc., cambierà ben poco: senza la firma il contratto di acquisto non sarà valido.
Questa novità, così importante per i consumatori, fa parte di un grosso pacchetto di nuovi regolamenti promulgati dall’Antitrust che vogliono mettere freno ai molti soprusi che i consumatori hanno dovuto subire negli ultimi anni. Un pacchetto di misure da cui il consumatore uscirà rafforzato o almeno, secondo l’Antitrust, avrà il diritto, non sempre rispettato, di ricevere tutte le informazioni sul panorama totale dell’offerta in completa trasparenza e correttezza.
Il venditore infatti dovrà chiarire da subito il costo totale del prodotto, comprensivo di tutti gli extra; basta costi aggiuntivi a sorpresa quindi. Anche per le tariffe di luce e gas la stretta sui furbi si fa sempre più dura, le pratiche scorrette infatti diventeranno di competenza dell’autorità stessa che potrà comminare multe fino a 5 milioni di euro. In particolare però è sul ecommerce che si concentrano le maggiori novità e lo sforzo più forte dell’Antitrust: si tratta del canale di vendita più in crescita degli ultimi anni, che ancora tuttavia raccoglie una certa resistenza da parte del consumatore italiano.
Uno dei motivi è stato proprio lo sviluppo repentino che ha portato a una vera giungla in cui il consumatore era quanto mai indifeso. Alcuni studi hanno poi anche sottolineato che gli ostacoli maggiori all’ecommerce sono principalmente legati al bisogno di toccare la merce (per il 40% degli intervistati), l’attaccamento al contate (31%), le remore verso il pagamento online (31%), e, infine, il timore di non ricevere il prodotto (27%) e la paura che il recesso sia complicato (26%).
Alcune delle misure dell’Antitrust vogliono proprio rendere più sicuri i consumatori su alcuni di questi punti: i beni comprati in rete, infatti, dovranno essere consegnati senza ritardi ingiustificati ed entro 30 giorni o il consumatore può recedere dal contratto. Inoltre, per esercitare tale diritto di recessione sarà approntato un modulo standard universale. Parallelamente si allunga il tempo in cui sarà possibile cambiare idea sul prodotto acquistato a distanza: da 10 a 14 giorni (però solo per gli acquisti fino a 200 euro).
In più sui beni virtuali e sui formati (mp3 e ebook), le aziende che li vendono dovranno esplicitare chiaramente eventuali limiti di compatibilità con i dispositivi hardware e software e gli eventuali limiti di riproducibilità. Stretta ulteriore anche sui call center: le telefonate al servizio assistenza non potranno costare di più rispetto alla tariffa base della linea telefonica. Inoltre spariscono i format pre-compilati per i servizi aggiuntivi; per attivare un’assicurazione facoltativa sui biglietti aerei, ad esempio, si dovrà richiedere il consenso esplicito dell’interessato.
 
13/04/2014 21:03
Amministratori di condominio, Antitrust avvia istruttoria su tariffe minime

La fissazione di un tariffario minimo per gli amministratori di condominio può restringere la concorrenza del servizio? È quanto si chiede l’Autorità Antitrust che ha aperto un’istruttoria nei confronti di CONFIAC – Confederazione Italiana delle associazioni condominiali – per “verificare se le norme di un codice etico e deontologico e di un tariffario minimo per amministratori professionisti di condominio possano restringere in maniera consistente la concorrenza nel settore dei servizi inerenti l’amministrazione di immobili condominiali”.
Secondo l’Autorità “il varo di un tariffario analitico potrebbe integrare gli estremi della fissazione orizzontale dei prezzi e quindi determinare una restrizione sensibile della concorrenza tra gli operatori del settore visto che la Confederazione riunisce il 75% delle associazioni italiane di categoria cui aderiscono i professionisti amministratori di condominio”. L’istruttoria è stata avviata sulla base della richiesta di autorizzazione del tariffario minimo presentata dalla stessa CONFIAC e si dovrà concludere entro il 31 dicembre.
L’Antitrust argomenta che l’effetto restrittivo della concorrenza non sembra limitato dal fatto che, sul sito internet della Confederazione, il tariffario sia presentato come “meramente orientativo”.Spiega l’Autorità: “Talune disposizioni del Codice infatti inducono a ritenere effettivamente vincolanti le indicazioni di prezzo in ragione di un compiuto sistema sanzionatorio che si attiva nel caso di mancato rispetto delle disposizioni di cui il tariffario è parte integrante. Infatti la natura anticoncorrenziale delle intese aventi ad oggetto tariffari minimi deve ritenersi esistente indipendentemente dal carattere vincolante o meno delle indicazioni di prezzo ivi contenute, in quanto queste ultime sono comunque suscettibili di svolgere unafunzione di orientamento del comportamento degli operatori e di determinare, conseguentemente, un’artificiale omogeneizzazione delle condizioni di mercato. Il Codice inoltre – conclude l’Antitrust – presenterebbe un ulteriore elemento idoneo a restringere le normali dinamiche concorrenziali. Infattil’associato, destinatario di una richiesta di offerta per amministrare uno stabile, deve informare il collega in carica della sua intenzione di candidarsi se quest’ultimo sia aderente a CONFIAC”.
 
13/04/2014 21:02
Polizze assicurative, 55 banche aderiscono al Protocollo

Più trasparenza; maggiore consapevolezza del consumatore sulle caratteristiche delle diverse tipologie di servizi e prodotti offerti da banche e intermediari finanziari; accesso più agevole ad opportune coperture assicurative per mutui e credito al consumo. Questi gli obiettivi del Protocollo d’intesa sulla correttezza e trasparenza nel collocamento delle polizze assicurative tra Abi, Assofin e alcune Associazioni dei Consumatori che entra nel vivo in questi giorni con l’adesione di 55 tra banche ed intermediari finanziari.Nello specifico, tra gli impegni cui saranno chiamate banche e/o intermediari finanziari aderenti all’iniziativa, con riferimento alle polizze oggetto del Protocollo:
- L’evidenziazione nella documentazione precontrattuale che la polizza è facoltativa e non necessaria per l’ottenimento del credito;
- L’esposizione del costo complessivo del finanziamento con e senza la polizza – oltre al Taeg, già obbligatoriamente riportato nella documentazione precontrattuale, previsto anche un altro indicatore del costo totale del credito, calcolato con le stesse modalità del Taeg includendo le polizze assicurative facoltative;
- La definizione di accordi con le imprese assicurative per l’estensione del diritto di recesso dalle polizze assicurative facoltative e le relative comunicazioni alla clientela – tenendo sempre come riferimento le esigenze del cliente, sia per quanto concerne i diritti e qualità del servizio sia per quel che attiene le condizioni economiche, banche e società finanziarie che aderiscono al Protocollo definiscono accordi con l’impresa (o con le imprese) di assicurazione con la quale si hanno rapporti commerciali per la promozione e il collocamento di polizze assicurative facoltative accessorie ai finanziamenti.
Questi accordi servono a riconoscere a favore del consumatore un periodo di 60 giorni dalla data di sottoscrizione del contratto assicurativo – ovvero, se successiva, dalla data di efficacia – per recedere liberamente dal contratto mantenendo in essere il finanziamento. In questo senso, dopo il perfezionamento del contratto, verrà inviata a ciascun cliente una “lettera di benvenuto” con le principali informazioni sulle coperture previste dalla polizza e i tempi e le modalità per l’eventuale esercizio del recesso.
Tra le Parti, come previsto dall’Intesa, sarà a breve istituito un Osservatorio congiunto che si occuperà di analizzare la tematica delle polizze accessorie ai finanziamenti, rilevare i risultati di indagini su reclami o ricorsi, condividere e proporre eventuali iniziative per migliorare sempre più l’informazione alla clientela, e ottimizzare i livelli di efficienza e la trasparenza del mercato delle polizze assicurative.
Le associazioni dei consumatori firmatarie del Protocollo sono: Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale dei Consumatori.
 
13/04/2014 21:01
Ferrovie e diritti dei passeggeri, Europa deferisce Italia a Corte di Giustizia

L’Italia non garantisce i diritti dei passeggeri che viaggiano in treno. Non c’è ancora un’autorità pienamente operativa che applichi quanto previsto dalle norme europee sui diritti dei passeggeri e non ci sono sanzioni efficaci e dissuasive. Insomma: “I passeggeri che viaggiano in treno in Italia o verso altri paesi dell’UE non possono far rispettare i loro diritti in caso di problemi”. È la sonora bocciatura che arriva dalla Commissione europea, che ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia per il mancato recepimento della normativa sui diritti del passeggeri nel trasporto ferroviario.
Denuncia la Commissione europea: “L’Italia non ha ancora istituito un organismo ufficiale e autorizzato a vigilare sulla corretta applicazione del regolamento sul suo territorio, né ha stabilito norme volte a sanzionare le violazioni della legislazione pertinente. Senza queste due azioni necessarie, i passeggeri che viaggiano in treno in Italia o verso altri paesi dell’UE non possono far rispettare i loro diritti in caso di problemi”.
La norma in questione è il regolamento (CE) n. 1371/2007 relativo ai diritti dei passeggeri nel trasporto ferroviario: questo stabilisce diversi obblighi giuridicamente vincolanti per gli Stati membri, che dovevano applicarli pienamente entro il 3 dicembre 2009. Il regolamento tutela i passeggeri che viaggiano in treno nell’UE mediante l’applicazione di una serie di diritti di base, quali il diritto a parità di accesso al trasporto, e in particolare la protezione da discriminazioni basate su nazionalità, residenza o disabilità; il diritto all’assistenza, senza costi aggiuntivi, per i passeggeri con disabilità o a mobilità ridotta; il diritto di avere informazioni prima della partenza (per es. sul prezzo del biglietto) e nelle varie fasi del viaggio (per es. ritardi, coincidenze); il diritto al rimborso del prezzo del biglietto in caso di soppressione o ritardi prolungati; il diritto a un servizio di trasporto alternativo (itinerario alternativo) o a una nuova prenotazione, a seconda delle preferenze del passeggero, in caso di ritardi prolungati o soppressione del servizio; il diritto a un livello minimo di assistenza nelle stazioni e a bordo dei treni in attesa dell’inizio o del proseguimento di un servizio in ritardo e il diritto a un rimborso in caso di ritardo prolungato o di soppressione del servizio, a determinate condizioni.
L’Italia non ha concesso deroghe all’applicazione del regolamento – gli Stati potevano decidere di adottare periodi transitori o applicare deroghe per determinati tipi di servizi, fra cui quelli urbani, suburbani e regionali – dunque i diritti dei passeggeri si applicano integralmente a tutti i servizi, nazionali e internazionali. “È quindi tanto più importante per i passeggeri che incontrano problemi durante il viaggio poter presentare reclami a un’autorità di riferimento, dotata di tutte le competenze necessarie per assicurare l’applicazione e l’esecuzione del regolamento – spiega la Commissione europea – Inoltre, tenuto conto dell’assenza di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive in caso di violazioni del regolamento, l’industria ferroviaria non ha incentivi a rispettare gli obblighi. Attualmente, l’Italia ha istituito un organo temporaneo che non ha né la competenza né l’autorità per applicare pienamente le norme dell’UE in materia di diritti dei passeggeri”.
La regolamentazione italiana non è ancora conforme alla normativa europea nonostante la Commissione abbia inviato una lettera di costituzione in mora nel giugno 2013, seguito da un parere motivato a novembre 2013. L’azione di oggi persegue l’obiettivo della Commissione di assicurare che gli Stati membri si conformino pienamente alle norme in materia di diritti dei passeggeri.
Sostiene il Vicepresidente della Commissione Siim Kallas, responsabile per i Trasporti: “La protezione dei passeggeri che viaggiano in Europa è una delle pietre miliari della politica dei trasporti europea. Tutti gli Stati membri dell’UE devono garantire la messa in atto di strutture cui i passeggeri possano rivolgersi per far rispettare i loro diritti e sanzionare le violazioni. Così si garantisce anche un clima di concorrenza equa per il settore ferroviario in tutta l’UE”.
 
13/04/2014 21:00
Diritti dei consumatori, cosa cambia dal 14 giugno?

Il 14 giugno sarà una data importante per i consumatori italiani: entrerà finalmente in vigore la direttiva europea 83/2011 sui diritti dei consumatori recepita dal decreto legislativo n.21 del 21 febbraio 2014. Cosa cambierà? I consumatori avrannno informazioni più chiare prima di concludere un contratto; invece che 10 giorni di tempo ne avranno 14 per esercitare il diritto di recesso; in caso di servizi non richiesti, potranno non pagare per la prestazione. Il tema è stato al centro di un convegno organizzato oggi a Roma, a Palazzo Giustiziani, dall’Antitrust. Dal 14 giugno i consumatori avranno maggiori informazioni precontrattuali. Prima di concludere un contratto, quindi, godrànno di una maggiore trasparenza su diversi aspetti quali la garanzia legale, il prezzo e l’oggetto del contratto, il diritto di recesso (che passa dagli attuali 10 giorni a 14). Previste anche più garanzie sul consenso all’acquisto: nei contratti conclusi al telefono, ad esempio, il consumatore sarà vincolato solo dopo aver firmato l’offerta e dopo averla accettata per iscritto. Gli sarà poi fornito un modello standard per l’esercizio del diritto di recesso che sarà valido in tutti i Paesi europei; ma sarà valida qualsiasi altra forma di espressione della volontà di recedere.
L’ambito che più godrà di un aumento di tutele è quello dei contratti a distanza come le vendite online o via telefono o con qualsiasi mezzo di comunicazione che non prevede la presenza fisica e simultanea delle parti, e quelli negoziati al di fuori dei locali commerciali (vendite a porta a porta o a domicilio, ovvero in un luogo diverso dai locali del professionista, ma alla presenza fisica e simultanea delle parti.
Un’altra importante novità a tutela del consumatore è il fatto che, in caso di servizi o beni non richiesti, l’utente potrà non pagare la prestazione. “La norma che è stata introdotta con il decreto legislativo di recepimento della direttiva consente all’Antitrust di intervenire contro i contratti non richiesti – ha spiegato il Presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella – Mentre negli ultimi due anni c’era stata una situazione di incertezza che lo aveva escluso. Ora l’Antitrust potrà intervenire, sempre nel rispetto delle regole stabilite dalle altre Autorità di regolazione con cui noi lavoriamo in stretta sintonia.
“Questa direttiva rafforzerà i livelli di tutela del consumatore anche in settori che fin’ora non erano coperti come quello dell’e-commerce – ha detto ancora Pitruzzella – Ma molte delle norme introdotte dalla direttiva non fanno altro che formalizzare alcune pratiche già messe in atto dall’Antitrust e qui faccio l’esempio delle sanzioni milionarie inflitte ad alcune compagnie aeree low cost per non aver indicato in modo trasparente il prezzo completo al momento dell’acquisto del biglietto sui relativi siti di vendita”.
La direttiva affida in via esclusiva all’Antitrust la competenza in materia di pratiche commerciali scorrette anche nei settori regolati; sui provvedimenti l’Antitrust dovrà acquisire il parere delle altre Autorità di regolazione competenti. “La direttiva rafforza i nostri poteri, in quanto noi già agiamo contro le pratiche commerciali scorrette ed aggressive – spiega Pitruzzella – Ribadisco che la direttiva rafforza gli obblighi di informazione che devono essere dati al consumatore affinché non sia ingannato e possa fare una scelta consapevole”.
Il Presidente dell’Antitrust ha ricordato che “il mercato è fonte di crescita e di benessere se vengono rispettate le regole e tutelati i consumatori che dovrebbero essere messi sul trono perché sono i sovrani del mercato”. “Purtroppo in momenti di crisi abbiamo tante pratiche che aggrediscono i consumatori. Quando il consumatore capisce di essere stato vittima di una pratica aggressiva o poco trasparente da parte dell’azienda, può rivolgersi direttamente all’Antitrust con un esposto, oppure può rivolgersi alle Associazioni dei consumatori. Questa direttiva è anche importante perché risolve tutta una serie di difficoltà interpretative che davano luogo a contenziosi da parte dell’impresa che rivolgendosi al Tar poteva far annullare la propria sanzione. Ora il quadro legislativo è chiaro ed avremo più forza per farlo. Certamente avremo bisogno della collaborazione delle Associazioni dei consumatori”.
Pitruzzella ha infine appoggiato la proposta lanciata dal Presidente del Senato Pietro Grasso, che ha aperto il convegno, di istituire un osservatorio unico e centralizzato dove arrivino tutte le segnalazioni dei consumatori. Una sorta di punto di monitoraggio costante del mercato.
Il Presidente Grasso ha ricordato che, durante la sua precedente attività di magistrato, si è occupato diverse volte di contraffazione agroalimentare, dal caso del pomodoro di San Marzano prodotto in Cina al Parmesan che sfrutta la popolarità di un prodotto d’eccellenza italiano. In entrambi i casi il consumatore è stato ingannato da soggetti criminali. “Per fortuna dopo anni di battaglie, è stata approvata una norma che ha inserito il reato di criminalità organizzata nel settore agroalimentare – ha ricordato Grasso – Voglio ricordare che quella italiana è una legislazione all’avanguardia, ma che il consumatore può e deve fare la sua parte consumando in modo critico”. Il Presidente del Senato ha ricordato l’esempio dell’iniziativa Addio Pizzo che a Palermo combatte contro chi chiede il pizzo proprio attraverso il consumo critico.
“I consumatori italiani, dopo il recepimento della direttiva e l’indicazione appunto dell’Antitrust come soggetto cui rivolgersi, hanno un quadro di regole e tutele più chiaro nel quale difendere il diritto a scelte di consumo trasparenti, sicure e consapevoli – ha detto la Vicepresidente del Senato Valeria Fedeli - In questo modo si lavora per aumentare la fiducia nel mercato e nelle imprese, riconoscendo la funzione dei consumatori per le prospettive di crescita e di occupazione, anche in relazione a scelte strategiche di sviluppo fondate su innovazione, qualità e sostenibilità. Il concetto di scelta consapevole è ancora più importante in questo momento di crisi e il rapporto tra tutela della concorrenza e tutela dei consumatori deve essere parte integrante delle politiche di sviluppo e di crescita nazionale ed europea, e parte integrante di una più generale politica di apertura dei mercati che interpreta la globalizzazione come processo che offre straordinarie opportunità quando basato su regole, reciprocità, trasparenza”.
 
13/04/2014 21:00
Diritti dei consumatori, cosa cambia dal 14 giugno?

Il 14 giugno sarà una data importante per i consumatori italiani: entrerà finalmente in vigore la direttiva europea 83/2011 sui diritti dei consumatori recepita dal decreto legislativo n.21 del 21 febbraio 2014. Cosa cambierà? I consumatori avrannno informazioni più chiare prima di concludere un contratto; invece che 10 giorni di tempo ne avranno 14 per esercitare il diritto di recesso; in caso di servizi non richiesti, potranno non pagare per la prestazione. Il tema è stato al centro di un convegno organizzato oggi a Roma, a Palazzo Giustiziani, dall’Antitrust. Dal 14 giugno i consumatori avranno maggiori informazioni precontrattuali. Prima di concludere un contratto, quindi, godrànno di una maggiore trasparenza su diversi aspetti quali la garanzia legale, il prezzo e l’oggetto del contratto, il diritto di recesso (che passa dagli attuali 10 giorni a 14). Previste anche più garanzie sul consenso all’acquisto: nei contratti conclusi al telefono, ad esempio, il consumatore sarà vincolato solo dopo aver firmato l’offerta e dopo averla accettata per iscritto. Gli sarà poi fornito un modello standard per l’esercizio del diritto di recesso che sarà valido in tutti i Paesi europei; ma sarà valida qualsiasi altra forma di espressione della volontà di recedere.
L’ambito che più godrà di un aumento di tutele è quello dei contratti a distanza come le vendite online o via telefono o con qualsiasi mezzo di comunicazione che non prevede la presenza fisica e simultanea delle parti, e quelli negoziati al di fuori dei locali commerciali (vendite a porta a porta o a domicilio, ovvero in un luogo diverso dai locali del professionista, ma alla presenza fisica e simultanea delle parti.
Un’altra importante novità a tutela del consumatore è il fatto che, in caso di servizi o beni non richiesti, l’utente potrà non pagare la prestazione. “La norma che è stata introdotta con il decreto legislativo di recepimento della direttiva consente all’Antitrust di intervenire contro i contratti non richiesti – ha spiegato il Presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella – Mentre negli ultimi due anni c’era stata una situazione di incertezza che lo aveva escluso. Ora l’Antitrust potrà intervenire, sempre nel rispetto delle regole stabilite dalle altre Autorità di regolazione con cui noi lavoriamo in stretta sintonia.
“Questa direttiva rafforzerà i livelli di tutela del consumatore anche in settori che fin’ora non erano coperti come quello dell’e-commerce – ha detto ancora Pitruzzella – Ma molte delle norme introdotte dalla direttiva non fanno altro che formalizzare alcune pratiche già messe in atto dall’Antitrust e qui faccio l’esempio delle sanzioni milionarie inflitte ad alcune compagnie aeree low cost per non aver indicato in modo trasparente il prezzo completo al momento dell’acquisto del biglietto sui relativi siti di vendita”.
La direttiva affida in via esclusiva all’Antitrust la competenza in materia di pratiche commerciali scorrette anche nei settori regolati; sui provvedimenti l’Antitrust dovrà acquisire il parere delle altre Autorità di regolazione competenti. “La direttiva rafforza i nostri poteri, in quanto noi già agiamo contro le pratiche commerciali scorrette ed aggressive – spiega Pitruzzella – Ribadisco che la direttiva rafforza gli obblighi di informazione che devono essere dati al consumatore affinché non sia ingannato e possa fare una scelta consapevole”.
Il Presidente dell’Antitrust ha ricordato che “il mercato è fonte di crescita e di benessere se vengono rispettate le regole e tutelati i consumatori che dovrebbero essere messi sul trono perché sono i sovrani del mercato”. “Purtroppo in momenti di crisi abbiamo tante pratiche che aggrediscono i consumatori. Quando il consumatore capisce di essere stato vittima di una pratica aggressiva o poco trasparente da parte dell’azienda, può rivolgersi direttamente all’Antitrust con un esposto, oppure può rivolgersi alle Associazioni dei consumatori. Questa direttiva è anche importante perché risolve tutta una serie di difficoltà interpretative che davano luogo a contenziosi da parte dell’impresa che rivolgendosi al Tar poteva far annullare la propria sanzione. Ora il quadro legislativo è chiaro ed avremo più forza per farlo. Certamente avremo bisogno della collaborazione delle Associazioni dei consumatori”.
Pitruzzella ha infine appoggiato la proposta lanciata dal Presidente del Senato Pietro Grasso, che ha aperto il convegno, di istituire un osservatorio unico e centralizzato dove arrivino tutte le segnalazioni dei consumatori. Una sorta di punto di monitoraggio costante del mercato.
Il Presidente Grasso ha ricordato che, durante la sua precedente attività di magistrato, si è occupato diverse volte di contraffazione agroalimentare, dal caso del pomodoro di San Marzano prodotto in Cina al Parmesan che sfrutta la popolarità di un prodotto d’eccellenza italiano. In entrambi i casi il consumatore è stato ingannato da soggetti criminali. “Per fortuna dopo anni di battaglie, è stata approvata una norma che ha inserito il reato di criminalità organizzata nel settore agroalimentare – ha ricordato Grasso – Voglio ricordare che quella italiana è una legislazione all’avanguardia, ma che il consumatore può e deve fare la sua parte consumando in modo critico”. Il Presidente del Senato ha ricordato l’esempio dell’iniziativa Addio Pizzo che a Palermo combatte contro chi chiede il pizzo proprio attraverso il consumo critico.
“I consumatori italiani, dopo il recepimento della direttiva e l’indicazione appunto dell’Antitrust come soggetto cui rivolgersi, hanno un quadro di regole e tutele più chiaro nel quale difendere il diritto a scelte di consumo trasparenti, sicure e consapevoli – ha detto la Vicepresidente del Senato Valeria Fedeli - In questo modo si lavora per aumentare la fiducia nel mercato e nelle imprese, riconoscendo la funzione dei consumatori per le prospettive di crescita e di occupazione, anche in relazione a scelte strategiche di sviluppo fondate su innovazione, qualità e sostenibilità. Il concetto di scelta consapevole è ancora più importante in questo momento di crisi e il rapporto tra tutela della concorrenza e tutela dei consumatori deve essere parte integrante delle politiche di sviluppo e di crescita nazionale ed europea, e parte integrante di una più generale politica di apertura dei mercati che interpreta la globalizzazione come processo che offre straordinarie opportunità quando basato su regole, reciprocità, trasparenza”.
 
13/04/2014 20:59
``Multe strisce blu: decidono Comuni con “previsione specifica”

Multe sulle strisce blu: l’ultima decisione è dei Comuni ma per irrogare una sanzione serve una “specifica previsione”. È l’accordo raggiunto ieri fra il Governo e l’Associazione nazionale comuni sulla querelle nata intorno al caso delle multe fatte nei confronti di chi “sfora” sull’orario del ticket pagato per sostare nelle aree a pagamento: “Per le zone a strisce blu, laddove la sosta si protragga oltre il termine per il quale si è pagato, la sanzione pecuniaria potrà essere irrogata solo in presenza di una specifica previsione del Comune”.
Questo quanto si legge in una nota del Ministero dei Trasporti, dopo l’incontro fra il ministro Angelino Alfano, il ministro Maurizio Lupi e il presidente dell’Anci Piero Fassino, assistiti dai rispettivi collaboratori. “Si è convenuto – si legge in una nota del Ministero dei Trasporti – che la regolamentazione della sosta è competenza dei Comuni che ne definiscono le modalità con proprio atto deliberativo. Per le zone a strisce blu, laddove la sosta si protragga oltre il temine per il quale si è pagato, la sanzione pecuniaria potrà essere irrogata solo in presenza di specifica previsione del Comune. Quanto ai dissuasori di velocità – comunemente definiti autovelobox – appare evidente che possano essere installati e operativi soltanto dissuasori dotati di effettivi dispositivi di controllo”.
Soddisfazione viene dai Comuni. “L’incontro che abbiamo avuto questa sera con i ministri Alfano e Lupi ha consentito di riconoscere che il tema della sosta è una competenza dei comuni, che ne regolano le modalità e le sanzioni sulla base di propri atti deliberativi. Un risultato che fa chiarezza e consente ai Comuni di operare nella chiarezza ed esercitando i propri poteri’”. Queste le parole di Piero Fassino, presidente Anci, che ha espresso “soddisfazione per una conclusione che fuga qualsiasi ombra sulla legittimità e sulla correttezza dei Comuni”.
Particolarmente critico nei confronti dell’esito della vicenda è il commento dell’Aduc, che denuncia in sostanza come il Ministero dei Trasporti si sia arresto alla “lobby dei Comuni”. Scrive in una nota l’associazione: “La vicenda delle multe per la sosta nelle strisce blu, comminate perché prolungata oltre il tempo per cui l’automobilista ha pagato il ticket, ha finalmente un punto fermo. Ma con un “prezzo” e un metodo che fa onore all’Italia degli stenti: il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, lo ha messo con un “obbedisco” all’Associazione nazionale dei Comuni d’Italia (Anci), guidata dal Sindaco di Torino Piero Fassino, cioè i Comuni possono prevedere che, oltre al corrispettivo e la penale per il tempo di sosta sforato, sia comminata una sanzione pecuniaria non per violazione del codice della strada ma per violazione di una delibera comunale”. In precedenza era invece stato detto che non si doveva parlare di multa ma, prosegue l’Aduc, “insisti da una parte, insisti dall’altra, quella che chiamiamo per semplificare “la lobby dei Comuni che fanno soldi facendo cassa sulla sicurezza degli amministrati”, alla fine ce l’ha fatta. Il ministro, per non perdere la faccia, ha tenuto a precisare che le sanzioni pecuniarie saranno fattibili solo da quei Comuni che avranno approvato specifiche delibere in merito… vorremmo conoscere quel Comune che non lo farà …., ma tant’é, per il ministro basta evocare il rigore delle norme… e tutto funziona. In materia noi abbiamo sempre avuto dubbi sulle posizioni “originarie” e anti-multa del ministro Lupi, ma questo poco conta di fronte allo scempio a cui abbiamo assistito con questo “obbedisco” del ministro Lupi”.
L’accordo fra Ministero e Comuni, con questi ultimi che potranno elevare sanzioni solo dopo specifica previsione nei regolamenti comunali, è per l’ Adoc l’ennesimo “pasticcio all’italiana” che penalizza esclusivamente i consumatori. “Restiamo profondamente convinti che sia più giusto e equo far pagare solo l’integrazione al cittadino e non sanzionarlo per il ritardo – dichiara Lamberto Santini, presidente dell’Adoc – piuttosto, invece di cercare un compromesso “all’italiana”, sarebbe stato opportuno individuare soluzioni, anche utilizzando le più recenti tecnologie compresi gli smartphone, che avrebbero permesso ai cittadini di pagare correttamente il tempo di sosta effettivo e reale. Così invece a rimetterci sono, come al solito, i cittadini”.
 
13/04/2014 20:58
``CGUE: decade da interessi il creditore che non verifica solvibilità del debitore

Dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea un’importante sentenza sul credito al consumo: è compatibile con il diritto comunitario una legge nazionale che prevede la decadenza degli interessi se il creditore non verifica la solvibilità del debitore prima di concludere il contratto di prestito.
La Corte di Giustizia ricorda che, conformemente alla direttiva 2008/48 sui contratti di credito al consumo, per una tutela effettiva dei consumatori contro qualsiasi concessione irresponsabile di contratti di credito, il creditore è tenuto, prima di ogni rapporto contrattuale, a verificare la solvibilità del debitore ed è compito degli Stati membri prevedere misure efficaci, proporzionate e dissuasive per sanzionare ogni inadempimento di tale obbligo.
La normativa francese prevede che un creditore che non abbia correttamente verificato la solvibilità del debitore, non possa più fare valere gli interessi convenzionali, (restano dovuti gli interessi al tasso legale). La Corte interviene nella causa tra un consumatore che nel 2011 ha stipulato con Le Crédit Lyonnais (LCL) un contratto di credito al consumo di 38.000 euro, con interessi convenzionali ad un tasso annuo fisso del 5,60%.Vista l’incapacità del signore di rimborsare tale prestito, LCL ha portato il consumatore dinanzi al tribunale che però ha rilevato che LCL non ha correttamente verificato la solvibilità del cliente e, in base alla normativa francese, non può pretendere gli interessi convenzionali.
La Corte di giustizia ricorda che, conformemente alla direttiva 2008/48, ai fini di una tutela effettiva dei consumatori contro qualsiasi concessione irresponsabile di contratti di credito, il creditore è tenuto, prima di ogni rapporto contrattuale, a verificare la solvibilità del debitore ed è compito degli Stati membri prevedere misure efficaci, proporzionate e dissuasive per sanzionare ogni inadempimento di tale obbligo.
 
13/04/2014 20:57
Banche, Altroconsumo: Sepa non è motivo per aumentare commissioni

Non c’è nessuna disposizione che obbliga le banche a far pagare una commissione per gli addebiti diretti Sepa, il nuovo sistema di pagamento europeo che, come spiega la Banca d’Italia, “mira ad estendere il processo d’integrazione europea ai pagamenti al dettaglio in euro effettuati con strumenti diversi dal contante, con l’obiettivo di favorire l’efficienza e la concorrenza all’interno dell’area dell’euro”.
“Dopo il passaggio alla moneta unica nel 2002, la Sepa – spiega Bankitalia – intende offrire ai cittadini europei la possibilità di effettuare pagamenti a favore di beneficiari situati in qualsiasi paese dell’area dell’euro, utilizzando un singolo conto bancario e un insieme di strumenti di pagamento armonizzati. Nell’ottica Sepa, tutti i pagamenti al dettaglio in euro sono considerati “domestici”, venendo meno la distinzione fra pagamenti nazionali e transfrontalieri all’interno dell’area dell’euro”. Ora, come già denunciato qualche giorno fa dall’Unione Nazionale Consumatori, accade che alcune banche stiano addebitando ai consumatori costi non dovuti. Lo conferma anche l’odierna denuncia di Altroconsumo: “Ci sono arrivate segnalazioni e richieste di chiarimenti da parte di correntisti che si sono visti addebitare una nuova commissione per il pagamento di bollette e fatture con addebito sul proprio conto. Ciò che ci lascia perplessi sono le motivazioni che queste banche hanno dato ai loro clienti: la colpa, secondo alcuni istituti, sarebbe dell’arrivo del Sepa, il sistema unico di pagamento europeo per bonifici e addebiti diretti, entrato in vigore lo scorso 1° febbraio”.
Non c’è però alcuna disposizione europea che obblighi le banche a far pagare una commissione per gli addebiti Sepa: il muovo sistema, anzi, “dovrebbe rendere più efficienti i sistemi di pagamento e dunque rendere addirittura meno costosa per la banca l’esecuzione delle operazioni”, spiega Altroconsumo.
In realtà la banca ha la facoltà di variare le condizioni di un conto corrente ma deve darne comunicazione al correntista e fornire un “giustificato motivo”, ricorda l’associazione: “Qualsiasi variazione unilaterale (ovvero senza un accordo con il cliente) delle condizioni è valida solo se la banca ha seguito una ben determinata procedura (quella prevista dall’articolo 118 del TUB): la banca deve inviare una comunicazione online o cartacea personale con un preavviso di almeno 60 giorni rispetto alla variazione; a questo punto si deve avere la possibilità di chiudere il conto senza spese e alle vecchie condizioni. Se la banca non ha seguito questa procedura la variazione non è valida e quindi si può contestare”.
La contestazione si può fare anche se manca il “giustificato motivo” per l’introduzione della nuova commissione.Di certo affermare che la nuova spesa è dovuta al Sepa, ovvero a una nuova disposizione di legge che ha lo scopo di rendere più efficienti e quindi meno costosi i pagamenti, non può essere considerato un “giustificato motivo”, spiega Altroconsumo, che consiglia di verificare le comunicazioni ricevute dalla banca negli ultimi mesi: se manca il preavviso di 60 giorni, o il giustificato motivo per la variazione, si può fare un reclamo alla banca stessa che deve rispondere entro 30 giorni. Se non lo fa o arriva una risposta negativa, si può fare ricorso all’Arbitro bancario e finanziario.
 
15/02/2014 21:53
L’Agenzia delle Entrate approda su twitter

L’Agenzia delle Entrate apre ai cittadini e inaugura un account su twitter per consentire ai cittadini di tenersi aggiornati, anche via mobile, sulle novità e le scadenze del Fisco. Anche questa nuova iniziativa è stata realizzata in house, a costo zero, come nel caso del canale YouTube dell’Agenzia delle Entrate. Diventa così più diretta e trasparente la relazione con i cittadini, le imprese e i media e per rispondere in modo tempestivo alle esigenze informative di chi popola la rete. L’obiettivo è quello di ridurre al minimo le distanze che tradizionalmente separano Amministrazione e cittadini.
 
15/02/2014 21:52
Non ci sarà una riduzione delle detrazioni attualmente in vigore e a
confermarlo è stato lo stesso Ministero dell’economia e delle finanze, sottolineando che la copertura del provvedimento sarà assicurata da obiettivi di risparmio e spending review. Come si legge in una nota del Mef, “il Governo ritiene che la sede più opportuna per esercitare l’intervento di razionalizzazione delle detrazioni, così come previsto dal comma 575 della legge di Stabilità 2014, sia la delega fiscale attualmente in approvazione in Parlamento. A tal fine, anche con l’obiettivo di evitare qualsiasi ulteriore aggravio fiscale, il Governo provvederà, con apposito provvedimento, ad abrogare il comma 576 della legge di Stabilità 2014 e di conseguenza non vi sarà alcuna riduzione delle detrazioni attualmente in vigore. La copertura sarà assicurata incrementando gli obiettivi di risparmio previsti dalla revisione della spesa aggiungendovi, pertanto, le cifre stabilite nel comma 575 della stessa legge”.
Apprezzamento arriva dalle associazioni dei Consumatori. In particolare, Altroconsumo sottolinea che la riduzione delle aliquote dal 19% al 18% per le detrazioni fiscali nella dichiarazione dei redditi avrebbe rappresentato “un taglio lineare e iniquo che sarebbe ricaduto sulle spalle di migliaia di cittadini”: contro questa previsione, l’associazione si era schierata raccogliendo 3700 adesioni online di cittadini e annuncia che continuerà a vigilare perché nell’esercizio della delega fiscale non si concretizzi la riduzione a danno degli utenti. Altroconsumo ha però inviato una lettera al ministro dell’Economia Saccomanni e al presidente del Consiglio Letta chiedendo di intervenire sul credito d’imposta, cioè il ritardo sui rimborsi. “A partire dal 2014, con effetto sui modelli 730 del 2013, se il credito d’imposta scaturito dalla dichiarazione superasse la soglia dei 4mila euro, potrebbe non risultare sulla busta paga di luglio o sulla pensione di agosto – spiega l’associazione – L’Agenzia delle entrate potrebbe bloccare il rimborso per almeno sei mesi, in modo da effettuare i controlli ed erogare il rimborso successivamente. In caso di grosse ristrutturazioni edilizie (per altro incentivate in ogni modo dallo Stato) o di assegni all’ex coniuge, in caso di spese per disabili, per un anziano in casa di riposo o per acconti in eccesso per cambio lavoro, il rimborso nei tempi normali potrebbe slittare fino al 2015. Troppo anche per un credito di fiducia”.
Per Adiconsum, le detrazioni andrebbero estese anche ad alcune operazioni di credito al consumo. “L’annuncio dell’abrogazione del taglio lineare delle detrazioni Irpef dal 19 al 18%, anche con effetto retroattivo – dichiara Pietro Giordano, presidente nazionale dell’associazione – è senz’altro una notizia positiva. Adiconsum però non è d’accordo sulla temporaneità della decisione annunciata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, in attesa di un riordino complessivo della materia. Adiconsum ritiene invece che per una ripresa dei consumi sia necessario, come avvenuto per gli arredi in caso di ristrutturazioni, ampliare la possibilità di detrazioni fiscali anche a specifiche operazioni di crediti al consumo riguardanti le spese primarie delle famiglie come la scuola, la casa, l’acquisto di beni di prima necessità. I minori introiti derivanti dall’introduzione di nuove agevolazioni sarebbero facilmente coperti dai maggiori introiti dovuti all’IVA”.
 
15/02/2014 21:50
Equitalia, entro 28 febbraio pagamenti agevolati delle cartelle

Entro il 28 febbraio è possibile pagare in un’unica soluzione, senza interessi di mora e interessi di ritardata iscrizione a ruolo, le cartelle e gli avvisi di accertamento esecutivi affidati entro il 31 ottobre 2013 a Equitalia per la riscossione. Ad oggi sono già 200 i contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata delle cartelle, ma il numero ovviamente è destinato a salire.
Questa sorta di sanatoria è prevista dalla Legge di Stabilità 2014 (legge 27 dicembre 2013 n.147). I cittadini interessati dovranno attivarsi per valutare la loro situazione e scegliere se aderire, ma in caso di dubbi è sempre opportuno chiedere chiarimenti agli sportelli di Equitalia.
Rientrano nell’agevolazione le entrate erariali come l’Irpef e l’Iva e, limitatamente agli interessi di mora, anche le entrate non erariali come il bollo dell’auto e le multe per violazione al codice della strada elevate da Comuni e Prefetture. Restano invece escluse le somme dovute per effetto di sentenze di condanna della Corte dei Conti, i contributi richiesti dagli enti previdenziali (Inps, Inail), i tributi locali non riscossi da Equitalia e le richieste di pagamento di enti diversi da quelli ammessi (l’elenco è disponibile sul sito www.gruppoequitalia.it). La definizione agevolata è applicabile anche in presenza di rateizzazioni, sospensioni giudiziali o altre situazioni particolari.
Ecco come funziona: la definizione agevolata riguarda le cartelle e avvisi di accertamento esecutivi emessi per tributi di competenza delle Agenzie fiscali (Agenzia delle Entrate, del Demanio, del Territorio, delle Dogane e dei Monopoli), Uffici statali (per esempio Ministeri e Prefetture) ed Enti locali (Regioni, Province e Comuni), affidati a Equitalia entro il 31 ottobre 2013.
Per capire se i tributi inseriti nelle cartelle/avvisi rientrano nella definizione agevolata i contribuenti devono prendere visione della propria situazione debitoria e verificare innanzitutto la data in cui le somme dovute sono state affidate all’agente della riscossione e il tipo di atto ricevuto. Queste informazioni sono contenute nell’estratto di ruolo che si può chiedere agli sportelli di Equitalia.
Per tutte le cartelle/avvisi che rientrano nell’agevolazione il contribuente non dovrà pagare gli interessi di mora, che maturano dalla data di notifica della cartella in caso di mancato pagamento delle somme entro i 60 giorni previsti. Inoltre, per le cartelle/avvisi emessi per conto dell’Agenzia delle Entrate, e quindi riferite a entrate erariali, non si paga anche il tributo relativo agli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, indicati nella cartella di pagamento e nell’estratto di ruolo.
Chi sceglie di aderire dovrà pagare il residuo del debito (al netto degli interessi non dovuti), l’aggio, le spese di notifica e quelle per eventuali procedure attivate. Il pagamento deve essere effettuato in un’unica soluzione entro il 28 febbraio 2014. Fino al 15 marzo resta sospesa la riscossione dei debiti interessati alla definizione agevolata. Equitalia invierà entro il 30 giugno mediante posta ordinaria una comunicazione di avvenuta estinzione del debito ai contribuenti che avranno pagato nei termini previsti.
Dove e come pagare. È possibile effettuare il versamento in tutti gli sportelli di Equitalia, negli uffici postali tramite bollettino F35, indicando tassativamente nel campo “Eseguito da” la dicitura “Definizione Ruoli – L.S. 2014”. Per la corretta ricezione del pagamento, si consiglia di utilizzare un bollettino F35, completo di codice fiscale, per ognuna delle cartelle/avvisi che si vuole pagare in forma agevolata.
Infine, Equitalia contatterà i contribuenti che vantano crediti dalla pubblica amministrazione e per i quali, in base alla legge (art. 48-bis, dpr 602/1973), l’ente interessato, prima di effettuare il pagamento, deve verificare la presenza di eventuali debiti con lo Stato di importi superiori a 10 mila euro. Il contatto diretto con i contribuenti interessati è stato voluto da Equitalia per consentire loro di saldare le cartelle/avvisi avvalendosi del pagamento agevolato entro la scadenza e permettere alla PA di procedere al pagamento del credito nei tempi previsti senza risentire di eventuali ritardi dovuti ai tempi tecnici legati alle operazioni della definizione agevolata.
 
15/02/2014 21:46
Osservatorio: le tariffe di assicurazione Rc auto italiane sono le più care d’Europa

Per i guidatori italiani non sarà certo una notizia tanto sensazionale, infatti che le tariffe delle polizze auto siano care, ormai è una certezza da tempo. Lo ha confermato anche il presidente dell’Ania, Aldo Minucci, commentando uno studio realizzato da The Boston Consulting Group tra il 2008 e il 2012. Oggi gli automobilisti del Bel Paese infatti vogliono trovare l’assicurazione auto più economica per risparmiare su una spesa che è davvero diventata insostenibil per tanti.
Per questo motivo per gli italiani sapere quali sono le migliori assicurazioni è diventato importante: per farlo basta però basarsi sulle proprie esigenze e cercare di personalizzare il più possibile la polizza per avere il prezzo migliore con le condizioni più vantaggiose.
Secondo lo studio presentato dall’Ania la media italiana del costo della polizza Rc auto ammonta a 491 euro annui, contro i 278 medi di spesa negli altri paesi. In Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna si spende fino al 45% in meno sul costo dell’assicurazione.
Se si prendono in considerazione solo le auto, gli Italiani pagano 526 euro, mentre negli altri Paese europei presi a paragone la quota si scende a 291 euro. Per le moto siamo a 279 euro in Italia contro 150 euro. E’ questo il dato più significativo presentato dallo studio.
“A incidere sensibilmente sui costi è per il 60% il costo del sinistro” ha sottolineato il presidente della Commissione Auto Ania Alessandro Santoliquido. In Italia i risarcimenti infatti sono decisamente più alti rispetto ai Paesi presi in esame.
In caso di morte i risarcimenti sono 4 volte più alti rispetto agli altri paesi (649.000 euro rispetto a 138.000 euro negli altri paesi), più alto anche il livello del danno patrimoniale a possibili beneficiari (50-60.000 euro contro 30-40.000 degli altri paesi).
“Se il Governo vuole che il sistema di garanzie sia alto è legittimo quello che non è legittimo è farlo pagare alle assicurazioni, perché questa scelta ricade sui prezzi” – continua il presidente dell’Ania Aldo Minucci – “L‘altro elemento tipicamente italiano sono le frodi che incidono per il 40-45% sull’aumento dei prezzi. Segue il rischio stradale aggravato anche da comportamenti pericolosi come l’uso del cellulare e il non-uso delle cinture posteriori (lo fa solo il 10%), che da solo vale il 25-30% dell’aumento.”
L’Ania conclude che le norme decise dal decreto Destinazione Italia sono troppo “impositive” in tema di sconti e di obblighi impartiti alle assicurazioni violando “i principi di libertà tariffaria e contrattuale”. Sono invece “utili” per la riduzione dei premi i meccanismi individuati dal legislatore per contrastare le frodi in generale e le speculazioni nella procedura di liquidazione dei danni.
La norma che evita i testimoni di comodo, quella sul risarcimento specifico attraverso officine convenzionate e anche l’uso della scatola nera come mezzo di prova nei processi civili sono invece dei provvedimenti accolti positivamente.
Si è unito ai commenti anche il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, per cui il costo delle polizze in Italia è “una situazione insopportabile per il consumatore”. Ha poi concluso Pitruzzella: “Bisogna agire anche sul fronte delle compagnie di assicurazioni che non fanno ancora abbastanza, è necessario stimolare una maggiore concorrenza e favorire comportamenti più efficienti nella lotta alle frodi”.
 
15/02/2014 21:44
``SEPA, la guida informativa di Abi e Consumatori

Abi e le Associazioni dei Consumatori hanno messo a punto una guida in cui raccontano tutti i vantaggi collegati ai nuovi servizi di pagamento SEPA. Dal 1° febbraio 2014, infatti, per fare o ricevere bonifici e per gli addebiti in conto (la domiciliazione delle utenze, ad esempio) utilizzeremo unicamente i nuovi servizi europei di Bonifico SEPA e Addebito diretto SEPA che sostituiranno per sempre il Bonifico nazionale e il RID. Molti i vantaggi per i cittadini primo fra tutti, la possibilità di effettuare pagamenti in euro utilizzando un unico conto con il quale operare in ben 33 Paesi, a prescindere dal paese nel quale lo si apre. Il che significa contare su regole e procedure armonizzate tra un paese e l’altro.
Diventerà molto pratico, ad esempio, fare e ricevere pagamenti per chi si trova – per lavoro, studio o altra ragione – a vivere in un altro paese europeo, oppure per chiunque intrattenga rapporti commerciali all’interno dell’Area SEPA.
 
15/02/2014 21:43
Etichette semaforo, come indirizzano le scelte nutrizionali

L’Italia si è dimostrata fortemente contraria all’ipotetica introduzione delle etichette semaforo. In particolare perché potrebbero mettere al bando i nostri prodotti tipici per i quali siamo famosi in tutto il mondo. Ma sul fronte dell’efficacia che questa comunicazione porterebbe in termini di scelte nutrizionali, i bollini rossi, gialli verdi, sarebbero veramente utili? Le opinioni sono discordanti. Ci sono studi che ne dimostrano cambiamenti positivi nelle scelte dei consumatori ed esperti, come Andrea Ghiselli, dirigente di ricerca CRA-NUT da noi intervistato, che affermano esattamente il contrario.

L’ipotesi di valutare l’adozione delle etichette semaforo arriva dalla Gran Bretagna dove è stato previsto un regime volontario di etichettatura nutrizionale che classifica gli alimenti con il verde, il giallo o il rosso sulla base del contenuto di sale, zucchero, grassi e grassi saturi presente in 100 grammi di prodotto. I colori, pertanto, non classificano il prodotto ma si abbinano ai suoi contenuti.
Secondo una ricerca del Massachusetts General Hospital pubblicata su American Journal of Preventive Medicine, il sistema semaforo a due anni dalla sua introduzione in via sperimentale nella mensa e nella caffetteria dell’ospedale, afferma con successo la modifica dei modelli di acquisto sia dei lavoratori che dei clienti esterni. I colori sono stati abbinati sulle etichette dei prodotti offerti dalla mensa dell’ospedale e nei distributori self-service. In pratica è diminuita la spesa per i prodotti più grassi (-20%) e aumentata quella per gli alimenti contrassegnati con il bollino verde (+12%).
Ma siamo sicuri che acquistare solo alimenti con bollini verdi sia veramente la scelta migliore per la nostra salute? Secondo Andrea Ghiselli “Il semaforo divide tra alimenti buoni e cattivi e tende a far scegliere solo gli alimenti indicati come “buoni”. Non è detto che si riesca a comporre una dieta equilibrata solo con tale categoria”.
Questo significa che si può avere una dieta equilibrata consumando anche prodotti con qualche bollino giallo o verde, ma ricchi di nutrienti importanti? Facciamo un esempio insieme all’esperto. “Nel caso dell’olio extra vergine di oliva è inevitabile il bollino rosso sotto la voce grassi – spiega Ghiselli – ma è difficile immaginare in una dieta un consumo giornaliero pari a 100 gr. Un consumatore, paradossalmente, potrebbe decidere di usare un dressing con ingredienti privi di bollini penalizzanti ma con il rischio di esagerare. E’ evidente che il sistema semaforo non fa altro che portare a comporre una dieta con scelte mediocri”.
Difetto del sistema semaforo non è solo quindi quello di catalogare superficialmente i prodotti alimentari ma anche di far solo riferimento a 100 grammi e non alle porzioni. Meglio le Gda, ovvero le quantità giornaliere indicative che dovremmo consumare. “L’oculatezza nelle scelte del consumatore si può avere con un sistema molto efficace come le Gda, dove si possono verificare per la porzione che si sta consumando quanto occupa nell’ambito del mio fabbisogno giornaliero. Inoltre le Gda sono riferite a porzione e questo ci consente di capire quanto ciò che stiamo in quel momento mangiando agisce sulla nostra dieta complessiva, Il consumatore deve riappropriarsi delle proprie scelte alimentari, conclude Ghiselli”.
A cura di Silvia Biasotto
 
15/02/2014 21:41
Tutelare il ‘Made in Italy’, Confagricoltura in audizione al Senato

“Le produzioni del “made in Italy” rivestono per l’economia nazionale un’importanza strategica anche perché hanno un effetto trainante per altri settori. Per questo il fenomeno delle frodi che le riguarda molto da vicino rappresenta un danno non solo per l’immagine, ma anche e soprattutto per tutto il sistema economico e per le imprese agricole in particolare.” Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi intervenendo all’audizione della Commissione Agricoltura del Senato sull’indagine conoscitiva sul fenomeno delle frodi nel settore agroalimentare.
Il presidente Guidi ha evidenziato che è necessario distinguere tra il fenomeno dell’ agropirateria e quello dell’italian sounding. Il primo è un vero atto di contraffazione e frode industriale punito da leggi nazionali, comunitarie e internazionali, mentre il secondo si limita ad utilizzare nomi o simboli che si richiamano alla tradizione alimentare e culturale del nostro Paese, contro i quali, in campo internazionale non esistono accordi significativi.
“Se combattere l’agropirateria è difficile – ha detto – limitare l’italian sounding lo è ancora di più”.
Il diritto internazionale sulla tutela contro l’agro pirateria è ancora incompleto e addirittura, paradossalmente, non si potrà parlare di contraffazione vera e propria nei Paesi extra Ue sino a quando, come Confagricoltura chiede con forza, non sarà istituito un registro multilaterale delle denominazioni dove far confluire tutti i prodotti europei cui, a quel punto, sarebbe garantita protezione anche in tutti i Paesi del WTO. Ma occorre rilanciare anche il tema degli standard tecnici, sociali e ambientali.
“Occorre sicuramente guardare con attenzione alla accresciuta concorrenza internazionale – ha aggiunto il presidente Guidi – ma senza eccessiva preoccupazione. Non si può pensare di contrastare l’importazione dei prodotti da Paesi extra Ue attraverso motivazioni generiche. Quel che dobbiamo pretendere che, oltre alla tradizione ed alla storia di un prodotto, siano presenti anche i requisiti legati alla qualità, compresa quella igienico sanitaria, il cui rispetto può essere misurato solo attraverso puntuali controlli”.
Il presidente di Confagricoltura ha quindi evidenziato che per l’italian sounding il problema maggiore è la mancanza di leggi internazionali. “Per questo – ha detto Guidi – vanno create nuove regole e si deve fare una fortissima pressione su Governo, Parlamento europeo e Commissione UE, affinché vengano al più presto pubblicati i decreti attuativi che dovevano disciplinare questa materia e avrebbero dovuto essere pubblicati entro la metà dello scorso dicembre, prima dell’entrata in vigore (entro la fine del 2014) del Regolamento europeo sull’etichettatura, che prevede una misura ad hoc sull’uso di immagini, nomi evocativi di un certo Paese”.
Il presidente Guidi si è quindi soffermato anche sul ruolo dei consumatori nella lotta alla frode e alla contraffazione. La battaglia va combattuta a 360 gradi, dai controlli sulle importazioni, agli aspetti normativi, sino alla garanzia di una sempre maggiore informazione dei consumatori, non solo in termini di indicazioni in etichetta, ma anche di campagne di sensibilizzazione sui danni che vengono causati all’economia agroalimentare italiana.
 
15/02/2014 21:37
Agricoltura: emendamento Pd propone aranciata con più arancia
Aranciate con più arancia. Questo l’obiettivo di un emendamento del Pd nella legge comunitaria, approvato in Commissione Agricoltura alla Camera contro il parere dell’Esecutivo, che aumenta dal 12% al 20% la quantità minima di frutta che deve essere contenuta nelle bevande analcoliche a base di frutta prodotte e commercializzate in Italia.
“Un importante passo avanti per la tutela e per il rispetto delle informazioni date ai consumatori – commentano Federconsumatori e Adusbef – Sull’onda di questo successo, attendiamo ora un deciso passo avanti sull’etichettatura: non è possibile che, nonostante i numerosi casi di frodi, allarmi e contraffazioni, non sia stata ancora introdotta una normativa che obblighi l’indicazione di origine per tutti i prodotti alimentari e per gli ingredienti che li compongono”.
“Duecento milioni di chili di arance all’anno in più saranno “bevute” dai 23 milioni di italiani che consumano bibite gassate se l’aumento del 20% del contenuto minimo di frutta, previsto dall’emendamento del Pd nella legge comunitaria, venisse definitivamente approvato ed attuato”, commenta Coldiretti.
“Basta con ‘l’aranciata senza arance’ che inganna i consumatori costretti a pagare l’acqua come la frutta ma che sta anche facendo sparire il frutteto italiano, con gravi perdite economiche ed occupazionali – ha detto il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo – L’Italia con il primato europeo nella qualità e sanità degli alimenti ha il dovere di essere all’avanguardia nella battaglia per cambiare norme difese in Europa solo dalle grandi lobby industriali. L’emendamento concorre a migliorare concretamente la qualità dell’alimentazione e a ridurre così le spese sanitarie dovute alle malattie connesse all’obesità che sono in forte aumento, ma non va peraltro dimenticato l’impatto sulle imprese agricole poiché l’aumento della percentuale di frutta nelle bibite potrebbe salvare oltre diecimila ettari di agrumeti italiani con una estensione equivalente a circa ventimila campi da calcio, situati soprattutto in regioni come la Sicilia e la Calabria”.
Ora però bisogna portare la partita in Europa.“L’emendamento approvato in Commissione Agricoltura alla Camera che innalza dal 12 al 20% la quantità minima di frutta che deve essere contenuta nelle bibite prodotte e commercializzate in Italia è certamente importante, ma il problema ora è quello di ottenere il parere di compatibilità del provvedimento da parte dell’Ue. Su questo tema, purtroppo, già in passato la Commissione europea ha espresso la sua contrarietà – afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori – Avere più frutta nelle bevande analcoliche indubbiamente migliora la qualità del prodotto, tutela i consumatori e dà garanzie ai produttori agricoli ma, senza il consenso di Bruxelles, la misura rischia di essere inefficace”.
 
15/02/2014 21:30
Ministero Salute: meno ricoveri, aumenta deospedalizzazione

“Si osserva una significativa deospedalizzazione, con un miglioramento dell’appropriatezza organizzativa e dell’efficienza nell’uso dei nostri ospedali”: questo il dato più rilevante che emerge dal Rapporto annuale sull’attività ospedaliera per il 2012, pubblicato dal Ministero della Salute. Dall’indagine emerge una riduzione dei ricoveri per acuti e dei day hospital, considerati frutto di un miglioramento nell’appropriatezza.
Nel dettaglio, rispetto al 2011, il numero complessivo di ricoveri ordinari per Acuti si riduce (– 2,9%), così come il numero dei cicli di Day Hospital (-10,3 %). Stesso discorso per l’attività totale per Acuti che riporta una riduzione del 5% e del tasso di ospedalizzazione per Acuti, che rispetto al 2011 si riduce da 110 a 108 dimissioni per 1.000 abitanti in regime ordinario. “La banca dati SDO assicura una copertura della rilevazione oramai superiore al 99,5% degli ospedali pubblici e privati accreditati – spiega il Ministero della Salute – Esistono quindi tutti gli strumenti operativi per monitorare l’appropriatezza delle prestazioni erogate e seguire l’obiettivo del ministero di migliorare e uniformare ad alti standard qualitativi l’attività ospedaliera in tutto il territorio nazionale ed in particolare nelle regioni in piano di rientro”.
Commenta il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “Il filo conduttore dei nostri interventi continuerà ad essere “l’appropriatezza”. Desideriamo agire sempre di più e preventivamente sull’inappropriatezza degli interventi clinici ed assistenziali, poiché essa costituisce l’indicatore dell’esistenza, in uno specifico contesto, di un difetto culturale oppure la spia di un difetto di organizzazione. Dobbiamo rafforzare i sistemi di monitoraggio dell’appropriatezza delle prestazioni sanitarie e dei Livelli essenziali di assistenza, poiché proprio attraverso la sistematizzazione e la pubblicizzazione di questi dati saremo in grado di assicurare ai cittadini interventi costanti sul sistema, affinché vengano assicurate la sicurezza ed il miglioramento continuo della qualità dei servizi sanitari, con particolare attenzione alle modalità di utilizzo delle risorse disponibili”.
 
15/02/2014 21:23
Mais OGM, Parlamento UE dice no al mais Pioner 1570

No al mais geneticamente modificato “Pioneer 1570″ in Europa. E’ la posizione del Parlamento Europeo che chiede alla Commissione di vietare questa prodotto che è resistente agli insetti e potrebbe essere pericoloso per le farfalle e le falene, come è emerso dalla valutazione dell’Efsa. L’Aula in Plenaria ha adottato con 385 voti a favore, 201 contrari e 30 astensioni, una Risoluzione in merito. “Posso dire con certezza che mancano le prove sulla sicurezza di questo OGM perché sia venduto liberamente sui mercati europei”, ha dichiarato l’eurodeputata tedesca Dagmar Roth-Behrendt, responsabile di una relazione parlamentare sull’argomento.
Per il momento una sola varietà di mais, MON 810 di Monsanto, è autorizzata per fini commerciali nell’UE. Rispetto all’autorizzazione del “Pioneer 1507″, il Parlamento si oppone mentre la Commissione ha un atteggiamento positivo, nonostante 12 Stati membri si siano opposti alla sua commercializzazione (solo 6 Stati membri erano a favore dell’autorizzazione).
La valutazione da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha messo in evidenza come le farfalle e le falene possono essere a rischio se esposte al polline del mais 1507. Per il momento Pioneer ha rifiutato di presentare i documenti riguardanti la mitigazione del rischio per queste specie in pericolo.
La Commissione ha preso questa decisione di autorizzazione, sostenendo che era stata obbligata ad agire in tal senso dalla decisione delle Corte di giustizia europea dello scorso settembre. Ma la Corte ha semplicemente stabilito che la Commissione non aveva preso una decisione nei tempi prestabiliti.
Gli OGM hanno un futuro in Europa? “Lo scorso luglio, la Monsanto ha annunciato che ritirerà le richieste in attesa di approvazione, sostenendo che c’è una mancanza di prospettive commerciali – ha detto l’eurodeputata – Certo, il contesto è complesso poiché diversi Stati membri non sono a favore della nuova autorizzazione per la coltivazione. Bisogna anche dire che la mancanza di elementi forniti dall’industria sulla sicurezza delle nuove colture geneticamente modificate non aiuta a dissipare i dubbi dei cittadini dell’UE. Per il momento, la maggioranza degli europei (61%) si oppone allo sviluppo di alimenti geneticamente modificati in Europa (Eurobarometro del novembre 2010). I cittadini europei considerano gli OGM come non sicuri.
Il voto del Parlamento europeo è accolto con soddisfazione da Legambiente. In attesa dell’approvazione del regolamento europeo che modifica la direttiva 2001/18/CE, conferendo anche agli Stati membri il diritto di vietare sul proprio territorio la coltivazione di Ogm per motivazioni socio economiche, Legambiente “chiede al governo italiano di procedere al più presto al divieto di coltivazione sul territorio nazionale di tutte le varietà geneticamente modificate, a partire dal mais Monsanto MON 810, sulla base sia della necessità di una valutazione dei rischi inerenti agli Ogm, sia di motivazioni socio economiche”.
Lo stop al mais geneticamente modificato Pioneer 1507 “è visto positivamente da 8 cittadini su 10 (76%) che sono contrari all’utilizzo di organismi geneticamente modificati nell’agricoltura in Italia, dove si è giustamente fatta la lungimirante scelta di non coltivare biotech”: questo il commento di Coldiretti sulla base di una indigine Ipr marketing. Gli agricoltori accolgono positivamente la risoluzione approvata dal Parlamento europeo. “Spetta ora alla Commissione europea – precisa la Coldiretti – prendere atto della richiesta dell’Assemblea di Strasburgo di ‘non proporre o rinnovare le autorizzazioni di qualsiasi varietà ogm fino a quando non siano stati migliorati i metodi di valutazione del rischio’”.
 
15/02/2014 21:09
Mais OGM, Parlamento UE dice no al mais Pioner 1570

No al mais geneticamente modificato “Pioneer 1570″ in Europa. E’ la posizione del Parlamento Europeo che chiede alla Commissione di vietare questa prodotto che è resistente agli insetti e potrebbe essere pericoloso per le farfalle e le falene, come è emerso dalla valutazione dell’Efsa. L’Aula in Plenaria ha adottato con 385 voti a favore, 201 contrari e 30 astensioni, una Risoluzione in merito. “Posso dire con certezza che mancano le prove sulla sicurezza di questo OGM perché sia venduto liberamente sui mercati europei”, ha dichiarato l’eurodeputata tedesca Dagmar Roth-Behrendt, responsabile di una relazione parlamentare sull’argomento.
Per il momento una sola varietà di mais, MON 810 di Monsanto, è autorizzata per fini commerciali nell’UE. Rispetto all’autorizzazione del “Pioneer 1507″, il Parlamento si oppone mentre la Commissione ha un atteggiamento positivo, nonostante 12 Stati membri si siano opposti alla sua commercializzazione (solo 6 Stati membri erano a favore dell’autorizzazione).
La valutazione da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha messo in evidenza come le farfalle e le falene possono essere a rischio se esposte al polline del mais 1507. Per il momento Pioneer ha rifiutato di presentare i documenti riguardanti la mitigazione del rischio per queste specie in pericolo.
La Commissione ha preso questa decisione di autorizzazione, sostenendo che era stata obbligata ad agire in tal senso dalla decisione delle Corte di giustizia europea dello scorso settembre. Ma la Corte ha semplicemente stabilito che la Commissione non aveva preso una decisione nei tempi prestabiliti.
Gli OGM hanno un futuro in Europa? “Lo scorso luglio, la Monsanto ha annunciato che ritirerà le richieste in attesa di approvazione, sostenendo che c’è una mancanza di prospettive commerciali – ha detto l’eurodeputata – Certo, il contesto è complesso poiché diversi Stati membri non sono a favore della nuova autorizzazione per la coltivazione. Bisogna anche dire che la mancanza di elementi forniti dall’industria sulla sicurezza delle nuove colture geneticamente modificate non aiuta a dissipare i dubbi dei cittadini dell’UE. Per il momento, la maggioranza degli europei (61%) si oppone allo sviluppo di alimenti geneticamente modificati in Europa (Eurobarometro del novembre 2010). I cittadini europei considerano gli OGM come non sicuri.
Il voto del Parlamento europeo è accolto con soddisfazione da Legambiente. In attesa dell’approvazione del regolamento europeo che modifica la direttiva 2001/18/CE, conferendo anche agli Stati membri il diritto di vietare sul proprio territorio la coltivazione di Ogm per motivazioni socio economiche, Legambiente “chiede al governo italiano di procedere al più presto al divieto di coltivazione sul territorio nazionale di tutte le varietà geneticamente modificate, a partire dal mais Monsanto MON 810, sulla base sia della necessità di una valutazione dei rischi inerenti agli Ogm, sia di motivazioni socio economiche”.
Lo stop al mais geneticamente modificato Pioneer 1507 “è visto positivamente da 8 cittadini su 10 (76%) che sono contrari all’utilizzo di organismi geneticamente modificati nell’agricoltura in Italia, dove si è giustamente fatta la lungimirante scelta di non coltivare biotech”: questo il commento di Coldiretti sulla base di una indigine Ipr marketing. Gli agricoltori accolgono positivamente la risoluzione approvata dal Parlamento europeo. “Spetta ora alla Commissione europea – precisa la Coldiretti – prendere atto della richiesta dell’Assemblea di Strasburgo di ‘non proporre o rinnovare le autorizzazioni di qualsiasi varietà ogm fino a quando non siano stati migliorati i metodi di valutazione del rischio’”.
 
15/02/2014 21:07
Mini Imu e Tares, Unimpresa e Consumatori: bel pasticcio fiscale

“Questo doppio pasticcio fiscale è la prova che il Governo di Enrico Letta non ha mantenuto le promesse: proprio sull’Imu il premier, nel suo discorso di insediamento, a maggio dello scorso anno, aveva assicurato che il vecchio regime impositivo sugli immobili sarebbe stato superato e aveva prospettato un miglioramento basato sulla semplificazione”. Sono le parole di Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, a cui aderiscono 900 Centri di assistenza fiscale distribuiti in 60 province in tutta Italia, dove negli ultimi giorni sono aumentate le file dei cittadini in coda a chiedere chiarimenti e aiuto per uscire dal ginepraio fiscale.
Mancano pochi giorni, infatti, alla scadenza della cosiddetta mini Imu e della addizionale Tares e i centri di assistenza fiscale sono presi d’assalto da contribuenti in preda alla confusione generata anzitutto dalla norma che consente ai comuni di far pagare la quota di imposta relativa all’aumento stabilito nel 2012 e nel 2013 rispetto all’aliquota ordinaria (4 per mille) rende estremamente probabili errori nella determinazione degli importi da pagare entro il 24 gennaio. Data entro la quale va saldato con i sindaci pure il conto della Tares: nei giorni scorsi, nelle buche delle lettere degli italiani sono stati recapitati due bollettini (un Mav e un modello F24) con i quali versare l’addizionale 2013 relativa al tributo sui rifiuti.
Secondo Longobardi “con la nuova Iuc i cittadini e le imprese sono stati presi in giro: non si tratta di una tassa unica, ma restano in piedi tutti i precedenti balzelli, peraltro con un’enorme complicazione da un punto di vista di conteggi. Si dovranno ancora pagare sia la tassa sui rifiuti, che ora si chiama Tari e non più Tares, sia la tassa sugli immobili, sotto il nome di Tasi, tassa sui servizi indivisibili. E come se non bastasse, su seconde case, negozi e capannoni resta in vigore la vecchia Imu.
Qualora i cittadini non ricevessero i bollettini per il pagamento della Tares in tempo utile e i Comuni non li esentassero dal versamento di more o penali, siamo pronti ad avviare i ricorsi contro l’applicazione di qualsivoglia maggiorazione, richiedendone il rimborso. E’ quanto annunciano, invece, Federconsumatori e Adusbef secondo i quali è “inconcepibile ed intollerabile che a pagare per la disorganizzazione delle amministrazioni siano i cittadini.”
Ad aggravare le cose si aggiunge la mini-IMU, il cui importo medio a famiglia sarà di 41 Euro e la cui scadenza per il pagamento coincide con la data del 24 gennaio: “Gli uffici dei CAF ed i commercialisti continuano ad essere presi d’assalto e molti temono che, visti i tempi ristretti, non saranno in grado di calcolare e versare per tempo quanto dovuto”. L’appello al Governo è quello di fare chiarezza, semplificare e rendere più equo il sistema di tassazione che, al momento risulta quanto mai iniquo ed incerto.
 
15/02/2014 21:06
Energia blu, il nuovo piano d’azione della Commissione UE

Facilitare lo sviluppo del settore dell’energia oceanica rinnovabile in Europa. E’ l’obiettivo del nuovo piano d’azione presentato oggi dai commissari europei Maria Damanaki e Günther Oettinger: elemento centrale del piano sarà la creazione di un Forum sull’energia oceanica, che riunisca i soggetti interessati al fine di rafforzare le capacità e promuovere la cooperazione.
Il piano d’azione deve contribuire a condurre il settore nascente dell’ “Energia blu” verso la piena industrializzazione. L’energia oceanica include tutte le tecnologie per la raccolta delle energie rinnovabili provenienti dai mari e dagli oceani, ad eccezione dell’energia eolica offshore. Il suo sfruttamento dovrebbe contribuire alla decarbonizzazione dell’economia dell’UE e fornire all’Europa un’energia rinnovabile sicura e affidabile.
Maria Damanaki, Commissaria europea per gli Affari marittimi e la pesca, ha dichiarato: “Come sottolineato nella nostra strategia per la crescita blu, i mari e gli oceani dispongono del potenziale per creare un’ingente crescita economica e i posti di lavoro così necessari in questo momento. Aiutando il settore dell’energia oceanica a raggiungere il suo pieno sviluppo potremo sfruttare questo potenziale grazie all’innovazione, garantendo nel contempo all’Europa un’energia pulita e rinnovabile.”
Günther Oettinger, Commissario europeo responsabile per l’Energia, ha dichiarato: “L’energia oceanica possiede un potenziale considerevole per aumentare la sicurezza di approvvigionamento. La comunicazione intende contribuire a promuovere l’innovazione tecnologica e a conseguire e andare oltre gli obiettivi della strategia Europa 2020. Lo sviluppo di un’ampia gamma di fonti di energie rinnovabili, fra cui l’energia oceanica, facilita inoltre la loro integrazione nel sistema energetico europeo.”
Le risorse energetiche oceaniche disponibili a livello mondiale superano il nostro fabbisogno energetico attuale e futuro: potrebbero essere raccolte in molte forme, ad esempio attraverso l’energia del moto ondoso e l’energia mareomotrice. Lo sfruttamento dell’energia oceanica faciliterebbe la conversione dell’UE verso un’economia a bassa emissione di carbonio e, riducendo la sua dipendenza dai combustibili fossili, migliorerebbe la sicurezza energetica. L’energia oceanica potrebbe inoltre contribuire a bilanciare la produzione di energia proveniente da altre fonti rinnovabili, quali l’energia eolica e l’energia solare, per garantire un approvvigionamento globale costante della rete con energie rinnovabili. L’energia oceanica offre inoltre il potenziale per la creazione di nuovi posti di lavoro, altamente qualificati, in particolare nelle zone costiere dell’Europa spesso caratterizzate da elevati tassi di disoccupazione.
Il settore si trova però di fronte ad una serie di sfide da superare per riuscire a produrre benefici significativi in termini economici e ambientali e divenire competitivo rispetto alle altre modalità di produzione di energia elettrica:
• i costi tecnologici sono elevati e l’accesso ai finanziamenti risulta difficile;
• sussistono notevoli ostacoli infrastrutturali, tra cui i problemi di collegamento alla rete o l’accesso ad adeguate strutture portuali e a navi specializzate;
• esistono barriere amministrative, tra cui complesse procedure di autorizzazione e di licenza, che possono ritardare i progetti e aumentare i costi;
• esistono infine problemi ambientali, tra cui la necessità di intensificare la ricerca e di disporre di migliori informazioni sugli impatti ambientali.
Il piano d’azione per l’energia oceanica creerà un forum inteso a favorire la condivisione delle conoscenze e delle competenze esistenti, a creare sinergie, a fornire soluzioni creative e a dare impulso al futuro sviluppo del settore. Si tratta di uno strumento volto ad assistere i soggetti interessati nell’elaborazione di una tabella di marcia strategica per il settore dell’energia oceanica, che potrebbe successivamente costituire la base per un’iniziativa industriale europea.
 
15/02/2014 21:03
Eurispes, Rapporto Italia 2014: un italiano su 3 non arriva a fine mese

Un terzo degli italiani non arriva a fine mese con le proprie entrate e la metà di quelli che ce la fanno utilizza i propri risparmi perché lo stipendio non basta. Tentare di mettere qualcosa da parte è praticamente impossibile per 3 italiani su 4. Il 29,1% ha difficoltà a pagare le rate del mutuo per la casa e il 26,8% non riesce a pagare l’affitto. E’ la drammatica fotografia scattata dall’Eurispes nel suo Rapporto Italia 2014.
Ma i dati, sottolinea l’Eurispes nel Rapporto, potrebbero essere ancora peggiori visto che nel corso dell’indagine, condotta a cavallo tra dicembre e gennaio, si è “registrato un tasso di non risposta decisamente alto (12%)”. Infatti, spiega, ”sono in molti ormai ad essere colpiti dalla cosiddetta sindrome della quarta, quando non della terza, settimana”. Un italiano su 4 ha avuto necessità di ricorrere ad un prestito bancario nell’ultimo triennio, con il numero maggiore di prestiti erogati che va da 1.000 a 10.000 euro (il 31%).
Aumenta il sentimento di pessimismo nell’intera popolazione: l’88,1% degli italiani ritiene che la condizione economica del Paese negli ultimo anno sia ”totalmente o parzialmente peggiorata”. La quota di chi ha riscontrato un deterioramento della situazione è salita di 8,1 punti percentuali sul 2012.
La perdita del potere d’acquisto è una realtà per 7 italiani su 10. Anche chi ha un lavoro non si ritiene soddisfatto: il 74,3% dei lavoratori italiani si sente ”stressato”; il 14,2% è stato vittima di mobbing, il 75,6% non si sente sicuro del proprio posto, il 63,4% non può fare progetti per il futuro. Sarebbe disposto a trasferirsi all’estero per lavoro ben il 36,3%.
La crisi si vede anche sulle tavole degli italiani che negli ultimi 5 anni hanno ridotto gli acquisti di prodotti alimentari del 10%, pari a 20 miliardi di euro in meno. Nel carrello della spesa, sottolinea Eurispes, la pasta è aumentata dallo 0,58% allo 0,61%, tornando al centro dei consumi degli italiani come nei difficili anni del Dopoguerra. E per oltre 10 milioni di italiani la pasta viene messa in tavola tutti i giorni. Addirittura gli sprechi alimentari si sono ridotti dal 30% al 7%.
Eloquente il capitolo sul gioco: sono sempre di più gli italiani che si avvicinano al gioco, o per puro divertimento (34,5%) o per cercare momenti di emozione (12,1%), ma soprattutto perché si è attratti dalle vincite in denaro (il 32,7% spera di ottenere una grossa vincita, il 15,6% punta a beneficiare di risorse economiche in modo facile), ma ci si limita a puntare pochi soldi (per lo più tra 1 e 10 euro).
Esiste però un 10,1% di giocatori, soprattutto uomini (12,8% contro il 6,5% delle donne), che ammette di averne persi molti. gli italiani che giocano sperando di vincere grandi somme di denaro sono aumentati, passando dal 25,4% al 32,7%. Il Gratta e vinci è il più gettonato di chi tenta la fortuna. Il 31,8% ci gioca almeno una volta l’anno, il 21,3% qualche volta al mese, il 10,5% spesso e il 3,9% anche più di una volta a settimana. Al secondo posto c’è il Lotto (26% una volta all’anno; 16,7% una al mese; 10,9% una a settimana); piace anche il SuperEnalotto (21,3% una volta al mese, 19,8% una all’anno, 10% spesso; 3,9% più volte a settimana). Per quanto riguarda le Slot, il 25,2% è un frequentatore abituale o ci ha giocato almeno una volta. In generale, il 18,2% dei giocatori qualche volta ha chiesto soldi in prestito per giocare, il 4,7% quasi mai. E per far fronte alle ludopatie, difficilmente si ricorre all’aiuto di personale specializzato: nel 52,9% dei casi si sceglie di affrontare il problema in maniera empirica autonomamente. Infine, il 30,3% degli intervistati dichiara di conoscere persone che frequentano le sale Slot e il 26,4% conosce persone che si sono indebitate per giocare alle Slot.
I dati sull’impoverimento delle famiglie italiane diffusi oggi dall’Eurispes, non stupiscono le Associazioni dei consumatori che da tempo denunciano la situazione. Secondo Federconsumatori e Adusbef, però, nessuno si è finora degnato di intervenire concretamente e con determinazione per arginare questa pericolosa tendenza.
“Un dato su tutti esemplifica la grave difficoltà in cui si trovano le famiglie: la diminuzione dei consumi alimentari e la modifica dei menu sulle tavole degli italiani, sempre più poveri di carne e pesce e sempre più ricchi di carboidrati. Solo nel 2013, una famiglia composta da 3 persone ha ridotto mediamente la propria spesa alimentare di 309 Euro annui (oltre metà di quanto tale famiglia spende per l’alimentazione in un mese). Per leggere questo dato in tutta la sua serietà bisogna tenere a mente che la domanda relativa al settore agroalimentare è tradizionalmente considerata anelastica, in genere è l’ultimo comparto ad essere intaccato in una situazione di crisi.
“Bisogna agire con urgenza per avviare un rilancio della domanda di mercato, in assenza del quale l’intero sistema economico italiano continuerà a risentire degli effetti drammatici dell’inarrestabile contrazione dei consumi – dichiarano i presidenti delle due Associazioni Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti – In questo senso è necessario che il Governo si impegni concretamente per la realizzazione di un piano di crescita per l’occupazione, in particolar modo quella giovanile, nonché per l’avvio di una detassazione a favore delle famiglie a reddito fisso. Tutte le risorse ricavate attraverso la lotta agli sprechi, alle inefficienze ed ai privilegi ed attraverso il contrasto all’evasione fiscale dovranno essere vincolate a tali scopi”.
 
22/12/2013 19:45
Frodi alimentari, Bruxelles va verso definizione comune

Cosa si intende per frode alimentare? L’Unione Europea non ha ancora una definizione riconosciuta per questo, ma si avvicina il giorno in cui ce l’avrà. La Commissione ENVI Ambiente Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare del Parlamento Europeo ha,infatti, approvato a maggioranza assoluta (58 voti a favore e nessuno contrario o astenuto) la proposta di risoluzione sulla “Crisi alimentare, le frodi nella catena alimentare e il loro controllo”. Il documento stabilisce la priorità di una definizione comune, essenziale per lo sviluppo di un approccio europeo alla lotta alla frode alimentare.
L’eurodeputato Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI ha sottolineato l’importanza del documento, frutto di un lungo e impegnativo lavoro: “Si tratta di una relazione fondamentale per la salute pubblica che andrà a colmare gravi vuoti normativi assicurando maggiore tutela ai cittadini. Le frodi alimentari sono diventate un problema diffuso e sentito che ha spinto la Commissione a lavorare per una proposta che metta fine a casi che hanno avuto ripercussioni sulla catena alimentare dell’Ue – ha affermato Zanoni – Basti pensare alla commercializzazione di uova comuni come biologiche e allo scandalo della carne di cavallo venduta come carne bovina. Con il voto espresso in Commissione ENVI si va verso la difesa della salute a 360 gradi, con controlli che dovranno riguardare tutta la filiera alimentare in ugual modo e misura in tutti i 28 Stati membri”.
Il documento approvato stabilisce la necessità di disporre di un quadro più chiaro sull’entità, l’incidenza e gli elementi dei casi di frode alimentare nell’Ue, e invita la Commissione e gli Stati membri a raccogliere sistematicamente dati sui casi di frode e a scambiare le migliori prassi per individuare e contrastare la frode alimentare.
Con il voto in Commissione ENVI si è stabilita la priorità di una definizione comune, essenziale per lo sviluppo di un approccio europeo alla lotta alla frode alimentare. È fondamentale arrivare all’adozione di una definizione armonizzata tra gli Stati membri degli elementi come la non conformità con la legislazione alimentare e/o l’inganno ai danni del consumatore, l’intento e il profitto economico. Il tutto precisando anche il ruolo dei commercianti e il quadro normativo applicabile alle vendite tra aziende. Primo passo sarà l’istituzione di un gruppo di lavoro per contrastare la frode alimentare, riconoscendo gli sforzi compiuti da Europol e ampliando l’ambito degli audit dell’Ufficio alimentare e veterinario (UAV) in modo da includere la frode alimentare, attualmente esclusa, con la possibilità di ispezioni senza preavviso.

 
22/12/2013 19:44
Osservatorio: i migliori mutui per la casa per chi pensa alla ristrutturazione

Decidere di ristrutturare il proprio immobile è una scelta importante per via dell’impegno economico che ne deriva. Per questo non bisogna accontentarsi di un mutuo qualunque, ma è preferibile cercare un mutuo adatto alle nostre esigenze tramite uno strumento di comparazione.
Per evitare quindi di ritrovarsi a dover sostenere delle spese mensili non in linea con le nostre esigenze, è il caso di effettuare questo tipo di scelta con consapevolezza e di effettuare il calcolo della rata del mutuo nel modo più vantaggioso possibile.
Sicuramente il primo passo è quello di valutare le nostre possibilità economiche e di attuare un confronto tra le offerte presenti sul mercato, non prima però di aver scelto parametri strutturali di un mutuo come per esempio, il tipo di tasso di interesse.
In questo caso infatti potremmo scegliere se restituire un mutuo a tasso variabile o a tasso fisso: quello variabile cambia nel tempo in base ai cambiamenti dell’indice eurobor, mente quello fisso rimane costante nel tempo.
Oppure ancora, fare attenzione ai valori dei tassi taeg e tan: il primo è il tasso annuo effettivo globale e implica il costo reale del mutuo poiché racchiude tutti i costi complessivi che la banca affronta per aprire le pratiche. Il secondo, invece, è il tasso nominale e indica solamente il valore del tasso di interesse della restituzione del mutuo.
Questi e molti altri accorgimenti possono aiutarci a scegliere una soluzione di mutuo che sia il più coerente possibile con le nostre esigenze economiche.
Nel caso in cui volessimo ristrutturare una casa (dal valore ipotetico di 250 mila euro) e richiedere un prestito di 150 mila euro, potremmo ripagarlo in 25 anni ad un tasso che sia il più possibile fisso, per tenere sotto controllo le spese mensili nell’arco dei 25 anni.
Con l’aiuto del portale di confronto tariffe SuperMoney, abbiamo simulato il caso di un 35enne, dipendente a tempo indeterminato, che voglia chiedere un prestito del genere e lo abbiamo fatto sulla base delle differenze regionali, su tre città: Bologna, Firenze e Palermo.
Su Bologna e Firenze abbiamo riscontrato risultati identici, sia a livello di istituto di credito sia a livello di rata mensile, mentre per Palermo la situazione apporta una lieve differenza.
Nel dettaglio, a Bologna e a Firenze le migliori offerte sono quelle di Banca Popolare Commercio e Industria, Banca Sella e Banca Popolare di Milano.
La prima offre un mutuo ad tasso fisso del 2,90% e con una rata mensile di 924,72 euro, con un valore del taeg del 5,88%.
Banca Sella propone il mutuo Smeraldo Online Acquisto con una rata mensile di 933,71 euro: qui il tasso fisso è del 3,00%, mentre l’indice di costo sintetico, ovvero il taeg, è del 6,03%.
Banca Popolare di Milano, invece, offre un mutuo sempre a tasso fisso ma del 3,10% stavolta, con un taeg del 6,07% e con una spesa mensile di 942,75 euro.
Per Palermo la situazione cambia, ma di poco: resta invariata infatti l’offerta della Banca Sella con la rata mensile di 933,71 euro, in più si aggiunge la proposta della Banca Carige che entra in campo con l’offerta Mutuionlinefisso che però si posiziona come la più cara. Quest’ultima, infatti, ha una rata mensile di 1.124,93 euro (da sostenere per 25 anni, durata del mutuo) con un tasso fisso al 5,00% e un indice sintetico di costo, taeg, che arriva all’8,06%
 
22/12/2013 19:43
Mutui, accordo Abi-Assofin-Consumatori per trasparenza polizze assicurative

Gli operatori bancari e finanziari si impegnano a una maggiore trasparenza e concorrenza per le polizze assicurative accessorie ai finanziamenti. E’ stato infatti firmato un protocollo d’intesa fra Associazione Bancaria Italiana (Abi), Assofin e Associazioni dei Consumatori che prevede di evidenziare, nella documentazione precontrattuale, la facoltatività delle polizze, di esporre il costo complessivo del finanziamento con e senza polizza e di estendere il diritto di recesso.
“Sempre più trasparenza, libertà di scelta e consapevolezza del consumatore sulle caratteristiche delle diverse tipologie di servizi e prodotti offerti da banche e intermediari finanziari, e su un più agevole accesso ad opportune coperture assicurative per mutui e altri finanziamenti”: questo l’obiettivo alla base del Protocollo d’intesa sulla correttezza e trasparenza nel collocamento delle polizze assicurative, firmato nei giorni scorsi fra Abi, Assofin e le Associazioni dei Consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale dei Consumatori).
Per promuovere la diffusione di buone pratiche nell’offerta ai consumatori di coperture assicurative facoltative ramo vita o miste – cioè che prevedono sia il ramo vita che il ramo danni – accessorie ai finanziamenti, operatori bancari e finanziari attueranno precisi impegni che costituiscono aspetti qualificanti dei progetti “Alla Pari” e “Trasparenza Semplice”, avviati rispettivamente da Assofin e Abi con le Associazioni dei Consumatori:
Evidenziazione facoltatività delle polizze: si prevede l’inserimento nella documentazione precontrattuale della frase “La/e polizza/e assicurativa/e accessoria/e al finanziamento è/sono facoltativa/e e non indispensabile/i per ottenere il finanziamento alle condizioni proposte”;
Esposizione costo complessivo del finanziamento con e senza la polizza: oltre al Taeg, già obbligatoriamente riportato nella documentazione precontrattuale, è previsto anche un altro indicatore del costo totale del credito, calcolato con le stesse modalità del Taeg includendo le polizze assicurative facoltative;
Definizione di accordi con le imprese assicurative per l’estensione del diritto di recesso dalle polizze assicurative facoltative e le relative comunicazioni alla clientela: tenendo sempre come riferimento le esigenze del cliente, sia per quanto riguarda i diritti e qualità del servizio sia per quel che attiene le condizioni economiche, banche e società finanziarie che aderiscono al Protocollo definiscono accordi con l’impresa (o con le imprese) di assicurazione con la quale si hanno rapporti commerciali per la promozione e il collocamento di polizze assicurative facoltative accessorie ai finanziamenti. Questi accordi servono a riconoscere per il consumatore un periodo di 60 giorni dalla data di sottoscrizione del contratto assicurativo – ovvero, se successiva, dalla data di efficacia – per recedere liberamente dal contratto. In questo senso, dopo il perfezionamento del contratto, verrà inviata a ciascun cliente una “lettera di benvenuto” con le principali informazioni sulla polizza e i diritti in essa contenuti.
Sarà inoltre istituito un Osservatorio che si occuperà di analizzare la tematica delle polizze accessorie ai finanziamenti, rilevare i risultati di indagini su reclami o ricorsi, condividere e proporre eventuali iniziative per migliorare sempre più l’informazione alla clientela, e ottimizzare i livelli di efficienza e la trasparenza del mercato delle polizze assicurative.
 
22/12/2013 19:42
Ministero Salute: firmata intesa Italia-Cina su sicurezza dei prodotti

Sicurezza alimentare, prodotti farmaceutici, cosmetici e dispositivi medici: è stato firmato oggi un Memorandum di Intesa tra Italia e Repubblica Popolare Cinese per promuovere la collaborazione in tali settori. Il Memorandum, siglato dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e dal Ministro Yong Zhang, Direttore dell’Amministrazione Generale per la Supervisione e il Controllo dei Prodotti Alimentari e Farmaceutici (Chinese Food and Drug Administration, CFDA), intende promuovere lo scambio di informazioni e la cooperazione in settori di grande interesse per la salute pubblica come sicurezza alimentare, prodotti farmaceutici, cosmetici e dispositivi medici. In particolare la collaborazione riguarderà la normativa, i requisiti tecnici, il sistema dei controlli e delle ispezioni negli alimenti, le situazioni di allerta nel settore alimentare.
“Le modalità di collaborazione che abbiamo preso in considerazione costituiscono un ampio spettro di opportunità per raggiungere il fine comune di una migliore tutela della salute dei nostri cittadini – ha detto Lorenzin –Per quanto attiene la sicurezza alimentare già da tempo sono in corso incontri tra il Ministero della Salute italiano e le Autorità cinesi. Garantire alimenti sicuri e promuovere la corretta alimentazione è per noi un obiettivo prioritario. Sono molto lieta che la collaborazione si estenda anche ai settori dei dispositivi medici, prodotti che stanno assumendo sempre una maggiore importanza nell’ambito delle procedure mediche e che vedono l’Italia, come parte dell’Unione Europea, impegnata a garantire l’adeguamento della normativa comunitaria alle innovazioni che il mercato propone”.
“Anche nel campo dei cosmetici potremo collaborare per una piena conoscenza delle più recenti normative comunitarie da parte dei fabbricanti e dei soggetti che ne curano la commercializzazione, favorendo così la circolazione di prodotti di alta qualità – prosegue Lorenzin – Per quanto riguarda i prodotti farmaceutici, altro ambito di collaborazione, sarà l’Agenzia Italiana del Farmaco, Autorità regolatoria riconosciuta a livello internazionale, a garantire lo scambio di informazioni tra Italia e Cina”.
 
22/12/2013 19:41
Contratti a distanza, aumentano i diritti dei consumatori

Finalmente i consumatori saranno più tutelati nei contratti a distanza, cioè in quelli stipulati al di fuori dei locali commerciali (ad esempio al telefono o su Internet): avranno più informazioni precontrattuali e potranno godere a pieno del diritto di recesso. L’ultimo Consiglio dei Ministri ha recepito, con un decreto del Dipartimento delle Politiche comunitarie e del Ministero dello Sviluppo economico, la direttiva europea 2011/83 sui diritti dei consumatori, che “scadeva” il 13 dicembre.
Ricevendo maggiori informazioni precontrattuali, il consumatore può scegliere in modo consapevole (anche se è lontano dal venditore) quando e se procedere all’acquisto. Tra le informazioni obbligatorie ci saranno le caratteristiche dei beni o dei servizi, l’identità del professionista, indirizzo e numero di telefono, il prezzo totale dei beni comprensivo delle imposte.
Nel caso di un contratto a distanza il venditore deve informare il potenziale acquirente anche sul costo dell’uso del mezzo di comunicazione che si utilizzerà per la conclusione del contratto, nonché le condizioni del diritto di recesso.
In caso di accettazione da parte del consumatore, il venditore è tenuto a fornire una copia del contratto firmato o la conferma del contratto su supporto cartaceo o con altro mezzo “durevole”. Nelle vendite telefoniche si prevede addirittura che il consumatore sia vincolato al contratto “solo dopo aver firmato l’offerta o dopo averla accettata per iscritto”, almeno attraverso la firma digitale.
Ma c’è un’altra grande novità: il diritto di recesso viene esteso a 14 giorni, dalla sottoscrizione del contratto nel caso dei servizi e dalla ricezione nel caso dei beni, “senza fornire alcuna motivazione e senza dover sostenere costi diversi” ad eccezione di quelli accettati per la consegna dei beni che si applicano quindi anche alla restituzione.
Infine, vengono fissati tempi certi per la consegna: 30 giorni tassativi salvo diverso accordo tra le parti. Se i giorni concessi dal cliente vengono superati, è possibile risolvere il contratto e pretendere il risarcimento del danno.
La direttiva permette anche ai professionisti di poter operare in maniera più trasparente e funzionale sia nel mercato interno che in quello transfrontaliero grazie ad una maggiore armonizzazione delle informazioni. Questo dovrebbe generare notevoli risparmi (in termini di oneri amministrativi) per le imprese che desiderano vendere “in Europa” con le stesse modalità di vendita nazionali, le stesse condizioni contrattuali standard e gli stessi materiali informativi. L’obiettivo del provvedimento è quello di favorire le vendite on line, che comunque in un periodo di crisi economica continuano a crescere.

 
22/12/2013 19:40
L’Italia del riciclo: 43% rifiuti urbani va ancora in discarica

E’ una fotografia in chiaroscuro quella che emerge dall’industria dei riciclo e del recupero in Italia: nonostante l’impatto della crisi dei mercati internazionali e dei consumi, nel 2012 l’industria del riciclo dei rifiuti continua a crescere e a sostenere settori industriali strategici per il paese. Da un lato, ormai oltre il 65% degli imballaggi viene avviato a riciclo, mentre c’è un vero e proprio boom per carta, vetro e acciaio; dall’altro, l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri paesi europei, perché il 43% dei rifiuti urbani viene ancora smaltito in discarica. Rimane dunque molta strada da percorrere per una piena attuazione della “società del riciclo” e gli attuali livelli e capacità di riciclo hanno ancora margini di miglioramento, soprattutto in alcuni comparti quali il riciclaggio della gomma, dei rifiuti elettronici e degli inerti da costruzione e demolizione. Questi i principali risultati emersi dallo studio “L’Italia dei riciclo”, il Rapporto promosso da FISE Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.
Occorre dunque promuovere il riciclo dei rifiuti attraverso misure omogenee sull’intero territorio nazionale e ridurre significativamente l’attuale percentuale di smaltimento in discarica, adeguando il quadro normativo a quanto previsto in sede europea (Direttiva quadro 98/2008/CE) con la reale applicazione della priorità del riciclo di materia rispetto ad altre forme di gestione.
I dati? Nel 2012, nonostante la drastica riduzione dei consumi delle famiglie e della produzione industriale, il riciclo degli imballaggi ha registrato una crescita complessiva (+0,5% in termini assoluti e +2% vs 2011 nel rapporto riciclo/immesso a consumo) che attesta la capacità di tenuta del settore, sia pur tra le mille difficoltà dell’attuale congiuntura. L’incremento appare evidente in tutte le filiere con punte d’eccellenza nei comparti tradizionali, quali carta (84%), acciaio (75%) e vetro (71%) ed è ancora più significativo in quanto in molti di questi comparti è avvenuto a fronte di una decisa contrazione dell’immesso a consumo. Evidenziano un deciso sviluppo anche filiere del recupero diverse da quelle relative agli imballaggi, quali il tessile (+20% vs 2010) e la frazione organica (4,5 milioni di tonnellate recuperate). Tra i risultati positivi spicca anche il primato europeo del nostro Paese per il reimpiego dei materiali ottenuti dalla demolizione dei veicoli a fine vita e il secondo posto per il loro riciclo.
Nonostante questi dati incoraggianti, l’Italia sconta ancora oggi un grave ritardo rispetto alle altre nazioni dell’Unione europea perché conferisce in discarica circa il 43% dei rifiuti urbani, in diverse regioni anche oltre l’80%, a fronte di altri Paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia) che, dopo aver portato il riciclo a livelli molto elevati e destinato una quota significativa al recupero energetico, hanno superato il ricorso allo smaltimento in discarica.
Per raggiungere obiettivi più ambiziosi, rileva il Rapporto, servono regole chiare e applicabili e soprattutto omogenee condizioni e tempi di rilascio delle autorizzazioni ambientali. E’ necessario dunque che il Governo sostenga una politica di supporto allo sviluppo del riciclo dei rifiuti, attraverso strumenti economici che ad esempio disincentivino lo smaltimento in discarica, rendendolo più costoso.
Commenta Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile:“Anche il riciclo ha risentito della crisi che nel 2012 ha colpito, e continua anche quest’anno a colpire, il Paese: le imprese del riciclo più forti hanno reagito bene alla crisi, ma non poche di quelle piccole e meno robuste hanno chiuso. Ma questo Rapporto fa intravedere anche i potenziali di sviluppo del riciclo, in vari settori: potenziali che potrebbero contribuire alla ripresa economica del Paese se si riuscisse a superare le barriere (normative, gestionali, di mercato, nonché relative alla disponibilità del credito) che ostacolano lo sviluppo di quello che è un settore strategico per una green economy”.
 
21/12/2013 17:51
Giocattoli sicuri, online decalogo del ministero Salute

Attenzione alla fascia d’età; sì ai giocattoli col marchio CE. Sono due dei 10 consigli messi a punti dal ministero della Salute per aiutare genitori e non a scegliere con consapevolezza il gioco per il proprio bambino. La guida, disponibile sul sito del ministero, offre consigli utili per la scelta del giocattolo in base alle fasi di sviluppo del bambino, un’attenzione particolare alla sicurezza, poiché anche l’oggetto apparentemente più innocuo può diventare una minaccia per l’incolumità del piccolo, e alla necessità di favorire il movimento del bambino.

Ecco dieci buoni consigli dal Ministero della Salute.
1. Nella scelta del giocattolo tieni sempre in considerazione la fascia di età indicata sulla confezione, in particolare il simbolo 0-3 e l’avvertenza “non adatto ai bambini di età inferiore a 36 mesi”, accompagnati dall’indicazione di pericolo. I giocattoli non adatti all’età del bambino possono essere pericolosi per la sua salute
2. Compra sempre giocattoli con il marchio di conformità alle norme europee, indicata dal marchio CE. Anche se il marchio CE non è direttamente una guida per il consumatore è comunque segno che il produttore si impegna a soddisfare tutte le norme di sicurezza dell’Unione europea, che sono tra le più rigorose al mondo
3. Acquista sempre i giocattoli presso rivenditori e siti web di fiducia. I rivenditori non affidabili ignorano le prescrizioni in tema di salute e sicurezza e potrebbero commerciare prodotti contraffatti.
4. Se devi acquistare un giocattolo cerca di orientarti verso quelli più adatti all’età del bambino, che stimolino la sua curiosità, le sue capacità e che lo aiutino ad acquisire nuove conoscenze
5. Quando scegli un gioco cerca di capire cosa interessa di più al bambino e asseconda le sue inclinazioni
6. Considera l’importanza del movimento anche nella scelta dei giochi da acquistare o consigliare ai tuoi bambini: triciclo a pedali, monopattino, bicicletta, pattini, attrezzi per giochi con la palla, anche adattati per l’uso in casa, possono essere un incentivo divertente e una valida alternativa ai giochi sedentari
7. Cerca spazi e luoghi all’aperto dove il bambino possa correre, saltare, giocare, specialmente se abiti in un appartamento senza ampi spazi o senza giardino
8. Proponi ai bambini i giochi di movimento che favoriscono l’apprendimento e aiutano a gestire l’ansia per la prestazione scolastica, educandoli ad un buon controllo emotivo e al rispetto delle regole
9. Tieni d’occhio il bambino mentre gioca e lasciagli costruire il suo spazio e il tempo di gioco
10.Trova il tempo per giocare con il tuo bambino o per leggergli un libro
 
21/12/2013 17:50
Rc auto, Ivass avvia verifica sui siti comparativi

Bisogna garantire la trasparenza con la quale vengono costruite e presentate ai consumatori le graduatorie delle tariffe rc auto più convenienti da parte dei siti “comparativi”, strumenti sempre più diffusi nel settore assicurativo per l’orientamento e l’acquisto rc auto. Per questo l’Ivass ha avviato una verifica del livello di trasparenza di tali siti e delle modalità di comparazione, concentrandosi sulla trasparenza delle informazioni rese al pubblico, sui criteri di comparazione delle polizze, sui conflitti d’interesse derivanti dagli accordi di partnership con le imprese di assicurazione, sulla quota di mercato coperta con le comparazioni e sulla trasparenza della informazione resa al pubblico su tale aspetto, e sulle modalità di remunerazione.
Spiega l’Ivass: “I siti comparativi rappresentano una nuova frontiera per la distribuzione nel settore assicurativo, in grado di stimolare i consumatori a ricercare i prezzi e i prodotti migliori ed incentivando così le dinamiche concorrenziali. Occorre però garantire la trasparenza delle modalità attraverso le quali le graduatorie vengono costruite e presentate ai consumatori”. L’Istituto svolgerà a gennaio una serie di incontri con i broker gestori dei siti comparativi e con le principali imprese di assicurazione interessate dalle comparazioni, per indicare al mercato best practices da seguire, con l’obiettivo di garantire la piena tutela dei consumatori che sempre più numerosi utilizzano questi strumenti di comparazione.
 
21/12/2013 17:49
Etichettatura a semafori, Italia contraria e dubbi da diversi paesi Ue

Si amplia il fronte dei paesi europei che sollevano dubbi sul sistema britannico di etichettatura nutrizionale basato sui semafori – verde, giallo e rosso sulla base del contenuto di sale, zucchero, grassi e grassi saturi presente in 100 grammi di prodotto. Durante il Consiglio europeo dei ministri dell’Agricoltura e della Pesca, che si è svolto ieri a Bruxelles, il ministro delle politiche agricole Nunzia De Girolamo ha ribadito la contrarietà dell’Italia. A sostegno della posizione italiana, nel corso del Consiglio EPSCO (Salute), erano intervenuti Cipro, Francia, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna. La Croazia inoltre è co-sponsor del documento presentato dal nostro Paese. In occasione del dibattito di ieri, invece, al gruppo si sono aggiunti Ungheria, Irlanda, Bulgaria, Belgio e Repubblica Ceca.
Sostiene il ministro De Girolamo: “Il sistema di etichettatura a ‘semafori’ discrimina e penalizza ingiustamente alcuni alimenti ed è potenzialmente distorsivo per il mercato. Si tratta di un meccanismo eccessivamente semplicistico e grossolano che, più che informare il consumatore, ne condiziona le scelte di acquisto in maniera discutibile. In più questo sistema, applicato anche ai prodotti DOP e IGP comunitari, arreca grave danno all’immagine delle produzioni di qualità. Ho chiesto perciò alla Commissione di chiarire la portata di tale previsione normativa e di approfondire la tematica accertando se il sistema a ‘semafori’ sia in linea con la normativa comunitaria e non discrimini i prodotti di qualità, in particolare le DOP e IGP europee”.
“Anche il Ministro Bonino – ha aggiunto il Ministro De Girolamo – è al nostro fianco in questa battaglia. Questa è la dimostrazione della capacità del nostro Paese di fare rete e mostra un risultato importante per l’agroalimentare italiano, che ha saputo coagulare attorno a sé consenso e l’appoggio di tutte le Istituzioni. Chiedo anche al Ministro Zanonato di portare il punto al prossimo Consiglio Competitività. Nella replica del Commissario Borg dobbiamo riscontrare una prima apertura, in quanto è stata sollevata la necessità di verificare il sistema britannico”.
 
21/12/2013 17:48
Aspartame, Efsa: il dolcificante è sicuro

L’aspartame è sicuro per il consumo umano: ai livelli di esposizione attuali, il dolcificante e i suoi prodotti di degradazione (fenilalanina, metanolo e acido aspartico) sono sicuri. Escluso il rischio che l’aspartame possa essere cancerogeno o in grado di causare danni ai geni o al cervello. E’ quanto sostiene l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) che ha portato a termine la valutazione completa del rischio associato all’aspartame dopo la richiesta di una rivalutazione dei rischi fatta dalla Commissione europea nel 2011.
Per eseguire la valutazione l’Efsa ha condotto l’esame di tutte le ricerche scientifiche disponibili sull’aspartame e sui suoi prodotti di degradazione, compresi studi sugli animali e sull’uomo. Il gruppo di esperti scientifici sugli additivi alimentari e le fonti di nutrienti aggiunti agli alimenti (gruppo ANS), spiega l’Autorità, “ha preso in esame tutte le informazioni disponibili e, in seguito a un’analisi dettagliata, ha concluso che l’attuale dose giornaliera ammissibile (DGA) di 40 mg/kg di peso corporeo/die è in grado di tutelare la popolazione generale. La DGA non è tuttavia valida per i pazienti affetti dalla patologia denominata fenilchetonuria (PKU), che richiede la stretta osservanza di una dieta a ridotto tenore di fenilalanina (un aminoacido presente nelle proteine)”.
Dopo aver esaminato studi condotti sugli animali e sull’uomo, prosegue l’Efsa, “gli esperti hanno escluso il potenziale rischio collegato all’aspartame di causare danno ai geni e indurre il cancro. Gli esperti dell’Efsa hanno inoltre concluso che l’aspartame non causa danni al cervello. Per quanto concerne la gravidanza, il gruppo di esperti scientifici ha sottolineato l’assenza, per il feto in via di sviluppo, di rischi dovuti all’esposizione alla fenilalanina derivata dall’aspartame, stante la DGA corrente (fatta eccezione per le donne affette da PKU)”. I prodotti di degradazione dell’aspartame, spiega il parere scientifico, sono presenti naturalmente anche in altri alimenti ma il loro contributo all’esposizione complessiva tramite la dieta è basso.
L’esame esaustivo condotto dal gruppo di esperti scientifici ANS è stato reso possibile grazie a due inviti pubblici a presentare dati, che hanno fornito una grande raccolta d’informazioni scientifiche, comprendenti dati e studi sia pubblicati sia inediti. Durante la consultazione pubblica sulla bozza di parere (tenutasi dal 9 gennaio 2013 al 15 febbraio 2013) l’Efsa ha ricevuto oltre 200 osservazioni, tutte prese in considerazione. Commenta Alicja Mortensen, presidente del gruppo ANS: “Questo parere rappresenta una delle più complete valutazioni del rischio associato all’aspartame mai intraprese. È un passo avanti per rafforzare la fiducia del consumatore nei fondamenti scientifici del sistema di sicurezza alimentare dell’UE e nel sistema di regolamentazione degli additivi alimentari”.
 
21/12/2013 17:46
Parlamento europeo approva nuova politica della pesca

Il Parlamento europeo ha approvato oggi il pacchetto per la riforma della Politica Comune della Pesca (PCP). Il voto segna l’adozione ufficiale della nuova politica, che sarà applicata in tutta l’Unione a partire dal 1° gennaio 2014. “La riforma affronterà il più importante problema della politica comune della pesca, vale a dire la continua pesca eccessiva. Il Consiglio dell’Unione sarà ora costretto ad agire in modo sostenibile in sede di negoziazione delle quote di pesca”, ha affermato la relatrice Ulrike Rodust (S&D, DE).
Fra le misure previste, c’è la graduale eliminazione della pratica dei rigetti in mare e la revisione delle norme di etichettatura per migliorare l’informazione ai consumatori. La nuova legislazione dovrebbe consentire una pesca più sostenibile ed entrare in vigore all’inizio del 2014.
Secondo la nuova PCP, i pescatori dovranno rispettare il “rendimento sostenibile massimo”, vale a dire pescare non più di quanto un determinato stock ittico possa riprodursi in un dato anno. L’obiettivo è di ripristinare e mantenere gli stock ittici a livelli sufficienti per garantirne il rendimento sostenibile massimo. Interventi sono previsti sui rigetti, ovvero sui pesci ributtati in mare perché di specie o dimensioni non desiderate, che rappresentano quasi un quarto del totale delle catture nell’Unione europea. Per porre fine a questa pratica inutile e dannosa, attualmente non vietata, i pescherecci dovranno sbarcare almeno il 95 % di tutte le catture in conformità con un calendario di date specifiche per i diversi tipi di pesca, a partire, gradualmente, dal 2015. I pesci catturati di specie o dimensioni indesiderate che saranno sbarcati potrebbero per esempio essere impiegati per usi diversi dal consumo umano.
La riforma rivede molte norme della PCP. Ad esempio, il principio della sostenibilità d’ora in poi si applicherà ora anche alle navi UE che pescano al di fuori delle acque comunitarie, in modo che i pescatori comunitari saranno in grado di pescare solo pesci in surplus dalle acque territoriali di paesi terzi. Inoltre, gli Stati membri con flotte di grandi dimensioni potranno essere penalizzati, negando loro sovvenzioni dai fondi di pesca dell’UE.
Secondo la riforma, nuove norme di commercializzazione faranno in modo che i consumatori siano meglio informati circa il pesce che acquistano: le etichette dovranno fornire maggiori dettagli sulla zona di cattura o il tipo di attrezzo utilizzato.
Prossima tappa? I rappresentanti degli Stati membri dovranno approvare formalmente la posizione del Parlamento in seconda lettura, prima che la legislazione possa essere pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’UE.
Soddisfazione arriva dalla Commissione europea attraverso le parole di Maria Damanaki, Commissaria europea responsabile per la Pesca e gli affari marittimi: “Il voto odierno del Parlamento europeo inaugura una nuova politica che cambierà in maniera radicale la pesca in Europa, aprendo la strada a un futuro sostenibile sia per i pescatori che per le risorse delle nostre acque. Desidero ringraziare il Parlamento e il Consiglio per l’impegno e lo spirito visionario dimostrati, e per il generale sostegno dato alle proposte della Commissione. Grazie a ciò potremo ritornare in tempi brevi a una pesca sostenibile, ponendo fine a pratiche rovinose. La nuova politica della pesca è il mezzo per riportare nelle nostre comunità costiere crescita e occupazione, ciò di cui oggi abbiamo più bisogno in Europa.”
 
21/12/2013 17:45
Osservatorio: offerte internet per la linea di casa, ecco le più convenienti

Nonostante l’enorme diffusione di dispositivi mobili, nelle case degli italiani la linea telefonica fissa è uno strumento immancabile, soprattutto perché permette di navigare comodamente dal pc di casa. Per questo è importante confrontare le tariffe dei vari gestori telefonici, tra cui Tiscali, Fastweb, Telecom Italia più vantaggiose per il nostro portafoglio.
Un’accortezza da ricordare sempre, prima di confrontare le tariffe per l’adsl, è ricordarsi di valutare con attenzione quali sono le proprie esigenze e le proprie abitudini di navigazione, così da effettuare una scelta consapevole ed evitare di acquistare servizi di cui non si ha realmente bisogno.
Ad esempio, se utilizziamo la connessione casalinga per lavoro, oppure se siamo degli assidui navigatori, si dovrà scegliere una connessione super veloce, ossia quella a fibra ottica con una velocità di download e upload di 100 Mbps.
Se invece le proprie abitudini di navigazione consistono in un uso moderato di questo servizio, si potrà tranquillamente scegliere una normale connessione adsl, con una velocità che può variare tra i 7 e i 20 Mbps.
Una volta effettuate queste considerazioni, si potrà procedere al confronto: ipotizziamo quindi di voler trovare la migliore tariffa adsl per un privato che voglia una connessione internet veloce ed effettuiamo il confronto per le città di Milano, Firenze e Roma servendoci del portale SuperMoney, unico in Italia ad essere stato accreditato dall’Agcom per la comparazione delle tariffe telefoniche.
Per chi vive a Milano, l’operatore attualmente più vantaggioso è Tiscali, con l’offerta Tutto Incluso Light 20 Mega: al costo di 18 euro al mese si può navigare liberamente alla velocità di 20 Mbps. Il contratto ha una durata minima di 24 mesi e in caso di rescissione anticipata sono previste delle spese di 87,12 euro in caso di migrazione ad altro gestore e 107,69 euro in caso di cessazione del servizio.
A seguire troviamo Infostrada, con Absolute Fibra adsl, che al costo di 25,8 euro al mese offre una connessione internet illimitata a 20 Mbps. il costo di attivazione della tariffa è di 10 euro nel caso di possieda già una linea telefonica e di circa 20 euro (in promozione) nel caso si voglia installare una nuova linea. In caso di rescissione anticipata del contratto è previsto un contributo per la disattivazione pari a un massimo di 65 euro.
Infine troviamo Surf di Fastweb: la tariffa ha un costo di 29 euro al mese e permette di navigare con una connessione a fibra ottica alla velocità di 100 Mbps. Nella tariffa inoltre sono comprese chiamate illimitate verso i numeri fissi e 5mila minuti di chiamate verso i cellulari Fastweb (60 minuti verso altri operatori). La durata minima del contratto è di 24 mesi e in caso di recesso anticipato è prevista una spesa da 41,14 a 95,11 euro a seconda della tipologia di recesso e del modem posseduto.
Anche a Firenze l’operatore attualmente più vantaggioso è Tiscali, la cui tariffa ha sempre un costo di 18 euro al mese e le stesse condizioni indicate per Milano.
A seguire troviamo invece Joy di Fastweb: il costo della tariffa è di 24,1 euro al mese e si può navigare alla velocità di 20 Mbps in quanto nel capoluogo toscano non è ancora disponibile la connessione a fibra ottica super veloce. Anche in questo caso, le altre condizioni sono le stesse descritte poco sopra.
Infine, troviamo Absolute Fibra ADSL di Infostrada, con il medesimo prezzo e le stesse condizioni descritte per Milano.
Per chi vive a Roma, invece, la situazione è identica a quella di Milano: la tariffa più conveniente è Tutto Incluso Light 20 Mega di Tiscali, cui segue Absolute Fibra adsl di Infostrada e infine Surf di Fastweb, quest’ultima con una connessione a fibra ottica a 100 Mbps.
 
21/11/2013 18:54
Treni, Commissione UE: Italia non ha ancora applicato norme su diritti passeggeri

L’Italia non ha ancora istituito un organismo ufficiale e autorizzato a vigilare sulla corretta applicazione dei diritti dei passeggeri ferroviari nel suo territorio, né ha stabilito norme volte a sanzionare le violazioni della legislazione pertinente. Senza queste due misure necessarie e giuridicamente vincolanti, i passeggeri che si spostano in treno in Italia o dall’Italia verso altri paesi dell’UE non saranno in grado di far valere i loro diritti in caso di problemi durante il viaggio. Per questo la Commissione Europea ha chiesto oggi all’Italia di intervenire per assicurare la piena conformità alle norme dell’UE sui diritti dei passeggeri nel trasporto ferroviario.
Il regolamento (CE) n.1371/2007 relativo ai diritti dei passeggeri nel trasporto ferroviario avrebbe dovuto essere attuato dagli Stati membri entro il 3 dicembre 2009. Ma al momento l’Italia ha istituito un organismo a titolo solo provvisorio, che non dispone delle piene competenze né dell’autorità necessaria per far applicare le norme dell’UE sui diritti dei passeggeri. Se l’Italia non ottempererà ai propri obblighi legali entro due mesi, la Commissione potrà decidere di citarla dinanzi alla Corte di giustizia.
 
21/11/2013 18:53
Terra dei Fuochi, si intensificano i controlli. Mipaaf incontra Gdo

Proseguono i controlli effettuati dall’Ispettorato centrale della tutela e della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari nella Terra dei Fuochi, mentre il Ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo ha incontrato i rappresentanti della Grande distribuzione organizzata per fare il punto sulle forniture: i rappresentanti della Gdo hanno confermato che non ci sono state disdette di forniture per tutti quei produttori che hanno dato garanzie di certificazione, tracciabilità e qualità.
L’ICQRF ha intensificato lo sforzo operativo nei primi 15 giorni di novembre: rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, infatti, sono più che raddoppiati i controlli (43 nel 2013 contro i 19 nel 2012) e gli operatori controllati (42 nel 2013 contro 18 nel 2012). Nel corso dell’attività sono state controllate 73 diverse tipologie di prodotti dei principali settori dell’agroalimentare: in particolare, le verifiche hanno riguardato i settori ortofrutticolo e conserve vegetali (44 prodotti), lattiero-caseario (11 prodotti) e vitivinicolo (9 prodotti). “I controlli effettuati – ha detto il Ministero – hanno consentito di verificare, per quanto concerne gli aspetti di natura merceologica e di tracciabilità delle produzioni, la correttezza delle attività produttive presso gli operatori che sono stati oggetto delle ispezioni e l’assenza di illeciti riscontrati”.
“Sta proseguendo senza sosta l’attività di controllo sulle produzioni nei Comuni della Terra dei Fuochi – ha commentato il Ministro De Girolamo – È anche grazie al sistema ispettivo e al nuovo programma di intensificazione nelle verifiche che riusciamo a tutelare le imprese del territorio e i nostri consumatori. Il lavoro condotto dall’ICQRF è essenziale per garantire il livello di qualità dei prodotti del territorio e le misure di controllo, intensificate negli ultimi giorni, sono fondamentali anche per prevenire eventuali irregolarità in futuro”.
Si è svolto inoltre ieri un incontro con i rappresentanti della Grande distribuzione sulle presunte disdette di contratti di forniture dalle imprese agroalimentari campane a seguito della vicenda della Terra dei Fuochi. Alla riunione erano presenti rappresentanti di Auchan, Federdistribuzione, Ancd-Conad, Conad, Coop Italia, Gs Spa Carrefour, Esselunga Spa.
Durante l’incontro i rappresentanti della Gdo hanno confermato che non ci sono state disdette di forniture per tutti quei produttori che hanno dato ampie e approfondite garanzie di certificazione, tracciabilità e qualità. I rappresentanti hanno inoltre sottolineato che i prodotti campani in vendita sui loro scaffali sono sottoposti a controlli che vanno oltre la norma, mentre il Ministro ha ribadito l’impegno del Ministero e degli organismi di controllo per la tracciabilità e la verifica dei prodotti campani.
 
21/11/2013 18:52
Osservatorio: carte di credito, scopriamo le migliori offerte per le prepagate

Nel mercato attuale capire quale sia le migliori offertedi carta di credito è sempre più difficile soprattutto adesso che sono nate nuove tipologie di carte che permettono all’utente di avere più o meno libertà nell’utilizzo del proprio denaro.
È il caso, per esempio, del sistema di pagamento tramite carte revolving che permette all’utente di avere a disposizione del denaro che la banca mette in prestito e che, una volta utilizzato, il cliente dovrà restituire il mese successivo con degli interessi.
Ma questa è solo una delle tante tipologie di carte di pagamento esistenti: un consumatore che non abbia la necessità si spendere altri soldi oltre a quelli depositati mensilmente nella propria carta potrebbe ad esempio preferire una carta di credito prepagata anche a zero spese.
Con la carta di credito prepagata, infatti, il proprietario può immettere delle somme di denaro e utilizzare la carta per i pagamenti soprattutto online, con il limite di denaro che lui stesso ha depositato.
La carta prepagata è da considerarsi come un portafoglio virtuale che permette di tenere i propri risparmi sempre a portata di mano e di poterne usufruire sia in contanti (tramite gli sportelli bancari presenti nelle varie filiali) che on line, sfruttando così i vantaggi della moneta elettronica.
Ad ogni modo, la soluzione migliore per capire quale sia effettivamente l’offerta migliore rimane quella di confrontare le tante offerte esistenti e sulla base delle proprie esigenze, poter effettuare una scelta intelligente.
Con l’aiuto del portale di confronto tariffe SuperMoney abbiamo simulato il caso di un utente che voglia acquistare a zero spese una carta di credito prepagata dove mettere mensilmente 250 euro.
I primi tre risultati sono quelli delle proposte di Kalixa e Banca Popolare di Bergamo (per il circuito Mastercard) e Poste Italiane (per il circuito Visa): la prima è a costo zero, mentre le altre due hanno un costo ma irrisorio.
Nel dettaglio Kalixa offre una carta prepagata a costo zero dove è possibile immettere massimo 3 mila euro a ricarica e prevede una spesa massima di 9 mila euro; non è coperta da una polizza assicurativa per lo smarrimento o la clonazione e l’unico costo che prevede è pari a 1,75 euro per le commissioni applicate agli sportelli bancomat.
La seconda offerta è quella di Banca Popolare di Bergamo che con la carta conto Enjoy si posiziona al secondo posto come convenienza: la carta infatti ha un costo ma pari a 0,70 cent. Ha un canone annuale di 2 euro e permette una giacenza di denaro fino a 50 mila euro e una spesa massima mensile di 3.500 euro.
La terza proposta infine è quella della PostePay, la carta di credito già conosciuta del circuito Visa per le Poste Italiane: il costo è di 1,70 euro e neanche qui è prevista un’assicurazione che copra un eventuale smarrimento o clonazione. Vi si possono comunque depositare fino a 3 mila euro e spenderne altrettanti 3 mila.
 
21/11/2013 18:50
Telemarketing e “telefonate mute”, stop del Garante Privacy

Stop alle “telefonate mute” che spesso gli utenti ricevono da parte delle aziende di telefonia. Ad intervenire contro questa pratica è direttamente il Garante della Privacy che apre una consultazione con gli operatori di telemarketing chiedendo loro di adottare specifiche misure per ridurre drasticamente questo tipo di disturbo che provoca diffuso allarme sociale. Numerosissime sono state infatti le segnalazioni al Garante per la ricezione di telefonate nelle quali, una volta risposto, non si viene messi in contatto con alcun interlocutore; in alcuni casi, anche per 10-15 volte di seguito.
All’esito delle verifiche effettuate, l’Autorità ha accertato che il problema deriva dalle impostazioni dei sistemi centralizzati di chiamata dei call center, rivolte a massimizzare la produttività degli operatori. Per eliminare tempi morti tra una telefonata e l’altra, infatti, il sistema genera in automatico un numero di chiamate superiore agli operatori disponibili. Queste chiamate, una volta ottenuta risposta, possono essere mantenute in attesa silenziosa finché non si libera un operatore. Il risultato è appunto una “chiamata muta”, che può indurre comprensibili stati di ansia, paura e disagio nei destinatari.
L’Autorità, per eliminare gli effetti distorsivi di questa pratica commerciale, senza penalizzare l’efficienza delle imprese di telemarketing, ha stabilito precise regole:
1. i call center dovranno tenere precisa traccia delle “chiamate mute”, che dovranno comunque essere interrotte trascorsi 3 secondi dalla risposta dell’utente;
2. non potranno verificarsi più di 3 telefonate “mute” ogni 100 andate “a buon fine”. Tale rapporto dovrà essere rispettato nell’ambito di ogni singola campagna di telemarketing;
3. l’utente non potrà più essere messo in attesa silenziosa, ma il sistema dovrà generare una sorta di rumore ambientale (ad es. con voci di sottofondo, squilli di telefono, brusio) per dare la sensazione che la chiamata non provenga da un eventuale molestatore;
4. l’utente disturbato da una chiamata muta non potrà essere ricontattato per una settimana e, al contatto successivo, dovrà essere garantita la presenza di un operatore;
5. i call center saranno tenuti a conservare per almeno due anni i report statistici delle telefonate “mute” effettuate per ciascuna campagna, così da consentire eventuali controlli.
Su queste misure il Garante ha avviato una consultazione pubblica, invitando tutti i soggetti interessati (ad esempio associazioni di categoria, lavoratori, consumatori) ad inviare commenti e osservazioni (all’indirizzo chiamatemute@gpdp.it) entro 60 giorni dalla pubblicazione del relativo avviso sulla Gazzetta ufficiale. “E’ importante garantire la massima produttività dei call center, ma i costi della loro attività non possono essere scaricati sugli abbonati inermi. Se alcune pratiche di marketing telefonico – ha dichiarato il Presidente dell’Autorità, Antonello Soro – vengono vissute dagli utenti addirittura come una forma di stalking, significa che l’impresa non sta facendo bene il suo lavoro. E’ prioritario per le stesse società di telemarketing che le cosiddette “chiamate mute” vengano drasticamente ridotte”.


 
30/10/2013 09:23
Allergie alimentari, AAITO: 6 pazienti su 10 sbagliano cure a causa del web

Frutta e verdura rappresentano le allergie di gran lunga più comuni (72%) seguite da crostacei (13%) pesce (4%) latte (3%) uovo (3%) cereali (2%). E’ quanto emerge dalla ricerca sulle allergie alimentari condotta in 17 Centri, distribuiti in 10 regioni italiane, che ha coinvolto oltre 25 mila pazienti adulti presentata nel corso del Congresso AAITO, Associazione Allergologi Immunologi Territoriali ed Ospedalieri che si è aperto ieri ad Ancona.
Nei pazienti con allergia ad alimenti di origine vegetale la proteina allergenica più frequentemente responsabile di sensibilizzazioni, e quindi di reazioni allergiche, è la LTP (lipid transfer protein), un allergene del regno vegetale frequentemente cross-reagente presente nella pesca, albicocca, prugna ma anche noce, nocciola, arachide, mais, riso. Sembra che la prevalenza dell’allergia all’LTP aumenti gradualmente con la latitudine, con un marcato aumento nelle regioni meridionali.
“I cibi più preoccupanti per la dieta mediterranea – spiega il Prof. Floriano Bonifazi, Direttore del Dipartimento di Malattie Respiratorie e Allergiche dell’Azienda Ospedaliera-Ospedali Riuniti di Ancona e Past President Aaito - sono il pesce non cotto, come le acciughe marinate, peculiarità di tutto il Mediterraneo, che possono provocare orticaria, ma anche alcuni tipi di vegetali che contengono una proteina chiamata LTP. Questo allergene, una volta ingerito, potrebbe addirittura provocare shock anafilattico. Infatti, secondo uno studio riguardante la regione Marche, in oltre 5mila casi di shock anafilattico, il 40% dei pazienti è stato colpito proprio da questo allergene”.
“C’è troppa disinformazione, soprattutto nel campo delle allergie ed intolleranze alimentari – afferma la Dott.ssa M. Beatrice Bilò, nuovo presidente AAITO – Almeno il 60% dei pazienti hanno praticato cure errate e hanno riscontrato diagnosi diverse da quelle che, da soli, avevano scoperto. Troppe le persone che credono di essere allergiche o intolleranti ad un alimento, e si curano senza aver contattato degli esperti, con una dieta “fatta in casa” che potrebbe provocare disturbi reali, soprattutto nei bambini ed anziani. La presenza del web e dei siti di “counseling on line”, infatti, facilita l’autodiagnosi, ma spesso questa è sbagliata. Il ruolo degli specialisti è essenziale: se si vuole fare economia, è necessario affidarsi a test diagnostici scientificamente validati ed eseguiti da esperti del settore”.

 
30/10/2013 09:19
Osservatorio: le migliori offerte di mutui comparate online per i 35enni
Ottenere la concessione di mutui appare attualmente estremamente complesso, complice in particolare un mercato bloccato dalla recessione economica e frenato da pesanti incertezze riguardo una possibile futura ripresa. Nonostante una congiuntura non particolarmente positiva, numerosi istituti di credito predispongono comunque offerte di mutui a tassi sostenibili per l’utenza.
Utilizzando il portale di confronto SuperMoney, abbiamo quindi individuato le migliori offerte di mutui del momento ipotizzando che un dipendente a tempo indeterminato, dell’età di 35 anni e con un reddito netto mensile di 3500 euro, sia in cerca di un mutuo da 150mila euro per un immobile dal valore complessivo di 250mila euro. Per realizzare la simulazione abbiamo inoltre ipotizzato che la ricerca sia finalizzata a un mutuo per l’acquisto della prima casa, che il tasso di resa applicato sia variabile, che il mutuo duri 25 anni e che l’aspirante mutuatario risieda a Firenze.
Le migliori offerte del momento sono risultate essere quelle di UniCredit, Banca Popolare di Milano e Webank; UniCredit propone un pacchetto con tasso di resa variabile (Euribor 3M + 2,50%), costi di istruttoria e perizia rispettivamente pari a 1.300 e 230 euro, e Taeg al 2,95%. La rata mensile proposta ammonta a 690,12 euro.
A seguire la proposta della Banca Popolare di Milano, che propone tasso di resa variabile (Euribor 3M + 2,60%), costi di istruttoria e perizia che ammontano a 800 e 252,08 euro e Taeg pari al 2,98%. La rata mensile da dover versare ammonta invece a 697,58 euro.
A chiudere il podio delle proposte più convenienti l’offerta di Webank; il tasso di resa del mutuo proposto è variabile (Euribor 3M + 2,70%), i costi di istruttoria e perizia ammontano a 0, il Taeg è al 2,99%, mentre la rata mensile da dover versare risulta pari a 705,52 euro
 
30/10/2013 09:17
Avvocato generale CGUE: carte di credito, legittimo il divieto di surcharging

Gli Stati possono vietare in via generale, e senza distinguere fra i diversi strumenti di pagamento, l’addebito di spese amministrative da parte del beneficiario del pagamento, e questo divieto può essere applicato anche alle società di telefonia mobile. L’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione europea è stato chiamato a pronunciarsi sulla pratica del “surcharging” attuata da un operatore di telefonia mobile austriaco.
Secondo la direttiva sui servizi di pagamento gli Stati membri possono vietare o limitare la pratica della maggiorazione o «surcharging» mediante la quale le imprese beneficiarie di pagamenti addebitano spese ai loro clienti nel momento in cui pagano e per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento. Tale pratica mira a far gravare sul cliente-pagatore il costo dell’utilizzo delle carte di credito o delle carte di debito.
In Austria l’imposizione di spese amministrative da parte dei beneficiari è vietata, in via generale e senza distinguere tra i diversi strumenti di pagamento. La T-Mobile Austria, operatore di telefonia mobile, prevede nelle sue condizioni generali la fatturazione di spese di gestione qualora il cliente paghi la fattura mediante bonifico bancario in forma cartacea o via Internet. Così, quando un cliente sottoscrive e utilizza la tariffa «Call Europe», deve pagare un sovrapprezzo pari a 3 euro se sceglie un «pagamento senza addebito sul conto bancario o sulla carta di credito» nel quale rientra in particolare il pagamento mediante bonifico bancario in forma cartacea o telematica («online banking»).
Un’associazione austriaca di consumatori ha considerato questa pratica contraria alla legge austriaca: dopo che, in due gradi di giudizio, la domanda dell’associazione è stata accolta, la T-Mobile Austria si è rivolta alla Corte suprema e quest’ultima alla Corte di Giustizia.
Nelle sue conclusioni odierne, l’avvocato generale Melchior Wathelet ritiene, innanzi tutto, che “la facoltà che la direttiva offre agli Stati membri di vietare la maggiorazione si applichi al rapporto contrattuale tra un operatore di telefonia mobile quale beneficiario di un pagamento e il suo cliente (quale consumatore, pagatore)”. Per l’avvocato generale, “un trasferimento di denaro («credit transfer»), sia esso disposto mediante un bollettino munito di firma autografa del pagatore o tramite l’utilizzo dell’online banking («servizio bancario telematico»), deve essere considerato uno «strumento di pagamento» ai sensi della direttiva” e dunque “la direttiva non osta all’applicazione di disposizioni nazionali – come quella austriaca – che vietano, in via generale e senza distinguere tra i diversi strumenti di pagamento, l’imposizione di spese amministrative da parte del beneficiario”.
Quanto all’incentivazione della concorrenza, l’avvocato generale osserva che il divieto generale di maggiorazione incrementa la trasparenza delle tariffe, in quanto impedisce che un’impresa esiga dal cliente, in caso di utilizzo di un determinato strumento di pagamento, un prezzo finale superiore a quello che essa indica nella sua comunicazione e che il cliente confronta con altre offerte tariffarie.
 
30/10/2013 09:16
Rc auto, CGUE: risarcimento danno morale non inferiore alla copertura minima Ue
Rc auto, CGUE: risarcimento danno morale non inferiore alla copertura minima Ue
Se il diritto nazionale consente ai familiari della vittima di un incidente stradale di chiedere un risarcimento per il danno morale, questo deve essere coperto dall’assicurazione obbligatoria rc auto. E la copertura minima prevista dal diritto dell’Unione per i danni alla persona si applica anche al danno morale. La Corte di Giustizia dell’Unione europea è stata chiamata a rispondere a due casi relativi al risarcimento del danno morale a seguito di incidenti stradali con vittime.
Le due direttive di riferimento sono quella in materia di assicurazione obbligatoria degli autoveicoli e una seconda che stabilisce che, anche se gli Stati membri sono liberi di determinare i danni coperti da tale assicurazione e le modalità della stessa, l’assicurazione deve coprire obbligatoriamente i danni alle persone, per un importo minimo di copertura pari a EUR 1 000 000 per vittima o a EUR 5 000 000 per sinistro, indipendentemente dal numero delle vittime. Inoltre, essa deve coprire anche i danni alle cose per un importo minimo di 1 000 000 EUR per sinistro, indipendentemente dal numero delle vittime.
La prima causa riguarda un incidente fra un’auto immatricolata nella Repubblica slovacca e un automezzo pesante immatricolato nella Repubblica ceca. I familiari della vittima chiedevano alla compagnia assicuratrice il risarcimento del danno morale, previsto dal diritto civile ceco. Tuttavia, poiché la copertura garantita dall’assicurazione obbligatoria per gli autoveicoli non si estende, secondo la normativa slovacca sull’assicurazione obbligatoria, al danno morale, la compagnia assicuratrice aveva rifiutato tale risarcimento.
La Corte di Giustizia ha precisato che “i danni alla persona, la cui copertura è obbligatoria in forza della seconda direttiva, comprendono ogni danno arrecato all’integrità della persona, incluse le sofferenze sia fisiche sia psicologiche. Di conseguenza, tra i danni che devono essere risarciti conformemente al diritto dell’Unione figurano i danni immateriali il cui risarcimento è previsto a titolo della responsabilità civile dell’assicurato dalla normativa nazionale applicabile alla controversia”.
La seconda causa prende in considerazione un incidente avvenuto in Lettonia nel quale un bambino di dieci anni ha perso i genitori: affidato alla nonna, la tutrice ha invitato la compagnia assicuratrice del responsabile dell’incidente a corrispondere un indennizzo di importo pari a circa EUR 284 820 per il danno morale subito dal bambino a causa della perdita dei genitori. In questo caso, il problema sta nel fatto che in Lettonia la compagnia assicuratrice può essere chiamata a risarcire il danno morale ma l’ammontare del risarcimento è estremamente basso.
La Corte di Giustizia ha precisato che “se uno Stato membro riconosce il diritto a una compensazione per il danno morale subito, esso non può prevedere per questa specifica categoria di danni, rientranti tra i danni alla persona ai sensi della seconda direttiva, massimali di garanzia inferiori agli importi minimi di garanzia fissati in tale direttiva. Infatti, la direttiva non prevede né autorizza una distinzione, tra i danni coperti, oltre a quella stabilita tra danni alle persone e danni alle cose”.

 
30/10/2013 09:11
``Alimenti ritirati, petizione de Il Fatto Alimentare giunge alla Camera

Passi avanti per la petizione promossa da Il Fatto alimentare, che chiede al Ministero della Salute e alle catene di supermercati di pubblicare i nomi e le fotografie dei prodotti alimentari pericolosi ritirati dagli scaffali. La raccolta delle firme è giunta a quota 4500. Soprattutto, l’appello – lanciato su change.org all’inizio di ottobre – è arrivato alla Camera dei Deputati con un’interrogazione parlamentare presentata da 14 deputati del Movimento 5 Stelle.
L’interrogazione è stata posta al Ministro della salute Beatrice Lorenzin e a quello delle politiche agricole Nunzia De Girolamo ed è stata promossa dal deputato Giuseppe L’Abbate insieme agli altri 13 colleghi del M5S. Come ricorda l’appello, ogni anno le catene dei supermercati ritirano dagli scaffali decine di alimenti per problemi seri e centinaia per aspetti di minor rilievo che comunque rendono le confezioni invendibili. In genere i clienti non sono informati, e solo in pochi casi viene esposto un piccolo cartello nei punti vendita. E’ accaduto anche per casi recenti, come lo scandalo alimentare che ha coinvolto diversi lotti di frutti di bosco surgelati, causa di diffusione di epatite A, e un’allerta alimentare sul botulino, poi rientrata, che coinvolgeva dei vasetti di pesto. In entrambi i casi l’informazione è stata scarsa, in ritardo, senza fotografie o con fotografie pubblicate solo dopo alcuni giorni.
“Eppure in Italia esiste l’art. 19 del reg. 178/2002 che obbliga i produttori e i supermercati “ad informare i consumatori in maniera efficace e accurata, specificando i motivi del ritiro e, se necessario, richiamare i prodotti già venduti per tutelare la salute” – si legge nella petizione – Chiediamo al Ministero della salute di diffondere con regolarità sul proprio sito e attraverso i media le foto e le schede di tutti i prodotti alimentari richiamati dal mercato perché ritenuti pericolosi per la salute e di affiancare a queste notizie l’elenco dei punti vendita in cui sono stati commercializzati”.
 
24/06/2013 17:02
assemblea soci lega consumatori della provincia di latina

E' CONVOCATO L'ASSEMBLEA DEI SOCI DELLA LEGA CONSUMATORI DELLA PROVINCIA DI LATINA PER IL GIORNO 12 LUGLIO ALLE ORE 17,00 PRESSO LA SEDE PROVINCIALE SITA IN VIA DON LUIGI STURZO 53,FORMIA, PER DISCUTERE I SEGUENTI PUNTI ALL'O.D.G.:
. COMUNICAZIONE DEL PRESIDENTE
. SITUAIONE TESSERAMENTO
. VARIE ED EVENTUALE

FORMIA, 24 GIUGNO 2013
IL PRESIDENTE
VILLANIO ANTONIO
 
19/06/2013 16:38
Contraffazione: Antitrust oscura 15 siti







L’Antitrust ha oscurato 15 siti che vendevano prodotti contraffatti a marchio Tod’s e Roger Vivier. Salgono così a sei i procedimenti dell’Autorità a difesa di chi acquista sul web convinto di comprare prodotti di marca e originali a prezzi scontati. L’attività è stata svolta con la collaborazione del Gruppo Antitrust del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza: l’Autorità ha oscurato 5 siti che vendevano prodotti Tod’s e 10 siti che vendevano prodotti Roger Vivier.

Secondo le segnalazioni presentate da Indicam, Istituto Centromarca per la lotta alla contraffazione, che ha inoltrato le denunce del titolare dei marchi, i consumatori venivano tratti in inganno dalla struttura dei siti, ‘costruiti’ in modo da apparire rivenditori ufficiali dei prodotti pubblicizzati: non solo i nomi, ma le immagini e le foto inserite, a fronte di sconti consistenti rispetto ai prezzi ufficiali, rendevano credibili le offerte. Si trattava in sostanza di siti che per l’allestimento e la grafica costituivano cloni di quelli originali. I siti non fornivano le informazioni prescritte dalla legge sui diritti degli acquirenti in tema di recesso e di ripensamento ed in tema di garanzia (che evidentemente non poteva essere riconosciuta perché si trattava di merce contraffatta), o davano indicazioni incomplete e fuorvianti.

Con questa decisione salgono a sei gli interventi effettuati dall’Antitrust sul fronte della vendita di prodotti contraffatti: l’oscuramento dei siti effettuato oggi segue quello già attuato nei confronti di siti clone di prodotti a marchio Prada, Gucci e Ray Ban, mentre per i beni contraffatti a marchio Hogan, dopo l’avvio del procedimento per pratica commerciale scorretta da parte degli uffici dell’Antitrust, il titolare del dominio ha provveduto a rendere non raggiungibile dal territorio italiano il sito in questione.
 
19/06/2013 16:35
E-cig, in GB saranno medicinali dal 2016



Si ritorna a parlare di sigarette elettroniche. Mentre nel nostro Paese il pm Raffaele Guariniello ha aperto un nuovo fascicolo d’indagine dopo i risultati delle analisi condotte dal settimanale Il Salvagente, in Gran Bretagna le sigarette elettroniche diventano dal 2016 prodotti medicinali. Lo ha deciso nei giorni scorsi l’Agenzia britannica del farmaco (Mhra), considerate le crescenti preoccupazioni sulla sicurezza di tali dispositivi rispetto in particolare alla notevole variabilità di nicotina che contengono. Secondo quanto riporta il sito specializzato Quellidellafarmacia.it, molto probabilmente, le sigarette elettroniche saranno comunque classificate nella cosiddetta Gsl, ossia l’elenco degli Otc autorizzati alla vendita libera negli esercizi commerciali diversi dalle farmacie e senza la presenza obbligatoria del farmacista. Per alcuni dispositivi con alta quantità di nicotina, invece, le autorità britanniche dovrebbero prevedere l’obbligo di prescrizione, nell’ambito delle terapie sostitutive della nicotina. Secondo quanto deciso dalla Mhra, inoltre, a tali prodotti verranno imposti severi standard di qualità, alcune restrizioni alla pubblicità e divieti di vendita legati all’età. Sono, in sostanza, gli stessi interventi che dovrebbe impartire una direttiva europea attualmente in discussione a Bruxelles, la cui entrata in vigore è prevista proprio per il 2016. Al contrario di quanto stabilito dall’Agenzia britannica, tuttavia, la direttiva non dovrebbe al momento equiparare le sigarette elettroniche a farmaci, ma stabilire delle soglie sopra le quali tali prodotti dovranno richiedere un’autorizzazione all’immissione in commercio
 
19/06/2013 16:34
ABI: in flessione i finanziamenti alle famiglie







Secondo il rapporto di giugno dell’Associazione Bancaria Italiana, la dinamica dei finanziamenti a famiglie e imprese si conferma in lieve flessione: la variazione annua è pari a -3,1% a maggio 2013, lo stesso valore di aprile 2013. L’andamento è in linea con l’evoluzione delle principali grandezze macroeconomiche (Pil e Investimenti). Come spiega l’ABI, “il rallentamento della dinamica dei prestiti è generalizzato in tutti i principali paesi europei, con l’eccezione della Francia. In particolare, laddove si considerino le dinamiche dell’indice di intensità creditizia, cioè del rapporto tra credito e Pil, in modo da tener conto della diversa intonazione del ciclo reale dei diversi paesi dell’Area Euro, si rileva che nel primo trimestre del 2013 il dato italiano (-0,6%) si colloca non solo al di sopra del dato medio di Area (-1,4%), ma anche al di sopra del dato tedesco (-1,1%) e ovviamente di quello spagnolo (-7,4%). Solo l’esperienza francese presenta connotati migliori (+0,6%)”.

A maggio 2013 l’ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.893,5 miliardi di euro, è nettamente superiore all’ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.745,1 miliardi di euro. A seguito della crisi in atto, la rischiosità dei prestiti rimane elevata (le sofferenze nette hanno toccato ad aprile 2013 quota 66,4 mld, le lorde 133,3 mld); il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è pari al 3,5% ad aprile (3,4% a marzo 2013; 2,6% ad aprile 2012). Laddove si consideri il rapporto sofferenze lorde su impieghi esso risulta pari al 6,8% ad aprile 2013 (5,5% un anno prima), valore che raggiunge il 12,5% per i piccoli operatori economici (10,4% ad aprile 2012), il 10,6% per le imprese (8,1% un anno prima) ed il 5,9% per le famiglie consumatrici (5% ad aprile 2012).

A maggio 2013, i tassi di interesse sui prestiti sono in ulteriore flessione e sempre su livelli bassi: il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato pari al 3,75% (3 centesimi al di sotto del mese precedente e -28 punti base rispetto a maggio 2012). Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è al 3,67% (dal 3,72% del mese precedente).
 
19/06/2013 16:32
``Cassazione: i malati di Alzheimer non devono pagare il ricovero



Gli enti pubblici e le case di cura convenzionate non possono far pagare la retta per il ricovero di una persona affetta dal morbo di Alzheimer al malato o al parente. Ad affermarlo è la Corte di Cassazione, con sentenza n. 4558 del 22 marzo 2012 con la quale statuisce che la retta deve essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Con l’effetto che il Comune non può rivalersi sul malato o, se questi è nel frattempo deceduto, sui suoi parenti. A darne notizia è la Confconsumatori che già in passato ha ottentuto sentenze analoghe circa il ricovero di ultrasessantacinquenni non autosufficienti: anche in questo caso, secondo l’art. 23 della legge n. 328/2000, non è possibile per un ente pubblico o una casa di cura rivalersi sui parenti dell’assistito. Per approfondire è possibile leggere l’articolo di Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori Parma.
 
07/06/2013 17:51
Additivi, dal 1° giugno in vigore nuova lista approvata dall’UE



Dal 1° giugno entra in vigore una nuova lista di additivi approvati dall’Unione Europea, che comprende solo gli additivi giudicati sicuri sulla base di una valutazione scientifica. La grande novità è sulla trasparenza: gli additivi saranno elencati in modo chiaro in base alla categoria di alimenti ai quali possono essere aggiunti.

Si ricorda che gli additivi alimentari sono utilizzati in genere per conservare, colorare o addolcire gli alimenti. La condizione più importante per il loro uso è che siano sicuri e giustificati da un punto di vista tecnologico, che non siano ingannevoli per il consumatore e anzi gli apportino dei benefici. Per garantire che gli additivi continuino ad essere usati in tutta sicurezza, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha approvato un vasto programma di rivalutazione, attualmente in corso.
 
07/06/2013 17:49
Eco-bonus, via libera del CdM si passa dal 55% al 65%



Il Consiglio dei Ministri che si è riunito oggi ha approvato, tra l’altro, gli eco-bonus: passerà dal 55% al 65% il regime di detrazioni fiscali per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici. Si tratta di un provvedimento che recepisce la direttiva 2010/31/UE e che mira a dare un’adeguata risposta alla esigenza di favorire la riqualificazione e l’efficienza energetica del patrimonio immobiliare italiano in conformità al diritto dell’Unione Europea.

Con l’approvazione del decreto legge è previsto un forte potenziamento dell’attuale regime di detrazioni fiscali che passerà dal 55% per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici (detrazione in scadenza il 30 giugno prossimo) al 65%, concentrando la misura sugli interventi strutturali sull’involucro edilizio, maggiormente idonei a ridurre stabilmente il fabbisogno di energia. Un’ultima conferma, e non ne sono previste successive, stabilita per dare la possibilità a quanti non lo avessero già fatto di migliorare l’efficienza energetica del proprio edificio. Così, per le spese documentate sostenute a partire dal 1° luglio 2013 fino al 31 dicembre 2013 o fino al 31 dicembre 2014 (per le ristrutturazioni importanti dell’intero edificio), spetterà la detrazione dell’imposta lorda per una quota pari al 65% degli importi rimasti a carico del contribuente, ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Il decreto legge ha l’obiettivo di: promuovere il miglioramento della prestazione energetica degli edifici; favorire lo sviluppo, la valorizzazione e l’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici; sostenere la diversificazione energetica; promuovere la competitività dell’industria nazionale attraverso lo sviluppo tecnologico; conseguire gli obiettivi nazionali in materia energetica e ambientale.

“Interessante la proroga degli ecobonus fiscali per l’efficienza energetica in edilizia, varata oggi dal Consiglio dei Ministri, e che prevede l’innalzamento della soglia della detrazione dal 55% al 65%. Ci auguriamo che l’innalzamento non sia a detrimento degli ambiti di applicazione. Il sistema di agevolazione fiscale negli anni ha infatti permesso di raggiungere buoni risultati creando tra l’altro nuovi posti di lavoro, ma bisogna fare ancora molto in questa direzione pensando a misure che abbiano una durata di medio termine e non di soli sei mesi”, commenta il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza secondo cui “la precarietà non fa bene al Paese: per questo rimaniamo perplessi sulla durata limitata della proroga, valida solo fino al 31 dicembre 2013 per i privati cittadini, mentre per i condomini è valida per un anno. Bisogna pensare a misure di media e lunga durata che permettano una rigenerazione del patrimonio edilizio, che si è ormai troppo invecchiato, anche a vantaggio della riqualificazione dell’industria edile italiana, di cui l’Italia ha fortemente bisogno in questa fase di grave crisi economica”.
 
07/06/2013 17:47
Editori: sì all’appello per deducibilità 50% spesa per libri
Un appello per chiedere la deducibilità del 50% della spesa per i libri come “stimolo e sostegno all’industria culturale del Paese”: è stato promosso dal prof. Enrico Malato del Centro Pjo Raina e fatto proprio da decine tra le più influenti e prestigiose Fondazioni, Accademie e Istituti culturali italiani (dall’Accademia nazionale dei Lincei a quella della Crusca, fino all’Unione accademica nazionale, dalla Casa di Dante fino alla Società geografica italiana). L’appello è sottoscritto anche dall’Associazione Italiana Editori.

Nel testo si legge che la situazione del libro “non può lasciare indifferente lo Stato come non lo ha lasciato indifferente il problema della salute fisica dei cittadini medesimi, con le iniziative che negli anni si sono venute stratificando per favorirne la tutela. Nello spirito dell’antico motto latino «mens sana in corpore sano», ci permettiamo di proporre che lo Stato (…) voglia prendere un’iniziativa per favorire l’accostamento dei cittadini al libro: quale potrebbe essere una deducibilità dalla denuncia dei redditi di una parte di quanto è stato speso nell’anno per acquisti librari (ad es., si potrebbe prevedere una deducibilità del 50% della spesa documentata per acquisto di libri, entro un minimo di spesa di € 1000,00 e un massimo di € 2000,00; con eventuale incremento del minimo deducibile per i docenti, riconoscendo loro il diritto di “aggiornamento professionale”)”.
 
07/06/2013 17:44
Garanzia più lunga sugli elettrodomestici. La petizione sostenuta da Il Salvagente
La chiamano obsolescenza programmata per riferirsi alla tendenza dei produttori di produttori di elettrodomestici e hi-tech a ‘ridurre’ la vita degli elettrodomestici costringendo, di fatto, i consumatori a mettere mano al portafoglio e all’ambiente a dover fare i conti con un rifiuto in più. Per ‘superare’ il problema un lettore del settimanale Il Salvagente, Fabrizio Papa, ha lanciato una petizione su change.org per chiedere al Parlamento Italiano di allungare il periodo di garanzia da 2 a 5 anni.

Proprio il settimanale a gennaio di quest’anno con un’inchiesta aveva evidenziato come, in caso di guasto di un elettrodomestico, la via più economica per il consumatore fosse ricomprarlo invece che ripararlo. Qualche mese dopo la conferma arriva da un dossier presentato dai Verdi al Parlamento tedesco che ha inchiodato i big, Apple compresa, dimostrando con fatti concreti l’obsolescenza programmata: se negli anni Settanta la vita media di un elettrodomestico era di 20-30 anni, oggi è dieci volte inferiore.

La proposta di Fabrizio è semplice: estendere a 5 anni la garanzia per i piccoli elettrodomestici e a 10 per quelli più grandi, come lavatrici, frigoriferi e lavastoviglie. Ed è anche fattibile visto che quello che chiede in altri Paesi è già realtà: in Svezia, ad esempio, il periodo di garanzia legale è stato innalzato di un anno (da 2 a 3 anni); di 3 in Scozia e di 4 in Irlanda ed in Inghilterra. In Finlandia e nei Paesi Bassi addirittura l’assistenza in caso di guasto è illimitata.
 
07/06/2013 17:41
Tassazione immobili, Befera: più equita solo con riforma del catasto
Per rendere più equa la tassazione sugli immobili è necessario riformare il catasto. Non ha dubbi il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, che nel corso di un’audizione al Senato ha ricordato che “il Catasto è nato nel 1939 e una parte significativa dei dati relativi agli immobili risale ancora a quell’anno”. Secondo il Direttore è per questo motivo che “le rendite attualmente attribuite alle unità immobiliari urbane sulla base del vigente modello di classamento fanno rilevare una diffusa iniquità, essenzialmente riconducibile all’inadeguatezza delle attuali categorie catastali, alla presenza di zone censuarie eccessivamente ampie e ad un periodo di riferimento di oltre venti anni fa (l’ultima revisione generale delle tariffe d’estimo è del 1990), alla persistenza di classamenti effettuati in fase di impianto del sistema catastale”.

Quel che manca – ha sottolineato Befera – è “una revisione generale del classamento per aggiornare e sperequare i redditi delle singole unità immobiliari e di conseguenza si è prodotto nel tempo un progressivo scollamento tra la realtà dei valori catastali e i valori del mercato immobiliare. L’insieme delle distorsioni – ha osservato – ha effetti sul livello di equità della tassazione”. Con l’introduzione dell’Imu e la rivalutazione dei coefficienti che consentono il passaggio dalle rendite catastali (rimaste invariate) ai valori imponibili patrimoniali degli immobili da una parte “si è ovviamente ridotta la distanza tra questi ultimi e i corrispondenti valori di mercato”, ma dall’altra è aumentata l’iniquità”. Succede così che “oggi pagano di più immobili nuovi di periferia che immobili di pregio nei centri storici“. La tassazione sulla casa va dunque sicuramente rivista, ma “solo avendo una base imponibile ben esatta e ben corretta”. Befera ha quindi evidenziato infine che l’Isee viene determinato tenendo conto anche del patrimonio immobiliare valutato, anche in questo caso, su base catastale. “Una valutazione catastale iniqua degli immobili trasferisce dunque i suoi effetti anche sull’accesso alle prestazioni di welfare”.
 
07/06/2013 17:40
CRTCU: vademecum per una vacanza sicura
Offerte strepitose e messaggi pubblicitari da parte di siti online che invogliano a prenotare le vacanze. Ma attenzione alla prenotazione e alla scelta del professionista cui rivolgersi: dal Centro di Ricerca e tutela dei consumatori e degli utenti (CRTCU) arriva un vademecum con una serie di regole che possono aiutare i consumatori a orientarsi per non incappare nei disagi. Lo Sportello Europeo Consumatori ricorda inoltre che è attivo il servizio PRONTO TURISTA al numero 0461 262993 con l’obiettivo di fornire tutte le informazioni a chi in questi giorni è alla ricerca di una buona offerta per trascorrere in serenità le vacanze estive 2013. Un opuscolo informativo curato dal Sec sui contratti del turismo organizzato è inoltre scaricabile al link: http://www.centroconsumatori.tn.it/download/154dextntjfxO.pdf

Ecco il vademecum per una vacanza sicura:
•É fondamentale affidarsi sempre a professionisti seri chiedendo ogni riferimento utile ad identificare chi organizza (tour operator) e chi vende (agenzia): indicare la partita IVA, gli estremi dell’autorizzazione all’esercizio, la sede legale ed numero di telefono è obbligatorio per tutti gli operatori turistici che operano nell’Unione Europea.
•Bisogna diffidare assolutamente da chi non invia in forma scritta nessuna conferma della prenotazione effettuata o da chi non fornisce i dati richiesti in via preventiva.
•É fondamentale pretendere sempre una copia del contratto di viaggio e dell’eventuale assicurazione a copertura annullamento e leggerlo accuratamente.
•Il prezzo è un elemento importante nella scelta della vacanza ma non deve essere l’unico criterio di scelta, il costo della vacanza può variare oltre che per la qualità delle strutture ricettive anche in base alle varie formule proposte: last minute, roulette e buoni vacanza possono essere venduti a determinate condizioni di disponibilità che devono essere sempre evidenziate nel preventivo e nell’offerta promozionale.
•Chiedere sempre il maggior numero di informazioni possibili e pretendere che vengano messe per iscritto, se on-line devono essere inviate mediante supporto telematico (e-mail).
•Prestare attenzione e documentare ogni fase della prenotazione del viaggio, su internet rischiamo di vincolarci anche se non ne abbiamo reale intenzione ed in alcuni casi anche un semplice errore nell’inserimento dei dati potrebbe costarci parecchio: consultare sempre le condizioni di vendita prima di prenotare.
•In ogni caso chiediamo agli agenti di viaggio di essere informati sui nostri diritti durante la vacanza e su come fare per contattare l’organizzatore in caso di problemi.
•Se decidiamo di non partire più, sempre a prenotazione effettuata, saremmo costretti a pagare una penale che può arrivare fino al 100% del costo del viaggio.
•È opportuno conservare sempre tutta la documentazione comprese le immagini e i cataloghi che ci hanno indotto ad effettuare l’acquisto.
•Per gli appartamenti vacanza evitare gli annunci inseriti da privati che chiedono di versare caparre senza prima prendere visione dell’appartamento o senza avere prove concrete della loro esistenza e rintracciabilità.
 
07/06/2013 17:37
Mutui con tassi usurai, Adusbef: per Cassazione sono annullabili
Una buona notizia per i consumatori: i mutui con tassi “usurai” possono essere annullati. E’ quanto si legge nella sentenza 350/2013 della Corte di Cassazione: quando tasso di mora, penali e varie spese, (messi tutti insieme) superano il tasso soglia stabilito dalla legge antiusura 108/96, anche i mutui diventano usurai e possono essere annullati con le relative procedure giudiziali bloccate. Il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti: un duro colpo alle banche.

Lannutti spiega in una nota: “La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 350/2013 del 9 gennaio, oltre a permettere il recupero integrale degli interessi pagati su mutui, leasing e finanziamenti, quando i tassi o le penali superano la soglia di usura, ha recentemente stabilito che il mutuo ipotecario può essere annullato se ricorrono alcuni estremi che lo riportino a superare il tasso d’usura e quindi usufruendo di tutte le possibilità previste dalla Legge 108/96, tra cui la restituzione di tutte le somme versate con l’applicazione del articolo 1815, richiamato anche dall’art. 644 CP e dell’art. 4 della L108/96 che in sintesi prevedono la nullità della clausola contrattuale”.

Recita infatti l’art. 1815 sugli interessi: “Salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante. Per la determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell’articolo 1284. Se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. Per determinare il tasso d’usura bisogna inserire tutte le somme addebitate dalla banca tra spese, penali, interessi di mora ecc, e l’ammontare complessivo rappresenterà la quota precisa che dovrà determinare il cosiddetto TEG “tasso effettivo globale ”, se questo è superiore al Tasso Soglia, il rapporto è in USURA.

Tale situazione si verifica specie in presenza di insolvenza o di ritardati pagamenti, con le penali applicate precedentemente pattuite in modo sproporzionato rispetto ai limiti del tasso usura, ed oggi con la nuova sentenza diventa molto più agevolato far valere questo principio. Questa opportunità di poter verificare anche sui mutui i tassi usura, applicando il principio stabilito già per i rapporti di affidamento bancario dalla precedente sentenza della II Sezione Penale della Cassazione n. 12028 di marzo 2010 , diventa un elemento di ulteriore verifica da effettuare per far valere i propri diritti e poter sospendere azioni giudiziali in corso ed illegittime.

Adusbef pubblica sul suo sito www.adusbef.it un fac simile a disposizione dei clienti, accanto alla sentenza della Corte di Cassazione n. 350/2013, per offrire ai consumatori in difficoltà ed agli utenti vessati dal sistema bancario, il recupero integrale degli interessi pagati su mutui, leasing e finanziamenti, quando i tassi o le penali superano la soglia di usura con la nullità totale.
 
07/06/2013 17:35
Sigarette elettroniche, non nei luoghi pubblici
Il Consiglio superiore di sanità ha dato parere favorevole a misure più restrittive nell’uso della sigaretta elettronica vietandone l’uso nei locali pubblici. In particolare, ha deciso che l’uso della sigaretta elettronica dovrà essere vietato nei luoghi pubblici. Nella riunione di oggi il Css, che è un organo consultivo tecnico-scientifico del Ministero della Salute, ha dato parere favorevole al divieto delle sigarette elettroniche nei bar, nei ristoranti e negli uffici. Il parere del Css anche se non vincolante avrà comunque effetti sulla decisione del governo che infatti aveva già preannunciato di voler intervenire sulla materia dopo la decisione del consiglio

A ragione della sua decisione, il Css ha sottolineato che “allo stato delle conoscenze, sufficienti evidenze per far rientrare le sigarette elettroniche tra i medicinali per funzione”. Il Consiglio Superiore di sanità segnala come opportuno che venga raccomandato che le sigarette non siano utilizzate dalle donne in gravidanza o in allattamento; che ne venga vietato l’utilizzo nelle scuole (al fine di non esporre la popolazione scolastica a comportamenti che evocano il tabagismo); che venga regolamentata la pubblicità di tali dispositivi, al fine di evitare il rischio di induzione al tabagismo e che le ricariche abbiano la chiusura di sicurezza a prova di bambino.

Adesso tocca al Ministero cui il Css raccomanda di costituire un tavolo permanente ove far convogliare le diverse fonti di dati ed osservatori; di progettare iniziative informative sui potenziali pericoli legati all’uso di questi strumenti e di promuovere attività di ricerca e studio sui vari aspetti della problematica. L’Adoc, che sin da subito ha messo in guardia i consumatori sui possibili rischi associati all’uso indiscriminato dell’e-cig, si dice soddisfatta.

Tuttavia il dibattito tra favorevoli e contrari è ancora aperto perché tra i medici vi è chi non demonizza tout court le sigarette elettroniche. E’ il caso del prof. Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’istituto Tumori di Aviano che ritiene “vada incoraggiato l’utilizzo delle sigarette elettroniche con nicotina (anche se senza sarebbe meglio) per coloro che non riescono a smettere di fumare e sono tanti, come succede per esempio in Gran Bretagna”.

Secondo il Professore “il vantaggio evidente ed immediato delle sigarette elettroniche è l’impatto altamente positivo che possono avere sui forti fumatori che per esempio da trenta sigarette al giorno possono passare alla metà o ad un terzo delle sigarette, certamente dannose alla loro salute (cancro e malattie cardiovascolari) proprio grazie all’utilizzo delle sigarette elettroniche sicuramente non cancerogene”.

“Attendere i risultati a lungo termine delle sigarette elettroniche è assurdo in presenza di vantaggi immediati per i forti fumatori che, se solo riducessero del 10-20% l’utilizzo delle sigarette cancerogene che fumano, ridurrebbero la mortalità di 8-16 mila morti l’anno sugli 80 mila che attualmente si verificano in correlazione con le sigarette tradizionali. Il fatto che con le sigarette elettroniche con nicotina non si smetta di fumare e si continui ad assumere nicotina è la stessa identica situazione che si verifica con i cerotti e i chewing gum alla nicotina. Il vantaggio delle sigarette elettroniche con nicotina rispetto agli altri dispositivi a base di nicotina è la gestualità che le rende molto più appetibili al forte fumatore e conseguentemente più efficaci per ridurre i danni sulla salute delle sigarette tradizionali”.

Scettico anche il Codici secondo cui si tratta di ‘puro accanimento’ motivo per cui diffida il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ad adottare la linea d’azione indicata dal Consiglio Superiore di Sanità: “Se il provvedimento sarà adottato, il Codici lo impugnerà. Sono assolutamente necessari studi scientifici che dimostrino con certezza gli effetti delle sigarette elettroniche”.

Favorevole, invece, il Movimento Consumatori: “Siamo favorevoli a questa restrizione – spiega Alessandro Mostaccio, segretario generale di Movimento Consumatori - fino a che non verranno effettuati studi scientifici che attestino che non ci sono rischi per la salute derivanti dall’utilizzo delle e-cigarettes. Nel frattempo, invitiamo i consumatori che usano le sigarette elettroniche a porre molta attenzione al momento dell’acquisto, visto che sul mercato si trovano prodotti scadenti e difettosi, spesso di origine cinese, che in alcuni casi possono esplodere provocando seri danni a chi li utilizza”.

Per avere maggiori garanzie sulla bontà del prodotto va valutata la presenza del marchio “CE” che indica che il prodotto è conforme a tutte le disposizioni comunitarie che prevedono il suo utilizzo, dalla progettazione, alla fabbricazione, all’immissione sul mercato, alla messa in servizio del prodotto fino allo smaltimento. Spesso i prodotti cinesi traggono in inganno perché hanno anch’essi il marchio CE che sta però per “China Export”. Come si distinguono allora i due marchi? Quello europeo ha più spazio tra le lettere. Le due lettere sono ricavate da due cerchi, come si può vedere dall’immagine allegata. Basta quindi verificare che fra la C e la E ci sia almeno la metà della larghezza della C. La C e la E di China Export sono invece più vicine. Attenzione quindi a questi particolari per essere sicuri di acquistare un prodotto conforme alle disposizioni comunitarie.
 
07/06/2013 16:54
``Caos polizze dormienti: le Associazioni Consumatori chiedono la modifica della norma attuale
a cura delle Associazioni Consumatori: ACU, Adiconsum, ADOC, Adusbef, Altroconsumo, Assoutenti, Codici, Confconsumatori, Casa del Consumatore, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento consumatori e Movimento Difesa del Cittadino



Scarsa chiarezza, problemi di comunicazione e disparità di trattamento per i possessori. Sono queste le motivazioni che hanno spinto ben 13 Associazioni Consumatori ad occuparsi della questione delle Polizze Dormienti. ACU, Adiconsum, ADOC, Adusbef, Altroconsumo, Assoutenti, Codici, Confconsumatori, Casa del Consumatore, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento consumatori e Movimento difesa del Cittadino hanno infatti chiesto ed ottenuto un incontro con l'IVASS per affrontare congiuntamente la problematica e chiesto un'audizione alle Commissioni Parlamentari competenti affinché l’attuale struttura della norma possa essere modificata.



Nel provvedimento DL 179/2012, “Ulteriori misure urgenti per la crescita e lo sviluppo del Paese”, fra le varie disposizioni, ce n’è una che coinvolge i consumatori/cittadini beneficiari delle cosiddette polizze dormienti.



L'art.22 comma 14 modificato dalla legge di conversione 221/2012 così recita:

14. Al fine di superare possibili disparità di trattamento tra i consumatori nel settore delle polizze vita, il secondo comma dell'articolo 2952 del codice civile è sostituito dal seguente: «Gli altri diritti derivanti dal contratto di assicurazione e dal contratto di riassicurazione si prescrivono in due anni dal giorno in cui si è verificato il fatto su cui il diritto si fonda, ad esclusione del contratto di assicurazione sulla vita i cui diritti si prescrivono in dieci anni».



La portata di tale articolo è molto significativa, infatti, sin dal 2008 una nuova legge fece cadere nel caos migliaia di risparmiatori che improvvisamente si videro rifiutare il pagamento di polizze stipulate dai loro genitori in quanto erano oramai prescritte perché erano passati due anni dalla morte dell’assicurato e per questo dovevano essere trasferite al Fondo dormienti.



Nel 2008, infatti, un decreto legge modificò la legge sugli strumenti dormienti introducendo il comma 345 quater dell’articolo 1 nella legge 266/2005 secondo cui “Gli importi dovuti ai beneficiari dei contratti di cui all'articolo 2, comma 1, del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, che non sono reclamati entro il termine di prescrizione del relativo diritto, sono devoluti al fondo di cui al comma 343”.

Il comma 2 ter del dl 134/2008 ha fissato questo termine di prescrizione in 2 anni dal giorno in cui si è verificato il diritto (ad esempio la morte dell’assicurato o la scadenza della polizza).

Oggi questo termine, con l’articolo 22 comma 14, è passato a 10 anni, accordando finalmente quanto richiesto da alcune Associazioni Consumatori già nel 2008 al Ministero dell’Economia, al fine di evitare così una disparità di trattamento tra i titolari di conti correnti dormienti e i titolari di polizze vita.

Tale nuova norma certo risolve la situazione per il futuro, in quanto, dall’entrata in vigore del provvedimento tutte le polizze avranno un termine di prescrizione di 10 anni, ma purtroppo, allo stato attuale, non vale per le polizze già scadute e prescritte i cui capitali sono stati già devoluti, dal 2008 in avanti, al Fondo dormienti gestito da Consap.



Per evitare disparità di trattamento fra i vari possessori di tali polizze, chiediamo che si dia la possibilità agli aventi diritto - (beneficiari ed eredi) - di riavere indietro i capitali già devoluti facendo una richiesta al Fondo dormienti entro 10 anni dalla morte dell’assicurato o dalla scadenza della polizza, come peraltro già accade per i conti dormienti per i quali gli aventi diritto possono riavere indietro il denaro devoluto al Fondo dormienti entro 10 anni dalla devoluzione.



Rendendo retroattiva la prescrizione di 10 anni anche per le polizze in scadenza nel 2008, si eviterebbero tutti i profili di incostituzionalità che comunque sono abbastanza evidenti a causa della disparità di trattamento tra correntisti e beneficiari di polizze. Si porrebbe così fine ad un’ingiustizia iniziata nel 2008 e che ha coinvolto tantissime persone, come dimostrano le molte segnalazioni che ci sono arrivate in questi anni e continuano ad arrivare, anche perché nel frattempo banche e assicurazioni continuano a non informare adeguatamente i clienti delle nuove norme sulla dormienza.



Il 15 aprile è scaduto il termine per risvegliare le polizze dormienti prescritte prima del 29 ottobre 2008. Un vero fallimento visto che dei 7,5 milioni di euro messi a disposizione per i rimborsi sono stati richiesti solo 2 milioni di euro. In effetti il rimborso è stato poco pubblicizzato e comunque limitato a casi numericamente ridotti.

Abbiamo verificato che anche dopo il 28 ottobre 2008, (quindi dopo l’entrata in vigore della nuova normativa sulla dormienza per le polizze), molti titolari hanno scoperto solo al momento della richiesta di non avere alcun accesso al capitale perché devoluto dalla compagnia al Fondo dormienti.



Inoltre, c’è stata una totale mancanza di comunicazione soprattutto nei confronti di clienti a cui gli stessi assicuratori/agenti bancari/agenti sportello postale avevano consigliato al momento della morte dell’assicurato di non rimborsare subito la polizza ma di tenerla in vita perché c’era tempo fino a 10 anni dalla morte, come peraltro prevedeva la prassi seguita dalle compagnie. Alcune condizioni di polizza riportano proprio esplicitamente questa fattispecie: “possibilità di ottenere il capitale fino a 10 anni dall’evento che dà diritto al pagamento”.




 
15/03/2013 13:44
Rc Auto, arriva il contratto base
Effetto sperato: calo delle tariffe
Da maggio le compagnie assicurative avranno l’obbligo di offrire al consumatore un contratto base per la polizza RC Auto. Questo renderà più facile scegliere la polizza migliore. Si spera nell’effetto calo tariffe. “Oggi il monte spesa degli italiani per l’RC Auto supera i 18 miliardi di euro. Aprendo fortemente la concorrenza, lo spazio per ridurre i costi sarà ampio. Ci aspettiamo cifre rilevanti”. Lo ha detto oggi a Roma il Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, nella conferenza di presentazione del contratto base.
Un contratto base nel settore dell’RC Auto, previsto dall’art. 22 della Legge Crescita approvata a dicembre 2012, aumenterà la trasparenza dei costi e darà al consumatore la possibilità di confrontare facilmente le numerose offerte sul mercato, rendendo la sua scelta più consapevole.
Cosa prevede il contratto base? Non c’è una tariffa fissa perché il premio verrà definito da ogni compagnia assicurativa sulla base delle caratteristiche del cliente (es: età, residenza, classe di merito) e del veicolo assicurato. Ma ogni contratto base dovrà contenere le seguenti caratteristiche:
• massimale minimo previsto dalla legge (attualmente 5 milioni di euro per ogni sinistro, con un limite specifico di 1 milione di euro per i danni a persone e cose);
• nessuna franchigia, la copertura è completa e si basa sul meccanismo di tariffazione “Bonus Malus”;
• guida libera, la copertura è sempre valida a prescindere da chi sia il guidatore del veicolo, visto che ormai comunemente si fa guidare l’auto ad altre persone;
• rivalse da parte delle compagnie nei confronti degli assicurati limitate rispetto alle casistiche previste dalla normativa vigente. Tali rivalse scattano soltanto nei casi più gravi o di maggior allarme sociale (ad es. guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti).
A questo si potranno aggiungere o togliere servizi o garanzie: ad esempio si potrà togliere la guida libera a favore di quella esclusiva e si avrà così una riduzione del premio. Si potranno dall’altro lato aumentare i massimali o limitare le rivalse, con conseguente aumento dei costi. Il costo di ogni singola garanzia e servizio aggiuntivo rispetto al contratto – liberamente offerti dalle imprese – dovrà essere indicato a parte.
Viene, inoltre, abolito il tacito rinnovo. “L’eliminazione del tacito rinnovo creerà quantomeno una maggiore mobilità all’interno del settore. Così il consumatore si vede costretto a riaprire il suo contratto e avrà la possibilità di confrontarlo con altre offerte e rinegoziarlo con condizioni migliori – ha sottolineato Passera – Con questo modello di confrontabilità facciamo dei grossi passi avanti e ci portiamo in linea con gli altri Paesi europei”.
Certo restano ancora tante criticità nel settore, come quello delle frodi, dell’elevato costo dei sinistri e delle enormi differenze tra le tariffe applicate dalle compagnie a Nord e a Sud. Ma la strada è quella giusta e bisogna continuare a batterla. Anche perché “il modo migliore per eliminare le disparità non giustificate – ha precisato Passera – è proprio quello di aumentare la trasparenza”.
Il Ministro ha ricordato che il contratto base fa parte di un’insieme di interventi che il Governo ha fatto nel settore delle assicurazioni, per aumentarne la concorrenza e la trasparenza. Ad esempiola riforma del sistema antifrode, che è stato assegnato alla nuova autorità di vigilanza assicurativa (Ivass); l’obbligo per ogni compagnia di inserire sul proprio sito Internet uno spazio riservato al consumatore; infine, la libertà per agenti e broker assicurativi di collaborare tra di loro, facilitando il consumatore nell’individuazione della polizza più conveniente.
Tornando al contratto base, la novità è stata presentata oggi perché oggi il Ministro Passera ha inviato il decreto al Consiglio di Stato per il previsto parere (di solito seervono 45 giorni); poi ce ne vorranno altri 30 per la registrazione in Corte dei Conti (per la messa a disposizione del contratto anche online serviranno altri 60 giorni). A maggio, quindi, le compagnie dovrebbero essere in grado di offrire il contratto base ai propri clienti.
Le Associazioni dei consumatori hanno giocato un ruolo importante nella definizione del contratto base: hanno partecipato al tavolo del Ministero che, insieme alle compagnie assicurative e all’IVASS, ha portato a questo risultato. Ma c’è ancora tanto da fare perché, secondo Francesco Avallone, Vicepresidente di Federconsumatori, “il problema del settore dell’RC Auto non è la scarsa concorrenza perché di tariffe ce ne sono fin troppe, ma è l’elevato costo dei sinistri. Ma evidentemente alle compagnie assicurative non conviene attivare i controlli contro le truffe perché questi hanno un costo. Meglio, invece, scaricare i costi sulle tariffe dei clienti finali. Con il contratto base sicuramente si aumenta la trasparenza, ma bisogna risolvere anche la questione di molte zone del Centro-Sud dove anche gli automobilisti più virtuosi sono penalizzati perché pagano un costo troppo alto, quindi sono quasi incoraggiati a fare incidenti (veri o falsi). Infine, e questo lo ha ricordato anche il Ministro, bisogna “fare le conciliazioni”. “Nel settore c’è una mole di contenzioso che fa paura e le compagnie stesse se ne gioverebbero”.
di Antonella Giordano
 
15/03/2013 13:40
Findus, scandalo carne di cavallo: Commissione UE propone test Dna

Test del Dna sui prodotti trasformati a base di carne di manzo. E’ la risposta della Commissione UE allo scandalo, scoppiato venerdì scorso nel Regno Unito, della carne di cavallo trovata nelle lasagne surgelate della Findus, al posto di quella di manzo indicata in etichetta. Saranno 4.000 i test da effettuare tra il 1° e il 30 marzo: 2.500 nei 27 Stati membri e 1.500 su cibi importati da paesi terzi. Si spera così di recuperare la fiducia dei consumatori e di capire quanto sia diffuso il fenomeno. I risultati dei test verranno resi noti a fine aprile.
Lo ha annunciato ieri il Commissario alla Salute e tutela dei consumatori Tonio Borg, al termine della riunione straordinaria che si è tenuta a Bruxelles con i Ministri di Francia, Gran Bretagna, Romania, Svezia e Irlanda. Poiché fare questo tipo di test è costoso (circa 400 euro l’uno), Borg ha precisato che la Commissione europea si farà carico del 50% dei costi, ossia di 200 euro a test. Probabilmente a fine marzo i test verranno protratti per altri due mesi e i risultati verranno incrociati nell’ambito di un’operazione coordinata dall’Europol, la polizia europea preposta contro gli atti criminali, per riuscire a dare una risposta collettiva alla frode.
Queste proposte sono state accolte con favore dai Ministri e saranno presentate domani al Comitato europeo per la catena alimentare: se la maggioranza darà parere favorevole, allora verrà adottata come raccomandazione della Commissione.
La paura quindi è quella di aver messo a nudo un punto debole dell’intera catena alimentare che approvvigiona tutta l’Europa: il fenomeno, infatti, non è circoscritto all’Inghilterra; l’allarme è scattato ieri anche in Germania e in Irlanda. C’è, poi, la certezza che lasagne francesi sotto accusa siano state vendute anche in Belgio.I motivi della frode possono essere svariati; certo è che la carne di cavallo costa 5 volte meno di quella di manzo.
La Francia ha fatto pressioni affinché la Commissione europea acceleri la pubblicazione di un rapporto previsto per la fine dell’anno, sull’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle carni macinate che finiscono in piatti e cibi preparati. Il 25 febbraio ci sarà il Consiglio dei Ministri dell’agricoltura e della salute europei e sicuramente il caso della carne di cavallo sarà al centro della discussione.
La misura proposta dalla Commissione europea non piace alla Coldiretti, secondo cui si tratta di “fumo negli occhi dei cittadini” se non sarà accompagnata da misure strutturali come l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti i tipi di alimenti, per evitare che episodi simili si ripetano in futuro. “Siamo di fronte ad un passo indietro con il tentativo di chiudere la stalla quanto in buoi sono scappati che non impedisce certo il riproporsi di casi analoghi – sottolinea la Coldiretti – Lo scandalo horsegate ha evidenziato ancora una volta il grave ritardo della legislazione europea nel garantire trasparenza negli scambi commerciali e nell’informazione ai consumatori sugli alimenti, dove sono più rilevanti i rischi di frodi e inganni. E’ necessario – continua la Coldiretti – estendere l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza “Made in” anche per i prodotti alimentari, come è appena avvenuto con le nuove misure per aumentare la sicurezza dei prodotti non alimentari adottate dalla Commissione Europea che introducono l’obbligo dell’indicazione di origine sia per i paesi Ue che terzi”.
La Coldiretti ricorda che attualmente nell’Unione Europea c’è l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne bovina dopo l’emergenza della mucca pazza; non c’è nessun obbligo per la carne di maiale, coniglio, o cavallo. “L’etichetta di origine – sottolinea la Coldiretti – rappresenta una garanzia di informazione per i consumatori, ma grazie alla tracciabilità anche una protezione nei confronti di frodi e truffe che si moltiplicano nel tempo della crisi in cui si registra il ritorno di reati come l’abigeato e la macellazione clandestina”. Perché si procede con tanta lentezza? Si aspetta che succeda sempre lo “scandalo eclatante” o è l’effetto della pressione delle lobby?
 
15/03/2013 13:37
Garante Privacy, nel 2012 sanzioni per 3 mln 800 mila euro

L’attività ispettiva del Garante privacy per il 2012 conta 395 ispezioni, mentre ammontano a circa 3 milioni e 800 mila euro le somme riscosse a seguito di sanzioni. Il piano ispettivo varato per il primo semestre del 2013 punterà l’attenzione soprattutto sulle banche dati pubbliche, in particolare di enti previdenziali e dell’amministrazione finanziaria, sull’attività di telemarketing da parte dei call center operanti all’estero, sul trattamento dei dati per il fascicolo sanitario elettronico, sui nuovi strumenti di pagamento gestiti dalle compagnie telefoniche (mobile payment) e sulle “centrali rischi”. Sono già stati programmati 200 accertamenti, che verranno effettuati con la collaborazione del Nucleo speciale privacy della Guardia di finanza, cui si aggiungeranno quelli legati a segnalazioni e reclami.
Nel 2012 si contano 395 ispezioni. Gli accertamenti hanno riguardato il telemarketing, l’uso dei sistemi di localizzazione (gps) nell’ambito del rapporto di lavoro, i nuovi strumenti di pagamento gestiti dalle compagnie telefoniche, il credito al consumo e le “centrali rischi”, le banche dati del fisco, l’attività di profilazione dei clienti da parte delle aziende.
Le sanzioni amministrative hanno riguardato soprattutto l’omessa informativa, il trattamento illecito dei dati, il mancato rispetto delle norme in materia di telemarketing, la conservazione eccessiva dei dati di traffico telefonico e telematico, la mancata adozione di misure di sicurezza, l’omessa o mancata notificazione al Garante, l’inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità. L’incremento delle sanzioni amministrative – 578 procedimenti avviati, più 61% in un anno – è dovuto, in particolare, all’attività di contrasto delle violazioni nel settore del telemarketing.
Sono state 56 le segnalazioni all’autorità giudiziaria (con un incremento del 51% rispetto al 2011), in particolare per violazioni connesse al controllo a distanza dei lavoratori, all’accesso abusivo a banche dati, alle misure di sicurezza. Nel 2012 le somme riscosse dall’erario a seguito di sanzioni sono state di 3.769.217 euro, con un aumento rispetto all’anno precedente del 22%.
 
15/03/2013 13:36
Garante Privacy: più trasparenza per patente a punti

La patente a punti deve essere più trasparente e il cittadino deve poter conoscere nel dettaglio tutte le variazioni del punteggio, le attribuzioni e le decurtazioni dei punti, e non solo il risultato complessivo. È quanto stabilito dal Garante Privacy, che sottolinea come l’automobilista deve poter conoscere nel dettaglio tutte le variazioni relative ai punti della sua patente.
“Negli estratti cronologici inviati agli automobilisti – spiega il Garante, intervenendo sul reclamo di un automobilista che denunciava come nell’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida ci fosse solo il risultato complessivo del punteggio della patente e non tutte le variazioni – il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti dovrà indicare tutte le attribuzioni o decurtazioni di punteggio, anche quelle effettuate in modo automatico, compresa l’attribuzione di quei punti che in un secondo momento vengono tolti perché assegnati illegittimamente. Il Ministero inoltre, dovrà garantire all’automobilista che lo richiede la conoscibilità, nel dettaglio e cronologicamente, di tutte la variazioni riferite agli eventi passati”.
Dagli accertamenti è emerso che le comunicazioni trasmesse dal Ministero e le informazioni online non riportano tutte le operazioni effettuate nel tempo sui punteggi della patente. Un comportamento non conforme al Codice della Privacy, ha stabilito il Garante, che ha concesso al Ministero sei mesi di tempo per mettersi in regola assicurando informazioni complete e dettagliate anche online sul portale dell’automobilista.
 
15/03/2013 13:35
Verso le elezioni, associazioni: gestire il rischio idrogeologico sia priorità

Gestire il rischio idrogeologico deve essere una priorità. E tre impegni vanno attuati dall’inizio della legislatura: semplificazione normativa, nuove risorse economiche, un nuovo approccio tecnico scientifico. “Tre impegni concreti per la mitigazione del rischio idrogeologico da mettere in campo fin dai primi giorni di governo”: è questa la richiesta indirizzata ai candidati premier da un’alleanza di associazioni ambientaliste e di categoria, promotrice nei giorni scorsi di una conferenza nazionale sul rischio idrogeologico.
“Riteniamo necessario affrontare la questione sotto tre aspetti prioritari – scrivono i firmatari della coalizione nella lettera aperta ai candidati premier diffusa oggi – la semplificazione normativa per il governo e la manutenzione del territorio, il reperimento e la continuità delle risorse economiche e un nuovo approccio tecnico scientifico al problema, adeguato alle novità e ai cambiamenti in atto. Le scriviamo – aggiungono – convinti che mettere in condizione il paese e le popolazioni di gestire il rischio idrogeologico debba essere una priorità nel suo programma di governo, e che questo non produrrà solo sicurezza e un risparmio certo di risorse, ma anche un’ottima occasione di rilancio economico e occupazionale nei territori”.
Fra gli impegni considerati urgenti, c’è la necessità di garantire risorse adeguate, ripristinando i meccanismi previsti in passato. Il 2010 infatti è stato l’ultimo anno che ha visto l’inserimento in Finanziaria di risorse destinate alla mitigazione del rischio idrogeologico e dal 2003 lo Stato non finanzia più la manutenzione dei bacini idrografici. Per la coalizione, serve dunque “un approccio che superi la logica di emergenza che ha caratterizzato questi ultimi dieci anni, mettendo in campo una politica integrata che coinvolga tutti i soggetti interessati per passare dalla logica della riparazione a quella della prevenzione, con indubitabili positive conseguenze anche sul piano economico”.
La lettera è firmata da un ampio ventaglio di associazioni, che comprende Legambiente, Coldiretti, Anci, Consiglio nazionale dei geologi, Consiglio nazionale degli architetti, Consiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali, Consiglio nazionale degli ingegneri, Consiglio nazionale dei geometri, Inu, Ance, Anbi, WWF, Touring Club Italiano, Slow Food Italia, Cirf, Aipin, Sigea, Aiab, Tavolo nazionale dei contratti di fiume Ag21 Italy, Federparchi, Gruppo183, Arcicaccia
 
15/03/2013 13:33
Wi-fi libero, Privacy: nessuna responsabilità degli esercenti

Gli esercenti pubblici possono mettere liberamente a disposizione degli utenti la connessione wi-fi ed eventualmente Pc e terminali di qualsiasi tipo. E’ quanto ha stabilito l’Autorità garante della Protezione dei dati personali che ha dato ragione alla Fipe in una controversia sollevata da provider che forniscono programmi di archiviazione. Questi ultimo, infatti, sostenevano che sui gestori di bar e ristoranti incombeva l’obbligo di registrazione dei dati da parte degli utenti, così come dovevano essere anche ritenuti corresponsabili dei siti visitati dai loro clienti in caso di connessione alla rete con l’accesso telematico fornito dal locale.
La pronuncia del Garante, invece, solleva i gestori da qualsiasi responsabilità rispetto alla navigazione in Internet da parte dei loro clienti e, nel caso volessero entrare in possesso di informazioni più dettagliate riguardo all’uso della rete, dovranno richiedere al consumatore di firmare l’autorizzazione al trattamento dei dati personali. Il Garante, nella risposta fornita a Fipe, ha infatti ribadito che questo caso rientra fra quelli in cui non può essere effettuato il trattamento dei dati personali senza necessità del consenso del soggetto interessato, in base all’art. 24 del Codice. Dunque, gli esercenti da oggi in poi se vogliono continuare ad utilizzare gli strumenti per il monitoraggio e l’archiviazione dei dati in maniera legittima saranno tenuti a rendere informati i propri avventori dell’utilizzo che viene fatto dei dati monitorati, attraverso la sottoscrizione da parte loro del consenso al trattamento degli stessi, di cui all’art. 13 del Codice.
 
15/03/2013 13:32
Polizze dormienti, Ivass scrive alle imprese: massima collaborazione per il rimborso

L’Ivass chiede alle imprese di assicurazione di “fornire la massima collaborazione ai consumatori nella procedura per il rimborso delle polizze dormienti”. L’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, che dal 1° gennaio 2013 ha sostituito l’Isvap, ha inviato una lettera alle imprese al fine “di favorire una positiva chiusura della vicenda”. La vicenda è quella, ben nota, delle polizze dormienti che si è conclusa fortunatamente con la possibilità di chiedere il rimborso delle somme affluite ingiustamente al Fondo “Rapporti dormienti”.
Dal 13 febbraio 2013 al 15 aprile 2013 i consumatori possono presentare alla Consap la domanda di restituzione delle somme trasferite al Fondo “Rapporti dormienti” relative alle polizze vita prescritte che soddisfino determinate condizioni e le imprese dovranno informare tempestivamente di questa possibilità i clienti che hanno ricevuto il rifiuto alla liquidazione delle prestazioni in quanto devolute al Fondo.
Per ottenere il rimborso delle somme è richiesta, quindi, l’attestazione del rifiuto ad erogare l’importo rilasciata dall’impresa di assicurazione, conformemente al modello pubblicato sui siti del Ministero dello Sviluppo Economico e della Consap SpA. Le altre condizioni necessarie per la richiesta sono: evento (morte dell’assicurato o scadenza della polizza) che determina il diritto a riscuotere il capitale assicurato, deve essere intervenuto successivamente alla data del 1° gennaio 2006; prescrizione del diritto intervenuta anteriormente al 29 ottobre 2008. Le informazioni su modalità e documentazione per l’invio delle richieste di rimborso sono reperibili sul sito della Consap www.consap.it.
 
02/01/2013 11:59
Natale sicuro, Nas: operazione Santa Claus su filiera natalizia

Oltre 350 tonnellate di alimenti per un valore di circa 3 milioni di euro e quasi 50 mila fra giocattoli, addobbi e luminarie pericolose sequestrati: è il risultato dell’Operazione Santa Claus, svolta nei giorni scorsi dal carabinieri dei 38 Nas che hanno controllato la “filiera natalizia” ispezionando dolci, pesce, carne, esercizi di ristorazione, addobbi e giocattoli a tutela della sicurezza dei consumatori. Su circa 3500 aziende alimentari ispezionate, ben il 31% è risultato irregolare per violazioni di natura igienico sanitaria, strutturale o commerciale. “Santa Claus ci porterà non solo regali ma anche cibo più sicuro e sano sulle nostre tavole”, commenta il Movimento Difesa del Cittadino.
“Con l’omonima operazione – prosegue l’associazione – i Nas hanno infatti sequestrato ben 350 tonnellate di alimenti, per violazioni di natura igienico sanitaria, strutturale e/o commerciale. Il Movimento Difesa del Cittadino ringrazia il lavoro del Corpo e di tutti gli istituti deputati al controllo lungo la filiera agroalimentare che, proprio in questi giorni precedenti le festività, intensificano la loro attività. Tra i prodotti sequestrati troviamo molte tipicità natalizie come materie prime per dolci natalizi (uvetta, pistacchi, cioccolato, etc.), pesce e carne. Ma anche giocattoli e addobbi natalizi cinesi”.
Nel dettaglio, sono state sequestrate dai carabinieri del Nas di Bologna 30 tonnellate di materie prime per dolci natalizi come uvetta, pistacchi, cioccolato, che erano stoccate in precarie condizioni igieniche, con termine di conservazione scaduto anche da quattro anni e parzialmente insudiciate. Sequestrati anche torroni, croccanti e dolci a base di cioccolato.
L’operazione, che si è svolta nelle ultime settimane, ha visto l’impegno di oltre 500 Carabinieri dei 38 NAS. Nel corso delle attività, i militari hanno sottoposto a sequestro oltre 350 tonnellate di alimenti per un valore di circa 3 milioni di euro, accertando 1.843 violazioni, segnalando alle Autorità Giudiziarie, Amministrative e Sanitarie i 1178 responsabili e contestando violazioni amministrative per quasi 1 milione e mezzo di euro. Sono state chiuse o sequestrate 89 strutture. Altre 344 ispezioni eseguite presso attività commerciali hanno consentito di sottrarre dalla distribuzione quasi 50 mila tra giocattoli, addobbi e luminarie pericolosi. In particolare i Nas di Ancona, Parma, Genova e Roma hanno complessivamente sequestrato quasi 21 mila fra giocattoli, candele, addobbi natalizi privi di marcatura di sicurezza CE o con etichette irregolari. E da MDC arriva proprio un consiglio: l’invito ai consumatori a leggere sempre le etichette.
 
17/12/2012 20:27
Couchsurfing e Badoo,
quando la violazione privacy arriva dall’estero
Che fare quando la nostra privacy viene violata da aziende che hanno sede all’estero? Nell’era di Internet e dei social network sono sempre più frequenti i casi in cui la nostra privacy viene “invasa”, ma noi non sappiamo come difenderci perché il “responsabile” della violazione non risiede in Italia e neanche in Europa. Se qualcuno, ad esempio, utilizza alcune nostre foto (pubblicate su un social network) per creare un profilo falso su un altro sito, cosa dobbiamo fare?
E’ successo ad una ragazza minorenne italiana che ha denunciato al Garante Privacy il fatto che alcune sue fotografie pubblicate su un altro sito di social network erano state utilizzate da un terzo per creare un’identità fittizia su Badoo, la social community online. Il Garante è intervenuto e la società che gestisce la social community ha rimosso il falso profilo. Se dovessero emergere altre violazioni, l’Autorità italiana chiederà l’intervento dell’Information Commissioner, competente sul territorio del Regno Unito.
Un altro caso di violazione della privacy, segnalato da numerosi utenti, riguarda il sito statunitense www.couchsurfing.com, diventato famoso in tutto il mondo come la community dove ci si scambia ospitalità. Diverse persone si sono lamentate di come la società che gestisce il portale abbia modificato le privacy policy del servizio di “scambio di ospitalità” fornito mediante il web: gli utenti del sito in questione non avrebbero più alcun controllo sui propri dati, e-mail e fotografie gestiti tramite il sito. Il Garante italiano, in cooperazione con il suo omologo tedesco, ha chiesto alla Federal Trade Commission (FTC), l’Autorità statunitense competente anche per le violazioni della privacy, di accertare le modalità di trattamento dei dati personali effettuato dal sito.
Infine, tanti cittadini si sono lamentati della diffusione sul web (sul sito www.trovanumeri.com), senza consenso e senza possibilità di opposizione, dei propri dati personali, quali nome e cognome, indirizzo e numero di telefono. Il Garante ha inoltrato richiesta di cooperazione al Privacy Commissioner canadese affinché venga individuato chi gestisce il servizio offerto dal sito www.trovanumeri.com che, ad una prima istruttoria preliminare, parrebbe ospitato dal server di una società canadese.
 
17/12/2012 20:25
CTCU: giocattoli e carillon?
Rumorosi come un martello pneumatico
Usereste il rumore prodotto da un martello pneumatico come aiuto per far addormentare i bambini? La domanda non è priva di senso, perché parte dalla considerazione che i giocattoli con suoni incorporati – peluche “parlanti”, orsacchiotti, carillon – sono molto diffusi e amati dai più piccoli ma possono rivelarsi fonte di rumore troppo elevato. In caso di giocattoli che vengono usati vicino all’orecchio, il valore massimo costante del suono non deve superare gli 80 decibel. A 85 decibel già si corrono rischi per l’udito. Molti giocattoli arrivano a sforare questi valori, denuncia il Centro Tutela Consumatori Utenti (CTCU) di Bolzano, che riprende un test fatto in Austria.
Il Dipartimento tutela dei consumatori della Camera dei lavoratori dell’Alta Austria, spiega l’associazione, ha testato 12 giocattoli in relazione al livello di rumore prodotto, riproducendo le condizioni di una cameretta per bambini. E’ stato misurato il pericolo potenziale per l’udito secondo i valori limite del rumore (Norma giocattoli EN71-1), rispettivamente ad una distanza di 2,5, 25 e 50 centimetri. C’è da considerare che spesso anche i giocattoli che non dovrebbero essere usati vicino all’orecchio di fatto lo sono, perché i bambini vengono attratti dal suono o dalla musica prodotti: accade così che nella misurazione più vicina, quella a 2,5 centimetri, l’orsacchiotto parlante della Chicco raggiunga un valore di 80,10 decibel. Siccome il bambino, vedendo l’orsacchiotto, si sente portato a coccolarlo, il Dipartimento tutela dei consumatori austriaco sostiene che il giocattolo sia effettivamente da considerare come giocattolo usato “vicino” all’orecchio.
Bocciata invece la “lucina della buona notte” di V-Tech Baby, pubblicizzata quale “ausilio per far addormentare i bambini” con la musica: sono stati misurati 90,10 decibel all’orecchio, all’incirca il livello di rumore prodotto da un martello pneumatico. Maglia nera poi al cagnolino “corri e cuccia” della Tomy, che misurato a 50 cm di distanza produce un rumore pari a 82 decibel.
A volte può non bastare neanche l’etichettatura, spiega il CTCU, perché l’inquinamento acustico di solito viene rilevato a una distanza di mezzo metro: troppo lunga per le braccia dei bambini, che comunque sono portati a tenersi stretti i balocchi correndo così il rischio che venga superato relativamente in fretta il limite-soglia degli 85 decibel. Come fare? L’associazione consiglia semplicemente di testare i giocattoli che producono suoni e carillon in prima persona: se il rumore risulta elevato all’orecchio dell’adulto, di sicuro lo sarà ancor di più per i bambini.
 
17/12/2012 20:24
Osservatorio: assicurazioni mediche,
è boom di denunce per casi di malasanità
Spesso i quotidiani riportano episodi di malasanità, che accomunano le strutture medico-ospedaliere del Nord come del Sud Italia e contribuiscono a mettere in evidenza le debolezze del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Per limitare i danni derivanti dai casi di malpractice, le strutture mediche (pubblicate o private che siano) dovrebbero sottoscrivere assicurazioni mediche ad hoc. Si è dibattuto di questo tema nell’ambito del convegno “La Salute: assicurare la medicina e proteggere i cittadini”, organizzato da Ania (Associazione nazionale delle imprese assicuratrici).
Nel dibattito è intervenuto anche Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, che ha parlato di “responsabilità multiple”, non solo da parte del medico e della struttura sanitaria che ha in cura il paziente, ma anche delle compagnie assicurative che devono offrire un’adeguata tutela ai loro clienti-sottoscrittori e assumersi l’onere del trasferimento dei rischi connessi ad un intervento o trattamento medico-terapeutico.
Per capire la portata del fenomeno, la vice-presidente ANIA, Maria Bianca Farina, ha presentato alcuni dati significativi sull’aumento record delle denunce per malpractice medica in Italia e in altri Paesi EU (rispettivamente +200 e +500%). È aumentato anche il valore medio del risarcimento danni, arrivando a una media di 28 mila euro a posto e a circa 4.700 euro per medico. Per una causa che si prolunga per più di un anno si può arrivare anche a spendere 26 mila euro.
Aldo Minucci, presidente dell’Associazione, ha poi preso parola per delineare le principali cause che spiegano questi aumenti record. Fra queste vi è l’aumento degli importi dei risarcimenti riconosciuti dai tribunali (soprattutto per danni morali, dovuti allo stato di malessere fisico-psicologico del paziente vittima di malasanità); l’ampliamento dei diritti e dei casi da risarcire da parte della giurisprudenza e, infine, la maggiore attenzione verso la qualità e i risultati delle cure ricevute.
I fattori sopra delineati da Minucci hanno portato negli anni “ad un rapporto sinistri/premi di copertura dei rischi non sostenibile – che nel 2010 è stato pari al 142% per la responsabilità civile dei medici e al 159% le strutture sanitarie (alle quali preferibilmente i giudici attribuiscono l’obbligo di risarcimento) – e alla diffusione del fenomeno della cosiddetta medicina difensiva che determina la prescrizione di esami diagnostici al solo scopo di evitare responsabilità civili, con gravi conseguenze sia sulla salute dei cittadini che sull’aumento dei costi a carico delle aziende sanitarie”.
Per contenere i costi derivanti dai casi di malpractice medica, Minucci invita le strutture medico-ospedaliere a tutelarsi, sottoscrivendo una polizza dedicata come già avviene in Francia e nei Paesi Scandinavi, dove vige l’obbligo della copertura assicurativa per strutture pubbliche e private e un fondo di garanzia per la copertura dei pazienti non assicurati o assicurati con impresa insolvente.
L’appello di Minucci trova conferma nelle parole del premier Monti, che, in un recente intervento, ha messo in discussione la sostenibilità economica del SSN, ribadendo la necessità di “individuare e rendere operativi modelli innovativi di finanziamento e organizzazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie”.


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17/12/2012 20:23
Istat: 28,4% italiani a rischio povertà
Consumatori: dati drammatici
Non fanno ferie. Non riescono a riscaldare adeguatamente la casa. E se arriva una spesa imprevista di 800 euro, non sono in grado di sostenerla. Sono soprattutto famiglie monoreddito e numerose, nonché nuclei familiari residenti al Sud, gli italiani sempre più a rischio povertà fotografati oggi dall’Istat. E sono in aumento. Secondo l’Istituto di ricerca, nel 2011 il 28,4% delle persone residenti è a rischio povertà o esclusione sociale, in crescita di 2,6 punti percentuali rispetto al 2010. C’è anche una notevole differenza di distribuzione dei redditi. Per i Consumatori sono dati drammatici.
L’aumento delle persone a rischio è determinato dall’aumento della quota di persone a rischio di povertà (dal 18,2% al 19,6%) e di quelle che soffrono di severa deprivazione (dal 6,9% all’11,1%).
Le percentuali più elevate di rischio povertà ed esclusione sociale sono fra i residenti del Mezzogiorno (46,2%), tra i componenti delle famiglie numerose (40,1%), monoreddito (46,6%) e di quelle con tre o più figli (41,7%), soprattutto se minori (46%). Nell’arco di un anno, sono aumentate le persone che vivono in famiglie che dichiarano di non potersi permettere, durante l’anno, una settimana di ferie lontano da casa (dal 39,8% al 46,6%), che non hanno potuto riscaldare adeguatamente l’abitazione (dall’11,2% al 17,9%), che non riescono a sostenere spese impreviste di 800 euro (dal 33,3% al 38,5%) o che, se volessero, non potrebbero permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni (dal 6,7% al 12,3%).
Altro dato dolente è la differenza di distribuzione dei redditi: il 20% più ricco delle famiglie residenti in Italia detiene una quota del 37,4% del reddito totale, mentre al 20% più povero spetta appena l’8% del reddito. Il Codacons parte proprio da quest’ultimo dato, considerato “da paese in via di sviluppo”. Per l’associazione, “queste disuguaglianze sono intollerabili persino nelle nazioni che si affacciano ora al capitalismo, come i paesi del Brics, che in compenso hanno una grande crescita ed una prospettiva di ridistribuire, almeno in futuro, la ricchezza creata. Nel caso dell’Italia, invece, è la fotografia impietosa di un fallimento, quello di un sistema tributario nel quale l’evasione, l’elusione e le tasse non progressive premiano il ricco rispetto a chi appartiene ai ceti medio bassi”.
L’associazione critica la decisione di aumentare l’Iva al 21%. “Il Codacons, quindi, anche in considerazione della sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il taglio per il triennio 2011/2013 del 5% e del 10% sulla parte di retribuzione eccedente, rispettivamente, i 90 ed i 150mila euro lordi annui, chiede al Governo – aggiunge l’associazione – di aggirare questo ostacolo innalzando, una tantum, le aliquote marginali Irpef, rispettivamente al 48% e al 53%. L’associazione di consumatori chiede che questo gettito aggiuntivo sia integralmente destinato ad aiutare chi è in difficoltà”.
I dati odierni sono la conferma di “una tragedia annunciata” secondo Federconsumatori e Adusbef, che commentano: “IMU, IVA, accise sui carburanti, aumenti delle addizionali hanno contribuito in maniera determinante ad aggravare gli oneri per le famiglie, che oggi si ritrovano di fronte ad uno dei Natali più rigidi mai vissuti (il calo della spesa per i consumi squisitamente natalizi sarà di circa il -11%). Per questo è fondamentale che, comunque si evolva la situazione politica, si agisca necessariamente per un rilancio del potere di acquisto delle famiglie, specialmente quelle a reddito fisso, cioè lavoratori e pensionati. Le risorse per intervenire in tal senso andranno ricercate attraverso una maggiore lotta all’evasione fiscale ed agli sprechi, nonché attraverso una maggiore tassazione sugli alti redditi”.
 
17/12/2012 20:21
Ciclomotori e motocicli più sicuri dal 2016,
Consiglio UE approva regolamento
Dal 1° gennaio 2016 entreranno in vigore importanti novità per la sicurezza di ciclomotori e dei veicoli leggeri in generale (biciclette a pedalata assistita, motocicli con e senza sidecar, tricicli, quad e quadricicli). Il Consiglio dei Ministri UE ha, infatti, approvato definitivamente il nuovo regolamento che sostituisce le 15 direttive attualmente in vigore. Per i motocicli a due ruote, sia ad alte che a basse prestazioni, diventerà obbligatoria l’installazione di sistemi di frenaggio avanzati. Tutti i veicoli leggeri dovranno essere dotati dell’accensione automatica dei proiettori, all’avviamento del motore o, in alternativa, di luci di circolazione diurne.
Il nuovo regolamento migliora anche le prestazioni ambientali dei veicoli leggeri, con il passaggio alle fasi di emissioni Euro 4 (2016) ed Euro 5 (2020) e grazie all’introduzione di limiti delle emissioni per evaporazione e di obblighi di verifica e garanzie di accesso del consumatore ai dati in fatto di emissioni di CO2 e di consumo di carburante. Oltre a snellire e a razionalizzare le disposizioni esistenti, il nuovo regolamento applicherà quanto più possibile norme armonizzate a livello mondiale in fatto di veicoli e sarà conforme ai regolamenti UNECE.
Migliorano anche le prescrizioni per la fabbricazione dei veicoli: si introducono prescrizioni relative alla diagnostica di bordo per una riparazione efficace ed efficiente del veicolo; saranno disponibili per i riparatori indipendenti le informazioni per la riparazione e la manutenzione. Saranno inoltre introdotte prescrizioni contro la manomissione, che però si applicheranno unicamente ai produttori di nuovi tipi di veicoli leggeri e ai veicoli nuovi che raggiungano i limiti massimi di velocità o di potenza.
Queste misure non riguardano gli attuali proprietari dei veicoli leggeri, che potranno però modificarli o personalizzarli. Vengono, infine, introdotte disposizioni in materia di vigilanza sul mercato per definire i ruoli e le responsabilità dei soggetti che intervengono nella catena di distribuzione (ad esempio produttore, importatore, distributore e operatore economico) e di rafforzare le norme sui servizi tecnici. Ciò contribuirà a stabilire una parità di condizioni tra i produttori del settore.
Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione europea e commissario per l’industria e l’imprenditoria, ha dichiarato: “Mi compiaccio per la decisione odierna del Consiglio di adottare la nostra proposta di miglioramento della sicurezza per quest’ampia gamma di veicoli leggeri. La nuova normativa semplificherà la legislazione UE, secondo quanto promesso nel nostro piano d’azione per il settore automobilistico dell’8 novembre. Una legislazione più snella significa meno spese e meno oneri amministrativi per l’intero settore. Risulterà inoltre considerevolmente migliorata la sicurezza di questi veicoli e si ridurranno le emissioni nocive.”
 
17/12/2012 20:20
E-commerce,
Commissione UE: il 75% dei siti non rispetta tutele consumatori
Nell’era di Internet e del commercio elettronico anche i regali di Natale si acquistano online. Ma dall’Europa non giungono buone notizie per i consumatori che pensavano di affidarsi a questo canale di vendita: il 75% dei siti web che vendono giochi, libri, video e musica non sono a norma con le regole a tutela dei consumatori. Troppe clausole contrattuali inique, pochissime informazioni sull’identità (e sui recapiti) del commerciante e perdita del diritto di recesso.
E quando l’utente è un bambino, il quadro è ancora più preoccupante perché viene attirato da prodotti proposti come gratuiti, ma che gratuiti non sono. E’ quanto emerge dall’indagine a tappeto condotta nel mese di giugno dalla Commissione Europea su 333 siti che vendono in rete giochi, libri, video e musica. Le informazioni sono state fornite dalle autorità nazionali di tutti i Paesi dell’Unione Europea (tranne l’Irlanda) più la Norvegia e l’Islanda.
Le autorità hanno selezionato il 76% di questi siti, quindi ben 254, per ulteriori indagini: hanno già iniziato a contattare le imprese, chiedendo chiarimenti o rettifiche. Entro l’autunno del 2013 sapremo come va a finire: potrebbe anche partire una grande azione legale che porterebbe a grosse sanzioni o addirittura dalla chiusura obbligata dei siti web.
Al momento, quindi, 254 siti su 333 non sarebbero conformi alla normativa comunitaria a tutela dei consumatori: i punti più critici sono la pubblicità e le informazioni fondamentali sui costi e le caratteristiche del contenuto digitale. Tutto ciò dovrebbe consentire al consumatore di prendere decisioni informate ed ecco perché ci sono ben 4 direttive europee a riguardo: la direttiva sulla vendita a distanza, quella sulle pratiche commerciali sleali, quella sul commercio elettronico e quella sulle clausole inique. Inoltre, il 71% dei siti che vendono giochi per i bambini con meno di 14 anni (39 siti sui 55 controllati) non sono conformi alla normativa UE.
Partiamo dalle clausole contrattuali inique, riscontrate in 230 siti (il 69%). Si va dalla clausola che esclude la responsabilità del commerciante in caso di danni al computer del consumatore a seguito di un download, alla clausola che esclude o ostacola il diritto dei consumatori a cercare riparazione legale o altre forme di riparazione o rendono difficoltoso l’accedervi. Ci sono anche clausole che privano i consumatori del diritto di ricevere un nuovo prodotto o di chiedere il rimborso se il prodotto scaricato non funziona.
Un’informazione importante che il consumatore dovrebbe conoscere prima di “scaricare” un prodotto, è che a causa della natura dei download il consumatore perde il diritto di recesso dal contratto quando lo scaricamento è iniziato con l’accordo del consumatore. Cioè il prodotto scaricato non può essere restituito e il commerciante dovrebbe informare il consumatore prima del download. Il 42% dei siti non dice.
Il 36% dei siti, poi, non fornisce le informazioni essenziali sull’identità del commerciante. Non vengono indicati neanche l’indirizzo geografico e l’email per consentire ai consumatori di contattarli, in caso di problemi. C’è un’altra informazione che spesso manca e ruguarda le restrizioni geografiche: non è detto che i consumatori siano in grado di usare il contenuto digitale scaricato in un paese diverso da quello in cui risiedono e i commercianti dovrebbero informarli nel merito. Il 73% dei siti controllati non fornisce questa informazione. E quanto c’è, spesso è presentata soltanto tra le condizioni generali ed è quindi difficile da reperire.
Infine, il capitolo dei giochi per bambini. Spesso sono pubblicizzati come “gratuiti”, mentre comportano qualche pagamento in una fase successiva: circa 9 su 10 siti web non informano gli utilizzatori sin dall’inizio sui costi addizionali o sugli acquisti in corso di gioco per i quali è richiesto un pagamento; anche se questa informazione è spesso menzionata nei termini contrattuali, essa non reca però indicazioni chiare quanto ai prezzi.
“I bambini usano con sempre maggior facilità le nuove tecnologie e sanno sin dalla tenera infanzia come scaricare i giochi – ha affermato Tonio Borg, commissario responsabile per la Salute e la Politica dei consumatori – Una volta però che hanno preso l’abitudine a giocare con un certo prodotto è difficile fermarli. Genitori, state attenti, la metà di questi giochi scaricabili sono pubblicizzati come se fossero gratuiti, ma vi potreste trovare rapidamente davanti a conti stratosferici relativi agli articoli virtuali necessari per continuare a giocare. In generale, l’indagine a tappeto dell’UE pubblicata oggi indica che la maggioranza dei siti web controllati non fornisce un accesso agevole ai termini contrattuali fondamentali. Nei prossimi mesi le autorità nazionali interverranno per rimettere questi siti web sul giusto cammino.”
 
17/12/2012 20:18
``Natale, Confcommercio: dalle tredicesime 13% in meno per consumi

La pressione fiscale è praticamente raddoppiata in un anno. Il reddito disponibile procapite è tornato ai livelli del 1985 e i consumi reali procapite a quelli del 1998. Il risparmio si erode e le tredicesime servono sempre meno per alimentare i consumi di Natale. Le previsioni sulle festività continuano a fotografare un’Italia che arranca, che cerca di risparmiare, che vuole fare regali ma spenderà sempre meno rispetto agli scorsi anni. I soldi che non ci sono non si possono moltiplicare. Accade così che a dicembre gli italiani spenderanno il 13,2% in meno delle loro tredicesime per i consumi di Natale. Il dato viene dall’Ufficio studi di Confcommercio. L’associazione ha presentato oggi un’analisi sul peso delle tasse, sull’uso delle tredicesime e sugli orientamenti di spesa per i consumi natalizi.
La causa principale del calo della spesa delle famiglie è imputabile, sottolinea Confcommercio, soprattutto all’Imu che, nel mese di dicembre, porterà le tasse a raddoppiare. Secondo le stime fornite le tasse, includendo Imu, tasse auto e canone Rai saliranno nel 2012 a 9,9 miliardi, il 94,5% in più rispetto all’anno precedente. Nel corso del prossimo anno il livello di pressione fiscale in Italia, stima l’associazione, potrebbe raggiungere livelli record rispetto agli altri paesi nel mondo superando anche quelli del Belgio e della Svezia. Una pressione fiscale condizionata soprattutto dall’Imu, che potrebbe registrare a fine anno un importo di 28,21 miliardi di euro rispetto alle previsioni del governo di 21 miliardi.
In un contesto economico del genere, è evidente che l’orientamento generale delle famiglie sarà quello di muoversi a Natale con un budget sempre più limitato. Gli italiani continueranno a fare regali (86,3%) ma aumenta la percentuale di coloro che non faranno doni, che passa dall’11,8% dello scorso anno al 13,7% di quest’anno. I canali di acquisto? Meno outlet e più internet, che diventa il luogo preferito per gli acquisti rispetto agli outlet, passando dal 13% del 2011 al 28% di quest’anno.
Oltre la metà degli italiani (51,4%) dice che metterà a disposizione per le spese di Natale un budget inferiore rispetto allo scorso anno, a fronte di un 46,9% che tenderà a spendere la stessa somma. In particolare, la quasi totalità degli intervistati (89,5%) non supererà i 300 euro complessivi, e il 61,5% dichiara che spenderà da 100 a 300 euro.
La spesa media a persona per i regali di Natale è in calo costante negli ultimi due anni: è passata dai 250 euro del 2010 ai 181 euro del 2011 e quest’anno si attesterà sui 164 euro. Sul versante acquisti, tengono alimentari, giocattoli e profumerie, mentre sono in calo – nell’arco degli stessi due anni – abbigliamento, libri, cd e dvd, elettrodomestici e ICT per la famiglia.
“Ogni famiglia quest’anno spenderà a dicembre il 13% in meno delle tredicesime rispetto allo scorso anno e le tasse da pagare nel mese di dicembre, tra Imu, tasse automobilistiche e canone tv, si ‘mangiano’ circa 10 miliardi di euro, il doppio dell’anno scorso”, ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, a margine della conferenza stampa di presentazione dell’indagine.
Sangalli ha voluto sottolineare che “un italiano su due mostra ancora una propensione positiva verso il rito dei regali e della tradizione. E anche sul fronte prezzi si registra un profilo decrescente, a dimostrazione che c’è un’Italia vitale, quella del settore produttivo e distributivo, che funziona bene ed è capace di non incrementare i margini a scapito dei consumatori”. In generale, per il presidente di Confcommercio è necessario “trovare al più presto una corsia preferenziale per tornare a far correre l’economia del Paese e la via maestra rimane il perseguimento di una riduzione netta della pressione fiscale complessiva. E va fatto di tutto per archiviare definitivamente anche l’ipotesi del nuovo aggravio dell’aliquota Iva ordinaria perché questo aumento sarebbe una vera e propria doccia gelata per i consumi che smorzerebbe le prospettive di ripartenza dell’economia”.
 
17/12/2012 20:17
``Farmaci equivalenti,
ricerca Medi-Pragma: medici e pazienti sono scettici
Farmaci equivalenti: non tutti ci credono. Medici di base e pazienti sono ancora scettici nei confronti degli equivalenti e delle misure recentemente introdotte sulla prescrizione del “generico”. Per il 55% dei medici di medicina generale, le case produttrici di equivalenti non sarebbero tutte ugualmente attrezzate per offrire adeguate garanzie di efficacia e sicurezza dei prodotti offerti e solo il 5% ritiene che non vi siano differenze tra prodotti di marca e generici. Anche tra i farmacisti (51%) aumenta la convinzione che esistano differenze, in particolare per prodotti di alcune aree terapeutiche, mentre un paziente over 65 su tre (35%) dichiara che i farmaci equivalenti hanno una qualità inferiore e il 52% dei pazienti anziani preferisce il prodotto di marca quando inizia una nuova terapia. Questi numeri vengono da un’indagine dal titolo “Farmaci Equivalenti: l’impatto della Spending Review” realizzata dall’Istituto di ricerca Medi-Pragma, società specializzata nelle ricerche di mercato nell’area farmaceutica, diagnostico-medicale e cosmetica, sulla percezione dei generici in Italia.
Una percezione – molti ne saranno scontenti – che non sembra affatto positiva, stando ai risultati della ricerca, che ha preso in considerazione le opinioni di medici di base, farmacisti e pazienti over 65 anni, con 1600 interviste realizzate all’indomani delle nuove norme sulla spending review. Emerge che due medici su tre non intendono modificare il proprio atteggiamento prescrittivo verso gli equivalenti, e l’82% ritiene che le nuove norme sulla prescrizione rappresentino una limitazione della propria libertà prescrittiva. D’altro canto i farmacisti hanno sensibilmente aumentato negli ultimi mesi le operazioni di sostituzione da farmaco di marca a equivalente (+11,3%), ma oltre la metà dei pazienti in farmacia chiede il prodotto di marca.
I cittadini che più consumano farmaci, con età superiore ai 65 anni, manifestano resistenza verso i medicinali equivalenti e preferiscono i farmaci di marca sia per le terapie in atto sia nell’ipotesi di iniziare una nuova terapia. Il 46% degli over 65 preferisce continuare ad utilizzare i farmaci a cui è abituato e il 52% preferisce il prodotto di marca quando avvia una nuova terapia. Sono anche disponibili a pagare di più, in media fino a 4,60 euro.
 
17/12/2012 20:16
``Gioco d’azzardo, Associazioni presentano ‘Mettiamoci in gioco

A quanto ammontano i costi sociali e sanitari che la collettività è costretta a pagare a causa del gioco d’azzardo patologico? ACLI, ADUSBEF, ALEA, ANCI, ANTEAS, ARCI, AUSER, Avviso Pubblico, CGIL, CISL, CNCA, CONAGGA, Federconsumatori, FeDerSerD, FICT, FITEL, Fondazione PIME, Gruppo Abele, InterCear, Libera, UISP stimano questi costi in una cifra compresa tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro annui a vanno aggiunti 3,8 miliardi di euro di mancato versamento dell’iva, nel caso in cui i 18 miliardi di euro, sul fatturato complessivo, che non tornano ai giocatori in forma di montepremi fossero stati spesi in altri consumi (con iva al 21%). Ma ci sono poi i costi non facilmente stimabili, che riguardano l’aggravarsi di fenomeni sociali rilevanti: le infiltrazioni mafiose nei giochi, la crescita del ricorso all’usura, il peggioramento delle condizioni delle persone più fragili e povere, maggiormente esposte alla seduzione di slot e biglietti della lotteria, i sussidi da versare a chi si rovina giocando, l’incremento delle separazioni e dei divorzi, un aumento impressionante di giocatori tra i minorenni. I dati sono stati diffusi ieri nel corso della presentazione della campagna “Mettiamoci in gioco” e sono contenuti nel dossier elaborato da Libera, “Azzardopoli 2.0”.
La campagna stima tra gli 88 e i 94 miliardi di euro il business dell’azzardo, nel nostro paese, per l’anno in corso, terza industria nazionale con il 4% del Pil prodotto. Ma se il giro d’affari cresce, le entrate per lo Stato – in percentuale – scendono incessantemente: si è passati dal 29,4% del 2004 all’8,4% del 2012, sul totale del fatturato.
Mentre i consumi e i risparmi delle famiglie italiane decrescono, dunque, le spese per i giochi non conoscono crisi: siamo il primo paese al mondo per il Gratta e vinci, abbiamo un numero pro capite di macchine da gioco di ultima generazione – le Vlt – triplo rispetto agli Stati Uniti, deteniamo il 23% del mercato mondiale del gioco on line. La spesa pro capite annua per ogni italiano maggiorenne va, a seconda delle stime, da 1703 a 1890 euro. Le persone che hanno problemi di dipendenza sono tra le 500mila e le 800mila, quelle a rischio sono quasi due milioni. Insomma, l’Italia è tra i primi paesi al mondo per consumi di gioco d’azzardo.
Con la presentazione dei due dossier la campagna si rivolge prima di tutto alle Istituzioni e ai partiti affinché intervengano in modo molto più incisivo in materia di gioco d’azzardo, ponendo al primo posto la tutela della salute del cittadino. La recente vicenda del decreto Balduzzi sulla sanità ha evidenziato ancora una volta la forza della lobby dell’azzardo, capace di affondare i buoni propositi del ministro. È invece necessario che il tema sia messo al più presto in agenda, fin dall’inizio della prossima legislatura.
 
17/12/2012 20:14
``Acqua, Autorità energia: servono 65 mld di investimenti in 30 anni

Il diritto all’acqua va garantito non solo sulla carta. In Italia per contrastare inquinamento e sprechi servono 65 miliardi di euro di interventi per i prossimi 30 anni. “Garantire il diritto all’acqua, lottare contro gli sprechi e l’inquinamento, sviluppare le infrastrutture attraverso una regolazione innovativa, attenta alla qualità del servizio e alla tutela sociale”: è l’obiettivo dell’azione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas nei servizi idrici.
Ad essa infatti sono state attribuite le funzioni di regolazione e di controllo nei servizi idrici con il decreto legge 201/11 ‘Salva Italia’.
Il focus sull’acqua viene dalla Conferenza nazionale sulla regolazione dei servizi idrici organizzata dall’Autorità a Milano. Il settore dell’acqua in Italia ha forti criticità: le perdite di rete sono oltre il 30%, fra le più elevate d’Europa (in Francia si attestano al 26,4%, in Spagna al 22%, nel Regno Unito al 19,2, in Germania si fermano al 7,3%). A questo si aggiunge che il 15% della popolazione è privo di sistema fognario, ci sono depuratori insufficienti o addirittura inesistenti per un italiano su tre e discontinuità nell’erogazione soprattutto nel Mezzogiorno. Tutto ciò con ripercussioni su ambiente e salute, senza contare i danni per l’agricoltura e il turismo e il rischio di sanzioni europee.
“Per garantire il diritto di tutti all’acqua - diritto che per essere tale non può e non deve più essere fruito da molti, troppi cittadini “solo sulla carta” – l’Autorità intende promuovere gli adeguati investimenti per il mantenimento e lo sviluppo delle infrastrutture, in ossequio al principio che l’acqua è, appunto, un bene primario e indispensabile – ha detto nella sua relazione il presidente dell’Autorità energia Guido Bortoni – Ed è proprio grazie all’attuazione di investimenti infrastrutturali che si potrà garantire un’effettiva e reale tutela dei consumatori. La tutela si concretizza, infatti, anche assicurando adeguati livelli di qualità del servizio e di rispetto per l’ambiente. Penso alle perdite di rete, ma direi soprattutto alla depurazione e a tutte quelle attività volte a preservare questo bene per le prossime generazioni. All’Autorità è stato prioritariamente affidato il compito di strutturare e regolare un nuovo sistema tariffario: sarà nostro compito far sì che neanche una goccia addizionale né un euro ulteriore vadano sprecati, a fronte di un settore che sconta gravi criticità di origine pluriennali”.
La situazione italiana è particolare: da un lato l’Italia è ricca di risorse idriche e registra un consumo di acqua elevato, e superiore agli altri paesi europei, pari a circa 44 miliardi di metri cubi/anno, pari a circa l’88% della disponibilità effettiva. A livello regionale, però, ci sono forti differenze, con una disponibilità di acqua che varia molto nei diversi territori e problemi di scarsità, insufficienza e discontinuità nell’erogazione di cui soffrono soprattutto coloro che risiedono nel Mezzogiorno.
A tutto questo, spiega l’Autorità, si aggiunge il fatto che in Italia ci sono bollette fra le più basse d’Europa. “Un’altra caratteristica del sistema idrico nazionale – spiega l’Autorità – è che in Italia il costo dell’acqua e, in media, fra i più bassi d’Europa, al di sotto di Spagna, Francia, Grecia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Ungheria. Secondo le stime, un metro cubo di acqua nel nostro Paese ha un costo medio di poco più di un euro, un valore più alto solo della Romania e molto più contenuto rispetto agli oltre 4 euro per metro cubo dei cittadini del Regno Unito, degli oltre 3 euro di Francia, Grecia, Svizzera e Finlandia”. Tutto questo a fronte, come detto, di perdite legate alle infrastrutture fra le più elevate d’Europa.
Sul fronte tariffe, l’Autorità ha annunciato di star lavorando a un nuovo sistema tariffario che tenga conto degli esiti del referendum del 2011 e che rispetti una serie di principi, fra i quali quelli di garantire che gli utenti non sostengano oneri impropri, di assicurare meccanismi di salvaguardia per le utenze disagiate, di collegare le tariffe con la qualità del servizio. “Obiettivo del nuovo sistema tariffario, quindi, è di garantire equità e trasparenza, - spiega l’Autorità – gli investimenti necessari, un servizio efficiente e di qualità, e la tutela dei clienti finali, anche salvaguardando le utenze economicamente disagiate per le quali sarà introdotta un’apposita tariffa sociale”.
Spiega il presidente Bortoni: “Siamo coscienti che l’associazione di argomenti economici e finanziari all’elemento acqua susciti diffidenza e perplessità: l’erogazione del servizio, così come le infrastrutture, hanno dei costi che inevitabilmente gravano sui cittadini e sulle imprese. Il nostro obiettivo è di una regolazione che tenga conto dell’elevato contenuto sociale di questo servizio, essenziale e non sostituibile, e che preveda articolazioni tariffarie e specifiche forme di agevolazione a tutela delle famiglie e delle fasce sociali più bisognose, specialmente in ragione della numerosità dei nuclei familiari”.
Lo sviluppo degli investimenti, spiega Bortoni, “rappresenta la priorità del settore: sulla base dei dati previsti nei Piani di Ambito già approvati, il fabbisogno di investimenti è stato recentemente stimato (in maniera conservativa) in più di 65 miliardi di euro per i prossimi 30 anni. Il nostro orizzonte temporale deve proiettarsi in avanti e pensare anche alle generazioni future. In altri termini, occorre invertire l’ottica che, purtroppo, abbiamo ereditato in questo settore troppo poco concentrato sul futuro e sulla sua sostenibilità. In alcune fasi della filiera del settore – e penso a quella della depurazione in particolare – gli investimenti sono al contempo urgenti e strategici. Il ritardo accumulato nella loro realizzazione ci espone a procedure di infrazione da parte delle istituzioni europee, con elevati rischi di sanzioni”.
A livello europeo, infatti, i problemi dell’Italia non sono pochi. C’è infatti il rischio di rilevanti multe europee per le procedure di infrazione aperte nei confronti del nostro Paese per violazione della Direttiva 91/271 sulla protezione dell’ambiente dagli scarichi di reflui urbani, che, a oltre 20 anni di distanza, risulta ancora in parte disapplicata. C’è poi la scadenza, fissata al prossimo 31 dicembre, dell’ultima deroga concessa dalla Commissione all’Italia per l’attuazione della Direttiva 98/83/CE, recepita dal Decreto Legislativo 2 febbraio 2001, n. 31 “Attuazione della direttiva 98/83/CE sulla qualità delle acque destinate al consumo umano”. La deroga riguarda la presenza in alcune aree d’Italia di sostanze quali arsenico e fluoruro nell’acqua destinata al consumo umano in quantità superiori ai limiti di legge: una situazione che richiede interventi urgenti rispetto agli impianti di approvvigionamento e potabilizzazione per garantire la qualità delle risorse idriche.
 
17/12/2012 20:13
Bolletta energetica troppo cara?
Aper: non per colpa delle rinnovabili
“Energie Senza Bugie” è il titolo del dossier realizzato da Aper per la campagna di comunicazione 2013. Nel dossier, disponibile online, viene analizzato l’impatto delle fonti rinnovabili nella bolletta energetica degli italiani. Una questione dibattuta da sempre, maggiormente nell’ultimo anno. La domanda è: quanto pensano le fonti rinnovabili sulla bolletta energetica degli italiani? Facciamo un passo indietro. Il Cip6 è un provvedimento del Comitato Interministeriale Prezzi adottato il 29 aprile 1992, che stabilisce prezzi incentivati per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e assimilate.
In conseguenza della delibera “CIP6″, chi produce energia elettrica da fonti rinnovabili o assimilate ha diritto a rivenderla al Gestore dei Servizi Energetici a un prezzo superiore a quello di mercato. I costi di tale incentivo vengono finanziati mediante un sovrapprezzo del costo dell’energia elettrica, che viene addebitato direttamente ai consumatori finali nel conteggio di tutte le bollette (componente A3 degli oneri di sistema). Il valore dell’incentivo CIP6 viene aggiornato trimestralmente e i valori (in €/MWh) sono pubblicati sul sito del GSE (Gestore dei Servizi Energetici). A quanto ammonta questo sovrapprezzo? Secondo un’indagine di Legambiente, la spesa annua in bolletta legata alle fonti rinnovabili è di 67 euro, pari al 13,1%, dei complessivi 515 euro che mediamente paga una famiglia italiana.
Resta il fatto, tuttavia, che le nostre bollette energetiche sono troppo alte: secondo i dati dell’Autorità per l’energia, tra il 2002 e il 2012, la spesa annua delle famiglie è cresciuta del 52,5%, passando da 338,43 a 515,31 euro, con un aumento di 176,88 euro a famiglia. Non per colpa delle rinnovabili, sostiene Legambiente cui gli ha fatto eco, di recente, il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che ha risposto ad un invito dell’Aeeg di ‘sospendere per qualche tempo gli incentivi alle rinnovabili’: “Mettere in contrapposizione la riduzione della bolletta energetica e il sostegno alle fonti rinnovabili, come ha fatto recentemente l’Autorità per l’Energia, è un errore strategico. Rischieremo di uscire dal settore delle rinnovabili mortificando la capacità innovativa del Paese, penalizzando l’industria nazionale, aumentando la disoccupazione: sarebbe come abbandonare la telefonia negli anni Ottanta, prima del boom. Possiamo spingere sul pedale dell’efficienza e delle energie pulite e contemporaneamente alleggerire il costo delle bollette”.
Dello stesso avviso anche l’Aper che nel dossier lanciato oggi chiede: “Ti farebbero comodo tra i 30 e i 76 miliardi di euro?” Se non lo sai, già li possiedi! Perché i soldi spesi per il sostegno degli impianti che producono energia verde, rappresentano già oggi un bel risparmio nella “fattura energetica italiana” che paghiamo ai fornitori, praticamente tutti esteri, di gas, carbone e petrolio!
Il prezzo del petrolio negli ultimi 10 anni – spiega l’Associazione – è lievitato del 300% e il gas del 400%. Il risultato? Oggi una famiglia tipo paga, per la bolletta elettrica, 524 euro all’anno anziché 338! Ben il 55% in più! Le voci connesse alle fonti fossili sono passate dal 31% al 57% del totale! Gli incentivi alle rinnovabili sono solo il 13% della bolletta e sono il nostro investimento verso l’ autosufficienza energetica.
 
16/10/2012 18:14
``Disabilità: monta la protesta contro la stretta sulla legge 104.
Al via petizione online
Monta la protesta contro la stretta prevista dal Governo sui permessi per l’assistenza ai familiari disabili. La bozza che circola sulla stretta alla legge 104/92 e sui permessi di chi assiste familiari malati o con handicap sta suscitando preoccupazioni e tensioni, perché prevede che la retribuzione sia piena solo se il permesso viene fruito per patologie del dipendente o per l’assistenza a figli e coniuge. Se l’assistito è un altro familiare – il caso più diffuso è quello del genitore malato o disabile – lo stipendio della giornata verrà dimezzato e si manterrà intera solo la contribuzione figurativa. La protesta dei cittadini sta montando.

La norma riguarda solo i dipendenti pubblici e non i privati (fra costoro il ricorso ai permessi della 104 è molto inferiore). Si legge in una bozza parziale del ddl, di cui Help Consumatori è in possesso: “I permessi fruiti ai sensi dell’art. 33 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 a decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto dai dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 165/2001, ad esclusione di quelli richiesti per patologie del dipendente stesso o per l’assistenza ai figli o al coniuge, sono retribuiti al 50% ferma restando la contribuzione figurativa”. Lo stipendio verrebbe dunque dimezzato in caso di assistenza ad altri familiari, quali genitori o fratelli.

La norma finirebbe per colpire soprattutto i lavoratori che usufruiscono dei permessi per assistere i propri genitori. Un approfondimento, sulla base delle notizie a disposizione e in attesa di testi ufficiali, c’è sul sito HandyLex: il ddl interessa solo i dipendenti pubblici e non i lavoratori del settore privato e riduce la retribuzione al 50% per l’assistenza di familiari diversi da figli e coniugi o da chi fruisce in proprio dei permessi. Il sito propone anche una quantificazione della platea di dipendenti pubblici che hanno usufruito dei permessi della 104, con dati aggiornati al 2010: “Su 3.311.582 dipendenti pubblici, nel corso del 2010 hanno fruito di permessi ai sensi della Legge 104/1992, 244.997 lavoratori, il che rappresenta il 7,4 % del totale (dei dipendenti pubblici). Nello stesso anno sono state fruite 4.835.263 giornate di permesso per un costo a carico dello Stato di 725.289.450 euro”.

Valutare quanto si risparmierebbe dal provvedimento inserito nel ddl stabilità è piuttosto difficile e comunque il risultato darebbe esiti modesti: “Una nostra stima prudenziale, cioè che l’effetto prodotto sia il più favorevole possibile all’erario, assesta il risparmio annuo effettivo attorno a 100 milioni euro, quindi piuttosto modesto rispetto agli effetti che produce”, si legge nell’approfondimento di HandyLex.

C’è già chi fa notare che un provvedimento di questo genere sarebbe anche a rischio di costituzionalità. Lo fanno gli stessi lettori di Help Consumatori, che stanno affollando di commenti indignati la notizia sul provvedimento: il riferimento è alla sentenza n. 19/2009 della Corte Costituzionale, che dichiara l’illegittimità di un decreto legislativo (art 42 comma 5 del decreto legislativo 26 marzo 2001 n. 151) “nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto il figlio convivente, in assenza di altri soggetti idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave”.

Sul nostro sito, i commenti sono numerosissimi e narrano di storie dolorose, di familiari che assistono genitori e fratelli, con grande difficoltà e grandi sacrifici, ma anche con grande amore, dignità e rispetto per la famiglia. È una platea di persone profondamente indignata dal provvedimento che si intende varare, specialmente in un contesto di sprechi e scandali lontani anni luce dalle difficoltà che le singole famiglie spesso si trovano ad affrontare, da sole.

Basti leggere, una per tutte, la testimonianza di Antonella, che ha quattro disabili in famiglia e usufruisce dei permessi per assistere i fratelli: “Vorrei ricordare che un disabile necessita di assistenza non per 3 giorni al mese, ma per 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Le Asl non hanno fondi per aiutare le famiglie ed anche la frequenza ad un centro diurno necessita di un contributo economico da parte della famiglia. Il testo della nuova legge di stabilità prevede per i giorni di permesso, il taglio del 50% della retribuzione, fermo restando la contribuzione figurativa.. Ma stiamo scherzando??? Tra l’altro trovo discriminatoria la modifica di una legge NAZIONALE che riguarda lavoratori privati e pubblici a solo discapito dei dipendenti pubblici. Chi ha la sfortuna di avere un disabile da assistere deve avere gli stessi diritti. Ho paura che presto ci troveremo tra capo e collo una legge che preveda di “gettarli giù dalla rupe” come succedeva in passato”.

Sono partite anche iniziative di protesta in proprio. Pamela ad esempio ha promosso la petizione online “No alla stretta sulle legge 104/92 per i disabili” in cui si legge : “Firmare questa petizione è un atto di giustizia. Il Governo italiano, con il fine di far quadrare i conti, ancora una volta ha colpito i più deboli, in questo caso, i disabili e gli invalidi, che sono i destinatari delle cure di chi usufruisce dei permessi della legge 104/92. Con la nuova legge di stabilità ci sarà una stretta sui permessi previsti dalla legge 104/1992 per il disabile o per la cura di parenti affetti da handicap. La retribuzione per i giorni di permesso (tre al mese) scende al 50% a meno che i permessi non siano fruiti per le patologie del dipendente stesso della P.A o per l’assistenza ai figli o al coniuge. Sono esclusi dal pagamento intero quindi i permessi fruiti per prendersi cura dei genitori disabili”. Ed è una petizione importante, prosegue il testo online, perché “chi ha la legge 104 non è un privilegiato, è una persona che fa il suo dovere con coscienza, anche quando le istituzioni sono latitanti”.

Sintetizza Carlo Giacobini, responsabile legislativo della Federazione italiana per il superamento dell’handicap (FISH) e direttore di HandyLex: “Una misura del genere, se prevista in questo modi e nei testi che stanno circolando, oltre a creare disparità di trattamento fra dipendenti pubblici e privati fra chi assiste persone con disabilità, fa un taglio lineare che ha una scarsa efficacia economica. Nostre stime dicono che si risparmiano un centinaio di milioni di euro su 725 milioni. La misura è scarsamente efficace in termini di risparmio economico. Fra l’altro taglia il 50% ma lascia i contributi figurativi integri. E crea una sperequazione”.

Le associazioni di persone con disabilità sono in preallarme e sono pronte alla mobilitazione, in attesa di capire cosa accadrà. Dalla FISH fanno sapere di essere in allerta, nell’attesa di vedere la bozza ufficiale che verrà inviata alle Camere. Le associazioni agiscono in rete e sono pronte a una mobilitazione contro un provvedimento che si annuncia punitivo per quanti assistono genitori, fratelli, suoceri malati, spesso da soli e senza l’aiuto delle istituzioni.
 
16/10/2012 18:10
``Stagione influenzale 2012-2013
Ministero: tutto pronto per i vaccini
Il Ministero della Salute ha inviato l’11 ottobre scorso a tutti gli Assessorati alla sanità la circolare con le raccomandazioni per la prevenzione ed il controllo dell’influenza. La circolare contiene tutte le informazioni relative all’impiego dei vaccini antinfluenzali. In essa si prevede, ad esempio, di raggiungere, attraverso la vaccinazione, il 95% della popolazione a rischio. A tal proposito il Ministero ricorda che il vaccino antinfluenzale è indicato per tutti i soggetti che desiderano evitare la malattia influenzale e che non abbiano specifiche controindicazioni. La vaccinazione viene offerta attivamente e gratuitamente ai soggetti che per le loro condizioni personali corrano un maggior rischio di complicanze se si contraggono l’influenza. Il periodo delle campagne di vaccinazione antinfluenzale in Italia è quello autunnale, a partire dalla metà di ottobre fino a fine dicembre.Nella circolare il Ministero fa anche il punto sulle raccomandazioni per proteggersi dall’influenza: la trasmissione interumana del virus dell’influenza si può verificare per via aerea attraverso le gocce di saliva di chi tossisce o starnutisce, ma anche attraverso il contatto con mani contaminate dalle secrezioni respiratorie. Per questo, una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie può giocare un ruolo importante nel limitare la diffusione dell’influenza
 
16/10/2012 17:39
``Giornata Mondiale dell’Alimentazione,
occhi puntati sulle cooperative agricole
Domani si celebra l’edizione 2012 della Giornata Mondiale dell’Alimentazione organizzata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) con l’obiettivo di creare consapevolezza e conoscenza riguardo alle misure necessarie per porre fine alla fame nel mondo.

“Le cooperative agricole nutrono il mondo” è la dicitura ufficiale del tema dell’edizione di quest’anno scelto per sottolineare i molti modi concreti in cui cooperative agricole e organizzazioni di produttori contribuiscono ad assicurare la sicurezza alimentare, a generare occupazione e a liberare le persone dalla povertà. Per la FAO e i suoi partner, le cooperative agricole sono alleati naturali nella lotta contro la fame e la povertà estrema. La loro importanza è stata riconosciuta anche dalle Nazioni Unite che hanno dichiarato il 2012 “Anno Internazionale delle Cooperative”.

Ogni giorno, i piccoli produttori di tutto il mondo continuano a dover affrontare ostacoli che impediscono loro di cogliere i frutti del loro lavoro e di contribuire alla sicurezza alimentare, non solo per se stessi ma per tutti, tramite una partecipazione attiva nei mercati. Tuttavia, infrastrutture insufficienti e un accesso limitato a servizi, informazioni, risorse e mercati, cui si aggiunga la scarsa rappresentanza nei processi decisionali, impediscono la valorizzazione di questo potenziale. L’esperienza mostra che organizzazioni di produttori e cooperative forti sono in grado di superare questi ostacoli e di attenuare gli effetti negativi delle crisi alimentari o di altro tipo. Le forti organizzazioni di produttori hanno contribuito a colmare una lacuna. Sono riuscite a superare ostacoli politici e del mercato fornendo ai loro soci l’accesso ad una serie di risorse e servizi. Ad esempio, possono ridurre i costi a carico degli agricoltori, permettendo loro di acquistare in gruppi e di beneficiare di prezzi migliori di vendita al dettaglio dei mezzi tecnici agricoli. Rappresentano, inoltre, la cassa di risonanza dei problemi e degli interessi dei loro soci, e svolgono un ruolo importante nei processi politici e decisionali” si legge nel messaggio del Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.

Secondo Coldiretti, la giornata di domani deve anche essere l’occasione per una riflessione circa l’aumento delle persone che non hanno disponibilità per alimentarsi correttamente: nel triennio 2010-2012 l’incremento è stato del 7 per cento rispetto al triennio 2007-2009, un andamento che ha contribuito a far crescere nel triennio il numero totale di affamati nel mondo a 868 milioni, nonostante sia rimasto pressoché stabile nei paesi piu’ poveri. La spesa alimentare è il problema principale che devono quotidianamente affrontare le famiglie povere in Italia. La stragrande maggioranza dei poveri (circa il 69 per cento) ha infatti modificato – conclude la Coldiretti – quantità e/o qualità dei prodotti acquistati.

In occasione delle iniziative correlate alla Giornata Mondiale, oggi Last Minute ha presentato Il Libro nero dello Spreco: nel 2011 il 3,2% della produzione agricola italiana è rimasta in campo, per complessive 15.128.702 tonnellate tra frutta e verdura. In particolare per quanto riguarda la frutta su una produzione totale di 213.318.127 tonnellate il 3,77% rimane in campo, pari a 8.043.830 tnl; percentuale che sale per gli ortaggi a 5,5% (4.809.731). Due le ragioni dello spreco nei campi, spiega il rapporto: la non convenienza da parte dell’agricoltore nel raccogliere il prodotto in quanto i prezzi di mercato non sono remunerativi e i difetti commerciali, dalle pezzature troppo grosso o troppo piccole, ai danneggiamenti da eventi atmosferici.
 
16/10/2012 17:33
``Maxi sequestro Nas, Coldiretti: diffidare dei prodotti a basso costo

Diffidare dei prodotti alimentari venduti a prezzi eccessivamente bassi dietro i quali si potrebbe nascondere il mancato rispetto dei requisiti igienico-sanitari minimi che mettono a rischio la salute ma anche lo sfruttamento dei lavoratori o dell’ambiente. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare la maxioperazione dei carabinieri del Nas che si è svolta sabato scorso. Nel corso dell’operazione sono state sequestrate quasi 4000 tonnellate di prodotti irregolari in diverse regioni italiane. Si tratta di merce potenzialmente pericolosa per la salute. I militari hanno eseguito circa 300 ispezioni e rilevate irregolarità nel 25% delle strutture controllate. Sono state segnalate alle autorità giudiziarie, amministrative e sanitarie 70 persone, alle quali sono state contestate circa 100 violazioni alle normative di settore e nei cui confronti sono state comminate sanzioni amministrative per oltre 75mila euro. Sei le strutture produttive alle quali sono stati posti i sigilli, e circa 4mila le tonnellate di conserve e materie prime sottoposte a sequestro, per un valore di quasi 4 milioni di euro.

La frode alimentare – sottolinea Coldiretti – è un crimine particolarmente odioso perché si fonda soprattutto sull’inganno nei confronti di quanti, per la ridotta capacità di spesa, sono costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti. Oltre un certo limite non è possibile farlo se non si vuole mettere a rischio la salute. Sul mercato si trovano ad esempio oli di oliva venduti come italiani a prezzi che – continua la Coldiretti – non riescono a coprire neanche i costi di raccolta delle olive e lo stesso vale per prosciutti o formaggi “spacciati” come nostrani o italiani senza esserlo. Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto messa in atto dalla Magistratura e da tutte le forze dell’ordine impegnate confermano – continua la Coldiretti – la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie troppo larghe della legislazione a partire dall’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima impiegata, voluto con una legge nazionale all’inizio dell’anno approvata all’unanimità dal parlamento italiano ma non ancora applicato per le resistenze comunitarie. Le frodi a tavola sono quelle più temute dagli italiani con sei cittadini su dieci (60 per cento) che le considerano più gravi di quelle fiscali e degli scandali finanziari, secondo l’indagine Coldiretti/Swg, poiché possono avere effetti sulla salute. Al secondo posto (40 per cento) vengono quelle legate al fisco, mentre le truffe finanziarie sono lo spauracchio del 26 per cento degli italiani, seguite a stretta distanza da quelle commerciali, come la contraffazione dei marchi (25 per cento).
 
02/10/2012 21:00
``Agenzia Entrate, sbarca su YouTube un canale tutto sul fisco



Problemi con il fisco? Da oggi è possibile risolverli più facilmente, direttamente da casa, con un solo click. E’, infatti, online “Entrate in video” il canale YouTube dell’Agenzia delle Entrate: uno spazio tutto dedicato a contenuti di servizio sui temi fiscali di maggior interesse. Il tutto a costo zero sia per l’utente sia per l’amministrazione. I primi video riguardano i temi più cercati e cliccati in rete, selezionati in base ai termini “breakout”, ossia le parole chiave in vetta alle classifiche di popolarità nelle statistiche di ricerca su Google.

Come si richiede la tessera sanitaria? Come si registra un contratto di affitto? I primi temi illustrati dai funzionari del fisco sono: la tessera sanitaria, la cedolare secca sulle locazioni, Fisconline e il codice Pin per accedere ai servizi web. E ancora, Siria e Iris per registrare online i contratti di affitto e tutti i modi per entrare in contatto con le Entrate. Nella scelta degli argomenti, si è tenuto e si terrà conto del potenziale interesse da parte dei contribuenti, con una particolare attenzione ai termini più popolari tra le ricerche effettuate su Google. Dal 2004 a oggi, i volumi di ricerche su Google.it per la chiave “Agenzia delle Entrate” sono più che raddoppiati, a indicare il maggior interesse degli italiani ad approfondire i temi legati al mondo del Fisco. I video illustrano in due minuti, passo passo, gli adempimenti più comuni, le agevolazioni a disposizione e le nuove opportunità.
 
18/07/2012 19:16
Rc auto, dal 12 giugno massimali minimi raddoppiati
I massimali per tutti i nuovi contratti Rc auto in essere e di nuova stipula sono stati raddoppiati per garantire una maggior tutela in caso di incidenti gravi. Dal 12 giugno (data ultima per l’aumento obbligatorio), il massimale per i danni alle persone è passato da 2,5 milioni di euro a 5, mentre quello per i danni materiali è passato da 500.00 euro a 1 milione di euro. Il Centro Tutela Consumatori e Utenti di Bolzano ricorda che questo aumento è previsto da una direttiva europea del 2005, entrata in vigore nel 2007, che obbliga tutti gli Stati Membri a portare i massimali minimi previsti per legge a livelli superiori entro il 2012.
Un primo aumento è stato introdotto con il decreto legge 198/2007 e con questo ultimo aumento del 12 giugno 2012, l’Italia si è adeguata ai massimali minimi prescritti dalla direttiva. “L’aumento non dovrebbe avere effetti molto percepibili sul versante dei premi; offre però una maggiore tutela per chi ha subito danni in caso di incidenti gravi” fa sapere il CTCU che offre maggiori informazioni grazie anche all’attuale progetto “RC auto, quanto mi costi”, cofinanziato dal CNCU.
 
11/07/2012 18:53
``Rinnovabili, MSE: via libera ai nuovi incentivi
Via libera ai nuovi sistemi di incentivi per le fonti rinnovabili. L’annuncio è di venerdì, quando è arrivato il via libera definitivo, con la firma dei ministri dello Sviluppo economico Corrado Passera, dell’Ambiente Corrado Clini e dell’Agricoltura Mario Catania, ai due decreti ministeriali che definiscono i nuovi incentivi per l’energia fotovoltaica (cd. Quinto Conto Energia) e per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche(idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas). Come informa il Ministero dello Sviluppo economico, “il nuovo regime permetterà di raggiungere e superare gli obiettivi europei delle energie rinnovabili attraverso una crescita virtuosa, basata su un sistema di incentivazione equilibrato e con forti ricadute sull’economia italiana tale da ridurre l’impatto sulle bollette di cittadini e imprese”.
I decreti, prosegue il Ministero, allineano gli incentivi ai livelli europei e li adeguano all’andamento dei costi di mercato delle tecnologie, che negli anni sono cambiati. Il nuovo sistema entrerà in vigore 45 giorni dopo il superamento (previsto a breve) della soglia di 6 miliardi di incentivi per il fotovoltaico, e il 1 gennaio 2013 per il non fotovoltaico, per il quale è previsto comunque un periodo transitorio di 4 mesi.
Sono inoltre state fatte delle modifiche ai decreti, spiega il MSE, che hanno tenuto conto dei pareri dell’Autorità per l’Energia e della Conferenza Unificata, di specifiche mozioni Parlamentari e di suggerimenti di Associazioni di categoria. In particolare sono previsti: un ampliamento del budget di spesa, per un totale di 500 milioni di euro annui – pari a ulteriori 10 miliardi di euro di spesa su 20 anni – suddivisi tra fotovoltaico (200 milioni) e non-fotovoltaico (300 milioni), la semplificazione delle procedure per l’iscrizione ai registri,l’innalzamento delle soglie di accesso ai registri per tutte le categorie rilevanti.
In particolare, per il fotovoltaico, vengono esentati dai registri gli impianti a concentrazione, quelli innovativi e quelli realizzati da Amministrazioni pubbliche, oltre a quelli in sostituzione di amianto fino a 50 KW. Inoltre, sono esentati gli impianti tra 12 e 20 KW che richiedono una tariffa ridotta del 20%. È inoltre previsto un premio per gli impianti fotovoltaici realizzati in sostituzione di coperture in amiantoe per quelli con preponderante uso di componenti europei.
“Con i due decreti firmati oggi – hanno dichiarato i ministri Catania, Clini e Passera – viene introdotto un sistema di incentivi moderno, sostenibile ed equo. L’energia rinnovabile è un pilastro fondamentale della nostra strategia, ed è per questo essenziale supportarla in modo efficace, favorendo le fonti che possono sviluppare una filiera produttiva nazionale, senza generare dannose competizioni con la produzione alimentare. Allo stesso tempo, con questi decreti si pone un freno alla crescita dei costi energetici per i cittadini e le imprese. La sostenibilità economica e ambientale sono i due cardini della strategia energetica del Paese”.
Sempre venerdì, l’Autorità per l’energia ha approvato una delibera (281/2012/R/efr) con una prima disciplina per la maggiore responsabilizzazione dei produttori da impianti alimentati da fonti rinnovabili non programmabili, anche attraverso il trasferimento ai produttori stessi di parte dei costi di sbilanciamento ad essi imputabili. La “non programmabilità” delle unità di produzione alimentate da fonti rinnovabili, spiega l’Autorità, non consiste nella impossibilità di prevedere l’energia elettrica prodotta e immessa in rete, quanto piuttosto nella difficoltà di controllare e modificare, sulla base di un programma predefinito, la quantità di energia immessa in rete.
Gli obiettivi, spiega l’Autorità, sono quelli di “promuovere migliori previsioni sull’energia elettrica da fonti rinnovabili immessa in rete ed evitare che i costi di mancate previsioni o di programmi effettuati con scarsa affidabilità continuino a pesare solo sulla generalità dei consumatori”.
 
11/07/2012 18:51
``Nutella e Coca-Cola, due pesi e due misure?
Nutella e Coca – Cola. Autorità italiane e quelle americane. Stessi i prodotti – venduti sia nel nostro Paese che oltre oceano – diversi i trattamenti. “Una lattina di Coca-Cola da 33 cl contiene un numero di calorie analoghe a quelle di un cucchiaio di Nutella. Inoltre nella Coca-Cola ci sono la caffeina, il caramello ed altri additivi alimentari di cui non si conosce l’esatta concentrazione”. Agostino Macrì, responsabile UNC per la sicurezza alimentare, non ha dubbi sul potere calorico della nota bevanda gassata eppure le Autorità italiane sembrano non accorgersene tanto che la richiesta di chiarimenti avanzata qualche mese fa dall’Associazione è rimasta lettera morta.Di tutt’altro tenore le prese di posizione in America dove Ferrero USA Inc, filiale statunitense dell’omonima multinazionale piemontese e produttrice della crema al cioccolato e nocciole più famosa del mondo, è stata condannata da un tribunale americano a pagare un risarcimento dioltre 3 milioni di dollari per una pubblicità «ingannevole» trasmessa negli Usa e che descrive la Nutella come un prodotto «nutriente» e «salutare».
“Pur esprimendo dunque apprezzamento per l’iniziativa che ha imposto alla Ferrero una maggiore chiarezza sulle proprietà nutritive della Nutella, rimaniamo seriamente perplessi sulla mancanza di serie iniziative dopo la nostra richiesta di chiarimenti sulla Coca-Cola: in particolare, nelle etichette viene indicato un solo tipo di caramello, mentre sembrerebbe probabile la presenza contemporanea di altri caramelli. Perciò -incalza Dona- già da tempo abbiamo richiesto sia all’ASSOBIBE sia al Ministero della Salute di chiarire quali controlli vengono effettuati per accertare la tipologia di caramello utilizzato e le quantità impiegate” scrive Macrì.
“Abbiamo inoltre segnalato l’ingannevolezza di alcuni messaggi pubblicitari della Cola laddove ne è sollecitato un consumo eccessivo anche durante i pasti: lo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) ha accolto le nostre istanze, ma è davvero giunta l’ora -conclude Dona- che ai nostri quesiti vengano date delle risposte concrete”.
 
11/07/2012 18:50
``Osservatorio, telefonia: dal 2014 si potrà optare anche per un piano tariffario straniero
Una vera e propria rivoluzione potrebbe presto sconvolgere il settore delle tariffe telefonia mobile: il 2014 potrebbe segnare l’inizio per milioni di utenti della possibilità di scegliere tra piani tariffari di tutti gli operatori telefonici presenti sul mercato, anche stranieri. Lo ha stabilito l’Unione Europea, con l’obiettivo di aumentare la concorrenza e abbassare i prezzi della telefonia in Europa. Se già la normativa introdotta a partire dal primo luglio scorso, che ha uniformato le tariffe roaming, ha mosso un piccolo passo verso questo obiettivo, la novità di cui ora si parla potrebbe accelerare questo processo.
A partire dal 2014, dunque, sottoscrivere le tariffe cellulari proposte da un operatore straniero non sarà più un problema. Una maggiore concorrenza dunque a favore di una diminuzione dei prezzi. Qualora il progetto dovesse trovare una concreta realizzazione, tra due anni, nel Vecchio continente, sarà possibile utilizzare sim con tariffe economiche di operatori esterni ai confini dell’Unione. Si tratta di un progetto che non solo porterà una ventata di modernità nel settore della telefonia, ma che andrebbe ad investire una fetta di mercato molto interessante, dati i guadagni che ogni giorno produce.
Ad avere già idee in merito al progetto abbiamo Yan Ou, amministratore delegato della China Telecom Europe, che punta all’ingresso in Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Spagna: quando? Le prossime Olimpiadi di Londra saranno l’occasione perfetta per presentarsi come operatore virtuale di rete mobile (Mvno) presentando le proprie offerte cellulari. Sarà poi il turno della Francia, che ospita una comunità cinese di ben 700mila persone e, quindi, degli altri paesi.

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11/07/2012 18:50
``Sardegna, Mipaaf: sequestrati 2500 ettolitri di falso vino a denominazione d’origine
2500 ettolitri di falso vino a denominazione d’origine: è il frutto dell’attività svolta dall’Ispettorato centrale tutela qualità e repressione frodi di Cagliari e dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, che ha portato al sequestro penale di vino venduto e pubblicizzato come Cannonau di Sardegna, Vermentino di Sardegna e IGP Isola dei Nuraghi ma prodotto con vitigni non autorizzati né raccomandati per la Sardegna, contrariamente, dunque, a quanto previsto dai rispettivi disciplinari di produzione.“La collaborazione tra organi di controllo nella lotta alle frodi e agli illeciti in campo agroalimentare è fondamentale per garantire la tutela dei consumatori e per difendere il marchio del Made in Italy nel mondo – ha detto il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania – Per questo voglio sottolineare l’importanza dell’operazione condotta dagli uomini dell’Icqrf e della Guardia di Finanza che ha portato al sequestro di 2.500 ettolitri di falso vino a denominazione d’origine”. L’indagine, prosegue il Mipaaf, ha permesso di scoprire anche una frode comunitaria, perché l’obiettivo era di accedere indebitamente alle contribuzioni comunitarie per il settore vitivinicolo, nonché di produrre, commercializzare e pubblicizzare vini che si fregiavano di denominazioni di origine senza averne il diritto.
 
21/06/2012 17:22
Europa, nuove etichette su prodotti alimentari per bambini e celiaci

Il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza una relazione che propone nuove regole sull’etichettatura del latte per neonati e degli alimenti per persone che necessitano di diete speciali più efficaci nel proteggere i consumatori e offrire chiarezza all’industria alimentare. Stop all’abuso del concetto di alimenti dietetici, via i pesticidi dai prodotti destinati ai bambini e più attenzione per i diabetici. I legislatori europei devono costringere l’industria a garantire l’immissione sul mercato di prodotti per lattanti e bambini senza pesticidi o qualsiasi altro tipo di sostanza tossica. Il testo votato oggi dal Parlamento verrà discusso nei negoziati con il Consiglio europeo e solo successivamente diventerà legge.Troppa confusione tra prodotti alimentari di consumo corrente e alimenti destinati a gruppi specifici. E’ la considerazione della Commissione europea alla base della revisione del regolamento “relativo agli alimenti destinati ai lattanti e ai bambini e agli alimenti destinati a fini medici speciali” ( l’1-2% dei prodotti presenti sul mercato) approvato oggi dal Parlamento europeo a Strasburgo. La confusione riguarda anche prodotti come barrette proteiche per sportivi, integratori alimentari per gestanti, alimenti arricchiti di calcio e vitamina D destinati agli anziani, prodotti dimagranti, che vengono acquistati anche inconsapevolmente. Tra le cause della confusione, la disomogeneità d’interpretazione e la diversità di applicazione della direttiva quadro negli Stati membri, oneri amministrativi, modifiche alla composizione a all’etichettatura e scarse informazioni ai consumatori.
Latte per neonati, niente pubblicità che disincentivi quello materno. I prodotti di latte (diversi quindi da quello materno) per neonati fino ai 12 mesi non dovrebbero avere foto di bambini o immagini che ne “idealizzino l’uso” sulle confezioni. I deputati chiedono inoltre che la Commissione riveda il quadro giuridico, oggi ritenuto troppo complesso, sull’etichettatura per i prodotti di latte per i bambini fra i 12 e i 36 mesi e proponga nuove regole. Le bevande a base di latte destinate ai bambini sono attualmente commercializzate sul mercato europeo, secondo quanto disposto dalla direttiva quadro 2009/39/CE. Vi è tuttavia una mancanza di consenso fra gli Stati membri dell’Unione sulle modalità con cui questi prodotti debbano essere regolamentati. Per poter continuare ad assicurare l’elevato livello di protezione indispensabile per un gruppo di consumatori particolarmente vulnerabili, secondo gli eurodeputati sarebbe utile disporre del parere scientifico dell’Efsa in merito all’opportunità di inserire negli atti delegati della Commissione prescrizioni specifiche in materia di composizione ed etichettatura relativamente a tali prodotti.
Regole speciali per i prodotti contenenti glutine. I deputati chiedono regole speciali sull’etichettatura dei prodotti contenenti glutine per tutelare le persone con determinate intolleranze. Questi prodotti dovrebbero contenere meno di 100 mg di glutine per chilo e dovrebbero essere etichettati come alimento a “tenore di glutine molto basso”. I prodotti con meno di 20mg di glutine per chilo porterebbero l’etichetta: “senza glutine”. L’attuale regolamento competente (1924/2006) manca dei profili nutrizionali, veri “portainsegna” dell’alimento e determinanti nella scelta di apporre o meno un’indicazione su un prodotto. L’Associazione Italiana Celiachia aveva ritenuto indispensabile l’inserimento nel Regolamento Ue di prodotti destinati alla dieta senza glutine del celiaco, unica terapia ad oggi nota per il trattamento della celiachia, patologia a componente genetica, multifattoriale ed autoimmune, oltre che irreversibile.
Stop all’abuso del concetto di alimenti dietetici. I deputati sono preoccupati che un numero crescente di prodotti alimentari siano definiti dietetici. Pertanto, il Parlamento chiede che le nuove regole sull’etichettatura riguardino le diete ipocaloriche destinate a sostituire l’alimentazione quotidiana di una persona o le diete per le persone obese. Queste includono gli “alimenti destinati a diete a basso contenuto calorico (800-1.200 calorie al giorno) e gli “alimenti destinati a diete a bassissimo contenuto calorico (400-800 calorie). L’etichettatura degli alimenti dietetici destinati a tutti deve invece essere disciplinata dal regolamento UE del 2006 sulle indicazioni di salute, aggiungono i deputati.
“Very Low Calorie Diet Products” per i diabetici. Di fronte a 32 milioni di europei affetti da diabete, gli eurodeputati chiedono un’attenzione particolare che non prevede necessariamente l’adozione di norme alimentari specifiche. Il quadro europeo vece infatti un aumento del 16% dei casi di diabete da oggi al 2030, causato in particolare dall’obesità endemica e dall’invecchiamento della popolazione europea. Per questo motivo c’è l’intenzione è di includere i Very Low Calorie Diet Products (VLCD) nel campo di applicazione del presente regolamento, integrandoli nella definizione di alimenti destinati a fini medici.
No alla presenza di pesticidi negli alimenti destinati a gruppi vulnerabili della popolazione. Gli eurodeputati hanno concordato che l’attuale regolamento europeo non è soddisfacente. I legislatori europei devono costringere l’industria a garantire l’immissione sul mercato di prodotti per lattanti e bambini senza pesticidi o qualsiasi altro tipo di sostanza tossica. Questo è il motivo della presentazione di emendamenti che prevedono il principio del divieto di pesticidi negli alimenti specifici, pur accettando la presenza fortuita di tracce di prodotti chimici. Se determinati pesticidi contaminano l’ambiente, i loro residui possono purtroppo essere presenti nei prodotti in questione.
«Gli alimenti destinati a consumatori particolari siano regolati da norme su misura», ha detto la relatrice della relazione, la belga Frédérique Ries. «Attenzione ai diabetici e ai consumatori con intolleranze al glutine, un’intolleranza potenzialmente mortale». «Dobbiamo proteggere la fetta della popolazione più vulnerabile della nostra società, visto che non essendo consumatori come gli altri hanno bisogno di maggiori tutele». La Ries si è detta «convinta che la presidenza cipriota (che erediterà la Presidenza di turno dell’Ue dal 1 luglio) sia coerente a questo approccio e che si arrivi presto ad un accordo». Il testo votato oggi dal Parlamento verrà infatti discusso nei negoziati con il Consiglio europeo e solo successivamente diventerà legge.

 
21/06/2012 17:22
Ipoteche esattoriali
, Corte Cassazione: limite 8000 euro è retroattivo
Con una sentenza della Corte di Cassazione del 12 aprile scorso si conclude definitivamente una querelle che ha tenuto banco per due anni relativa al divieto di iscrivere ipoteca per i crediti vantati dal Fisco di importo inferiore a 8.000 euro. La sentenza in questione chiarisce, una volta per tutte, che il divieto è retroattivo e si applica anche alle ipoteche iscritte precedentemente all’entrata in vigore del d.l. 40/2010 che, appunto, ha introdotto la soglia minima di 8000 euro. La questione, come spiega oggi un comunicato dell’Aduc, era sorta perché, nonostante le promesse del direttore generale di Equitalia, Marco Cuccagna, di cancellare a spese della società di riscossione le ipoteche già iscritte e in contrasto con la nuova normativa, molti agenti della riscossione continuavano a rispondere negativamente a chi aveva chiesto l’applicazione della nuova normativa al proprio caso.Questa pronuncia – si legge in una nota dell’Aduc – rende palese l’illegittimità di qualsiasi ipoteca iscritta per debiti inferiori alla soglia minima dell’espropriazione immobiliare, ed obbliga finalmente Equitalia ad operare le cancellazioni richieste dai cittadini. Inoltre – aggiunge l’Associaizone – a nostro avviso non vi sono ragioni per ritenere che il principio ribadito dalla Corte, ossia l’applicazione retroattiva della soglia minima prevista per legge, non debba trovare applicazione anche per quanto riguarda il nuovo limite di 20.000 euro, introdotto dal decreto fiscale Monti (decreto legge n. 16 del 2 marzo 2012, convertito in legge n. 44 del 26 aprile 2012).
Tale decreto, infatti, al pari del d.l. 40/2010, nulla dice in merito all’inapplicabilità per il passato del limite in questione, ma ancora una volta modifica la sola somma menzionata all’art. 77 del d.p.r. 602/1973, la norma che regola le modalità di riscossione delle imposte sul reddito. L’Associazione, quindi, consiglia a quanti abbiano un’ipoteca iscritta su un proprio bene immobile per un debito verso il Fisco inferiore a 20.000 euro, di presentare/reiterare alla società di riscossione istanza di cancellazione a spese di Equitalia.
 
21/06/2012 17:21
Legambiente: acqua in agricoltura,
servono politiche di efficienza e risparmio
Agricoltura sostenibile, riduzione degli sprechi alimentari e gestione dell’acqua secondo politiche di risparmio, efficienza e tutela ambientale: è la “ricetta” che arriva da Legambiente, che oggi ha proposto una “alleanza per l’acqua” per coinvolgere agricoltura, industria, enti regolatori e associazioni ambientaliste in una gestione più efficiente e sostenibile delle risorse idriche.
Il 70% dell’acqua prelevata in Italia è destinata all’agricoltura e nel bacino idrografico del Po il 95% dei prelievi superficiali è destinato all’irrigazione. L’agricoltura fa un uso ingente dell’acqua che, spiega l’associazione ambientalista, andrebbe invece razionalizzata nel nome di politiche di risparmio e di efficienza, per uno uso sostenibile. Non si vuole far salire l’agricoltura sul banco degli imputati, spiega Legambiente, ma “spingere questo settore produttivo a diventare protagonista, nel suo interesse, di una strategia complessiva che riduca i prelievi e porti ad un uso più efficiente della risorsa aumentandone la disponibilità”.
Serve un miglioramento delle tecniche agronomiche e irrigue. Accanto a questo, “sarà necessario però che gli organismi internazionali e gli stati concordino politiche efficaci per ridurre le produzioni eccedentarie e gli assurdi sprechi alimentari che caratterizzano questa epoca, e che orientino il mercato verso prodotti a minor “intensità idrica” o provenienti da aree climaticamente idonee”. Gli sprechi alimentari portano con sé anche lo spreco d’acqua: nel 2010 sono rimasti sui campi oltre 1,4 milioni di tonnellate di prodotti vegetali, con conseguente spreco delle risorse utilizzate per produrli, tra cui 12 miliardi di metri cubi d’acqua.
“Le politiche necessarie a garantire la tutela della risorsa idrica come bene comune da preservare per le generazioni future – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – influenzeranno la Pac e le politiche infrastrutturali, in particolare nei paesi dell’Europa meridionale che destinano grande quantità di risorse idriche all’irrigazione (Italia e Spagna). La strada sarà inevitabilmente quella di scegliere tra un’agricoltura di eccellenza, aiutata da marchi e garanzie di origine affidabili, in grado di stare sul mercato facendosi carico anche dei costi reali dell’acqua e dell’innovazione necessaria per utilizzarla al meglio e un’agricoltura intensiva, ambientalmente insostenibile”.
Per l’associazione, bisogna incentivare tecniche irrigue e agronomiche verso modelli di maggior risparmio ed efficienza e ridurre i prelievi di acqua e gli scarichi nei corpi idrici ricettori, praticando seriamente il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura, così come nell’industria. “Ma per farlo veramente – spiega Legambiente – è ormai urgente modificare il decreto del Ministero dell’ambiente n. 185/2003 sul riuso dell’acqua, perché non ha senso prevedere limiti alla carica batterica 1.000 volte più restrittivi rispetto a quelli proposti dall’Organizzazione mondiale della sanità o rispetto a quelli previsti in altri Paesi mediterranei come la Spagna; sul piano della gestione della risorsa è necessario che le Regioni mettano in campo politiche indirizzate verso il risparmio e l’efficienza nell’uso dell’acqua; dal punto di vista infrastrutturale, occorre innanzitutto investire per ridurre le perdite e gli sprechi nel trasporto della risorsa idrica”.

 
21/06/2012 17:20
Rinnovabili,
associazioni preoccupate: niente modifiche ai decreti su fotovoltaico?
Rinnovabili, la questione non è chiusa. Il Governo sembra intenzionato a non accogliere le condizioni “imprescindibili” chieste dalle Regioni in materia di fotovoltaico, e se le voci che circolano fossero confermate “sarebbe l’ennesimo duro colpo da parte del Governo ai danni degli operatori del mercato delle energie rinnovabili”. È quanto affermano in una nota congiunta le associazioni del settore Aper, Anie-Gifi e Assosolare, che denunciano: “Molto gravi, se fossero confermate, sono le indiscrezioni di queste ore, provenienti per altro da fonti autorevoli, circa il mancato accoglimento, da parte del Governo, delle modifiche “imprescindibili” richieste dalle Regioni in materia di fotovoltaico. Si tratterebbe dell’ennesima posizione ideologica sulla quale si “arrocca” il Ministero dello Sviluppo Economico per il quale, a questo punto è d’obbligo dirlo, le uniche fonti energetiche “plausibili” sono quelle fossili”.
Le associazioni del settore tornano a ribadire che nella contabilità complessiva delle rinnovabili devono essere considerati non solo il costo degli incentivi, ma anche la riduzione della dipendenza dall’estero in materia d’energia, la protezione dalla volatilità del prezzo dei combustibili fossili, la riduzione del prezzo dell’energia elettrica e la creazione di nuovi posti di lavoro, tutte voci che studi recenti stimano in 76 miliardi di euro fino al 2030.
Affermano le tre sigle: “Il fatto che non si voglia dar seguito alle legittime richieste delle Regioni, se non per alcuni aspetti marginali, significa non voler tener conto dell’economia reale e di ciò che i territori esprimono. Ilmancato innalzamento del tetto per i piccoli impianti fotovoltaici fuori registro, per esempio, non consente un adeguato sviluppo di impianti medio piccoli destinati all’autoconsumo nelle Pmi. Analogamente sia il mancato innalzamento della soglia massima di spesa annua per gli incentivi a 7 miliardi di euro che il mancato spostamento a ottobre dell’entrata in vigore del V Conto Energia comporterà da un lato unprematuro termine degli incentivi stessi prima che venga raggiunta l’effettiva competitività del fotovoltaico e dall’altro creerà dei danni irreparabili a chi sta legittimamente realizzando gli impianti in questi giorni. Non vorremmo che quest’irrigidimento fosse figlio della crisi delle energie fossili, che si vogliono mantenere artificialmente in vita, impedendo lo sviluppo delle fonti rinnovabili”.
Aper, Anie-Gifi e Assosolare chiedono dunque al Governo di “rispettare almeno il patto stretto con le Regioni, apportando le modifiche alle bozze richieste dalla Conferenza Unificata”.
 
21/06/2012 17:19
Rc Auto, quanto mi costi?
I Consumatori indagano sugli aumenti tariffari
Si chiama “Rc Auto, quanto mi costi?” il nuovo progetto promosso dalle Associazioni dei Consumatori, Adiconsum, Asso-consum, Centro tutela consumatori e utenti e Cittadinanzattiva con il sostegno del CNCU. Oltre a sportelli di consulenza, una rubrica informativa gestita da un esperto, il progetto dedicherà particolare attenzione al problema dei costi dell’Rc Auto. Da ottobre 2009 a ottobre 2011, secondo dati ISVAP, infatti, gli incrementi tariffari medi nazionali sono stati pari al 26,9% per un 40enne in classe di massimo bonus, al 20,2% per un 18enne neopatentato alla guida di un autovettura, al 27,9% ed al 45,4% per un diciottenne alla guida, rispettivamente, di un ciclomotore e di un motociclo.Costi così elevati rendono difficile la gestione del rapporto cliente-compagnia di assicurazione e per questo motivo le Associazioni cercheranno di fare il punto sui disservizi più comuni, ad esempio, la prassi di alcune compagnie di selezionare la clientela. Non mancherà un focus sui reclami più ricorrenti che, secondo recenti dati Isvap, riguardano la difficoltà difficoltà nella liquidazione dei sinistri (80% dei casi in tema di Rc Auto).
Infine, ai futuri neopatentati, in particolare, verrà fornita una formazione specifica al fine di sensibilizzarli sul tema della prevenzione dei sinistri, sul corretto comportamento da assumere in caso di sinistro e su tutto quanto ha a che fare con l’Rc Auto: dalle classi di merito ai premi, dal bonus/malus ai costi delle polizze.
 
21/06/2012 17:18
Rc auto troppo care
Rc auto troppo care, Isvap segnala contrassegni contraffatti
Quello dell’rc auto un tema sempre scottante. I prezzi per l’assicurazione obbligatoria auto sono sempre elevati e non si riesce ad ‘escogitare’ il modo per farli diminuire. Anche il governo Monti ha dato il proprio contributo alla causa con il decreto liberalizzazioni di cui si stanno preparando i decreti attuativi. Col decreto in questione (1/2012) si interviene in diversi settori: dalle frodi, al confronto tra polizze, al risarcimento diretto. Tutte misure dirette ad ottenere un vantaggio per i consumatori, tra l’altro fortemente auspicato.
Intanto, complice la crisi, fioccano i contrassegni contraffatti: i consumatori ci cascano troppo spesso allettati dai prezzi convenienti. Sul sito dell’Isvap, dal 15 al 19 giugno si contano 3 allerte: la prima riguarda polizze intestate alla società “INTER HANNOVER Assicurazioni”, poi c’è la “USA A” e infine la “Arcalis Assicurazioni”. Si tratta – in tutti e tre i casi – di polizze contraffatte. L’Isvap raccomanda sempre di verificare, prima della sottoscrizione dei contratti, che gli stessi siano emessi da imprese regolarmente autorizzate allo svolgimento dell’attività assicurativa, tramite la consultazione sul sito www.isvap.it:
- degli elenchi delle imprese italiane ed estere ammesse ad operare in Italia (elenchi generali ed elenco specifico per la r. c. auto);
- dell’elenco degli avvisi relativi a “Casi di contraffazione o società non autorizzate” .
I consumatori possono chiedere chiarimenti ed informazioni al Contact Center dell’ISVAP al numero verde 800-486661 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13,30 oppure, negli altri orari , al n. 06/421331.
Infine, è il caso di ricordare che i consumatori hanno a disposizione un altro sistema per risparmiare:tuOpreventivatOre, infatti, è un servizio pubblico che consente al consumatore di comparare gratuitamente le tariffe r.c. auto applicate dalle imprese presenti sul mercato in relazione al rispettivo profilo individuale. A tal proposito l’Isvap ricorda che i preventivi ottenuti attraverso l’utilizzo del “tuOpreventivatOre”, sulla base di informazioni corrette e documentabili da parte del consumatore, hanno una validità di almeno 60 giorni e le imprese sono tenute a stipulare la polizza al prezzo riportato sul preventivo rilasciato dal sistema, salva l’applicazione di eventuali sconti. I preventivi potranno essere esibiti in caso di contestazione.
Nel caso in cui le imprese o gli intermediari non riconoscano la vincolatività dei preventivi, i consumatori possono effettuare una segnalazione all’ISVAP – Servizio Tutela del Consumatore – Via del Quirinale, 21, 00187 – Roma o tramite fax al n. 06.42.133.745 o 06.42.133.353 o telefonare al Contact Center Consumatori dell’ISVAP al NUMERO VERDE 800-486661 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13,30.
Nei casi in cui le imprese o gli intermediari si rifiutino di stipulare il contratto r.c. auto alle condizioni indicate nel preventivo ottenuto tramite il servizio “tuOpreventivatOre”, è prevista l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie da euro 1.000,00 adeuro 10.000,00.
 
21/06/2012 17:17
Pressione fiscale
Consumatori: 1157 euro a famiglia
Aumento dell’Iva, Imu sulla prima casa, le accise sulla benzina. La lista delle tasse è lunga ma il concetto chiarissimo. C’è da mettere mano al portafoglio. E neanche poco, visto che – come hanno rilevato Federconsumatori e Adusbef – il peso fiscale nel 2012 sarà pari a 1157 euro a famiglia. “Una vera e propria batosta che si abbatterà sui bilanci delle famiglie” sostengono le Associazioni che non dimenticano anche lesicure ricadute su prezzi e tariffe.
Come dare torto al ministro Corrado Passare che intervenendo oggi ad una trasmissione radiofonica ha detto che “l’ammontare del peso fiscale è molto elevato e non vi è spazio per ulteriori interventi sulla tassazione“? Impossibile, anzi – affermano Federconsumatori e Adusbef – la vera notizia è che “qualcuno del Governo se ne è finalmente accorto”.
Ritornando agli aumenti, e soprattutto alle ricadute indirette sui prezzi e sulle tariffe, le Associazioni tracciano un quadro quanto mai realistico: “La rivalutazione (sia in termini di aliquota, sia in termini catastali) dell’IMU per i locali commerciali, per le aziende e per gli uffici, nonché la reintroduzione di questa imposta sui casolari agricoli, si scaricheranno inevitabilmente sulle tasche dei cittadini, attraverso un aumento di prezzi e tariffe paria +210 Euro annui. Inoltre le ricadute indirette dell’aumento delle accise sui carburanti determineranno una ricaduta di circa +117 Euro annui sui prezzi di beni e servizi. In questo modo l’ammontare dell’aumento della tassazione e delle sue ricadute raggiungerà quota 1.484 Euro annui a famiglia”.
Dunque, che fare? Scongiurare l’aumento dell’Iva previsto per il prossimo settembre è senz’altro – nelle parole di Federconsumatori e Adusbef – inevitabile. Inoltre, non bisogna sottovalutare la lotta all’evasione fiscale e l’eliminazione di sprechi e inefficienze.
Sull’aumento dell’Iva, il ministro Passera ha dato una speranza spiegando che “l’operazione spending review ha l’obiettivo di evitare un intervento automatico di aumento dell’Iva che non avrebbe effetti positivi sull’economia” concludendo che “ridurre le tasse a quelli che le pagano è un obiettivo che abbiamo ma non è pensabile nel breve periodo. Per abbassare le tasse a chi le paga occorre creare le condizioni affinché tutti le paghino e sostenere la crescita economica per avere più gettito”.



 
21/06/2012 17:16
Agenzia Entrate
Iva al 4% per acquisto in leasing di veicoli disabili
L’agevolazione dell’Iva al 4% per i disabili che stipulano contratti in leasing per veicoli vale sia per i canoni di locazione sia sul prezzo di riscatto, a condizione che il contratto di locazione finanziaria sia di tipo transattivo, cioè caratterizzato dalla volontà di riscattare il bene alla fine della locazione. Lo prevede una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate pubblicata oggi in risposta ad un quesito posto da Alfa.
 
21/06/2012 17:16
SosTariffe
SosTariffe, se cambio provider Adsl risparmio fino a 400 euro
Quanto risparmio se cambio operatore Adsl? La domanda non è banale: infatti se riesco a districarmi nella giungla delle offerte di Adsl, posso arrivare a spendere fino a 400 euro in meno. E’ quanto risulta dal nuovo osservatorio di SosTariffe.it, che ha cercato di scattare una fotografia del panorama delle tariffe scontate per scoprire quanto si può risparmiare cambiando operatore mantenendo la stessa tipologia di offerta.
Lo studio è stato condotto per quattro tipologie di connessioni internet e velocità di download: adsl naked, senza telefono e adsl + telefonia a 7 e 20 mega (promozioni di uno e due anni). Il risparmio maggiore lo si ottiene con le offerte Adsl+ Telefono a velocità 20 mega della durata promozionale di due anni, dove si può risparmiare fino a 402 euro. Questo tipo di connessioni, secondo i dati dell’Agcom, sono in aumento nel 2012, anche se i profili più venduti sono le Adsl con velocità 7 mega. Per queste connessioni il cambio di provider è molto conveniente: nel caso di Adsl Naked si può arrivare ad ottenere, il primo anno dopo il passaggio, il massimo del risparmio, cioè 332,4 euro.
Per le “tutto incluso” con Adsl e Telefonia, con velocità di download a 7 mega, per le promozioni dalla durata di 12 mesi, si risparmia mediamente all’anno 165,27 euro. Se si guarda il risparmio medio mensile, l’Adsl + telefono con velocità a 7 mega resta il profilo più conveniente per cui effettuare il passaggio, con 13,77 euro decurtati dal costo medio fuori promozione. Le Adsl + Telefono risultano ancora più convenienti perché alcune delle tariffe, contrariamente alle Adsl Naked, offrono uno sconto che continua anche il secondo anno dopo l’attivazione.
Il 12,5% delle offerte prese in esame, infatti, sono tariffe Adsl + telefono con velocità a 7 mega che grazie allo sconto di due anni permettono all’utente un risparmio finale di 220,20 euro, mentre il 6,25% sono Adsl + telefono con velocità 20 mega che consentono un risparmio massimo di 402 euro. Su alcune delle tariffe solo Adsl, inoltre, grava un costo che, invece, difficilmente si ritrova nell’offerta Adsl + Telefono prese in esame: il canone Telecom. Il 31,25% delle tariffe prese in esame presenta il costo del canone Telecom, che ammonta a 192,96 euro l’anno. Costo che viene quindi azzerato se si sottoscrive un’offerta Adsl + Telefono.


 
21/06/2012 17:14
``Carburanti, sconto Eni
Carburanti, sconto Eni. Consumatori favorevoli, sperano nell’effetto trascinamento per le altre compagnie
Lo sconto di 20 centesimi a litro per benzina e gasolio, lanciato oggi da Eni per tutti i weekend estivi (dalle ore 13 di sabato 16 giugno, fino alla mezzanotte di domenica 2 settembre) già divide tra favorevoli e contrari. Le Associazioni dei consumatori accolgono l’iniziativa con grande ottimismo auspicando che anche le altre compagnie seguano l’esempio e sperando che lo sconto determini anche una generale flessione dei prezzi.
“L’annuncio da parte dell’Eni di abbassamento di 20 centesimi è una buona notizia e speriamo che venga seguito da analoghe decisioni delle altre compagnie petrolifere – commenta il Movimento Difesa del Cittadino - Ci deve essere uno sforzo comune di tutto il mondo produttivo e commerciale per un contenimento dei prezzi che aiuti le famiglie italiane ad affrontare questo grave momento di difficoltà economica. Se anche le assicurazioni, le società delle autostrade e del trasporto ferroviario ed aereo seguissero l’esempio con facilitazioni e blocchi di prezzo per almeno 12/24 mesi, potrebbe avviarsi un meccanismo virtuoso, con ricadute su tutto il paniere Istat, che tornerebbe a vantaggio di tutto il Sistema Italia e sarebbe anche un segnale forte all’estero e alle agenzie di rating”.
Secondo Federconsumatori e Adusbef l’iniziativa “Riparti con Eni” rappresenta sicuramente un gran beneficio per gli automobilisti, tartassati dai continui aumenti dei carburanti. “Le ripercussioni positive di tale operazione comporteranno anche un trascinamento competitivo per l’intero settore, particolarmente importante e necessario in una fase come questa. Una ribasso simile dei prezzi della prima compagnia (che detiene oltre il 30% del mercato), infatti, non potrà che determinare un calmieramento dei prezzi dei carburanti – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – Da questa promozione si evince, inoltre, che al di là di questo circuito vi è il margine per un notevole calo dei prezzi dei carburanti. Questo è ciò che rivendichiamo con grande determinazione all’Eni e alle altre compagnie”.
 
18/05/2012 22:19
``Contratti non richiesti, stretta dell’Autorità energia. Arriva la “lista nera” dei venditori
L’Autorità per l’energia elettrica e il gas si muove contro i contratti non richiesti. Ci saranno una “lista nera” dei venditori con il maggior numero di contratti non richiesti, obblighi di verifica a carico dei venditori per i contratti siglati porta a porta o al telefono, nuovi sistemi di monitoraggio, misure di prevenzione e di ripristino a tutela dei clienti. Quella dei contratti non richiesti è uno dei principali problemi che affligge il mercato dell’energia elettrica e del gas.
Il problema è da tempo denunciato dalle associazioni dei consumatori, che si sono scagliate contro i “contratti truffa” e contro i disservizi nel mercato dell’energia – nel solo 2011 ci sono stati oltre 120 mila reclami e la tendenza è in aumento anche nei primi mesi di quest’anno – che segnalano, fra i problemi legati alle forniture non richieste, contratti attivati con firme apocrife, con firme contraffatte e falsificate, spesso causati dall’affidamento delle campagne acquisti a promotori esterni che agiscono verso i cittadini con aggressività e, molte volte, con pratiche commerciali scorrette. Ora l’Autorità per l’energia interviene con una delibera (delibera 153/2012/R/com, presente sul sito dell’Authority) con cui viene introdotta “la prima implementazione di una regolazione innovativa per mitigare la “piaga” dei contratti non richiesti nel mercato al dettaglio”. Si tratta di una serie di misure a tutela dei clienti domestici e delle PMI nei settori elettrico e gas.
Spiega l’Autorità che fra le novità di maggior rilievo, adottate dopo un processo di consultazione che ha coinvolti rappresentanti degli operatori e dei consumatori, c’è l’introduzione di precisi obblighi di verifica per tutti i contratti siglati porta a porta o al telefono: le società di vendita dovranno telefonare al cliente o inviargli un’apposita lettera per acquisire la conferma dell’effettiva volontà di aderire all’offerta. Con questa procedura, in sostanza, saranno i venditori a dover “provare” l’assenso al contratto.
Saranno rafforzate le attività di monitoraggio e sono previste procedure sanzionatorie. L’Autorità utilizzerà anche nuovi sistemi di monitoraggio, basati sulle informazioni fornite da distributori e venditori, da incrociare con i dati provenienti dallo Sportello per il consumatore.
Una delle novità introdotte dal provvedimento è l’istituzione di una “lista nera” dei venditori con il più elevato numero di contratti non richiesti, che verrà pubblicata sul sito internet dell’Autorità: misura, spiega l’Aeeg, “all’insegna di un’operazione di trasparenza nell’interesse degli stessi venditori” e della loro reputazione.
Sarà inoltre costruito un elenco delle società che adotteranno procedure semplificate definite dall’Autorità a vantaggio dei consumatori, per garantire la certezza di rientro dai contratti non richiesti. Ci sarà così la possibilità di tornare al precedente venditore in modo automatico e senza alcun costo, attraverso una specifica “procedura di ripristino”, con la quale si prevede che nel periodo di fornitura relativo al contratto non voluto, venga applicato il prezzo di tutela, scontato della quota di remunerazione dell’attività del venditore. L’Autorità ha infatti deciso che alla società di vendita che ha posto in essere pratiche risultanti in un contratto contestato non venga riconosciuta la componente relativa alla commercializzazione al dettaglio.
Arrivano inoltre norme più stringenti per i venditori porta a porta: nel cartellino identificativo dovrà essere indicato il nome e il numero di codice insieme al numero verde della società titolare dell’offerta proposta. In ogni caso sarà vietato dare ai clienti numeri diversi da quelli della società rappresentate
 
08/05/2012 18:18
``Enel: attenti alle e-mail truffa
Enel informa che in questi giorni sta circolando, da un indirizzo apparentemente riferito ad Enel, una e-mail dal contenuto ingannevole. Con la promessa di ricevere un rimborso sulla bolletta, il destinatario è invitato a compilare un modulo con i propri dati personali. Questa e-mail non è stata inviata né da società del Gruppo Enel né da società da essa incaricate.

Si tratta di un tentativo illegale di estorcere i dati personali dei destinatari, simile a quelli più volte denunciati da Poste o istituti bancari. Seguendo infatti le istruzioni riportate, il cliente si collega al sito del truffatore e gli trasmette le proprie informazioni personali che potrebbero essere successivamente utilizzate in modo illecito.

Enel sta provvedendo a tutelarsi nelle sedi più opportune e invita chiunque riceva questo falso messaggio a non dar seguito alla richiesta di dati.
 
14/03/2012 09:15
LIBRETTI AL PORTATORE

Entro il 31.03.2012 tutti i libretti al portatore dovranno avere un saldo inferiore ai € 1.000,00=.

Diversamente il giorno in cui il possessore del libretto si presenterà in banca per fare un’operazione, sarà segnalato al Ministero dell’Economia e delle Finanze e questa farà scattare una maxi sanzione.

Quanto sopra è frutto del decreto Legge 22.12.2011 n. 214 cd. Salva Italia che abbassa la soglia di utilizzo del contante e che ha ridotto da € 2.500 a € 1000 il limite per l’apertura e il trasferimento dei libretti (bancari e postali) e dei titoli al portatore.

Le sanzioni

Chi non abbatte il saldo fino a portarlo almeno a € 999,99= o non trasforma il libretto in nominativo rischia di rimetterci tanti soldi: la sanzione va dal 10% al 20% del saldo, con un minimo di € 3.000,00=. Per esempio, quindi, se su un libretto ci sono € 4.000,00=, la multa potrà andare da € 400 a € 800.

Se il saldo è inferiore a € 3.000,00=, la sanzione sarà pari al saldo: nel caso ci siano € 2.000,00= sul libretto, andranno direttamente nelle casse dello stato.

Se, infine, la cifra è superiore a € 50.000,00=, le sanzioni minime e massime sono aumentate del 50%.

Cosa fare

Tutti i possessori di libretti al portatore con saldo pari o superiore a € 1.000,00= devono presentarsi entro il 31 marzo p.v. nella filiale della banca emittente, oppure all’ufficio postale, per effettuare gli opportuni adempimenti, al fine di evitare di incorrere in sanzioni molto pesanti.

Potranno scegliere tra abbattere il saldo, portandolo al di sotto della soglia, trasformare il libretto in “nominativo” oppure estinguerlo.

Gli uffici postali e le banche hanno apposto dei cartelli nelle filiali in cui avvisano gli utenti del predetto provvedimento.

Alcune banche avvisano i clienti anche via email.
 
27/01/2012 15:06
Costa, indennizzo di 14mila euro ai passeggeri
E' stato raggiunto l'accordo tra la Costa Crociere e le associazioni dei consumatori per l'indennizzo ai passeggeri dopo il naufragio della Costa Concordia all'isola del Giglio. Il tavolo di conciliazione ha indicato un risarcimento forfettario di 11mila euro a persona e un rimborso spese di ulteriori 3mila euro per tutti i danni subiti da ogni passeggero, compresi i bambini.
Gli 11mila euro sono "a copertura di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti, ivi inclusi quelli legati alla perdita del bagaglio e degli effetti personali, al disagio psicologico patito e al danno da vacanza rovinata", come è stato stabilito dal tavolo di confronto organizzato da Astoi Confindustria. L'importo, come si legge in una nota congiunta, sarà riconosciuto indipendentemente dall'età del passeggero. Anche i bambini, sebbene non paganti, saranno dunque considerati.

Le voci comprese nell'indennizzo
Secondo il comunicato l'indennizzo prevede il rimborso del valore della crociera, comprensivo delle tasse portuali, dei transfer aerei e bus, inclusi nella pratica crociera, delle spese di viaggio sostenute per il rientro, di eventuali costi medici delle spese durante la crociera. La Compagnia avvierà anche le procedure per la restituzione di tutti i beni presenti nelle casseforti delle cabine, ove sia possibile il recupero. Inoltre, sempre nell'ottica di rimanere vicini ai consumatori coinvolti nella vicenda, Costa Crociere ha accettato di avviare uno specifico programma di assistenza psicologica nei confronti di tutti i passeggeri che ne facciano richiesta.

L'intera proposta non riguarda le famiglie delle vittime e i passeggeri feriti, per i quali è stato necessario effettuare trattamenti sanitari in loco. Per tutte queste persone l'indennizzo terrà conto della gravità del danno subito dai singoli individui. In accordo con le associazioni dei Consumatori si sono inoltre stabilite le modalità di gestione delle pratiche di indennizzo, per le quali, nella sede di Genova di Costa, saranno istituite due unità operative ad hoc. Gli accrediti degli importi avverranno entro 7 giorni dall'accettazione della proposta di Costa da parte dei consumatori. Costa Crociere metterà a disposizione un indirizzo e-mail (rimborsiconcordia@costa.it) e il numero per le informazioni: 848505050.
 
07/11/2011 14:10
``DISSERVIZI CON LA TUA BANCA? NON ESITARE, FAI UNA SEGNALAZIONE ALLA LEGA CONSUMATORI
DISSERVIZI CON LA TUA BANCA? NON ESITARE, FAI UNA SEGNALAZIONE ALLA LEGA CONSUMATORI

Hai riscontrato delle mancanze nell’attuazione degli Impegni per la Qualità presso la tua banca? Scrivici a atupertu@legaconsumatori.it, oppure mandaci un fax allo 02/48302611.

Grazie al progetto “Porte aperte a Patti Chiari", invieremo la tua segnalazione al Consorzio.

I reclami devono riguardare uno di questi ambiti:


• “TRASFERIBILITÀ AUTOMATICA RID E ADDEBITI RATE DI MUTUO E/O PRESTITO”


- il cliente lamenta di non aver ricevuto l'offerta del servizio e/o il fac-simile del modulo standard di richiesta della trasferibilità

- informativa non adeguata da parte del personale di front office - procedura bloccata nel suo complesso o mancato rispetto dei tempi pattuiti

- mancanza di informazioni sull'esito della procedura (lettera di comunicazione di chiusura della trasferibilità)

- mancata trasferibilità delle posizioni relative alle rate del mutuo/prestito

- mancata trasferibilità di alcune domiciliazioni

- scarsa funzionalità/ chiarezza del modulo standard

- dopo che la banca ha comunicato la chiusura della procedura di trasferibilità,

- l'addebito è ugualmente inviato alla "vecchia banca"


• “TRASFERIBILITÀ AUTOMATICA DEI DATI DEL MUTUO”


- il cliente lamenta di non aver ricevuto l'offerta del servizio e/o il fac-simile del modulo standard di richiesta della trasferibilità

- informativa non adeguata da parte del personale di front office

- procedura bloccata, non andata a buon fine o non conclusa nei tempi pattuiti

- complessità della procedura

- scarsa chiarezza del modulo standard


• "MONITORAGGIO e PUBBLICAZIONE DEI TEMPI AZIENDALI DI CHIUSURA DEI C/C"


- mancata consegna del modulo che attesta l'avvio della procedura di chiusura del c/c

- mancata consegna del prospetto dei tempi/ prospetto non aggiornato o non correttamente compilato su richiesta

- assenza/mancato aggiornamento dei tempi medi di chiusura dei c/c sul sito PattiChiari e/o allo sportello

- malfunzionamenti del sito / del motore di confronto o problematiche riferite alla navigabilità/ non facile "usabilità" del sito

- scarsa utilità del servizio/ erronea scelta del set di informazioni fornite


• “GUIDA Cambio Mutuo”


- informativa non adeguata da parte del personale di front office

- mancata disponibilità della guida in filiale (o assenza nel sito per le banche on line)

- scarsa qualità della Guida “INFORMATIVA ATM SU COMMISSIONI BANCOMAT”

- assenza dell'informativa ATM sulle commissioni Bancomat in circolarità

- scarsa qualità del servizio di informativa


• “TEMPI DI RIMBORSO PER ADDEBITI ERRATI/NON AUTORIZZATI SU CARTE"


- informativa non adeguata da parte del personale di front office

- il cliente lamenta di non aver ricevuto la lista puntuale ed esaustiva dei

- documenti da consegnare alla banca per la richiesta di rimborso

- mancato rispetto del periodo massimo di 15 giorni lavorativi per il rimborso

- mancata informativa sull'accredito "salvo buon fine"

- mancato rispetto del periodo massimo di 120 giorni di calendario per

- effettuare l'addebito o mancata previa informativa al cliente in merito all'addebito


• “MOTORE DI CONFRONTO DEI C/C ORDINARI O A PACCHETTO E ISC”


- reclami in cui il cliente lamenta l’assenza di uno specifico prodotto c/c ordinario o a pacchetto su motori di confronto di “Conti Correnti”

- reclami in cui il cliente lamenta che l’ISC (Indicatore Sintetico di Costo) non è aggiornato / è errato / non è indicato su motori di confronto di “Conti Correnti”

- reclami in cui il cliente lamenta informazioni su prezzi, icone, o altro non aggiornate / errate / mancanti su motori di confronto di “Conti Correnti”

- reclami in cui il cliente lamenta la mancata pubblicazione sul sito aziendale (o consegna) della “tabella di raccordo” (tabella che descrive i servizi contenuti nel pacchetto)

- reclami in cui il cliente lamenta scarsa utilità del servizio / erronea scelta del set di informazioni fornite


• “INVESTIMENTI INFORMATI”


- informativa non adeguata da parte del personale di front office

- scarsa utilità/comprensibilità delle informazioni fornite

- assenza di una specifica obbligazione (tra quelle previste nel database)

- malfunzionamenti del sito / del motore di confronto o problematiche riferite alla navigabilità/ non facile "usabilità" del sito

 
01/11/2011 18:54
``sportello del consumatore
E' OPERATIVO LO "SPORTELLO DEL CONSUMATORE" PRESSO I COMUNI DI MINTURNO E GAETA
LO SPORTELLO OFFRE,GRATUITAMENTE,AGLI UTENTI ASSISTENZA E CONSULENZA SULLE PROBLEMATICHE DI:ACQUALATINA, TELECOM TIM, ENEL,ENI, ENI GAS POWER, POSTE, ECC
LO SPORTELLO DI MINTURNO E' APERTO NEI SEGUENTI GIORNI:
LUNEDI' MARTEDI', MERCOLEDI' DALLE ORE 08,30 ALLE 0RE 12,30
LO SPORTELLO DI GETA E' OPERATIVO NEI SEGUENTI GIORNI:
MARTEDI' DALLE ORE 08,30 ALLE ORE 12,30
GIOVEDI' E VENERDI' DALLE ORE 14,30 ALLE ORE 18,30
 
10/06/2011 12:30
``Poste Italiane: positivo l’incontro con le Associazioni dei consumatori Disponibilità a riconoscere rimborsi ai clienti per danni economici documentabili


Roma, 9 giugno 2011 - Poste Italiane è disponibile a riconoscere rimborsi economici ai clienti che hanno subito danni documentabili a seguito delle difficoltà operative degli uffici postali. E’ questo l’importante impegno ottenuto dalle associazioni dei consumatori in occasione dell’incontro di oggi con i vertici di Poste Italiane. Nell’agenda, i chiarimenti di Poste Italiane sull’origine del problema informatico che ha determinato i forti rallentamenti nelle operazioni postali dei giorni scorsi, l’attuale situazione negli uffici e le richieste dei rappresentanti dei consumatori a tutela dei clienti.

“Il dialogo con le Associazioni si è aperto in un clima positivo – ha spiegato l’Ad, Massimo Sarmi – e ha confermato la bontà dei rapporti tra Poste Italiane e i rappresentanti dei consumatori. Dal canto nostro, valuteremo attentamente e con la massima disponibilità tutte le richieste che ci perverranno sia direttamente che attraverso le associazioni. Voglio cogliere questa occasione per scusarmi di nuovo per le difficoltà vissute dai nostri clienti, ma anche per ribadire che abbiamo profuso il massimo impegno per ripristinare il servizio nel più breve tempo possibile”.

Poste Italiane e le Associazioni dei consumatori si ritroveranno la prossima settimana per definire le procedure di conciliazione e le modalità per la richiesta di rimborso, delle quali Poste Italiane darà ampia diffusione attraverso i propri canali.
 
12/05/2011 20:10
Ingannevoli e insufficienti le misure del governo sui mutui. Pericolosa la revisione dei tassi di usura”

Associazioni dei Consumatori propongono un tavolo diretto con l’ABI che vada oltre le proposte del Governo
Le Associazioni dei Consumatori, riunite dopo un incontro di lavoro con l’ABI in cui c’è stato un confronto sul DL Sviluppo, giudicano le misure riguardanti i mutui a tasso variabile assolutamente insufficienti e addirittura ingannevoli, mentre per la revisione del tasso di usura lanciano un allarme per la possibile recrudescenza del grave fenomeno.
Rinegoziare i mutui per le famiglie meno abbienti è certamente utile, ma quanto previsto dal Governo rischia di creare una "battaglia" tra poveri. Le tre condizioni (Reddito ISEE di 30.000 euro per nucleo familiare, 150.000 euro di mutuo, non essere in ritardo con le rate) limiteranno la possibilità di rinegoziazione a un numero molto limitato di famiglie, che peraltro ancora non sanno eventuali costi aggiuntivi, oltre all’aumento certo del passaggio dal tasso variabile al tasso fisso, che oggi si differenziano di almeno 2-2,5 punti.
Paradossalmente, quindi, un provvedimento che vorrebbe aiutare le famiglie che temono di trovarsi nei prossimi mesi di fronte a rate insostenibili per l’aumento dei tassi, da subito determinerà esborsi più alti per centinaia di euro, fino a un 30-40% in più!
Le associazioni, invece, chiedono il rifinanziamento del Piano Famiglia per la sospensione delle rate e del Piano Giovani Coppie, annunciato ben due anni fa dalla Ministra Giorgia Meloni e rimasto lettera morta.
Per quanto riguarda il tasso di usura, il provvedimento spot del Governo non risponde certo all’esigenza avvertita da tutti, famiglie e imprese, di una revisione complessiva, che parta dall’approvazione della legge per combattere il sovraindebitamento ferma in Parlamento da 10 anni, con il rifinanziamento del Fondo per la sospensione delle rate e la sua estensione anche alle rate del credito al consumo, forme dedicate di accesso al credito per le famiglie meno abbienti, inasprimento delle pene per gli usurai, finanziamento certo e continuativo del Fondo di prevenzione usura e revisione complessiva della legge 108/96.
Partendo da questa valutazioni negative dell’operato del Governo, le Associazioni dei Consumatori propongono all’ABI un tavolo diretto che vada oltre le proposte del Governo, con un accordo che risponda davvero alle esigenze della grande platea delle famiglie italiane sempre più in difficoltà nel mantenere gli impegni assunti per l’acquisto della prima casa.
 
29/03/2010 12:38
Carta acquisti, 40 euro in più per pensionati e famiglie povere


La carta acquisti Dopo aver aumentato il credito prepagato della carta di 20,00 euro a bimestre, la Giunta ha incrementato l'importo di ulteriori 20,00 euro per un totale complessivo di 40,00 euro a bimestre.

Si tratta della una carta di credito che il Ministero dell'Economia e delle Finanze concede ai cittadini che versano in condizioni di disagio economico, individuati secondo i criteri indicati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L'importo accreditato ogni bimestre dal Ministero dell'Economia e delle Finanze è di 80,00 euro, incrementati di ulteriori 20,00 euro a bimestre dall'Eni per gli utilizzatori di gas e GPL, per un importo totale complessivo di 100,00 euro.
In virtù del nuovo Protocollo d'Intesa siglato tra La Provincia di Latina e il Ministero dell'Economia e delle Finanze che predispone l'incremento a bimestre di 40,00 euro, ciascun beneficiario della carta acquisti potrà contare su un importo totale complessivo di 140,00 euro.
Lo stanziamento "integrativo" della Provincia ammonta a 610.880,00 euro.
Potranno beneficiarne gli anziani tra i 65-69 anni con redditi o pensione fino a 6.235,35 euro l'anno oppure oltre i 70 anni la cui soglia di reddito sale fino a 8.313,80 euro, proprietari di una sola casa di abitazione, titolari di una sola utenza elettrica e di una sola utenza del gas, proprietari di un solo autoveicolo; con meno di 15.000 euro di risparmi in Banca, alle Poste. La si potrà utilizzare nei negozi convenzionati, nei centri commerciali e da diritto anche a sconti e promozioni. Possono beneficiarne anche le famiglie con figli sotto i tre anni, cittadini e residenti in Italia (nel caso di più figli sotto i tre anni, gli accrediti si sommano).
Per richiedere la carta acquisti bisogna compilare il modulo disponibile presso gli uffici postali o sul sito internet del Ministero dell'Economia e delle Finanze. La carta sarà rilasciata al momento della richiesta e della consegna dei documenti in uno degli uffici postali abilitati.
La Provincia è da sempre impegnata in azioni dirette a prevenire il disagio sociale e a sostenere interventi mirati al recupero di situazioni di svantaggio. L'integrazione della "social card" è una ulteriore prova delle iniziative di contrasto alla povertà messe in campo per sviluppare processi di inclusione sociale.

Per informazioni rivolgersi al Servizio Politiche Sociali della Provincia di Latina -
Telefono 0773.401617 - 0773.401627.

 
10/02/2010 09:16
APPELLO ALLE FAMIGLIE INTERESSATE: FACCIAMO RISPETTARE UN DIRITTO CONTRATTUALE!polizze dormienti di Poste Vita e INA



Lega Consumatori, Adiconsum e Adoc preannunciano una causa collettiva nei confronti di Poste Vita e INA Un emendamento al Parlamento sul Milleproroghe Migliaia i consumatori coinvolti Alcune decine di milioni di euro sono stati acquisiti dal Ministero dell’Economia sui conti e sulle polizze dormienti. Come si ricorderà la prescrizione prevista dalla legge è di 2 anni per le polizze vita e di 10 anni per i conti dormienti. Due tutele notevolmente diverse. Perché una causa collettiva nei confronti di Poste Vita e INA? Nel contratto di Poste Vita si precisa in merito alla prescrizione “tuttavia Poste Vita S.p.A. rinuncia a tale diritto (prescrizione di due anni) e corrisponde il capitale in caso di morte, purché la richiesta sia inoltrata entro il termine di 10 anni” (termine della prescrizione ordinaria di cui all’art 2946 del Codice Civile che stabilisce 10 anni di prescrizione per i casi di eredità). Nei confronti di Poste Vita e Ina, quindi, esistono i presupposti perché le famiglie possano recuperare gli importi delle polizze dormienti trasferiti al Ministero dell’Economia. Lega Consumatori, Adiconsum e Adoc propongono una causa collettiva piuttosto che una class action: • perché la procedura è più semplice • perché non sono previsti costi di pubblicità • perché il risultato giuridico è lo stesso • perché la causa collettiva è già disciplinata dal Codice di Procedura Civile. GLI INTERVENTI SUL GOVERNO PER RISOLVERE IL PROBLEMA NON HANNO PRODOTTO ALCUN RISULTATO • Prima ci siamo rivolti al ministro Tremonti chiedendo un provvedimento del Governo che correggesse la normativa, unificando a 10 anni la prescrizione per tutti, ma senza ottenere alcun risultato. • Poi ci siamo rivolti al sottosegretario Saglia con un emendamento che lo stesso si era impegnato a presentare nel Milleproroghe relativo alle polizze dormienti sottoscritte da titolari defunti, ma senza ottenere, anche in questo caso, alcun risultato. Lega Consumatori, Adiconsum e Adoc chiedono ai Gruppi Parlamentari di presentare l’emendamento in occasione del dibattito parlamentare per la conversione del decreto Milleproroghe (emendamento che si basa sull’impossibilità degli eredi di accettare o rifiutare l’eredità entro 10 anni dall’evento). APPELLO ALLE FAMIGLIE INTERESSATE: FACCIAMO RISPETTARE UN DIRITTO CONTRATTUALE! Lega Consumatori, Adiconsum e Adoc propongono a tutte le famiglie interessate alle polizze dormienti di Poste Vita e INA (che sono oltre 10.000) di aderire all’iniziativa di una causa collettiva per il recupero degli importi che oscillano mediamente dai 5 ai 15.000 euro. Già oggi oltre 200 famiglie si sono rivolte alle associazioni consumatori. Sul sito web di Lega Consumatori, è possibile scaricare la modulistica per aderire alla causa. Fax -simile lettera

Spett.le Poste Vita S.p.A.
P.le K. Adenauer 3 00144 Roma
e, p.c. LEGA CONSUMATORI
sede locale Via,
città, cap
Oggetto: Polizza vita “dormiente” Il sottoscritto _________________________domiciliato in ______________________ al fine di tutelare i propri diritti ed interessi economici nella sua qualità di beneficiario della polizza vita n. _____________ del _____________, sottoscritta con la Vostra Società da parte del de cuius Sig. ____________ defunto in data _______________ fa presente: • Il D.P.R.116/07 ha specificato i criteri per individuare, nell’ambito del sistema finanziario, i conti definibili come dormienti (rapporti contrattuali quali depositi somme di denaro, depositi strumenti finanziari), in relazione ai quali non sia stata effettuata alcuna operazione o movimentazione ad iniziativa del titolare del rapporto, o di terzi da questo delegati, per il periodo di tempo di 10 anni decorrenti dalla data di loro libera disponibilità. • Circa le Polizze vita, la legge 166/08 ha previsto un allungamento dei tempi per la loro prescrizione, da uno a due anni, imponendo contestualmente che, a prescrizione avvenuta, gli indennizzi confluissero all’interno dei rapporti dormienti e non fossero più a disposizione delle compagnie. Tuttavia, la polizza di cui alle premesse prevede, nelle condizioni contrattuali, la rinuncia da parte Vostra a sollevare la prescrizione (prima annuale ed ora biennale): alla specifica clausola si legge infatti che “trascorso l’anno di prescrizione. La politica di Poste Vita spa è quella di non avvalersi di tale diritto per tutti i 10 anni successivi all’evento”. In tal caso dunque, caratteristica propria di detta polizza è quella della rinuncia alla prescrizione per i successivi 10 anni dall’evento: in tale ipotesi, la polizza avrà efficacia, piena e contrattuale per tale termine. La rinuncia alla prescrizione dunque, diviene un elemento contrattuale caratterizzante la polizza, costituendone il suo oggetto e la sua causa. Per tale motivi il sottoscritto invita e contestualmente diffida, codesta società a non inviare le somme di spettanza del sottoscritto beneficiario Sig. ________________________ al fondo conti dormienti, in quanto non rientrante nelle condizioni ex lege previste, e contemporaneamente invitiamo a liquidare immediatamente le somme contrattualmente dovute.
 
08/02/2010 16:58
Oggetto: Legge 2/09 - Commissione di massimo scoperto


La legge 2/09 art. 2bis Ulteriori disposizioni concernenti contratti bancari nelle intenzioni del legislatore doveva mettere fine o, almeno, diminuire e meglio regolamentare i costi relativi alla Commissione di massimo scoperto.
La legge 2/09 art. 2bis prevede la nullità delle “clausole contrattuali aventi a oggetto la commissione di massimo scoperto se il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo inferiore a trenta giorni ovvero a fronte di utilizzi in assenza di fido”. Quindi la Cms può essere applicata solo se il saldo negativo sia superiore a trenta giorni.
La stessa norma prevede altresì che il “corrispettivo” della messa a disposizione di somme, deve essere “predeterminato” come deve essere previsto, contrattualmente, il tasso debitore che deve essere onnicomprensivo e “proporzionale all'importo e alla durata dell'affidamento”.
Per i conti non affidati la commissione di massimo scoperto non può essere applicata.
Si ricorda che La CMS, che esiste solo in Italia, è “il corrispettivo pagato dal cliente per compensare la banca dell'onere di dover essere sempre in grado di fronteggiare l'utilizzo oltre il fido sul conto corrente”.
La citata la commissione, peraltro, è stata definita dal Governatore della Banca d’Italia “prassi iniqua e penalizzante per i risparmiatori e per le imprese che deve essere abolita” eventualmente sostituita da “forme trasparenti di remunerazione, commisurate al fido”.
Circa l’applicazione delle nuove commissioni il Presidente dell’Autorità Garante e del mercato ha detto tra l’ altro “da quanto sopra rilevato ……. si è verificato un innalzamento dei costi per i correntisti” e “L’Autorità invita pertanto il Legislatore a considerare le criticità sopra evidenziate ai fini di porvi rimedio”.
Utilizzando la lacunosità del testo normativo, molti istituti bancari oltre a mantenere la commissione di massimo scoperto (pur nei limiti dello 0,50% trimestrale), hanno, da un lato duplicato le commissioni e quindi gli oneri a carico della clientela, dall’altro hanno, unilateralmente, introdotto e applicato, a conti correnti già in essere, commissioni variamente denominate (commissioni per istruttoria urgente, corrispettivo sull’accordato, commissione per messa a disposizione di fondi, recupero spese per affidamenti, corrispettivo per disponibilità creditizia, indennità per sconfinamenti, corrispettivo per scoperto di conto), nel presupposto – errato - della possibile applicazione dell’art. 118 della legge bancaria, che prevede la possibilità delle banche di modificare le condizioni contrattuali.
A fronte di tale situazione le Associazioni dei consumatori scriventi, evidenziano la necessità di una modifica sostanziale dell’art.2 bis della legge 2/09, relativo alla c.d. Commissione di massimo scoperto (CMS). Le Associazioni chiedono quindi di risolvere le carenze e le ambiguità della normativa, interpretata dal sistema bancario in senso gravemente sfavorevole al consumatore.
Per i motivi suesposti, le Associazioni propongono il seguente emendamento:
L'art. 2 bis della Legge 28 gennaio 2009 n.2 è così modificato:
- Al comma 1), dopo le parole “comunque denominate,” viene introdotto “ed applicabili non cumulativamente ma solo alternativamente alla commissione di massimo scoperto,”.
- Dopo il comma 3) è introdotto il comma 3 bis “Per i contratti in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione, sono altresì nulle le modifiche unilaterali volte all’introduzione di clausole, in qualunque modo denominate, e volte ad introdurre nuove e diverse forme di remunerazione per messa a disposizione di fondi non previste nel contratto”.
- Spett. AUTORITA' GARANTE PER LA CONCORRENZA E PER IL MERCATO, Piazza G. Verdi, 6/a, 00198 ROMA

E p.c.
Arbitro Bancario Finanziario
c/ Banca d’Italia
Roma
Milano
Napoli



Oggetto: commissione di “massimo scoperto” e modifica unilaterale di contratto di conto corrente.


Il/I/La sottoscritto/i/a………………………………., nato/i/a a………………, res.te/i in ……………..… via …………………., C.F…………………………., e.mail……………………., tel…………………...,
- titolare di conto corrente presso l’istituto bancario n…………………………………, dal ………..
- tipo di conto corrente ……………………
o affidato
o non affidato

dichiara di avere ricevuto una lettera di modifica delle condizioni contrattuali, relativa all’introduzione ed applicazione al proprio conto corrente della commissione ………., con vostra contestuale comunicazione di cancellazione e, dunque, di non più applicabilità della originaria ed unica commissione trimestrale di massimo scoperto prevista.
Tale comunicazione di modifica unilaterale deve ritenersi illegittima in quanto nulla in base all'art. 2 bis del D.L. 29.11.2008 n. 185 convertito in L. 28.1.2009 n. 2 costituendo, essa, in definitiva, una ulteriore commissione on prevista nel contratto originario da me sottoscritto. Detta nuova clausola/commissione non era prevista in contratto, e non può considerarsi variazione della misura di una clausola preesistente, bensì una clausola nuova che non è stata contrattata dal sottoscritto.

Detto vostro comportamento non può ritenersi, peraltro, come legittima applicazione dell’art. 118 del TUB, andando, invece, ad integrare una pratica commerciale scorretta.

Da quanto esposto il sottoscritto ritiene di aver subito, da parte vostra, un comportamento illegittimo consistente nell’applicazione di clausole, commissioni e, dunque, spese ingiustificate.

Per tale motivo vi invito e contestualmente vi diffido immediatamente a revocare l’applicazione, in relazione al conto corrente di mia titolarità, non solo la commissione di “massimo scoperto” in quanto:

a- il mio saldo è risultato a debito per un periodo inferiore a trenta giorni
oppure
b- il sottoscritto non è titolare di fido alcuno ovvero di aperture di credito in conto corrente

bensì anche, la commissione denominata ………………., in quanto illegittimamente applicata in violazione dell’art. 2 bis della legge 2/09 e dell’art. 118 TUB.

Vi invito altresì a voler restituire immediatamente tutti gli importi illegittimamente percetti per i motivi suesposti, restando inteso che in caso di valutazione negativa del presente formale reclamo, ovvero in caso di Vostra omissione nella risposta alla presente, procederò ad adire l’ABF competente, per la corretta interpretazione del mio contratto, e per la richiesta di restituzione di ogni somma da Voi indebitamente percepita.


Distinti Saluti

Luogo…………………….. Data…….……………

Firma………………………

 
03/02/2010 19:32
Bonus gas, un aiuto per i consumatori



Presentazione
Dal 15 dicembre 2009 è possibile richiedere il bonus gas, un’agevolazione per le famiglie bisognose o numerose introdotta dal Ministero dello Sviluppo economico e resa operativo dall’Autorità per l’energia, con la collaborazione dei Comuni.

Il bonus potrà essere richiesto presentando domanda al proprio Comune di residenza; per le domande presentate entro il 30 aprile 2010 ha valore retroattivo al 1° gennaio 2009. Dopo il 30 aprile si potrà comunque richiedere il beneficio per i dodici mesi successivi, ma non si avrà diritto al bonus retroattvo.

A chi è riservato
Il Bonus, che consente un risparmio del 15% circa sulla spesa media annua presunta per la fornitura di gas naturale, può essere richiesto da tutti i clienti domestici che utilizzano gas metano distribuito a rete (non per il gas in bombola o per il GPL), con un contratto di fornitura diretto o con un impianto condominiale, se in presenza dell’ISEE (l’Indicatore di Situazione Economica Equivalente):

non superiore a 7.500 euro (fino a 3 figli a carico)
non superiore a 20.000 euro per le famiglie numerose (con più di 3 figli a carico).
Possono accedere al bonus per la fornitura nell’abitazione di residenza i clienti domestici con indicatore ISEE non superiore a 7.500 euro, nonché le famiglie numerose (4 o più figli a carico) con ISEE non superiore a 20.000 euro.

Per richiedere il bonus è prevista un’apposita modulistica, da consegnarsi al proprio Comune di residenza o presso altro istituto eventualmente designato dallo stesso Comune (ad esempio i centri di assistenza fiscale CAF). La modulistica è disponibile anche sui siti internet www.autorita.energia.it e www.sviluppoeconomico.gov.it .

Caratteristiche della misura
Il valore del bonus gas sarà differenziato:

per zona climatica, in modo da tener conto delle diverse esigenze di riscaldamento, legate alle diverse condizioni climatiche. Zone climatiche sono quelle definite dall’articolo 2 del D.p.R. 26 agosto 1993, n. 412 che suddivide il territorio nazionale in sei zone climatiche, in funzione dei gradi – giorno di ciascun comune.

per tipologia di utilizzo (solo cottura cibi e acqua calda, o solo riscaldamento, oppure cottura cibi più acqua calda e riscaldamento);
per numero delle persone residenti nella medesima abitazione.
Chi ha sottoscritto direttamente un contratto per la fornitura di gas naturale, avrà una deduzione nelle bollette; per tutti i clienti che, invece, usufruiscono di impianti centralizzati di riscaldamento e non hanno un contratto diretto di fornitura, il bonus sarà riconosciuto attraverso un bonifico intestato al beneficiario.

Il diritto ha una validità di 12 mesi. Al termine di tale periodo, per ottenere l’eventuale rinnovo, il consumatore dovrà presentare una domanda accompagnata da una certificazione ISEE aggiornata, che attesti il permanere delle condizioni di disagio economico.

Il bonus è riconosciuto indipendentemente dal venditore con cui è attivo un contratto di fornitura, perciò continua ad essere valido anche in presenza di un cambio di fornitore, così come di un cambio della residenza del cliente che ha presentato la richiesta.

Per venire incontro alle richieste di informazioni, l’Autorità per l’energia ha attivato un call center al numero verde 800.166.654 (ore 8-18, lunedì-venerdì).

Fonte: ministero dello Sviluppo economico

redzione internet - m.baldi@governo.it


 
30/12/2009 18:21
sospensione delle rate del mutuo










PIANO FAMIGLIE


SOSPENSIONE DELLE RATE DEL MUTUO


DOCUMENTO TECNICO





Associazione Bancaria Italiana




Premesse e Obiettivi


• La crisi economica, che in modo crescente sta colpendo la produzione e l’occupazione, ha un impatto diretto sulle famiglie italiane riducendo la capacità di accesso al credito e la sostenibilità del debito. Le conseguenze di questo fenomeno sono più gravi quando il credito sorregge un tema fondamentale come l’abitazione principale: nella recente audizione sul credito al consumo davanti alla Commissione Finanze della Camera, la Banca d’Italia ha evidenziato come circa il 3% delle famiglie italiane siano in difficoltà nel pagamento della rata del muto.
• Un corretto, efficiente e stabile sviluppo del mercato dei crediti alle famiglie - e segnatamente dei mutui ipotecari residenziali - rappresenta un volano essenziale per il benessere delle famiglie e la crescita economica del Paese.
• L’industria bancaria italiana, autonomamente ed in partnership con il Governo, le Regioni, i Comuni, la Conferenza Episcopale Italiana e le parti sociali, ha già messo in atto nel corso degli ultimi mesi alcune misure di sostegno allo scopo di garantire: (i) la sostenibilità della rata di mutuo per le famiglie che abbiano perso il reddito a causa della crisi; (ii) l’accesso a nuovo credito per garantire alcuni consumi primari; (iii) il sostegno per l’avvio di micro attività imprenditoriali o per la ricerca di nuova occupazione.
• In un contesto caratterizzato dal prolungamento della crisi economica internazionale, l’ABI ha quindi elaborato un progetto a sostegno del mercato del credito retail, denominato “Piano Famiglie” che si prefigge gli obiettivi di (i) innalzare la sostenibilità finanziaria delle operazioni di credito ipotecario alle famiglie, adottando una misura di sospensione del pagamento delle rate di mutuo al verificarsi di determinati eventi che possono ridurre la capacità di rimborso dei mutuatari; (ii) coordinare gli strumenti già esistenti, generalmente basati sulla istituzione di fondi di garanzia o fondi a copertura di determinati oneri, assicurandone l’efficace implementazione sul territorio, l’adeguata informazione dei soggetti potenzialmente beneficiari e la piena solidità dal punto di vista della loro conformità alla regolamentazione prudenziale.
• Il presente documento tecnico costituisce la piattaforma base nella quale sono riportate le modalità della sospensione delle rate dei mutui nell’ambito del Piano Famiglie di settore deciso al livello dell’intera industria e condiviso con le Associazioni dei Consumatori, che potrà essere migliorata a beneficio del mutuatario da ciascuna banca all’atto di adesione.
• Il Tavolo di Lavoro per l’attuazione del Piano Famiglie monitorerà l’andamento della misura con cadenza periodica almeno semestrale, a partire da settembre 2010.


1. Ambito di applicazione dell’intervento

• Mutui, anche in fase di preammortamento, garantiti da ipoteca su immobili residenziali destinati all’acquisto, costruzione, o ristrutturazione di abitazione principale a prescindere dalla tipologia di tasso di interesse contrattuale (fisso, variabile o misto), erogati a persone fisiche aventi reddito imponibile non superiore a 40 mila euro annui , per un importo non superiore a 150 mila euro.
• Sono inclusi i mutui: cartolarizzati ai sensi della legge 30 aprile 1999, n. 130; ceduti a garanzia dell’emissione delle obbligazioni bancarie garantite ai sensi dell’art. 7 bis della legge 30 aprile 1999, n. 130; rinegoziati, anche nell’ambito dell’Accordo tra ABI ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze del 19 giugno 2008 ai sensi del DL n. 93/2008 ai sensi del DL n. 93/2008, ovvero oggetto di operazioni di portabilità ai sensi del DL 7/2007 (in tale caso vale la destinazione originaria del mutuo); accollati anche a seguito di frazionamento.
• Sono esclusi i mutui: (i) con ritardo nei pagamenti superiore a 180 giorni consecutivi al momento della presentazione della domanda da parte del mutuatario ovvero per i quali sia intervenuta la decadenza dal beneficio del termine o la risoluzione del contratto stesso, anche tramite notifica dell’atto di precetto o sia stata avviata da terzi una procedura esecutiva sull’immobile ipotecato; (ii) con ritardo nei pagamenti inferiore a 180 giorni qualora tale ritardo si sia verificato antecedentemente al verificarsi degli eventi che consentono di far scattare la sospensione dell’ammortamento ai sensi della presente iniziativa (vedi infra); (iii) di durata contrattuale originaria inferiore a 5 anni; (iv) che fruiscono di agevolazioni pubbliche (contributi in conto interessi/capitale e provvista agevolata); (v) a tasso variabile, rata fissa, durata variabile; (vi) per i quali sia stata stipulata un’assicurazione a copertura del rischio che si verifichino gli eventi di cui al paragrafo 4 purchè tale assicurazione copra almeno gli importi delle rate oggetto della sospensione e sia efficace nel periodo di sospensione stesso.


2. Caratteristiche dell’intervento

• Sospensione previa richiesta del cliente, per almeno 12 mesi e per una sola volta, del pagamento delle rate dei mutui, al verificarsi di specifici eventi (vedi infra), salvo il caso in cui la banca aderisca offrendo la sola sospensione della quota capitale. Nel periodo di sospensione sono ricomprese anche le eventuali rate scadute e non pagate.
• La sospensione è operativa entro 45 giorni lavorativi dall’accoglimento della richiesta del cliente; in presenza di rate scadute e non pagate, la sospensione opera a partire dalla prima di queste (resta fermo il periodo di sospensione pari a 12 mesi).
• Non sono ricomprese nella sospensione eventuali rate scadute e pagate dal momento del verificarsi dell’evento al momento dell’attivazione della sospensione.
• Nel periodo di sospensione maturano gli interessi contrattuali pattuiti che possono essere rimborsati dal cliente secondo le seguenti modalità:
(i) sospensione della sola quota capitale. La quota interessi viene rimborsata alle scadenze originarie;
(ii) sospensione dell’ammortamento per quota interessi e quota capitale e applicazione del tasso contrattuale al debito residuo. In tal caso gli interessi maturati nel periodo di sospensione vengono rimborsati (senza applicazione di ulteriori interessi), a partire dal pagamento della prima rata successiva alla ripresa dell’ammortamento, con pagamenti periodici (aggiuntivi rispetto alle rate in scadenza e con pari periodicità) per una durata che sarà definita dalla banca sulla base degli elementi forniti dal mutuatario.
• Ripresa del processo di ammortamento al termine del periodo di sospensione e corrispondente allungamento del piano di rimborso per una durata pari al periodo di sospensione.
• Il cliente può in qualsiasi momento richiedere il riavvio dell’ammortamento. In tal caso non può più richiedere la sospensione dell’ammortamento.
• La sospensione non determina l’applicazione di interessi di mora per il periodo di sospensione; è fatto salvo il caso si scelga la sospensione della sola quota capitale e non adempia al pagamento della quota interessi.
• La sospensione non comporta l’applicazione di alcuna commissione o spesa di istruttoria e avviene senza richiesta di garanzie aggiuntive.
• Durante il periodo di sospensione restano ferme e valide le clausole di risoluzione previste nel contratto di mutuo.
3. Presentazione della richiesta di sospensione

• La richiesta va sottoscritta da tutti i cointestatari del mutuo di cui al paragrafo 1 ovvero dagli eredi, esclusi eredi minori, interdetti o inabilitati per i quali interviene il tutore.


4. Eventi che determinano l’avvio della sospensione e che si verificano con riferimento almeno ad uno dei cointestatari

• Cessazione del rapporto di lavoro subordinato, ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di risoluzione per limiti di età con diritto a pensione di vecchiaia/anzianità, di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, di dimissioni del lavoratore non per giusta causa.
• Cessazione dei rapporti di lavoro di cui all’art. 409, n. 3, c.p.c., (rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato) ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di recesso datoriale per giusta causa, di recesso del lavoratore non per giusta causa.
• Morte o insorgenza di condizioni di non autosufficienza.
• Sospensione dal lavoro o riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno 30 giorni, anche in attesa dell’emanazione dei provvedimenti di autorizzazione dei trattamenti di sostegno del reddito (CIG; CIGS; altre misure di sostegno del reddito, c.d. ammortizzatori sociali in deroga; contratti di solidarietà).


5. Arco temporale entro il quale si devono verificare gli eventi che determinano l’avvio della sospensione

• Dal 1 gennaio 2009 al 31 dicembre 2010.
6. Arco temporale entro il quale il cliente può richiedere l’avvio della sospensione

• Dal 1 febbraio 2010 al 31 gennaio 2011.


7. Soggetti aderenti

• Le banche, le Società Veicolo (SPV) delle operazioni di cartolarizzazione di cui alla legge n. 130/1999 ovvero le banche per conto di quest’ultime.


8. Modalità di adesione delle banche all’iniziativa

• Le banche e le SPV che intendono aderire all’iniziativa inviano all’ABI (Segreteria Generale e contestualmente all’indirizzo email cr@abi.it) l’apposito modulo di adesione (che si riporta in allegato A).
• Nel modulo di adesione le banche indicano: (i) le modalità per il rimborso degli interessi maturati nel periodo di sospensione di cui al paragrafo 2; (ii) eventuali proposte migliorative rispetto a quanto previsto nel presente documento; (iii) se aderiscono anche per conto delle SPV di cui al paragrafo 7.



9. Modalità di richiesta di sospensione da parte del cliente

• Compilazione dell’apposito modulo (il cui fac simile è riportato in allegato B) da parte del cliente.
• Presentazione del modulo alla banca (presso la filiale ovvero ufficio/sede di rappresentanza della banca). Il modulo viene presentato alla banca originator/servicer in caso di mutui cartolarizzati.
• Documenti allegati alla richiesta:
(i) per gli eventi di cui al paragrafo 4 primo e secondo bullet (perdita del lavoro subordinato e cessazione dei rapporti di lavoro di cui all’art. 409, n. 3, c.p.c), documentazione comprovante la cessazione del rapporto di lavoro e le cause della stessa (ad es.: lettera di licenziamento; lettera di dimissioni; contratto di lavoro dal quale si evinca l’intervenuta scadenza del termine), nonché copia della dichiarazione attestante l’attuale stato di disoccupazione, resa dall’interessato al Centro per l’impiego ai sensi dell’art. 2 D.Lgs. 21 aprile 2000, n. 181;
(ii) per l’evento morte il certificato di morte;
(iii) per l’evento di non autosufficienza il certificato rilasciato dall’apposita commissione istituita presso la ASL competente per territorio che qualifica il mutuatario quale portatore di handicap grave (art. 3 comma 3 legge 5 febbraio 1992, n. 104) ovvero invalido civile (dall’80% al 100%);
(iv) per gli eventi di cui al paragrafo 4 ultimo bullet idonea documentazione dalla quale risulti la sospensione dal lavoro o la riduzione dell’orario di lavoro dell’interessato (ad es.: certificazione del datore di lavoro; richiesta del datore di lavoro di ammissione al trattamento di sostegno del reddito; provvedimento amministrativo di autorizzazione al trattamento di sostegno del reddito);
(iv) sottoscrizione dell’eventuale terzo garante a titolo personale di una dichiarazione di mantenimento della garanzia pure in presenza della sospensione; ovvero la sottoscrizione da parte di eventuali terzi soggetti datori di ipoteca o pegno di una dichiarazione relativa al consenso a mantenere la garanzia oltre il periodo originariamente pattuito;
(v) documentazione comprovante l’ultimo reddito imponibile delle persone intestatarie del mutuo.

10. Ulteriori impegni delle banche aderenti

• Messa a disposizione presso le proprie filiali/sedi operative e sul sito internet del modulo di richiesta di sospensione.
• Informazione alla clientela tramite (i) comunicazione periodica della possibilità di sospensione ovvero (ii) avviso al pubblico presso filiale e (iii) pubblicazione nel proprio sito internet.
• Informativa al cliente al momento della richiesta di sospensione sulle caratteristiche dell’intervento.
• Comunicazione al cliente, in caso di diniego ad accedere al beneficio della sospensione causa non sussistenza del rispetto dei requisiti previsti dal presente documento, delle relative motivazioni entro il termine di 15 giorni lavorativi dalla presentazione della domanda corredata dalla documentazione completa a norma del precedente punto 9, restando inteso che in assenza di comunicazione nei termini anzidetti la domanda si intenderà accolta. Nel caso di mutui cartolarizzati, laddove il diniego sia dovuto al fatto che la banca non ha aderito al “Piano” per conto della SPV, la banca medesima provvederà ad indicare al cliente se la SPV di riferimento abbia aderito o meno all’iniziativa di “Sospensione delle rate di mutuo”.
• Individuazione di un referente della banca che provvederà a comunicare ad ABI (cr@abi.it) a partire dal 31 marzo 2009 con frequenza trimestrale il monitoraggio dell’andamento delle sospensioni: numero e consistenze (in termini di debito residuo) delle sospensioni effettuate; al momento della richiesta di sospensione la classificazione dei mutui in bonis o meno.

11. Sovrapposizione con altre misure (pubbliche o dell’industria)

• Chi già abbia usufruito per lo stesso mutuo di meccanismi di sospensione offerti dalla propria banca o per una delle misure pubbliche esistenti (nazionali/locali) non potrà farne richiesta.
Allegato A



MODULO DI ADESIONE
PIANO FAMIGLIE: INIZIATIVA DI SOSPENSIONE DELLE RATE DEI MUTUI



All’Associazione Bancaria Italiana
Segretariato Generale
Piazza del Gesù n. 49
00186 ROMA

e per conoscenza
cr@abi.it



La sottoscritta Banca/il sottoscritto Intermediario,

nel condividere le finalità ed i contenuti del documento tecnico per la sospensione delle rate del mutuo nell’ambito del Piano Famiglie (da ora “documento tecnico”)

dichiara di

• aderire all’iniziativa di sospensione delle rate dei mutui secondo i criteri e le modalità indicate nel citato documento tecnico;

• prevedere le seguenti modalità di sospensione dell’ammortamento
□ sospensione rata (quota capitale ed interesse);
□ sospensione solo quota capitale.

• offrire alla clientela interessata le seguenti condizioni migliorative in termini di :

a) ambito di applicazione dell’intervento (es. ulteriori tipologie di finanziamenti oggetto della sospensione rispetto a quanto previsto dal par. 1 del documento tecnico):…………………………………………………………………………...................
…………………………………………………………………………………………………
b) valore del mutuo erogato (oltre € 150.000,00): ................................................................................
…………………………………………………………………………………………………
c) tetto di reddito imponibile (oltre € 40.000,00):……………………………………………....
…………………………………………………………………………………………………
d) durata della sospensione (oltre 12 mesi): ………………………………………......................
…………………………………………………………………………………............................
e) nel caso di sospensione dell’intera rata, tasso applicabile sul debito residuo durante il periodo di sospensione (inferiore al tasso contrattuale che regola il mutuo):……………………………………………………………………..............................
…………………………………………………………………………………............................
f) eventi che determinano la sospensione (ulteriori rispetto a quanto previsto dal par. 4 del documento di sospensione):………………………………………….. .....................................
…………………………………………………………………………………............................
g) Altro:…………………………………………………………………………..……...………………………………………………………………………................................................



Distinti saluti



(luogo), ............................................................

(data),……………………………………..






.........…………………………………………..
(Timbro e firme autorizzate)

Allegato B


Alla Banca …………….................................................................
Filiale di.............................................................................................
Via…………...................................................................................
………………………...................................................................


Oggetto: RICHIESTA DI SOSPENSIONE DI PAGAMENTO DELLE RATE DEL MUTUO

Il/La sottoscritto/a _____________________________ __________________________________
Cognome Nome

Nato/a a ______________________________________ il ________________________________

Residente in _______________________________________ Provincia di ____________________

Via _____________________________________________________ C.A.P. __________________

Codice Fiscale

e il/la sottoscritto/a (qualora contestatario del mutuo)

____________________________________________ __________________________________
Cognome Nome

Nato/a a ______________________________________ il ________________________________

Residente in _______________________________________ Provincia di ____________________

Via _____________________________________________________ C.A.P. __________________

Codice Fiscale


CHIEDONO

l’intervento di sospensione previsto dal “Piano Famiglie ABI” per il mutuo (identificato con n._______________) erogato per un importo di euro ____________________________________ per l’ acquisto della abitazione principale sita nel Comune di _________________________________ provincia di __________________ Via _______________________________________________ ____________________________________________________________ n° _____ int. _________

All’uopo, consapevoli che la dichiarazione mendace, la falsità in atti e l’uso di atto falso sono puniti, come previsto dall’articolo 76 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia,

DICHIARANO:

□ di essere titolari del mutuo (ovvero erede del titolare del mutuo in caso di morte dell’intestatario) di cui si chiede la sospensione;

□ che il mutuo è stato erogato per l’acquisto, ristrutturazione o costruzione dell’abitazione principale;

□ di non aver richiesto in precedenza la sospensione del pagamento per lo stesso mutuo;

□ di essere proprietari/o dell’immobile per il quale si sta rimborsando il mutuo ipotecario alla data della richiesta;

□ che l’immobile i garanzia del mutuo oggetto di intervento è utilizzato in qualità di abitazione principale;

□ che il proprio ultimo